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mercoledì 25 gennaio 2017

La ribellione indigena nelle Americhe - Silvia Ribeiro

Da un estremo all’altro, i popoli indios delle Amériche vivono, costruiscono e resistono. Resistono alle invasioni, sui loro territori, di miniere, industrie petrolifere, grandi dighe, gasdotti, all’abbattimento dei loro boschi e alle mega piantagioni di monocolture di alberi, ai parchi eolici, alle piantagioni di transgenici e alle fumigazioni di agrotossici, all’avanzare indiscriminato di progetti immobiliari, alla contaminazione e furto delle loro terre, fiumi, laghi, e aria. Resistono inoltre ai mille modi per tentare di renderli invisibili, di affermare che non esistono o che non sono popoli; affinché ogni lotta, quando viene alla luce e suscita solidarietà, venga vista come un fenomeno localizzato e isolato, dove non c’è storia, non c’è identità, non c’è organizzazione, non c’è solidarietà e reti con molti altri. Le lotte indigene hanno molti livelli di significato che ci toccano tutti e tutte, anche se spesso li percepiamo solo a partire dalle loro resistenze nei momenti di repressione e minaccia.
Nel Sud del continente, i Mapuche, tanto in Cile quanto in Argentina – il loro territorio ancestrale non ha mai avuto questa frontiera – sono perseguiti giudizialmente e militarmente perché difendono i loro territori contro le grandi imprese forestali, idroelettriche, petrolifere e altre imprese e contro gli affari dei governi di turno con le loro terre. In ogni conflitto, nei loro confronti sono state applicate – o si è cercato di farlo – le leggi antiterrorismo, leggi che provengono dalle dittature militari, con persecuzione militare, poliziesca e giudiziaria. In entrambi i casi, in particolare in Argentina, il discorso ufficiale e mediatico nega perfino che esistano popoli indios, come è successo nel caso di molti altri conflitti in territori indigeni. Alla fine del 2016, il caso della machi mapuche Francisca Linconao (autorità morale, medica e consigliera della sua comunità) ha sollevato solidarietà in tutto il mondo, quando la machi Francisca, che si dichiara innocente ed è stata arrestata senza prove, accusata di un incendio che ha fatto due morti in una tenuta forestale che occupa e devasta i territori della comunità, ha iniziato lo sciopero della fame che è durato due settimane, fino a quando, il 6 gennaio 2017, le hanno concesso, non la libertà, ma gli arresti domiciliari. Il processo contro di lei, continua.

Lo scorso 10 e 11 gennaio, il governo argentino e il governatore Mario das Neves della provincia di Chubut, in un’operazione congiunta della Gendarmeria Nazionale e della polizia locale, hanno lanciato una feroce repressione contro una comunità (lof) mapuche che difende il suo territorio nel dipartimento di Cushamen, Chubut. Questo lof mapuche ha rioccupato la terra nel marzo del 2015, dopo che era rimasto incapsulato in quella che dal 1991 è la proprietà della multinazionale italiana Benetton, uno dei maggiori proprietari terrieri dell’Argentina, con circa 900.000 ettari in Patagonia.
In quella che Amnesty International ha definito come “operación cerrojo” [operazione serratura], 200 gendarmi hanno chiuso tutte le vie di accesso e sono avanzati sparando pallottole di gomma e di piombo contro la comunità, con un’enorme brutalità, attaccando donne, uomini e bambini. Il primo giorno avevano un ordine del tribunale per liberare i binari di un treno turistico che la comunità aveva bloccato con materiali, non persone. Nient’altro. Il secondo giorno non avevano nemmeno questo esiguo ordine, ma in entrambe le occasioni hanno attaccato la comunità con violenza, lasciando una scia di feriti e di arresti.
Al brutale attacco, sono seguite le manipolazioni mediatiche. I media locali hanno accusato i mapuche di tirare sassi e di “resistere violentemente a un procedimento giudiziario”, implicando che erano stati loro a provocare la repressione. Il governatore ha aizzato il conflitto dichiarando che “Da un po’ di tempo nel Chubut c’è un gruppo di violenti che non rispettano le leggi, la patria, né la bandiera… Su questo sarò duro fino in fondo, affinché si rispettino le leggi e la gente viva tranquilla” (12/01/17 lavaca.org). Per il governatore, “la gente” è la multinazionale Benetton.

