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venerdì 14 agosto 2026

Meno turismo più vita. Una manifestazione a Maiorca - Marc Morell e Xesc Alemany

 

Sabato 26 luglio a Maiorca c’è stata una manifestazione con lo slogan “Maiorca al limite”, organizzata da una piattaforma locale che si chiama “Meno turismo più vita”. Alla manifestazione hanno partecipato decine di migliaia di persone, con uno spirito pacifico e festivo, ma al termine la polizia ha caricato pesantemente, facendo diversi feriti, tra cui un giornalista. La notizia ha raggiunto anche i media italiani, in un momento in cui il turismo e le trasformazioni che provoca sono al centro del dibattito pubblico. Traduciamo due resoconti della protesta scritti da due abitanti dell’isola, entrambi antropologi, in uno scambio di email tra membri dell’Osservatorio di Antropologia del Conflitto Urbano di Barcellona. Il primo autore, Marc Morell, è uno studioso del turismo, oltre che membro dell’Istituto di antropologia delle Isole (Baleari e Pitiuse). Il secondo, Xesc Alemany,è un giovane antropologo e scrittore, anche lui membro dell’Istituto. La fotografia è di Miquel Ángel Ballester anch’egli maiorchino. Le traduzioni sono di Stefano Portelli.


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Marc Morell. Avevo deciso di seguire la manifestazione insieme al gruppo di un ateneu popular, una specie di centro sociale e culturale della capitale di Maiorca, uno spazio chiamato La Fonera – si potrebbe tradurre come La Fionderia: la fionda era l’arma degli antichi mercenari delle Baleari, e di recente è diventata un simbolo dell’identità maiorchina. Quindi ho preso un autobus tre quarti d’ora prima dell’inizio e ho raggiunto il punto di partenza. Il corteo partiva dalla Plaça del Malnom, la “piazza dal brutto nome” – che è come in certi ambienti chiamiamo la Plaça d’Espanya. Mentre aspettavo l’autobus mi ha sorpreso la quantità di furgoni della polizia nazionale che circolavano su e giù per i viali intorno al centro. L’ho messo in relazione con le tensioni crescenti degli ultimi giorni: la settimana scorsa c’era stata una catena umana per proteggere Es Trenc, la più grande spiaggia libera dell’isola, e la segretaria del Partito popolare locale aveva provato a prendere in giro e a provocare i partecipanti (ci sonno immagini veramente da ridere). Poi c’erano stati gli arresti di alcune compagne a Santa Maria, perché avevano fatto delle scritte sulla parete di un’agenzia immobiliare del paese; infine il Comune, guidato dal Pp e da Vox, aveva proibito un evento a Brunzit, una cena collettiva all’aperto, che già aveva ottenuto i permessi necessari.Quando sono arrivato alla Plaça del Malnom, i miei timori sono passati. C’era gente molto varia, sia per età che come lingua, posizioni politiche, eccetera. Abbiamo iniziato a camminare sotto il sole, e io sono andato per conto mio, incontrando vecchi amici man mano che il corteo andava avanti. Così sono arrivato nella zona di Dalt Murada, il sentiero che corre lungo ciò che resta delle antiche mura della città, fino a Ses Voltes, un recinto di fronte alla cattedrale, la Seu, circondato dalle mura che si affacciano sul mare. Ho pensato che era un po’ strano che la manifestazione terminasse lì; mi sembrava che fossimo circa 50 mila persone, e che lì non c’era abbastanza spazio per tutta questa gente. Per cui sono avanzato ancora dentro la piazza, per lasciare spazio a chi veniva dopo, allontanandomi dalla folla sotto la Seu.

