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mercoledì 4 agosto 2021

Nella bocca del Drago - Alex Zanotelli

In questa torrida estate, le temperature in Nordamerica hanno superato di 20 gradi le medie stagionali, toccando i 50 gradi nella British Columbia. In Siberia, vicino a Verchojansk le temperature hanno superato i 47 gradi, accelerando lo scioglimento del permafrost!

Ma anche in Europa stiamo toccando temperature sopra i 40 gradi. In Sicilia si sono sfiorati i 45 gradi. Tutto questo per l’Europa significa scioglimento dei ghiacciai, sempre meno piogge normali e invece sempre più spaventose tempeste che fanno solo danni.

È sempre più chiaro che la prima vittima del surriscaldamento è uno dei due beni comuni più preziosi che abbiamo: l’acqua. Un recente rapporto ONU prevede che, entro il 2050, ben cinque miliardi di persone vivranno in zone con carenza idrica.

L’Italia è uno dei paesi più colpiti in Europa dal dissesto idrico e, se non facciamo nulla, il rischio è di perdere il 50 per cento dell’acqua totale. È per questo che gli occhi della finanza e delle multinazionali si stanno posando sull’oro blu, dato che non potranno più lucrare sul petrolio.

La Finanza infatti negli USA ha già quotato in Borsa, a Wall Street, sorella acqua. E anche le multinazionali dell’acqua si stanno preparando all’assalto. E’ interessante notare che le due più potenti multinazionali dell’oro blu in Occidente, Veolia e Suez, si sono fuse in un unico colosso da 37 miliardi di fatturato.

È chiaro che nei prossimi anni sarà l’oro blu l’oggetto del desiderio. Il popolo italiano aveva fiutato questo pericolo, e con il Referendum (2011) aveva deciso che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene comune così prezioso.

 

Per questo  abbiamo celebrato insieme il decimo anniversario del Referendum. In questi dieci anni ben otto governi si sono succeduti in questo paese e nessuno è stato capace di obbedire alla volontà popolare, come richiede la Costituzione. Il più grave dei tradimenti è venuto dai Cinque Stelle che avevano fatto della ripubblicizzazione dell’acqua la loro prima stella.

Ora, purtroppo, con il governo Draghi, siamo nella bocca del ‘Drago’, cioè della finanza. Infatti con il PNRR, Draghi mette a disposizione oltre duecento miliardi di euro per rilanciare l’economia, ma solo 4.38 miliardi di euro sono destinati all’acqua, un po’ pochi! Ma sopratutto nel PNRR c’è una paurosa spinta verso la privatizzazione dell’acqua su larga scala.

Il Piano vuole affidare il servizio idrico a gestori efficienti. Questo perché – secondo Draghi – “il quadro nazionale è ancora caratterizzato da una gestione frammentata e inefficiente delle risorse idriche e da scarsa efficienza e capacità industriale dei soggetti attuatori nel settore idrico, soprattutto nel Mezzogiorno”.

Questo ritornello dell’incapacità del Mezzogiorno di gestire bene l’acqua, ritorna spesso nel PNRR. Una cosa mi sembra chiara: il modello idrico per Draghi sono le multiutility del Nord: Acea, Iren, A2a e Hera.

Infatti il Piano PNRR vuole “rafforzare il processo di industrializzazione del settore idrico, favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l’obiettivo di realizzare economie di scala”. Più chiaro di così! Si tratta quindi di un processo industriale, di una gestione affidata a grandi gruppi industriali.

E’ il mercato che decide le regole, la gestione ‘in house’ è l’eccezione. Anzi il Piano chiede che “in caso di mancato ricorso al mercato per la gestione dei servizi idrici, le amministrazioni locali devono dare una motivazione anticipata e rafforzata della loro decisione”.

In poche parole, tutto questo significa che i 4,38 miliardi verranno dati alle multiutilities del Nord perché gestiscano l’acqua del Sud. Non lo possiamo accettare!

Per questo mi appello a tutti i comitati del centro-sud perché si mobilitino contro questa grave eventualità. Anche la grande vittoria, che abbiamo ottenuto a Napoli con la ripubblicizzazione dell’acqua, potrebbe essere messa in discussione da questo processo di gestione industriale.

