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martedì 17 agosto 2021

Perché è inevitabile l’estinzione del genere umano a breve termine - Robert J. Burrowes

 

L’espressione “estinzione del genere umano a breve termine” è relativamente recente nella letteratura scientifica, ma a differenza di altre realtà che le ‘élite’ nazionali e i canali d’informazione dominanti sono riusciti a soffocare, questa continuerà a filtrare finché non inizierete a sentirla regolarmente. Perché?  Perché questa verità è semplicemente troppo grande da poter essere soffocata in modo permanente e l’ambiente del nostro pianeta ce ne fornisce direttamente prove continue sotto forma di catastrofi naturali e ambientali e altro, indipendentemente da quanto ce ne diano notizia o meno i mezzi d’informazione.

È opinione diffusa oggi che stiamo per vivere la sesta grande estinzione di massa nella storia del pianeta. L’ultima è avvenuta 65 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri.  Oggi stiamo perdendo la biodiversità a un ritmo simile ad allora. Ma questa estinzione la stiamo causando noi stessi. E noi ne saremo una delle vittime. L’unico dubbio è quando avverrà esattamente. E questo dubbio è fondato sulla presunzione non dichiarata, e fortemente discutibile, che possiamo continuare ad evitare una guerra nucleare.

Quindi, che significa l’espressione “estinzione umana a breve termine?” In sostanza, secondo quegli scienziati che la usano, significa che gli esseri umani si estingueranno intorno al 2030. Per avere una sintesi di questa opinione, ricca di riferimenti, ascoltate la lezione del prof. Guy McPherson su Crisi del clima ed estinzione umana a breve termine (conferenza, audio inglese 59’04”) .  Perché il 2030? Perché, secondo McPherson, la “tempesta perfetta” di attacchi ambientali che stiamo attualmente infliggendo al clima del pianeta, compresi i 28 cicli ambientali autorigeneranti che già si sono instaurati, sono già molto ben oltre quello che la Terra possa sopportare e assorbire e che si verificheranno in successione dei crolli definitivi di sistemi e processi ambientali fondamentali – ovvero, perdita degli habitat – che darà il via all’estinzione dell’homo sapiens.

Ora, va detto che sono molti gli scienziati che non condividono i termini temporali di questa prospettiva. Ad esempio, il giornalista scientifico Scott K. Johnson espone la sua opinione in Dove sbaglia Guy McPherson. E, recentemente, il dott. Piers J. Sellers, direttore esecutivo di scienze della Terra al Goddard Space Flight Center della NASA, ha affermato che: “E’ praticamente certo che assisteremo all’aumento di 2° gradi Celsius prima del 2100, ma anche possibile che siano 3° o più.  Gli impatti in questo spazio temporale considerato saranno enormi.  Più rimandiamo delle azioni correttive, più devastante sarà il quadro”. Vedasi: Esitando sul Cambiamento Climatico.

Anche se Johnson e Sellers avessero ragione e McPherson torto sulle previsioni, ci sono tuttavia moltissimi altri scienziati convinti che oggi stiamo per raggiungere dei “punti di rottura”, superati i quali la sopravvivenza degli uomini diventerà molto problematica. Nel 2009, ad esempio, Johan Rockström, James Hansen e loro colleghi hanno spiegato che sono stati superati già tre dei nove limiti planetari interconnessi – relativamente al clima, alla perdita di biodiversità e ai cicli biogeochimici. Vedasi: Uno spazio vitale sicuro per l’umanità.

Inoltre, nel 2012, il Prof. Kevin Anderson, Vice Direttore del primario istituto britannico di modelli climatici, il Tyndall Centre for Climate Change Research, lanciò l’allarme che attualmente le emissioni sono fuori controllo e a questo passo andiamo verso un aumento della temperatura del pianeta di 6°C; aggiunse che anche l’ International Energy Agency e altre organizzazioni simili ad essa, prevedevano, all’attuale passo, un aumento di 4°C di temperatura globale (a livello pre-industriale) entro il 2040.   Anderson accusò anche molti studiosi climatici di rimanere troppo inerti di fronte alle valutazioni poco realistiche fornite dai vari governi. Vedasi: Quello che non ti diranno mai sulla catastrofe del clima.

