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mercoledì 12 febbraio 2025

La Cina respinge i mangimi brasiliani - Antonio Lupo

Pechino sospende l’import di mangimi, provenienti dal Brasile, coltivati con pesticidi proibiti. I paesi UE, dove si utilizzano questi mangimi brasiliani negli allevamenti intensivi (come quelli che devastano l’aria nella Pianura padana), restano in silenzio perché i pesticidi, anche quelli vietati in UE ma utilizzati nelle monoculture brasiliane e argentine, vengono prodotti e venduti da multinazionali europee come le tedesche Bayer-Monsanto e BASF e la svizzera-cinese Syngenta

Due settimane fa Brasil de Fato, un giornale molto vicino al MST (Movimento Senza Terra) e ad altri movimenti popolari dell’America Latina, ha diffuso la notizia secondo la quale la Cina ha deciso di sospendere le importazioni di soia da cinque aziende brasiliane a causa della contaminazione da pesticidi. La notizia, purtroppo, non è ancora circolata sui grandi media italiani, ma su web si trova il lancio dalla Reuters su molti siti brasiliani e anche su qualche sito inglese e francese (e anche su uno italiano). Secondo quanto riportato da Reuters le spedizioni delle aziende Cargill Agrícola SA, ADM do Brasil, Terra Roxa Comércio de Cereais, Olam Brasil e C.Vale sarebbero state interessate dalla misura.

La questione è fondamentale perché riguarda non solo la Cina, ma tutti i paesi che utilizzano mangimi provenienti dal Brasile per i loro allevamenti, soprattutto gli orribili allevamenti intensivi, quindi certamente anche l’Italia e gli altri paesi UE, che sono del tutto mangimi-tossico-dipendenti dal Brasile (e Argentina in misura minore).

Nell’articolo di Brasil de Fato, tra l’altro, si legge: “Per Diana Chaib, economista e ricercatrice delle relazioni cino-brasiliane presso l’Università Federale del Minas Gerais (UFMG), la decisione della Cina di sospendere le importazioni di una parte della soia brasiliana può essere interpretata come un avvertimento all’agroindustria brasiliana, soprattutto per quanto riguarda le preoccupazioni relative al necessità di migliorare i controlli di qualità e rivedere le pratiche relative all’uso dei pesticidi…”.

Una prima considerazione: la Cina finora ha prodotto pochissima soia e mais OGM, il popolo cinese è un po’ diffidente, il governo finora (ma sta cambiando l’orientamento) ha preferito importarli da Paesi in “perenne via di Sviluppo”, come il Brasile (ma anche l’Argentina), che è diventato il maggior produttore di soia OGM tramite la deforestazione dell’Amazzonia, avendo superato gli Usa. Il Brasile è ormai anche il maggior esportatore mondiale di soia OGM. L’articolo specifica che “La Cina è il maggiore consumatore di soia al mondo, rappresentando oltre il 60% del commercio mondiale di questo cereale… Per quanto riguarda il Brasile, due terzi di tutta la soia prodotta nel Paese vengono spediti al gigante asiatico”.

Insomma forse il governo della Cina ha aperto gli occhi, non vuole più farsi fregare e far ammalare i suoi cittadini, che pure vogliono mangiare carne, anche se per ora ne mangiano abbastanza meno degli statunitensi: i cinesi ne consumano poco più della metà (74 kg procapite anno contro 126 kg, mentre la media mondiale è di 43 kg). Nel 2016 il governo della Cina ha delineato un piano per ridurre il consumo di carne dei suoi abitanti del 50%, ma non pare che il piano stia funzionando molto.

Invece la UE e l’Italia, in cui arrivano e si utilizzano questi mangimi brasiliani avvelenati e infetti, continuano a star zitti, perché i pesticidi, anche quelli vietati in UE, ma utilizzati nelle monoculture brasiliane e argentine, vengono prodotti e venduti da aziende europee, le tedesche Bayer-Monsanto, BASF e la svizzera-cinese Syngenta.

