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domenica 16 marzo 2025

I vandali del pianeta Terra - George Monbiot

 

Se penso alla guerra fatta da Donald Trump, Elon Musk e i loro scagnozzi alla vita sulla Terra, ho un terribile sospetto. Mi chiedo se, oltre a voler consegnare il mondo agli oligarchi e alle multinazionali, e spremere dai sistemi viventi il massimo profitto realizzabile, non ci sia un altro obiettivo. Forse vogliono semplicemente vedere la distruzione del pianeta? Sappiamo che l’obiettivo principale di Trump è il potere. Sembra non averne mai abbastanza. Dunque, consideriamo il traguardo estremo del potere: diventare non solo un imperatore, ma l’ultimo degli imperatori; chiudere il capitolo della civiltà. È ovvio, naturalmente, che molte delle sue azioni rientrano nel normale saccheggio capitalista.

Nei giorni scorsi Trump ha ordinato la distruzione delle foreste nazionali e di altri territori protetti a opera dell’industria del legname, che avverrà sotto la supervisione del Forest service degli Stati Uniti, a capo del quale oggi siede l’ex vicepresidente di un’azienda di legname. Tra le conseguenze ci saranno la perdita di specie selvatiche e di ecosistemi rari e un maggiore rischio d’incendi. Trump ha giustificato l’ordine con il solito pretesto da dittatore: una presunta emergenza. Ha usato la stessa scusa per avviare una nuova ondata di progetti legati ai combustibili fossili. È probabile che questo causerà l’inquinamento delle aree umide e delle riserve idriche. Alla guida dell’assalto c’è il nuovo segretario all’energia Chris Wright, ex amministratore delegato di una compagnia di fracking. Se gli Stati Uniti fossero davvero alle prese con un’emergenza energetica, il governo dovrebbe accelerare anche sulle energie rinnovabili. Invece ha congelato gli investimenti nel settore. Inoltre, potrebbe spingere per un uso più attento dell’energia, invece sta eliminando le norme sul consumo di carburante dei veicoli. Sembra una ricompensa per l’industria dei combustibili fossili che ha contribuito a far eleggere Trump.

Altre politiche, però, fanno pensare più a un gioioso vandalismo: i tagli al personale dei parchi nazionali e del Fish and wildlife service, l’agenzia che si occupa di difendere la fauna selvatica degli Stati Uniti, e la sospensione dei finanziamenti internazionali per la conservazione dell’ambiente che non faranno arricchire nessuna lobby. Anzi, l’obiettivo dichiarato da Trump di sbarazzarsi dell’Ente federale per la gestione delle emergenze, che fa le funzioni della protezione civile, potrebbe mettere a rischio i profitti aziendali, soprattutto per assicuratori e fondi d’investimento, aggravando le sofferenze delle persone colpite dalla crisi ambientale. Il presidente ha anche eliminato gli aiuti forniti alle comunità vittima dell’inquinamento.

Allo stesso tempo promuove con entusiasmo i piani di Musk per mandare gente su Marte, un pianeta dove gli esseri umani non potrebbero vivere. Questi uomini, che sostengono spudoratamente di dover tagliare per forza mille miliardi dal bilancio federale altrimenti “l’America andrà in bancarotta”, sono gli stessi che premono per lanciare un programma da centinaia di miliardi che non porterà nessun beneficio alla collettività.

Una delle spiegazioni più convincenti che ho letto della nostra epoca è un saggio di Jay Griffiths intitolato Fire, hatred and speed! (Fuoco, odio e velocità), pubblicato nel 2017. L’autrice propone un nesso tra i vandali del pianeta di oggi e i futuristi italiani del novecento. I futuristi, che crearono gran parte dell’iconografia e dell’ideologia del fascismo, idolatravano le macchine e fantasticavano sul “trionfo tecnologico dell’umanità sulla natura”. Erano ossessionati dal volo, attraverso il quale, osserva Griffiths, pensavano di poter raggiungere la loro condizione ideale. Penso che questa sia una chiave per capire Elon Musk e la forte presa che ha sull’amministrazione Trump. Quella offerta da Musk è la fantasia di fuga definitiva: dalla moralità, dalla cura, dall’amore e dal pianeta stesso. Distruggere il pianeta per poi trascenderlo; lasciare il proprio marchio indelebile sulla Terra mentre s’impone un trionfale dominio nei cieli: io credo che questa sia una pulsione profonda e nascosta che può contribuire a spiegare i programmi di Trump.

