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domenica 24 gennaio 2021

“Il governo fa ciò che vogliono Eni ed Enel”

 

(Intervista di Andrea Turco al chimico Vincenzo Balzani)


Il professor Vincenzo Balzani è coordinatore del gruppo di lavoro Energie per l’Italia. Da tempo si mostra critico sulla strategia italiana per l’idrogeno e soprattutto sui progetti per lo stoccaggio e la cattura di carbonio. “Meglio puntare subito su energia elettrica rinnovabile”

Nel 2016 sfiorò addirittura il premio Nobel per la Chimica grazie alla ricerca pionieristica sulle macchine molecolari. Recentemente ha partecipato agli Stati Generali del premier Giuseppe Conte, dove ha espresso le proprie idee sul futuro energetico dell’Italia. Ora Vincenzo Balzani, professore emerito all’università di Bologna e coordinatore del gruppo di lavoro Energia per l’Italia, racconta ad EconomiaCircolare.com le sue perplessità in merito alle azioni italiane sull’idrogeno, sia da parte del governo che della grande industria. Sotto la lente di ingrandimento del noto chimico italiano c’è soprattutto il progetto di Eni al largo della costa adriatica, con il quale il cane a sei zampe intende catturare e stoccare l’anidride carbonica.

Che ne pensa della corsa all’idrogeno da parte della grande industria italiana? Eni ed Enel sembrano voler sviluppare diversi tipi di idrogeno (verde per Enel, blu per Eni), anche se recentemente hanno firmato un accordo in tandem. Più simili ai progetti di Eni appaiono quelli di Snam, che parla di gas verde, cioè di miscela tra idrogeno e metano. Lei che valutazione ne dà?

Incomincio dal gas verde, una cosa che non ha senso, una pura trovata pubblicitaria. Come fa ad essere verde, se per verde si intende, come si dovrebbe, energia che non produce CO2 e neppure inquinamento? Il metano produce sia CO2 che inquinamento.

Per ottenere i fondi europei, Eni ed Enel hanno pensato che sia meglio mettersi d’accordo. Eni è interessato a produrre idrogeno blu, un idrogeno più o meno sporco, ottenuto dai combustibili fossili, ma catturando la CO2 che si produce nel processo. Come è noto, Eni vuole realizzare a Ravenna un mega impianto Ccs, con i fondi del Next Generation Eu, che invece dovrebbero servire per sviluppare le energie rinnovabili. Il metodo Ccs, cioè produrre CO2 per poi riprenderla, dal punto di vista logico è un assurdo rispetto a non produrre CO2, dove al posto dei combustibili fossili si usano le energie rinnovabili. Enel è invece più orientata a produrre idrogeno verde, cioè puro, da elettrolisi dell’acqua. Fino a poco tempo  fa Enel, per bocca del suo ceo, aveva dichiarato che chi era interessato a produrre idrogeno blu lo avrebbe dovuto fare senza sussidi. E si riferiva evidentemente a Eni. Ora, in vista dell’arrivo dei 209 miliardi dall’Europa, le due aziende si sono messe d’accordo, a quanto pare.

Come giudica la strategia italiana del governo sull’idrogeno? In passato lei ha criticato il Piano dell’Italia per l’Energia e il Clima: le sembra che in questo senso la strategia sull’idrogeno faccia comunque dei passi in avanti?

Secondo me il governo non ha una sua strategia, come dimostra il Piano dell’Italia per l’Energia e il Clima. Ha firmato l’accordo di Parigi per l’uscita dai combustibili fossili entro il 2050, ma è “costretto” a fare ciò che vogliono Eni ed Enel. Le compagnie petrolifere contano di riuscire a fare utilizzare combustibili fossili anche oltre il 2050, promettendo che la CO2 prodotta sarà catturata e sequestrata. Anziché portare avanti l’uso di idrogeno, che all’inizio sarà in gran parte grigio, sarebbe meglio puntare decisamente alla produzione di energia elettrica rinnovabile mediante fotovoltaico e eolico, per poi usarla per generare idrogeno verde.

È così lontano nel tempo l’utilizzo esclusivo dell’idrogeno verde, davvero al momento non è un processo economicamente conveniente? E quanto è energivoro il processo che porta alla sua produzione?

L’idrogeno verde per ora è più costoso dell’idrogeno grigio. Nulla si può dire al momento riguardo al costo dell’idrogeno blu. La tecnologia per produrre idrogeno verde è però in rapida evoluzione e non è che poi serva subito. È più importante produrre energia elettrica rinnovabile.

Sarà possibile vedere mezzi alimentati a idrogeno, o si sta andando verso un’elettrificazione degli stessi? E in questa partita, l’idrogeno che ruolo gioca?

Ci sono già auto a idrogeno, dove l’idrogeno viene convertito in elettricità per alimentare un motore elettrico, esattamente come nelle auto elettriche l’energia per far andare la macchina viene presa da una batteria. Forse la soluzione da preferire per un uso ad ampio raggio dell’idrogeno sarà quella privilegiata per mezzi di trasporto pesanti (autocarri, navi e anche aerei).

da qui

domenica 11 ottobre 2020

ENI: l’inganno del fossile verde - Vincenzo Balzani

Caro Direttore,

Ho letto con piacere il supplemento ExtraTerrestre nel manifesto del 18 settembre. Ho particolarmente apprezzato i due titoli, densi di significato: «Il fondo del barile» e «A Ravenna l’anidride carbonica la nascondono sotto il tappeto».

