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lunedì 2 marzo 2026

La coscienza di un fruttivendolo apre le porte al boicottaggio dell’economia israeliana


Un dipendente di un supermercato Tesco in una tranquilla cittadina costiera dell’Irlanda del Nord ha innescato un dibattito europeo sulla responsabilità individuale di fronte al genocidio. Nell’agosto 2025, mentre le immagini di Gaza devastata – con oltre 60.000 palestinesi uccisi dall’offensiva israeliana – lo perseguitavano fino alla cassa, ha iniziato ad avvertire i clienti sulla provenienza israeliana di frutta e verdura, poi ha rifiutato di scannerizzare quei prodotti. “Non posso averlo sulla coscienza”, ha dichiarato prima di essere sospeso da Tesco a Newcastle, County Down, cittadina nota più per il turismo estivo che per l’attivismo politico. La sua reintegrazione a gennaio 2026, dopo proteste di massa e pressioni sindacali da Unison e Unite, ha creato un precedente cruciale: “Se abbastanza persone lo fanno, non potranno vendere prodotti israeliani”, ha affermato, incoraggiando altri lavoratori a seguire il suo esempio.

Il caso richiama lo storico boicottaggio irlandese del 1984 contro l’apartheid sudafricano, quando dipendenti di Dunnes Stores rifiutarono per tre anni di maneggiare merci dal Sudafrica, contribuendo al primo divieto commerciale dell’Europa occidentale. Oggi il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions), lanciato nel 2005 da società civile palestinese per isolare economicamente Israele fino al rispetto del diritto internazionale, sta trasformando proteste individuali in politiche statali. Sindacati in Irlanda, Regno Unito e Norvegia hanno approvato mozioni per non obbligare lavoratori a gestire merci israeliane; cooperative come Co-op UK e Coop Alleanza 3.0 in Italia hanno rimosso prodotti in solidarietà con Gaza. Slovenia ha vietato nell’agosto 2025 import da insediamenti illegali in Cisgiordania (30.000 euro annui, principalmente avocado), Spagna ha seguito con decreto a inizio 2026; Paesi Bassi e Irlanda discutono misure simili, quest’ultima con l’Occupied Territories Bill bloccato dal 2018 nonostante consenso parlamentare, vittima di “pressioni USA per conto israeliano” secondo il deputato Paul Murphy.

Ma l’avanzata BDS incontra resistenze orchestrate: B’nai B’rith International ha avvertito nel 2025 il parlamento irlandese di conflitti con leggi anti-boicottaggio USA; documenti leakati rivelano programmi israeliani da 130.000 euro per monitorare attivisti via studi legali, inclusa l’ex-europarlamentare Sinn Féin Martina Anderson. In Germania, risoluzione 2019 equipara BDS ad antisemitismo, ritirando fondi pubblici; ELNET finanzia viaggi a Israele per politici Labour britannici (3.000 sterline dichiarate da Bridget Phillipson), mentre Luke Akehurst – ora MP Labour, ex-direttore We Believe in Israel – ha promosso leggi per bloccare boicottaggi da enti locali UK. Nonostante queste contro-offensive, la strategia dal basso sta funzionando: coscienza etica individuale, pressione sindacale e mobilitazione popolare stanno erodendo il consenso europeo verso l’occupazione israeliana, trasformando gesti di cassa in sanzioni legislative.

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domenica 10 agosto 2025

Le nostre farmacie comunali boicottano i prodotti israeliani - Lorenzo Falchi

Mi chiamo Lorenzo Falchi e ho la fortuna di essere il Sindaco di Sesto Fiorentino, una città e una comunità di persone che ripudiano la guerra, che promuovono la cultura della pace, della cooperazione e della solidarietà tra i popoli e gli individui. Nelle nostre farmacie comunali abbiamo scelto di boicottare i prodotti israeliani. Vi spiego perché.

Sono certo che nessuno possa rimanere insensibile di fronte alle terribili immagini del genocidio a Gaza, della violenza sistematica e cieca verso civili, bambini, persone indifese in fila per un po’ di farina e di acqua. Di fronte a tutto questo la Giunta comunale di cui sono Sindaco ha deciso che fosse necessario dare un segnale, non violento ma forte: far sentire la nostra voce, dal basso, anche per squarciare il silenzio complice del governo Meloni e dell’Unione Europea.