Sempre nell’articolo si legge: “In una nota, il ministero Agricoltura e Allevamento del Brasile (Mapa) ha affermato che ‘le altre unità delle società notificate continuano a esportare normalmente in Cina, con le sospensioni valide solo per le 5 unità ufficialmente notificate’. Pertanto, prosegue il ministero, ‘i volumi scambiati dal Brasile non saranno interessati da questa sospensione temporanea di queste 5 unità notificate’. Ma non è vero: ‘le cinque unità sospese fanno parte di operazioni che hanno rappresentato oltre il 30% degli oltre 73 milioni di tonnellate di soia esportate dal Brasile in Cina nel 2024″.

Alan Tygel, della Campagna permanente contro i pesticidi e per la vita, ricorda “che da anni i movimenti agroecologici mettono in guardia sulla qualità dei prodotti agricoli brasiliani, basati sull’uso di prodotti chimici altamente tossici e dannosi per l’ambiente… L’impegno del Brasile negli ultimi decenni nell’investire tutte le sue risorse nell’agroalimentare, ha generato questo tipo di dipendenza, rendendo il nostro paese vulnerabile a crisi catastrofiche se i principali importatori decidessero per qualche motivo di vendicarsi del Brasile…”.

Chaib dice che l’impatto di questa misura potrà essere misurato in base alla durata dell’embargo o alle nuove restrizioni su altri prodotti brasiliani. “Ciò potrebbe influire sui prezzi nazionali della soia in Brasile e aumentare i costi dei mangimi per il bestiame, il che potrebbe rendere la carne bovina brasiliana meno competitiva sul mercato internazionale. Ma questo impatto sul commercio di carne bovina dipenderà dall’entità e dalla durata della sospensione della soia che la Cina attuerà. Il Brasile è il maggiore consumatore di pesticidi al mondo, superando Cina e Stati Uniti messi insieme. Invece di scoraggiare l’uso di questi agenti chimici nella produzione agricola, lo stato brasiliano offre miliardi di reais in esenzioni fiscali alle aziende del mercato dell’agrobusiness chimico del Paese, incoraggiandone l’uso (nel 2019 Bolsonaro ha autorizzato 152 nuovi pesticidi, ndr).

Sempre in questo articolo la scienziata biomedica e ricercatrice della Fondazione Oswaldo Cruz (Fiocruz), Karen Friedrich, richiama l’attenzione “sugli effetti nocivi dell’uso estensivo di pesticidi nella produzione agricola, oltre a tutte le prove dei danni alla collettività. salute e ambiente. E questo potrebbe avere a che fare con questi “incidenti” commerciali. Queste sostanze sono state utilizzate per decenni e stanno già sviluppando i propri parassiti, sviluppando resistenza. È la stessa logica degli antibiotici ospedalieri. Usandoli in modo così indiscriminato, hanno sviluppato batteri super resistenti. E in agricoltura abbiamo questi parassiti che stanno sviluppando resistenza. Quindi questo non è un bene per gli agricoltori e per l’agroindustria. Questo è un bene per le industrie, per Bayer, Basf, Monsanto, Syngenta ecc., che stanno cercando di mantenere questo prodotto sul mercato fino all’ultimo secondo”.

La crisi economica della Germania, paese ormai in recessione, con l’Italia e la Pianura Padana in coda, con la sua industria tedescodipendente, ci faranno aprire gli occhi? Nella relazione che accompagna il PDL 1760, in discussione da luglio 2024 alla Commissione Agricoltura della Camera in sede referente, si può leggere: “Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) queste sono state responsabili di più di 50.000 morti premature (52.300) in Italia nel solo 2020, per una stima di 462.300 anni di vita persi e di quasi 47.000 nel 2021. Dati drammatici che collocano l’Italia al primo posto per morti premature causate dall’esposizione al PM2,5 e che comportano anche enormi costi sanitari, in particolare nelle zone come la Pianura padana nelle quali si registra un’alta concentrazione di attività emissive, quali gli allevamenti intensivi. Le 50.000 morti premature, la maggior parte di abitanti nella Pianura padana, in buona parte legate alle emissioni degli allevamenti intensivi”. Il PDL N. 1760 “Disposizioni in materia di riconversione del settore zootecnico per la progressiva transizione agroecologica degli allevamenti intensivi”, che vuole una riconversione degli allevamenti intensivi, in primis il blocco di nuovi allevamenti intensivi e impedire l’aumento di capi in quelli attuali, è stato presentato da 23 deputati, tra cui anche quattro di centrodestra, era stato proposto a marzo 2024 da cinque associazioni (Greenpeace, WWF, ISDE, Lipu e Terra!).