 

Per cui chiedo al Forum di aiutare i comitati del centro-sud a fare rete e a collegarsi per contestare questo piano diabolico. Per realizzare questo ritengo fondamentale ritrovarsi insieme l’11 settembre per decidere come reagire. Per realizzare questo chiedo aiuto anche al Forum. Sono sicuro che tutti insieme possiamo bloccare la privatizzazione dell’acqua al centro-sud.

I comitati del Mezzogiorno hanno già ottenuto delle splendide vittorie:  ad Agrigento si è appena costituita l’azienda speciale consortile e anche Siracusa ha scelto la strada della ripubblicizzazione dell’acqua.

Vorrei però ricordare ai comitati del centro-nord che questa politica di ‘industrializzazione del settore idrico’ del governo Draghi avrà effetti devastanti anche al Nord. Per questo chiedo al Forum, chiedo a tutti un altro sforzo per dire No a questo ennesimo attacco neoliberista all’acqua, la madre di tutta la vita su questo Pianeta.

Non possiamo permetterci di privatizzare anche la Madre. “L’acqua non è una merce”, ci ha detto con forza Papa Francesco. È un impegno radicale il nostro perché vinca la Vita!

da qui

mercoledì 7 aprile 2021

Mozambico: la lunga Via Crucis di un popolo - Luca Bussotti


L' estrema povertà, le storiche tensioni politiche e le lotte etniche per aggiudicarsi le risorse naturali innalzano il malcontento della gente in cui si innesta il radicalismo islamico. Il progetto di Total, Exxon e Eni é solo il coronamento di un conflitto aperto. L'appello di padre Alex Zanotelli 

 

Dal 5 ottobre 2017, giorno del primo attacco a Mocimboa da Praia, le notizie sulle incursioni di presunti terroristi islamici estremisti contro istituzioni dello Stato mozambicano e, in seguito, contro popolazioni inermi, ci giungono in tutta la loro puntualità e drammaticità.

In un primo momento, tutti gli analisti hanno mostrato stupore per la caduta di un “mito” appositamente costruito dalla propaganda governativa mozambicana col pieno appoggio della comunità internazionale: il mito secondo cui il Mozambico sarebbe un’eccezione nel contesto africano. Un caso a parte dove i conflitti religiosi ed etnici non esisterebbero e dove regnerebbe sovrana la pace. Un film che vorrebbe nascondere le ragioni profonde (endogene, oltre che esogene, legate alla guerra fredda) di una guerra civile durata 16 anni (1976-1992) e conclusasi con un accordo di pace firmato a Roma grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio e dello Stato italiano. Accordo che in realtà non ha mai risolto le tensioni politiche, sociali ed economiche di questo paese.

Dal 1992 al 2013 il Mozambico ha vissuto una ventina d’anni di pace o, meglio, di assenza di guerra. I due protagonisti di questo periodo relativamente tranquillo (e con una crescita economica media annua di oltre il 7%) sono stati Joaquim Chissano, presidente del paese dal 1986 al 2004, nonché leader del partito di governo, il FRELIMO, e Alfonso Dhlakama, leader del principale partito di opposizione, la RENAMO, morto a maggio del 2018.

Con l’entrata di Guebuza alla presidenza della repubblica, nel 2004, la situazione ha iniziato rapidamente a deteriorarsi: concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi, di preferenza legati alla famiglia del presidente, un po’ sul modello angolano dei Dos Santos, grandi investimenti legati alla terra, dal carbone di Tete al programma ProSavana (programma di triangolazione per lo sviluppo dell’agricoltura nelle savane tropicali del Mozambico) nel Corridoio di Nacala, alla silvicoltura nel Centro del paese, fino ai rubini di Montepuez, a Cabo Delgado, con spostamenti forzati della popolazione e grandi manifestazioni contro tali programmi, a volte portando a successi insperati (vedi la chiusura definitiva del programma ProSavana, nel 2020). Poi é arrivato il taglio degli aiuti finanziari stranieri, soprattutto dei paesi occidentali, che sostenevano il bilancio dello Stato mediante il Budget Support, il che ha aperto una voragine nella fragile economia mozambicana. Tale decisione è stata assunta in seguito alla scoperta di uno schema di frode internazionale realizzato negli ultimi anni del governo-Guebuza per l’ammontare di 2,2 miliardi di dollari, chiamando in causa i servizi segreti locali, i cui vertici sono stati tutti arrestati insieme a uno dei figli dell’ex-presidente e all’ex-ministro delle Finanze, Manuel Chang, ancora in Sudafrica, in attesa di giudizio (o di estradizione).

