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sabato 16 novembre 2019

accade in Sardegna

Gli appelli fantasma e il 110 dopo 23 anni all’università. Tutti i misteri sulla laurea (vera) di Solinas -  Pablo Sole

Quando il 12 dicembre scorso Christian Solinas varca la soglia dell’aula magna dell’Università di Sassari per discutere la tesi e fregiarsi del titolo di dottore in Legge, presenta alla commissione un cursus studiorum non proprio brillante. Mette piede per la prima volta in un’aula universitaria a Cagliari, nel 1995. Sostiene tredici esami e, il 2 aprile 2008, un mercoledì, inizia la sua vita da studente fuori sede: approda a Sassari e pochi mesi dopo, il 22 settembre, supera con profitto l’esame di Storia del diritto italiano II. Un bel trenta, raccontano le carte a disposizione del Risveglio. C’è però un piccolo problema: quel 22 settembre, un lunedì, non c’era alcun appello. E neppure nelle settimane precedenti: lo rivela il sito istituzionale dell’Università di Sassari.
È solo una delle anomalie che abbiamo potuto riscontrare ricostruendo il percorso accademico del candidato di centrodestra alla presidenza della Regione. Che evidentemente, già a partire dal 2006 – anno in cui volò a Bucarest per ritirare una laurea farlocca rilasciata dal fantomatico Leibniz Business Institute – con i titoli di studio ha un rapporto complesso: poche settimane dopo aver incassato la laurea rumena, Solinas ha firmato alcuni bandi dell’Ersu, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario di cui al tempo era presidente, con il titolo di “Dottor”.
Gli appelli fantasma
Scorrendo l’elenco degli esami sostenuti dal senatore Solinas a Sassari, si scopre che il caso appena citato del 22 settembre 2008, non è l’unico. Altri tre esami riportano una data in cui, sempre secondo il sito istituzionale dell’Università di Sassari, non era prevista alcuna sessione d’esame: il 17 luglio 2013 non c’era alcun appello di Diritto amministrativo II, il 24 novembre 2014  di Diritto del lavoro e il 2 dicembre 2014 di Diritto internazionale. È possibile che Solinas abbia concordato con i docenti di turno un “appello ad personam“, destinato per lo più ai fuori corso, che devono essere “fissati con un preavviso di almeno sette giorni”, dice il Regolamento didattico della facoltà di giurisprudenza. Parrebbe significare che le date debbano essere rese pubbliche. In tal caso sarebbero reperibili nel motore di ricerca degli appelli, ma non ce n’è traccia.
Un fuori corso da 110 (e quasi lode)
Tornando al 12 dicembre 2018, alla commissione d’esame si presenta uno studente iscritto all’università da 23 anni che ha appena tagliato il traguardo dei dieci anni fuori corso. La media voti è di 27.7, quindi per il giudizio finale si parte da 101. Difficile, con queste basi, sperare nell’ambito 110. E invece la commissione accorda ben nove punti e Solinas viene premiato col voto massimo. Sic stantibus rebus, possiamo solo immaginare il rapimento mistico dei docenti mentre ascoltano il laureando senatore illustrare la sua tesi sulla “Sardegna tra rivoluzione e restaurazione: crisi dell’ordinamento e moti antifeudali nell’esperienza autonomistica di Giovanni Maria Angioy”. Raccontano nei corridoi dell’ateneo sassarese che un docente si sia spinto ad invocare la lode. La proposta però, dice sempre Radio Ateneo, non fu accolta per la netta opposizione di un  componente della commissione che già era diventato paonazzo sul “110”.
All’esame senza aver pagato le tasse
Ancora: sul sito istituzionale dell’Università di Sassari, alla voce “Principi generali sulle tasse”, si legge che se uno studente non è in regola con i pagamenti, non può sostenere gli esami. Ma Solinas ha sostenuto l’esame di Diritto penale II il 27 febbraio 2017 e quello di Diritto civile II il 10 aprile 2017, pur avendo saldato le tasse relative agli anni accademici 2015/2016 e 2016/2017, tra il 16 e il 24 ottobre 2018. Su questo passaggio il Regolamento carriere studenti è chiaro, così come è chiaro sul fatto che le registrazioni agli esami avvengano online. Ma se non si pagano le tasse, lo studente non risulta iscritto. Come ha potuto Solinas sostenere le sue prove? Va detto che, che malgrado sul piano formale sia vietato, qualche eccezione viene fatta per gli studenti indigenti. Prassi della quale  probabilmente Solinas era informato in forza dei suoi trascorsi alla presidenza dell’Ersu. Rimane il fatto che gli esami in questione risultano verbalizzati solo il 30 novembre scorso, un anno e mezzo dopo che il senatore li aveva sostenuti. Eppure, il Regolamento per gli esami di profitto adottato dall’Università di Sassari specifica che “la firma del verbale deve avvenire contestualmente o immediatamente dopo l’inserimento degli esiti degli studenti iscritti all’appello, e comunque entro quindici giorni dalla data di fine appello”.
Un buco di dieci anni
Un’altra anomalia riguarda la verbalizzazione di una decina di esami sostenuti nel 2008 ma “registrati” solo dieci anni dopo, in quella fatidica data del 30 novembre 2018, quando finalmente Solinas si mette in regola con il pagamento delle tasse. Un’operazione che il candidato alla presidenza della Regione effettua in diciassette versamenti (totale: 8716,5 euro) tra il 16 ottobre 2018 – dieci giorni dopo l’investitura a candidato presidente arrivata informalmente da Salvini – e il 6 novembre 2018, un mese prima di laurearsi.



