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martedì 22 luglio 2025

Controllo e censura nelle scuole italiane: segnali evidenti di fascismo eterno - Michele Lucivero

I segnali, abbastanza diffusi e premonitori, erano evidenti già prima, così come i segnali di un fascismo latente erano già manifesti prima nel 1922 nel suprematismo bianco, nel colonialismo muscolare, nel meccanismo repressivo delle opposizioni, nel razzismo biologico. Tuttavia, quei segnali divennero con il passare del tempo sempre più chiari e inconfutabili, ma anche condivisi dalla popolazione intera, intortata ad arte dall’apparato informativo di sistema e da quello scolastico, che lasciavano sempre meno spazio al pensiero critico e divergente.

Analogamente, al giorno d’oggi diventa palese e incontrovertibile il diffuso processo di controllo dell’operato e dell’universo simbolico che si costruisce nelle scuole pubbliche, nonostante questo sia stato messo opportunamente al riparo dalla nostra Costituzione mediante il principio ella libertà educativa e del pluralismo culturale, che non richiedono di prestare giuramenti nei confronti di una qualche ideologia totalitaria, tirannica e antidemocratica.

Questa premessa potrebbe essere anche sufficiente per trasmettere, da docenti ed educatori, la nostra preoccupazione relativamente al clima che da qualche tempo si vive nelle scuole, un clima che provammo a documentare in uno dei momenti più cupi della nostra storia[1], cioè durante le prove tecniche di regime, ma allora c’era la pandemia e l’emergenza sanitaria imponeva di mettere davanti a tutto, anche davanti alla libertà soggettiva di trattamento sanitario, l’interesse collettivo e così con lo slogan di “sorvegliare e pulire” obbedimmo, ci vaccinammo e tornammo a scuola come soldatini, “armati” di disinfettanti, a sanzionare comportamenti che violassero la regola del distanziamento sociale, umano e fisico.

Ma la nostra preoccupazione si è acuita qualche tempo fa, quando un editore poco coraggioso, il bolognese Zanichelli, non ha avuto nulla da eccepire davanti alle intimidazioni del Governo, che ha segnalato l’anomalia in un suo manuale e lui prontamente è ricorso alla sostituzione, al macero, alla rimozione della pagina incriminata. Noi lo abbiamo segnalato su ROARS e poche altre testate hanno avuto l’avventatezza di rilanciare la denuncia.

E, tuttavia, questa pratica di intervenire negli affari della scuola mediante circolari commemorative su ricorrenze imbarazzanti, come quelle sulla celebrazione del 4 novembre, con correzioni revisionistiche, come quelle sulle Foibe, intimidazioni diffuse e sanzioni ad personam, come nel caso di Christian Raimo, sta diventando una pratica abituale. E, allora, come dice Luciano Canfora, in questi casi «è legittimo allarmarsi quando si osservano repliche di quei comportamenti: intimidire l’opposizione con accuse inverosimili, intimidire singoli oppositori con raffiche di querele, metter sotto accusa o delegittimare gli organi di controllo, demonizzare i governi precedenti ventilando “commissioni d’inchiesta” a getto continuo, monopolizzare l’informazione (pronta, per parte sua, all’autocensura), progettare di stravolgere l’ordinamento costituzionale. È un sistema di controllo che potrebbe definirsi “reazionarismo capillare di massa”, facente perno su ceti medi impoveriti, antipolitici e vagamente xenofobi»[2].

Certo, ciò che intendiamo segnalare è che questa volta, a differenza del bolognese Zanichelli, il barese Alessandro Laterza, erede di una storica tradizione antifascista che risale nientedimeno che alla collaborazione con Benedetto Croce, non si è lasciato intimidire e ha sostenuto il lavoro dei suoi autori e delle sue autrici Caterina Ciccopiedi, Valentina Colombi, Carlo Greppi e Marco Meotto, storiche di professione, ricercatrici e docenti, dichiarando «Senza ricamarci troppo: siamo nell’anticamera della censura e della violazione di non so quanti articoli della Costituzione». 

