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martedì 14 aprile 2026

L’orso bruno non dorme più: l’allarme che arriva dagli Appennini - Michele Agagliate

Il tempo delle tane blindate e dei lunghi sonni sotto la neve sembra appartenere a un’altra epoca geologica. Oggi, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’orso bruno (Ursus arctos) deve fare i conti con un nemico più insidioso dei bracconieri: il termometro. Con temperature che non accennano a scendere e l’assenza cronica di manti nevosi, il letargo – pilastro biologico per la sopravvivenza della specie – sta diventando un optional pericoloso.

I numeri parlano chiaro: sono rimasti circa sessanta esemplari. Un equilibrio fragilissimo che il riscaldamento globale sta facendo saltare. Se in passato era il freddo a “chiudere” gli orsi bruni nelle tane, oggi la scarsità di neve spinge molti individui a restare attivi. “Il periodo di ibernazione si è ridotto drasticamente e in alcuni casi è del tutto assente”, spiega Stefano Orlandini, presidente dell’associazione Salviamo l’Orso. Il caso limite? Una femmina con tre cuccioli che quest’anno non è mai andata in letargo.

È un dettaglio fondamentale: per le femmine, partorire fuori dalla protezione della tana o interrompere il riposo significa bruciare riserve energetiche vitali. Il rischio concreto è che i piccoli non superino l’inverno o che il successo riproduttivo della specie crolli verticalmente.

Altro fattore importante: quando l’orso bruno non dorme, cerca cibo. E se i frutti selvatici scarseggiano a causa della siccità appenninica, l’animale si sposta verso valle, attirato dagli odori dei centri abitati. È qui che la biologia incrocia la cronaca. La “confidenza” con l’essere umano, spesso forzata dalla fame, trasforma l’orso bruno in un frequentatore di cassonetti, aumentando il rischio di incidenti, investimenti o conflitti sociali.

Valeria Barbi, naturalista e responsabile comunicazione dell’associazione, conferma la tendenza: il letargo è ormai un “termometro” della crisi ecologica. Se gli orsi americani (bruni e neri) stanno già modificando i ritmi stagionali da anni, il Marsicano – isolato geneticamente da millenni – è ancora più vulnerabile a questi sbalzi.

La partita per salvare il più grande mammifero italiano si gioca ormai fuori dai confini protetti, nei cosiddetti “corridoi d’espansione” che arrivano fino al Terminillo e alle Marche. Qui, l’attivismo civile prova a tappare i buchi della gestione pubblica. Tra l’installazione di recinti elettrici per proteggere gli apiari e la sostituzione dei cassonetti tradizionali con modelli “a prova d’orso” (già 49 quelli posizionati), l’obiettivo è uno solo: rendere possibile la convivenza.

Resta però il nodo delle risorse idriche. Il progetto Drop by Drop punta i riflettori sulla sete dell’Appennino: senza acqua pulita e accessibile in quota, l’orso bruno è condannato a scendere tra le case.

In ultima analisi, la mancata latenza invernale altera l’omeostasi della sottospecie: il passaggio da un regime di ipometabolismo a uno di attività costante in assenza di trofismo naturale espone gli esemplari a un deficit calorico che ne compromette la fitness riproduttiva. La persistenza di questo trend climatico rischia di trasformare l’Appennino in un sink ecologico, dove la sopravvivenza dei sessanta individui rimasti dipenderà esclusivamente dalla capacità di minimizzare il dispendio energetico legato alle interferenze antropiche.

da qui

venerdì 4 ottobre 2024

La strage silenziosa degli Orsi in Trentino - Grig

 Uccisi, feriti, catturati, investiti, scomparsi.

E’ il destino di ben 68 esemplari di Orso bruno (Ursus arctos) in Trentino nel nuovo millennio.

Ben tredici esemplari negli ultimi venti mesi, grazie anche al clima persecutorio favorito dall’Amministrazione provinciale guidata dal presidente Maurizio Fugatti, incapace conclamata di gestire con buon senso e efficace attenzione scientifica la presenza di quell’Orso che tanto porta in termini turistici al Trentino.

In questa penosa situazione brilla il pavido ruolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Una vergogna.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

 

da Trento Today, 2 ottobre 2024

Avvelenati, investiti o uccisi: la strage di orsi dal 2000 al 2024 in Trentino.

L’elenco di tutti gli orsi uccisi, investiti, feriti, catturati o semplicemente scomparsi, dal 2020 al 2024.

elenco di tutti gli orsi uccisi, investiti, feriti, catturati o semplicemente scomparsi, sono stati elaborati sulla base di dati di Stefania Panozzo e Alessandro Ghezzer. Tutti i dati sono ricavati dai “Rapporti Orso” annuali e comunicati via stampa dalla Provincia di Trento nel suo ultimo aggiornamento di settembre 2024. Qui di seguito l’elenco:

·         Numero 1. Nel 2000 Masun, 4 anni, maschio, è scomparso in Trentino.

·         Numero 2. Nel 2000 Irma, 5 anni, femmina, è morto per valanga in Trentino.

·         Numero 3. Nel 2001 Vida, 3 anni, femmina, è scomparso in Austria.

·         Numero 4. Nel 2005 JJ2, 2 anni, maschio, è scomparso in Svizzera.

·         Numero 5. Nel 2006 è stato trovato morto un giovane orso morto per cause sconosciute in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 6. Nel 2006 è stato trovato morto un cucciolo di orso per cause sconosciute in Val di Algone, Trentino.

·         Numero 7. Nel 2006 è stato trovato morto JJ1, 2 anni, maschio, scomparso in Germania.