Sardegna, trombati alle urne e ripescati in Regione: i consulenti della giunta Solinas. Maestre al Turismo e grossisti ai Trasporti - Pablo Sole|
Se il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, è indagato per abuso d’ufficio dopo aver nominato come consulenti un geometra e un perito dalla qualifica non meglio specificata, va detto che i suoi assessori non sono stati certo a guardare. Perché a scorrere i curricula degli esperti che la legge pretende dotati “di alta e specifica professionalità”, al servizio della giunta sono spuntati grossisti del settore carni e birre, maestre elementari, guide turistiche, impiegati amministrativi e agenti assicurativi. Insomma, qualche perplessità pare lecita e non è certo legata alle professioni dei neo consulenti, quanto al fatto che la discrezionalità delle nomine finisce laddove inizia “l’alta e specifica professionalità”.
E su questo versante non aiuta un particolare quanto meno “sospetto”: ad accomunare la maggior parte dei neo consulenti c’è il fallimentare risultato alle urne, posto che otto su tredici sono stati trombati alle Regionali o alle Europee 2019. Bocciati, insomma, dagli stessi elettori che hanno incoronato Solinas alla guida della Regione con il 48% delle preferenze. Delusi dal voto e con le porte della Regione sbarrate, sono entrati dalla finestra per chiamata diretta e con un contratto da 100mila euro lordi l’anno.
A fare due conti, da qui al 2024 costeranno alle casse pubbliche 4,5 milioni di euro. Ed è una cifra parziale, visto che tre consulenti hanno firmato un contratto annuale da 100mila euro lordi, nove hanno ottenuto un quinquennale da circa 470mila euro lordi e di tre consulenti non si conoscono dati ufficiali. La cifra di 4,5 milioni è dunque destinata a salire, quando l’attuale esecutivo fornirà tutti i dati, come richiesto dalle norme sulla trasparenza sulla cui applicazione vigila l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. A distanza di mesi dall’insediamento dell’esecutivo, però, sulla pagina istituzionale non compaiono ancora gli staff di sei assessori su dodici (escluso il presidente) e, quando ci sono, molti curricula non risultano nella banca dati del ministero.
Fino ad allora ci si dovrà accontentare delle informazioni disponibili. Come quelle del ragioniere Massimiliano Piu, già grossista nel settore carni e oggi titolare di due società che si occupano di autotrasporto. Sarà per questo che oggi è consulente dell’assessore regionale dei Trasporti, il compagno di partito Giorgio Todde. Il contratto firmato con la Regione dice che Piu percepirà 492.675 euro lordi fino al 19 marzo 2024 per dare consigli all’assessore su temi come bandi da decine di milioni di euro sulla continuità aerea e marittima. Candidato non eletto alle Europee 2019, il neo consulente è stato il segretario della Lega in Ogliastra. Oggi quella carica è occupata dall’assessore Todde.
In fatto di consulenze, il titolare del Turismo Gianni Chessa ha invece optato per una maestra elementare, Roberta Loi, classe 1970, diplomata alle Magistrali ma “iscritta al terzo anno di Scienze della comunicazione istituzionale e d’impresa”, precisa nel curriculum. Istruttrice federale di ginnastica artistica e preparatrice atletica della scuola tennis di Pula dal 1987 al 2000, oggi la neo consulente è consigliere comunale in quota Partito sardo d’Azione a Domus De Maria ed è stata candidata, senza fortuna, alle ultime Regionali. In qualità di consulente incasserà 95mila euro lordi da qui al maggio 2020.
Qualche migliaio di euro in più – 100mila tondi tondi fino a giugno 2020 – percepirà invece Roberto Balistreri, consulente dell’assessore regionale dell’Agricoltura Gabriella Murgia, entrata nell’esecutivo sardoleghista di Christian Solinas dopo una militanza nel Pd. Diplomato in un non meglio specificato istituto superiore, Balistreri è un agente di commercio. L’esperienza più significativa l’ha maturata nella Maggioli, che si occupa di forniture per enti pubblici, dal vestiario della polizia municipale alla gestione del gettito tributario per piccoli paesi.
Agente di commercio, ma laureato in Scienze politiche, è anche Salvatore Sulas, chiamato in Regione dall’assessore alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu (Udc) con un contratto di 444.321 euro lordi fino al 2024. Già assessore alla Programmazione a Nuoro nel 2010, quando il sindaco era l’esponente del Pd, Alessandro Bianchi, Salvatore Sulas ha seguito un vorticoso percorso politico: segretario a Nuoro dell’Italia dei Valori nel 2012, tre anni dopo passa al Partito democratico, quindi due anni fa si sposta più a sinistra e approda in Articolo Uno-Mdp. Alle ultime Regionali si è presentato con l’Udc ma non è stato eletto. A Cagliari però ci arriva ugualmente, chiamato come consulente dal compagno di partito Andrea Biancareddu. Una curiosità: per un mese, a titolo gratuito, il Capo di gabinetto dell’assessore è stato Francesco Baule, sempre in quota Udc, già noto alle cronache regionali perché da amministratore pubblico era stato condannato a versare nelle casse regionali 100mila euro, poi diventati 22mila in appello, per danno erariale.
