Alla base dei formaggi di Veghu non
c’è il latte animale, ma mandorle, anacardi e soia. Si tratta infatti del primo
centro di riferimento in Sardegna per la ricerca, formazione, produzione e
vendita di formaggi 100% vegetali, ma non solo. Veghu è anche una comunità
inclusiva e intersezionale, che guarda al futuro dell’Isola, nell’Isola.
Veghu è un
microcosmo che per essere raccontato, ha bisogno di uno sguardo (e di una
consapevolezza) di insieme. Sono molti gli studi che dimostrano infatti l’effetto
devastante degli allevamenti intensivi e, nello specifico, anche quello
dell’industria casearia è un settore noto per
essere altrettanto impattante a livello ambientale. Emissione elevate di CO2, ricorso a sostanze chimiche e poi
c’è la questione del packaging, principalmente con materiale plastico. Infine
non va dimenticato il danno causato dalle acque reflue, le acque di scarico.
La Sardegna,
con una delle densità ovine più elevate al mondo, ha una lunga tradizione
nell’allevamento, parte integrante del patrimonio culturale ed economico
isolano. Il tessuto del territorio sardo è composto principalmente da aziende
medio-piccole, spesso a conduzione familiare, ma anche qua la crescente
consapevolezza riguardo l’impatto ambientale dell’industria casearia e degli
allevamenti solleva interrogativi sulla sostenibilità delle pratiche attuali.
In questo
contesto è più che mai necessario esplorare strade ecosostenibili che possano
ridurre gli impatti, passando anche per la promozione di un’alimentazione più
responsabile. Un’opzione meno impattante, ad esempio, può essere offerta dalle
alternative vegetali. Marcello Contu, fondatore di Veghu, centro di riferimento
per la ricerca, la formazione, la produzione e la vendita di formaggi 100%
vegetali, racconta come soluzioni etiche e sostenibili siano possibili e
necessarie.
Da quale esigenza nasce il progetto?
La mia
attività è nata per soddisfare la mia voglia di mangiare formaggio dopo essere
diventato vegano: i formaggi rappresentavano l’ultimo ostacolo da superare. Nel
mercato però ho trovato poche alternative, sia dal punto di vista nutrizionale
che da quello del sapore. Per questo motivo ho sentito l’esigenza di
autoprodurmi del formaggio che fosse in linea con le mie preferenze e
necessità.
Il mio è
innanzitutto un progetto antispecista, il che implica anche un forte
impegno verso l’ecosostenibilità, tema fondamentale per me. In Sardegna parlare
di antispecismo può essere a tratti rischioso in alcuni ambienti, ma credo
comunque sia importante affrontare queste tematiche quotidianamente. Voglio far
comprendere alle persone che l’allevamento intensivo ha un impatto enorme
sull’ambiente e in aggiunta quella tipologia di carne non offre alcun beneficio
nutrizionale.
Nel Barigadu qual è stata la risposta a un progetto
antispecista di formaggi vegetali?
L’accoglienza
che ho ricevuto a Bidonì e Sorradile è stata straordinaria sin dal primo
giorno. Questi paesi, che affrontano il fenomeno dello spopolamento e sono
ritenuti fra i più poveri della Sardegna, sono riusciti a formare una comunità
solida. Le statistiche prevedono che tra vent’anni luoghi come il nostro non
esisteranno più, ma noi vogliamo sfidarle. La mia azienda, come ogni piccola e
media impresa, contribuisce allo sviluppo della comunità attraverso un’economia
circolare.
In Europa ci sono poche aziende che producono formaggi
vegani, in Sardegna siamo gli unici
Nonostante
le proiezioni preoccupanti stiamo lavorando con passione e coerenza,
sperimentando il sostegno della comunità. Vogliamo raccontare la nostra storia
attraverso i prodotti che offriamo, utilizzando materie prime che rappresentano
il nostro territorio. Inoltre stiamo emergendo anche come punto di attrazione
turistica: le persone che partecipano ai nostri corsi di formazione scoprono
un’area della Sardegna che altrimenti rimarrebbe sconosciuta, un territorio
spesso trascurato anche dagli stessi sardi.
Come si svolge la formazione e perché c’è la necessità
di avviare dei corsi?
Abbiamo
diverse modalità di formazione, una di queste è la nostra academy, che aprirà a
inizio 2025; attualmente ci stiamo concentrando sulla formazione in presenza.
Avviene in due modi: organizziamo workshop aperti a gruppi di 15 persone, della
durata di 3 o 4 ore, condotti sia da noi che da formatori esterni. L’altra
modalità è la formazione privata, che è professionalizzante.
Il nostro
pubblico è variegato: riceviamo partecipanti che risiedono in Sardegna ma anche
provenienti dall’estero. Questo è dovuto al fatto che in Europa ci sono poche
aziende che producono formaggi vegani, in Sardegna siamo gli unici. Fin
dall’inizio, ci siamo configurati come un centro di riferimento, non solo per
la produzione di formaggi ma anche per la ricerca, lo sviluppo e la
trasformazione. La nostra sfida principale è stata quella di posizionarci come
il primo centro di riferimento in Europa dedicato all’emergente mondo dei
formaggi vegetali.