Questa polveriera sociale e politica era sotto gli occhi di tutti, ma il “modello mozambicano” andava comunque sostenuto, a dispetto delle evidenze. Le maggiori ingiustizie, poi, erano concentrate nel Nord del paese, assai lontano dai centri di potere di Maputo. I rubini di Montepuez, nella regione di Cabo Delgado, gestiti dalla Montepuez Ruby Mining, una società controllata in maggioranza dalla britannica Gemsfield insieme alla locale Mwiriti Limitata, guidata dal generale makonde Pachinuapa, hanno dato vita a uno dei più terribili episodi di violazione dei diritti umani delle popolazioni locali. La società ha infatti accettato di pagare, presso il tribunale di Londra, nel 2018, 7.25 milioni di euro di risarcimenti per la morte, la tortura o le gravi violazioni fisiche inflitte a 273 persone da parte delle guardie private della stessa compagnia e della polizia di stato mozambicana. Uno schema, questo, che è diventato ormai la regola in Mozambico: il governo, a partire dalle forze di polizia, “protegge” i grandi investimenti stranieri, schierandosi sistematicamente contro le popolazioni locali.

Le “vittime” di questi programmi, nel Nord del Mozambico, sono state le popolazioni locali di etnia e lingua Makhuwa e Kimwani: i primi largamente prevalenti non soltanto a Nampula, ma anche a Cabo Delgado (secondo i dati ufficiali del governo mozambicano). Qui, su una popolazione di circa 2 milioni di abitanti, 1,2 milioni sono Makhuwa, mentre i Makonde costituiscono la terza etnia, in termini numerici, dopo i Kimwani. Questi ultimi sono concentrati sulla costa e sono quasi tutti musulmani. I Makonde, invece, sono stati da tempo cristianizzati, e da sempre, grazie al loro contributo alla lotta di indipendenza dal Portogallo, si sono spartiti il potere economico e politico con i popoli del sud del paese, i Ronga-Changana, secondo un processo ad excludendum  rispetto alle altre popolazioni, prime fra tutte Makhuwa, Kimany e Ndau (questi ultimi non a caso, hanno costituito a suo tempo il fulcro dell’appoggio militare alla guerra civile della Renamo).

Se, a livello nazionale, soprattutto con la presidenza-Guebuza e poi con l’attuale di Nyusi (rappresentante dei Makonde e primo presidente di questa etnia, dopo che tutti i suoi predecessori erano invece appartenenti a quella meridionale dei Ronga-Changana), la distribuzione delle ricchezze è stata diseguale, a Cabo Delgado (e Nampula) la situazione si è rivelata essere anche peggiore. Qui, i Makonde hanno avuto accesso facilitato a tutte le più importanti risorse, a scapito delle altre due etnie numericamente maggioritarie. Con la scoperta di ricchezze sempre più cospicue, vi è stata un accelerazione del malcontento che da tempo serpeggiava fra le popolazioni escluse. Il livello di maturità civica e politica di queste popolazioni ha fatto il resto: nessun riferimento ideologico, nessuna appartenenza politica, se non una generica avversione al governo centrale “dei Makonde”, una appartenenza religiosa islamica “debole”, ma comunque presente. È stata proprio questa identità “debole”, insieme all’odio verso i Makonde e il governo centrale, che ha costituito la leva principale a cui aggrapparsi per inscenare una protesta continua e disperata contro le istituzioni locali. Il tutto è stato favorito dalla presenza di predicatori radicali locali che hanno cercato di imporre un islam più ortodosso rispetto alle pratiche sufi molto tolleranti e mischiate con le confraternite tradizionali africane presenti a Nampula e Cabo Delgado, nonché da giovani mozambicani formatisi all’estero, in paesi come Egitto, Arabia Saudita o Sudan, da cui sono tornati con una idea di islam ben più intollerante rispetto a quello normalmente praticato nel Nord del Mozambico. In questo contesto erano presenti anche stranieri, entrati illegalmente nel paese da Nord, di origine somala, tanzaniana e congolese, che si sono ben presto uniti a questo movimento di giovani (appunto, Al-Shabaab), trovando nell’Islam radicale l’unica forma di riscatto nei confronti di uno Stato che li aveva dimenticati o che intendeva sfruttarli con lavori semi-servili…