Solange Pes, avvocatessa di fede sardista, già assessore alla Cultura del comune di Elmas e attuale consigliere comunale, firma il contratto di consulenza il 23 luglio 2019 e prende servizio nell’assessorato dell’Industria, guidato da Anita Pili. Ci rimarrà, dicono le carte, fino al 19 marzo 2024 dietro un compenso complessivo lordo di 460.778 euro. Candidata alle ultime regionale con i Quattro mori, non è stata eletta. Tra le capacità e competenze elencate nel cv: “Notevole abilità nella stesura di discorsi politici” e “viaggi frequenti” per impegni professionali e consulenze “presso le città di Roma e Milano”. Evidentemente senza oltrepassare la cintura urbana.
Curiose anche le “capacità e competenze” di Antonella Zedda, consulente dell’assessore all’Ambiente Gianni Lampis (Fratelli d’Italia): “Attitudine ad accettare la gerarchia”, scrive la 43enne originaria di Isili, dove lavora come responsabile amministrativa e contabile nell’azienda vitivinicola di famiglia. Mansioni principali: gestione amministrativa e del personale, consulenze tecniche su gestione rifiuti, sicurezza e ambiente. Candidata alle ultime europee con il partito di Giorgia Meloni, diplomata (non è indicato l’istituto), iscritta dal 1996 alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, è anche agente assicurativo. Tra le esperienze più significative, dal 1998 al 2010 l’attività di “consulente” per l’organizzazione di eventi dell’associazione Caravella di Cagliari, storica sigla di Alleanza nazionale prima e Fratelli d’Italia poi, palestra giovanile per la maggior parte degli esponenti di destra della politica sarda. Per Zedda, un contratto di 469mila euro lordi fino a marzo 2024.
Anche il vicesegretario del Partito sardo d’azione e attuale assessore all’Urbanistica Quirico Sanna ha giocato in casa, designando come consulente il responsabile organizzativo del Psa Stefano Esu, giornalista pubblicista dal 2012, guida turistica dal 2013, laureato nel 2005 in Beni archeologici con un lungo elenco di incarichi nelle Acli. Dal 2016, è assessore comunale nel comune sulcitano di Perdaxius. Il compenso: 469mila euro lordi fino al 2024.
Consulente dell’assessore ai Lavori pubblici Roberto Frongia è invece un’impiegata amministrativa dell’Azienda sanitaria locale di Cagliari, Lucia Tidu. Laureata in Scienze politiche, nome importante nelle gerarchie del partito dell’assessore Frongia (Riformatori sardi), è stata candidata senza successo alle elezioni comunali a Cagliari nel 2016. Ignoto il compenso, posto che non sono stati pubblicati né il curriculum, né i dati relativi al contratto di consulenza.
Nessuna informazione nemmeno sul compenso di Alessandro Serra, già portavoce dell’allora presidente della Regione Ugo Cappellacci e oggi consulente per il forzista Giuseppe Fasolino, assessore al Bilancio e alla programmazione, balzato alle cronache nazionali, pochi giorni dopo la nomina nell’esecutivo Solinas, per un debito con Equitalia di circa 425mila euro.
Impossibile sapere qualcosa in più su Paola Coiana, consulente dell’assessore agli Affari generali Valeria Satta. L’unico dato disponibile è il compenso: 469mila euro lordi fino a marzo 2024.
Dati noti e nome ancor di più, al contrario, quelli di Marco Tedde, avvocato, già sindaco forzista di Alghero e consigliere regionale, candidato alle ultime consultazioni ma non eletto. Oggi è consulente dell’assessore al Lavoro in quota Forza Italia, Alessandra Zedda, per 460.778 euro lordi in cinque anni. Curriculum oggettivamente solido, quello di Tedde, che all’attività professionale ha sempre affiancato quella politica. Uno dei pochi nomi, insomma, che sembrano soddisfare i requisiti di legge.
Infine, è spuntato ufficialmente il terzo consulente nominato dal presidente Solinas al fianco del geometra Franco Magi (vicepresidente della Commissione di garanzia del Psa, 492.675 euro lordi dal 9 aprile 2019 al 19 marzo 2024) e del perito Christian Stevelli (commissario provinciale a Cagliari del Psa e componente del Consiglio nazionale, 492.675 euro lordi dal 4 aprile 2019 al 19 marzo 2024). Si tratta dell’ex capogruppo del Psa in Consiglio regionale nella scorsa legislatura, Gaetano Ledda, che ha firmato un contratto annuale da 98.738 euro lordi fino al 31 maggio del prossimo anno. Nota curiosa: nella “Dichiarazione di assenza di conflitto di interessi”, obbligatoria per poter firmare il contratto da consulente, alla voce “incarichi ricoperti” Ledda dimentica di riportare i cinque anni trascorsi in consiglio regionale, dal 2014 al 2019.
Diplomato al liceo classico di Ozieri, alla voce “professioni esercitate” il curriculum riporta un laconico “lavoratore autonomo, imprenditore”. Tradotto: agente di commercio nel settore bibite, in particolare birre. Qualche informazione in più arriva dal paragrafo “altre attività”, vale a dire la miriade di incarichi politici ricoperti da Ledda nel corso degli anni. Una lista che il neo consulente avrebbe voluto aggiornare, nel febbraio scorso, con la riconferma in Consiglio regionale. Le urne sono state inclementi, ma l’aggiornamento del curriculum è stato solo rimandato al 25 giugno scorso, quando l’esponente sardoleghista è diventato il terzo consulente di Christian Solinas.



