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venerdì 11 settembre 2026

Compleanno per i 70 anni del Poligono di Pedrasdefogu, quando la festa te la organizza la Leonardo - Valter Canavese

 

Come diamine inizia questa storia? Tra quanto e come finirà, se mai finirà? 26 agosto 1956, se si va a leggere L’Unione Sarda di quei giorni il tutto suonava come un’opera importante con aspettative di sviluppo tecnologico e di rilievo per l’occupazione dell’Ogliastra.

26 agosto 2026, il poligono di armamento Aeronautico di Perdasdefogu – ora PISQ, gli acronimi salveranno il mondo – compie 70 anni e per festeggiare e festeggiarsi si è regalato una esercitazione estiva terminata il 14 agosto, mentre a Decimomannu il 74° reparto della Tattical air force della Germania si sono fermati il 4 agosto

Le cose, in breve, sono iniziate con una richiesta della società Leonardo al Ministero della Difesa. È vero che esiste un accordo del 2017 che prevedeva la sospensione delle esercitazioni in estate, vero anche che i primi di luglio il Comitato Misto Paritetico aveva respinto il calendario delle esercitazioni. Oltre alla violazione dell’accordo del 2017 c’era qualche altra cosettina che, pur nello stile Pisq, non era proprio trasparente.

L’utilizzo del poligono di Quirra, ma anche degli altri centri sardi, da parte di non meglio specificate ditte operanti nella vendita di articoli bellici, bonifiche che hanno una cadenza inferiore alla proclamazione dei giubilei, comprese quelle di un missile disperso poco più di un anno fa di fronte il mare di Arbatax.

Se poi si va a cercare la relazione sul sito della Difesa sui risultati dell’inquinamento a Quirra non c’è, sono rimasti una serie di dati chimici sulle acque e i terreni, mentre le vicende legate all’inchiesta di Quirra e del procuratore Fiordalisi sono ben conosciute e in attesa della sentenza del processo di appello per il novembre di questo anno.

La spallata era però partita all’inizio del 2026, quando Alessandra Berry – componente del Comipa – era intervenuta per denunciare come nella relazione illustrativa alla legge sulla autonomia regionale differenziata i deputati di FdI avevano inserito un codicillo che ostacolava il “fastidio” che l’autonomia sarda potesse intralciare le esercitazioni per la Difesa e la sicurezza nazionale.

La Regione Sardegna, pur di fronte a queste premesse non equivocabili, con una rapida e contestata ordinanza ha sgomberato le zone e dato il via libera alle esercitazioni a Perdasdefogu, richieste dalla Leonardo.

Che torta ha preparato la Leonardo per festeggiare i 70 anni di Perdasdefogu? Nei primi sei mesi di questo anno gli ordini sono saliti intorno ai 16,3 miliardi di euro (+ 44%), il portafoglio di ordini arriva a 59 miliardi (+ 30%) – giusto per un minimo di raffronto la manovra estiva della Regione Sardegna è stata di 2,5 miliardi- i ricavi sono di 10 miliardi e nella relazione del semestre seguono una ventina di pagine di dati strabilianti. Non da ultimo il sostegno delle banche con 231 milioni di euro di finanziamenti da parte di Unicredit. Intesa Sn Paolo, Cassa Depositi e Prestiti, Bper e Banco Bpm

Se dai numeri si passa ad alcune operazioni, o linee politiche ed economiche, che la Leonardo sta seguendo ci si addentra in scenari lontani dal nostro vivere quotidiano ma che lo determinano in maniera tanto inavvertibile quanto grave.

Ad esempio Leonardo ha tassi di crescita che oscillano tra 5,4% e il 12,3% nella elettronica per la difesa, gli elicotteri aeronautica, la Cyber Security e Solutions (In questo settore andate a vedere chi era il protagonista negli ultimi due incontri organizzati nella facoltà di Ingegneria di Unica sulla cyber security).

Nella Elettronica in Europa la Leonardo ha un peso specifico secondo, forse solo alla Germania. Si va dai radar Kronos ai sensori da applicare per la difesa missilistica. Ha fatto spesa in America acquisendo la Raft – specializzata in intelligenza artificiale e software per la difesa, precedente proprietà di una public company americana condotta da Mark Newman, mentre nel 2022 è stata fatta la fusione con la società israeliana Rada – specializzata in radar tattici e sistemi anti droni.

Piccolo particolare, la Raft rende noto che vanta una particolare specializzazione nella fusione di dati multi dominio e nella IA per “rendere più rapidi i processi decisionali operativi per i clienti”.

