San Leonardo di Siete Fuentes, nel Montiferru, territorio comunale di Santulussurgiu (OR), è una località ricca di boschi di Leccio e altre essenze mediterranee, percorsa da acque cristalline, dove sorge l’antica Chiesa romanico-pisana di San Leonardo.
Il sito è tutelato con vincolo paesaggistico e culturale (decreto legislativo
n. 42/2004 e s.m.i.).
Eppure, proprio lì con
una semplice procedura
abilitativa semplificata (PAS), una società energetica triestina
intende realizzare una centrale agrivoltaica di potenza nominale pari a 19,847
MW (potenza dichiarata da immettere in rete pari a 16,8 MW) con relative opere
di connessione.
Impianti simili, per la potenza prevista, devono essere assoggettati alla
preventiva e vincolante procedura di
verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.).
Così aveva affermato l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento
Giuridico (GrIG) nel suo atto di opposizione (14 aprile 2026)
alla realizzazione dell’impianto agrivoltaico in assenza delle procedure di
legge, coinvolgendo il Ministero della Cultura, la Regione autonoma della
Sardegna, il SUAPE del Montiferru e Alto Campidano, la Soprintendenza per
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, il Comune di Santulussurgiu.
E il Servizio Valutazioni e Incidenze Ambientali della Regione autonoma della
Sardegna ha accolto l’istanza ecologista e ha affermato a chiare lettere che i
lavori non possono partire.
Infatti, il Servizio regionale Valutazioni e Incidenze Ambientali, mai
formalmente coinvolto nella procedura autorizzativa, ha dichiarato (nota prot.
n. 21211 del 9 luglio 2026) :“…si è potuto dedurre che:
• l’impianto è localizzato nel territorio di Santu Lussurgiu, in terreni
distinti in catasto al foglio 28, particelle 49, 42, 19, al foglio 29,
particelle 3 e 2938, al foglio 30 particella 122, in un’area estesa circa 30 ha
a destinazione agricola, classificata E2 secondo il P.U.C vigente;
• la potenza di picco dell’impianto è di 19,847 MWp;
• l’impianto sarebbe d tipo agrivoltaico in quanto il progetto è corredato
da una proposta di gestione agricola delle superfici interessate, basata
prevalentemente sull’utilizzo pastorale e foraggero del fondo, come desumibile
dall’oggetto e secondo quanto riportato nella nota del C.F.V.A. “.
Conseguentemente, l’impianto energetico in progetto “dovrà essere
sottoposto alla procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. di
competenza di questo Servizio”.
Inoltre, il Servizio regionale Valutazioni e Incidenze Ambientali ha ricordato che
“• ai sensi dell’art. 29, comma 1 del D. lgs 152/2006 e s.m.i., i
provvedimenti di autorizzazione di un progetto adottati senza la verifica di
assoggettabilità a VIA o senza la VIA, ove prescritte, sono annullabili per
violazione di legge;
• la L.R. n. 20/2024 e s.m.i., nella parte ancora vigente a seguito del
pronunciamento della Corte Costituzionale, con sentenza n. 184/2025, prevede
all’art. 1, c. 6, che «La realizzazione degli impianti e degli accumuli FER,
indipendentemente dalla loro collocazione […], è vincolata al rispetto dei requisiti
e delle prescrizioni di cui all’allegato G […]», il quale, tra l’altro, al c.
2, dispone che gli «[…] impianti agrivoltaici nelle zone urbanistiche omogenee
E “Agricole” […] possono essere proposti esclusivamente da coltivatori diretti
(CD) e imprenditori agricoli professionali (I.A.P.)»;
• il D.lgs 190/2024, come modificato dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4,
prevede altresì, all’art. 11 bis, comma 2, che «per l’installazione di un
impianto agrivoltaico, il soggetto proponente si dota di dichiarazione asseverata
redatta da un professionista abilitato che attesti che l’impianto è idoneo a
conservare almeno l’80 per cento della produzione lorda vendibile».”.
