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martedì 11 novembre 2025

«Azzardomafie» dossier di Libera - Il giro d’affari del gioco legale e del gioco criminale (*)

 

Tra il 2010 e il 2024, sono 147 i clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia e 16 regioni colpite da inchieste. Nel 2024, le entrate hanno raggiunto i 157 miliardi e 453 milioni di euro (+ 6,59% rispetto il 2023). Boom dell’online confermato dalla fortissima crescita dei “conti gioco”: nel 2024 risultavano attivi quasi 16 milioni di conti, rispetto agli “appena” 11 milioni del 2020. Luigi Ciotti: “La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto”.

 

Un paese dove si “giocano” più di 157 miliardi di euro all’anno con almeno 18 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, con la speranza di cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove i giocatori patologici sono 1 milione e 500 mila (3% della popolazione maggiorenne) e un milione e 400 mila quelli a rischio moderato 1 milione e 400 mila (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. E quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare e a vincere.

Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia. La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguarda in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi.

Benvenuti ad Azzardomafie, il dossier di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale.

Scarica il dossier

“Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone. Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo – qualunque forma assuma – rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto”.

Ad Azzardomafie i clan fanno il loro gioco

Sale Bingo, scommesse clandestine, videopoker, slot machine. Il mondo del gioco d’azzardo non attira solo l’interesse della criminalità organizzata: è un vero e proprio affare. Una delle voci più remunerative del bilancio mafioso. Una “grande roulette” dove si ricicla denaro derivante da altri traffici; si impongono beni e servizi (per esempio le slot machine) agli esercenti dei locali; si estorce denaro ai giocatori fortunati o lo si presta a usura a quelli sfortunati; si truffa lo Stato manomettendo gli apparecchi di gioco o semplicemente si investe con società formalmente legali.

E i numeri parlano chiaro: analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia.

La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguardano in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi. Al «tavolo verde» giocano e vincono le solite famiglie: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Labate, dai Lo Piccolo ai Capriati.

A livello regionale è la Campania a guidare la classifica con 40 clan che hanno messo le mani sul gioco d’azzardo, seguita dalla Calabria con 39 clan e dalla Sicilia con 38 clan. Poi il Lazio con 24 gruppi criminali e la Puglia con 22. Nel Nord Italia “primeggiano” Liguria e Piemonte con 9 clan ciascuna.

Da rilevare come i business criminali generati non siano un fatto esclusivamente nazionale, ma coinvolgano anche altre realtà criminali estere, come la mafia cinese, albanese e turca. In particolare, risulta interessante sottolineare come in alcuni casi si registrino delle collaborazioni criminali tra gruppi differenti: laddove le modalità illegali richiedono una complessità maggiore, si costruiscono network in cui gruppi diversi mettono a disposizione competenze differenti, necessarie per la riuscita dell’impresa criminale. E dove gli “affari” sono altamente remunerativi.

La conferma arriva dai dati forniti dal Generale della Guardia di Finanza, Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Dia: “un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi”. La disseminazione dei punti di raccolta scommesse e delle slot è paragonabile alla rete di pusher di una piazza di spaccio, con l’evidente differenza che i primi raccolgono denaro virtuale, senza destare clamore, immediatamente canalizzato all’estero e quindi più facile da riciclare, mentre i secondi raccolgono somme di denaro con forte esposizione all’azione di polizia.

Complessivamente, al 2024, secondo i dati dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC), tra le 125 aziende confiscate alle mafie appartenenti al settore “Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento”, più della metà – 70 – riguardano sale gioco e scommesse. In testa la Campania con 20 sale gioco e scommesse confiscate, seguita dal Lazio con 14, dalla Sicilia con 9. Prima regione del Nord Italia la Liguria, con 4 sale gioco confiscate.

Nel periodo 2023-2025 sono state emesse 15 interdittive antimafia da sei prefetture del Nord, Centro e Sud (10 nel 2023, 2 nel 2024, 3 nel 2025). Altre 7 sono state confermate dai Tar e dal Consiglio di Stato, che hanno respinto i ricorsi dei titolari delle aziende colpite dai provvedimenti, i quali comportano la decadenza dell’autorizzazione all’attività di azzardo.