Si muove la Leonardo si muove ed anche con una certa soddisfazione in Sardegna. Nel 2022 la Scuola internazionale di Volo si sposta a Decimo Mannu. Obiettivo: “fornire una capacità di addestramento di altissimo livello”. Se questo era l’obiettivo nel 2022 non deve essere un motivo per sedersi sugli allori. Sempre quest’anno, a luglio, Leonardo rafforza l’alleanza con la CAE – ne parleremo tra poco – per migliorare l’addestramento sull’aereo M-346e “sviluppare capacità di addestramento integrate di nuova generazione”. In parole povere competenze senza precedenti integrate dallo sviluppo della componente elettronica in azioni di guerra. A Decimo Mannu vengono piloti della Nato, americani, del Giappone, Quatar, Arabia Saudita Kuwait e in operazioni congiunte piloti israeliani

“Noi di CAE esistiamo per rendere il mondo più sicuro, al fine di preparare i professionisti della aviazione e le forze armate ai momenti cruciali” La Cae, uno dei partner della Leonardo. La più grande azienda militare canadese, come La Leonardo ha una certa passione per le Università canadesi per le quali ha stanziato dei fondi del Security Defense Forum.

Seguendo l’ottica del suo obiettivo, la Cae ha fornito la tecnologia utilizzata per addestrare il personale militare israeliano all’utilizzo di “velivoli da combattimento di nuova generazione” impiegati nella così detta “operazione piombo fuso” (con una relazione dell’Onu redatta da Richard J. Goldstone – università di Gerusalemme, che critica entrambe le parti imputando responsabilità maggiori all’esercito israeliano).

A giugno di questo anno la Presidente Meloni incontra il suo collega Canadese Mark Carney -duro oppositore di Trump e fautore, a gennaio, di uno spostamento economico e politico del proprio paese verso i Paesi europei- con dei risultati molto positivi relativi al rafforzare le scorte dei minerali critici, l’acquisto degli M-346 by Leonardo nel solco della politica canadese “della strategia industriale per la difesa”.

Questa sorta di parziale risiko edito dalla Leonardo può permettersi di fare una capatina nel Corno d’ Africa dove dal 2021, con la benedizione di Marco Minniti – a capo ancora oggi della fondazione Med-Or – addestra l’esercito somalo, finanzia alcune borse di studio per l’Università di Rabat, fornisce radar alle forze militari di Gibuti e si aggira in Kenia, Niger. Come la Leonardo ed il governo italiano abbiano una visione molto personale del cosiddetto “piano Mattei” in Africa, lo possiamo vedere in una notizia laterale di questi giorni. Dopo appena 10 mesi l’ambasciatore italiano in Etiopia – Sem Fabrizi – viene sostituito. La Farnesina si adopera per attenuare il desiderio del governo etiope di una vera e propria espulsione. L’informazione nazionale nicchia, riduce la cronaca e non dà informazioni.

Nella realtà, ben ricostruita da Massimo Alberizzi in “Africa Express”, il diplomatico operava con scrupolo , competenza e severità, tanto da azzerare un flusso di visti non proprio a costo zero ed un transito pezzi di ricambi, mobili e anche armi. Un ripristino di legalità “sgradito” al governo etiope impegnato in un conflitto a geografia variabile che nel Tigrai ha segnato oltre i 600 mila morti

Ritorniamo al poligono di Quirra. Le esercitazioni sono finite. In un esercizio filmico di elapsed time si potrebbero scorrere le immagini nell’arco di questi 70 anni, le ferite della terra visibili e i veleni che la segneranno per svariati decenni, magari con un focus che parta dal 5 ottobre 2021: inaugurazione del banco di prova per motori a razzo di carburante liquido. Indovinate chi ne fa parte.

da qui

sabato 5 luglio 2025

Il caso Perdasdefogu - Noemi Cipriano e Lydia Karazarifi

 

Non possiamo parlare di ecologia e investire nella militarizzazione: la prospettiva della giustizia ambientale attraverso il laboratorio sardo

Nel cuore dell’Ogliastra, una delle zone più incontaminate e poco popolate della Sardegna, sorge una delle installazioni militari più vaste e controverse d’Europa: la base di Perdasdefogu, parte integrante del poligono interforze del Salto di Quirra. Utilizzata per sperimentazioni militari, test missilistici e collaborazioni aerospaziali, questa struttura è il più grande poligono sperimentale e di addestramento militare in Europa. In un’isola, la Sardegna, che si distingue per essere la regione europea con la più ampia densità ed estensione di servitù militari: il 60% delle basi militari italiane si trova in Sardegna. Il suolo sardo, tuttavia, non è solo oggetto di sperimentazione da parte delle forze militari italiane, ma anche dalla Nato.