A quel punto mi ha sorpreso la presenza di circa sette poliziotti antisommossa, con un atteggiamento molto aggressivo, proprio accanto alla folla: faceva paura solo a guardarli. Non è passato molto tempo che qualche manifestante iniziasse a gridare contro di loro, ma niente di più. Però già si cominciava a percepire una certa tensione nell’aria. Da sopra le mura potevo vedere le migliaia di persone che non riuscivano a entrare nel recinto, e che quindi si dirigevano verso l’altra sponda del lago artificiale di fronte alla Seu e al Palau de l’Almudaina, il palazzo gotico della famiglia reale. Due persone si sono buttate nelle acque torbide del lago per attraversarlo, facendo ridere tutti. Pochi minuti dopo, da fuori ho visto che la polizia antisommossa aveva iniziato a caricare un gruppo di persone che volevano entrare nella zona di Ses Voltes; ma erano così lontani che non sono riuscito a capire cosa stesse succedendo. Non ricordo se questo è successo prima o dopo i discorsi e le performance, di cui non sono riuscito a sentire niente. Più tardi l’organizzazione ha detto che non avevano potuto usare le prese elettriche per l’amplificazione, perché il Comune aveva tagliato la corrente.

Solo quando sono arrivato a casa e ho visto il telegiornale sulla IB3, la rete della regione autonoma delle Baleari, ho visto le violenze. Era successo proprio dall’altra parte rispetto a dove mi trovavo io, sotto le mura e vicino a una zona molto turistica: s’Hort del Rei e le aree circostanti. È il primo spazio urbanisticamente patrimonializzato della città, alla fine degli anni Cinquanta. Probabilmente tutto è successo proprio mentre andavo verso casa, ma in coda al corteo, mentre io ero in testa.

La polizia dice che eravamo 25 mila, l’organizzazione 70 mila. Io resto convinto della mia prima impressione di 50 mila manifestanti. Le autorità dicono che l’organizzazione non ha voluto seguire l’allerta per l’eccesso di gente; gli organizzatori dicono che gli avvisi sono arrivati tardi e che non hanno avuto tempo di avvisare i potenziali manifestanti, o qualcosa del genere.

Martedì sono andato anche alla protesta davanti alla delegazione provinciale, per chiedere le dimissioni del delegato del governo centrale, anche a capo della polizia nazionale, naturalmente del partito socialista. Eravamo circa cinquecento. Sono andato via quando metà dei partecipanti aveva lasciato la manifestazione, e non ho sentito che fosse successo nulla di simile a quanto accaduto sabato. Ma dopo aver ascoltato il delegato provinciale, la presidentessa della comunità autonoma (del Pp, e al governo con Vox), nonché i sindacati di polizia, credo sia chiaro che era tutto programmato. Si dice che le violenze erano state pianificate in modo da boicottare il successo della manifestazione, per me però l’obiettivo delle violenze non erano tanto i manifestanti, ma piuttosto il delegato del governo. Criminalizzando la manifestazione, il Pp e Vox hanno vinto un trofeo di caccia grossa, nella grande battaglia contro quello che chiamano “sanchismo” (cioè la linea del governo di Pedro Sánchez).

Xesc Alemany. È interessante vedere i fatti da questa prospettiva, da sopra le mura. Rispetto alla tua idea che le cariche fossero pianificate – nel senso di quella “provocazione controrganizzativa” di cui parla Deniz Yonucu (in un libro che abbiamo recensito su Monitor, NdT) – posso riportare qualche elemento che ho visto dalla mia prospettiva. Io ero più in basso, proprio dove hanno caricato. Non mi hanno toccato, ma hanno picchiato giovani e anziani, addirittura un ultrasessantenne. Per non dire del giornalista, a cui hanno spaccato la testa. Una delle compagne che gli ha prestato le cure – siccome la polizia aveva bloccato l’accesso ai medici per più di un’ora e mezzo, l’hanno dovuto portare di peso – ci ha detto che se passava un’altra ora il giornalista avrebbe perso troppo sangue. Potete immaginare cosa volesse dire.