Anche se, per qualche sinistro miracolo, i demolitori del pianeta dovessero riuscire nel loro intento, scoprirebbero presto che nessun paradiso tecnologico, nessuna stazione spaziale o città marziana sarà paragonabile a quello che abbiamo.

Questo è l’unico pianeta nell’universo a cui ci siamo adattati. Cose alle quali non pensiamo quasi mai – la pressione atmosferica di 1 bar sulla superficie terrestre; la magnetosfera, che insieme all’atmosfera ci protegge dalle radiazioni cosmiche e dal bombardamento protonico del Sole; l’ossigeno atmosferico – insieme ai sistemi viventi creano un luogo che apparirebbe come una meraviglia a chiunque ne fosse allontanato. Questo è il nostro paradiso, e non può esisterne un altro. ◆ fdl

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

Questo articolo è uscito sul numero 1605 di Internazionale, a pagina 42.

da qui

venerdì 14 marzo 2025

Rapporto GrIG sugli illeciti forestali in Italia - Stefano Deliperi

 

2.094 notizie di reato, 26.667 illeciti amministrativi, 1.263 persone denunciate, 21 arresti, 302 sequestri preventivi. Sanzioni amministrative per complessivi euro 20.625.567,05 nei confronti di 24.751 trasgressori (2020-2024).

Qual’è il livello della legalità ambientale nella gestione dei boschi e delle foreste italiani? Questa è la domanda a cui cerca, almeno in parte, di rispondere la ricerca effettuata dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) riguardo le violazione delle leggi per la tutela boschiva e le conseguenti sanzioni applicate.

La prima edizione del Rapporto GrIG sugli illeciti forestali (2020 – 2022) è stata pubblicata nel febbraio 2024 e non comprendeva i dati delle Regioni autonome del Friuli Venezia Giulia e della Valle d’Aosta, allora non forniti.

La presente edizione del Rapporto GrIG sugli illeciti forestali riguarda gli anni 2020 – 2024 ed è il primo che riguardi l’intero territorio nazionale.

La copertura forestale italiana.

Secondo i dati dell’Inventario forestale italiano (2023), i boschi e le foreste si estendono per 11.054.458 ettari, con un indice di boscosità del 30,2% del territorio nazionale.

Si estendono nel 31,1% dei casi in aree naturali protette, mentre nel 68,9% fuori dalle aree naturali protette.  

Il 66,4% dei boschi italiani è di proprietà privata, mentre solo il 33,2% è di proprietà pubblica (demani civici compresi).

La gestione del bosco e delle foreste sul piano giuridico.

Negli anni scorsi è entrato in vigore il decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i. (Testo unico in materia di foreste e filiere forestali) che costituisce, insieme alle norme delle Regioni e delle Province autonome, il quadro di gestione boschiva sul piano giuridico.

E’ stato ed è fortemente criticato da autorevoli personalità del mondo accademico e da rilevanti parti dell’associazionismo ambientalista per la forte impronta produttivistica e poco attenta alla conservazione naturalistica.

Aspetti fortemente critici sono l’esclusione dalla nozione giuridica di “bosco” delle “formazioni di origine artificiale realizzate su terreni agricoli anche a seguito dell’adesione a misure agro-ambientali o nell’ambito degli interventi previsti dalla politica agricola comune dell’Unione europea” (es. Regolamento (CEE) n. 2080/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo), la c.d. arboricoltura da legno (es. Pioppeti, ecc.) d’impianto artificiale a fini di produzione legnosa, i noccioleti e i castagneti in produzione o in ripristino (art. 5 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.), nonostante i svariati casi (es. numerosi castagneti) abbiano un’evoluzione naturale anche molto marcata. Fra le conseguenze c’è l’esclusione della presenza del vincolo paesaggistico ex lege (art. 142, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Sono strumenti giuridici di gestione forestale la strategia forestale nazionale, i piani forestali di indirizzo territoriale, i piani di gestione forestale pubblici o privati (art. 6 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.), nonchè la disciplina di gestione forestale predisposta da Stato, Regioni e Province autonome  (art. 7 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.).

I tagli boschivi silvo-colturali dopo la legge n. 136 del 2023 sono autorizzati in base alla disciplina forestale.