E invece dal punto di vista delle politiche regionali?
Avete avuto accesso a qualche bando?
Vengo da
esperienze diverse e ho accumulato una certa conoscenza su ciò che mi circonda.
Ricordo bene il 2020, quando avevo solo 35 euro sul conto e la necessità di
cercare bandi si faceva sempre più forte. Ho dovuto gestire la mia azienda da
solo all’inizio. Nel tempo ho creato una rete di contatti con cui scambio
informazioni sui bandi, incontrando altre piccole aziende e imparando di più
sulle possibilità che ci sono.
Tuttavia c’è
un problema fondamentale: molti di questi bandi richiedono un anticipo di
capitale, un ostacolo significativo per le startup. Ci dovrebbe essere
maggiore attenzione verso bandi specifici per le aziende, che non richiedano
nemmeno un euro di anticipo. Un finanziamento a fondo perduto di 10.000 euro
per una startup nei suoi primi passi sarebbe un aiuto enorme, ma spesso ci
troviamo davanti a finanziamenti più complessi, che sembrano mascherati dietro
promesse di collaborazione e rete.
Cosa significa per un’azienda fare rete?
Spesso rifletto
su quanto sia inflazionata l’idea di fare rete al giorno d’oggi. A mio avviso,
la rete che resiste nel tempo è quella costruita su relazioni genuine, basate
sulla prossimità, sul supporto, sulla collaborazione e sulla cooperazione. Noi
stiamo costruendo questa rete da tre anni, nel nostro territorio è
fondamentale. Non si tratta solo di partecipare a eventi con l’obiettivo di
“fare rete”, ma di costruirla davvero, ogni giorno.
Le persone
che partecipano alle nostre attività non solo si fermano da noi, ma soggiornano
anche nelle strutture ricettive gestite da amici e amiche del luogo. Hanno
l’opportunità di mangiare nei ristoranti locali e acquistare prodotti di
aziende del territorio attraverso la nostra rivendita, creando così opportunità
di conoscenza e scambio. Per me fare rete è questo.
La vostra realtà, Veghu, è anche “attivista” su varie
questioni sarde.
Io mi dedico
a un attivismo che considero esemplificativo, anche perché ho sperimentato
diverse forme di attivismo nella mia vita. Attualmente, ciò che mi dà maggiore
soddisfazione e benessere è offrire alternative pensate per le persone,
evitando la frustrazione e l’angoscia. La nostra proposta non si rivolge solo a
vegani, ma anche a onnivori e intolleranti, creando un ambiente inclusivo dove
chiunque può assaporare i nostri prodotti e apprenderne il valore.
Non
cerchiamo conflitti, piuttosto vogliamo aprire a nuove visioni e prospettive,
essenziali per una terra come la Sardegna che ha tanto bisogno di rinnovamento.
Noi siamo un’Isola, le cosiddette boccate d’aria arrivano
soprattutto durante la stagione turistica ed è tutto strettamente legato
all’introito. In questo scenario, spesso la tradizione poi viene utilizzata
come qualcosa di performativo, da vendere. Essa però per me non può essere
ridotta a un folklore o a una carnevalata, deve essere un elemento vivo che si
evolve, altrimenti rischiamo di stagnare. Noi nasciamo anche come evoluzione
della tradizione.
In conclusione, quali sono le prossime sfide per
Veghu?
Stiamo
preparando l’apertura della nostra Academy online per l’inizio del 2025, sarà
la prima accademia al mondo dedicata esclusivamente ai formaggi vegetali. A
differenza dei corsi online esistenti, spesso parte di percorsi formativi più
ampi, la nostra Academy offrirà corsi professionalizzanti strutturati con
moduli e test finali. Avrà un corso base obbligatorio e rappresenterà una vera
innovazione nel settore. La nostra sfida principale per il 2025 è partire con
il primo corso a gennaio. Ci permetterà di eliminare le barriere, consentendo a
persone da tutto il mondo di accedere alla formazione, invece di dover
viaggiare per due giorni come già fanno alcuni studenti dalla Svizzera e dalla
Croazia.
In Sardegna
mi trovo immerso in un tessuto vibrante di startup, collettivi informali e
progetti affascinanti. Ogni mese scopro una nuova realtà che riesce a catturare
la mia attenzione e non posso fare a meno di chiedermi dove sia stata nascosta
fino a quel momento. È sorprendente pensare che a pochi chilometri di distanza,
potrebbe esserci un progetto in grado di collaborare con noi, condividere la
nostra visione e i nostri valori, eppure non lo conosciamo.
Quello che
mi colpisce è che spesso queste iniziative non comunicano tra di loro. È un
peccato, ci sono così tante realtà diverse e interessanti che coprono ogni
settore: dall’illustrazione all’arte contemporanea, dalla cosmesi e oltre. Il
mio desiderio è di creare una rete, conoscerci e comunicare, affinché possiamo
tutti e tutte trarre beneficio da questo fertile ecosistema creativo.
https://www.italiachecambia.org/2024/10/formaggi-vegetali-vegani-veghu/