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lunedì 1 febbraio 2021

Della madre della vita si fa merce - Alex Zanotelli

Ritornando dall’Africa, uno dei miei impegni prioritari è stato quello della ripubblicizzazione dell’acqua, perché vivendo nella baraccopoli di Korogocho (Nairobi) e andando tante volte al giorno con la tanica a comprarmi l’acqua, ne ho capito subito il valore e l’importanza, prevedendo che sarebbe diventata l’oro blu. Difatti, con il surriscaldamento del Pianeta, questo bene diventa sempre più scarso, sempre più appetibile e sempre meno accessibile ai poveri.

E’ inaccettabile che l’acqua sarà quotata in borsa a Wall Street: una merce come il petrolio. E’ una notizia scioccante per noi, criminale perché ucciderà soprattutto gli impoveriti nel mondo.

Secondo l’Onu già oggi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e dai tre ai quattro miliardi ne dispongono in quantità insufficiente. Per questo già oggi ben otto milioni all’anno di esseri umani muoiono per malattie legate alla carenza di questo bene così prezioso.

Non dimentichiamoci che di tutta l’acqua che c’è sul Pianeta, solo il 3% è potabile e di questo un terzo è direttamente utilizzabile dall’uomo per bere. Il resto è usato dall’agribusiness e dall’industria.

E le previsioni per il 2025 sono drammatiche: due terzi della popolazione mondiale affronterà scarsità d’acqua grazie a temperature sempre più infuocate, a scioglimento dei ghiacciai, a deforestazione… E avremo così sempre meno acqua potabile e a pagarne le conseguenze saranno milioni e milioni di impoveriti.

Ecco perché sono rimasto pietrificato alla notizia che il 7 dicembre scorso l’acqua è diventata in California un ‘future’, un termine tecnico per dire che l’oro blu è entrato nel mercato azionario e ora si può scommettere sul suo valore futuro, come il petrolio e l’oro.

Il dado è tratto! L’Onu ha reagito subito affermando che non si può dare un valore all’acqua come si fa con altri beni commerciali. Nel 2010 l’Onu aveva affermato: «L’accesso all’acqua potabile e servizi igienico-sanitari sono tra i diritti umani universali e fondamentali».

Papa Francesco cinque anni fa nella Laudato Si’ aveva già parlato dell’acqua come «diritto alla vita» (un termine riservato in campo cattolico all’aborto o all’eutanasia). L’acqua è Vita! Tutta la vita che c’è sul Pianeta è nata dall’acqua: è la madre di tutta la vita. Come si fa a privatizzare la Madre? Questa è una bestemmia!

 

E’ da questi principi che è partito il nostro impegno in difesa della gestione pubblica dell’acqua che ci ha portato al Referendum (2011), quando 26 milioni di italiani hanno votato i due quesiti referendari: l’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene.

E’ l’opposto della direzione attuale del mercato: la Madre della vita diventa merce. Purtroppo dopo dieci anni costellati da ben sette governi, la decisione del popolo italiano non è mai stata tradotta in legge.

Trovo incredibile che i 5S (la loro prima stella è l’acqua pubblica!) non siano riusciti a trasformare il Referendum in legge ,nonostante le dichiarazioni del Presidente della Camera che legava la sua presidenza alla ripubblicizzazione dell’acqua. Mi meraviglio anche del Pd, che come partito di ‘sinistra’, dovrebbe essere in prima linea in difesa dei beni comuni.

Davanti a questa criminale decisione di ‘quotare’ l’acqua in borsa, mi appello al governo perché si affretti a ripubblicizzare l’acqua. Ne basterebbero due miliardi da trarre dal Recovery Fund. Invece il governo ha destinato 2.5 miliardi per infrastrutture idriche di adduzione per le reti territoriali.

Il Sole 24 Ore afferma che questa è la «leva per portare le gestioni idriche industriali nel Meridione». In poche parole i grandi colossi idrici del centro-nord (Iren,A2A,Hera, Acea) gestirebbero le reti idriche del Sud, con i soldi del Recovery Fund. Altro tradimento!