Quello che tali valutazioni non considerano necessariamente è l’impatto sinergico dei vari attacchi combinati al clima, compresi anche quelli non legati al clima. Questi comprendono gli attacchi all’ambiente causati dalla violenza militare (che spesso lasciano vaste aree inabitabili),  la distruzione delle foreste pluviali, l’agricoltura industriale, le attività minerarie, la pesca commerciale e la diffusione della contaminazione nucleare causata da Fukushima. Stiamo anche distruggendo sistematicamente le già limitate riserve idriche di acqua del pianeta, il che significa che la scarsità di acqua sta già diventando oggi una realtà per una parte della popolazione del pianeta, e che entro il 2020 assisteremo al crollo dei sistemi idrogeologici.  Le attività umane attuali stanno già facendo estinguere ogni giorno circa 200 specie, tra mammiferi, pesci, uccelli e insetti;  l’80% delle foreste del mondo e il 90% dei grandi pesci degli oceani sono già stati distrutti.

Nonostante queste informazioni facilmente disponibili, i governi continuano a spendere ogni giorno prioritariamente $US2,000,000,000 in violenza militare, il cui unico scopo è quello di terrorizzare ed uccidere esseri umani. Il punto è, semplicemente: potete pure analizzare da voi stessi le prove scientifiche  e fare le vostre valutazioni sulle tempistiche e il livello di gravità della minaccia. Forse l’estinzione umana non avverrà fino al prossimo secolo. Ma sia che parliamo di estinzione entro il 2030, o 2040 o anche per il prossimo secolo, resta il fatto che l’estinzione è una possibilità ben definita.  E dopo 200,000 anni di specie, sembra una cosa ragionevole chiamarla “estinzione a breve termine”.

Dunque, è inevitabile l’estinzione del genere umano a breve termine?

Secondo me, l’estinzione è un’evenienza molto probabile.  Ma non solo perché stiamo infliggendo al nostro paese troppi colpi mortali. L’estinzione è inevitabile a causa delle paure umane, in particolare di quelle inconsce.  La paura in noi stessi e negli altri di cui non ci si rende conto, ma che spesso determina tre capacità di importanza vitale in qualsiasi contesto: il centro dell’attenzione, la nostra capacità di analizzare adeguatamente le prove (se cioè concentriamo o meno su di esse la nostra attenzione) e il nostro comportamento in risposta a tale analisi.

Ad esempio, se tu non sai che è la tua paura che non ti fa vedere dei fatti sgraditi, allora non noterai neanche che la tua attenzione è rivolta altrove e hai già dimenticato quello che hai appena letto.  O la tua paura ti impedisce di analizzare adeguatamente le prove e/o rispondere ad essa in modo intelligente.  Vedasi Perché la Violenza? e Psicologia senza paura e Psicologia della paura: principi e pratiche.

Quindi, se state ancora leggendo questo articolo, probabilmente avete meno paura di quanta ne abbia la maggior parte delle persone. Molti altri hanno smesso di leggere molto prima di arrivare a questo punto. Lasciatemi quindi dire qual è il problema principale della paura.  Distorce la concentrazione mentale, la capacità di analisi e il comportamento dei leader di un paese, vale a dire i proprietari di aziende e dei loro lacchè burocratici, militari, d’informazione, accademici, politici e giudiziari.

In sostanza, è impossibile massimizzare i profitti di un’impresa in un mondo che contempla dei vincoli ambientali, siano essi dettati dalla propria sensibilità o imposti per legge; quindi sarà la paura a determinare l’attività aziendale disfunzionale, a prescindere dai suoi costi ambientali. E i dirigenti di un’azienda faranno in modo che i loro lacché politici e di altro genere non siano di ostacolo, poiché le paure che muovono il loro comportamento sono molto più profonde e forti delle paure legate all’ambiente. Per una maggiore spiegazione di questo punto, si legga: L’amore negato: psicologia del materialismo, della violenza e della guerra.

Ecco perché è inutile tentare di convincere i leader a modificare i loro comportamenti verso modelli di sostenibilità ambientale, di pace, di giustizia, ecc.: è una totale perdita di tempo. E’ la loro paura che li blocca in ciò su cui sono concentrati, in quello che pensano e in quello che fanno;  qualsiasi argomentazione, sia pure la più ragionevole ed evidente, non funzionerà per sbloccarli.

Quindi è la paura che spinge i comportamenti ambientali disfunzionali. E, la storia ci dice, sarà la paura ad impedirci di prendere in tempo utile delle misure adeguate. Questo forse significa che è inutile fare qualsiasi cosa per impedire che avvenga l’estinzione umana a breve termine? Significa forse che siamo spacciati?

