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martedì 27 maggio 2025

La Città Rosa - Grig

 

Cagliari, Fenicotteri (Phoenicopter ruber) e Sella del Diavolo

Vivere in una città in un’Isola un po’ alla deriva nel Mediterraneo Occidentale ha tanti difetti, ma alcuni pregi straordinari, unici, impagabili.

La qualità della vita ne risente positivamente. E di molto.

Sì, Cagliari è una città a misura d’uomo, ma anche a misura d’uovo.

Cagliari, Stagno di Molentargius, Fenicotteri (Phoenicopter ruber) in nidificazione

Non esiste un’altra città europea dove i tuoi vicini di casa sono decine di migliaia di Fenicotteri rosa (Phoenicopter ruber).

A Cagliari la presenza dei Fenicotteri è viva, quotidiana.

Fenicotteri (Phoenicopter ruber) in volo

La mattina presto e la sera vedono il cielo disegnato da formazioni di centinaia di Fenicotteri.

Nello Stagno del Molentargius, all’interno del parco naturale di Molentargius-Saline, nel bel mezzo dell’area vasta di Cagliari, hanno realizzato a partire dal 1993 la loro grande Città Rosa.

Cagliari, Molentargius, nidificazione dei Fenicotteri (Phoenicopter ruber)

Migliaia di nidi, migliaia di pulli già nati che consolideranno la presenza ormai stabile della specie a Cagliari e in parecchie zone umide della Sardegna, a iniziare dal vicino Stagno di Santa Gilla.

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus ruber)

Nonostante l’abusivismo edilizio che imperversa tuttora nell’area naturale protetta, nonostante le discariche abusive, nonostante gli incendi, nonostante il bracconaggio, nonostante le carenze gestionali del parco naturale regionale, nonostante i tanti approfittatori che s’affollano intorno, i Fenicotteri continuano a resistere e a regalarci ogni giorno uno straordinario dono di natura e costituiscono una bella parte dell’identità del luogo.


Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Fenicottero rosa (Phoenicopter roseus)

(foto S.D., archivio GrIG)


da qui

sabato 20 marzo 2021

Ladri di Fenicotteri - Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Siamo alla follìa, pure oltre.

Il traffico di armi e di droga sono fra i traffici illeciti più lucrosi.  Così anche il traffico di Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus).

L’ha denunciato un reportage dell’autorevole Guardian (‘Looking for a flamingo?’: bird trafficking in Iraq, 1 marzo 2021).

Nella zona umida di Ahwar, in Iraq, vengono catturati e venduti nel vicino mercato di Amara.

Mercato illecito che rende moltissimo, per soddisfare ricchi acquirenti arabi che vogliono impreziosire i propri riservati giardini.

Una vergogna.

E non è detto che non giunga fino ai nostri lidi.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

 

da La Stampa, 8 marzo 2021

Fenicotteri, un traffico che rende come armi e droga.

Un reportage del Guardian fa luce sul contrabbando che avviene al confine con l’Iran: durante la migrazione gli uccelli vengono catturati quando raggiungono le paludi irachene e venduti – vivi e morti – a ricchi acquirenti.

Nelle paludi irachene di Ahwar, sito Unesco un tempo roccaforte della resistenza al regime di Saddam Hussein, il traffico dei fenicotteri rosa è redditizio quanto quello delle armi e della droga. Quando nei mesi invernali gli iconici uccelli migrano per raggiungere le paludi del Sud dell’Iraq, ad attenderli sono bracconieri e ricchi acquirenti che ne vogliono alcuni esemplari per arredare i propri giardini.

Un reportage del Guardian ad Amara, nella provincia irachena di Maysan, a circa 35 km dal confine con l’Iran, documenta le dinamiche del mercato dei fenicotteri rosa, in una regione senza legge in cui sono considerati una merce da vendere come tante altre. Un business che consente a molte famiglie di sbarcare il lunario.

E’ durante i mesi invernali da ottobre a febbraio che gli uccelli migrano verso le paludi irachene meridionali, dove le temperature sono più miti e c’è abbondanza di cibo. Quelli che vengono catturati vengono venduti per 30-40 mila dinari iracheni, tra 17 e 23 euro. Eppure c’è un decreto locale che vieta il contrabbando di fenicotteri, ma la polizia non procede ad alcun controllo.

