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lunedì 5 febbraio 2024

PROPRIETÀ BENEFICHE DEL KARKADÈ SULLA PRESSIONE (E NON SOLO) -Valentina Bennati

I calici commestibili di Hibiscus Sabdariffa (pianta originaria dell’India e della Malesia conosciuta anche come karkadè) sono da tempo usati nella medicina popolare per curare molti disturbi ed esistono tanti studi, sia in vitro che in vivo, che ne hanno evidenziato i benefici per la salute umana.

Gli effetti terapeutici sono stati associati alla presenza di molti componenti bioattivi, tra cui acidi fenolici, flavonoidi, antociani, acidi organici e sono riassunti da un’interessante revisione della letteratura che mostra come, sotto forma di estratti, infusi, decotti o capsule, i calici di HS possano essere utilizzati come terapia naturale per prevenire e controllare diverse problematiche di salute, ad esempio, l’ipertensione; i valori elevati di colesterolo, trigliceridi e glicemia; il sovrappeso e l‘obesità.

Soprattutto, questo lavoro mette in evidenza l’attività antipertensiva del karkadè, riportando vari studi che mostrano che il consumo quotidiano di due tazze di infuso di HS oppure di 2 capsule a base di polvere di HS, sia al mattino che alla sera per circa un mese, è in grado di avere un impatto positivo sulla pressione sanguigna sistolica e diastolica con un effetto simile a quello dei farmaci.

Secondo gli autori, l’Hibiscus Sabdariffa potrebbe essere “un’alternativa naturale disponibile, facile da preparare e a basso costo per controllare la pressione arteriosa in soggetti ipertesi da lievi a moderati senza effetti avversi”. Invece, sarebbero necessari ulteriori studi, con dosi su larga scala e più elevate, per convalidare efficacemente le proprietà ipolipemizzanti e ipoglicemizzanti di questa pianta e anche per trovare il dosaggio ottimale per la riduzione del peso corporeo e il miglioramento della steatosi epatica.

Prima di concludere questo breve post ricordo che in letteratura sono state riportate diverse altre attività positive dell’HS:
antiossidante,
antiproliferativa,
citotossica,
neuroprotettiva,
ansiolitica e antidepressiva,
antinfiammatoria,
antianemica,
epatoprotettiva,
gastroprotettiva e antiulcera.
Sono state segnalate anche importanti proprietà antibatteriche, antivirali e antiparassitarie e la cosa positiva è che, negli studi clinici finora fatti, non sono stati segnalati effetti avversi.
Si tratta, per la maggior parte, di studi in vitro e in vivo che hanno coinvolto animali
 (topolini, conigli, criceti, gatti e porcellini d’India); tuttavia, secondo quanto finora osservato, i ricercatori ritengono che ci sia già una buona base scientifica per approfondire ulteriormente e avvalorare l’utilizzo di questa pianta nella pratica medica.

da qui

lunedì 1 gennaio 2024

GLIFOSATO E ALTRI PESTICIDI NEL TÈ. CONTAMINATI 11 SU 14 CAMPIONI ESAMINATI - Valentina Bennati

 

Nel numero di novembre della rivista ‘Il Salvagente’, che si occupa di test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, sono stati pubblicati i risultati di un’analisi su 14 campioni di Tè: in 11 è stata riscontrata la presenza di glifosato e altri pesticidi.

Queste le marche analizzate:

  • Esselunga Tè nero classico
  • Eurospin Lester house Tè classico
  • Lidl Lord Nelson Breakfast Tea Ceylon-Assam Tè nero
  • Lipton Yellow label Tè nero
  • MD Alba Claridge English breakfast
  • Pam Tè english breakfast
  • Sir Winston Tea English breakfast Tè nero
  • Star Tea Classico Tè nero
  • Taylors English breakfast Tea Tè nero
  • Twinings Earl Grey Tea Classic
  • Twinings English breakfast tea
  • Alce Nero Tè verde bio
  • Conad Tè nero
  • Coop Solidal Tè english breakfast bio

I campioni sono stati sottoposti a tre analisi diverse:

  • screening sul Mercurio
  • prova specifica per individuare la presenza di glifosato
  • ulteriore prova per valutare la presenza di eventuali altri pesticidi

I risultati del test hanno mostrato che undici campioni contengono glifosato. Il fatto che si parli di concentrazioni al di sotto dei limiti di legge (2 mg per kg) non è per nulla rassicurante dal momento che già nel 2016 il glifosato è stato classificato come probabile cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e che negli ultimi anni si sono moltiplicate le prove della sua pericolosità per gli esseri umani e l’ambiente.
Da segnalare, in particolare, lo studio coordinato dall’Istituto Ramazzini (Italia) – con la partecipazione di enti di ricerca e scienziati in Europa, Stati Uniti e Sud America – presentato di recente nel corso di una conferenza scientifica internazionale. È un lavoro importante che riporta dati ben precisi sulla cancerogenicità di questa sostanza (è emerso, infatti, che può causare la leucemia anche a basse dosi ritenute sicure dalle autorità di regolamentazione dell’Unione Europea). Inoltre, ci sono altre ricerche che hanno evidenziato effetti di neurotossicità dal momento che l’esposizione al glifosato è stata collegata a disturbi dello spettro autistico (nei bambini esposti fin dall’età prenatale), sclerosi laterale amiotrofica e morbo di Parkinson (negli adulti). Il glifosato sarebbe anche collegato a disturbi endocrini e alterazioni del microbioma senza considerare i rischi che riguardano ecosistemi, insetti impollinatori e fertilità del suolo.