Ma i soldi del Recovery Fund dovrebbero essere usati anche per riparare i 300mila km di reti idriche che perdono il 50% dell’acqua. Questa è una delle Grandi Opere da realizzare, non la Lione-Torino o il Ponte di Messina.

A questo punto sarebbe opportuno un incontro del Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica con i partiti al governo per discutere sia sulla legge bloccata in Commissione Ambiente che la minaccia alle reti idriche del Sud, nonché l’autorizzazione da parte del nostro governo all’incontro del Consiglio Mondiale (la lobby delle multinazionali dell’acqua!) nel 2024 in Italia.

Dobbiamo muoverci tutti perché azzerare il Referendum, sarebbe cancellare la nostra stessa democrazia. Significherebbe che sovrano non è più il popolo, ma sovrani sono i soldi. “Il denaro deve servire – ci ricorda Papa Francesco- e non governare».

da qui

sabato 26 settembre 2020

Il tradimento - Alex Zanotelli

 

Siamo ormai al decimo anniversario del Referendum sull’acqua. Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, ben 26 milioni di italiani hanno votato a favore della gestione pubblica dell’acqua. Ma dopo dieci anni la politica istituzionale non è ancora riuscita a tradurre in legge questa decisione fondamentale del popolo italiano.

In questo decennio si sono succeduti ben sette governi, di destra come di sinistra (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2) e nessuno di essi si è ricordato che il popolo italiano aveva deciso a larga maggioranza: l’acqua doveva uscire dal mercato e non si poteva fare profitto sull’acqua.

Purtroppo la politica istituzionale non obbedisce più a quello che il popolo decide, ma è prigioniera dei poteri economico-finanziari. Questi hanno capito che l’era del petrolio è finita e che si apre l’era dell’oro blu con cui potranno fare ancora più soldi. Con il surriscaldamento del Pianeta, l’acqua potabile andrà sempre più scarseggiando e diventerà il bene più essenziale e quindi più appetibile.

Trovo incredibile che i nostri politici non capiscano quanto sia fondamentale, in questo momento epocale, la gestione pubblica dell’acqua. Trovo altrettanto incredibile che l’unico partito, i Cinque stelle, avendo fatto dell’acqua la propria bandiera, la loro “prima stella”, non siano riusciti, dopo tre anni al governo, a tradurre il Referendum in legge. Tanto più che come presidente della Camera c’è Roberto Fico, il quale in un incontro con il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, aveva detto: “Lego la mia presidenza della Camera all’approvazione di una legge per la gestione pubblica dell’acqua”. Eppure Roberto Fico aveva tanto lottato con a Napoli con il movimento per l’acqua.

E nonostante tutto questo, la legge di iniziativa popolare che aveva avuto oltre quattrocentomila firme, è ancora bloccata in Commissione Ambiente della Camera. Malgrado le pressioni del Movimento per l’acqua, i Cinque Stelle sono stati incapaci di sottrarre i poteri di controllo sull’acqua ad Arera (l’autorità che ha per fine la gestione dell’acqua nel mercato) per restituirli al ministero dell’Ambiente.

Chiaramente la pressione sui parlamentari, fatta dalle quattro potenti multiutility italiane – Iren, A2A, Hera e Acea – nonché dalle multinazionali Veolia e Suez, deve essere stata molto forte. Ne è una riprova la campagna delle grandi testate nazionali (Il Sole 24 ore, Corriere della Sera, Repubblica….) sui costi della ripubblicizzazione con cifre incredibili: 15-20 miliardi di euro!

Il Forum Italiano dell’Acqua ha presentato in Parlamento un dossier Il costo della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato sostenendo invece che il costo dell’operazione potrebbe essere di un miliardo o al massimo un miliardo e mezzo. La stampa se n’è ben guardata dal riprendere questo studio fatto da esperti.

Trovo incredibile che l’attuale governo M5S e Pd non trovi un miliardo per il bene più prezioso che abbiamo, mentre stanno arrivando oltre duecento miliardi di euro da Bruxelles. È mai possibile che il governo pensi ancora alle Grandi Opere, come la Lione-Torino o il Ponte di Messina, anziché alla grande opera di riparare i trecentomila chilometri di rete idrica che perde il 50 per cento di questo prezioso bene? Siamo alla follia.