Per questo abbiamo approvato una delibera, la prima in Italia, per sostenere la campagna di boicottaggio contro i prodotti israeliani come forma di pressione economica contro il governo di Netanyahu e per realizzarla concretamente nelle società partecipate dal Comune.
Grazie a questo atto le nostre Farmacie Comunali hanno stabilito la sospensione dei rapporti commerciali con aziende israeliane portando allo stop della vendita di farmaci, parafarmaci, attrezzature mediche e preparati cosmetici prodotti da tali aziende in tutti i punti vendita. Ovviamente tutti i farmaci indicati dalle prescrizioni mediche saranno sempre disponibili e per tutti gli altri prodotti l’azienda e il personale suggeriranno alternative equivalenti.

Una posizione chiara che presuppone l’interruzione di ogni forma di complicità, anche economica, con la sistematica violazione dei diritti umani da parte del Governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania e che si unisce ad una campagna internazionale che coinvolge organizzazioni non governative, associazioni, imprese e singoli cittadini. Anche Francesca Albanese, col suo recente rapporto, ha sottolineato l’importanza di denunciare i legami economici tra il governo israeliano e le sue politiche genocidarie e molte aziende occidentali che traggono benefici enormi dalla guerra, l’occupazione ed il massacro della popolazione palestinese.

Un legame che spiega anche la grande complicità di larga parte del sistema mediatico, sempre pronto a nascondere, edulcorare, disumanizzare il genocidio. In piccolo l’ho provato in prima persona assistendo ad una campagna mediatica contro la nostra decisione: sono stato definito antisemita e “sindaco anti ebrei” sulla carta stampata, oltre a subire le accuse sguaiate e ridicole di giornalisti faziosi e ben schierati in una nota trasmissione televisiva nazionale.

Ma i fatti e le opinioni delle persone contano di più dei media e i primi 15 giorni di campagna di boicottaggio sono stati un successo: molto sostegno da parte dei cittadini, vendite totali in aumento nelle farmacie comunali ma crollo del fatturato legato a prodotti israeliani. Molti comuni stanno approvando delibere analoghe e tante sono le iniziative che rafforzano il movimento di solidarietà al popolo palestinese anche tra gli enti locali.

Sappiamo bene che si tratta di una goccia nel mare ma sarebbe inaccettabile rimanere immobili e rinunciare a muovere le leve che, nel nostro piccolo, possono lanciare un segnale di umanità, pace e libertà.

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mercoledì 9 aprile 2025

Il più grande sciopero degli acquisti della storia fa piangere Trump - Jacopo Fo

Colpire il cuore del capitalismo è idiota. Il capitalismo non ha un cuore. Ha solo il portafoglio. È lì che gli fai veramente male

 

Trump è riuscito a fare incazzare almeno due miliardi di terrestri: spiagge dorate sugli scheletri di Gaza, deportazione dei Latinos in catene e dazi stanno distruggendo il marketing Usa. Sud America, Spagna, Germania, Scandinavia, Paesi Arabi, sono in prima fila in questo scontro epocale. Il crollo del made in Usa sta crescendo di giorno in giorno. I numeri sono disastrosi! E siamo solo all’inizio.

Più si vede che funziona e più persone ci prendono gusto. Ma che bello!

Da tempo una minoranza del movimento progressista propone il boicottaggio degli acquisti come l’unico strumento veramente potente, contro i malvagi della terra. Alcuni esempi vincenti ci sono stati ma sempre marginali.

Nel 1980 scrissi il libro Come fare il comunismo senza farsi male, dove sostenevo che i consumatori hanno già il potere, solo che non lo sanno! Il potere del non-acquisto è enorme. L’esperienza ci dice che basta una riduzione delle vendite del 5% per provocare un effetto valanga sulle quotazioni azionarie.

Oggi le persone iniziano a capire che i cortei non riescono a smuovere i potenti. E tantomeno lo fanno le azioni violente. Fino all’anno scorso la Tesla era un simbolo ecologico… Che senso ha danneggiare l’auto di una persona che l’aveva comprata? E comunque la violenza contro i possessori di Tesla e i concessionari è controproducente. Fai passare Musk come una vittima.

Astenersi dagli acquisti è uno strumento vincente proprio perché è una forma di lotta non violenta, pacifica e gentile: “Mi dispiace ho la sensazione che i tuoi prodotti portino sfortuna!”.

Colpire il cuore del capitalismo è idiota. Il capitalismo non ha un cuore. Ha solo il portafoglio. È lì che gli fai veramente male. E non rischi nulla: non comprare è un tuo diritto.

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