·         Numero 8. Nel 2007 Maja, femmina di 10 anni, è scomparsa in Trentino.

·         Numero 9. Nel 2007 Brenta, femmina di 8 anni, è morta per una valanga in Trentino.

·         Numero 10. Nel 2007 Kirka, femmina di 11 anni, è scomparsa in Trentino.

·         Numero 11. Nel 2008 Joze, maschio di 14 anni, è scomparso in Trentino.

·         Numero 12. Nel 2008 KJ2G1, una femmina di due anni e mezzo, è morto annegato durante un tentativo di cattura in Trentino.

·         Numero 13. Nel 2008 JJ3, un maschio di 2 anni e mezzo è stato abbattuto in Svizzera.

·         Numero 14. Nel 2010 Jurka, femmina di 13 anni, è stata imprigionata in Germania.

·         Numero 15. Nel 2011 DJ1, femmina di 7 anni è stata trovata morta per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 16. Nel 2011 DJ3, femmina di 16 anni, è stata imprigionata al Casteller e poi trasferita in Germania.

·         Numero 17. Nel 2011 M5, maschio di 4 anni, è stato abbattuto in Slovenia.

·         Numero 18. Nel 2012 M12, maschio di 3 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in provincia di Bolzano.

·         Numero 19. Nel 2012 M14, maschio di 2 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in provincia di Bolzano.

·         Numero 20. Nel 2012 JJ5, è stato ucciso durante un tentativo di cattura da parte del corpo forestale della provincia di Trento.

·         Numero 21. Nel 2012 DJ1G1, maschio di 5 anni e mezzo, è morto per cause sconosciute.

·         Numero 22. Nel 2012 F10, femmina di 2 anni e mezzo, è morta per cause sconosciute  in Trentino.

·         Numero 23. Nel 2013 M2, maschio di 5 anni, è stato ucciso da bracconieri a colpi di fucile in Trentino.

·         Numero 24. Nel 2013 M11, un maschio di 2 anni, è scomparso in Trentino.

·         Numero 25. Nel 2013 M13, maschio di 4 anni, è stato abbattuto in Svizzera.

·         Numero 26. Nel 2014 Daniza, femmina di 19 anni, è stato ucciso durante un tentativo di cattura da parte del corpo forestale della provincia di Trento.

·         Numero 27. Nel 2014 Gasper, maschio di 15 anni, è stato trovato morto in circostanze misteriose in Trentino.

·         Numero 28. Nel 2014 M27, un orsetto maschio di 6 mesi, è stato trovato morto in circostanze misteriose in Trentino.

·         Numero 29. Nel 2015 F22, femmina di un anno, è stata uccisa da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 30. Nel 2015 M33, maschio di un anno, è stato ucciso da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 31. Nel 2015 M6, maschio di 8 anni, è stato avvelenato in Val di Non, Trentino.

·         Numero 32. Nel 2015 BJ1, femmina di 10 anni, è stata uccisa con i suoi cuccioli da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 33. Nel 2015 M25, un maschio è scomparso in provincia di Sondrio.

·         Numero 34. Nel 2015 M3, maschio di 7 anni, è scomparso senza lasciare traccia.

·         Numero 35. Nel 2015 M26, maschio di 3 anni, è morto per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 36. Nel 2016 M32, maschio di 2 anni e mezzo, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in Svizzera.

·         Numero 37. Nel 2016 F5, femmina di 7 anni e mezzo,  è stata avvelenata in Val di Non, Trentino.

·         Numero 38. Nel 2016 F5, femmina di 7 anni e mezzo,  è stata avvelenata in Val di Non, Trentino.

·         Numero 39. Nel 2017 KJ2G2, maschio di 11 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina (da confermare) in Austria.

·         Numero 40. Nel 2017 F39, femmina di 5 anni, è stata per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 41. Nel 2017 KJ2, femmina di 15 anni, è stata abbattuta dalla provincia di Trento.

·         Numero 42. Nel 2019 M56, maschio di 1 anno, è scomparso.

·         Numero 43. Nel 2019 F20, femmina di 7 anni, ha subito l’amputazione della zampa posteriore sotto al ginocchio, in Trentino.

·         Numero 44. Nel 2020 M49, maschio di 4 anni e mezzo, è stato imprigionato al Casteller, in Trentino.

·         Numero 45. Nel 2020 M57, maschio di 2 anni e mezzo, è stato imprigionato al Casteller, in Trentino, prima di essere trasferito in Ungheria.

·         Numero 46. Nel 2021 un orso ignoto è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso nella valle dei Laghi, in Trentino.

·         Numero 47. Nel 2021 M50, maschio di 5 anni,  è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso sul monte Peller, in Trentino.

·         Numero 48. Nel 2021 M71, maschio giovane, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso in Trentino.

·         Numero 49. Nel 2021 F9, femmina di 11 anni, è stata uccisa a seguito di un investimento da parte di una macchina in Trentino.

·         Numero 50. Nel 2021 un orso ignoto, è stato trovato morto a Casèt a Tione, Trentino.

·         Numero 51. Nel 2022 M83, è stata vittima di una predazione da parte di un altro orso a Poz in Val Novella, in Trentino.

·         Numero 52. Nel 2022 F71, cucciola femmina di 7 mesi, è stata uccisa a seguito di un investimento da parte di una macchina a Vermiglio, Val di Sole, in Trentino.

·         Numero 53. Nel 2022 F43, femmina di 4 anni, è stata uccisa durante un’operazione di cattura a Malga Trat, Val di Concei, in Trentino.

·         Numero 54. Nel 2023 M89, cucciolo di 4 mesi, è stato trovato ferito gravemente in Val d’Algone (Trentino) curato e mai più rilasciato in natura.

·         Numero 55. Nel 2023 un orsetto di sei mesi, è stato trovato morto in Val di Sole, in Trentino.

·         Numero 56. Nel 2023 M62, maschio di 5 anni, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso a Molveno, in Trentino.

·         Numero 57. Nel 2023 JJ4, femmina di 18 anni, è stata catturata sul Monte Peller e imprigionata al Casteller, a Trento.

·         Numero 58. Nel 2023 un orso sconosciuto è stato trovato morto sul monte Peller.

·         Numero 59. Nel 2023 F56, femmina di 3 anni, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso a Cavedago, in Trentino.

·         Numero 60. Nel 2023 F36, femmina di 6 anni, è stato ucciso per bracconaggio in Val Bondone, in Trentino.

·         Numero 61. Nel 2023 MJ5, maschio di 18 anni, è stato ucciso per bracconaggio in Val del Bresimo, in Trentino.

·         Numero 62. Nel 2024 F12, femmina di 13 anni, è stata trovata morta insieme a un cucciolo nella Valle dei Laghi, a Covelo, in Trentino.

·         Numero 63. Nel 2024 un cucciolo di orso è stato trovato morto nella Valle dei Laghi, a Covelo, in Trentino.

·         Numero 64. Nel 2024 un orso è stato trovato morto per cause sconosciute a Borgo d’Anaunia, in Trentino.

·         Numero 65. Nel 2024 M90 un maschio di 2 anni e mezzo è stato abbattuto della Provincia di Trento in Val di Sole.

·         Numero 66. Nel 2024 un cucciolo di orso è stato trovato morto per cause sconosciute a Garniga.

·         Numero 67. Nel 2024 KJ1, femmina di 20 anni, è stato abbattuto della Provincia di Trento a Padaro, Valle dei Laghi, in Trentino.

·         Numero 68. Nel 2024 un cucciolo di orso di 6 mesi è stato ucciso dopo essere stato investito da un’auto ad Andalo, in Trentino.

·          da qui

mercoledì 22 novembre 2023

Sospesa la caccia nella zona dove sono presenti i giovani Orsi figli dell’Orsa Amarena - Grig

 

Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus)

Su richiesta dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la Regione Abruzzo ha sospeso la caccia al Cinghiale (Sus scrofa) nella zona dove sono presenti i due giovani Orsi (Ursus arctos marsicanus) figli della povera Orsa Amarena.  

Una buona notizia senza dubbio.

La sospensione della caccia al Cinghiale è prevista fino al prossimo 30 novembre, data entro cui gli orsacchiotti dovrebbero trovarsi in ibernazione, il letargo invernale.

Come tutti ricordiamo, l’uccisione dell’Orsa Amarena, nel settembre scorso, ha costituito un gravissimo atto contro la natura e la biodiversità del Bel Paese, avverso cui il GrIG ha inoltrato denuncia-querela alla magistratura, intendendo costituirsi parte civile in un’eventuale sede dibattimentale.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

da Kodàmi, 9 novembre 2023

Caccia al cinghiale sospesa per proteggere i figli dell’orsa Amarena.

L’imminente apertura della caccia al cinghiale rischiava di compromettere l’incolumità dei figli dell’orsa Amarena. La Regione Abruzzo ha però accolto la richiesta inviata dai vertici del Parco d’Abruzzo di vietare questa attività nelle aree frequentate dai giovani orsi. (Maria Neve Iervolino)

(foto A.N.S.A.)


da qui

venerdì 13 ottobre 2023

La lenta mattanza degli orsi in Trentino: già sette trovati morti - Stefano Baudino

Nella provincia autonoma di Trento, gli orsi continuano a morire. Negli ultimi giorni, nei pressi delle località di Bresimo e Ronzone, altri due plantigradi sono stati rinvenuti senza vita, mentre lo scorso 27 settembre, a Sella Giudicarie (in val Bondone) era stata trovata la carcassa dell’orsa F36. Al momento, le cause dei decessi risultano ignote, ma le associazioni animaliste vogliono vederci chiaro e promettono battaglia: nel solo 2023, infatti, sono ben 7 gli esemplari di orso morti in circostanze da chiarire. Proprio in relazione alla morte di F36, l’ufficio legale di Enpa – rappresentato da Valentina Stefutti – lunedì scorso aveva presentato una denuncia per uccisione di animale, uccisione di specie protetta e uccisione di orso. Ora, alla luce dei nuovi ritrovamenti, ha presentato altre due querele per i medesimi reati.

A dare la notizia del rinvenimento dei cadaveri dei due orsi è stata la provincia di Trento con una stringata nota stampa. “Le carcasse di due orsi sono state rinvenute nei comuni di Bresimo e Ronzone – è scritto nel comunicato -. Il primo dei due esemplari è già stato recuperato e consegnato all’Istituto zooprofilattico delle Venezie”. Enpa ha subito reagito sottolineando in una nota che “complessivamente da inizio anno sono morti, in circostanze ancora da chiarire 7 esemplari di orso, vale a dire quasi uno al mese; una vera anomalia statistica che, secondo l’associazione, non può essere spiegata con la casualità, ma che rende sempre più probabile l’origine dolosa“. Le nuove denunce sporte dall’ente, oltre a voler fare chiarezza sulle cause degli ennesimi decessi, hanno il fine di contribuire a dare impulso alle indagini. “Quello che sta accadendo in questa parte d’Italia è assolutamente inconcepibile ed è il risultato – continua Enpa – di un clima avvelenato, incendiato per motivi elettoralistici. Vorremmo davvero sapere cosa ne pensa il nostro ministro dell’Ambiente chiuso nel suo silenzio. Fino ad ora il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha perorato diverse cause, assecondando spesso la politica faunicida avallata dal governo, dalle Regioni e dalla maggioranza. Stiamo ancora attendendo che il ministro spenda una parola per gli orsi del Trentino e si faccia promotore di una forte iniziativa contro il bracconaggio. Come è nelle sue prerogative istituzionali”. A farsi sentire è anche la Lega antivivisezionista (Leal), che ha dato mandato al proprio ufficio legale di depositare una richiesta di accesso agli atti al fine di capire “modi e circostanze del ritrovamento, e la richiesta della presenza nelle fasi autoptiche di un nostro perito veterinario di parte”.