Sardegna, Solinas sceglie due fedelissimi del partito come consulenti. Costo? Un milione. Uno è a processo per turbativa d’asta - Pablo Sole 
Un geometra e un perito tecnico. Il primo si chiama Franco Magi e dovrà dividersi tra lo studio e un’aula del Tribunale di Cagliari, dove il 19 maggio scorso si è tenuta la prima udienza del processo che lo vede imputato per turbativa d’asta. Il perito tecnico è Christian Stevelli, noto soprattutto per i ruoli nell’azienda di famiglia, da sempre nel ramo del nolo autobus. Ad accomunarli, la militanza attiva nel Partito Sardo d’Azione e la fedeltà assoluta al presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, che poche settimane fa li ha voluti nel suo ufficio come consulenti. Il compenso che percepiranno dalle casse della Regione: 100mila euro lordi l’anno. Circa 6mila euro netti al mese per i prossimi cinque anni. Costo totale per le casse pubbliche: più di 986mila euro. La stipula dei contratti è avvenuta sulla scorta di una legge regionale del 1988 che per la cooptazione dei consulenti fissa un’unica e semplice condizione: devono essere dotati di alta e specifica professionalità. E a scorrere i curricula, non sembra questo il caso per i due uomini scelti da Solinas, peraltro anche lui laureato in Giurisprudenza appena due mesi prima delle elezioni all’Università di Sassari, al termine di un cursus studiorum per così dire bizzarro.
Partendo da Franco Magi, racconta il cv pubblicato sul sito istituzionale della Regione che il geometra sardista, amico d’infanzia di Solinas, ha collezionato negli anni un’invidiabile sequela di incarichi. Squisitamente politici. Il battesimo arriva alla fine degli anni Novanta col centrosinistra, quindi un lesto passaggio nel centrodestra e infine l’adesione al Partito Sardo d’Azione, nel frattempo approdato alla corte della Lega di Salvini. Oggi, tra processi e consulenze, deve ritagliare uno spazio anche per l’attività politica sul campo, visto che è consigliere comunale a Capoterra, cittadina alle porte di Cagliari. Curiosamente, probabilmente memore degli esordi col centrosinistra, fa parte della maggioranza che sostiene il sindaco Francesco Dessì, del Partito democratico. Candidato alle Regionali del 24 febbraio scorso, non è stato eletto. Ma negli uffici del Palazzo è arrivato comunque grazie alla chiamata dell’amico Solinas.
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Archiviato il versante politico, tra le poche occupazioni di Magi riportate dal curriculum figurano la direzione di una società del cugino e un ruolo di primissimo piano nell’organico di una società pallavolistica locale. La sorpresa arriva però quando si va a cercare il titolo di studio: non pervenuto. Qualche informazione in più arriva dal sito istituzionale di SardegnaIt, società in house della Regione specializzata in ICT (Information and communication technology). La missione aziendale, come si può intuire, è ultra specifica. Eppure alla presidenza della società, nel 2011, su nomina diretta dell’allora presidente della Regione Ugo Cappellacci – giunta a trazione Forza Italia, assessore ai Trasporti Christian Solinas -arriva proprio Franco Magi. Il geometra. Che nel curriculum di SardegnaIT riporta il titolo di studio: un generico diploma di scuola media superiore. Ricerche successive hanno confermato il titolo di geometra.
Ed è proprio nel ruolo di presidente di SardegnaIT che meno di due mesi fa  Magi è andato a processo con l’accusa di turbata libertà degli incanti. Secondo il pm Gaetano Porcu, da presidente della società di ICT, Magi ha giocato un ruolo nel pilotare la gara d’appalto da quasi 800mila euro bandita per l’affitto di nuovi uffici a favore di SardegnaIT. La scelta cadde su un complesso di proprietà dell’imprenditore ed editore Sergio Zuncheddu, patron dell’Unione Sarda, il primo quotidiano dell’isola. Questo non ha impedito a Solinas di nominare Magi come consulente. Per trattare quali temi, non si sa. Inoltre, nel curriculum fornito alla Regione subito dopo la firma del contratto da consulente, oltre ad omettere il titolo di studio, Magi ha cancellato le voci sui suoi ruoli nel partito. Si evince da un semplice confronto con un curriculum identico pubblicato sul sito del Psa, che il neo-consulente ha dimenticato però di “sbianchettare”. Tra i vari incarichi, la vicepresidenza della Commissione di garanzia, che ha il compito di valutare il comportamento degli iscritti.
Sparisce qualsiasi riferimento al Partito Sardo d’Azione anche nel curriculum consegnato dal secondo consulente, Christian Stevelli. Che nel Psa non è certo l’ultimo arrivato: è commissario provinciale a Cagliari e fa parte del Consiglio nazionale. E invece, la militanza viene relegata alle ultime righe del documento, dove alla voce “Interessi extraprofessionali”, Stevelli indica il nuoto, la pallanuoto e infine la politica. Compare però, a differenza di Magi, il titolo di studio, conseguito nel 1990 in un non meglio specificato istituto tecnico di Catania con 42/60.  Tra le esperienze professionali: i ruoli organizzativi nell’azienda fondata dal padre Mario e divenuta, nel tempo, una delle principali società isolane di trasporto passeggeri su gomma, la guida di alcune società, sempre nel campo dei trasporti. Poi la nomina nel consiglio di amministrazione della Sogaer, la società a maggioranza pubblica che gestisce l’aeroporto di Cagliari-Elmas. Ancora il varo della società unipersonale “S.Im Stevelli Christian sede Cagliari”, il cui oggetto sociale non è specificato. Infine, l’abilitazione al servizio antincendi. Nessuna esperienza, insomma, riconducibile all’alta professionalità richiesta dalle norme sui consulenti. Spicca invece il ruolo di primissimo piano che, negli ultimi anni, a suon di voti e strenuo impegno Stevelli è riuscito a ritagliarsi nel Psa dell’era Solinas. Un altro aspetto che lo accomuna al neocollega Franco Magi. Tanto basta, evidentemente, per un contratto che mette i due consulenti sullo stesso piano dei dirigenti. Che in Regione, però, sono entrati per concorso pubblico.