Così come ha denunciato l’amato storico Osvaldo Bayer sul sito Garganta Poderosa, si tratta, un’altra volta, della Patagonia ribelle, una rinnovata “Campagna del deserto” (che venne condotta da Julio Argentino Roca agli inizi del 1900) per farla finita con i popoli e le tribù del Sud, per far posto adesso alle imprese multinazionali.
In tutta l’Amazzonia, nella resistenza all’industria mineraria, petrolifera e alle altre devastazioni, ci sono i popoli indigeni. In Ecuador, membri del popolo Shuar della comunità di Nankitz, Morona Santiago, a novembre e a dicembre hanno cercato di recuperare il loro territorio, dal quale erano stati violentemente cacciati nell’agosto 2016 da forze militari e di polizia del governo che, ancora una volta, ha preso in considerazione un ordine giudiziario a favore della società mineraria cinese Explorcobres S.A, malgrado lo stesso governo non aveva nemmeno attuato la consultazione libera, preventiva e informata alla quale hanno diritto le comunità indigene Shuar. Negli scontri è morto un poliziotto e diversi sono rimasti feriti. Come ripercussione, il governo ha cercato di chiudere l’organizzazione ecologista Acción Ecológica, che da anni denuncia gli impatti dell’attività mineraria e petrolifera e la violazione dei diritti indigeni e umani in queste aree, compreso il caso Shuar. Si è riusciti a fermare quest’azione, sia per la vacuità delle accuse contro questa organizzazione, sia per la vasta protesta nazionale e internazionale; però le minacce proseguono: continua la militarizzazione nella zona Shuar e analoghe situazioni di sgomberi, abuso e violenza, si ripetono in diversi territori indigeni dell’Ecuador dove vogliono portare avanti le mega attività estrattive, a favore delle imprese straniere, soprattutto cinesi.
La difesa territoriale dei popoli indigeni ha un ruolo fondamentale nella difesa della vita e della giustizia per tutte le Amériche, come è successo anche con la mobilitazione del Popolo Sioux a Standing Rock, nel Nord Dakota, contro l’oleodotto DAPL, un’altra devastante impresa che a dicembre è stata fermata per l’estesa e ferma resistenza indigena. La convergenza di popoli indigeni e di organizzazioni ecologiste di base, così come in diversi luoghi con altri movimenti sociali, femministi, urbani, contadini, non è nuova, ma sta assumendo forme e significati nuovi.
La storia e le convincenti realtà del movimento e delle comunità zapatiste avalla, direttamente o indirettamente, tutti questi processi di resistenza. Il Messico, quasi come un continente in sé, è attraversato da conflitti territoriali, ambientali, sociali, di ingiustizie, con innumerevoli casi di repressione aperta o occulta, e con centinaia di lotte e resistenze locali, molte con base nelle comunità indigene e contadine. Le testimonianze e le denunce del Congresso Nazionale Indigeno riflettono molti di questi. La decisione di formare un Consiglio Indigeno di Governo e contrapporre una candidata donna e indigena ai discorsi elettorali è un altro modo per presentare, invitando molti altri movimenti, queste realtà, ferite, resistenze, indignazioni e costruzioni.
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Pubblicato su Desinformémonos con il titolo De Dakota a la Patagonia, rebeldía que no cesa
Traduzione per Comune di Daniela Cavallo


martedì 26 giugno 2012

Lonesome George



…Lonesome George è stato "scoperto" da uno scienziato ungherese, sull'Isla  Pinta nel 1972, risollevando le  speranze degli ambientalisti che credevano che le Chelonoidis nigra abingdoni fossero del tutto estinte. Il giovane maschio entrò subito a far parte del programma di riproduzione del Parco Nazionale delle Galapagos, ma dopo essere convissuto per 15 anni con una tartaruga femmina del vicino vulcano Wolf, Lonesome George si è accoppiato ma le uova sono  risultate sterili. Poi è stato  messo in un recinto con tartarughe  femmine dell'isola di Espanola dell'isola, geneticamente più vicini a lui di quelle del Wolf, ma Lonesome George non si è mai accoppiato con loro…