In breve: la polizia ha bloccato a sorpresa il passaggio tra le mura e il lago artificiale, da dove doveva passare ancora molta gente. In mezzo alla folla, tra chi voleva arrivare al recinto dentro alle mura e chi ne usciva, sono rimasti bloccati una decina di poliziotti, forse una dozzina. Hanno dato il permesso perché leggessero il manifesto della protesta, davanti a tutta la gente che era rimasta fuori e che non l’aveva potuto ascoltare; ma a metà lettura da dietro sono arrivati almeno altri venti agenti in tenuta antisommossa, che hanno cominciato a spingere per attraversare la passerella e raggiungere i loro compagni, con la scusa che questi erano rimasti bloccati nella folla.

Non tutti li hanno visti. Hanno iniziato a spingere da dietro con gli scudi, la gente ha iniziato a cadere dalle scale ai lati, addirittura dentro al lago. Poteva essere un disastro. Questa cosa ha acceso la rabbia; fino a quel momento la gente era nervosa per il blocco, perché non riuscivano a entrare, ma non c’era intenzione di alzare la tensione. Le spinte e le manganellate per passare, sono state il detonatore. Ci sembrava che la presenza della polizia fosse poca e male organizzata; invece si è rivelata una trappola. In pochi minuti sono arrivati più di dodici blindati, oltre cinquanta agenti, che hanno occupato tutta la zona. Inizialmente sono entrati in azione solo una trentina di poliziotti; c’era molta rabbia, e la folla li ha spinti indietro. Poi però sono iniziati ad arrivare gli altri; c’è stata qualche carica, con cui hanno preso tempo per raggiungere il viale. Sono arrivati al viale, e hanno aspettato che la folla gli si scagliasse contro; ma siccome la gente non reagiva, e siccome è una zona molto turistica, sono arrivati gruppi di turisti che provocavano i manifestanti; la gente rispondeva con fischi e grida, e la polizia ne ha approfittato per caricare, come se stessero difendendo i turisti. Le dichiarazioni sia della polizia che della Guardia Civil hanno mostrato quale fosse la loro strategia: usare la categoria del “turista” per far emergere tutti gli stereotipi sulla “turismofobia”. Volevano che uscisse l’idea che c’era una pulsione “etnica” o “identitaria”, per nascondere invece le accuse contro lo stato, il modello di sviluppo, l’industria del turismo, gli speculatori, i politici, la stessa polizia per gli arresti dei giorni precedenti, e così via. Hanno esasperato, hanno provocato, per presentare la situazione come se fossero “turisti contro manifestanti”, giustificando le cariche “in difesa del turista”.

Un altro studioso della polizia, Paul Rocher, afferma una cosa che stiamo vedendo in atto: oltre al razzismo, che fomenta la guerra tra gli ultimi e i penultimi, c’è un secondo grande fattore di fascistizzazione sociale, cioè l’autonomia “selettiva” della polizia. La polizia ha sempre una certa autonomia quando si tratta di perseguitare i settori più impoveriti della classe lavoratrice, oppure quelli più organizzati in termini antagonisti, siano i loro contenuti politicamente espliciti, oppure no. È una cosa che non dobbiamo dimenticare.

da qui

venerdì 20 ottobre 2023

LO STATO DI POLIZIA GLOBALE È SEMPRE PIÙ VICINO - Joseph Mercola

In questo momento è fondamentale rendersi conto che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite fanno parte del piano per l’attuazione di un Governo Unico Mondiale, in cui il mondo intero sarà gestito da burocrati non eletti e fedeli a ideali tecnocratici.

In una serie investigativa in due parti su Unlimited Hangout [1,2], i giornalisti indipendenti Iain Davis e Whitney Webb hanno rivelato come l’Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 (SDG16), che asserisce di promuovere “società pacifiche e inclusive” e “giustizia per tutti”, sia in realtà finalizzato a consolidare l’autorità, utilizzare minacce per far avanzare un’egemonia di regime e imporre all’umanità un “sistema globale di identità digitale [3] (ID digitale) controllato centralmente”.