Beh, se siete come me, allora siete quel tipo di persone che non si arrendono senza lottare.  Una grande lotta!  Quindi potreste considerare l’ipotesi di aderire al ‘The Flame Tree Project to Save Life on Earth’, una strategia di quindici anni per affrontare sistematicamente tutte le nostre sfide ambientali in modo da minare la paura che muove i nostri leader. Potreste anche voler firmare l’impegno online The People’s Charter to Create a Nonviolent World.

Il Flame Tree Project è stato ispirato da un grande ambientalista, Mohandas K. Gandhi, che identificò il problema dell’ambiente quasi cento anni fa, e dopo averlo fatto, scelse di vivere una vita di straordinaria semplicità e autosufficienza, simboleggiata dal suo motto: “La Terra ha abbastanza per tutti, ma non per l’avidità di tutti”.

Lo spettro dell’estinzione può anche essere lì, dietro la nostra porta, ma se avete coraggio potete ancora lottare. Di certo tentar non nuoce. Ma è necessario lottare in modo strategico e sistematico, per tentare di sconfiggere quella maledetta paura che guida i nostri leader. Quanto volete aspettare ancora prima di unirvi a questa lotta?

da qui

venerdì 29 gennaio 2021

La distruzione di biodiversità della Terra - Robert J. Burrowes

Nell’agosto 2010, il segretario generale della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica, Ahmed Djoghlaf, ammoniva che «Stiamo perdendo biodiversità a un tasso senza precedenti», stiamo cioè andando verso la distruzione di biodiversità della Terra.

Secondo il Programma Ambientale ONU ‘la Terra è nel bel mezzo di un’estinzione massiccia di esseri viventi’ con gli scienziati che stimano che ‘ogni 24 ore si estinguano 150-200 specie di piante, insetti, uccelli e mammiferi’ il che è quasi 1.000 volte il tasso ‘naturale’ o ‘di fondo’. Inoltre è maggiore di qualunque fenomeno del genere subìto al mondo dalla sparizione dei dinosauri quasi 650.000 secoli fa’. (Si veda ‘Protect nature for world economic security, warns UN biodiversity chief’).

Due mesi dopo, al decimo incontro della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica tenutasi dal 18 al 29 ottobre 2010 a Nagoya, Prefettura di Aichi in Giappone, fu adottato un Piano Strategico per la Biodiversità riveduto e aggiornato, ivi compresi gli Obiettivi Aichi per la Biodiversità pr il periodo 2011-2020. (Si veda ‘Strategic Plan for Biodiversity 2011-2020, including Aichi Biodiversity Targets’).

I 20 Obiettivi Aichi per la Biodiversità si possono leggere sul sito web della Convenzione. Erano ambiziosi ma rappresentavano una valutazione realistica di quel che bisognava conseguire entro il 2020 se i governi nazionali dovevano arrivare all’obiettivo a più lungo termine di ‘Vivere in Armonia con la Natura’ entro il 2050, che comportava una significativa deviazione dal “solito andazzo” in una vasta gamma di attività umane’. (Si veda ‘Global Biodiversity Outlook 5’).

Com’è dunque andata nei dieci anni scorsi?

Nel 2015, gli illustri conservazionisti professor Gerardo Ceballos, Anne H. Ehrlich e professor Paul R. Ehrlich pubblicarno il loro libro intitolato The Annihilation of Nature: Human Extinction of Birds and Mammals [L’annientamento della natura: estinzione di uccelli e mammiferi ad opera umana] che racconta la storia della ‘aggressione massiccia e incalzante dell’umanità a tutti gli esseri viventi su questo pianeta’, che sta producendo quella che è ora la sesta grande estinzione di massa della Terra: ‘un tempo buio per gli uccelli e i mammiferi del nostro pianeta’.

Facendo rilevare che le radici di questa distruzione ‘sprofondano lontano nel tempo’ con la caccia e altre attività umane responsabili di spingere all’estinzione intere popolazioni di animali ancora ben prima della rivoluzione agricola (iniziata circa 100 secoli fa), essi osservano che l’attuale attacco collettivo ad animali, piante e microbi ha raggiunto un livello così orrendo che ‘qualunque nostro eventuale allarme sarebbe troppo inconsistente rispetto alla tragedia che si sta consumando’. Ma mentre la decimazione della vita ora in corso è causata dall’Homo sapiens, le sue conseguenze avranno un impatto anche sull’umanità stessa perché le forme di vita in annientamento fanno ‘parte operativa dei sistemi di sostegno biologico da cui dipende la civiltà’.