Aumentano le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette provenienti dagli operatori del settore dei giochi e delle scommesse. Nel primo semestre del 2025, l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (Uif) della Banca d’Italia ha ricevuto 6.433 segnalazioni, per un importo di 728 milioni di euro, con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando erano state 4.697 SOS. Laddove sono in gioco interessi dei clan, inevitabilmente si registrano fatti di cronaca che raccontano di attentati, incendi e bombe ai danni di sale gioco e scommesse. Tra il 2023 e il 2025, come riportato dalle cronache dei giornali e dai mattinali delle forze dell’ordine, sono stati 21 gli episodi registrati in Italia.

Il mondo dell’azzardo

Il grande affare del gioco d’azzardo non si ferma né rallenta. Si continua a giocare tanto, ci si indebita con ripercussioni sociali, economiche e sanitarie.

A confermarlo sono i dati ufficiali del Ministero dell’Economia, che mostrano una crescita costante e impressionante destinata a proseguire anche nel 2025. Nel 2024, le entrate hanno raggiunto i 157 miliardi e 453 milioni di euro(+ 6,59% rispetto il 2023,  divisi tra 92 miliardi e 102 milioni online, in fortissima crescita (82 miliardi e 553 milioni nel 2023), e 65 miliardi e 350 milioni nel fisico, sostanzialmente stabile (nel 2023 erano stati 65 miliardi e 164 milioni). I dati di quest’anno confermano un incremento di almeno il 10% dell’azzardo online, che ha ormai abbondantemente superato quello “fisico” in agenzia, che secondo il Ministero resterà stabile nel corso del 2025.

In numeri assoluti, in testa alla classifica di chi spende più in azzardo troviamo una regione del Nord, la Lombardia, con 24 miliardi e 841 milioni (fisico 12 miliardi e 455 milioni, online 12 miliardi e 386 milioni). Seguono la Campania con 20 miliardi e 584 milioni (7 miliardi e 508 milio ni e 13 miliardi e 76 milioni), il Lazio con 16 miliardi e 668 milioni (6 miliardi e 489 milio ni e 10 miliardi e 179 milioni) e la Sicilia con 15 miliardi e 210 milioni (4 miliardi e 408 milioni e 10 miliardi e 802 milioni). Ma se rapportiamo questi dati totali con la popolazione di ciascuna regione, la classifica cambia molto. In testa finisce la Campania con 3.692 euro all’anno a abitante, bambini compresi (va ricordato che l’azzardo è vietato fino a 18 anni). Segue l’Abruzzo con 3.319 euro (totale 4 miliardi e 309 milioni). Poi il Molise con 3.275 euro, pur con un totale di “soli” 940 milioni.

Si registra un  boom dell’online confermato dalla fortissima crescita dei “conti gioco”, quelli aperti dai giocatori presso i concessionari per poter poi “giocare”, e dove vengono depositati i soldi da utilizzare. Nel 2024 risultavano attivi quasi 16 milioni di conti, rispetto agli “appena” 11 milioni del 2020. E quanti soldi vi sono transitati? Nel 2023 sono stati ricaricati 10 miliardi e 385 milioni (37 miliardi dal 2019) e di questi ne sono stati prelevati per “giocare” 6 miliardi e 615 milioni. Circa 4 miliardi sono quindi rimasti sui conti gioco, a disposizione dei concessionari a costo zero.

Malati di gioco

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, al meno 18 milioni di italiani nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, anche solo con un “Gratta e Vinci”, mentre 5,5 milioni risultano giocatori abituali. I giocatori patologici sono 1 milione e 500 mila (3% della popolazione maggiorenne), quelli a rischio moderato 1 milione e 400 mila (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. Ma per ogni giocatore, altre sette persone sono coinvolte: i suoi familiari, che in totale ammontano a 20 milioni e 400 mila (40% della popolazione).

Dunque, prendendo in prestito i concetti dai danni del fumo, in Italia 4 cittadini su 10 sono vittime di “azzardo passivo”. Il risultato è una perdita stimata di 7,6 punti percentuali di qualità della vita, sia per il giocatore che per i familiari. E le conseguenze non sono solo economiche: ci sono isolamento sociale, incapacità a gestire la quotidianità, malessere, ansia. Dietro spesso ci sono fragilità, e laddove la vita soffre, l’azzardo investe.