Come spiegato nella prima parte [4], il termine usato dall’alleanza globalista di tecnocrati per descrivere la sua rete è “partenariato globale pubblico-privato” o G3P:

Il G3P sta lavorando instancabilmente per creare le condizioni necessarie a giustificare l’imposizione di una governance globale realmente impositiva e del suo sistema di identificazione digitale. Così facendo, il G3P sta rovesciando la natura stessa dei nostri diritti. Fabbrica e sfrutta le crisi per rivendicare la legittimità delle sue “soluzioni”.

Il G3P comprende praticamente tutte le organizzazioni intergovernative del mondo, i governi, le multinazionali, le principali fondazioni filantropiche, le organizzazioni non governative (ONG) e i gruppi della società civile. Collettivamente, questi costituiscono gli “stakeholder” che lavorano allo sviluppo sostenibile, incluso l’SDG16″.

Il grafico seguente, tratto da IanDavis.com [5], illustra il funzionamento del G3P.

 


Il vero scopo dell’SDG16

L’obiettivo centrale dell’SDG16 è il rafforzamento del regime guidato dalle Nazioni Unite e, tra tutti i sotto-obiettivi inclusi in questo SDG, l’istituzione di “un’identità legale per tutti” (SDG16.9) è il più importante, visto che tutti gli altri obiettivi si basano sull’uso dell’identità digitale. Come osservano Davis e Webb [6]:

“L’adozione universale dell’identità digitale SDG16.9 consentirà al regime di governance globale G3P di stabilire un sistema mondiale di premi e punizioni. Se accettiamo il modello pianificato di identità digitale, esso ci renderà in definitiva schiavi in nome dello sviluppo sostenibile…

SDG16.9 “sviluppo sostenibile” significa che dovremo usare l’ID digitale… Altrimenti non saremo tutelati dalla legge, l’accesso ai servizi ci sarà negato, il nostro diritto di transare nell’economia moderna sarà rimosso, ci sarà impedito di parteciparvi come “cittadini” e saremo esclusi dalla cosiddetta “democrazia””.

Capire il concetto di identità digitale

Il World Economic Forum (WEF), fondato da Schwab, ha promosso per anni la realizzazione dell’identità digitale. Il problema nel chiamarla “identità digitale” è che la gente la fraintende per qualcosa che non è. C’è un’enorme differenza tra identità e identificazione [7].

L’identificazione si riferisce a documenti che provano che siete chi dite di essere. Un’identità digitale NON è una semplice forma di identificazione. La vostra “identità” è chi siete realmente, e un’identità digitale terrà traccia permanente delle vostre scelte e dei vostri comportamenti, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

La vostra identità comprende tutto ciò che vi rende unici, ed è questo l’obiettivo della cabala globalista. Disobbedite alle regole e ogni interazione sui social media, ogni centesimo speso e ogni mossa che avrete fatto potrà essere usata contro di voi.

In effetti, avere accesso all’identità digitale personale è la chiave per il successo della manipolazione e del controllo della popolazione globale. Il grafico seguente, tratto dal WEF, illustra la loro idea di come la vostra identità digitale interagirà con il mondo.

Ogni cosa sarà collegata alla vostra identità digitale e al vostro comportamento, le vostre convinzioni e le vostre opinioni detteranno ciò che potrete o non potrete fare all’interno della società. Aprirà le porte dove qualcuno come voi è il benvenuto e chiuderà quelle dove non lo siete.

Se pensate che l’idea del passaporto vaccinale sia folle, aspettate che il vostro accesso alle infrastrutture e ai servizi essenziali dipenda non solo dal vostro stato di vaccinazione, ma anche da quali libri avrete comprato, quali idee avrete condiviso e a chi avrete dato denaro o sostegno emotivo.

 

L’interoperabilità collegherà sistemi diversi

Man mano che le persone si rendono conto della minaccia di un Governo Unico Mondiale, inizia a montare la resistenza contro l’ID digitale e il punteggio di credito sociale a cui sarà associata. La risposta del G3P a questa potenziale battuta d’arresto è la costruzione di un sistema interoperabile in grado di collegare tra loro i diversi sistemi di identificazione digitale. Come spiegato da Davis e Webb [8]:

Questo approccio a “piattaforma modulare” è stato progettato per evitare i problemi politici che l’emissione ufficiale di una carta d’identità digitale nazionale avrebbe altrimenti suscitato.

Stabilire l’ID digitale globale SDG16.9 è fondamentale per 8 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. È il perno al centro di un panopticon digitale globale che viene concepito sotto gli auspici del “regime” globale di partenariato pubblico-privato delle Nazioni Unite”.

Il Nuovo Ordine Mondiale non prevede diritti, solo permessi

Vi starete chiedendo dove entrino i diritti umani in tutto questo. Se il vostro documento d’identità digitale registrerà ogni vostra mossa, che potrà essere usata contro di voi, questo non violerebbe alcuni dei vostri diritti fondamentali di esseri umani liberi? Dipende da come vengono definiti i diritti umani e da chi li definisce. Davis e Webb spiegano [9]:

“La Dichiarazione universale dei diritti umani… era stata accettata per la prima volta da tutti i membri delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Il preambolo della Dichiarazione riconosce che i “diritti uguali e inalienabili” di tutti gli esseri umani sono il “fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

Dopodiché, i “diritti inalienabili” non vengono mai più menzionati nell’intera Dichiarazione. I “diritti umani” non hanno nulla a che vedere con i “diritti inalienabili”.

I diritti inalienabili, a differenza dei diritti umani, non ci vengono conferiti da alcuna autorità governativa, sono innati in ognuno di noi. Sono immutabili. Sono nostri in egual misura. L’unica fonte dei diritti inalienabili è la Legge Naturale, o Legge di Dio.

Nessuno – nessun governo, nessuna organizzazione intergovernativa, nessuna istituzione umana o governante umano – potrà mai legittimamente arrogarsi il diritto di concederci o negarci i nostri diritti inalienabili. L’umanità non può rivendicare alcuna autorità collettiva per concedere o negare i diritti inalienabili di ogni singolo essere umano.

Al di là del preambolo, la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite si occupa esclusivamente di “diritti umani”. Ma affermare, come fa, che i diritti umani sono una sorta di espressione di diritti inalienabili è un’invenzione, una menzogna.

I diritti umani, secondo l’UDHR, sono creati da alcuni esseri umani e sono concessi da questi esseri umani ad altri esseri umani. Non sono diritti inalienabili o quasi.

L’articolo 6 dell’UDHR e l’articolo 16 del Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite del 1966… stabiliscono entrambi: “Ogni individuo ha il diritto [come essere umano] di essere riconosciuto ovunque come persona davanti alla legge”.

Nota: abbiamo aggiunto “[come essere umano]” tra parentesi… per avvisare i lettori che questi documenti NON si riferiscono a diritti inalienabili. Mentre i rispettivi articoli 6 e 16 suonano attraenti, le implicazioni sottostanti non lo sono.

Entrambi gli articoli significano che “senza esistenza giuridica tali diritti non possono essere fatti valere da una persona nell’ambito dell’ordinamento giuridico nazionale”. Come vedremo, la capacità di dimostrare la propria identità diventerà un prerequisito per l'”esistenza giuridica”. Così, in un mondo post-SDG16, le persone prive di un’identificazione approvata dalle Nazioni Unite non potranno far valere i loro “diritti umani”…

L’articolo 29.3 dell’UDHR afferma che: Questi diritti e libertà [umani] non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con gli scopi e i principi delle Nazioni Unite”.

