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giovedì 23 maggio 2024

Le sostanze anti-cancro di frutta e verdura

 






Dieta anti-cancro: il cibo incide per il 40% sui tumori, l'alcol su quelli al seno. Cosa non dobbiamo mangiare

Alessandra Longhi, oncologa dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna: "No a zuccheri, proteine animali e alcol, sì a vegetali"

 

Ormai è da anni che si sa. I tumori si nutrono di zuccheri e grassi animali, limitarne il consumo ci aiuta a prevenire il cancro. La dieta infatti incide su circa il 40% dei tumori e l'alimentazione in relazione al cancro è un argomento sempre più sentito, infatti oggi più del 50% dei pazienti, dopo la diagnosi di tumore, chiede cosa può fare per favorire la guarigione, specie in relazione alla dieta.

Il parere dell'esperta

Alessandra Longhi, oncologa dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna in occasione di un incontro su "Alimentazione e tumori", presso la Casa della cultura di Calderara di Reno, organizzato da "Incontri di scienza e di vita a Calderara". Centrale per la prevenzione del cancro, nonché anche per ridurre il rischio di recidive dopo un primo tumore, è mantenere un peso corporeo sano e fare esercizio. Per quanto riguarda la dieta è importante prediligere i cereali integrali, le verdure, la frutta, evitando i cibi ipercalorici, le bevande zuccherate, i cibi ricchi di sale, gli insaccati, le bevande alcoliche che incidono ad esempio sul tumore al seno.

Zuccheri e grassi

La dieta, inoltre, deve essere ricca di fibre e povera di grassi e proteine di origine animale, povera di zuccheri e cibi che aumentano la glicemia. Gli zuccheri, spiega Longhi, favoriscono la presenza di un fattore di crescita - il fattore insulino-simile, che stimola la crescita tumorale; inoltre i tumori consumano tantissimo zucchero, quindi una dieta ricca di zuccheri ne aiuta la crescita. Uno studio ha dimostrato che più la glicemia è bassa, minore è il rischio di cancro al seno. Anche il rischio di recidive è più alto per chi beve bibite zuccherate. Il diabete, quindi, è a sua volta un fattore di rischio per il cancro. Il fattore di crescita insulino-simile può essere ridotto mangiando meno, mentre la sua concentrazione aumenta nelle diete ricche di proteine di origine animale.

Latte sconsigliato

Il latte è sconsigliato nei pazienti oncologici. Non a caso il consumo di latte aumenta il rischio di tumore della prostata e dell'endometrio. Anche carni rosse ricche di grassi saturi sono collegate al rischio di cancro di prostata e seno, in quanto esercitano una azione pro-cancerogena. Infatti, sottolinea l'oncologa, vegani e vegetariani sono meno a rischio tumori. Il 40% dei tumori, inoltre, è in relazione all'obesità.

da qui

domenica 20 settembre 2020

La rivincita dell’usa e getta - Marinella Correggia

Rigorosamente usa e getta: così saranno le mascherine scolastiche, da distribuire ogni mattina all’ingresso, evitando però assembramenti. Lo ha deciso il Comitato tecnico scientifico (Cts) di nomina governativa che detta le linee anti-Covid. Niente soluzioni cosiddette di comunità, di stoffa, riutilizzabili (e meno che mai autoprododotte, pur ammesse dai Dpcm dei mesi scorsi).

Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha ribadito che ogni giorno verranno consegnati alle scuole 11 milioni di dispositivi di protezione. Quanto alla maniera di indossarli, il Cts ha stabilito che saranno abbassabili «in condizioni di staticità, con il rispetto del metro di distanza e in assenza di possibilità di aerosolizzazione (es. canto)». Ma nelle medie e superiori, la comodità vale solo se in più la situazione epidemiologica è di «bassa circolazione virale».

A prescindere dall’utilità, in questa fase dell’epidemia, delle mascherine cosiddette chirurgiche fuori dagli ambienti sanitari o a rischio, e dagli effetti sui ragazzi, non si può ignorare che ogni prodotto usa e getta è un controsenso ambientale, a valle (rifiuto indifferenziato) ma anche a monte: si deve continuamente rinnovare il processo di produzione, con materie prime, energia, acqua.

Il ministero dell’ambiente per ora dichiara: «Aspettiamo di sapere se sarà un obbligo o una raccomandazione, consapevoli che c’è la necessità di far usare ai ragazzi prodotti certificati. Chiediamo che siano ammesse anche le mascherine riutilizzabili certificate e intanto ricordiamo di non gettarle per strada». Il ministro Costa mesi fa aveva invitato la cittadinanza a privilegiare soluzioni riusabili.

«Quarantaquattro tonnellate al giorno di rifiuti da incenerire»: Stefano Vignaroli, presidente della Commissione Ecomafie, parla di «scelta sbagliata su tutta la linea, da rivedere», visto che oltretutto «la scuola dovrebbe dare il buon esempio ai ragazzi sul fronte della difesa dell’ambiente» e che su simili prodotti sono più facili le infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

Di «scelta senza senso» parla il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti che auspica «una fornitura adeguata di mascherine riutilizzabili certificate», con istruzioni sul lavaggio e privilegiando le produzioni nazionali. Contrario alla scelta di bandire le mascherine di comunità è Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde: «Anche a scuola continua il festival del monouso, in netta contraddizione con tutte le campagne europee e italiane per il plastic-free». Del resto, ricorda Univerde, con un emendamento al decreto rilancio il Parlamento ha previsto un Programma sperimentale per la prevenzione, riuso e riciclo dei dispositivi di protezione individuale.

Arcuri ha inoltre annunciato la consegna alle scuole di ben 170.000 litri di gel igienizzante x le mani a settimana. Un via vai di mascherine e flaconi – per fortuna non i guanti, la cui inutilità nociva ha imposto una svolta perfino a Trenitalia.

Ma dalle scuole usciranno verso la rottamazione anche tre milioni di banchi, sostituiti dai nuovi arrivi: la versione a rotelle e i tradizionali. Interpellati a partire dal 4 agosto, Invitalia e ministero dell’istruzione non hanno risposto ad alcune semplici domande: verranno sostituiti anche banchi già monoposto (diffusissimi) e se sì, perché? È previsto un controllo di qualità ambientale rispetto ai materiali usati e alla loro provenienza? Come mai nella gara d’appalto non sono indicate cifre massime? Quale sarà il destino dei rottamati?

Alla fine, il 24 agosto, Invitalia ha scritto: «Al momento non è possibile rispondere a queste domande».

All’ufficio stampa di Azzolina è stato rivolto, invano, un ulteriore quesito: a proposito dei pasti monoporzione in plastica sigillata, preconfezionati e provenienti da ditte esterne. Questo possibile scenario «anti-Covid», indicato dal ministero, significherebbe l’addio ai pasti magari bio e a km zero, con sporzionamento antispreco, con vere stoviglie. Un’ipotesi che nel mese di luglio il medico ed epidemiologo Franco Berrino ha definito «un brutto scherzo».

da qui