Come tutti sanno, la transizione energetica in corso, dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, è fortemente ostacolata dalla lobby dei combustibili fossili (in Italia, da Eni). Ci troviamo, pertanto, in una strana situazione: il futuro, cioè le energie rinnovabili, è già presente, ma il passato, cioè i combustibili fossili, non vuole passare perché è collegato a enormi interessi, non solo economici. Le energie rinnovabili forniscono energia elettrica con cui si possono alimentare direttamente i motori elettrici, che sono da 3 a 4 volte più efficienti dei motori a combustione; ecco allora che, per continuare a usare i combustibili fossili, le compagnie petrolifere hanno inventato diverse strategie che descrivo brevemente.

  1. Sostenere che le energie rinnovabili non sono ancora mature, per cui ci sarà bisogno per molti decenni dei combustibili fossili. Per smentire la favola delle energie rinnovabili non mature, basta fare un semplice confronto: la fotosintesi naturale converte l’energia solare in energia chimica con un’efficienza energetica dello 0,2%, mentre il fotovoltaico converte l’energia solare in energia elettrica con un’efficienza del 20%, cioè cento volte maggiore! Si possono aggiungere altri due numeri: attualmente gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche installati nel mondo generano una quantità di elettricità pari a quella generata, rispettivamente, da 170 e da 270 centrali nucleari. Il tutto, senza produrre scorie radioattive e anidride carbonica. Fotovoltaico ed eolico oggi sono le due tecnologie che forniscono energia elettrica ai costi più bassi. Nel mercato della nuova potenza elettrica installata surclassano, con una quota che sfiora il 70%, le tecnologie tradizionali basate su carbone, gas e nucleare.
  2. Abbandonare al suo destino il carbone e, ormai, anche il diesel e puntare sul metano come combustibile ponte pulito. Il metano genera un po’ meno (76%) di CO2 rispetto a benzina e gasolio, ma questo non basta per combattere il cambiamento climatico. Il metano, inoltre, è un gas serra decine di volte più potente della CO2 e, nella lunga filiera dai giacimenti all’utilizzazione finale, si stima ci siano perdite di almeno il 3% rispetto alla quantità di gas utilizzato. Quindi, usando il metano c’è addirittura il rischio di peggiorare gli effetti sul clima. Per quanto riguarda poi l’inquinamento, studi recenti indicano che il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma le particelle sono più piccole e in numero superiore, quindi potenzialmente più pericolose per la salute.
  3. Continuare a usare i combustibili fossili e poi catturare e sotterrare l’anidride carbonica prodotta (CCS, carbon capture and storage). Si tratta di un progetto fuori da ogni logica, tecnicamente non ancora sviluppato, caratterizzato da alti costi e forti pericoli ambientali, soprattutto se lo storage avviene in zone sismiche o con forte subsidenza come la costa di Ravenna, dove Eni ha in progetto di costruireunimpiantodelgenere.Questastrategiaèsemplicementeunescamotagepercontinuarea produrre ed utilizzare i combustibili fossili.
  4. Supportare l’uso dei biocombustibili per mantenere in vita il motore a combustione e quindi per continuare a usare i combustibili fossili. In realtà i biocombustibili non possono giocare un ruolo importantenellatransizioneenergeticasemplicementeperchél’efficienzadellafotosintesinaturale è molto bassa (0,1-0,2%). È stato calcolato che l’efficienza di conversione dei fotoni del Sole in energia meccanica alle ruote di un’automobile (sun-to-wheels efficiency) è oltre 100 volte superiore per la filiera che dal fotovoltaico porta alle auto elettriche rispetto alla filiera che dalle biomasse porta alle auto alimentate da biocombustibili. Quindi, dal punto di vista energetico la produzione di biocombustibilicorrispondeadunosprecodell’energiasolare.Puòessereutileottenerebiometano da prodotti di scarto, ma si tratta di piccole quantità rispetto a quelle che ci vorrebbero per alimentare la mobilità. Per produrlo in quantità massicce sarebbe necessario utilizzare coltivazioni agricole dedicate, entrando così in competizione con la produzione di cibo. Ecco allora che, se si mantengono in circolazione i motori a combustione, c’è ampia opportunità per continuare ad usare grandi quantità di metano fossile.
  5. Sostenere lo sviluppo dell’idrogeno da fonti rinnovabili, per miscelarlo (5-10%) al metano o al biometano (gas verde). Non si capisce che senso abbia sprecare idrogeno in questo modo, quando l’idrogeno, prodotto per immagazzinare l’elettricità generata dall’energia solare o eolica, può essere riconvertito in elettricità con pile a combustibile per alimentare i molto più efficienti motori elettrici.   Il gas verde è semplicemente un ulteriore ingannevole tentativo per mantenere in vita gli inefficienti e inquinanti motori a combustione e procrastinare così per un tempo il più lungo possibile il passaggio dai combustibili fossili alle vere energie rinnovabili.

Sulla stessa linea, Eni è stata multata dall’Antitrust per aver «presentato come verde un diesel altamente inquinante».

Purtroppo, Eni è politicamente molto forte ed è riuscita ad imporre a Conte e alla Regione

Emilia-Romagna la costruzione di un gigantesco impianto CCS nella zona di Ravenna. Fra non molti anni tutti capiranno che si tratta di una delle tante grandi opere costruite fuori luogo e fuori tempo. La speranza è che a Bruxelles si accorgano che questa proposta Eni non può entrare nel Green Deal   e non può essere finanziata nell’ambito del Recovery Plan Next Generations EU. Anche perché nel 2009 l’UE aveva varato EEPR e NER300, due importanti programmi per la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). I soldi sono stati spesi, ma non si è riusciti «a realizzare nessun progresso e nessun progetto di successo per la cattura e stoccaggio del carbonio».


Vincenzo Balzani è coordinatore del gruppo di scienziati energiaperlitalia

fonte: il manifesto, 24.09.2020

 

http://serenoregis.org/2020/09/24/eni-linganno-del-fossile-verde-vincenzo-balzani/