mercoledì 22 agosto 2018

Studio con fondi pubblici sui tagli nel Marganai affidato a chi li ha effettuati – Pablo Sole





Senza scomodare Nostradamus, intuire dove andrà a parare l’indagine sulla “Sostenibilità ambientale e socio-economica” delle attività di ceduazione nel Marganai – finanziata dalla Regione con 150mila euro – è impresa abbastanza semplice: basta scorrere la lista dei soggetti promotori e degli esperti coinvolti. I quali, va detto chiaramente, sono tutti di apprezzabilissima levatura professionale. Ma – come vedremo – hanno rapporti molto stretti con chi, nel Marganai, ha già tagliato a raso 33 ettari di lecceta prima che la Sovrintendenza ai Beni paesaggistici di Cagliari guidata da Fausto Martino fermasse i lavori perché nessuno aveva chiesto l’imprescindibile autorizzazione paesaggistica. Rapporti che, bisogna dare atto di questa trasparenza, i vari protagonisti non nascondono affatto. Basti dire che il progetto dell’indagine finanziata dalla Regione a valere sul Progetto Sulcis è stato presentato lo scorso marzo nell’agriturismo Perda Niedda, struttura è gestita dalla cooperativa Agricola mediterranea ’94, che è presieduta da Giuseppe Vargiu, uno dei quattro condannati per i tagli abusivi. Si tratta infatti della coop che ha materialmente eseguito l’attività di ceduazione. Presente all’incontro (come si vede dalle foto pubblicate su progettomarganai.it) anche un altro condannato, Marcello Airi, in forza a Forestas. Mancavano l’allora dg di Forestas Antonio Casula e la collega Marisa Cadoni, gli altri due destinatari del decreto penale di condanna emesso a fine gennaio dal giudice di Cagliari Giovanni Massidda dopo un esposto di Italia Nostra. 
Motoseghe, autorizzazioni e “comitati scientifici” super partes
Intanto va ricordato che se associazioni ambientaliste come il Gruppo di intervento giuridico e Italia Nostra non avessero acceso i riflettori sul caso e se non fosse arrivato lo stop della Sovrintendenza – cui sono seguite, appunto, quattro condanne penali – nei piani di Forestas 550 ettari di lecceta sarebbero finiti in pellet e legna da ardere. Lo prevedeva il Piano di gestione stilato dalle società aretine Dream e Rdm su incarico dell’agenzia regionale. Un intervento che l’amministratore unico di Forestas, Giuseppe Pulina, ha sempre difeso, criticando severamente qualsiasi oppositore all’attività di ceduazione. Un qualche spiraglio si aprì quando nell’ottobre del 2015 i militanti di Liberu manifestarono sotto gli uffici cagliaritani dell’assessorato all’Ambiente. “Il commissario (Pulina, ndr) ci ha assicurato che sarà istituito un comitato di valutazione, composto da esperti a favore ed esperti contrari ai tagli della lecceta”, dichiarò il leader di Liberu Pierfranco Devias. In effetti, a distanza di tre anni, il “comitato” – nella forma del progetto di indagine finanziato dalla Regione e nelle scelta degli esperti – è arrivato. Ed ecco come è composto. A promuovere il “Progetto Marganai” è il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che oggi conta tra i dottorandi l’ex dg di Forestas Antonio Casula (qui la storia completa) il quale, dopo la condanna per i tagli abusivi nel Marganai, è stato anche promosso dalla giunta regionale a comandante del Corpo forestale. Sempre al Dipartimento di Agraria di Sassari, l’amministratore unico di Forestas Giuseppe Pulina è titolare della cattedra di Zootecnica. Tra i colleghi, anche l’attuale assessore all’Ambiente (favorevole ai tagli nel Marganai) Donatella Spano.
A presentare il progetto in Regione e ottenere il finanziamento di 150mila euro è stato il ricercatore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari Filippo Giadrossich, docente al corso di laurea in Scienze forestali e ambientali a Nuoro, gemmazione dell’ateneo turritano. È il medesimo percorso seguito da un altro componete, Roberto Scotti,“animatore della Nuoro Forestry School, Centro di studi del Dipartimento di Agraria” di Sassari. Che compare nella lista dei consulenti delle società aretine Dream e Rdm, promotrici, come detto, del taglio a raso nei 550 ettari del Marganai. Va da sé che la posizione del docente in merito alla ceduazione non è certo un mistero. D’altra parte, lo stesso Dipartimento di Agraria ha contribuito attivamente alla stesura finale del Piano di gestione che prevede la ceduazione del Marganai.
Né dovrebbe essere ostile ai tagli al Marganai, l’esperto cooptato dall’università sassarese per l’allestimento di “una struttura mobile per la misura dell’erosione con simulatore di pioggia”. Dopo una procedura comparativa per titoli, la scelta è caduta su Enrico Guastini su decreto del direttore del Dipartimento di Agraria Antonio Pazzona, già vicario di Pulina quando quest’ultimo fu nominato a Forestas. Guastini, laureato in Agraria a Firenze nel 2009, ha conseguito il tirocinio nel 2006. Con la Dream, dice il curriculum. E ad oggi la società aretina risulta essere stata l’unica committente del professionista.
Ancora, del Progetto di indagine fanno parte anche i borsisti Sergio Campus, Antonio Ganga e Irene Piredda. Non risulta che si siano mai pronunciati sui tagli al Marganai. Risulta, però, che sono soci fondatori di Elighes srl, spin-off dell’Università di Sassari nato nelle aule del Dipartimento di Agraria. In particolare, Elighes si occupa di consulenza e supporto tecnico-scientifico nel campo della selvicoltura. Motto della società: “Il bosco, piano piano, si riprende…”. Alla “consegna” delle borse, l’8 maggio scorso nella sede dell’ateneo nuorese, anche l’amministratore di Forestas Pulina, posta la stretta collaborazione tra l’agenzia regionale e UniNuoro. “La notizia – ha dichiarato alla testata L’Ortobene – è che scardiniamo il luogo comune per cui la didattica nelle sedi gemmate e staccate si organizza con docenti “da esportazione”. È una sfida, ma li formiamo qui, dando vita a Nuoro al polo permanente di ricerca”. Tra i corsi da attivare in partenariato con l’ateneo barbaricino, scrive sempre L’Ortobene, quello per “motoseghisti”.
Nel team, come riporta il sito dell’Università di Sassari, c’è anche Raffaella Lovreglio. Ricercatrice del Dipartimento di Agraria, ha curato uno studio sulla ceduazione nel Marganai firmato da una studentessa dell’ateneo e presentato proprio al battesimo del “Progetto Marganai”, nell’agriturismo Perda Niedda. Illuminanti, in particolare, alcuni passaggi laddove si legge che il ripristino del governo a ceduo nel Marganai fortemente voluto da Forestas “ha due punti di forza principali: l’aumento della biodiversità” e il “recupero di uno dei paesaggi storici della foresta del Marganai, che trasforma il cupo paesaggio del bosco senescente, in un bosco vigoroso e ricco di colori”. Per essere ancora più espliciti, si sottolinea che “il Piano di gestione” di Forestas ha l’obiettivo di “esaltare le attività produttive del bosco oramai abbandonate”. Nel lungo peana pro-tagli, la memoria delle condanne pare essersi dissolta.
Tra gli esperti anche Piero Piussi, professionista di fama internazionale, docente di Ecologia forestale e selvicoltura all’Università di Firenze dal 1980 al 2008, che già si era occupato dei tagli nel Marganai nel 2015: dopo una mattinata di sopralluoghi in compagnia dei tecnici di Forestas, il giudizio era stato in larga parte positivo. Va pure detto che un altro esperto di fama internazionale, Angelo Aru, che da anni studia la zona di Monte Linas-Marganai, ha sempre sostenuto il contrario, parlando di interventi “nefasti”, mentre il vicepresidente dell’Accademia di Scienze forestali Raffaello Gianniniha messo in guardia sul rischio desertificazione. 
Le parole sono importanti
Infine ci sono i responsabili della comunicazione del progetto, Paolo Mori e Luigi Torregiani, della società Compagnia delle foreste, con sede ad Arezzo. Laureati in Scienze forestali, giornalisti pubblicisti e animatori della rivista Sherwood, vantano costanti collaborazioni con la Dream e, tra i vari interventi seguiti c’è anche “Future for coppices” – letteralmente: futuro per i cedui – progetto sulle attività di ceduazione di cui Forestas è partner insieme con il Crea di Arezzo guidato da Piermaria Corona, altro consulente della Dream per i tagli nella lecceta sulcitana. Non si sa quanto volontariamente, ma al momento la comunicazione curata dalla Compagnia delle foreste non ha fatto nulla per nascondere l’orientamento di partenza del progetto. Che sarebbe “il tentativo di uscire dalle logiche personali per portare il dibattito sul piano della conoscenza scientifica e tecnica”, dopo le polemiche “spesso fondate su ‘solide’ (testuale, ndr) opinioni. Un progetto dell’Università di Sassari punta a riportare la discussione sul piano scientifico”. Va poi ricordata una piccata lettera inviata al giornalista del Corriere Gian Antonio Stella, in cui Mori e Torregiani scambiano un reato paesaggistico per un’amnesia amministrativa e nel computo della foresta infilano pure rocce, corsi d’acqua e praterie, per dimostrare l’esiguità delle aree da ceduare.
A chiudere il cerchio, oltre al partenariato con il già citato progetto “Future for coppices”, alcune cooperative del domusnovese che lavorano e vendono legname e un’impresa con sede a Iglesias. Attività principale: commercio di pellet e legna da ardere.