Certamente il docufilm 2024 sugli allevamenti intensivi di Giulia Innocenzi “Food for profit”, che ha avuto un enorme successo (è stato trasmesso da Report), ha raccontato e impressionato moltissimi cittadini sui traffici mafiosi delle lobby al Parlamento europeo e di molti parlamentari europei, che sostengono il predominio di questi mostruosi allevamenti intensivi, sia in Italia che nei paesi UE. Ma noi poi mangiamo la carne che producono, con residui di pesticidi proibiti in UE e degli Antibiotici somministrati agli animali.

Sono un vecchio medico, che ha curato in ospedale anche i tumori, che sono malattie croniche, che ci arrivano soprattutto da quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. Ci possiamo svegliare e lottare tutti insieme? Oppure alla fine ha ragione Elena Cattaneo, senatrice a vita dal 2013, la neuroscienziata proOGM, che dice da anni che noi italiani siamo degli ipocriti e stupidi, che non vogliamo coltivare (per ora) gli OGM in Italia, ma ce li mangiamo tutti i giorni (glifosato incluso)?

da qui

mercoledì 18 maggio 2022

L’ipocrisia della transizione ecologica - Antonio Lupo

 

La preannunciata (ma da quasi tutti inaspettata) sindemia mondiale da Coronavirus ci ha lasciato impauriti e frastornati. E ora la guerra in Ucraina sta obbligando tutti noi, quelli dei Paesi ricchi dell’Occidente, a interrogarci sui nostri consumi, assurdi e privilegiati.

A Parigi 2015 la COP 21 sul clima aveva preso alcune decisioni, seppure non vincolanti, ma le successive COP sul clima non hanno prodotto nulla, se non diluvi di chiacchiere e scritti sull’economia circolare, cioè un’economia non lineare, e sulla transizione ecologica, analisi in massima parte dettate dal persistere della presunzione (o stupidità) antropocentrica.

Solo da qualche anno ho accettato, confesso con fatica, una verità della biologia, cioè il fatto che io (come tutti gli uomini e gli animali) sono un predatore, non ho vita autonoma, poiché solo le piante la hanno. L’umanità globale moderna deve prenderne consapevolezza con assoluta urgenza, se vuole fermare la sua corsa verso l’estinzione.

Il vecchio e saggio papa Francesco lo ha scritto con chiarezza nella sua Laudato si’. Poi, all’esplosione del coronavirus nell’aprile 2020, ha citato in un’intervista al settimanale cattolico britannico The Tablet un proverbio spagnolo: “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai” e ha concluso dicendo“Non so se questa crisi sia la vendetta della natura, ma di certo è la sua risposta».

Siamo così stupidi che continuiamo a illuderci di poter vincere questa guerra alla natura, da noi iniziata duecento anni fa e intensificata sempre più, dalla fine della II Guerra Mondiale a oggi.

Il ministero dell’Ambiente in Italia, da febbraio 2021, si chiama ministero della Transizione Ecologica (MiTe), un ministero fondamentale per l’applicazione del Next Generation EU, il progetto della Ue di fine 2020, stilato per risollevare l’economia Ue dal crollo postCovid. In applicazione di esso ogni Paese Ue ha predisposto un Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Come si legge nel sito del governo italiano

“La transizione ecologica è uno dei pilastri del progetto Next Generation EU e costituisce una direttrice imprescindibile dello sviluppo futuro. La seconda Missione (delle sei totali), denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, si occupa dei grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento, al fine di migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero”.