È mai possibile che il Pd abbia detto SÌ al taglio dei parlamentari, (nonostante fosse sempre schierato per il No) e non riesca a dire Sì alla legge di iniziativa popolare, bloccata in Commissione Ambiente?

Per questo mi appello ai Cinque Stelle e al Pd perché al più presto portino la Legge di iniziativa popolare in Parlamento per essere votata. Potrebbe essere questo il più bel dono che questo governo potrebbe fare al popolo italiano, in un momento così grave della storia umana perché con questo disastro ecologico saranno gli impoveriti a pagarne le spese, morendo di sete. Sarebbe un bel segno per noi e per tutta l’Europa perché l’acqua è il “diritto alla vita” come afferma papa Francesco. Mai come in questo momento, in cui ci sentiamo minacciati di morte, abbiamo bisogno di segni di vita.

https://comune-info.net/il-tradimento/

giovedì 18 aprile 2019

C’è bisogno di un movimento pacifista - Alex Zanotelli



La Rete della pace – che include realtà quali Cgil, Movimento dei focolari, Rete italiana disarmo, Acli, Archivio disarmo, Movimento nonviolento – ha promosso, il 9-10 marzo a Bologna, un convegno al quale ho partecipato molto volentieri. Anche se ho notato che mancavano la Tavola della pace (l’associazione che organizza la marcia Perugia-Assisi), tante realtà ecclesiali, l’Agesci e non erano adeguatamente rappresentati vari gruppi che lavorano nei territori creando coscienza e partecipazione (mi viene in mente il movimento No war in Sicilia).
Si è cominciato con lo scenario della minaccia nucleare. Il presidente russo Putin ha detto che il rischio di uno scontro è oggi presente, soprattutto dopo l’uscita, dal 1° febbraio, degli Usa dal trattato sui missili nucleari a medio raggio (Inf). Il presidente Trump ha fatto questa scelta, accusando la Russia di aver violato il trattato. Si rischia così una corsa alla costruzione di nuovi sistemi missilistici nucleari.
Venendo all’Italia, è stato evidenziato che le bombe atomiche Usa nelle basi militari di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone) saranno a breve rimpiazzate da nuovi ordigni, i B61-12. E gli aerei abilitati a portare queste nuove bombe sono i caccia F-35 per l’acquisto dei quali l’Italia sta spendendo centinaia di milioni di euro: spesa contestata dai movimenti pacifisti.
Inoltre sta diventando molto oneroso per l’Italia far parte della Nato, in quanto Trump insiste nel dire che tutti i paesi dell’alleanza devono arrivare, entro il 2024, a investire nella difesa almeno il 2 per cento del Pil. Oggi l’Italia spende intorno all’1,15 per cento (lo dice la Nato) che significa 70 milioni di euro al giorno…
I partecipanti hanno poi portato la loro esperienza. Voglio citare chi si sta impegnando contro la vendita di armi italiane all’Arabia Saudita, in guerra nello Yemen, e che per questo dovrebbe essere esclusa dai mercati di vendita delle armi come prevede la legge 185 del 1990.
Tutto ciò è positivo. Tuttavia mi sono chiesto: dove sono le parrocchie? Dove sono le comunità ecclesiali? Il convegno ha avuto la visita dell’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, che ha ricordato il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” sottoscritto ad Abu Dhabi, il 4 febbraio, da papa Francesco e da Ahmad al-Tayyeb, Grande imam di al-Azhar. Decisivo, ha detto l’arcivescovo, è tenere vivo il dialogo islamico-cristiano.
Oggi c’è bisogno di un grande movimento per la pace, che invece è una piccola voce nel mondo occidentale. Come uscirne? È stato suggerito di tornare ad agire localmente, cioè di moltiplicare le iniziative nei territori mettendo insieme credenti e laici.
Per quel che riguarda le manifestazione nazionali, è stata avanzata l’ipotesi di fare un anno la marcia Perugia-Assisi (che deve tornare a essere espressione unitaria di tutto il movimento) e l’anno successivo ritrovarsi a Verona per un’“Arena di pace” (come nell’aprile del 2014). È emersa anche la proposta che la campagna “banche armate” (promossa vent’anni fa da Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace) sia assunta da tutto il movimento così da avere un maggiore impatto sull’opinione pubblica e sul sistema bancario italiano.