Nella provincia autonoma di Trento, la politica ha fatto del vero e proprio terrorismo psicologico sul tema della fauna selvatica, che potrebbe aver alimentato fenomeni di bracconaggio in un generale clima di impunità. Su questo versante, un ruolo di primo piano lo ha assunto il presidente della provincia Maurizio Fugatti, che nel corso degli ultimi mesi ha firmato varie ordinanze per l’abbattimento di una serie di esemplari di lupi e orsi, in alcuni casi subito sospese dal Tar (come nel caso di F36), in altri, in seconda battuta, dal Consiglio di Stato (JJ4 e MJ5). Lo scorso luglio, Fugatti è riuscito a inserire nella legge di assestamento del bilancio un regolamento “ammazza-orsi” e “ammazza-lupi” che non soltanto esautora l’Istituto superiore per la promozione e la ricerca ambientale dalla gestione della fauna selvatica, ma offre altresì alla Provincia autonoma la possibilità di “autorizzare le uccisioni senza dover chiedere il parere (preventivo) dell’Istituto”. Consentendo addirittura, a specifiche condizioni, di “sparare a vista” ad orsi e lupi.

da qui

sabato 2 settembre 2023

Assassino di Orsa

 

Amarena, una delle esemplari più note di Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), è stata uccisa da L.A., 56 anni, “allevatore, titolare di una norcineria e cacciatore” a San Benedetto dei Marsi (AQ).


Nota per la sua prolificità e per le tante passeggiate con i suoi cuccioli in varie zone e in diversi paesi del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, ha sempre incontrato l’affetto e il rispetto da parte di residenti e turisti.


E’ bastato un delinquente per ucciderla.

Ha affermato di aver avuto paura, ma girava armato di un fucile carico, anzichè tapparsi in casa.

Ha affermato di essersi difeso, ma “dai primi rilievi sul posto l’orsa è stata ferita a morte sulla schiena. Il che fa pensare che nessuna aggressione ci sia stata. Anche perché l’esemplare, seppure problematico in quanto confidente, mai alcun cenno di aggressività nei confronti dell’essere umano ha avuto. L’orsa è rimasta agonizzante a terra nello sgomento di decine e decine di persone arrivate sul posto. Non è stata data la possibilità nemmeno ai suoi cuccioli di riavvicinarsi alla mamma. Sono scappati spaventati per via del trambusto”.

Ora si cerca disperatamente di trovare i cuccioli dispersi, altrimenti le vittime saranno tre.

Un danno gravissimo, folle, ingiustificabile a una popolazione di soli 60-70 esemplari.

Purtroppo, i delinquenti bracconieri agiscono ancora.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) chiede l’irrogazione delle più elevate sanzioni penali e amministrative nei confronti del responsabile dell’ignobile atto di bracconaggio.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)




dalla pagina Facebook dell’Ente Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, 31 agosto 2023

Uccisa a fucilate l’orsa Amarena.

Alle 23:00 circa di questa sera l’Orsa Amarena è stata colpita da una fucilata esplosa dal signor LA alla periferia di San Benedetto dei Marsi, fuori dal Parco e dall’Area Contigua. Sul posto sono prontamente intervenute le Guardie del Parco, in servizio di sorveglianza, vista l’area in cui Amarena era scesa coi suoi cuccioli. Sul posto è intervenuto il veterinario del Parco con la squadra di pronto intervento, che però ha potuto accertare solo la morte dell’orso vista la gravità della ferita.

L’uomo è stato identificato dai Guardiaparco e poi sottoposto ai rilievi a cura dei Carabinieri della locale stazione, intervenuti a seguito della chiamata dei Guardiaparco.

I rilievi per accertare la dinamica dei fatti sono in corso e andranno avanti tutta la notte, così come il personale del Parco è impegnato a individuare i due cuccioli dell’orsa per valutare il da farsi.

L’episodio è un fatto gravissimo, che arreca un danno enorme alla popolazione che conta una sessantina di esemplari, colpendo una delle femmine più prolifiche della storia del Parco.

Ovviamente non esistono motivazioni di nessuna ragione per giustificare l’episodio visto che Amarena, pur arrecando danni ad attività agricole e zootecniche, sempre e comunque indennizzati dal Parco anche fuori dai confini dell’Area Contigua, non aveva mai creato alcun tipo di problema all’uomo.




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mercoledì 16 agosto 2023

Colpirne due per educarne cento - Grig

 

Niente da fare.

Una delle sottospecie più deleterie dell’Homo politicus è quella che cerca di acquisire consensi elettorali sulla pelle, letteralmente, di chi non si può difendere e nemmeno può dir qualcosa a sua discolpa.

Il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, leghista a guida di una amministrazione di centro-destra, sta cercando consenso in vista delle prossime elezioni provinciali dell’autunno 2023 e lo fa anche a spese di Orsi e Lupi, perché il livello di certi amministratori rispecchia fedelmente il livello di certi amministrati.