A distanza di un anno, il 16 marzo 2022 il ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (Pngr) in cui si parla di Economia circolare. Ricordo bene le speranze nate con la Legge Ronchi sui Rifiuti del 1997, con le sue tre R, la prima Riduzione, la seconda Riutilizzo, terza e ultima il Riciclo. A venticinque anni da essa, i dati Ispra 2000-2020 ci raccontano un fallimento totale e desolante:

1- nel 2001 i rifiuti urbani (RU) pro capite/anno erano 516 KG (Nord 524, Centro 595, Sud 463);
2 – nel 2011 RU pro capite/anno totali erano diventati 528 KG (Nord 526, Centro 604, Sud 486);
3 – nel 2019 RU procapite/anno in Italia erano di KG 503;
4- nel 2020 (dopo Coronavirus) RU procapite/anno 488 KG (Nord 506, Centro 524, Sud 442).

La Raccolta differenziata, cioè il terzo obiettivo, è arrivata a livello nazionale al 63% nel 2020, con un forte aumento in tutte le Regioni, dal 42,2% della Sicilia al 74,5% della Sardegna. Invece il primo obiettivo, la riduzione dei RU è stata di 28 KG procapite/anno rispetto al 2001, poco più del 5%… La grassa Emilia Romagna, con 639 KG procapite /anno (631 nel 2001) è il maggior produttore in Italia di Rifiuti Urbani, pur facendo un’ottima raccolta differenziata al 72,1%, che è gestita in gran parte dal gruppo Hera, quotato in Borsa.

Questo fallimento è avvenuto anche perché i media e tutti gli organi istituzionali (Stato, Regioni e Comuni) hanno manipolato la gente, ripetendo che per l’Economia circolare era fondamentalmente la Raccolta Differenziata, perché i Rifiuti sono sviluppo, anzi “sviluppo sostenibile”, l’importante è una buona gestione di essi. È evidente: i rifiuti sono ottimo business e danno bei dividendi agli azionisti. Il risultato di questa impostazione lo si continua a vedere, ad esempio, a Roma, con rifiuti nelle strade, la vecchia discarica chiusa e un nuovo inceneritore alle porte, proposto da una giunta “progressista.

La sovranità energetica

L’ultimo rapporto IPCC, la cui sintesi è stata approvata il 27 febbraio 2022 da 195 governi ha ribadito che

“I cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura e colpiscono la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Le persone e gli ecosistemi con minori possibilità di farvi fronte sono maggiormente colpiti…. è necessaria un’azione ambiziosa e accelerata per adattarsi al cambiamento climatico e, allo stesso tempo, ridurre rapidamente e profondamente le emissioni di gas serra”.

È praticamente sconosciuto che fino al 2015 c’è stata un’esenzione militare generale nel calcolo delle emissioni di gas serra, cioè non venivano calcolate le emissioni prodotte dalle guerre e dalle attività militari degli Stati (fonte Focus). L’accordo di Parigi del 2015 (Cop21) ha rimosso questa esenzione militare, ma ha lasciato che la segnalazione delle emissioni dell’intero comparto fosse volontaria, e quindi i dati o non ci sono o sono di difficile interpretazione. Di certo la guerra in Ucraina, la più recente delle 58 guerre in atto nel mondo, aggraverà la situazione delle emissioni e avvicinerà ulteriormente la catastrofe climatica.

L’uscita dall’uso del carbonfossile, carbone, petrolio e gas, con il blocco dell’estrazione dal sottosuolo e dal mare, è la lotta indispensabile di tutti i popoli, ma può avvenire solo se i popoli ricchi diminuiranno drasticamente i loro consumi e le loro emissioni di CO2 procapite/anno.