A preoccupare è anche l’aumento dei giocatori d’azzardo problematici minorenni. Mal grado per loro l’azzardo sia vietato, entrano facilmente, senza controlli, nelle sale gioco e accedono a tutte le forme di scommesse.

“Eppure lo Stato – conclude Luigi Ciotti – sembra guardare altrove: ai proventi che incassa grazie alle tasse sul gioco. Soldi che solo in minima parte vengono reinvestiti in percorsi di prevenzione terapia e reinserimento per le vittime di questa dipendenza silenziosa e sottovalutata. C’è una grave contraddizione etica in tutto questo. Occorrono politiche che mettano al centro la salute della gente, non il guadagno delle aziende o dell’erario! Chiunque tragga profitto dall’azzardo, sia gli attori privati che il settore pubblico, ha una responsabilità morale nel limitarne gli effetti nocivi. Serve più prevenzione nelle scuole, servono spazi di sostegno psicologico nei territori, forma zione per gli operatori. Serve soprattutto un cambio di sguardo: considerare il giocatore non come un colpevole, ma come la vittima di un sistema che alimenta certe fragilità per ricavarne un tornaconto economico.”

Il “grande risiko” delle Concessioni

Un vero “risiko” quello dei concessionari, soggetti autorizzati dallo Stato alla distribuzione del gioco pubblico. Sono 300 mentre sono 3200 le imprese di gestione territoriali che, per conto dei concessionari, si occupano della gestione del gioco pubblico sul territorio.

Nello specifico, le lotterie nazionali sono affidate a un unico concessionario, configurando un vero e proprio monopolio, mentre le slot machines, suddivise in AWP e VLT, sono gestite da undici concessionari, in un regime di oligopolio. Dietro le quinte, queste aziende operano con strutture societarie intricate, spesso con sedi in paradisi fiscali e proprietà difficili da tracciare. Tutte le società analizzate sono partecipate da banche, fondi di investimento internazionali, venture capital e private equity. Molto spesso con sedi legali nei paradisi fiscali. Non solo: molte sono fortemente indebitate e vincolate da clausole contrattuali imposte dai finanziatori.

La combinazione di indebitamento, incentivi distorti e opacità societaria crea un vero e proprio rischio sistemico. Non si tratta solo di un problema etico o sociale, ma di una fragilità strutturale che potrebbe avere ripercussioni sull’intero sistema economico e istituzionale

Le proposte di Libera

Davanti a questo scenario, la risposta del lo Stato continua a essere deficitaria. Anno dopo anno la legislazione resta frammenta ria, incoerente, asimmetrica e ambivalente, lasciando il comparto confuso e rendendo più sfumato il confine tra legale e illegale.

Le norme contenute nella legge di Bilancio 2025 sul gioco d’azzardo ignorano i danni sociali, sanitari ed economici legati al settore. Si continua ad ampliare l’offerta di giochi e a ridurre gli strumenti di prevenzione e cura, generando un ulteriore squilibrio che, di fatto, favorisce le mafie.

Per stabilire un nuovo equilibrio serve un intervento articolato che consenta di: mantenere uno spazio di autonomia degli Enti locali, per regolamentare in modo più restrittivo l’azzardo, sulla base di esigenze ed emergenze territoriali; impedire realmente ogni tipo di pubblicità del gioco d’azzardo; evitare la compartecipazione alle Regioni e agli Enti locali del 5% del gettito delle slot e delle videolottery; ricostituire l’Osservatorio per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo e al fenomeno della dipendenza grave presso il Ministero della Salute; non aumentare l’offerta di giochi da parte dello Stato, neanche giustificandola con il bisogno di raccogliere fondi per emergenze o calamità naturali; aumentare la rete di controlli tra concessionari, gestori, produttori ed esercenti; non prorogare le concessioni e rimetterle, seppur con estremo ritardo, nuovamente a bando.

Azzardomafie è una chiamata alla responsabilità. Per non lasciare sole le persone e per contrastare un sistema che alimenta fragilità e illegalità, occorre un cambio di sguardo e di priorità: la vita prima del profitto.

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Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

(*) ripreso da www.liberainformazione.org/

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sabato 25 ottobre 2025

Il gioco d’azzardo governa


Il gioco d’azzardo online fa gola a chi ricicla: i Monopoli rendano pubblici i controlli - David Gentili

La notizia è del 16 luglio scorso. La riporta Jamma, sito italiano di informazione che promuove ogni tipo di gioco d’azzardo, offrendo notizie e informazioni tecniche e fiscali. “Boomerang Partners annuncia con orgoglio il primo anniversario della partnership strategica con il leggendario AC Milan”.

“Tra i traguardi principali – si legge ancora – la cerimonia della seconda edizione dei Golden Boomerang Awards 2025 tenuta nello storico stadio di San Siro a cui hanno partecipato leggende rossonere come Andrea Pirlo, Serginho e Massimo Ambrosini”. Boomerang è riuscita a stringere un accordo con l’Ac Milan nel luglio 2024 come partner ufficiale per le scommesse, nonostante si trovasse già nella lista nera dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Maria Maggiore e Maxence Peigné, giornalisti di Investigate Europe, lo scrivevano già il 10 marzo scorso su Il Fatto in edicola: “Tra i più grandi progetti sviluppati da Soft2bet c’è Boomerang, che le autorità di almeno sei paesi, tra cui Italia, hanno classificato come non autorizzato”.

Questo è un ulteriore segnale che la forza economica del gioco online sta straripando e in pochi riescono a resistere al suo fascino. E non c’è, per il momento, una reazione di massa, sdegnata, che possa porre fine a pratiche al limite della legge e comunque inaccettabili. Per il sito giocoresponsabile.info per il 2025, si prevede una spesa di oltre 160 miliardi di euro, proseguendo la tendenza al rialzo. I giochi a distanza raggiungono una percentuale pari circa al 58.5%.

Il 18 dicembre dell’anno scorso l’Adm (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) ha pubblicato l’avviso relativo alla procedura per l’affidamento in concessione dell’esercizio e della raccolta del gioco d’azzardo online. I giochi pubblici di cui all’articolo 6, comma 1, lettere da a) a f) del decreto legislativo 25 marzo 2024: tutti i tipi di scommesse, anche su eventi simulati; giochi di abilità e di sorte, inclusi i giochi di carte e il bingo. Hanno potuto partecipare società che hanno sede legale, ovvero operativa, in uno degli Stati dello Spazio Economico Europeo.

Già quel ovvero lascia aperto un campo vastissimo. Il campo aperto degli investitori globali sul gioco online. Investitori spesso radicati nei paradisi fiscali e di opacità. Là dove la trasparenza non esiste e le scatole societarie si moltiplicano per allontanare il più possibile l’investitore dall’investimento. Ne avevo già parlato nel post dedicato alla vendita dello stadio San Siro. Spesso sono singole parole che determinano l’innalzamento e l’abbassamento dell’asticella dei controlli contro il riciclaggio globale. Il riciclaggio delle organizzazioni criminali/mafiose, delle grandi economie criminali e dei grandi evasori internazionali.

Nell’avviso di Adm viene sottolineato che entro 35 giorni dalla proclamazione delle concessioni avvenuta a metà settembre scorso, bisogna produrre la documentazione prevista all’articolo 23, delle Regole Amministrative. Entro il 22 ottobre, quindi, tutte le 46 società ammesse dovranno presentare dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi del Dpr 28 dicembre 2000, n° 445 in ordine ai soggetti sottoposti alla verifica antimafia. Le richieste sono importanti. Si richiedono i nomi dei soci persone fisiche che detengono indirettamente una partecipazione al capitale o al patrimonio della società concessionaria superiore al 2%; il nome e cognome del fiduciante o del trustee per le società fiduciarie o di trust e i nomi dei soggetti che risultano poter determinare in qualsiasi modo le scelte o gli indirizzi dell’impresa.

Quest’ultimo passaggio è il più complicato e potrebbe essere fraintendibile. Non si usano i termini perentori della normativa antiriciclaggio europea. Che, essendo norma, ha una giurisprudenza di tipo amministrativo che la interpreta, certa e definita. Nel Dlgs 231 del 2007 si parla di titolari effettivi come quelle persone cui, in ultima istanza, è attribuibile il controllo della società in forza del controllo dei voti anche grazie all’esistenza di particolari vincoli contrattuali che consentano di esercitare un’influenza dominante. Articolo 20.