Pur con le impressionanti statistiche che registrano la sconfitta della vita sulla Terra e la minaccia fondamentale costituita da questa crisi d’estinzione, Cebellos e gli Ehrlich sono ben consci che il pubblico e i politici in generale non stiano reagendo emotivamente a questa crisi come a quelle ‘ben note con l’impoverimento della natura’. Ma sperano che ci si possa riferire al destino dell’ultimo macaco di Spix, un maschio che ha cercato invano una compagna fino a scomparire dalla savana del nord-est brasiliano nel 2000.

E sapevate che addirittura l’iconico leone africano può dover affrontare l’estinzione nell’ambiente selvatico? Nel 2015, come risultato di decenni di caccia, malattie e perdita di habitat, nelle vaste savane d’Africa restavano solo 23.000 leoni: neppure il 10% di quelli che vi si aggiravano nel 1950. E oggi ce ne sono meno ancora.

Ma a parte le estinzioni di specie, la Terra continua a subire ‘un immenso episodio di declino ed estirpazione di popolazioni [animali], che avranno conseguenze negative a cascata sul funzionamento degli e dei servizi vitali al sostentamento della civiltà’. In un rapporto del 2017 il prof. Ceballos e coautori descrivono ciò che chiamano ‘un “annientamento biologico” per evidenziare l’attuale dimensione della sesta grande estinzione di massa in corso sulla Terra’. Per di più, estinzioni locali di popolazioni ‘sono più frequenti per vari ordini di grandezza che quelle di specie, ma ne sono comunque un preludio, sicché la sesta estinzione di massa ha proceduto oltre quel che i più presumono’. (Si veda ‘Biological annihilation via the ongoing sixth mass extinction signaled by vertebrate population losses and declines’).

Aldilà di tutto questo molte specie aggiuntive sono ormai intrappolate in una spirale di reazioni che affretterà inevitabilmente anche la loro estinzione per come agiscono le ‘co-estinzioni’, ‘le estinzioni localizzate’ e le ‘cascate (a domino) di estinzioni‘ una volta innescate e come già peraltro accaduto in quasi tutti i contesti ecosistemici. (Si veda la serie in finora 6 puntate ‘Our Vanishing World’.

Avete visto uno stormo d’uccelli di qualunque dimensione recentemente? Una farfalla?

Che cosa provoca la sesta estinzione di massa?

L’homo sapiens. E il suo attrezzo chiave è sempre la distruzione degli habitat, sia in terra che nell’oceano. Ovviamente, hanno un enorme impatto comportamenti umani particolari. Combattere guerre (o anche solo sprecare risorse per fabbricare armi e altre infrastrutture militari) ne è uno (particolarmente data la guerra perpetua in cui sono impegnati gli USA per assicurarsi risorse e mercati), un altro è la distruzione del clima e attuare il 5G un altro ancora. Ma ci sono molti altri comportamenti umani anch’essi distruttivi.

Consideriamo le foreste. Sol l’anno scorso, 6,5 milioni di ettari di foresta vergine sono stati tagliati o bruciati via per scopi come lo sgombero di terre per stabilirvi allevamenti bovini cosicché molti possano mangiare economici hamburger, attività minerarie (di cui molte illegali) per una varietà di minerali (come oro, argento, rame, coltan, cassiterite e diamanti) e sfruttamento del legname, [perlopiù] trucioli cosicché si possa comprare a basso prezzo carta (anche igienica). Si veda ‘Our Vanishing World: Rainforests’.

Un risultato di tale distruzione è che 40.000 specie d’alberi tropicali sono ora minacciate d’estinzione. Inoltre, la distruzione foresta pluviale è anche causa primaria di specie a livello globale dato il numero di specie che vivono in tale habitat. Si veda ‘Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services’.

Un altro esito è che ‘la preziosa Amazzonia sta pencolando sull’orlo della distruzione funzionale e con essa noi stessi’. Si veda ‘Amazon Tipping Point: Last Chance for Action’.

E a proposito di un altro importante habitat in via di distruzione, consideriamo gli oceani del vasto mondo. Riassumendo, gli oceani stanno riscaldandosi, acidificandosi e deossigenandpsi; contaminandosi con radiazioni nucleari, con petrolio estratto dai fondali e di perdite e sversamenti e con le perforazioni per il gas naturale; e intanto danneggiati dalle attività minerarie a gran profondità, inquinati da scarti chimici industriali e agricoli e danneggiati in una miriade di modi; e intanto soggetti a un rapinoso eccesso di pesca.