Si tratta di una questione delicata che dovrebbe farci riflettere sullo sfruttamento in corso nella regione sarda, così fortemente impattata dall’inquinamento chimico connesso alla presenza militare. È quanto emerso dalle numerose perizie giudiziarie e indagini scientifiche svolte nel territorio circostante la base di Quirra. Un dolore muto, ignorato da interessi più forti delle voci dei pastori e degli abitanti che da generazioni vivono queste terre. Una vicenda su cui non è mai stata fatta giustizia. Ricordarla oggi non è solo un atto di memoria, ma un dovere verso chi continua a subirne le conseguenze.

Nel 2012, dopo anni di denunce, analisi ambientali e sospetti legati all’insorgenza di malformazioni e tumori tra militari, civili, pastori e animali presenti nella zona, nel tribunale di Lanusei ha avuto inizio il primo processo per disastro ambientale in ambito militare. Un caso giudiziario senza precedenti, poiché ha coinvolto molti ufficiali di alto rango e riguardava un’area strategicamente sensibile – all’epoca ancora in uso – e soggetta a segreto militare, in cui molti dati erano coperti da segreto di Stato.

Fa rabbrividire ciò che hanno vissuto coloro che, direttamente o indirettamente, sono entrati in contatto con la base militare di Quirra. Non solo i militari e i tecnici che vi operavano senza adeguate protezioni, ma anche i pastori e gli abitanti dei paesi circostanti, esposti per anni a sostanze tossiche senza essere informati né tutelati. Comuni come Villaputzu, Escalaplano e Ulassai sono tra quelli maggiormente colpiti: qui i cittadini non erano al corrente – sia per l’omissione di bonifica e segnalazione delle aree demaniali militari, sia per la mancanza di adozione delle più elementari precauzioni per la salute umana e animale – di quanto veniva sprigionato in aria e nel suolo.

Cronache dell’inquinamento chimico

Dal 1984 al 2008, nella zona di Torri, a 600 metri sul livello del mare, sono stati effettuati brillamenti di enormi quantità di munizioni e ordigni fuori uso. Tra il 1986 e il 2003 sono stati lanciati oltre 1.187 missili anticarro Milan e, in seguito, Tow, contenenti torio – una sostanza radioattiva – e materiali altamente tossici come l’amianto.

La base di Quirra è stata anche il luogo in cui venivano illecitamente smaltite grandi quantità di rifiuti militari composti da bombe e munizioni obsolete dell’Aeronautica Militare, tanto che gli stessi medici del lavoro disposero che non fossero più effettuate analisi per la misurazione periodica del piombo nel sangue dei militari, ritenendole ormai inutili.

Il pericolo per la pubblica incolumità nell’area circostante il Poligono Interforze del Salto di Quirra (Pisq) è stato esteso e profondo. In un territorio dove si sono registrati circa 160 casi di linfomi e tumori nella popolazione, con centinaia di morti sospette e numerose gravi malformazioni, le fonti di contaminazione sono state molteplici.

Oltre ai brillamenti e ai lanci di missili anticarro, una delle cause più preoccupanti era l’interramento di fusti contenenti Napalm, sostanza altamente tossica e pericolosa.

Le operazioni militari venivano condotte in un’area morfologicamente predisposta alla diffusione degli agenti contaminanti: un corridoio naturale tra due rilievi montuosi paralleli, che incanalava i venti lungo l’asse dei centri abitati di Escalaplano e della frazione Quirra del Comune di Villaputzu. Questa direttrice attraversava anche le aree di sorgente che alimentavano l’acquedotto locale, considerato potabile, e serviva entrambe le comunità.

Il legame tra attività militari e gravi patologie ha generato nella popolazione un senso profondo e duraturo di allarme, rilanciato più volte con grande rilievo dagli organi di stampa.

Colpisce con particolare amarezza quanto riportato da diversi organi di stampa: alcuni generali della base militare, di fronte all’allarme sanitario crescente, arrivarono ad attribuire l’elevata incidenza di tumori tra la popolazione locale a relazioni di consanguineità tra cittadini sardi. Un’affermazione non solo infondata, ma gravemente offensiva e intrisa di pregiudizio, che riflette un atteggiamento discriminatorio verso le comunità del territorio, vittime degli esperimenti militari.

Il 5 e 6 gennaio 2011, una relazione dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, ripresa dalla stampa nazionale, documentò in modo dettagliato le malformazioni riscontrate tra gli animali da allevamento e rivelò un dato sconvolgente: il 65% dei pastori che operavano all’interno o nei pressi del poligono risultava deceduto per linfomi o tumori.