Ora, se nel caso del manuale di Zanichelli ad essere contestato dal Governo era un passaggio in cui l’ONG Human Rights Watch riferiva di una maggiore disposizione all’accoglienza nell’impianto legislativo del Governo Conte rispetto a quello precedente sotto il dicastero di Matteo Salvini, in quest’ultimo caso è abbastanza curioso il motivo del contendere con intento intimidatorio. Ciò che si contesta, infatti, da parte della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli nel volume di storia per il V anno dei Licei, Trame del tempo, è l’attribuzione di una sorta di continuità tra il fascismo e il partito al governo, la cui direzione è affidata a Giorgia Meloni, cioè lo stesso partito al quale la deputata Montaruli, che chiede ispezioni e accertamenti presso l’Associazione Italiana Editori, appartiene.

Insomma, ha davvero del ridicolo questa evidenza autoaccusatoria, se non fosse tragica dal momento che il soggetto dal quale promana è chiaramente incapace di comprendere l’autogol commesso. Basterebbe pensarci un attimo per mettere a nudo il cortocircuito logico e politico in cui si è cacciata l’onorevole. Se, infatti, l’arguta parlamentare si fosse limitata a denunciare l’estraneità del partito guidato da Giorgia Meloni da retaggi fascisti, circostanza ovviamente improbabile giacché viene sbandierata dalla stessa Presidente del Consiglio dei ministri[3], avrebbe semplicemente smentito gli autori e si sarebbe automaticamente collocata lungo una linea difensiva autoassolutoria conforme allo scopo della denuncia a mezzo stampa. E, invece, al contrario, cosa fa l’onorevole Montaruli? Si spertica nell’intimidire in maniera fascistoide degli storici, i quali hanno avuto l’ardire di rilevare il retaggio fascista di soggetti politici che, del resto, rimangono incapaci di dichiararsi antifascisti. Insomma, se intimidisci degli storici per ciò che scrivono; se richiedi che il loro lavoro venga ispezionato, non si sa a quale titolo, dall’Associazione Nazionale Editori; se chiedi che venga svolta una interrogazione parlamentare sul loro operato, è chiaro che si tratta di un atteggiamento fascistoide, rispondente ad alcune di quelle caratteristiche di cui ci parlava Umberto Eco,nel suo Il fascismo eterno[4], in particolare quando il semiologo tra i punti fondamentali dell’Ur-fascismo citava l’avversione nei confronti di qualsiasi critica e la paura della differenza.

Ecco, tutti questi segnali andrebbero pur sempre collocati, non dimentichiamolo, all’interno del quadro tracciato dalle nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione, proprio quelle in cui la storia subiva un forte arretramento interpretativo di marca chiaramente colonialistica, circostanza, del resto, ampiamente criticata dagli storici e, in particolare, dalla Società Italiana di Didattica della Storia. Non a caso, proprio su questo tema, in un Convegno CESP a Palermo dal titolo Edward W. Said, la cultura dell’anti-colonialismo e la sua presenza nella scuola italiana avevamo provato ad indagare tra la manualistica in dotazione nelle scuole superiori quale fosse quella più incline ad un approccio inclusivo e meno occidentalista e il risultato era assolutamente favorevole a Caterina Ciccopiedi, Valentina Colombi, Carlo Greppi, Marco Meotto, Trame del tempo, Laterza, Roma-Bari, seguito da Andrea Giardina, Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, I mondi della storia, Laterza, Roma-Bari e da pochi altri[5].

Che i tempi siano quantomeno tenebrosi è, dunque, piuttosto chiaro. Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo il culto della morte e l’ideologia della guerra, che comporta la lotta contro il pacifismo, giacché «Il pacifismo è allora collusione con il nemico, il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente»[6] con conseguente militarizzazione delle scuole (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università), allora non si capisce davvero di cosa debba dolersene l’onorevole Montaruli per questa conclamata continuità storica e politica del Governo Meloni, il più a destra della storia italiana repubblicana, con l’Ur-fascismo.

Eppure, proprio dalla storia passata noi docenti ed educatori qualcosa l’abbiamo imparata, cioè abbiamo compreso il ruolo determinante dei professionisti della formazione nel costruire coscienze critiche non solo mediante discorsi e argomentazioni, ma anche attraverso azioni concrete, come il boicottaggio, ad esempio, vale a dire la scelta consapevole di un manuale più indipendente piuttosto che un altro più disposto ad obbedire e prono a sostituire, a censurare, a cassare dietro indicazione del Ministero. Insomma, a fronte di storici, storiche ed editori coraggiosi occorrerebbe altrettanto coraggio da parte della classe docente, per non rischiare di finire come le rane bollite.

di Michele Lucivero pubblicato su www.pressenza.com il 2 luglio 2025


[1] Ci permettiamo di rimandare a M. Lucivero, A. Petracca, Scuola pubblica e società (in)civile, Aracne, Roma 2023.