C’è un altro elemento che bisogna qui sottolineare. L’Adm riceverà l’autocertificazione dei nomi e delle società socie, dei rappresentanti legali e dei dirigenti, ma non è obbligata a fare l’adeguata verifica dell’identità delle persone citate, chiedendo deleghe e documenti ufficiali, verificando attraverso società private, il rischio riciclaggio degli stessi. E’ una Pubblica Amministrazione e non potrà farlo. Come i Comuni, le Regioni e le Asl. Non come le banche che sono invece obbligate all’adeguata verifica del cliente e le stesse concessionarie del gioco d’azzardo che dal 2017, su impulso europeo, sono obbligate a controllare chiunque apre un conto online presso di loro e segnalare operazioni sospette a rischio riciclaggio. E’ vero che le concessionarie del gioco segnalano operazioni sospette più dei commercialisti e come i notai. E questo dato è in crescita: 9.200 nel 2022, 12.000 nel 2.023; 9.547 nel 2024; 6.433 nei primi sei mesi del 2025.

Bisogna però ricordarsi che possedere una concessionaria del gioco online è perfetto per chi ricicla o vuole aiutare un riciclatore. Basterà inventarsi puntate vincenti per ripulire denaro sporco senza segnalare chi, prestanome o mafioso o evasore, aprirà un conto senza avere alcuna possibilità credibile di avere legalmente tutto quel denaro che poi punterà. E’ per questo che il gioco d’azzardo fa gola alla mafia ed è utile possedere un concessionario online. Si intercetta la dipendenza e si incontrano persone fragili, ricattabili, usurabili e si ricicla. Si ricicla tanto e facilmente. Per questo quei documenti che entro la prossima settimana giungeranno in Adm dovranno essere letti con attenzione. E soprattutto resi pubblici.

da qui

 

 

Il gioco d’azzardo smuove il 7% del Pil, ma la ludopatia distrugge le famiglie: lo Stato da che parte sta? - Giuseppe Pignataro*

Fin dall’antichità l’uomo ha tentato la sorte gettando dadi e monete, affidando i propri destini a quella dea bendata che i Romani chiamavano Fortuna. Il filosofo Blaise Pascal, riflettendo sulla fede, formulò il celebre ‘pari’ in cui scommettere su Dio era la scelta razionale: un azzardo metafisico per la salvezza dell’anima.

Oggigiorno milioni di persone continuano a scommettere non sull’eterno, ma sul quotidiano: giocano denaro nella speranza di un colpo di fortuna che cambi la vita. Come osservava Fëdor Dostoevskij, che della febbre del gioco soffrì in prima persona, la roulette e le carte possono diventare prigioni esistenziali, dove l’uomo sfida sé stesso oltre che il caso.

Questa speranza, spesso, attecchisce più forte dove prosperano l’incertezza e il disagio. Non a caso “si gioca di più al Sud”, come rivela un recente dossier (Libro Nero della Cgil/FederConsumatori), a conferma dell’‘idea illusoria’ che una vincita possa risolvere, in un colpo solo, i propri problemi economici. L’azzardo diventa così l’ancora di salvezza per chi si sente ai margini: un tentativo di rivincita sociale ed esistenziale. Ma è un’ancora che spesso trascina a fondo. Lo Stato italiano, dal canto suo, si trova coinvolto in questo complesso gioco di luci e ombre: da un lato legislatore e arbitro morale, dall’altro beneficiario fiscale di un settore in continua espansione. Un dualismo che pone serie domande etiche e politiche.

I numeri del gioco d’azzardo in Italia hanno raggiunto proporzioni impressionanti, delineando un vero paradosso economico e sociale. Secondo il Rapporto Eurispes 2025, nel 2024 gli italiani hanno giocato oltre 157 miliardi di euro tra slot, scommesse, lotterie e altri giochi. È il mercato più grande d’Europa, superiore a quello di Regno Unito, Germania e Francia. In termini macroeconomici, significa che l’azzardo smuove circa il 7% del Pil nazionale – una cifra enorme, 20 miliardi in più di quanto lo Stato spende per l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Su questo la spesa pro capite per ogni cittadino maggiorenne ha toccato i 3.137 euro l’anno.