Four Fingers - Lonesome George

December first 1971 
On the island of Pinta a tortoise roamed
Most vegetation was destroyed by goats
Yet still George roamed with nothing but hope
Sole survivor of your species
Geochelone nigra abingdoni
You're the rarest creature in the world
With a name like that you could get any girl

Oh, Lonesome George
Giant tortoise of Galapagos
You've got no one and that's how it's been
Listen, George I'll be your friend

Ten thousand dollars to find you a partner
Its time you stop trying to be a martyr
Sixty to a hundred yet no ones sure
Age is just a number that what I've heard
I think its time you became a father
Listen George you don't have to love her
Come on George step up your game
All the other species are jealous of your name

Oh, Lonesome George
Giant tortoise of Galapagos
You've got no one and that's how it's been
Listen, George I'll be your friend



martedì 17 aprile 2012

si può fare


La filiale argentina della compagnia petrolifera spagnola Repsol è stata nazionalizzata ieri con un decreto d'esproprio firmato e annunciato in televisione a reti unificate dalla "presidenta" Cristina Kirchner. Poco dopo funzionari del governo argentino, guidati dal ministro per la pianificazione Julio de Vido, sono entrati nei locali della società petrolifera, l'YPF-Repsol, hanno preso possesso della sede ed espulso tutti i dirigenti spagnoli presenti. Il colpaccio  -  la succursale argentina rappresenta con una produzione di 472mila barili al giorno un terzo del  fatturato di Repsol  -  era nell'aria da settimane
…
…la Kirchner ha difeso il decreto di esproprio (lo Stato controllerà il 51 per cento della compagnia mentre il restante 49 percento verrà diviso tra i governatori delle regioni argentine che possiedono greggio) affermando che "il petrolio è un interesse pubblico strategico e prioritario" e non può stare in mani straniere. E aggiungendo che Repsol non ha rispettato gli accordi investendo poco o niente nello sfruttamento dei giacimenti argentini. Parlando alla nazione Cristina 
è riuscita anche a scherzare alludendo alle polemiche sul safari in Botswana di re Juan Carlos di Spagna. "Nazionalizzo YPF-Repsol perché le loro colpe sono lunghe come la proboscide di un elefante", ha detto…

…Cristina Fernández de Kirchner se refirió a las críticas que recibió de España en los últimos días, y a las que por entonces ya sabía que vendrían. “No esperen que esta Presidenta responda improperios, agravios ni descalificaciones, pierden el tiempo”, afirmó. Ya hacia el final de su intervención, sacó un tubo de ensayo con petróleo y se lo mostró a los asistentes. “Este tubito que ustedes ven aquí corresponde al pozo número 2, descubierto el 13 de diciembre de 1907, en Comodoro Rivadavia. Es el primer petróleo argentino. Me lo regaló el año pasado, en una cajita especial de aquella época, la familia Bernal. Yo no sé si estará acá su nieto. Su abuelo materno era el director general de Minas, de Geología e Hidrología de la Argentina. Bajo su égida se realizó la exploración y se obtuvo este petróleo. (...) Quería mostrarles lo que fuimos capaces de realizar hace tanto tiempo”, concluyó.