Il progetto, invece, oltre a non aver svolto la preventiva e vincolante
procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A., è stato proposto dalla
società energetica triestina San Leonardo di
Siete Fuentes srl, non da un coltivatore diretto o da un
imprenditore agricolo. Non pare aver, poi, certificata l’idoneità alla
conservazione di almeno l’80% dell’energia producibile lorda.
Decisamente poco consona, invece, la posizione espressa dal SUAPE
dell’Unione dei Comuni del Montiferru e Alto Campidano (nota prot. n. 1186 del
23 aprile 2026), che ha trovato corretta la procedura di autorizzazione PAS,
senza nemmeno ipotizzare una revoca per evidenti carenze autorizzatorie.
Comunque, piaccia o no Insomma, non se ne fa nulla, almeno per ora.
Non si sente proprio il bisogno di uno stravolgimento di un sito di così
grande rilevanza naturalistica e storico.culturale.
Qualche dato sulla tutt’altro che virtuosa transizione energetica in
Italia.
La realtà della speculazione energetica.
L’inesistenza di una buona pianificazione energetica, basata sulle reali
esigenze e sulla salvaguardia dei valori ambientali, storico-culturali,
identitari, socio-economici del territorio ha provocato una situazione
semplicemente folle e ingestibile.
Fra gli indici più eclatanti è la corsa all’approvazione di un qualsiasi
progetto produttivo di energia da fonti rinnovabili.
I numeri sono chiari, pubblici e incontestabili.
In tutto il territorio nazionale le istanze di
connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica
nazionale) al 30 aprile 2026 risultano complessivamente ben 5.813, pari a
320,71 GW di potenza, suddivisi in 3.613 richieste di impianti di produzione
energetica da fonte solare per 142,27 GW (44,36%), 2.061 richieste di impianti
di produzione energetica da fonte eolica a terra per 108,22 GW (33,74%), 99
richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 67,66
GW (21,10%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte
idroelettrica per 2,24 GW (0,70%), 12 richieste di impianti di produzione
energetica da biomasse per 0,7GW (0,08%) e 5 richieste di impianti di
produzione energetica da fonte geotermica per 0,07 GW (0,02%).
I sostenitori senza se e senza ma di qualsiasi impianto rinnovabile obiettano
che non tutte le istanze di connessione di nuovi impianti alla rete poi si
realizzano.
Vero, ma è anche vero che tali procedure hanno un costo e difficilmente si
trova un qualsiasi imprenditore desideroso di buttar soldi al vento.
Lo testimonia il numero delle procedure di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) in corso relativamente a progetti di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER), secondo i dati pubblicati dal Ministero della Cultura – Soprintendenza speciale per il PNRR.
Sempre al 30 aprile 2026 sono in corso ben 2.593 procedure di V.I.A. su
tutto il territorio nazionale per impianti produttivi di energia da fonti
rinnovabili per 203,297 GW di potenza, cioè più di 2,5 volte gli 80 GW in più
ritenuti necessari al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica (Piano nazionale
integrato Energia e Clima – PNIEC).
Il numero più elevato è in Puglia (387), segue la Sardegna
(246), poi la Basilicata (148), dopo le altre Regioni.
La Soprintendenza speciale per il PNRR da tempo ha espresso chiaramente che
cosa sta accadendo, perché , dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in
modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la
realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica,
eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione
del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per
la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello
nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte
rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto
all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18
marzo 2024)”.
Perché accade allora?
Perché l’energia da fonti rinnovabili per legge viene pagata al produttore anche se non viene consumata.
In Sardegna – isola e perciò con collegamenti energetici limitati – la
situazione è ancora più folle.
Nell’Isola, le istanze di
connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica
nazionale) al 30 aprile 2026 risultavano complessivamente ben 613, pari a 44,58
GW di potenza, suddivisi in 383 richieste di impianti di produzione energetica
da fonte solare per 16,04 GW (35,98%), 206 richieste di impianti di produzione
energetica da fonte eolica a terra per 13,96 GW (31,31%), 23 richieste di
impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare 14,58 GW
(32,70%) e 1 richiesta di impianti di produzione energetica da fonte
idroelettrica per 0,01 GW (0,01%).