Non meraviglia, quindi, che – dopo essersela presa con qualsiasi esemplare di Orso (Ursus arctos) viva semplicemente la vita dell’Orso, se la prenda ora anche con gli esemplari di Lupo (Canis lupus) che vivano da Lupo e vadano in giro per il Trentino.

Ha, quindi, deciso di colpirne due per educarne cento, anche se in realtà sarebbero solo una trentina i Lupi presenti in Lessinia, parte trentina e parte veneta, discendenti di Slavc e di Giulietta, la prima documentata riproduzione (2013) di una coppia di Lupi sulle Alpi orientali dopo un secolo.

Accade, infatti, che un branco di Lupi va a predare con insistenza il bestiame al pascolo presso la Malga Boldera, nella parte di Ala della Lessinia.  In quel pascolo d’alpeggio vi sono recinzioni elettrificate, ma nessuna presenza umana fissa e nemmeno Cani da guardia, a quanto risulta, perché è servito da un’ottima rete stradale, per cui “i gestori non sono … obbligati a risiedere in malga, potendo facilmente recarvisi  giornalmente  per  la  mungitura,  se  sono  caricate  bovine  in  lattazione,  o  anche  meno  di frequente  se  sono  caricati  bestiame  da  rimonta  o  bovini  da  carne”.

I Lupi hanno, quindi, imparato a superare le recinzioni elettrificate che, fino al maggio 2023, sono servite a tenerli lontani e in breve tempo hanno predato sedici Vitelle e due Asini. I Lupi hanno imperversato, a quanto pare, solo lì, ma nessuno ne ha scoperto il motivo.

Ovviamente di cambiare i metodi di allevamento, di migliorare le recinzioni elettriche (per esempio, aumentando il voltaggio) non se ne parla, la colpa è dei Lupi, che han prede facili a portata di zampa.

Il Presidente della Provincia ha adottato, quindi, il decreto n. 41 del 24 luglio 2023, che, dopo aver acquisito il parere I.S.P.R.A., prevede l’abbattimento, a “carattere sperimentale”, di due esemplari di Lupo così “che  i  prelievi  con  abbattimento  avvengano  sul  branco  gravitante  nell’area  della  Malga Boldera con modalità tali da perseguire anche il condizionamento negativo nei confronti di altri … lupi”.

Su ricorso della Leal, il T.A.R. di Trento ha disposto attività istruttoria (decreti cautelari presidenziali Sez. I nn. 67 e 68 dell’1 agosto 2023) e ha fissato udienza collegiale per discutere sull’eventuale sospensione degli effetti del decreto presidenziale per il 14 settembre 2023 (decreto cautelare presidenziale Sez. I n. 73 dell’8 agosto 2023), data in cui, però, i due Lupi potrebbero esser stati fatti fuori senza tanti complimenti.

Ed ecco, infatti, i motivi per cui il Presidente Fugatti si scaglia contro il provvedimento cautelare del Consiglio di Stato (decreto cautelare presidenziale Sez. III n. 3331 dell’11 agosto 2023) che congela qualsiasi abbattimento fino all’esito dell’udienza del T.A.R. Trento del 14 settembre prossimo: “decisioni inconcepibili per l’autonomia trentina … contro l’autonomia e contro l’agricoltura di montagna”.

Fortunatamente l’Italia è uno Stato di diritto e le furbate elettoralistiche sulla pelle di Lupi e Orsi hanno veramente stancato.

Forse – prima o poi – colpiti da ordinanze, decreti e sentenze, si educheranno anche gli amministratori pubblici.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

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venerdì 7 luglio 2023

Serve più spazio per gli orsi - Ferdinando Cotugno

Troppo cibo incustodito, poca preparazione alla condivisione del territorio, spazi limitati: nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si provano a creare le basi per una convivenza pacifica tra esseri umani e animali

Juan Carrito è un giovane orso bruno marsicano, il più famoso tra i circa cinquanta esemplari della specie che si aggirano tra il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e le zone limitrofe. La sua storia è perfetta per raccontare le difficoltà della convivenza tra animali ed esseri umani in una regione dove il selvatico deve negoziare ogni giorno i suoi spazi con le infrastrutture, l’economia e il turismo.

Tecnicamente, Juan Carrito è un “orso confidente”: la sua educazione animale gli ha insegnato a non avere paura degli umani. Che gli orsi non si sentano più in pericolo è una buona notizia, ma è anche una nuova complessità per un territorio così piccolo. Juan Carrito era uno dei cuccioli di Amarena, che nell’estate del 2020 avevano imperversato nella zona di Scanno: sono stati avvistati di continuo, rincorsi dalle auto, fotografati e nutriti.

Una volta diventato adulto, ha applicato quella lezione e lo scorso inverno ha trascorso il risveglio dall’ibernazione per le vie di Roccaraso, la più affollata destinazione sciistica della regione. Le sue avventure sono un’antologia di video buffi con titoli come “l’orso che gioca col pastore tedesco” o “l’orso che aspetta il treno in stazione”.

“Gli orsi diventano confidenti quando perdono la naturale diffidenza, sono attratti dalle aree abitate perché trovano cibo di facile accesso, alveari, pollai o rifiuti non gestiti”, spiega Marco Antonelli, zoologo del Wwf.

“Sono animali pacifici, non ci sono mai stati attacchi, ma un orso di 150 chili che gira senza paura in un paese pieno di gente è un problema per se stesso e per le persone. Non può stare lì e la colpa è della cattiva gestione umana”. Troppo cibo incustodito, poca preparazione alla condivisione del territorio, spazi limitati.