In parole povere: ci è consentito esercitare i nostri presunti “diritti” umani solo in base ai diktat dei governi, delle organizzazioni intergovernative e di altre “parti interessate” delle Nazioni Unite. In definitiva, ciò che le Nazioni Unite chiamano “diritti umani” sono… permessi governativi e intergovernativi con cui il nostro comportamento viene controllato”.

La COVID ha permesso di resettare le regole del gioco

Il nostro comportamento è controllato anche attraverso la censura e il controllo delle informazioni. Nel documento “COVID-19 e diritti umani ” [10], pubblicato nell’aprile 2020, l’ONU presenta i diritti umani come strumenti politici e ammette apertamente che “garantire il rispetto” delle misure sanitarie che limitano fortemente (o eliminano del tutto) i diritti umani dipenderà dalla “costruzione della fiducia”, che include la censura di ciò che potrebbe minare la fiducia nelle autorità.

La censura della “cattiva informazione” e della “disinformazione” è richiesta anche dalla proposta di Trattato internazionale sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, che pone l’Organizzazione Mondiale della Sanità al centro di tutte le agende relative alle pandemie, e dalle modifiche proposte al Regolamento sanitario internazionale (RSI). È importante notare che entrambi questi strumenti saranno vincolanti. Come osservano Davis e Webb [11]:

Gli attuali emendamenti proposti [12] al RSI chiariscono come le “crisi” forniscano opportunità uniche alle Nazioni Unite e ai loro partner per controllare le popolazioni – attraverso i presunti “diritti umani” – sfruttando tali “diritti” come “un potente insieme di strumenti”.

Ecco un esempio delle proposte avanzate: L’OMS vuole eliminare dall’articolo 3.1 dell’IHR la seguente frase: “L’attuazione di questi regolamenti deve avvenire nel pieno rispetto della dignità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle persone”.

Intende sostituire questo principio normativo con: “L’attuazione di questi regolamenti si basa sui principi di equità, inclusività, coerenza e in conformità con le responsabilità comuni ma differenziate degli Stati contraenti, tenendo conto del loro sviluppo sociale ed economico”.

Questo emendamento proposto significa che l’ONU e i suoi partner hanno intenzione di ignorare completamente la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU stessa ogni volta che una di queste agenzie dichiarerà una nuova “crisi” o identificherà una nuova “minaccia internazionale”. Questo un l’esempio della “correzione di rotta” che l’ONU prevedeva sarebbe scaturita dalla “opportunità unica” rappresentata dalla crisi della COVID-19″.

L’ONU ha già assunto l’autorità; nessuno gliel’ha concessa

In questo momento, l’OMS sembra essere pronta a diventare il governo globale de facto, ma anche l’ONU è in lizza e ha apertamente assunto questa autorità.

Ad esempio, nel documento “UN System Task Team on the Post-2015 UN Development Agenda” [13], pubblicato nel 2013, si legge che “Un regime di governance globale, sotto gli auspici dell’ONU, dovrà garantire che i beni comuni globali siano preservati per le generazioni future”.

Come osservato da Davis e Webb [14]:

L’ONU si definisce un “regime di governance globale”. Si sta assumendo arbitrariamente l’autorità di prendere il controllo di tutto (“i beni comuni globali”), compresi gli esseri umani, sia facendo rispettare la sua Carta – citando la sua errata dichiarazione sui “diritti umani” – sia realizzando la sua agenda sullo “sviluppo sostenibile”.

Si noti che [secondo l’ONU] il “regime di governance globale” finirà per “tradursi in una migliore governance nazionale e regionale”. Ciò significa che il ruolo di ciascun governo nazionale sarà semplicemente quello di “tradurre” la governance globale in politica nazionale. L’elezione di un partito politico o di un altro per intraprendere la traduzione non farà alcuna sostanziale differenza. La politica non verrà stabilita dai governi che eleggeremo.