Grandi titoli sui media informano che le emissioni di gas serra di Cina e India hanno superato quelle degli Stati Uniti, ma sono 15,3 Ton. le emissioni procapite/anno di ogni abitante degli Usa, rispetto a 1,71 Ton. di ogni abitante dell’India e 6,84 Ton. di ogni cinese.

L’Associazione per la decrescita pochi giorni fa ha rilanciato:

Finalmente si è cominciato parlare di sovranità energetica, un obiettivo che non c’entra niente con i sovranismi degli Stati nazione. La sovranità energetica deve essere realizzata a partire nei Territori e dalle sue Comunità, con la riduzione dei consumi e l’uso di energie rinnovabili autentiche.

La sovranità alimentare

Nel mondo obesità e fame sono ormai due facce della stessa medaglia. Il 2000 ha segnato una svolta per l’umanità: il numero degli adulti in sovrappeso ha superato il numero di quelli sottopeso (fonte Istituto superiore di sanità). Secondo i dati più recenti della Fao, a fronte di circa 800 milioni di denutriti (in rapido aumento soprattutto in Africa), in tutto il mondo sono circa 1,9 miliardi gli adulti sovrappeso e 700 milioni gli obesi: sono obesi 600 milioni di adulti e oltre 100 milioni di bambini. Ad esempio l’obesità negli adulti è del 38-35% nei Paesi petroliferi del Medio Oriente è del 36%, in Usa del 22%, in Brasile del 20%, in Italia del 6%, in Cina e India del 4%.

L’epidemia di obesità globale ha cause sociali multiple, ma certamente la più importante è la produzione, la disponibilità e il consumo di cibo spazzature, Junk Food, soprattutto le bevande gassate e zuccherate, snack ecc, e di cibi processati e pronti, prodotti dal matrimonio tra agrobusiness e industria alimentare. Questi cibi, in gran parte patologici, sono tutti a basso prezzo, motivo per cui è in grande aumento il loro consumo, anche tra le popolazioni povere dei paesi del terzo mondo. In America Latina 96 milioni di adulti soffrono di obesità.

Nel Next Generation EU 2020 si parla di Agricoltura sostenibile, un termine generico, non compare la parola Agroecologia, né si parla di Agricoltura Biologica. Il 23 novembre 2021 è stato votato dal Parlamento Europeo il nuovo documento per la Politica Agricola Europea (PAC) 2023-2027, che prevede di stanziare 386 miliardi di euro (40 miliardi di euro all’Italia), circa un terzo del totale del bilancio dell’Unione Europea. Slow Food ha dichiarato: “Questo fondamentale Piano strategico è un vero e proprio disastro e a pagarne il conto sono ancora una volta le piccole aziende agricole, l’ambiente e il clima”.

Le Associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura hanno giudicato così il Piano Strategico Nazionale (PSN) per l’attuazione della PAC post 2022:

“Non siamo più neanche di fronte a un tentativo di greenwashing, ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro”

Si stima che nel mondo vivano circa 476 milioni di indigeni, distribuiti in 5.000 comunità differenti in tutti i continenti, anche se il 70% di essi abita in quello asiatico.

Ma io concordo con Giovanni Pandolfini, un contadino tra gli animatori della decennale esperienza di Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni, che “indigeni” sono tutti i contadini del mondo, circa 3 miliardi con le loro famiglie.

Esistono attualmente nel mondo più di 608 milioni di aziende agricole a conduzione familiare, che occupano tra il 70 e l’80 per cento dei terreni agricoli mondiali e producono approssimativamente l’80 per cento dei generi alimentari mondiali in termini di valore. Circa 200 milioni di piccoli contadini di tutti i continenti sono organizzati in Via Campesina Internazionale (VCI), che ha lanciato l’idea di “Sovranità Alimentare“, in occasione del Vertice mondiale sull’alimentazione del 1996.