La normativa comunitaria per la tutela dei boschi e le ambiguità nel campo delle energie rinnovabili.

La normativa comunitaria offre un rilevante quadro giuridico per la salvaguardia di boschi e foreste grazie alla Rete Natura 2000, realizzata in base alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e in base alla direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica: nel Bel Paese vi sono ben 2.649 siti rientranti nella Rete Natura 2000. In particolare, sono stati individuati 2385 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), 2301 dei quali sono stati designati quali Zone Speciali di Conservazione, e 842 Zone di Protezione Speciale (ZPS), 578 delle quali sono siti di tipo C, ovvero ZPS coincidenti con SIC/ZSC (elenco dei SIC-ZSC,elenco delle ZPS).

La Rete Natura 2000 in Italia interessa complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e circa il 6,5% di quello marino.

Ogni intervento che possa apportare modifiche agli ambienti tutelati dev’essere assoggettato alle preventive e vincolanti procedure di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.), ai sensi degli artt. 6 della direttiva n. 92/43/CEE e 5 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. di recepimento nell’ordinamento nazionale.

Tuttavia, sussistono forti ambiguità nel regime di effettiva salvaguardia del patrimonio forestale determinato dall’esplicito favore dell’Unione Europea per l’utilizzo delle biomasse, fra cui rientrano non solo gli scarti del legno, ma anche legno proveniente da tagli boschivi anche di ingente quantità ed estensione, come evidenziato dal recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) The European biomass puzzle – Challenges, opportunities and trade-offs around biomass production and use in the EU (genn. 2024).

Le recenti modifiche sul vincolo paesaggistico a tutela dei boschi.

Non è un periodo particolarmente felice per i boschi del povero Bel Paese. Il 10 ottobre 2023 è entrata in vigore la legge 9 ottobre 2023, n. 136 “Conversione in legge del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, recante disposizioni urgenti a tutela degli utenti, in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici”.

Il decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito nella legge 9 ottobre 2023, n. 136 riguarda norme per la tutela degli utenti dei servizi di trasporto, materie economiche e finanziarie, nonché investimenti in settori strategici. 

E’ del tutto evidente che l’attuale maggioranza politica che sostiene il Governo Meloni ha voluto ingraziarsi gli imprenditori e progettisti del settore forestale.

I boschi oggetto di tutela anche con singoli provvedimenti di individuazione ministeriale o regionale (artt. 136 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) ora non vedono più gli interventi di taglio assoggettati alla necessità dell’autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), ma sono gestiti come quelli tutelati con il vincolo paesaggistico discendente dalla legge (art. 142, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.): in sostanza, per “incentivare e sviluppare le potenzialità della filiera nazionale foresta – legno e … favorire il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri”, sono esentati dall’obbligo di preventiva autorizzazione paesaggistica tutti gli interventi di “taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste …  , purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia” (art. 149, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Ma è vero che tali disposizioni favorirebbero “le potenzialità della filiera nazionale foresta – legno e … il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri”?

Il settore della gestione forestale in Italia è davvero così virtuoso come, per esempio, fan pensare certe affermazioni del CONAF?

La ricerca GrIG sulla legalità nella gestione dei boschi e delle foreste italiane.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha condotto (istanza del 5 ottobre 2023) una ricerca in relazione all’irrogazione di sanzioni amministrative ed emissione di comunicazioni di notizie di reato in materia di tagli boschivi non autorizzati nel territorio nazionale o nei rispettivi territori regionali/provinciali di competenza, negli anni 2020-2022.

Sono stati coinvolti i Carabinieri Forestale, per le Regioni ordinarie, e i Corpi forestali e di vigilanza ambientale delle Regioni e Province autonome.

Sono pervenute le risposte del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri (nota prot. n. 12/80-3 del 3 novembre 2023), della Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano (nota dell’11 ottobre 2023), del Corpo Forestale della Regione Siciliana (nota prot. n. 108414 del 31 ottobre 2023), del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 78687 del 13 novembre 2023) e del Dipartimento Protezione Civile, Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento (nota prot. n. 327 del 9 gennaio 2024). Nessuna risposta da parte dei Corpi forestali del Friuli – Venezia Giulia e della Valle d’Aosta.

Nel periodo 2020-2022 i Carabinieri Forestale hanno perseguito 1.039 reati, denunciato 707 persone, effettuato 14 arresti e 200 sequestri preventivi.