lunedì 2 luglio 2018

Un condannato alla guida del Corpo forestale. Ecco il “trionfo dell’antipolitica” - Pablo Sole






Uno dei migliori spunti per spiegare le ragioni del cosiddetto “trionfo dell’antipolitica” l’ha fornito in questi giorni la giunta regionale, con un atto tanto semplice nella forma quanto dirompente nella sostanza: la nomina di un condannato per reati ambientali alla guida del Corpo forestale. Non occorre scomodare Giovanni Sartori per immaginare le reazioni degli elettori che quattro anni fa portarono in Regione una compagine, di centrosinistra, che aveva fatto della trasparenza e della meritocrazia il leit motiv della campagna elettorale.
Fatto sta che ora la Sardegna si trova al comando del Corpo forestale Antonio Casula, già direttore generale di Forestas, condannato pochi mesi fa per i tagli abusivi nel complesso forestale del Marganai – 35 ettari di lecceta tagliata a raso senza la vincolante autorizzazione paesaggistica – e tuttora a processo per frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta, vale a dire reati contro la pubblica amministrazione. La prossima udienza è prevista a settembre e la prescrizione, alla quale si può sempre rinunciare, è dietro l’angolo. Fatta salva la presunzione di non colpevolezza, una nomina del genere non pare proprio ispirata ai principi enunciati quattro anni fa, tralasciando un ulteriore aspetto che si chiama opportunità politica. Anche perché nel medesimo giorno in cui la giunta procedeva con la nomina, si sono accesi i riflettori sul concorso dirigenti indetto dalla Dg di Forestas, tuttora in corso. In particolare, sono emersi rapporti molto stretti tra la commissione esaminatrice e i candidati. Una vicenda sulla quale il consigliere regionale di maggioranza Francesco Agus ha preannunciato un’interrogazione in Aula.
Peraltro, la condanna per i tagli nel Marganai non è arrivata per un mero errore materiale, per un incidente di percorso, ma perché il comportamento di Casula, firmatario del progetto, è stato caratterizzato da chiaro dolo, dice il decreto penale di condanna. Lascia quindi quantomeno perplessi leggere nella nota stampa della Regione che per la nomina, portata in giunta dall’assessore all’Ambiente, Donatella Spano, fuori sacco, ovvero senza essere inserita nell’ordine del giorno, siano state “determinanti le competenze” di Casula “in materia forestale, con particolare riferimento […] alla tutela e conservazione del patrimonio forestale […] alla promozione della cultura forestale e all’educazione ambientale”.
Lascia poi stupiti il modo in cui tutta la vicenda ha subito un’accelerata: la delibera fuori sacco; l’assenza alla riunione, coordinata dal vice Raffaele Paci, del presidente Francesco Pigliaru; “gli auguri di buon lavoro di tutta la giunta” a Casula, frase certo di circostanza ma che testimonia come nessun assessore si sia interrogato sull’opportunità della nomina appena approvata.
Certo, è vero: la cosiddetta “antipolitica” spesso e volentieri gioca a strumentalizzare e generalizzare, vedendo il “marciume” ovunque. Ed è pure vero che,  in particolare per le nomine apicali a ruoli di grande responsabilità, la politica deve avere dei margini di discrezionalità. Ma in questo caso abbiamo un provvedimento della magistratura che, a quanto pare, è stato del tutto ignorato. Col risultato di rafforzare l’idea (molto “antipolitica”) che la discrezionalità possa tradursi in arbitrio. Tutto questo nel silenzio, imbarazzante e forse anche imbarazzato, del consiglio regionale. Un silenzio che ricorda un po’ la doppia morale per cui gli scandali sono tali solo quando avvengono in casa d’altri.
E se la “politica” tace, a far la voce grossa è stato un neoparlamentare del Movimento 5 Stelle, un rappresentante della cosiddetta “antipolitica”, insomma. In perfetta solitudine, eccezion fatta per Stefano Deliperi, che però è un ambientalista e non un politico, il deputato Alberto Manca ha buttato giù una documentata nota stampa per ribadire una cosa che a qualsiasi amministratore della res publica dovrebbe apparire lampante: l’oggettiva inopportunità di quella nomina e il messaggio avvilente che ad essa si accompagna. Ma questa è “antipolitica” o non è forse quella cosa antica, che mai dovrebbe mancare nelle scelte politiche? Quella cosa piccola e fondamentale che si chiama buonsenso.

martedì 26 giugno 2018

Le servitù militari e l’onorevole che cambia idea col cambio del governo - Pablo Sole