Sul sito di ARI, Associazione Rurale Italiana, che fa parte di VCI, si legge :

“La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti sani e culturalmente appropriata prodotta con metodi sostenibili e il loro diritto di definire il proprio cibo e sistemi agricoli.… La sovranità alimentare da priorità alla produzione alimentare locale e di consumo…. La sovranità alimentare appare come una delle risposte più potente per il bisogno di cibo, la povertà e la crisi climatica attuale”.

Da anni lo slogan di VCI è “l’Agricoltura contadina può nutrire l’Umanità e raffreddare il Pianeta”. È ancora valido, dato che circa il 50 per cento delle emissioni di gas serra sono determinate dalla produzione e consumo di cibo industriale (sommando deforestazione, agricoltura, trasporti, industria alimentare, refrigerazione ecc), contribuendo a quel surriscaldamento globale che genera eventi estremi, siccità, incendi e alluvioni, ultimamente perfino ripetute tempeste di sabbia in Iraq, con polvere che ha oscurato Baghdad e gran parte di quel Paese.

VCI lo ha ribadito alla inutile COP 26, svoltasi a Glasgow il 26 Novembre 2021: “Sovranità Alimentare per la Giustizia Climatica”.

Noi dei paesi ricchi ci crediamo innocenti, ma le deforestazioni, dell’Amazzonia e non solo, vengono fatte in tutto il mondo per estrarre minerali per i cellulari (anche i nostri) e coltivare materie prime Ogm per mangimi (soia e mais in primis), da usare negli allevamenti intensivi dell’Europa e della Cina. Nel mese di febbraio 2022, ci sono state in vari Stati del Brasile, Bahia, Minas Gerais, San Paolo, Rio de Janeiro, piogge torrenziali straordinarie, nonostante che le piogge siano diminuite e la stagione secca si sia allungata. A metà febbraio le piogge torrenziali hanno colpito la località turistica, seppure piena di favele, di Petropolis, in una regione montuosa a sessanta chilometri dal Rio de Janeiro, su cui è caduta in tre ore una quantità di pioggia (260 mm) pari a un mese di precipitazioni, determinando lo smottamento della collina che sovrasta il centro abitato, un tragico bilancio di 150 morti e più di 100 dispersi.

I metereologi brasiliani stanno cercando di capire in che misura le deforestazioni stiano determinando una riduzione dei corridoi di umidità (chiamati «fiumi volanti») provenienti dall’Amazzonia, importanti nel regolare le precipitazioni nel sud del paese. Si indaga sulle variazioni di temperatura delle acque oceaniche e come un oceano più caldo sulla costa brasiliana favorisca la formazione di aree di basse pressioni che portano piogge particolarmente intense. Tutte cose assai importanti a livello globale, non solo in Brasile.

Mentre il cambiamento climatico avanza e la guerra in Ucraina provoca il blocco dei cereali destinati in varie parti del mondo, con il conseguente aumento del numero di affamati, il capo del colosso degli Ogm Syngenta, Erik Fyrwald, in un’intervista al quotidiano svizzero NZZ am Sonntag ha detto: “Di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale, aggravata dalla guerra in Ucraina, è necessario rinunciare all’agricoltura biologica per ottenere rese produttive maggiori… Dobbiamo smettere di coltivare bio altrimenti le persone in Africa muoiono”. Evidentemente fa finta di non sapere che la fertilità della terra, quella che i piccoli contadini curano e preservano e l’agrobusiness distrugge, è quella che produce il cibo, trattiene l’acqua dolce e impedisce l’emissione della CO2 contenuta nella terra, in una quantità doppia di quella contenuta nell’atmosfera.

Una conversione ecologica globale dei territori

Il termine transizione ecologica, ora è evidente, è pura ipocrisia, la decrescita è necessaria, quella dei Paesi ricchi, che sia più o meno felice, una vera e urgente conversione ecologica, come ci ricorda spesso Guido Viale su Comune.

