Mamour Mbow Pape, operaio senegalese di 22 anni, è morto sul lavoro a Caselle di Selvazzano, nella cintura industriale di Padova. Studente lavoratore da circa due anni in una ditta specializzata nella lavorazione della lamiera metallica.
Moustafa è
cresciuto assieme a lui a Rufisque, principale porto del Senegal
prima che si creasse quello di Dakar. L’amico racconta che Mamour era un “ragazzo
d’oro, tutto casa, lavoro e studio, Amava la lingua italiana e voleva
impararla al meglio e il prima possibile così da conquistare una propria autonomia”.
Invece sappiamo che non è andata così. La guerra del lavoro,
una guerra feriale che uccide nel nostre Paese in media tre persone al giorno,
scivola inosservata dopo qualche effimera parola di rammarico e di circostanza.
L’Organizzazione
Internazionale del Lavoro, nel suo rapporto, stima che quasi tre milioni di
lavoratori muoiono ogni anno a causa di infortuni e malattie professionali. La
maggior parte dei decessi, secondo l’analisi, deriva da malattie
professionali e gli incidenti sul lavoro rappresentano 330.000
decessi.
Tornano nelle cronache quotidiane le stesse espressioni. Precipita dal tetto di un capannone nel Barese, muore operaio 30enne. Siamo nella zona industriale di Modugno dove la vittima stava lavorando sul terrazzo di un capannone industriale, prima di una caduta di 6 metri. Lascia la moglie e il figlio piccolo, commenta l’articolo del giornale.
Un operaio
di 39 anni questa mattina è rimasto vittima di un incidente sul lavoro a San
Francesco al Campo, nel Torinese, ricorda la nota. Stando a quanto ricostruito la
vittima si trovava sul luogo di lavoro per opere di potatura insieme a un
collega. Quest’ultimo si trovava sull’albero, imbragato, intento a compiere
la potatura con motosega, quando un ramo si sarebbe spezzato
colpendo alla testa il compagno di lavoro che si trovava ai piedi dell’albero.
Un operaio
di 24 anni ha perso la vita in un incidente sul lavoro avvenuto nella tarda
mattinata a Nocera Inferiore (Salerno), segnala un altro titolo. La
vittima era originaria di Sarno e lavorava in un’officina che si occupa della
riparazione di camion. Secondo una prima ricostruzione il giovane si trovava
tra due mezzi che erano in riparazione quando una terza motrice avrebbe urtato
uno dei due mezzi fermi, spingendolo sulla vittima. L’impatto non ha
lasciato scampo all’operaio. Morti feriali la cui lista sparisce in
fretta dai notiziari quotidiani per la vergogna.
C’è poi
l’altra guerra feriale, implacabile, silenziosa, invisibile perché riguarda
solo i poveri. Ogni giorno, secondo Action Aid International Italia, circa
24mila persone muoiono a causa della fame o per malattie
collegate alla malnutrizione. Oltre 773 milioni di persone soffrono la fame.
L’impatto sui bambini, i quali rappresentano i tre quarti delle vittime sotto i
cinque anni, è incalcolabile. Per l’organizzazione Save the
Children il 2025 è stato un anno devastante per milioni di
bambini, intrappolati nelle guerre. Oltre 60 milioni di loro soffrono la fame,
dichiara la direttrice generale dell’Ong, mentre 11 milioni sono al limite
della sopravvivenza.
Quasi la
metà dei decessi infantili, circa 2,5 milioni l’anno, è riconducibile
alla malnutrizione. La causa principale sono i conflitti
armati, l’instabilità politica e il sistema economico in relazione anche alla
gestione delle filiere alimentari. Le situazioni estreme si concentrano in
Africa subsahariana e nell’Asia meridionale. Sappiamo per esperienza che in
ogni bambino si potrebbe nascondere un messia, un profeta, un re o una regina
come quella di Saba con le sue ricchezze.
Ousmene Diene, presidente dell’associazione dei senegalesi di Padova, dopo un breve incontro col padre di Mamour Mbow Pape, afferma: “Ci siamo solo abbracciati piangendo a vicenda perché il dolore che si prova in questi momenti è devastante. Lui ha lavorato col figlio per sei mesi e per questo non riesce a darsi pace. Io sono arrivato con il padre in Italia e non è possibile morire così”. Quanto a Mor Mbow, padre dell’unico figlio morto in fabbrica, commenta il suo decesso così: “Allah mi ha dato la fortuna di poterlo vivere, ma ora se l’è ripreso”. Antiche parole di una saggezza, anch’essa, feriale.