 “Servitù militari: accordo svantaggioso per la Sardegna. Nonostante sia definito come un accordo storico per la regione, al contrario, risulta essere inadeguato rispetto alle necessità dell’isola, carente ed arretrato rispetto agli accordi già firmati in precedenza e nel quale non c’è un minimo accenno alle bonifiche necessarie per sanare e mettere in sicurezza il territorio”. Così la deputata del Movimento 5 Stelle Emanuela Corda commentava, il 20 dicembre 2017, il protocollo sulla riduzione delle servitù militari firmato due giorni prima dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e dall’allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Tra i punti dell’intesa, la restituzione delle spiagge di Porto Tramatzu a Teulada e S’Ena e s’arca a Capo Frasca.
Poi il 26 giugno 2018 arriva nelle redazioni un comunicato stampa sul medesimo accordo, quello firmato da Pigliaru e Pinotti, ma stavolta il tono è un po’ diverso. Lo firma sempre la deputata del Movimento 5 Stelle Emanuela Corda.“Presto la restituzione ai sardi di Porto Tramatzu e non solo”. Nella nota, si rivendica che “dopo anni di battaglie del Movimento Cinque Stelle, dopo il lavoro svolto affinché ci fosse piena collaborazione tra la Sardegna e la Difesa e gli accordi di programma fossero rispettati, apprendiamo con soddisfazione che il ministero si è già attivato affinché la spiaggia di Porto Tramatzu presso il poligono di Teulada e la spiaggia di S’enna e s’arca siano finalmente restituite ai sardi. È una grande soddisfazione constatare l’efficacia del nuovo esecutivo”. L’onorevole Corda rivendica di aver subito chiesto che “fossero messi in pratica gli accordi tra la Regione e il Governo già definiti con il presidente Gentiloni, e il ministro Trenta ha manifestato rapidità e interesse per le questioni della Sardegna”. Quindi, “a breve importanti porzioni del nostro patrimonio ambientale per tanti anni interessate dalle servitù militari saranno rese fruibili a tutti i cittadini. E questo è uno dei primi segnali del vero Cambiamento che ci attende”.
Cosa sarà mai cambiato in sette mesi? Dell’accordo, manco una virgola. Al ministero della Difesa invece hanno salutato Roberta Pinotti del Pd e dato il benvenuto a Elisabetta Trenta. Del Movimento 5 Stelle. Che evidentemente possiede un dono straordinario: trasformare in una conquista da incassare “con soddisfazione”, quel che prima era “svantaggioso, inadeguato, carente ed arretrato”. Alchimie della politica.

lunedì 25 giugno 2018

Al concorso dirigenti di Forestas il vincitore è il conflitto di interessi – Pablo Sole


La selezione non è ancora terminata, ma il vincitore lo si conosce già: si chiama conflitto di interessi. La vicenda è alquanto articolata, in ragione dei legami a doppio e triplo filo che uniscono saldamente i protagonisti del concorso per un posto da dirigente a tempo indeterminato – stipendio lordo sugli 80mila euro l’anno – bandito dall’allora Ente foreste poi tramutato in agenzia e ribattezzato Forestas. La procedura, indetta il 12 aprile 2016 dal direttore generale Antonio Casula, è ancora in corso – solo pochi giorni fa si è tenuta la prova orale e a breve si terranno i colloqui attitudinali – ma a scorrere i nomi della commissione di valutazione e dei candidati idonei, si resta molto perplessi. Una piccola anticipazione per dare un’idea:  la protagonista principale del conflitto di interessi in atto dovrebbe segnalare l’incompatibilità a se stessa, visto che è pure responsabile per la prevenzione della corruzione e la trasparenza di Forestas.
Partiamo dal principio. La commissione viene nominata dal Dg Casula il 27 settembre 2016, con la determina 48.Presidente è Dora Soru, responsabile del servizio di Oristano, dirigente in comando giunta a Forestas un anno prima dall’amministrazione provinciale oristanese. Il secondo componente è Sebastiano Ligios, direttore del servizio di Sassari “prestato” sempre in comando da Agris. Infine c’è Andrea Cutini, ricercatore del Crea (Centro di ricerca per la selvicoltura) di Arezzo, che frequenta assiduamente le stanze di Forestas in qualità di responsabile del progetto Future for coppices, finanziato dall’ex Ente foreste con 51mila euro.
La nomina lampo
Quando Dora Soru viene nominata presidente della commissione, il 27 settembre 2016, è indicata come “dirigente di ruolo dell’amministrazione provinciale di Oristano”, in comando a Forestas. È quindi una “esterna” . Lo rimarrà per poche ore. Nello stesso giorno infatti (determina 51), sempre il direttore generale Antonio Casula approva la graduatoria finale di una selezione per un posto da dirigente a tempo indeterminato mediante mobilità, bandito pochi mesi prima. Il presidente della commissione di valutazione è lo stesso Casula. In graduatoria compare un solo nome: Dora Soru.Che, da quel momento, è ufficialmente inserita nei ruoli di Forestas, dunque non è più “esterna”. Una piccola curiosità: la procedura termina come detto il 27 settembre 2016, ma l'”Avviso trasparenza mobilità dirigenti” sarà pubblicato sul sito di Forestas solo il 18 marzo 2018, due anni dopo la conclusione della procedura.
I legami tra commissari e candidati
Alla selezione partecipano ventidue candidati, in larga parte dipendenti di Forestas, oltre a qualche professionista privato. Dopo gli scritti rimangono cinque papabili – una strage – che pochi giorni fa hanno sostenuto la prova orale. Vediamo chi sono. Con 183 punti totali, al primo posto figura il funzionario di Forestas Salvatore Mele. Si tratta dell’attuale direttore facente funzioni del servizio di Lanusei, nominato ad agosto 2016 a seguito di una selezione interna. A valutare i candidati in quell’occasione sono stati l’amministratore unico di Forestas, Giuseppe Pulina, quindi il direttore generale Antonio Casula e infine Dora Soru. Risultato: Mele si aggiudica il posto a Lanusei e ora, visto il punteggio, può ben sperare di aggiudicarsi anche la selezione dirigenti in corso, presieduta dalla stessa persona che l’ha giudicato idoneo a ricoprire il ruolo di facente funzioni a Lanusei. In “classifica” segue Enrico Salaris con 178 punti. La presidente della commissione Dora Soru lo conosce molto bene, visto che Salaris è il responsabile dell’ufficio tecnico del servizio di Oristano, guidato proprio dalla Soru. Che conosce molto bene anche il terzo in graduatoria, con 172 punti. È Maurizio Mallocci, direttore del complesso forestale Sarcidano. Servizio territoriale di competenza: Oristano, diretto da Dora Soru. In quarta ‘posizione’ (167 punti) c’è Giovanni Piras, attuale direttore del complesso forestale Goceano. Il suo diretto superiore, in qualità di responsabile del servizio territoriale di Sassari, è Sebastiano Ligios, che siede in commissione con Dora Soru. Infine, con 155 punti chiude la graduatoria provvisoria Cristina Pilo, inquadrata in direzione generale come responsabile della Progettazione Ue e Ricerca.
Quella trascurabile incompatibilità 
Dice il codice di comportamento della Regione che il dipendente deve astenersi “dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto di interessi, anche potenziale”. E ancora, dopo aver ribadito che le mansioni devono essere svolte sulla base “del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa”, viene specificato come “il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti dall’intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici”. In ogni caso, l’incompatibilità sussiste anche per “gravi ragioni di convenienza”. Specifica poi l’Autorità nazionale anticorruzione che il conflitto è palese quando vi sono rapporti di vicinanza e frequentazione abituale. Perché ad esempio si lavora nel medesimo ufficio.
Se il controllato è anche il controllore
Ora, ci si domanda: Dora Soru e Sebastiano Ligios si saranno mica posti il problema dell’incompatibilità legata al loro doppio ruolo, quello di commissari e e quello di diretti superiori dei candidati idonei? Poniamo di sì. Ma a chi avrebbero dovuto segnalare l’incompatibilità? Secondo le norme, al direttore generale Antonio Casula, che però nella vicenda è direttamente coinvolto, visto che Soru e Ligios li ha nominati lui. Le norme però hanno pensato anche a questo, quindi è stato previsto che in casi del genere le segnalazioni vadano fatte al responsabile per la prevenzione della corruzione e la trasparenza. E in Forestas chi ricopre questo ruolo da gennaio 2017? Dora Soru. Che quindi dovrebbe segnalare se stessa a sé medesima. Dando vita – e qui la faccenda diventa davvero bizzarra – ad un ennesimo conflitto di interessi.
da qui