giovedì 1 marzo 2012

Dall'Amazzonia alle Ande- Karima Isd

È un essere vivente grande 6,5 milioni di chilometri quadrati. La foresta amazzonica occupa metà del territorio del Brasile e importanti aree di altri otto paesi (Bolivia, Colombia, Ecuador, Guiana francese, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela). E un'importanza che va ben oltre questi confini; infatti è un polmone del mondo, un «pozzo» che cattura gas serra. 
Ma un'alterazione del rapporto fra l'Amazzonia e i miliardi di metri cubi di acqua che i venti trasportano dall'Oceano Atlantico equatoriale alle montagne Ande potrebbe mettere in pericolo la capacità di ripresa di un bioma cruciale per il clima globale, avverte l'Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (Inpe), che ha partecipato con altre agenzie a uno studio durato venti anni. Sintesi: a meno che non si arrivi in tempi rapidi a una riduzione delle emissioni di gas serra, alla fine del XXI secolo le precipitazioni nell'area amazzonica e dintorni saranno del 40 per cento inferiori e la temperatura media sarà di otto gradi superiore a quella normale. E questo trasformerà la foresta - le cui capacità di resilienza sono grandi ma hanno un limite - da «pozzo» a fonte di emissioni di gas serra. 
I 30,6 miliardi di tonnellate di gas serra rilasciati dal mondo nel 2010, secondo i calcoli dell'Agenzia internazionale per l'energia, sono un record assoluto che non incoraggia affatto. Il lavoro di ricerca è stato condotto grazie a 13 scenografiche torri di legno alte fra i 40 e i 55 metri, posizionate in diversi punti della foresta per misurare il flusso dei gas, il funzionamento delle caratteristiche di base dell'ecosistema e diversi parametri ambientali. Alla valutazione dei risultati hanno lavorato chimici, fisici, biologi ed esperti in scienze umane. L'Amazzonia assorbe annualmente circa mezza tonnellata di carbonio per ettaro in media. Ma la quantità varia parecchio da regione a regione, a causa delle alterazioni ambientali. E dove le attività umane hanno degradato la foresta, questa arriva a rilasciare anidride carbonica. L'assorbimento dei gas serra da parte dell'Amazzonia è «controbilanciato» dalle emissioni dovute alla deforestazione e agli incendi provocati per espandere la colonizzazione agricola...

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giovedì 2 febbraio 2012

povere Ong

Due anni dopo il terremoto che ha devastato Haiti, quasi nulla è cambiato per gli haitiani. Eppure si è parlato di centinaia di milioni di dollari in aiuti e le organizzazioni non governative internazionali erano affluite in massa. Ora alcune se ne vanno: non ci sono più soldi e vanno altrove a cercare sfortune più redditizie. Altre cercano di restare. Ma dopo due anni in cui la politica pubblica haitiana è stata sostituita dal «regno» delle Ong, la vita dell'insieme della popolazione non è migliorata. Al contrario: l'aiuto portato dalla logica della compassione - anche quando è stata efficace - lascia la popolazione ancora più dipendente di prima.
La logica compassionevole ha sostituito la logica delle strutture, e i fondi dispensati dalle Ong non hanno permesso che si delineasse una politica che trasformi il lungo termine in un avvenire migliore. Le Ong, nell'ossessione del presente, uccidono il pensiero sul futuro. Hanno bisogno di uno stato di crisi permanente...