44,58 GW significa più di 23 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna,
aventi una potenza complessiva di 3,660 GW (dati Terna
statistiche regionali, 2023).
I 246 procedimenti di V.I.A. in corso riguardano nuovi impianti produttivi
di energia da fonti rinnovabili per 40,847 GW di potenza, comunque più di 6,58
volte la potenza da installare (6,2 GW) al 2030 secondo l’attuale
pianificazione energetica.
Un’overdose di energia che non potrebbe esser consumata sull’Isola, non potrebbe esser trasportata verso la Penisola (quando entrerà in funzione il Thyrrenian Link la potenza complessiva dei tre cavidotti sarà di poco più di 2 mila MW), non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta).
Attualmente, la Sardegna continua a produrre ben
più energia di quanto serva a livello regionale, il resto lo esporta: nel 2023
(ultimi dati disponibili, Terna
statistiche regionali, 2023) sono stati prodotti 12.563,1
gigawattora (GWh), di cui 8.621,6 derivanti dal termoelettrico; 1.935,6
dall’eolico; 1.520,9 dal solare; 483,5 dall’idroelettrico; 1,5 da impianti di
accumulo. Tuttavia, il fabbisogno regionale non ha superato i 7.636,9 GWh
e ben 3.508,3 GWH sono stati esportati verso la Penisola. Si verificano perdite
per 507,8 GWh.
L’esportazione di energia è risultata pari al 27,92% di quella prodotta.
Risultano installati (2023) impianti energetici a combustibili fossili per
MW 2.365 di potenza installata e impianti energetici da fonti rinnovabili per
MW 3.660.
La produzione energetica a intermittenza degli impianti rinnovabili e la
capacità comunque limitata (anche in prospettiva) di accumulo fa si che, pur
avendo una potenza installata ben superiore, producano meno gigawattora (GWh).
Per contrastare i cambiamenti
climatici l’unica prospettiva sensata è quella della
corretta transizione energetica dalle fonti fossili
tradizionali (petrolio, carbone, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole
acqua, vento).
Per la Sardegna, invece, vengono adottate scelte schizofreniche,
essendo stata aperta anche la strada per l’utilizzo massivo
del gas naturale, oggi assente, nonostante il pesante impatto
ambientale e socio-economico e la decisamente scarsa utilità.
Che cosa si potrebbe fare. Le proposte.
Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente
necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a
pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra
dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di
Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di
valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara
i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine
del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.
Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A.(vds. Report Consumo di
suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n.
37/202)), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per
installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori
che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di
comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi
o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri
storici).
Qui la stima ISPRA 2023,
suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.
Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati. In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”. Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali, su Nuova Energia 3/2023) dal Prof. Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza.
Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in
considerazione – è individuabile nella realizzazione di
pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade,
superstrade)
Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti
sociali.
Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente
controllabile dalle popolazioni interessate.
Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica
danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.
Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e
sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per
una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?
Che cosa può fare ognuno di noi.
Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente
e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il
proprio portafoglio, può lavarsene le mani.
Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione
energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi,
campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.
Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile
(sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas
naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta
favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.
E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e
fai firmare la petizione popolare Si all’energia
rinnovabile, no alla speculazione energetica!
La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo
d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62. Ormai siamo più di
23 mila ad averlo già fatto.
Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura
impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon
Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice
dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg,
Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di
Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti,
dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo Tronchetti, Angela Antona, Margherita Corrado),
uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo
psicoterapeuta Alberto Schön,
il biologo ed etologo Sandro Lovari),
personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato Soru, Vannozza Della Seta, Cesare Baj,
anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la
notissima cantante Nada,
impegnata da tempo per contrastare la speculazione
energetica nella sua Maremma.
Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.
Siamo ancora in tempo per cambiare registro.
In meglio, naturalmente.