lunedì 16 aprile 2018

Tombe fenicie a villa Certosa, in un video la ‘confessione’ di Berlusconi - Pablo Sole




Il 24 luglio 2009 l’avvocato e deputato Niccolò Ghedini è furente. Deve fronteggiare le polemiche divampate dopo la pubblicazione delle registrazioni che la escort Patrizia D’Addario ha effettuato durante i suoi intimi incontri con Silvio Berlusconi. A far imbestialire il penalista non sono tanto i racconti del suo assistito sulle nottate in bianco nel ‘lettone di Putin’, e nemmeno il peana sui benefici dell’autoerotismo che l’allora primo ministro rifila all’accompagnatrice. Ghedini è furente per una questione di tombe. Fenicie. Trovate, racconta sempre l’allora premier alla D’Addario, a Villa Certosa e mai denunciate. “Un’altra storia miserabile – taglia corto l’avvocato -. Mai il presidente Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di trenta tombe fenicie nel suo parco, perché mai nulla di simile si trova o è stato rinvenuto nell’area di villa Certosa”. Anche perché, se così fosse stato, il premier avrebbe dovuto denunciare tutto alla Soprintendenza ai beni archeologici e consegnare i reperti, a meno di incappare in un reato. Rimane il fatto che a parlarne è stato proprio l’ex Cavaliere, illustrando alla D’Addario le meraviglie della magione di Porto Rotondo.
“Sotto qua abbiamo scoperto trenta tombe fenicie… del 300 avanti Cristo”, si vanta Berlusconi. L’allora soprintendente ai Beni archeologici di Sassari Rubens D’Oriano casca dalle nuvole e azzarda: “Vista la natura del luogo, magari hanno dato comunicazione ad organismi superiori per motivi di sicurezza nazionale”. E invece nulla, tanto che l’Osservatorio internazionale archeomafie presenta un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, al comando generale dei carabinieri e al ministero dei Beni culturali. Che strada abbia preso quella denuncia, non si sa.
La notizia fa il giro del mondo, ripresa da Cnn, Washington Post, El Pais e The Times. Tiene banco per qualche settimana e poi sparisce. Fino a quando, nel dicembre scorso, il fotoreporter Antonello Zappadu viene in possesso di un video girato a villa Certosa nel 2007. Pubblica il filmato sul suo sito ma, incredibilmente, il documento passa sotto silenzio.Si vede un signore che illustra con orgoglio le bellezze della magione a un gruppo di adolescenti curiosi. Quel signore è Silvio Berlusconi, i giovani che lo ascoltano frequentano la scuola media di Olbia e a villa Certosa, racconta Zappadu, li ha portati l’allora (e attuale) sindaco Settimo Nizzi, già medico personale in terra sarda dell’ex Cavaliere prima di essere eletto in Parlamento con Forza Italia.
E che racconta Berlusconi, indicando un macigno granitico nel bel mezzo di villa Certosa? Questo: “Hanno trovato una tomba in un cui erano sepolte due ragazze, dell’apparente età di 16 anni e avevano i loro monili. Abbiamo conservato orecchini – dice toccandosi i lobi – bracciale e anello. Bellissimi, di pasta di vetro, di epoca fenicia”.
Il filmato è stato realizzato con il cellulare da uno degli studenti e dura qualche decina di secondi. “Nel 2007 non era certo comune avere un telefonino con cui si potevano fare filmati di una certa qualità – dice oggi Zappadu – quindi è possibile che Berlusconi pensasse ad una fotografia, non a un video. Quindi ha parlato tranquillamente dei reperti”. Gli stessi che due anni dopo non saranno “mai esistiti né ritrovati”, protagonisti di una “storia miserabile” e responsabili dell’idrofobia dell’avvocato Ghedini. Che forse oggi, a distanza di quasi dieci anni, sarà costretto a tornare nuovamente sull’argomento e smentire il suo assistito. Fino ad allora ci si può solo attenere alle dichiarazioni spontanee del ‘Cicerone-Berlusconi’, che a cascata generano alcune domande. Innanzitutto sul comportamento che tenne l’ex Cavaliere, in qualità di premier. E soprattutto: dove sono oggi quei reperti? Perché il prestigioso ritrovamento – “Se fosse vero sarebbe uno scoop”, dichiarò nel 2009 il docente universitario Piero Bartoloni – non è stato denunciato alle autorità come impongono le leggi? E tutto senza dimenticare che già solo la detenzione di reperti archeologici, anche a distanza di anni dal loro ritrovamento, si configura in sostanza come una perpetuazione del reato. Come dire: la prescrizione, per Berlusconi a volte salvifica, in questo caso non è contemplata.