Ciononostante, dopo averlo annunciato il 16 novembre, il 28 novembre scorso la Commissione Europea ha ufficialmente rinnovato l’autorizzazione di questo erbicida per un periodo di altri 10 anni, sostanzialmente a esclusivo vantaggio di chi lo vende e commercializza e senza voler considerare che ci sono soluzioni alternative alla chimica in agricoltura come sostiene, ad esempio, uno studio di Università e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che hanno sperimentato in campo il metodo della veccia,  una leguminosa selvatica che, devitalizzata, forma sul terreno un tappeto naturale in grado di soffocare gli infestanti senza bisogno di ricorrere a pesticidi.

Purtroppo, prodotti a base di glifosato sono oggi molto diffusi in tutto il mondo e non c’è da meravigliarsi che tracce di questa sostanza siano state ritrovate anche nel tè; spesso, infatti, le grandi piantagioni vengono trattate con questo pesticida per evitare che le piante siano soffocate dalle erbe infestanti.
La concentrazione massima rilevata nei campioni analizzati da Il Salvagente è di 0,996 mg/kg ed è stata trovata nel Taylor English Breakfast che rappresenta quasi la metà della dose massima consentita per quel prodotto. Altri tè con livelli significativi di glifosato sono risultati quelli di Esselunga (0,883 mg/kg), Pam (0,724 mg/kg) e MD (0,598 mg/kg).

Oltre al glifosato, l’indagine de Il Salvagente ha rilevato anche residui di altri pesticidi alcuni dei quali vietati, come ad esempio l’Alfa_e_Cypermethrins, un insetticida proibito in Europa dal dicembre 2022 che è stato però trovato nel tè MD ed Esselunga (non si sa se a causa di scorte prodotte precedentemente al divieto). Altri pesticidi evidenziati in presenza residuale in alcuni tè, sono il biphenil e il thiamethoxam (nel Taylor English breakfast) e il carbendazim (nel the Pam).
Infine, nel corso delle analisi, è stata considerata anche la presenza di mercurio e, fortunatamente, tutti i campioni esaminati sono risultati non contaminati da questo metallo pesante che è un’ulteriore sostanza tossica per l’uomo.

Chi desidera conoscere i risultati completi del test può visionare il numero di novembre del Il Salvagente scaricabile anche online.

da qui

giovedì 5 maggio 2022

E’ UFFICIALE: LA VITAMINA D È EFFICACE PER PREVENIRE L’INFEZIONE DA SARS-COV-2 - Valentina Bennati

 

Le associazioni tra carenza di vitamina D e maggiore vulnerabilità del sistema immunitario verso le infezioni batteriche e virali (incluso SARS-CoV-2) sono state documentate in vari studi scientifici. Dal 18 aprile scorso è, però, online una pubblicazione che, per la prima volta, dimostra l’importanza di assumere Vitamina D in fase di prevenzione.

Si tratta di uno studio randomizzato in doppio cieco, parallelo, su operatori sanitari in prima linea di quattro ospedali di Città del Messico. Risultati negativi al test per l’infezione da SARS-CoV-2, i partecipanti sono stati arruolati tra il 15 luglio e il 30 dicembre 2020 (dunque prima che i vaccini anti-covid fossero disponibili) e sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 4.000 UI VD (VDG) o placebo (PG) al giorno per 30 giorni: il risultato è stato che il tasso di infezione da SARS-CoV-2 è stato nettamente inferiore tra coloro che hanno assunto vitamina D rispetto a chi ha assunto il placebo.

Gli autori dello studio hanno quindi concluso che: “l’integrazione di VD è efficace nel prevenire l’infezione da SARS-CoV-2 nel personale sanitario in prima linea ad alto rischio. Inoltre scrivono: “Abbiamo confermato ed esteso i risultati di precedenti studi trasversali e di intervento in base ai quali è stato riscontrato che la sufficienza vitaminica è associata a migliori esiti di COVID-19, incluso un minor fabbisogno di ricovero in terapia intensiva e tasso di mortalità. A nostra conoscenza, questo è però il primo studio controllato che valuta il ruolo della supplementazione di VD come misura profilattica per prevenire l’infezione da SARS-Cov-2 e quindi ha profonde implicazioni cliniche e di salute pubblica.”

È noto che la vitamina D modula il sistema immunitario e che la sua carenza è associata ad un aumentato rischio di varie malattie anche autoimmuni. I risultati di questo studio mostrano che già con una dose di 4 mila U.I. giornaliere si ottiene un effetto protettivo per la Covid, ma non è detto che questa posologia corrisponda al dosaggio ottimale; infatti, gli stessi ricercatori hanno evidenziato la necessità di ulteriori studi per identificare la dose appropriata richiesta per fornire l’effetto protettivo ottimale.

Sul ruolo della vitamina D nella prevenzione e cura del nuovo coronavirus aveva già ampiamente argomentato il dottor Massimo Orlandini in questa precedente intervista che risale al settembre 2020 in cui parla di integrazione, per pazienti sani sopra i 18 anni, di 10.000 U.I. al dì (utile leggerla per le numerose informazioni pratiche che contiene).

da qui