Dietro questa massa di denaro si nasconde però una realtà amara: oltre 21 miliardi sono le perdite nette dei cittadini nel 2024, pari al reddito annuo di 1,15 milioni di lavoratori medi, finiti in parte nelle casse degli operatori dell’azzardo e in parte allo Stato sotto forma di imposte. Ed ecco il paradosso: nonostante la febbre del gioco continui a salire – la raccolta è aumentata di oltre il 500% in vent’anni – le entrate fiscali per l’erario crescono molto meno. In pratica lo Stato incassa solo ‘briciole’ rispetto al fiume di denaro giocato: una percentuale esigua (intorno al 7% del giocato totale), tanto che è stato detto provocatoriamente che l’azzardo somiglia a una ‘tassa occulta sui poveri’, più che a un contributo equo al bene comune.

E il danno non è solo finanziario: cresce il numero di persone affette da ludopatia, la dipendenza patologica dal gioco, con gravi ricadute personali e familiari. In Italia si stimano circa 1,5 milioni di giocatori problematici e almeno 400mila giocatori patologici conclamati. Il costo sociale – in termini di cure, sostegno alle famiglie indebitate, perdita di produttività e contrasto all’usura – è difficilmente quantificabile, ma certamente erode qualsiasi beneficio fiscale derivante dall’azzardo.

Serve allora una riflessione profonda sul ruolo dello Stato e sui valori che si intendono perseguire. Parlare di etica pubblica, di virtù e vizio, di libero arbitrio e responsabilità, significa infatti riportare la questione del gioco d’azzardo dal piano delle percentuali a quello dei principi. Significa chiedersi se la Fortuna, come cantava Virgilio, è davvero ‘cieca’ o se non abbia piuttosto le bende messe ad arte da chi ci guadagna. E significa inoltre riconoscere che dietro ogni statistica c’è un dramma umano: la pensionata che sperpera la minima al bingo, il disoccupato che si indebita sperando nel colpaccio, la famiglia che si sgretola attorno a un tavolo verde.

Uno Stato giusto non può voltare lo sguardo di fronte a queste sofferenze, né tantomeno sfruttarle come fonte di reddito. La politica – intesa nel senso più nobile, come cura della polis – deve avere il coraggio di porre limiti al mercato quando questo divora la dignità delle persone. Regolamentare, educare, prevenire: sono queste le scommesse vincenti che una democrazia matura è chiamata a fare. In gioco, è il caso di dirlo, non c’è solo il denaro, ma la visione di società e di futuro a cui aspiriamo. E in questa partita, per una volta, sarebbe bello che a vincere fossero i cittadini comuni, non il banco. Le vite e il bene comune, non la dea bendata.

*Professore Associato di Politica Economica – Università di Bologna

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giovedì 30 gennaio 2025

Dal governo un altro favore all'industria del gioco d'azzardo: limiti più blandi a slot, scommesse e vlt – Toni Mira

  

L'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha proposto a Regioni e Comuni nuove regole per gli esercizi che installano "macchinette" e per le sale scommesse: saranno ridotte le distanze da luoghi sensibili come scuole, parrocchie, centri anziani e concesse più ore di attività. Il mercato sempre più ricco garantisce entrate fiscali, ma mette a rischio la salute pubblica, denunciano molti

 

Si annacquano i limiti al gioco d'azzardo, anzi, si cancellano. Come? Permettendo di “giocare” ovunque, anche accanto a luoghi sensibili come scuole, chiese, oratori, centri sociali, impianti sportivi, centri anziani. Lo vuole il governo e lo scrive nella proposta di riforma dell’azzardo fisico, quello nelle agenzie di scommesse, nelle sale slot e videolottery (vtl), negli esercizi commerciali come i tabaccai. Si tratta di un mercato che nel 2023 ha raggiunto la cifra di 65 miliardi di euro sul totale di 147,7 (gli altri sono l’on line) e che ha fatto incassare all’erario circa 13 miliardi. Una cifra alla quale il governo non intende rinunciare, come ha scritto nella proposta di riforma inviata a Regioni e Comuni che, invece, pur in ordine sparso, regole stringenti le hanno messe e continuano a metterle, come il distanziometro e gli orari di apertura. 

 

Nel bilancio 2025 spariscono i fondi contro le ludopatie

 

Il governo: senza azzardo, entrate fiscali in calo

Nel 2024 si è arrivati a 160 miliardi, venti anni fa nel 2004 erano appena 25,5 miliardi, un aumento di più del 600 per cento.