In breve: gli oceani sono sotto assedio su un’ampia serie di fronti e stanno realmente ‘morendo’. Si veda il compendio esauriente in 18 punti in ‘Our Vanishing World: Oceans’.

Volendo, si può leggere anche una serie di tali compendi sul destino degli uccelli e degli insetti in rispettiv. ‘Our Vanishing World: Birds’ e ‘Our Vanishing World: Insects’.

Qual è lo stato della partita a inizio 2021?

In un rapporto pubblicato dalla Piattaforma Scientifica-e-d’Indirizzo su Biodiversità e Servizi Eco-sistemici (IPBES) nel maggio 2020, gli autori rilevano che ‘la Natura sta declinando a livello globale a ritmi senza precedenti nella storia umana – e il tasso di estinzioni di specie sta accelerando, con gravi impatti ormai probabili sulle genti del mondo’. Con un totale stimato di 8 milioni di specie animali e vegetali sulla Terra (di cui 5,5 milioni di specie di insetti), un tasso quotidiano stimato d’estinzione, in accelerazione, combinato con un cronico declino della salute degli ecosistemi – conclude il rapporto – ben 1 milione di specie sono minacciate d’estinzione. Si veda ‘Nature’s Dangerous Decline “Unprecedented”; Species Extinction Rates “Accelerating”’ e ‘A million threatened species? Thirteen questions and answers’.

E l’ultima edizione della pubblicazione ammiraglia della Convenzione sulla Diversità Biologica ‘Global Biodiversity Outlook 5’, uscita il 18 agosto 2020, riferisce che ‘L’umanità è a un crocevia in quanto all’eredità che lascia alle future generazioni. La biodiversità sta declinando a un tasso senza precedenti, e le pressioni che l’inducono stanno intensificandosi. Nessuno fra gli Obiettivi di Aichi sulla Biodiversità sarà raggiunto appieno’. Un garbato understatement, questo.

Nel loro commento del novembre 2020 a questa situazione problematica, gli studiosi Ruchi Shroff e Carla Ramos Cortés fanno notare che ‘Nonostante diffuse appelli internazionali per contenere la sesta estinzione di massa, nel secondo decennio consecutivo non è stato raggiunto nessuno degli Obiettivi di Aichi della Convenzione sulla Biodiversità. In qualche caso la perdita di biodiversità è stata peggiorata dall’inerzia nel contenimento dell’uso di pesticidi, combustibili fossili e plastica, e dell’inquinamento’. Si veda ‘The Biodiversity Paradigm: Building Resilience for Human and Environmental Health’.

Ma la distruzione è ben peggiore di quanto ciò lasci intendere. Perché, come già osservato sopra, la distruzione in corso di foreste pluviali e oceani, per non parlare di altri habitat – dalle zone umide ai deserti, l’annientamento della vita sulla Terra continua ad accelerare senza indicazioni di rallentamento di sorta di tale distruzione. Perciò la distruzione della biodiversità resta uno dei quattro percorsi primari verso l’estinzione umana (insieme alla guerra nucleare, all’attuazione del 5G e alla catastrofe climatica).

È troppo tardi per far qualcosa?

Può darsi. Come già detto: Poiché molte specie sono ormai intrappolate in un circolo di retroazioni che affretterà inevitabilmente la loro estinzione a causa del modo in cui funzionano ‘co-estinzioni’, ‘estinzioni localizzate’ e ‘cascate a catena di estinzioni’, sono ormai inevitabili molte ulteriori estinzioni.

Possiamo tuttavia intraprendere azioni per salvare individui e specie non ancora intrappolati in un circuito di retroazioni e che potrebbero quindi essere ancora salvati. Ma se si aspetta che governi o grosse aziende agiscano responsabilmente, si aspetta invano, come dimostrato dagli ultimi vent’anni.

Si hanno dunque alcune potenti opzioni da considerare. La prima e più importante è considerare i modi per poter ridurre il proprio consumo. L’ambiente planetario viene distrutto in modo tale che i governi e le grosse aziende coinvolti possano rispondere alla richiesta dei consumatori. Tutto, dalla spesa militare e la guerra all’estrazione e combustione dei combustibili fossili, è fondamentalmente trainato da ciò che si compra. E ogni singolo articolo che si compri ha un impatto ambientale negativo; senza eccezioni.