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lunedì 12 dicembre 2011

Doni all'umanità


La manioca, conosciuta anche come cassava, è un arbusto originario del Sudamerica e ha una radice a tubero commestibile.
Coltivata dagli Indiani sudamericani, la radice di manioca è divenuta oggi un alimento d’importanza mondiale. È l’elemento principale della dieta di circa un miliardo di persone in oltre 100 paesi diversi, cui fornisce circa un terzo del fabbisogno calorico giornaliero. Nella sola Africa, lo utilizza quasi l’80% della popolazione.
In generale esistono due varietà di manioca: dolce e amara, entrambe velenose se non vengono preparate adeguatamente. Molte tribù amazzoniche mangiano solo il tipo dolce o solo quello amaro, raramente entrambi. La maggior parte degli Indiani ne coltiva decine di varietà differenti: la sola tribù dei Tucano ne utilizza più di cinquanta.
La manioca cresce nei terreni poveri, non teme la siccità ed è una coltura perenne, che può essere raccolta tutto l’anno. Oggi è utilizzata ovunque anche come mangime per animali.
La manioca ha già salvato innumerevoli vite e, con l’aumentare della povertà, diventerà un alimento sempre più importante.
Il lattice
L’albero della gomma è la fonte principale della gomma naturale e si trova nella parte settentrionale dell’America del sud.
A scoprire e diffondere l’uso del suo lattice – la linfa opaca e resinosa, color latte oppure gialla, che si estrae dall’albero – sono stati gli Indiani sudamericani.
Gli Indiani sapevano come utilizzare il lattice già molto prima che Cristoforo Colombo arrivasse nel “Nuovo Mondo” nel 1492. Lo utilizzavano per impermeabilizzare i loro indumenti e per costruire utensili come perette e siringhe di gomma.
Nel 1736 l’esploratore francese Charles de la Condamine, in missione in Sud America per l’Accademia delle Scienze di Parigi, inviò a casa una lettera in cui descriveva l’uso del lattice: “Gli Indiani fabbricano bottiglie di lattice a forma di pera nel cui collo inseriscono pezzi di legno lunghi e cavi. Schiacciandole, il liquido che contengono cola nella cannuccia, trasformandole in siringhe vere e proprie”. Alcuni oggetti di gomma sono stati ritrovati negli scavi della città maya di Chichén Itza.
Verso la fine del XIX secolo, la scoperta del processo di vulcanizzazione del lattice scatenò il “boom della gomma” che coinvolse tutta l’Amazzonia e sterminò il 90% della popolazione indigena in un’ondata terribile di schiavitù, malattie e cieca brutalità.
Il lattice può essere estratto in modo sostenibile, senza danneggiare gli alberi. Oggi la gomma naturale è usata per realizzare palline rimbalzanti, stivali, palloni e guanti, ed è più indicata della gomma sintetica per gli pneumatici di aerei e navicelle spaziali.
La medicina indigena
Se non fosse stato per le raffinatissime conoscenze botaniche dei popoli indigeni e tribali, in particolar modo di quelli che vivono nelle foreste tropicali, molti dei composti medicinali vitali per l’uomo potrebbero essere ancora sconosciuti.
Si pensa che le piante siano state essenziali nello sviluppo di circa il 50% delle medicine esistenti oggi.
In Sud America, alcuni preparati vegetali usati dagli Indiani come veleni, come il curaro, hanno assunto un’importanza fondamentale nella medicina occidentale. Usati sulle punte delle frecce per immobilizzare la preda, sono stati trasformati in rilassanti muscolari che hanno reso possibili procedure come la chirurgia a cuore aperto.
Anni di sperimentazione con le loro piante, hanno fatto scoprire agli Yanomami del Brasile e del Venezuela che il succo di una vite tropicale, conosciuta anche come “artiglio di gatto”, cura la diarrea; alcuni studi compiuti in Europa hanno rivelato la sua efficacia anche nel trattamento dell’artrite reumatoide.
La famosa aspirina è stata confezionata a migliaia di chilometri di distanza, nel Nord America, a partire dalla corteccia del salice bianco che gli indiani Nordamericani usavano bollire per curare il mal di testa. Il farmaco Taxol invece, un estratto della corteccia e degli aghi del tasso del Pacifico, adottato dagli Indiani Nordamericani per i suoi poteri di rinforzo delle difese immunitarie, è usato oggi per curare i tumori alle ovaie e al seno.

Nell’Africa meridionale il Buchu, una pianta che, ridotta in poltiglia, i Boscimani usano da sempre per curare le piccole ferite, è divenuta oggi una cura per le malattie dei reni e delle vie urinarie (una casa farmaceutica londinese brevettò la pianta nel lontano 1821).

mercoledì 7 dicembre 2011

il canadà adotta le banconote di plastica. più facili da riciclare (in senso ecologico)

i cinesi del nono secolo avevano inventato la carta-moneta?
gli italiani del tredicesimo secolo avevano inventato le note di banca, ovvero banco-note?
ebbene, nel ventunesimo secolo i canadesi adottano le banconote di plastica.
plastica riciclabile, beninteso: e qui, quando si parla di riciclaggio, non si intende di riciclaggio del denaro sporco.
non sono i primi al mondo.
l'australia da una ventina d'anni usa nei biglietti di banca anche uno strato sottile di polietilene trasparente, e così anche brasile, romania, papua nuova guinea.
dalla scorsa settimana in canadà circolano le nuove banconote da 100 dollari di un particolare materiale polimero.
“safer, cheaper and greener”: così le ha descritte il governatore della banca del canada, mark carney, nel presentare la nuova $100...