Man mano che gli Stati nazionali, uno dopo l’altro, attueranno politiche basate sugli SDG, il regime consoliderà ulteriormente la sua governance globale. E poiché il “regime di governance globale sarà fondamentale per raggiungere lo sviluppo sostenibile”, i due meccanismi – governance globale e sviluppo sostenibile – sono simbiotici.

Ancora una volta, per stessa ammissione dell’ONU, i diritti inalienabili sono il “fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Tuttavia, l’intero quadro dei diritti umani basato sulla Carta delle Nazioni Unite rifiuta completamente il principio dei diritti inalienabili e immutabili.

La Carta delle Nazioni Unite è quindi un trattato internazionale che stabilisce un regime di governance globale che si oppone fermamente alla “libertà, giustizia e pace nel mondo”. Tutti i progetti di “sviluppo sostenibile” delle Nazioni Unite dovrebbero essere compresi in questo contesto…

Vi chiederete cosa c’entri l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16… con la protezione del pianeta e dei suoi abitanti dal previsto “disastro climatico”. La risposta è: niente. Ma il “cambiamento climatico” non è altro che la motivazione addotta per legittimare e dare urgenza allo sviluppo sostenibile.

Stabilire una solida governance globale – in effetti, una dittatura mondiale – attraverso l’attuazione degli SDGs è il vero obiettivo delle Nazioni Unite. Il “cambiamento climatico” è solo un pretesto”.

“One Health” – L’acquisizione globale di tutto

Il trattato sulle pandemie e gli emendamenti al RSI, una volta promulgati, costituiranno la base dell’autorità legale dell’OMS per agire come organo di governo globale. Entrambi i documenti sono ampiamente incentrati sulla preparazione, la pianificazione e la risposta alle pandemie, ma contengono delle scappatoie che possono essere facilmente invocate dall’OMS per trasformarla in una dittatura globale de facto.

Lo strumento centrale che consentirà una vasta espansione del potere dell’OMS è il cosiddetto Piano d’azione congiunto One Health, lanciato ufficialmente nell’ottobre 2022 dall’OMS, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e dall’Organizzazione mondiale per la salute animale (OMS).

Questa iniziativa consiste nella sincronizzazione dei progetti di più organizzazioni globaliste, unendo allo stesso tempo le loro risorse e il loro potere.

L’agenda “One Health ” [15,16] riconosce che diversi aspetti umani e ambientali possono influire sulla salute e avere il “potenziale” di causare danni. In questo modo, ad esempio, l’OMS potrà dichiarare il cambiamento climatico come un’emergenza sanitaria e imporre lockdown per il clima.

Il grafico [17] che segue illustra come, nell’ambito dell’agenda One Health, l’ambito di controllo dell’OMS si estenda a vasti aspetti della vita quotidiana.

 


Sulla carta, il Piano d’azione congiunto One Health “mira a migliorare la salute degli esseri umani, degli animali, delle piante e dell’ambiente, contribuendo al contempo allo sviluppo sostenibile”[18]. Il suo piano quinquennale, che va dal 2022 al 2026, intende espandere le capacità in sei aree chiave, tra cui i sistemi sanitari, l’ambiente e la sicurezza alimentare.

Il piano comprende un documento tecnico che copre una serie di azioni volte a far progredire One Health a livello globale, regionale e nazionale. Come riportato dall’OMS [19]:

“Queste azioni includono in particolare lo sviluppo di una guida allo sviluppo per i Paesi, i partner internazionali e gli attori non statali come le organizzazioni della società civile, le associazioni professionali, il mondo accademico e gli istituti di ricerca”.

In altre parole, l’obiettivo è creare regole per la salute, l’ambiente e la sicurezza alimentare da seguire su scala globale.

