Visualizzazione post con etichetta Sandra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sandra. Mostra tutti i post

sabato 25 giugno 2016

Buenos Aires chiude lo zoo: “Situazione degradante” - Laura Di Cintio


Dopo ben 140 anni di attività, lo zoo di Buenos Aires sta per chiudere i battenti. Ad annunciarlo è stato il sindaco della città argentina, Horacio Rodríguez Larreta, lo scorso giovedì durante una cerimonia ufficiale: “Questa situazione di cattività è degradante per gli animali, non è il modo per prendersi cura di loro”. La struttura, che dal 1888 è proprietà della città e ospita più di 2500 esemplari di animali esotici allevati in cattività, è situata nel famoso quartiere Palermo e si sviluppa su oltre 18 ettari di terreno. Questi, entro la fine dell’anno, saranno adibiti alla realizzazione di un moderno bioparco dove gli animali non vivranno più in gabbie o recinti, ma piuttosto in grandi spazi aperti molto simili al loro habitat naturale, recintati con barriere fisiche spesso nemmeno percepibili dagli animali e dal pubblico. Il nuovo bioparco sarà “un luogo dove i bambini potranno imparare a prendersi cura di e a relazionarsi con le diverse specie animali –  ha detto il sindaco – alle quali dobbiamo dare il massimo valore possibile. E il modo in cui vivono qui non è certamente il modo per farlo”.
Lo zoo ha rappresentato finora una delle principali attrazioni di Buenos Aires, ma è stato anche oggetto di numerose critiche negli ultimi anni, dovute soprattutto alla condizione in cui erano detenuti alcuni orsi polari: l’ultimo di loro, Winner, è morto tre anni e mezzo fa a causa delle temperature troppo elevate che era stato costretto a sopportare a lungo. “La cosa più importante è rompere con lo schema della prigionia e dell’esibizione” ha dichiarato alla stampa Gerardo Biglia, attivista di lunga data per la chiusura del giardino zoologico di questa città. Molti degli animali ad oggi rinchiusi nello zoo saranno liberati nella Reserva Ecològica, una vasta riserva ecologica nel cuore di Buenos Aires che ha la funzione di preservare la biodiversità del luogo. Tra questi ci sarà anche Sandra, uno dei due oranghi protagonisti della sentenza habeas corpus di un paio di anni fa, con la quale la Corte dei Giudici di Buenos Aires li ha ufficialmente dichiarati “persone non umane”, aventi il diritto all’integrità fisica della libertà.


qui una pagina sullo zoo di Buenos Aires

domenica 28 dicembre 2014

nostra sorella Sandra

L’orango Sandra ha diritto di essere liberata dallo zoo argentino in cui vive. È la conseguenza della sentenza di una Corte di giudici che ha riconosciuto la scimmia come “persona non umana” illegittimamente privata della sua libertà.  

Nel mese di novembre gruppi di attivisti per i diritti animali avevano presentato una petizione per sostenere l’«habeas corpus» a nome di Sandra. Un documento che normalmente viene usato per contestare l’illegittima detenzione di una persona. 

La corte ha considerato Sandra, nata in cattività in Germania e trasferita 20 anni fa in Argentina, come persona “non umana” con diritti fondamentali da tutelare. Ora l’orango di 29 anni, salvo capovolgimenti di sentenza dovuti a possibili ricorsi, dovrebbe finalmente lasciare lo zoo di Buenos Aires per continuare a vivere più in libertà in un santuario per animali. 

Quella presa in Argentina è una « sentenza storica che potrebbe aprire la strada ad ulteriori azioni legali non solo per altri grandi scimmie - spiega a La Nacion Paul Buompadre, avvocato per l’Afada (Association of Officials and Lawyers for Animal Rights) -, ma anche per altri esseri senzienti ingiustamente e arbitrariamente privati della loro libertà negli zoo, circhi, parchi acquatici e laboratori scientifici». 

Solo poche settimane fa, in un’analoga situazione, un tribunale statunitense non aveva riconosciuto lo status di “persona” allo scimpanzé Tommy, negandogli di fatto i diritti e le tutele previste per l’«habeas corpus».  
Nel 2011 la Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) aveva intentato una causa contro il gestore del parco marino Seaworld relativamente a cinque orche catturate e detenute “in schiavitù”. La causa però venne respinta da un tribunale di San Diego...

qui un articolo molto interessante, in spagnolo