venerdì 11 novembre 2011

Ogm peruviani

Una piccola vittoria, e una battaglia in corso. Si tratta di notizie provenientidal Perù. La piccola vittoria è il disegno di legge approvato ad ampia maggioranza la scorsa settimana dal parlamento peruviano: impone una moratoria di 10 anni all'ingresso nel paese di sementi geneticamente modificate, per la coltivazione o l'allevamento. La nuova legge è dunque pronta per essere promulgata dal presidente Ollanta Humala, passaggio considerato scontato: era stato proprio il presidente, in ottobre, a inviare al parlamento un progetto (con carattere di urgenza) per vietare l'introduzione di organismi geneticamente modificati in Perù. La moratoria sugli organismi transgenici è stata motivata con la necessità di salvaguardare la diversità biologica del paese.
Dalla moratoria sono esclusi organismi transgenici destinati a coltivazione sperimentale in spazi confinati (non nei campi), e prodotti farmaceutici o veterinari che li contengano. Esclusi dalla moratoria inoltre i prodotti derivati importati e destinati all'alimentazione umana o animale o a essere lavorati (ad esempio nell'industria alimentare). Anche gli organismi o prodotti contenenti ogm esclusi dalla moratoria dovranno però essere sottoposti all'analisi dei rischi previa a una specifica autorizzazione. 
Benché non assoluta, la moratoria sugli ogm è un passo importante…

venerdì 30 settembre 2011

povero Hope

È stato il primo orso a nascere in diretta su Internete in pochi mesi, assieme alla mamma Lily, è diventato una star del web. Ma la vita del piccolo Hope è durata meno di due anni: un cacciatore lo ha incrociato poco lontano dalla sua tana in una foresta del Minnesota e lo ha abbattuto lo scorso 16 settembre.

ANNUNCIO - L'annuncio è stata ufficializzato dai ricercatori della North American Bear Center di Ely che da diversi anni portano avanti un'iniziativa ecologista che ha lo scopo di proteggere gli orsi che vivono nello stato nordamericano. Gli stessi studiosi, il 22 gennaio dell'anno scorso, organizzarono la diretta streaming sul web per filmare il parto di mamma Lily…

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mercoledì 28 settembre 2011

Migrazioni

Il Mezzogiorno si allontana dall'Italia: riparte l'emigrazione, il tasso di disoccupazione reale è del 25%, meno di un giovane su tre ha un lavoro e tre donne su quattro stanno a casa. E' questo il quadro drammatico che emerge dal rapporto Svimez 2011 sulle regioni del Sud; il ritratto di una fetta d'Italia a rischio "tsunami demografico", come denuncia Svimez (associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno), che nel 2050 vedrà gli over 75 crescere di dieci punti percentuali e i giovani scendere da 7 a meno di 5 milioni e del 25% già entro i prossimi vent'anni.

Il fenomeno, rileva il rapporto, provocherà un'inversione nella composizione della società, con il Centro-Nord che diventa più "giovane" del Mezzogiorno. La scarsa natalità, l'assenza di lavoro che causa bassa attrazione di stranieri e massiccia emigrazione verso il Centro-Nord e l'estero, rischiano insomma di trasformare il Mezzogiorno da qui ai prossimi 40 anni in un'area spopolata, sempre più anziana e dipendente dal resto del Paese...



venerdì 16 settembre 2011

Un battito d’ali a New York, un uragano nella Repubblica dominicana - Gennaro Carotenuto

Stamane (-8 rispetto all’Italia) ascolto le notizie che mi raccontano di un tornado grande come l’Europa (‘sagerati) che si abbatte sugli Stati Uniti. Poi esco in strada e penso che -porca miseria- nonostante viva a un km in linea d’aria dal confine col Texas e tra il Sud e il Nord del mondo non ci è toccato neanche il bene di una fantozziana nuvoletta dell’impiegato. Azzurro fisso (meraviglioso peraltro) qui nel deserto e 38° all’ombra.

Rientro e la sempre splendida Annalisa Melandri mi offre un altro punto di vista da un altro Sud del mondo sempre al confine con l’impero. Nella Repubblica dominicana, nella totale indifferenza dei media, il passaggio dell’uragano Irene ha causato la bellezza di 30.000 senzatetto e almeno tre morti. Accendo RadioRai e nonostante sia domenica pomeriggio i GR sono quasi un filo diretto da New York dove peraltro i danni sono zero o quasi.

Struggono il cuore i servizi su quei poveri turisti italiani rimasti in albergo a guardare la tivù invece di addentare la grande mela che disperati chiedono: “e adesso a noi chi ci ripaga”? Vorrebbero il rimborso, come no! Sicuramente qualche associazione di consumatori disposta ad una class action contro Irene la troveranno. Che pena mi fanno… Poi riguardo la foto postata da Annalisa (sopra) e penso: e adesso a quei 30.000 senzatetto chi li ripaga? Neanche uno straccio di servizio al GR1.

da qui

mercoledì 14 settembre 2011

limiti al latifondo?