L’urgenza assoluta è rallentare il surriscaldamento globale, e le guerre folli, che infiammano ulteriormente l’umanità e il Pianeta, abbiamo bisogno di ripristinare la fertilità della Terra e degli Oceani, migliorare lo stato attuale, alterato, dei cicli naturali (il ciclo dell’ossigeno, del carbonio, dell’acqua, dell’azoto ecc.).

Si parla spesso di plastica e inquinamento degli oceani, ben poco del riscaldamento del mare, che accelera l’evaporazione e il ciclo dell’acqua: i ghiacciai e i Poli si sciolgono per il caldo e le acque dolci, solo il 3 per cento del totale, tornano più velocemente al mare, sempre meno disponibili. Ripristinare i livelli di duecento anni fa è probabilmente impossibile, tanto è vero che gli scienziati parlano solo di mitigazione degli effetti del surriscaldamento globale, prodotto dalla guerra alla natura fatta dalla cosiddetta “Civiltà industriale”. In questo scenario l‘agricoltura agroecologica resta la vera economia circolare, perché rifertilizza i suoli, riassorbe la CO2 dall’atmosfera e raffredda il pianeta. Per avere qualche speranza si dovrà dunque sconfiggere l’apparato industriale-militare, ormai controllato da pochi Big della finanza globale. Di certo, ci vorranno molte e diverse lotte popolari. Come dice Via campesina: “Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza”.

da qui

mercoledì 27 novembre 2019

Ribellarsi al cibo spazzatura - Antonio Lupo




L’articolo 82 della Legge di Bilancio 2020 prevede l’ormai nota imposta sul consumo delle bevande edulcorate, cioè quelle zuccherate. È bene che l’iniziativa sia stata fortemente voluta dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, male che non sia partita dal ministro della Salute, dato che le bevande zuccherate, insieme a merendine, snack e patatine fritte sono classificate come “cibo spazzatura”.
Quella definizione (e anche il corrispondente inglese junk food) è ancora scarsamente usata in Italia ma non riguarda l’igiene, “la pulizia” del prodotto. La definizione fu coniata nel 1972 da Michael Jacobson, direttore del Center for Science in the Public Interest di Washington e si riferisce a qualsiasi alimento o bevanda ad alto contenuto calorico, ma di scarso valore nutrizionale. Non a caso la definizione è nata negli Stati uniti, dove il 65 per cento della popolazione è soprappeso e la percentuale di obesi raggiunge il 32 per cento, il cibo spazzatura è infatti la prima causa di sovrappeso e obesità, soprattutto infantile, cioè di una grave “malattia di classe”, dato che colpisce prima di tutto i più poveri, che consumano questo cibo a basso costo. Intanto anche in Italia i dati sono più che allarmanti: un bambino su tre è obeso o sovrappeso, in maggioranza nel Centro e nel Sud.
È stata invece derisa e poi tolta dalla Legge di Bilancio 2020 la tassa sulle merendine e snack, anch’essa proposta da Fioramonti, una tassa che secondo l’autorevolissima rivista medica inglese British Medical Journal, porterebbe a risultati doppi, nel ridurre l’obesità, rispetto alla sugar tax.
In Italia si usano ormai comunemente termini inglesi per falso desiderio di modernità e subalternità culturale, ma soprattutto da parte dei media mainstream, per non far capire la realtà delle cose.
Distributori di cibo spazzatura (merendine, snack e bibite gassate) sono presenti in Italia nelle scuole e negli ospedali.
In tutti i supermercati, davanti alle casse e ad altezza bambino, sono collocate merendine e snack
, in modo da essere acchiappate dai piccoli, con strilli se i genitori non le comprano. Per queste ragioni è fondamentale organizzare una campagna di boicottaggio, pretendendo che si eliminino i distributori negli ospedali e nelle scuole e dagli scaffali dei supermercati, in primis quelli alle casse.
Mi auguro che anche i giovani di FridayforFuture comprendano l’importanza del problema e denuncino il cibo spazzatura, poiché i giovani obesi sono degli invalidi, che di certo non riusciranno a lottare per il loro Futuro.