Se si riduce il proprio consumo e si aumenta la propria autosufficienza, si riduce l’onere imposto all’ambiente naturale dall’estrazione, trasporto, fabbricazione e distribuzione delle risorse, causa della distruzione degli habitat e dell’annientamento della biodiversità.

Un’opzione da considerare è ‘The Flame Tree Project to Save Life on Earth’ che delinea una serie progressive di passi per ridurre il consumo e aumentare l’autosufficienza.

Se si vuole capire meglio perché tanti esseri umani siano drogati da un consumo illimitato, si veda ‘Love Denied: The Psychology of Materialism, Violence and War’. C’è maggior dettaglio sulle o origini di questo comportamento in ‘Why Violence?’ e ‘Fearless Psychology and Fearful Psychology: Principles and Practice’.

Se propendete a partecipare a una campagna per difendere la biodiversità in un contest o un altro, che sia per por fine alla guerra, fermare la catastrofe climatica, interrompere l’installazione del 5G o farla finita con il traffico di animali selvatici, per esempio, considerate di farlo strategicamente. Si veda ‘Nonviolent Campaign Strategy’. E potreste anche prendere in considerazione la firma di un solenne impegno online sulla base di ‘The People’s Charter to Create a Nonviolent World’.

O, se quelle opzioni vi sembrano troppo complicate, considerate di impegnarvi ne: L’impegno per la Terra

Per amore della Terra e di tutte le sue creature … da questo giorno in poi m’impegno a:

  1. Ascoltare profondamente i bambini. Vedi “Nisteling: The Art of Deep Listening“.
  2. Non viaggiare in aereo;
  3. Non viaggiare in macchina;
  4. Non mangiare carne e pesce [e derivati di origine animale, ndr];
  5. Mangiare solo cibo biologico / biodinamico;
  6. Ridurre al minimo la quantità di acqua dolce che utilizzo, anche riducendo al minimo la mia proprietà e l’utilizzo di dispositivi elettronici;
  7. Non possedere né utilizzare un telefono cellulare;
  8. Non comprare legname della foresta pluviale;
  9. Non comprare né usare plastica monouso, come borse, bottiglie, contenitori, bicchieri e cannucce;
  10. Non usare banche, fondi pensione o compagnie di assicurazioni che forniscano servizi a società che investano in combustibili fossili, energia nucleare e/o armi;
  11. Non accettare impieghi da o investire in organizzazioni che supportino o partecipino allo sfruttamento di altri esseri umani o traggano profitto dall’uccisione e / o dalla distruzione della biosfera;
  12. Non ricevere notizie dai media aziendali (giornali tradizionali, televisione, radio, Google, Facebook, Twitter…);
  13. Fare lo sforzo di apprendere un’abilità, come il giardinaggio o il cucito, che mi renda più autosufficiente;
  14. Incoraggiare gentilmente la mia famiglia e i miei amici a considerare di firmare questo impegno.

Conclusione

Una specie – Homo sapiens – sta annientando la vita sulla Terra, spingendo almeno 200 specie all’estinzione ogni giorno. Nel tempo che vi ci è voluto per leggere quest’articolo, un’altra specie di vita sulla Terra è finita nel registro dei fossili.

Questo annientamento di vita è indotto dal nostro sovraconsumo. Il Mahatma Gandhi, con indosso già il suo indumento auto-filato, faceva notare oltre 100 anni fa: «La Terra provvede abbastanza per i bisogni ma non per l’avidità di ognuno».

Ovviamente, al mondo molti non sono responsabili di sovraconsumo. Campano ai margini della vita, con giusto quanto basta per mangiare, altro che prosperare. E questo riflette le inequità insite in un sistema economico globale che privilegia il profitto per i pochi, anziché le risorse per vivere per tutti. Allora ciò vuol dire che l’onere per ridurre i consumi deve ricadere su chi nelle società industrializzate beneficia della maldistribuzione delle risorse planetarie.

Ralph Waldo Emerson una volta predisse che «La fine della razza umana sarà che finirà per morire di civiltà». Se dobbiamo dimostrare che aveva torto, non ci resta molto tempo.

Questo perché Homo Sapiens è una parte del tessuto della vita. E noi lo stiamo scelleratamente distruggendo quel tessuto.

da qui