La riduzione dell’offerta, come scrive nella proposta inviata a Regioni e Comuni, sarebbe “eccessiva e foriera di significative ripercussioni sulle entrate erariali”. Non si intende diminuire quanto si incassa, soprattutto con un mercato continuamente in crescita. Nel 2024 si è arrivati a 160 miliardi, venti anni fa nel 2004 erano appena 25,5 miliardi, un aumento di più del 600 per cento. L’azzardo “è ormai fuori controllo” e per questo “è necessaria con urgenza una normativa organica e trasparente” era stato l’appello due mesi fa della Consulta nazionale antiusura San Giovanni Paolo II e della Campagna contro i rischi del gioco d’azzardo“Mettiamoci in gioco” che avevano espresso “profonda preoccupazione” per questi dati. La risposta del governo è stata diametralmente opposta come dimostra la proposta inviata a ottobre alle amministrazioni regionali e regionali. Da allora è in corso un duro confronto, perché gli enti locali vogliono regole più severe per ridurre l’offerta di azzardo che tanti danni sta provocando, come ha denunciato recentemente anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi: “Non è in gioco ma una schiavitù”.

 

Lo Stato dipende dall'azzardo e ora bisogna cambiare

 

Addio "distanziometro": sì a slot vicino alle scuole

Il governo, però, ha tutt’altre preoccupazioni. Nel 2024 è stato già approvato il riordino dell’azzardo on line, mentre per quello fisico manca una norma nazionale. Esistono quelle regionali e le ordinanze dei sindaci, molto più restrittive rispetto alla riforma che ora il governo vuole attuare. A essere ridimensionato dalla riforma è soprattutto il distanziometro che attualmente, sia a livello regionale sia comunale, prevede che sale dedicate e esercizi commerciali con azzardo, non possano essere aperti a una distanza inferiore a 3-500 metri da “luoghi sensibili” come scuole, chiese, oratori, centri sociali, impianti sportivi, centri anziani.

La proposta del governo fa un primo importante intervento distinguendo tra esercizi certificati e non certificati. “La certificazione – si legge nella proposta – attesta la maggiore professionalità e affidabilità degli esercizi nell’attività di raccolta di gioco, in relazione alla prevenzione dei disturbi da gioco d’azzardo patologico e al rispetto del divieto del gioco minorile”. Si prevede così “una specifica formazione degli esercenti, particolari controlli dell’accesso agli esercizi e la presenza di personale addetto al controllo all’interno delle sale”. Però sarà tutto da regolamentare e organizzare, mentre nel frattempo per questi esercizi la distanza minima dai luoghi sensibili si azzera. E le sale “certificate” potranno essere aperte accanto a questi luoghi. Anche quelle non certificate ricevono uno sconto, scendendo a 200 metri.

 

Storia di un giocatore d'azzardo patologico

 

Un danno alla salute dei cittadini

Ad aggravare la proposta è la riduzione drastica proprio dei luoghi sensibili. Per il governo devono essere solo “le scuole secondarie di primo e secondo grado” e “strutture sanitarie che ospitano centri per la cura delle dipendenze”, i Serd. Tutte gli altri previsti nelle leggi regionali e nelle ordinanze dei sindaci sono esclusi. Così, ad esempio, una sala scommesse potrà operare accanto a una parrocchia, a un oratorio, a un centro anziani. Proprio i luoghi più a rischio, con soggetti fragili come minori e pensionati, purtroppo molto attirati dall’illusione del “gioco”. E questo è uno dei punti sui cui gli enti locali proprio non ci stanno.

Così nella controproposta hanno previsto una distanza minima di 300 metri (e 200 tra una sala e l’altra) e reinserito luoghi di culto, centri di aggregazione giovanile, centri anziani, strutture sanitarie e socioassistenziali, università. E lo fanno forti delle sempre più numerose sentenza dei Tribunali amministrativi regionali e del Consiglio di Stato che bocciano i ricorsi di sale giochi e scommesse proprio contro il distanziometro, per “ragioni di utilità sociale”, come la tutela delle fasce di popolazione più vulnerabili e la prevenzione del gioco patologico. Come affermato dal cardinale Zuppi: “Lo Stato deve mettere sempre al primo posto la salute dei cittadini”.

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