Inoltre hanno accertato ben 14.179 illeciti amministrativi, contestando violazioni per 11.354.240,00 euro a carico di 13.719 trasgressori ed effettuando 23 sequestri amministrativi.

La Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano, nel periodo 2020-2022, ha effettuato 30 comunicazioni notizie di reato e contestato 143 illeciti amministrativi per 264.267,00 euro.

Il Corpo Forestale della Regione Siciliana, sempre nel periodo 2020-2022, ha effettuato 2 comunicazioni notizie di reato e accertato 52 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna, nel periodo 2020-2022, ha effettuato 51 comunicazioni notizie di reato e accertato 72 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, nel periodo 2020-2022, ha accertato ben 291 sanzioni amministrative, ma non ha effettuato alcuna comunicazione notizie di reato.

I dati, purtroppo incompleti, indicano nel triennio 2020-2022 ben 1.122 notizie di reato e 14.737 illeciti amministrativi, sintomo di un’ampia presenza di illegalità nella gestione dei boschi e foreste italiani.

Un focus sulla Provincia di Siena, ben 172.000 ettari di superficie boscata su 382.100 di superficie complessiva, il 45,01% del territorio, una percentuale fra le più elevate in Italia:

– nel periodo gennaio – ottobre 2022, i Carabinieri Forestale di Siena hanno svolto oltre 500 verifiche in materia, irrogando ben 319 sanzioni amministrative per complessivi 353 mila euro ed effettuando 19 comunicazioni di reato relative a 25 soggetti all’Autorità giudiziaria competente: oltre il 63% dei controlli effettuati ha evidenziato situazioni irregolari;

– nel periodo gennaio – ottobre 2023, i Carabinieri Forestale di Siena hanno svolto oltre 1.300 verifiche in materia, irrogando ben 231 sanzioni amministrative per complessivi quasi 103 mila euro ed effettuando 12 comunicazioni di reato relative a 10 soggetti all’Autorità giudiziaria competente: quasi il 18% dei controlli effettuati ha evidenziato situazioni irregolari.

I dati evidenziano una significativa presenza di illegalità nel settore della gestione boschiva.

Il GrIG ha, poi, condotto un aggiornamento della ricerca (istanza del 28 gennaio 2025) che ha portato ad acquisire dati relativi a tutto il territorio nazionale per il successivo periodo 2023-2024.

Sono pervenute le risposte del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri (nota prot. n. 12/3-4 del 12 febbraio 2025), della Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano (nota del 13 febbraio 2025), del Corpo Forestale della Regione Siciliana (nota prot. n. 20144 del 25 febbraio 2025), del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 12807 del 20 febbraio 2025), del Dipartimento Protezione Civile, Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento (nota prot. n. 327 del 6 febbraio 2025), del Corpo Forestale Regionale del Friuli – Venezia Giulia (nota prot. n. 190264 del 7 marzo 2025) e del Corpo Forestale della Valle d’Aosta (nota prot. n. 493 del 29 gennaio 2025).

Nel periodo 2023-2024 i Carabinieri Forestale hanno perseguito 877 reati, denunciato 546 persone, effettuato 7 arresti e 102 sequestri preventivi.

Inoltre hanno accertato ben 11.071 illeciti amministrativi, contestando violazioni per 8.804.544,00 euro a carico di 10.618 trasgressori ed effettuando 28 sequestri amministrativi.

La Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano, nel periodo 2023-2024, ha contestato 106 illeciti amministrativi.

Il Corpo Forestale della Regione Siciliana, sempre nel periodo 2023-2024, ha effettuato 10 comunicazioni notizie di reato e accertato 131 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna, nel periodo 2023-2024, ha effettuato 84 comunicazioni notizie di reato e accertato 92 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, nel periodo 2023-2024, ha accertato ben 227 sanzioni amministrative, ma non ha effettuato alcuna comunicazione notizie di reato.

Il Corpo Forestale Regionale del Friuli – Venezia Giulia, nel periodo 2023-2024, ha contestato 165 illeciti amministrativi nei confronti di 180 trasgressori, per un importo complessivo di euro 86.398,10.

Il Corpo Forestale della Valle d’Aosta, invece, non ha accertato alcun illecito amministrativo nel periodo 2020-2024, ma ha effettuato una comunicazione notizia di reato nel 2021.

I dati indicano nel biennio 2023-2024 ben 971 notizie di reato e 11.752 illeciti amministrativi, sintomo di un’ampia presenza di illegalità nella gestione dei boschi e foreste italiani.

Nel quadriennio 2020-2024 si registrano ben 2.094 notizie di reato e 26.667 illeciti amministrativi, 1.263 persone denunciate, 21 arresti, 302 sequestri preventivi. Sono state contestate sanzioni amministrative per complessivi euro 20.361.300,05 nei confronti di 24.751 trasgressori.

Un sintetico focus su un caso emblematico di illecito forestale: un imponente taglio boschivo (circa 50 ettari) eseguito lungo le sponde del Fiume Secchia, nel territorio comunale di Rubiera (RE), ben oltre i limiti delle autorizzazioni nell’estate 2024 è stato sanzionato con un provvedimento dei Carabinieri Forestale che impone il ripristino ambientale e il pagamento di ben 198 mila euro.

A parte il procedimento penale, quantomeno per le violazioni di natura paesaggistica (artt. 734 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), un caso esemplare di come – abusivamente – si elimina la difesa idrogeologica costituita dalla vegetazione riparia e dai boschi in particolare. Fatto ancor più grave in una regione – l’Emilia-Romagna – purtroppo ormai soggetta a calamità innaturali grazie a interventi antropici semplicemente assurdi e dettati da interessi economici piccoli e grandi.

Qualche considerazione e qualche proposta.

L’attuale situazione di illegalità diffusa, che può render felici solo imprenditori senza scrupoli del settore del legno e nel campo della produzione di energia da biomasse legnose, disegna un quadro sensibilmente critico in una situazione di perdurante rischio idrogeologico presente in gran parte del territorio nazionale e in un momento di crisi ambientale determinata dai cambiamenti climatici. proprio quando sono sempre più ridotti nei fatti gli ordinari controlli ambientali e i tagli illeciti sono ampiamente diffusi quanto sanzionati in modo penosamente insufficiente, poche migliaia di euro per danni ambientali spesso non ripristinabili.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) auspica una seria ed efficace inversione di tendenza, comprendente un forte inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per i tagli boschivi abusivi e un aumento dei controlli ambientali, grazie a un incremento di personale e mezzi.

Il GrIG invierà formalmente il Rapporto sugli illeciti forestali al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministro della Cultura e al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, affinchè adottino le iniziative di propria competenza e si facciano carico anche delle necessarie iniziative di proposta legislativa sull’inasprimento delle sanzioni penali e amministrative in materia…

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giovedì 11 luglio 2024

Abbattere le foreste secolari per costruire i mobili dell’Ikea

  

I produttori di mobili che producono per IKEA si riforniscono di legno da alcune delle ultime foreste secolari rimaste in Europa nei Carpazi rumeni, comprese le aree protette Natura 2000, secondo un nuovo rapporto.

Un’indagine di Greenpeace rivela che sette produttori che producono i prodotti preferiti da sempre di IKEA, come le sedie INGOLF o le culle e i letti per bambini SNIGLAR, sono collegati alla distruzione di foreste ad alto valore di conservazione.

Almeno 30 prodotti diversi di questi fornitori sono stati trovati nei negozi IKEA in 13 paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Israele, Polonia, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Greenpeace chiede a IKEA di diventare parte della soluzione invece di contribuire alle attuali crisi climatiche e di biodiversità.

Robert Cyglicki, direttore della campagna sulla biodiversità di Greenpeace Central and Eastern Europe, ha affermato: “Il nostro patrimonio naturale non può essere trasformato in pezzi di arredamento. Le foreste secolari sono vitali per la salute del pianeta e devono essere immediatamente protette. IKEA deve mantenere le proprie promesse di sostenibilità e ripulire la propria filiera dalla distruzione delle foreste secolari”.

Il rapporto Assemble the truth: Old-growth forest destruction in the Romanian Carpathians è stato studiato e scritto da Greenpeace Central and Eastern Europe. I team di indagine hanno seguito la filiera dall’analisi dei permessi e delle immagini satellitari dei siti di disboscamento nelle foreste in Romania ai depositi di legname e ai produttori di mobili, fino a dove finiscono quei prodotti: sugli scaffali dei negozi IKEA.

Si è scoperto che diversi produttori si rifornivano di legno da foreste ad alto valore di conservazione. Sulla base delle informazioni disponibili al pubblico, IKEA è il più grande cliente dei prodotti fabbricati dalla maggior parte di queste aziende, il che implica un’alta probabilità che il legno problematico finisca nei mobili IKEA. Secondo il rapporto, questo sembra certo nel caso di un produttore, Plimob, poiché Plimob produce praticamente esclusivamente per IKEA.

Greenpeace CEE ha dato a IKEA l’opportunità di commentare i risultati di questa indagine. IKEA non ha contestato le informazioni. Dei produttori, uno ha riconosciuto la ricezione di legname da un’area Natura 2000, affermando che tale distruzione non è illegale, mentre molti non hanno risposto.

Greenpeace riconosce che i mobili in generale sono un buon modo di utilizzare il legno, immagazzinare carbonio e aggiungere valore alle materie prime, ma ciò non deve accadere sacrificando le foreste più biologicamente diverse del pianeta.

I Carpazi ospitano orsi bruni, linci e lupi e il bisonte europeo e sono tra i più importanti rifugi di flora e fauna del continente europeo. Il problema è che le aziende e le autorità vogliono evitare di identificare aree come foreste primarie o secolari per evitare restrizioni, portando al fatto che solo il 2,4% (1700 km²) delle foreste dei Carpazi rumeni sono attualmente protette dal disboscamento.

Allo stesso tempo, i dati ufficiali suggeriscono che circa il 7% delle foreste rumene ha più di 120 anni.

Secondo la strategia sulla biodiversità dell’UE, queste foreste dovrebbero essere rigorosamente protette. “IKEA deve diventare un’azienda leader per l’azione politica necessaria per mettere in atto misure di protezione della biodiversità legalmente vincolanti ed efficaci per soddisfare gli obiettivi di biodiversità dell’Europa”, conclude Cyglicki.

da qui

giovedì 14 settembre 2023

65 mila ettari di foresta indonesiana sono salvi grazie alla vittoria del Popolo indigeno Auyu - Andrea Vitello

 

Al fine di rispettare gli impegni dovuti all’accordo sul clima di Parigi, lo stato indonesiano si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 31%, o del 43% con il sostegno finanziario internazionale, entro il 2030. Tuttavia la fonte principale di emissioni in Indonesia deriva dalla deforestazione, spesso dovuta al rilascio di permessi per le piantagioni di olio di palma. Proprio per questo il ministro, dell’Ambiente e delle foreste indonesiano, attraverso un decreto ministeriale avevo reso più difficile ottenere i permessi per ampliare le piantagioni di olio di palma danneggiando le foreste.

Nel mese di marzo, PT Kartika Cipta Pratama e PT Megakarya Jaya Raya, due aziende produttrici di olio di palma, avevano citato in giudizio il suddetto ministro per tale decreto. Per fortuna il tribunale amministrativo di Giacarta non solo ha respinto la richiesta delle due aziende, ma ha anche riconosciuto il diritto a viverci del popolo Auyu, un popolo indigeno che si trova nella Papua Occidentale. In tutto si tratta di 65mila ettari di foresta pluviale incontaminata, un territorio grande quasi quattro volte la città di Milano.

La responsabile campagna foreste di Greenpeace Italia, Martina Borghi, in merito alla sentenza ha dichiarato:

«La sentenza del Tribunale amministrativo di Giacarta rappresenta un precedente importante e sancisce il diritto alla terra del Popolo Auyu, un Popolo Indigeno che abita le remote foreste della Papua Occidentale, vicino al confine con la Papua Nuova Guinea, che Greenpeace affianca nella protezione delle foreste dell’Indonesia. Grazie a questa decisione, giunta dopo una lunga battaglia legale sostenuta dal Popolo Auyu insieme a Greenpeace e ad altre associazioni e fondazioni indonesiane, le due aziende, che avevano già distrutto quasi 9.000 ettari di foresta per favorire l’espansione di piantagioni di palma da olio, sono ora costrette a fermarsi»[1]. E poi aggiunge: «La foresta che viene distrutta per produrre olio di palma non è solo il luogo in cui il Popolo Auyu trova cibo, medicine e mezzi di sussistenza, ma è anche l’habitat di flora e fauna uniche al mondo, endemiche della Papua. Per gli Auyu, difendere le loro terre forestali nelle aule dei tribunali potrebbe essere l’ultima possibilità di salvare la loro casa e i loro mezzi di sostentamento, la loro cultura e il loro stile di vita»[2].