Cent’anni di parco

L’unica risposta possibile per l’esuberanza di Juan Carrito è stata di catturarlo e rinchiuderlo per qualche settimana in un’area faunistica nel Parco nazionale della Maiella. Ora è tornato libero e la speranza di animalisti, scienziati e amministratori è che si tenga lontano dai centri abitati .

Ma non sarà facile: gli orsi, soprattutto i maschi, sono dei viaggiatori e hanno bisogno di spazio, ma è difficile vivere in un habitat continuamente spezzato da autostrade e impianti sciistici. A volte gli animali entrano nei paesi perché non sanno dove altro andare. Quella del marsicano è la più densa popolazione di orsi al mondo, ma per non rischiare l’estinzione deve allargare il suo areale, cioè il territorio in cui vive.

Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, insieme al Parco nazionale Gran Paradiso, è il più antico d’Italia e quest’anno compie un secolo di vita. “Ormai ha raggiunto la capacità massima per la sostenibilità degli orsi”, spiega Roberta Latini, zoologa del parco. Per avere un futuro stabile, il suo ospite più illustre deve colonizzare spazi più ampi di quelli in cui vive attualmente.

I segnali che la popolazione si sta espandendo ci sono: le femmine, di solito più sedentarie, hanno cominciato a partorire fuori dal parco, mentre i maschi sono stati avvistati in un’area che va dal Molise settentrionale ai Monti Sibillini nelle Marche.

Secondo uno studio dell’università La Sapienza, l’intero Appennino centrale avrebbe spazio per ospitare circa duecento esemplari. Se si sfruttasse tutto questo territorio si potrebbe creare una popolazione resiliente, in grado di reggere annate negative per le poche nascite, le malattie o le morti improvvise.

Pur essendo una specie protetta, spiega Latini, nel 90 per cento dei casi la vita di un orso da queste parti finisce per cause umane, dirette o indirette. “Se a morire è una femmina è un problema enorme per il futuro della specie, ci vorranno dodici anni a rimpiazzarla”.

L’ultimo caso di bracconaggio risale al 2014, un orso fu ucciso per vendetta a Pettorano sul Gizio, dopo l’assalto a un pollaio. Gli investimenti stradali, invece, sono una costante. Come quello dell’ottobre del 2021 sull’A25, tra Avezzano e Celano.

Mettere in protezione le strade è tra le battaglie di Salviamo l’orso, una delle ong attive sul territorio. Servono ottanta chilometri di barriere lungo le due autostrade che tagliano la regione e corridoi ecologici per aiutare gli animali ad attraversare.

“È un intervento necessario per la sicurezza degli animali e degli automobilisti”, dice Stefano Orlandini, presidente di Salviamo l’orso, che in questi anni ha piazzato sulle strade che attraversano il parco dei cartelli per avvertire gli automobilisti e delle barriere luminose e sonore per fermare gli orsi.

 

Non basta mettere in sicurezza le strade per garantire un futuro stabile all’orso marsicano: serve la partecipazione di tutta la comunità. Il modello proposto da Salviamo l’orso si chiama bear smart community, una strategia importata dalla provincia della Columbia Britannica, in Canada. Il primo luogo in cui è stata sperimentata è proprio Pettorano sul Gizio. L’obiettivo è creare le basi per una convivenza pacifica tra gli animali e le attività economiche che li potrebbero attirare.

A Pettorano sul Gizio oggi ci sono recinti elettrificati per le stalle, porte blindate per i pollai e una gestione consapevole della spazzatura, per far sì che gli orsi non cerchino il cibo nelle aree agricole. A questo scopo si è deciso di curare dei frutteti abbandonati – meli, peri e ciliegi – senza valore commerciale, ma ottimi per sfamare gli orsi avventurosi. La sperimentazione è andata bene e il modello sarà applicato a un’altra decina di comuni: “Vorremmo che tutto l’Abruzzo diventasse una bear smart community”, conclude Orlandini.

C’è un altro ostacolo alla convivenza tra umani e orsi: l’industria sciistica è in espansione, nonostante la neve sia irregolare e imprevedibile a quote basse come quelle appenniniche. Dal Terminillo alla Maiella, è un fiorire di ampliamenti delle infrastrutture per gli sport invernali, che frammentano ancora di più l’habitat dell’orso.

Turismo senza limiti

Luciano Sammarone, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è consapevole che la conservazione dell’orso va oltre i limiti geografici e operativi del parco.

“La tutela la dovrebbero fare tutti, non solo gli agenti forestali e i guardiaparco, ma anche i residenti e i turisti. È stato più facile spingere i nostri nonni boscaioli e allevatori a fare un passo indietro nell’interesse della biodiversità che convincere i turisti ad affrontare la natura con rispetto. È difficile insegnare al turismo il senso del limite, che ci sono luoghi dove non andare, che in foresta non si può fare tutto”.

Negli ultimi anni il numero dei turisti è cresciuto e anche la pressione sugli animali. “Tutti i pacchetti turistici oggi sono finalizzati all’avvistamento dell’orso o sulle tracce del lupi o nel regno del camoscio. La stagione dell’amore e dei bramiti dei cervi è diventata un assedio. Il turismo sta diventando uno dei disturbi principali agli equilibri del parco”, spiega Roberta Latini.

La ricerca della giusta distanza tra territori antropizzati e spazi selvatici riguarda tanti grandi mammiferi italiani. La popolazione dell’orso marsicano è rimasta stabile nell’ultimo secolo, ma quella degli ungulati (cervi, cinghiali, daini) è esplosa insieme alla conquista di territorio del bosco.

I lupi sono tornati a partire dagli anni settanta, quando si è passati dal cacciarli alla protezione integrale: oggi ce ne sono circa duemila, ben distribuiti in tutto il paese.