*Ha aderito alla campagna di sostegno per Comune “Ricominciamo da 3” con questo messaggio:
Abbiamo bisogno di Comune
È il tempo del dominio della finanza e delle devastazioni ambientali, nel quale coloro che vivono in alto utilizzano la propaganda razzista, e sempre più spesso anche le armi, per proteggere i propri privilegi. Abbiamo bisogno di gettare ogni giorno sabbia negli ingranaggi di quello che a Napoli chiamano “O Sistema”, fondato sull’arroganza del potere e sul denaro. Abbiamo bisogno di farlo dal basso e in tanti modi diversi. In questo cammino niente affatto agevole abbiamo bisogno di essere accompagnati da Comune.
Alex Zanotelli

venerdì 5 aprile 2019

l'Acqua bene comune deve essere pubblica - Alex Zanotelli




“Una vera e propria rivoluzione sta per scuotere le società che gestiscono l’acqua, in attesa dell’approvazione della proposta di legge Daga che attribuisce il settore idrico ai Comuni sotto forma di ‘aziende speciali’, totalmente dipendenti dalla Pubblica amministrazione e prive di autonomia decisionale.” E’ questo il pesante attacco del Sole 24 ore contro la nuova legge sulla ripubblicizzazione dell’acqua, contenuto in un articolo dal titolo “Acqua pubblica”, utility in allarme: la riforma costa 15 miliardi.” (Sole 24 ore 10/3/019)
Non mi sorprende un attacco così duro sul Sole 24 ore, che nei toni è molto simile agli attacchi della stampa nazionale, da La Repubblica al Corriere. E’ talmente ovvio che le multiutility italiane dell’acqua (Acea, Iren, Hera e A2A) fanno lauti guadagni sull’acqua. Il business ha già fiutato che l’acqua sarà l’oro blu che rimpiazzerà l’oro nero. Se le multinazionali ci hanno venduto il petrolio litro a litro facendo enormi guadagni, ora ne faranno molto di più con l’acqua, un bene essenziale, già scarso oggi e che andrà sempre più scarseggiando per il surriscaldamento del Pianeta. Così chi ha soldi, potrà comprarsi l’acqua, chi non ne ha, sarà destinato a morire. Se oggi abbiamo 30 milioni di persone che ogni anno vengono uccise per fame, domani avremo cento milioni di morti per sete! Ecco perché diventa fondamentale che l’acqua rimanga in mani pubbliche e non si faccia profitto sull’acqua. E’ quanto il popolo italiano nel 2011 ha deciso con il Referendum con quelle due domande referendarie che asserivano che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto sull’acqua. Trovo strano che un partito come la Lega , che si dichiara un partito sovranista, non voglia oggi obbedire alla volontà del Popolo sovrano che ha deciso la ripubblicizzazione dell’acqua con 26 milioni di voti! Putroppo è sempre il Business che trionfa! Ecco perché anche i partiti di destra , Forza italia e Fratelli d’Italia, voteranno contro questa legge. Anche il PD non ha mai sposato la causa della ripubblicizzazione. Vorrei ricordare a tutti i partiti che Napoli da parecchi anni ha fatto la scelta della gestione pubblica con l’Azienda speciale, ABC (Acqua Bene Comune), che ha una propria autonomia e un bilancio positivo. E non è vero che la riforma ci costerà 15 miliardi di euro! Questo è terrorismo mediatico!
Per questo mi appello alla coscienza di tutti i Parlamentari di destra e sinistra perché votino la Legge Daga. Ricordo a tutti loro le chiare parole di Papa Francesco nella ‘Laudato Sì’ :” L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani.” Papa Francesco parla dell’acqua come di un “diritto alla vita”!
Mi appello a voi, deputati e senatori, perché abbiate il coraggio, finalmente, di obbedire al Popolo Sovrano e di obbedire alla vostra coscienza e non all’Impero del Denaro, facendo così dell’Italia un esempio per tutta l’Europa. Ci vuole solo un po’ di coraggio! Il popolo italiano se lo aspetta da voi.
Napoli,22 marzo 2019