Greenpeace Indonesia ha comunicato: “Sforzi legali per difendere le foreste tradizionali sono stati intrapresi dagli Auyu anche presso il Tribunale amministrativo di Jayapura”[3].

Nel suo comunicato stampa Greenpeace Italia ha inoltre specificato:

“Greenpeace, insieme a una coalizione di associazioni e fondazioni indonesiane, supporta il Popolo Auyu nella battaglia contro il land grabbing, per affermare il diritto alla proprietà delle loro terre ancestrali e per salvare le preziose foreste indonesiane. Da marzo di quest’anno il Popolo Auyu sta partecipando a numerose udienze, presentando prove e testimonianze per preservare le foreste della Papua Occidentale dalla produzione indiscriminata di olio di palma.”[4]

Ci troviamo di fronte davvero ad una buona notizia, speriamo possa servire d’esempio ai governi, dei vari paesi, per riconoscere il diritto delle popolazioni indigene ad abitare su quelle foreste che altrimenti subirebbero una violenta deforestazione a favore dei guadagni delle imprese di olio di palma. Tutto questo inoltre aiuterebbe a contrastare la crisi climatica.

 

 

Fonti: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/; https://www.greenme.it/ambiente/foresta-indonesiana-auyu/; https://www.lindipendente.online/2023/09/08/indonesia-gli-indigeni-auyu-sconfiggono-i-colossi-dellolio-di-palma-in-tribunale/

 

[1] Cit da: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/

[2] Ibidem

[3] Cit da: https://www.lindipendente.online/2023/09/08/indonesia-gli-indigeni-auyu-sconfiggono-i-colossi-dellolio-di-palma-in-tribunale/

[4] Cit da: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/

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domenica 30 maggio 2021

Solo il 3% della Terra è rimasto intatto - Enrico Franceschini

 

Viviamo nell’Antropocene, l'epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell'insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana: questo è ormai noto. Ma un nuovo studio rivela quanto sia stato devastante tale effetto: solo il 3% delle terre del globo rimane ecologicamente intatto, con una popolazione sana di tutti i suoi animali originali e un habitat non violato.

Questa minuscola porzione di natura incontaminata dall’invasione dell’uomo si trova principalmente nelle foreste tropicali dell’Amazzonia e del Congo, nella Siberia orientale russa, nella tundra canadese e nel deserto del Sahara, vale a dire nelle zone più inaccessibili della terra.

 

Ricerche precedenti, effettuate in larga parte attraverso immagini prese via satellite, calcolavano che tra il 20% e il 40% della superficie del nostro Pianeta fosse ancora incontaminato dall’intervento umano. L'indagine, pubblicata sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change è andata più in profondità, confrontando mappe dei danni all’habitat naturale con quelle sulla scomparsa o forte diminuzione di specie animali necessarie a mantenere un equilibrio dell’ecosistema.

Gli scienziati autori dello studio affermano che foreste, savana e tundra possono apparire intatte dall’alto, ma sul terreno possono non esserci più animali di importanza vitale, come per esempio gli elefanti, che spargono semi e creano varchi nelle foreste, o i lupi, che tengono sotto controllo la popolazione di cervi e alci.

 

Vari studiosi ammoniscono che siamo all’inizio di una sesta estinzione di massa della vita sulla Terra, con gravi conseguenze per il cibo, l’acqua e l’aria da cui dipende l’umanità, e lo studio pubblicato ora sembra confermare tale allarme. "E’ un quadro spaventoso" afferma il professor Andrew Plumptre, del Key Biodiversity Area Secretariat dell’univesità di Cambridge, co-autore del rapporto. “Molte delle aree considerate intatte sono in realtà già stata deprivate di specie fondamentali, vittime della caccia o di invasione di altre specie”.

Non tutti concordano: "Questo studio minimizza gli sforzi già fatti per salvare luoghi ecologicamente sani in tutto il mondo", obietta il professor James Watson dell’University of Queensland in Australia. Pur riconoscendo che la stima del 3% di aree intatte è una "cifra approssimata", il professor Plumptre è convinto che la minaccia sia più grave di quanto si credeva. Ma pensa che ci sia ancora tempo di recuperare altri paradisi terrestri, reintroducendo anche soltanto piccoli numeri di animali a rischio di estinzione, come appunto elefanti e lupi, una iniziativa che, secondo l’indagine, potrebbe fare risalire al 20% la quota di ecosistema protetto.

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lunedì 24 maggio 2021

Perchè l’Eni ama le foreste? - Luca Manes

 

I progetti di conservazione delle foreste sono uno dei temi su cui Eni gioca ormai da anni per rivendicare la sua presunta sostenibilità ambientale.

Durante l’assemblea degli azionisti del 2019, l’ultima a porte aperte, l’amministratore delegato Claudio Descalzi rivendicò addirittura l’intenzione dell’azienda di piantare alberi su una superficie di 8,1 milioni di ettari in tutto il Pianeta, salvo poi correggere il tiro e parlando di “tutela” – ovvero, niente alberi “nuovi”, ma protezione di quelli esistenti.

Di fatto smentendo il contenuto di un’intervista rilasciata al Financial Times appena due mesi prima.

Il cane a sei zampe ha annunciato di aver siglato accordi per progetti REDD+ in vari Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa: Zambia, Mozambico, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Vietnam e Messico. L’unico attivo è il Luangwa Community Forests Project (LCFP), in Zambia.

La credibilità degli schemi di compensazione risulta però compromessa dal fatto che si basano su un assunto impossibile da verificare: si presumono riduzioni di emissioni sulla scorta di ciò che sarebbe accaduto se tali progetti non fossero stati realizzati.

Stime aleatorie, che si rivelano di importanza fondamentale per tenere in vita ancora per decenni il modello dell’estrazione dei combustibili fossili.

”Acquistando crediti sul mercato del carbonio o investendo direttamente in presunti progetti di conservazione, aziende come Eni possono presentarsi come protettrici della biodiversità, nonostante le loro attività estrattive continuino a causare la distruzione degli ecosistemi su cui ricadono le loro concessioni, come per esempio nel Delta del Niger o in Mozambico” ha dichiarato Alessandro Runci di ReCommon.

Grazie a questa tipologia di progetti, l’Eni – ovvero l’azienda italiana con il più alto livello di emissioni di gas serra – è in grado di scrivere nel suo piano di decarbonizzazione che il gas fossile costituirà una parte centrale del proprio business persino oltre il 2050, affermando al contempo che, per quell’anno, la società avrà raggiunto l’obiettivo di emissioni nette zero.

Alla base di questo paradosso c’è proprio il controverso meccanismo di compensazione della CO2, che consente alle multinazionali del fossile di riportare un volume di emissioni molto inferiore rispetto a quello di cui è effettivamente responsabile.

 

Malgrado sia noto che l’efficacia di questo meccanismo in termini di riduzione delle emissioni sia alquanto discutibile, specialmente se utilizzato a compensazione di emissioni generate, in numerose occasioni il REDD+ si è rivelato estremamente efficace nel ripulire l’immagine delle industrie più inquinanti, consentendo loro di nascondere il proprio impatto climatico.

Nel frattempo, spesso accade che comunità locali, tradizionali e popoli indigeni interessati dai REDD+ non vedano riconosciuto il proprio diritto alla terra e, anzi, vengano rappresentati come una minaccia per la biodiversità e per le foreste, a causa di pratiche culturali o di sussistenza.

Oltre al danno la beffa, dal momento che spesso sono invece proprio queste comunità a difendere le foreste dagli attacchi della grande industria estrattiva e agro-alimentare, anche a costo della vita.

“Ancora una volta ENI cerca di gettarci fumo negli occhi provando a farci credere di aver intrapreso una seria svolta green”, è il commento di Martina Borghi di Greenpeace Italia. “

Ma la verità è un’altra: investirà solo lo 0,8% del suo profitto lordo in progetti che non vanno alla radice del problema della deforestazione, riducendo le emissioni solo sulla carta e per di più con cifre che appaiono gonfiate.

Il tutto mentre, nei prossimi quattro anni, prevede di aumentare le estrazioni di gas e petrolio. Siamo insomma di fronte all’ennesimo atto di greenwashing da parte dell’azienda”.

Per la Borghi e per Greenpeace l’unico atto concreto da compiere da parte dell’Eni per tutelare il clima consisterebbe nell’abbandono totale dei combustibili fossili. Difficile che con queste strategie societarie ciò avvenga a breve, specialmente se si potrà “vantare” di aver salvato l’Africa dalla deforestazione.

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