Sulle Alpi l’orso bruno era praticamente scomparso negli anni novanta, prima del ripopolamento iniziato con il programma Life Ursus nel 1996. Erano tre, oggi sono un centinaio, sparsi tra Trentino e Friuli, spesso accompagnati, anche più che in Abruzzo, da tensioni sociali.

Per l’orso bruno marsicano, l’obiettivo è raddoppiare la popolazione entro il 2050. Servono spazio, strade sicure, modelli di convivenza e turismo consapevole.

Da sapere

L’orso bruno marsicano

L’Ursus arctos marsicanus è una sottospecie dell’orso bruno e vive solo nell’Italia centrale. Ha un udito molto sviluppato e un olfatto acutissimo che lo aiuta nella ricerca del cibo. La vista è invece mediocre.

Classe Mammiferi (mammalia)
Ordine Carnivori (carnivora)
Famiglia Ursidi (ursidae)
Verso Ruglio
Dimensioni In media un maschio adulto pesa tra i 140 e i 210 chili e può essere lungo fino a 1,80 metri
Quanto vive 35-40 anni
Habitat Vive principalmente nei boschi, ma frequenta anche le praterie in alta quota o i terreni coltivabili a fondovalle
Cosa mangia È onnivoro, ma la sua dieta è costituita per l’80 per cento da vegetali

Fonte: parcoabruzzo.it


da qui

giovedì 20 aprile 2023

povera orsa

 

Mi chiamo orsa e sono solo un animale - Alessandro Ghebreigziabiher

 

Mi chiamo orsa, o almeno è quel che c’era scritto una volta nei libri di scuola o nelle favole, e sono un animale.
Così era un tempo, ma oggi il mio nome è 
Jj4 e affermano che sono colpevole di un’aggressione mortale.
Dicono che ho ucciso un essere umano, un giovane di 26 anni.
Non posso dire che comprendo fino in fondo la gravità di ciò che ho fatto, ma capisco la sofferenza anche se non sono umana.
Il dolore dei tuoi cari, di chi ti ha messo al mondo  o di chi soltanto ti vuol bene. Questo è un fatto dell’esistere comune a tutti noi viventi, credo. Spero.
Dicono anche altro su di me.
In molti 
discutono, altri argomentano, e sommariamente condannano anche, taluni.
C’è pure chi mi odia e 
vorrebbe la mia morte. So che la chiamate in tanti modi, tra cui vendetta, riparazione e perfino giustizia, come se fosse un’ineludibile necessità per il bene della collettività.
Capisco poco di tutto ciò, lo ammetto.
Perché mi chiamo orsa, o perlomeno così era una volta, e orsa è ciò che sono ancora oggi.
Per tale ragione, guardo le cose dal mio punto di vista come voi le osservate e valutate dal vostro.
Banalmente, il punto di vista di un animale.
Il punto di vista di un animale su un pianeta dove ogni anno vengono macellati 
150 miliardi di noi.
In quello stesso anno, nella nazione che ci ospita tutti, si parla tra gli altri di 5 milioni di uccelli 
trucidati illegalmente, di un milione e mezzo di animali selvatici ammazzati dalle vostre auto sfreccianti sulle strade e dello sterminio di 300.000 cinghiali, altra specie da voi pubblicamente disprezzata di questi tempi.
Ciò nonostante, anche se non capisco il senso neppure di questo, io non vi odio, e credo di poter parlare a nome di tutti gli altri animali di questa terra.
Altrimenti… be’, ve ne rendereste conto non appena uscite di casa.
Perché lo spegnimento della vita altrui con una ragione ben precisa e premeditata, che non siano il procacciamento del cibo o la protezione di se stessi e dei propri figli, è un qualcosa che non riesco neanche a immaginare.
Chiedo scusa di ciò che ho fatto e di quello che non capisco.
Ma che volete farci.
Malgrado i nomi che mi danno sui giornali, io mi chiamo orsa e sono solo un animale…

da qui

 

 

in difesa dell’orso espiatorio – bortocal

 

un animale è colpevole se ammazza un uomo?

e merita la condanna a morte di coloro che, se potessero, manderebbero alla morte anche gli esseri umani considerati colpevoli?

se un animale domestico ammazza un uomo, metti che sia un rotweiller, la legge dice sempre che vi è qualcosa di colposo negli esseri umani, non condanna l’animale, che è irresponsabile per definizione.

è il padrone dell’animale che doveva vigilare e prendere le precauzioni; non sto accusando la vittima, ma anche la vittima deve evitare comportamenti imprudenti, anche se a volte si diventa vittime anche senza averne fatto nessuno.

sono concetti elementari, ma purtroppo siamo alle prese con una minoranza di deficienti al governo, in grazia di una legge elettorale truffaldina e di un sistema mediatico impazzito che esalta la stupidità come la migliore delle virtù.

ma un orso selvaggio ha qualcuno responsabile per lui?

certamente, ed è per questo che vediamo perfettamente applicato all’orso il meccanismo del capro espiatorio, anche se l’animale è sbagliato e dovrebbe essere un capro, mentre caproni sono quelli che colpevolizzano l’orso.

ma dare la colpa all’orso serve egregiamente a nascondere le colpe degli uomini.