L’esposizione a un grave rischio sanitario è stata ulteriormente confermata dalle analisi sulle salme di numerosi pastori malati di tumore o leucemia, nelle quali è stata rilevata una quantità anomala di torio – sostanza radioattiva – significativamente superiore rispetto a chi non aveva frequentato l’area del poligono. Il torio, se inalato o ingerito, emette particelle altamente nocive in grado di alterare irreversibilmente il Dna cellulare, provocando linfomi o tumori anche a distanza di decenni dall’esposizione.

La prospettiva della giustizia ambientale

Questa vicenda non è solo un caso di ingiustizia sociale e sanitaria, ma anche un grave episodio di inquinamento ambientale, che tocca il suolo, l’acqua e l’aria di un territorio prezioso e vulnerabile. In un’epoca in cui si moltiplicano le dichiarazioni di impegno verso la sostenibilità e la transizione ecologica, sorprende e inquieta che aree come il Salto di Quirra continuino a essere sacrificate in nome di interessi militari, spesso imposti dall’alto e giustificati da ragioni di sicurezza nazionale. 

Il contrasto tra la retorica della green economy e la realtà di questi territori martoriati rivela una contraddizione profonda e ancora irrisolta. Non si può parlare di futuro sostenibile ignorando queste ferite aperte. Il silenzio su Quirra è un silenzio che grida, e che ci interroga sulla gerarchia di valore che diamo ai territori, alle comunità e alle vite umane.

Allo stesso tempo, si continua a investire nella produzione militare, in equipaggiamenti e tecnologie, senza considerare i danni all’ambiente, alla salute e al benessere delle popolazioni.

La giustizia ambientale si fonda sull’equità nell’accesso a un ambiente sano, sicuro e libero da inquinamento, capace di sostenere il benessere sia delle comunità locali che degli ecosistemi. Questo concetto include le lotte sociali per la tutela ambientale e mette in luce le disuguaglianze legate alla classe sociale, al contesto culturale e alla dimensione territoriale nell’accesso e nella gestione delle risorse naturali. Tra i suoi principi fondamentali spicca l’allineamento con la democrazia partecipativa, che riconosce il valore dell’impegno attivo delle comunità nei processi decisionali.

In Sardegna, come è emerso chiaramente, le dinamiche di ingiustizia ambientale sono strettamente connesse alla presenza e all’attività delle basi militari, le cui operazioni hanno avuto un impatto devastante sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni locali. Le storie di resistenza nate in questo contesto mirano a riconoscere e denunciare tali ingiustizie, dando voce a chi le ha subite. Iniziative dal basso, movimenti civici, comunità e singoli individui si sono mobilitati per rivendicare il diritto a vivere in un ambiente sano. I processi giudiziari, la formazione di collettivi attivisti e l’azione continua sul territorio rappresentano le molteplici forme di una lotta in corso per la vita, la terra e la dignità ambientale.

Accanto a queste forme di attivismo, esiste una resistenza più profonda e simbolica, radicata nel legame tra persone e territorio. Pratiche rituali, cerimonie legate all’acqua e alla terra, luoghi sacri e tradizioni ancestrali costituiscono una memoria collettiva viva, che suggerisce possibilità future di coesistenza armoniosa. In questo senso, il diritto alla tutela ambientale si intreccia con una visione più ampia del vivere: cosa produrre, in che modo investire, come abitare e rispettare il territorio.

Come afferma Robert Bullard, «Il movimento per la giustizia ambientale ha ridefinito il significato dell’ambientalismo. Dice fondamentalmente che l’ambiente è tutto: dove viviamo, lavoriamo, giochiamo, andiamo a scuola, così come il mondo fisico e naturale. E quindi non possiamo separare l’ambiente fisico da quello culturale. Dobbiamo assicurarci che la giustizia sia integrata in tutto ciò che facciamo».

L’ingiustizia ambientale è un fenomeno complesso e multidimensionale, la cui comprensione è imprescindibile nei dibattiti contemporanei sulla protezione ambientale. È urgente portare alla luce gli effetti nocivi dell’industria militare sull’ambiente e sulla salute umana, temi troppo spesso assenti dalle agende pubbliche.

Il caso della Sardegna esemplifica con chiarezza le molteplici sfaccettature di questa ingiustizia, così come le forme di resistenza e i tentativi di ricostruire un legame profondo con la terra e con le comunità che la abitano. Attraverso la lente della giustizia ambientale, emerge come alcuni gruppi sociali siano più vulnerabili di altri di fronte ai processi di militarizzazione e sfruttamento.

Per affrontare questi squilibri è fondamentale riconoscere le specificità delle comunità, considerando la loro storia, classe sociale, cultura e relazione con il territorio. Le esperienze di partecipazione democratica e le memorie di lotta possono costituire la base per nuovi investimenti nel benessere collettivo, tracciando un cammino concreto verso una giustizia ambientale integrale e duratura.

da qui