Il gioco finale e come fermarlo

In un articolo su Substack del 16 aprile 2023 [20], Jessica Rose, ricercatrice post-dottorato in biologia, ha cercato di dare un senso agli ultimi tre anni. Partendo dalla fine, ritiene che il gioco finale sia la “conversione della maggior parte degli esseri umani in lavoratori… come le formiche”.

Per arrivarci, i globalisti devono disumanizzarci, intaccare sistematicamente lo spirito umano, renderci sterili e distruggere ogni nozione di autonomia corporea e di sovranità nazionale. Finora il piano ha funzionato bene, ma le crepe cominciano a farsi sentire. Sempre più persone iniziano a mettere insieme le tessere del puzzle, come cerca di fare la Rose nel suo articolo.

La Rose ritiene che la pandemia COVID era stata la messinscena. Era stata concepita per “testare i livelli di conformità” e preparare la scena per l’atto successivo, che consisteva nel normalizzare tutto ciò che è anormale. Il movimento trans, che ha completamente travolto la coscienza sociale in un solo anno, è la continuazione e l’espansione di questa fase di “normalizzazione dell’anormale”.

[Questo movimento] è anche una componente importante del programma di disumanizzazione e sterilizzazione della popolazione. Dopo tutto, i giovani trans – che, in questo momento, sono anche tra gli individui più sottoposti a lavaggio del cervello nella società in questo momento – sono il futuro dell’umanità. Un nuovissimo rapporto di esperti legali, sostenuto dalle Nazioni Unite, sta anche cercando di normalizzare la pedofilia [21], il che disumanizzerebbe e de-spiritualizzerebbe ulteriormente i nostri giovani per le generazioni a venire.

Come se non bastasse, il rapporto è stato pubblicato l’8 marzo 2023, “in riconoscimento” della Giornata internazionale della donna. Senza considerare che le ragazze e le donne sono le prime vittime di questa mentalità malata.

L’isteria del “cambiamento climatico provocato dall’uomo” e la conseguente guerra al carbonio sono un’altra “emergenza” inventata e completamente slegata dalla scienza e dalla realtà. E gli SDG dell’ONU sono perfettamente calibrati per arrivare a questi risultati. In base a questi obiettivi, la libertà umana, la salute umana e la qualità della vita vengono sacrificate per “proteggere l’ambiente e salvare il pianeta”.

Come osserva la Rose, se il trattato dell’OMS sulle pandemie passerà, possiamo aspettarci di essere segregati a tempo indeterminato con il pretesto di “qualche catastrofe climatica, probabilmente legata a qualche ‘agente patogeno mortale’ passato agli esseri umani attraverso un insetto vettore, magari come le zanzare”.

A quel punto saranno in vigore anche le valute digitali delle banche centrali (CBDC), che consentiranno al regime totalitario non eletto di applicare qualsiasi restrizione l’OMS e i suoi finanziatori sognino, sia essa relativa al cibo che si può mangiare in base alla propria impronta di carbonio, ai farmaci che si è costretti a prendere, alle cause che si è autorizzati a finanziare, alle aziende da cui si è autorizzati a comprare, a quando e quanto si è autorizzati a viaggiare o qualsiasi altra cosa.

“Un modo pratico che mi viene in mente per impedire che il gioco finale si realizzi è fermare le CBDC”, scrive la Rose. “Usate i contanti. Insistete sui contanti. Non andate a comprare nei negozi che usano solo sistemi senza contanti. L’offerta è uguale alla domanda, quindi esigete l’uso del contante”.

Riferimenti:

Fonte: articles.mercola.com
Link: https://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2023/10/17/rise-of-the-global-police-state.aspx?ui=31bdfd289c57f6b86e809f5dfc7f4ce22734ebe06df6727421f1f70f2cf27919&sd=20211027&cid_source=dnl&cid_medium=email&cid_content=art1ReadMore&cid=20231017&foDate=false&mid=DM1474657&rid=1939872764
Link al file PDF originale: rise-of-the-global-police-state-pdf
17.10.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

da qui