. . .

partiamo da una premessa: gli orsi originari in Trentino sono stati praticamente estinti alla fine del secolo scorso: gli abitanti del luogo non li hanno mai amati, anche se la loro immagine tornava buona ad attirare i turisti, e alla fine sono riusciti a sterminarli tutti, dopo secoli di persecuzioni sistematiche e di caccia, anche abusiva.

a questo punto, per il fine di lucro appena detto, qualche politico locale ha pensato di farne venire qualcuno dalla Slovenia.

erano orsi immigrati, ma andavano bene, come vanno bene a questa stessa gente gli immigrati umani, se tenuti in condizione di clandestinità e di semi-schiavitù.

sembra che in Slovenia questi orsi fossero meno abituati ai contatti umani e dunque rimasti a comportamenti naturali e più aggressivi, mentre i poveri orsi trentini originari avevano sviluppato comportamenti molto più schivi e prudenti, per selezione naturale, prima di morire sterminati.

ma naturalmente, se si reintroducono degli orsi in ambienti che ne erano privi, la prima cosa da fare è una informazione adeguata agli umani che frequentano quei luoghi, perché anche gli umani si sono abituati a vivere in un ambiente senza orsi, e non hanno neppure idea di come comportarsi se ne incontrano uno.

ad esempio, circolare con i cani nei boschi dove ci sono potenzialmente orsi dovrebbe essere severamente proibito; e andate a dirlo ai cacciatori…

ma che cosa volete che pensi un orso, o peggio un’orsa con i piccoli, se vede venirgli incontro un uomo con un cane? è ovvio che si sente in pericolo, no?

. . .

tra gli esempi degli sprovveduti frequentatori mettete me stesso, che nelle mie passeggiate su questi monti, mai mi sono posto il problema di un possibile incontro con una simile bestia.

eppure due anni fa ne fu segnalato uno, un cucciolone, ripreso perfino con una video-trappola, peraltro, a 4 o 5 chilometri da casa mia solamente; non se ne è più sentito parlare, ma a febbraio non sono andato, io, a farmi una camminata in solitaria proprio da quelle parti?

attualmente è segnalata un’orsa con tre piccoli tra Valle Sabbia e Trentino, ma sull’altro versante della valle e a qualche decina di chilometri da qui; ma, come si sa, un orso può fare anche più di 20 km al giorno, spostandosi nei boschi.

ora nessuno ha mai fatto una campagna informativa ed educativa per gli escursionisti né in Trentino, dove gli orsi sono stanziali, né in Valle Sabbia, dove vanno e vengono.

e queste sono le considerazioni minime.

. . .

detto questo, non sono un animalista fanatico; dico soltanto che, se si vogliono gli orsi, occorre pensare che non sono quelli dei cartoni animati.

l’attuale degenerazione del pensiero e dei comportamenti di chi ama gli animali come se fossero esseri umani mi lascia meravigliato, se non facesse parte di una irresistibile tendenza alla perdita della consapevolezza della realtà della natura, che è feroce di suo (rileggersi Leopardi, cribbio!).

quindi, se gli orsi sono diventati troppi (ma davvero?), meglio un orso morto, che un orso rinchiuso a vita in qualche recinto che non fa per lui.

ma l’eventuale soppressione degli orsi in eccesso rispetto alla capacità di un territorio di ospitarli non può essere certo il risultato di una specie di processo sommario e di una condanna a morte di un essere sensibile che non ha regole etiche da seguire.

e per calcolare quale è la giusta misura di animali selvatici che un ambiente può ospitare senza danno, occorre anche prevedere qualche limitazione in più alla presenza umana, almeno in certe aree.

insomma, la natura è tanto degli uomini quanto degli orsi.

e non conta nulla che la bibbia dice il contrario, e afferma che il mondo è stato creato per noi.

a questo punto meglio l’induismo, che vede nell’animale un uomo reincarnato.

ecco, se fossimo induisti, l’idea di condannare a morte un orso ci farebbe semplicemente orrore, e a me lo fa, sappiatelo.

da qui

 

 

Catturata l’orsa JJ4: ora rischia di impazzire al lager del Casteller. La storia si ripete – Marco Ianes

 

E così l’hanno presa, l’orsa JJ4 – e a quanto pare avevano pure preso i cuccioli, che poi hanno rilasciato al loro destino, senza la mamma!

Triste la vicenda, ovviamente, con la morte di un povero giovane, che non ha alcuna colpa, sia chiaro. Ma con questa vicenda si palesano le grandi criticità della gestione del progetto Life Ursus. Un progetto che prevedeva, oltre al ripopolamento degli orsi – che, ricordo, sono sempre esistiti in Trentino, ma all’epoca erano in pochissime unità; ebbene, a parte l’immissione di una decina di esemplari, nel 1999, tutti gli altri attuali sono nati e cresciuti proprio qui in Trentino.

Ma le carenze sono evidenziate dalla mancata attivazione del resto del progetto:

1. Creazione di corridoi faunistici che avrebbero permesso alla popolazione ursina di espandersi su tutto l’arco alpino, riducendo così la densità e di conseguenza la probabilità di incontro con l’uomo;

2. Attivazione di un approfondito sistema di monitoraggio della popolazione ursina, con radiocollari e sistemi di controllo che avrebbero determinato una corretta e approfondita conoscenza di come e dove si muovono gli orsi;

3. Revisione del piano di gestione dei rifiuti, specie quelli organici, con il posizionamento di opportuni bidoni anti-orso per evitare l’avvicinamento degli animali ai centri abitati vicini al bosco;

4. Opportuna campagna informativa per chi va nel bosco, con brochure e cartelli di rilievo per segnalare presenza e modi di comportamento;

5. Programma di formazione nelle scuole, di ogni ordine e grado, per abituare alla convivenza consapevole con l’orso.

Sapete quante di queste cose sono state fatte? Praticamente nulla; ne è testimonianza un video girato proprio in questi giorni, per documentare la situazione gestionale, proprio nel paese della tragedia...

continua qui