[2] L. Canfora, Il fascismo non è mai morto, Dedalo, Bari 2024.

[3] Il 23 ottobre 2022 nel discorso di investitura alle Camere, la Presidente Giorgia Meloni afferma: «Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana». Opportunamente lo storico Luciano Canfora, egli stesso querelato per diffamazione aggravata ai danni della presidente del consiglio Giorgia Meloni (querela poi ritirata con conseguente dichiarazione di non luogo a procedere ad parte del Tribunale di Bari nei confronti dell’imputato), argomenta che quella storia “relegata al margine” è proprio la storia neofascista del Movimento Sociale Italiano, cfr. L. Canfora, Il fascismo non è mai morto, cit., p. 60-61.

[4] U. Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano 2019.

[5] Cfr. https://cobasscuolapalermo.com/edward-w-said-la-cultura-dellanti-colonialismo-e-la-sua-presenza-nella-scuola-italiana/ per i video del Convegno e la presentazione analitica della manualistica.

[6] U. Eco, Il fascismo eterno, cit., p. 42.

da qui

mercoledì 16 aprile 2025

CENSURA: il MIM «segnala il caso» e Zanichelli obbedisce

di Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

 

 

Controllo, censura, epurazione. Il Ministero “segnala il caso” e Zanichelli ritira le copie

 

Un manuale di Scienze Sociali di Zanichelli riporta un articolo di Human Rights Watch sul diritto di asilo dei migranti. Il Ministero “segnala il caso” e Zanichelli ritira tutte le copie in commercio, sostituendo la scheda. Con la Commissione governativa sui programmi scolastici è sempre più forte il timore di censura e controllo nelle questioni scolastiche.

 