«Contadini mandati alla guerra in frontiera, per dar la terra nuova ai gringos forestieri; e noi che siam qui da prima della bandiera, di nutrirci di rape dovremmo anche esser fieri». Lo diceva più di cent'anni fa il gaucho Martin Fierro, se si ammette la parafrasi piuttosto libera del poema epico argentino che porta il suo nome, ma ora il governo di Cristina Kirchner sembra deciso ad ascoltarne la rima: in parlamento c'è una legge che vieta agli stranieri la possibilità di acquistare grandi appezzamenti di terreno.
Una norma non retroattiva, che permetterà ai grandi gruppi italiani di restare, anche se per farlo saranno probabilmente obbligati a riconoscere più diritti ai dipendenti e rispettare le comunità indigene, perchè l'Argentina del nuovo millennio cammina sola nella crisi e ha uno scudo ideologico contro parole come neocolonialismo e imperialismo.


«Lo Stato deve porre un limite alla proprietà estera della terra», ha già detto due volte in pochi giorni Cristina, esortando i suoi legislatori a darsi una mossa, perché se la borsa delle commodities di Chicago ha fatto alzare il tetto per fare entrare il grafico della soia, allora bisogna procedere in fretta verso quella che lei stessa ha chiamato «la seconda indipendenza» e vender caro il proprio tesoro verde: solo il 20% delle terre coltivabili potrà restare in mani non argentine e un unico proprietario non potrà intestarsi più di mille ettari. «Stiamo discutendo alcune modifiche al disegno di legge - hanno detto dal gruppo parlamentare del governo - ma in linea di massima ci siamo», lasciando intendere che di qui a qualche giorno arriverà l'ok dalle commissioni e poi anche dal Congresso.
Alcuni giuristi ritengono che la norma sia incostituzionale, poichè va contro il principio secondo cui gli stranieri godono degli stessi diritti dei cittadini nativi, tuttavia, con un'opposizione debole e d'accordo con lo spirito della proposta, le uniche attività volte a rovesciare il pronostico restano in mano alle lobby agricole, che ultimamente hanno perso il potere di cui godevano in passato...

continua qui

mercoledì 24 agosto 2011

Gilbert Douville

"FRATELLO......

....quando le cose vanno male,
come a volte succede,
volgi lo sguardo a quell' intima visione
che arde di dentro,
Li troverai il senso delle cose

Odo un' aquila nel cielo
e ponies scalpitanti a Ovest

Vedo il rosso cielo del mattino
e il fulmine saettare abbagliante

Sento il profumo della fresca rugiada mattutina
e quello della pioggia in un pomeriggio della tarda primavera

Godo della freschezza dell' aria
e gioisco alla mezzanotte di una notte di luna

Sento cuori pulsare tutt' intorno
La terra e' calda sotto i miei piedi

Quando le cose vanno male
come a volte succede"


"MISSIONARIO....

...danzavo tra le stelle
Poi sei venuto tu
a trascinare in basso il mio spirito
Hai detto che ero stupido

Danzavo tra le nuvole
Poi sei venuto tu
a trascinare in basso il mio spirito
Hai detto che vivevo nell' errore

Danzavo tra le colline
Poi sei venuto tu
a trascinare in basso il mio spirito
Hai detto che ero malvagio

Danzavo tra gli alberi
Poi sei venuto tu
a trascinare in basso il mio spirito
Hai detto che ero sporco

Danzavo tra i fiori
Poi sei venuto tu
a trascinare in basso il mio spirito
Hai detto che tutto era vano:
ero sempre e soltanto un indiano"

da qui

...Come mai gli Indiani, che consideravano gli animali loro fratelli, li uccidevano per mangiarli?