Da 30 anni Mustafa Ahmed Ali vende uccelli in un piccolo negozio al mercato di Amara, ma i fenicotteri rosa destinati a clienti esigenti li custodisce direttamente in casa. Tra questi ci sono ricchi iracheni e stranieri che vengono dai vicini stati del Golfo. “Viaggiano fin qui da Paesi come il Kuwait, l’Arabia Saudita o persino il Qatar. Sono io a rifornire anche molti acquirenti iracheni. Le persone vogliono i fenicotteri per decorare i loro giardini o per collocarli in parchi zoologici privati”, ha raccontato.
Sul tetto di casa ha sistemato un’ampia gabbia piene di rumorosi fenicotteri rosa, la cui esistenza è spesso sofferta. Il mercante di uccelli riconosce che nei mesi più caldi non di rado muoiono in gabbia mentre il picco delle vendite – da uno a dieci esemplari al giorno – cade nei mesi invernali. “Li vendo sia vivi che morti, anche perché c’è gente che mangia la carne di fenicotteri” ha sottolineato Ali.
Secondo Samir Aboud, capo del dipartimento per l’ambiente di Maysan, non esiste una legislazione specifica che protegga i fenicotteri. Tuttavia, diversi accordi internazionali, ratificati dall’Iraq, tutelano gli uccelli migratori e vietano il bracconaggio nelle paludi, ma la loro attuazione rimane limitata. “Poiché le aree di bracconaggio sono al confine tra Iran e Iraq, ricade sotto la giurisdizione delle forze di protezione del confine, rendendo difficile per il nostro dipartimento di polizia controllare l’area o condurre operazioni di arresto”, ha denunciato Aboud.
“Ogni anno migliaia di uccelli vengono catturati nelle paludi. Conosco bene i terreni di caccia, quindi a volte fornisco informazioni alla polizia per aiutarla nelle operazioni. Non sarebbero in grado di condurle altrimenti”, ha riferito Ahmed Saleh, noto come Dr. Hamoudi, attivista per l’ambiente di Amara, ideatore di una campagna della società civile che ha portato il governo provinciale a decretare il divieto di vendita dei fenicotteri nei mercati. Hamoudi, che compra uccelli solo per liberarli, è spesso minacciato di morte dai bracconieri ma lui porta comunque avanti la sua battaglia per salvare i fenicotteri rosa.

da qui

mercoledì 11 novembre 2020

Il fenicottero Kip è tornato in Sardegna: dal 1987 viaggia tra la Francia e Cagliari

  

 


Kip è tornato: il fenicottero nato 41 anni fa in Francia, ancora una volta è atterrato a Cagliari precisamente nel parco di Molentargius. È stato avvistato e fotografato da Romina Ibba, il suo scatto poi è stato pubblicato sui canali social dell’Infopoint Parco di Molentargius. Che racconta così la straordinaria vita di questo fenicottero: “È il protagonista di una storia incredibile, infatti è nato nel 1979 in Camargue, Francia, nello stagno del Fangassier, dove si è riprodotto numerose volte. Ha ben 41 anni, è certamente un’età notevole per un fenicottero, la cui vita media è di circa 30 anni”.

È stato possibile riconoscere Kip grazie all’inanellamento effettuato quando era ancora un pullo.  “Sappiamo che durante la sua vita ha viaggiato molto, sempre tra Francia e Sardegna in cui è arrivato per la prima volta nel 1987, da cui poi è ripartito più volte per riprodursi sempre verso il Sud della Francia. Nonostante l’età è sempre in splendida forma”.

da qui

domenica 14 maggio 2017

Alla fine, a Cagliari, i fenicotteri sconfiggeranno i massoni - Giorgio Todde



Un giornalista di vero talento, Alberto Statera, inventò per Cagliari un definizione eterna. La chiamò città delle tre Emme. Massoneria, Medici e Mattone. Logge, ospedali e imprese formicolano di figli della vedova.
Invece, un medico massone che riuniva in sé le tre Emme, in disaccordo con la definizione di Statera, affermò che Cagliari era la città del sole, del mare e dei fenicotteri.
E ha avuto ragione perché oggi i fenicotteri sono molto più numerosi dei massoni, dei medici e dei costruttori.
Dice Vincenzo Tiana, parroco dello stagno di Molentargius e ostetrico dei fenicotteri, che l’ultimo censimento conta quarantamila esemplari adulti e diecimila pulli. Insomma, anche contando i pulli di medici e massoni, oggi stravincono i fenicotteri.
Però nella nostra città non è sempre stato così.
Quando Helmar Schenk – lo zoologo tedesco che riuscì a far nidificare i fenicotteri al Molentargius e che lasciò la Germania perché là gli alberi erano troppo dritti – iniziò la sua impresa i fenicotteri erano ridotti a pochi esemplari. Allora il popolo dei fenicotteri era inferiore a quello dei massoni che intanto si moltiplicavano secondo le leggi della natura.
Ma Schenk ebbe la meglio e così oggi a Cagliari, naso all’insù, al tramonto si vedono bellissimi stormi di fenicotteri che vanno da uno stagno all’altro. Uno spettacolo che vale il viaggio.
Quel medico aveva ragione e oggi ci sono molti più fenicotteri che massoni. Ma i massoni continuano a nidificare in città. E pure loro valgono un viaggio per vederli quando anch’essi si radunano in stormi la sera.
Che la città nuova abbia la forma di oggi è anche demerito loro, nel senso che la forma illogica dei nuovi quartieri, delle periferie e dell’hinterland è stata in parte decisa dalle Emme che dal dopoguerra in poi hanno inciso profondamente nel governo dei luoghi.
La saldatura delle tre Emme con i governi che si succedevano è difficile da mettere in discussione e la definizione di Statera non è mai stata “smontata”. Ma tante, forse più dei fenicotteri, sono le menti massoniche.
Una mente massonica non ha l’obbligo di iscrizione. E si può essere massoni, fare parte dello stormo, senza essere un adepto del Grande Oriente.
Si è massoni di fatto se si concepiscono i rapporti tra esseri umani, governi e blocchi sociali come rapporti basati sull’affiliazione.
Insomma, si è affermato un sentire massonico fondato sull’appartenenza, su una visione iniziatica del gruppo, sul riconoscimento tra simili, sul “è dei nostri”, sul “gli parlo”, un sentimento talmente infiltrante che pochi possono affermare di esserne esenti. Un sentire, oltretutto, prevalentemente maschile, da spogliatoio dopo calcetto, dove i maschi si incontrano a parlare di roba da maschi.
Il collante è nella tendenza alla confraternita, alla congregazione, sino alla setta. L’esigenza tranquillizzante di appartenere a qualche comunità.
Quando nel rapporto non è importante l’argomento discusso, l’oggetto del ragionare – comunemente chiamato il merito dei fatti – allora diventa fondamentale, appunto, l’appartenenza a un gruppo, a una rete. Ci si riconosce come esemplari della medesima specie attraverso segni, riti e princìpi che precedono la sostanza, il significato delle cose e perfino l’uso della ragione.
Affiliazione, dunque. Non ragionamento. Prima di tutto riconoscimento.
Una roba ancestrale, istintiva. E’ il paleo-cervello, quello delle emozioni, che entra in gioco.
L’opposto della relazione, forma evoluta dei rapporti sociali, attività della corteccia cerebrale. La relazione si sostiene attraverso il ragionamento, senza forme preconcette di accettazione.
Quest’anima massonica è ubiquitaria e può manifestarsi in ogni forma associativa, nei partiti, nelle sette religiose, nei circoli, in ogni confraternita. Ha causato e causa danno nella gradazione del progresso sociale. Lo blocca, lo mummifica, lo priva di una reale parità, di dinamismo, di complessità, amputa la democrazia vera perché crea di fatto un’oligarchia molesta, fondata, lo ripetiamo, sull’affiliazione.
Però la speranza che la capacità di stabilire relazioni prevalga sul sentimento di appartenenza è ancora viva. E molti, tra mille difficoltà e nonostante l’intreccio tra affiliati di ogni risma, riescono mantenere il filo della relazione libera, fondata su ragionamento e critica.
Sarà un processo lento, un’emancipazione faticosa, ma un giorno, finalmente, potremo vedere nel cielo della nostra città solo stormi di fenicotteri.