Immaginate che un domani a noi molto vicino possa essere istituita una commissione governativa che abbia il compito di controllare e giudicare i manuali in uso nelle scuole, ritenendo “politica” o “di parte” una determinata narrazione storica oppure una specifica presa di posizione da parte di un’associazione non-governativa.
Immaginate che tale commissione governativa, ad esempio, possa ritenere “controversa” la posizione di una ONG sui diritti umani, facendo pressione sulla casa editrice affinché espunga quella parte dal manuale e questa, senza battere ciglio, prontamente obbedisca.
Ora, da italiani, non dovremmo nemmeno far molta fatica ad immaginare una cosa del genere, non foss’altro perché circa un secolo fa siamo stati noi italiani a costruire la più grande macchina di propaganda del pensiero unico mediante l’istituzione di un Ministero della Cultura Popolare (Minculpop) in seno al fascismo.
Ma, appunto, eravamo durante il fascismo e cose del genere ad oggi non possono più accadere, anche perché dovremmo aver fatto proprie le norme della Costituzione del 1948, ad esempio l’articolo 21, il quale recita «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
E, invece, ciò che è accaduto nel gennaio del 2025, all’ombra dell’istituzione della Commissione governativa sui programmi scolastici nazionali, e di cui nessuno pare se ne sia occupato nel marasma generale della narrazione giornalistica prona al potere, rasenta una delle più brutte pagine della storia della scuola pubblica repubblicana, laica e democratica, un segnale preoccupante che marca un passo avanti nel processo di costruzione di un clima intimidatorio e repressivo all’interno del mondo dell’istruzione, caratterizzato, come nella migliore tradizione delle istituzioni totali, dall’imperativo del “sorvegliare e punire”.
Accade, dunque, ai nostri giorni, non durante il fascismo, che la casa editrice CLITT del gruppo Zanichelli pubblichi un testo di Scienze sociali in lingua inglese in uso negli istituti professionali (Revellino et al., Step into Social Studies, CLITT 2023, isbn 9788808799890), nel quale le autrici avevano inserito una scheda a pagina 95 con un riadattamento di un articolo della ONG Human Rights Watch sulla revisione operata dal decreto legge 130/2020 del governo pentastellato di Giuseppe Conte sul decreto 113/2018 del governo precedente. Si dà il caso che quest’ultimo decreto, voluto dal ministro Matteo Salvini, che notoriamente appartiene al partito «anti-migranti, la Lega», fosse fortemente restrittivo nei confronti della concessione dei permessi di soggiorno e la ONG commentasse il caso all’interno di un percorso di Educazione civica (scheda allegata con traduzione molto letterale del sottoscritto per non alterare il senso “politico” della questione).
La scheda, nonostante, in realtà, riportasse in basso la fonte, tranquillamente reperibile in rete, non è piaciuta al Ministero, che «ha segnalato il caso» alla casa editrice e questa ha prontamente obbedito, ritirando tutte le copie in commercio, rimuovendo la scheda dalla versione online, sostituendo nel cartaceo “il caso” incriminato con il testo della legge 130/2020, «senza commenti di parte», e inviato a tutti/e i/le dirigenti delle scuole che avevano adottato il libro una lettera sottoscritta dalla Direttrice Generale (lettera allegata).
Ora, al di là della questione della libertà di stampa e del pericoloso precedente che questo fenomeno comporta, anche per l’evidente segnale di deterrenza nei confronti degli altri editori, che saranno costretti, eventualmente, a farsi carico di notevoli danni economici in caso di ristampe, colpisce in questa storia la derubricazione a «tema molto controverso» della questione relativa ai diritti umani dei migranti, di chi fugge da guerre, fame, torture e trattamenti giudicati inumani da chi da decenni si occupa della salvaguardia delle vite umane, tra cui anche Amnesty International.
È assurdo assistere ad un totale ribaltamento lessicale, semantico e ideologico dei fatti e delle questioni in essere, per cui risulta affrontata «in modo acritico una opinione di parte», laddove l’essere “di parte” starebbe nel ritenere necessario in punto di diritto internazionale salvare le vite di uomini e donne in pericolo, per evitare di criminalizzarli come clandestini, per evitare che vengano ignorati e respinti in mare, per impedire che avvengano altre stragi come quella di Cutro, su cui poi dovremmo versare lacrime di coccodrillo per essere credibili. Oppure, per essere dalla parte giusta, dovremmo affermare in maniera disumana che «La disperazione non giustifica i viaggi in mare»?
Sapranno, del resto, i/le docenti che hanno adottato il manuale ritenere se quelle posizioni, fin troppo critiche, in realtà, nei confronti della parte sbagliata, cioè quella disumanizzante e sprezzante dei diritti umani, siano “acritiche” ed, eventualmente, criticarle in ottemperanza alla propria libertà d’insegnamento sancita all’art. 33 della Costituzione? Saranno i/le docenti in grado di ignorare eventuali prese di posizioni incompatibili con l’Educazione civica, circostanza per la quale le autrici avevano inserito la scheda nel manuale? Oppure gli/le insegnanti devono essere sistematicamente trattate/i come minus habentes, burocrati di un sistema scolastico sempre più acritico e standardizzato e, nel caso di prese di posizioni, essere sanzionate/i e punite/i?

Per concludere, un’ultima considerazione verrebbe da fare come monito alle colleghe e ai colleghi, ma soprattutto agli editori, sull’adozione dei manuali scolastici: è chiaro che atteggiamenti così prontamente servili e palesemente acritici nei confronti di “segnalazioni” – cioè censure – da parte del Ministero sono deprecabili e diseducative nel contesto delle strutture scolastiche e lanciano un forte sospetto nei confronti di chi supinamente o, peggio, convintamente accetta che la “difesa dei diritti umani” sia un tema controverso, per cui è importante tenere a mente che, almeno fino a quando non intervenga sui manuali con la riscrittura totale la famigerata commissione per i programmi scolastici voluta da Valditara, resta in capo ai Collegi dei Docenti scegliere altro e stare alla larga da chi si schiera per la parte sbagliata, quella dell’indifferenza, dell’ignavia, dell’abulia morale che genera, sostiene e legittima genocidi.

 

QUI il seguito del «Caso “Censura su Zanichelli”, ecco il testo sostituito: quando la pezza è peggio del buco!»

 

da qui