Sostanzialmente perché avevano fame. In realtà prima di ucciderli ringraziavano il loro spirito, ringraziavano il bisonte o il cervo dicendogli che un giorno lo avrebbero ricambiato nutrendo i suoi cuccioli. Gli Indiani avevano due modi per “seppellire” i morti: o sopra un albero o su un’impalcatura. In questo modo i corpi si decomponevano rapidamente e i resti cadevano al suolo. L’erba posta sotto all’impalcatura diventava molto verde, rigogliosa e i figli del cervo e del bisonte potevano nutrirsene. In questo modo gli Indiani mantenevano la promessa di sfamare i cuccioli degli animali uccisi. Tutto questo appartiene al Grande Cerchio della Vita in cui ogni cosa è legata alle altre.

Questa vostra consapevolezza del profondo legame tra tutte le creature ci riporta al problema del rispetto per la vita; qual è il tuo pensiero di fronte ai disastri ambientali, alle devastazioni provocate dall’umanità sul pianeta Terra?

A volte mi pongo domande sul destino di questo pianeta e penso che la Terra ha qualcosa che noi umani non possediamo, se non in una quantità molto esigua: il tempo.
Noi umani siamo folli, facciamo alla Terra cose terribili. Quasi non pensiamo che dopo la nostra morte la Terra andrà avanti comunque. Noi abbiamo una vita molto breve, soltanto la Terra “possiede il Tempo”. Rispetto agli altri animali l’uomo è un essere molto particolare: ha paura, è molto possessivo, difficilmente vuol condividere quello che ha. Per difendere quello che possiede costruisce armi sempre più potenti; addirittura la bomba atomica, l’arma più micidiale (v. la poesia No nukes di Gilbert. N.d.A.)… L’uomo è talmente folle che, piuttosto di condividere, è disposto anche a massacrare i suoi simili… e si dimentica della brevità della sua vita di fronte a quella della Terra...

daqui

giovedì 11 agosto 2011

numeri petroliferi

Dai pozzi della BP nel Golfo del Messico sono usciti fra 700 e 800 milioni di litri (da qui)

Bp sarà chiamata a pagare 20 miliardi di dollari (da qui)

Nel 2008 BP ha avuto utili nel primo semestre per 13 miliardi di dollari (da qui)

Cioè, uno dei disastri ecologici più grandi della storia costa meno di un anno di utili.

lunedì 25 luglio 2011

autosufficienza alimentare - la lezione giamaicana - Marinella Correggia

...Una bella lezione viene dalla Giamaica. Importa il 60% degli alimenti che consuma ma il ministero dell'Agricoltura vuole abbattere questa dipendenza di almeno il 45% al più presto, tanto più in tempi di prezzi elevati e restrizioni all'export da parte dei paesi grossi produttori agricoli. Cosa sta facendo quel paese per promuovere l'indipendenza (e dunque sovranità) alimentare? Ce lo spiega un reportage dell'Inter Press Service.
Di fronte all'evidente natura erratica dei mercati mondiali, l'Autorità per lo sviluppo agricolo rurale (Rada) della Giamaica ha cominciato a promuovere orti domestici, rurali e urbani, in 14 aree strategiche. Era il primo punto di un Programma nazionale per la sicurezza alimentare, lanciato due anni fa con la distribuzione di kit contenenti semi, input e guide del piccolo coltivatore. È un programma con molti attori, che va sotto il nome di campagna «Eat Jamaican» (Mangia giamaicano, e dunque produci giamaicano). L'obiettivo finale è l'accesso di tutti a cibo nutriente, a basso costo e locale.
Oggi gli autoprodotturi (per il consumo domestico e la vendita locale) sono aiutati con programmi di formazione, accesso al mercato, piccole tecnologie, e gli agrotrasformatori ottengono prestiti a bassissimo costo purché usino materie prime locali. Il processo sta andando bene: la bolletta delle importazioni alimentari è passata da 800 milioni di dollari nel 2008 a 661 milioni nel 2010. Ma si può andare oltre.
I progetti a favore di 5mila orticoltori urbani e duemila agricoltori «di campagna» sono tanti: dall'introduzione delle colture idroponiche in diverse comunità all'incremento della produzione di radici e tuberi, dal miglioramento dell'irrigazione al potenziamento delle capacità di stoccaggio alla riduzione delle perdite post-raccolto. Sul lato delle politiche commerciali, il governo è orientato a proteggere di più l'agricoltura dalle importazioni a basso costo...