lunedì 21 marzo 2016

Il petrolio resti sottoterra - Alex Zanotelli


Il 17 aprile dobbiamo tutti/e  prepararci ad andare a votare il nostro SI’per il Referendum, proposto da nove regioni e dai comitati No Triv. (Ricordiamoci che si tratta di un Referendum abrogativo di una legge del governo Renzi sulle trivellazioni petrolifere, per cui è da votare SI’ all’abrogazione!) La sola domanda referendaria su cui dovremo esprimerci  sarà : “Si può estrarre petrolio fino all’esaurimento dei pozzi autorizzati che si trovano lungo le coste italiane entro le 12 miglia?” Inizialmente erano sei le domande referendarie proposte dalle nove regioni (Basilicata, Puglia, Molise, Veneto, Campania, Calabria, Liguria, Sardegna e Marche). Ma la Cassazione ha bocciato l’8 gennaio le altre cinque domande perché il Governo Renzi, nel frattempo, aveva furbescamente riscritto due commi del Decreto Sblocca Italia 2016. Per cui  ne rimane una sola. Le ragioni date dai comitati NO TRIV per votare SI’ sono tante: il pericolo di sversamenti di petrolio in mare con enormi danni alle spiagge e al turismo, il rischio di movimenti tellurici legati soprattutto all’estrazione di gas e l’alterazione della fauna marina per l’uso dei bombardamenti con l’aria compressa.
Ma la ragione fondamentale per votare SI’ è ,che se vogliamo salvarci con il Pianeta, dobbiamo lasciare il petrolio ed il carbone là dove sono, cioè sottoterra! Il Referendum ci offre un’occasione d’oro per dire  NO alla politica del governo Renzi di una eccesiva dipendenza dal petrolio e dal carbone per il nostro fabbisogno energetico. Gli scienziati ci dicono a chiare lettere, che se continuiamo su questa strada, rischiamo di avere a fine secolo dai tre ai cinque centigradi in più. Sarà una tragedia!
Papa Francesco ce lo ripete in quel suo appassionato Laudato Si’:”Infatti la maggior parte del riscaldamento globale è dovuto alla grande concentrazione di gas serra emessi soprattutto a causa dell’attività umana. Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo dei combustili fossili(petrolio e carbone) che sta al centro del sistema energetico mondiale.” Il Vertice di Parigi sul clima , il cosidetto COP 21, dello scorso dicembre , lo ha evidenziato , ma purtroppo ha solo invitato gli Stati a ridurre la dipendenza da petrolio e carbone. E così gli Stati, che sono prigionieri dei poteri economico-finanziari, continuano nella loro folle corsa verso il disastro. Per questo il Referendum contro le trivellazioni diventa un potente grimaldello in mano al popolo per forzare il governo Renzi ad abbandonare l’uso dei combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili.
Trovo incredibile che il governo Renzi non solo non abbia obbedito a quanto deciso nel vertice di Parigi, ma che non abbia ancora calendarizzato la discussione parlamentare per sottoscrivere gli impegni di Parigi entro il 22 aprile. In quel giorno infatti le nazioni che hanno firmato l’Accordo di Parigi si ritroveranno a New York per rilanciare lo sforzo mondiale per salvare il Pianeta. Sarebbe grave se mancasse l’Italia.
Per questo mi appello alla Conferenza Episcopale Italiana perché, proprio sulla spinta di Laudato Si’, inviti le comunità cristiane ad informarsi su questi temi vitali per il futuro dell’uomo e del Pianeta, e  votare quindi di conseguenza. Mi appello a tutti i sacerdoti perché nelle omelie domenicali spieghino ai fedeli la drammatica crisi ecologica che ci attende se continueremo a usare petrolio e carbone.
Mi appello alle grandi associazioni cattoliche (ACLI, Agesci, Azione Cattolica…) a mobilitare i propri aderenti perché si impegnino per la promozione del SI’ al Referendum. “Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti….Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i vescovi del Sudafrica” I talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio.”
Diamoci da fare tutti/e, credenti e non, per arrivare al Referendum con una valanga di SI’ per salvarci con il Pianeta.

lunedì 3 gennaio 2011

dice Alex Zanotelli

Quando compri, voti. I consumatori esprimono un voto per ogni prodotto che scelgono e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano. L'acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre.