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venerdì 4 ottobre 2024

La strage silenziosa degli Orsi in Trentino - Grig

 Uccisi, feriti, catturati, investiti, scomparsi.

E’ il destino di ben 68 esemplari di Orso bruno (Ursus arctos) in Trentino nel nuovo millennio.

Ben tredici esemplari negli ultimi venti mesi, grazie anche al clima persecutorio favorito dall’Amministrazione provinciale guidata dal presidente Maurizio Fugatti, incapace conclamata di gestire con buon senso e efficace attenzione scientifica la presenza di quell’Orso che tanto porta in termini turistici al Trentino.

In questa penosa situazione brilla il pavido ruolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Una vergogna.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

 

da Trento Today, 2 ottobre 2024

Avvelenati, investiti o uccisi: la strage di orsi dal 2000 al 2024 in Trentino.

L’elenco di tutti gli orsi uccisi, investiti, feriti, catturati o semplicemente scomparsi, dal 2020 al 2024.

elenco di tutti gli orsi uccisi, investiti, feriti, catturati o semplicemente scomparsi, sono stati elaborati sulla base di dati di Stefania Panozzo e Alessandro Ghezzer. Tutti i dati sono ricavati dai “Rapporti Orso” annuali e comunicati via stampa dalla Provincia di Trento nel suo ultimo aggiornamento di settembre 2024. Qui di seguito l’elenco:

·         Numero 1. Nel 2000 Masun, 4 anni, maschio, è scomparso in Trentino.

·         Numero 2. Nel 2000 Irma, 5 anni, femmina, è morto per valanga in Trentino.

·         Numero 3. Nel 2001 Vida, 3 anni, femmina, è scomparso in Austria.

·         Numero 4. Nel 2005 JJ2, 2 anni, maschio, è scomparso in Svizzera.

·         Numero 5. Nel 2006 è stato trovato morto un giovane orso morto per cause sconosciute in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 6. Nel 2006 è stato trovato morto un cucciolo di orso per cause sconosciute in Val di Algone, Trentino.

·         Numero 7. Nel 2006 è stato trovato morto JJ1, 2 anni, maschio, scomparso in Germania.

·         Numero 8. Nel 2007 Maja, femmina di 10 anni, è scomparsa in Trentino.

·         Numero 9. Nel 2007 Brenta, femmina di 8 anni, è morta per una valanga in Trentino.

·         Numero 10. Nel 2007 Kirka, femmina di 11 anni, è scomparsa in Trentino.

·         Numero 11. Nel 2008 Joze, maschio di 14 anni, è scomparso in Trentino.

·         Numero 12. Nel 2008 KJ2G1, una femmina di due anni e mezzo, è morto annegato durante un tentativo di cattura in Trentino.

·         Numero 13. Nel 2008 JJ3, un maschio di 2 anni e mezzo è stato abbattuto in Svizzera.

·         Numero 14. Nel 2010 Jurka, femmina di 13 anni, è stata imprigionata in Germania.

·         Numero 15. Nel 2011 DJ1, femmina di 7 anni è stata trovata morta per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 16. Nel 2011 DJ3, femmina di 16 anni, è stata imprigionata al Casteller e poi trasferita in Germania.

·         Numero 17. Nel 2011 M5, maschio di 4 anni, è stato abbattuto in Slovenia.

·         Numero 18. Nel 2012 M12, maschio di 3 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in provincia di Bolzano.

·         Numero 19. Nel 2012 M14, maschio di 2 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in provincia di Bolzano.

·         Numero 20. Nel 2012 JJ5, è stato ucciso durante un tentativo di cattura da parte del corpo forestale della provincia di Trento.

·         Numero 21. Nel 2012 DJ1G1, maschio di 5 anni e mezzo, è morto per cause sconosciute.

·         Numero 22. Nel 2012 F10, femmina di 2 anni e mezzo, è morta per cause sconosciute  in Trentino.

·         Numero 23. Nel 2013 M2, maschio di 5 anni, è stato ucciso da bracconieri a colpi di fucile in Trentino.

·         Numero 24. Nel 2013 M11, un maschio di 2 anni, è scomparso in Trentino.

·         Numero 25. Nel 2013 M13, maschio di 4 anni, è stato abbattuto in Svizzera.

·         Numero 26. Nel 2014 Daniza, femmina di 19 anni, è stato ucciso durante un tentativo di cattura da parte del corpo forestale della provincia di Trento.

·         Numero 27. Nel 2014 Gasper, maschio di 15 anni, è stato trovato morto in circostanze misteriose in Trentino.

·         Numero 28. Nel 2014 M27, un orsetto maschio di 6 mesi, è stato trovato morto in circostanze misteriose in Trentino.

·         Numero 29. Nel 2015 F22, femmina di un anno, è stata uccisa da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 30. Nel 2015 M33, maschio di un anno, è stato ucciso da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 31. Nel 2015 M6, maschio di 8 anni, è stato avvelenato in Val di Non, Trentino.

·         Numero 32. Nel 2015 BJ1, femmina di 10 anni, è stata uccisa con i suoi cuccioli da un altro orso, in Val di Tovel, Trentino.

·         Numero 33. Nel 2015 M25, un maschio è scomparso in provincia di Sondrio.

·         Numero 34. Nel 2015 M3, maschio di 7 anni, è scomparso senza lasciare traccia.

·         Numero 35. Nel 2015 M26, maschio di 3 anni, è morto per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 36. Nel 2016 M32, maschio di 2 anni e mezzo, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina in Svizzera.

·         Numero 37. Nel 2016 F5, femmina di 7 anni e mezzo,  è stata avvelenata in Val di Non, Trentino.

·         Numero 38. Nel 2016 F5, femmina di 7 anni e mezzo,  è stata avvelenata in Val di Non, Trentino.

·         Numero 39. Nel 2017 KJ2G2, maschio di 11 anni, è stato ucciso a seguito di un investimento da parte di una macchina (da confermare) in Austria.

·         Numero 40. Nel 2017 F39, femmina di 5 anni, è stata per cause sconosciute in Trentino.

·         Numero 41. Nel 2017 KJ2, femmina di 15 anni, è stata abbattuta dalla provincia di Trento.

·         Numero 42. Nel 2019 M56, maschio di 1 anno, è scomparso.

·         Numero 43. Nel 2019 F20, femmina di 7 anni, ha subito l’amputazione della zampa posteriore sotto al ginocchio, in Trentino.

·         Numero 44. Nel 2020 M49, maschio di 4 anni e mezzo, è stato imprigionato al Casteller, in Trentino.

·         Numero 45. Nel 2020 M57, maschio di 2 anni e mezzo, è stato imprigionato al Casteller, in Trentino, prima di essere trasferito in Ungheria.

·         Numero 46. Nel 2021 un orso ignoto è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso nella valle dei Laghi, in Trentino.

·         Numero 47. Nel 2021 M50, maschio di 5 anni,  è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso sul monte Peller, in Trentino.

·         Numero 48. Nel 2021 M71, maschio giovane, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso in Trentino.

·         Numero 49. Nel 2021 F9, femmina di 11 anni, è stata uccisa a seguito di un investimento da parte di una macchina in Trentino.

·         Numero 50. Nel 2021 un orso ignoto, è stato trovato morto a Casèt a Tione, Trentino.

·         Numero 51. Nel 2022 M83, è stata vittima di una predazione da parte di un altro orso a Poz in Val Novella, in Trentino.

·         Numero 52. Nel 2022 F71, cucciola femmina di 7 mesi, è stata uccisa a seguito di un investimento da parte di una macchina a Vermiglio, Val di Sole, in Trentino.

·         Numero 53. Nel 2022 F43, femmina di 4 anni, è stata uccisa durante un’operazione di cattura a Malga Trat, Val di Concei, in Trentino.

·         Numero 54. Nel 2023 M89, cucciolo di 4 mesi, è stato trovato ferito gravemente in Val d’Algone (Trentino) curato e mai più rilasciato in natura.

·         Numero 55. Nel 2023 un orsetto di sei mesi, è stato trovato morto in Val di Sole, in Trentino.

·         Numero 56. Nel 2023 M62, maschio di 5 anni, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso a Molveno, in Trentino.

·         Numero 57. Nel 2023 JJ4, femmina di 18 anni, è stata catturata sul Monte Peller e imprigionata al Casteller, a Trento.

·         Numero 58. Nel 2023 un orso sconosciuto è stato trovato morto sul monte Peller.

·         Numero 59. Nel 2023 F56, femmina di 3 anni, è stato vittima di una predazione da parte di un altro orso a Cavedago, in Trentino.

·         Numero 60. Nel 2023 F36, femmina di 6 anni, è stato ucciso per bracconaggio in Val Bondone, in Trentino.

·         Numero 61. Nel 2023 MJ5, maschio di 18 anni, è stato ucciso per bracconaggio in Val del Bresimo, in Trentino.

·         Numero 62. Nel 2024 F12, femmina di 13 anni, è stata trovata morta insieme a un cucciolo nella Valle dei Laghi, a Covelo, in Trentino.

·         Numero 63. Nel 2024 un cucciolo di orso è stato trovato morto nella Valle dei Laghi, a Covelo, in Trentino.

·         Numero 64. Nel 2024 un orso è stato trovato morto per cause sconosciute a Borgo d’Anaunia, in Trentino.

·         Numero 65. Nel 2024 M90 un maschio di 2 anni e mezzo è stato abbattuto della Provincia di Trento in Val di Sole.

·         Numero 66. Nel 2024 un cucciolo di orso è stato trovato morto per cause sconosciute a Garniga.

·         Numero 67. Nel 2024 KJ1, femmina di 20 anni, è stato abbattuto della Provincia di Trento a Padaro, Valle dei Laghi, in Trentino.

·         Numero 68. Nel 2024 un cucciolo di orso di 6 mesi è stato ucciso dopo essere stato investito da un’auto ad Andalo, in Trentino.

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domenica 1 settembre 2024

Una diga sul Vanoi per risolvere la crisi idrica. Ma che diritto abbiamo di sacrificare una valle? – Italia Nostra

 

 

Poco più a monte di dove abitiamo, nelle terre a confine tra Trentino e Veneto, si sta dibattendo animatamente sul progetto che prevede la costruzione di una diga nell’ultima valle dove un torrente scorre libero. Scarse notizie sono arrivate in pianura, eppure la vicenda riguarda tutto il Veneto, tutto il Trentino e tutta l’Italia. Il progetto della diga sul Vanoi risale agli anni Venti del secolo scorso e a più riprese è stato valutato e scartato a causa dei reali pericoli idrogeologici. Dopo un centinaio di anni, tenendo conto degli studi degli anni 60 e degli anni 80, un nuovo progetto, un po’ più a monte dei precedenti, si è fatto avanti per ingabbiare anche queste acque che scorrono selvagge e per ora libere.

Lo Studio di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP) redatto da un raggruppamento temporaneo di imprese il cui capogruppo è Lombardi Ingegneria S.r.l., su affidamento del Consorzio di Bonifica Brenta, è stato inviato con una lettera datata 2 luglio 2024 – all’interno della fase di consultazione preliminare (ex art. 5 del DPCM n. 76/2018) – solo ad alcuni Enti, avvisando dell’intenzione di avviare il dibattito pubblico, previsto dalla Legge, obbligatorio poiché la diga supererebbe i 30 m di altezza. In seconda battuta altri Enti e alcune associazioni, fra cui le nostre, sono state aggiunte e invitate a esprimere interesse a partecipare e a proporre eventuali osservazioni al riguardo: è stato quindi possibile venire a conoscenza dei documenti relativi al progetto.

Notizie più specifiche e la possibilità di essere convocati per il dibattito pubblico si sono palesate a seguito di una diffusa mobilitazione popolare del trentino e del bellunese, animata da un susseguirsi di pronunciamenti avversi da parte di enti pubblici di quella zona. Di particolare rilievo fra questi una diffida firmata il 12 luglio 2024 dal Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti al Consorzio di Bonifica Brenta a non dare seguito al progetto. Del resto, come sottolineato da molti, questa opera non appare in alcun documento di programmazione urbanistica comunale, provinciale o regionale.

Alcuni dei nostri Comuni, invece, si erano già precedentemente pronunciati a favore della realizzazione di questo invaso e nessuna mobilitazione finora è avvenuta in pianura, dove molti cittadini – probabilmente – non sono consapevoli dei rischi che questo progetto potrebbe comportare: per esempio il possibile allagamento dei territori a valle dell’invaso in caso di ipotetico collasso della diga, aggravato anche dalla conseguente probabile tracimazione della diga del Corlo di Arsiè, evento che potrebbe quindi interessare una estesa parte del territorio di Bassano e poi numerose altre zone lungo l’asta fluviale fino a Piazzola sul Brenta (come da documento obbligatorio di simulazione di DAM BREAK prodotto dagli stessi progettisti). La localizzazione dell’invaso viene prevista nella Val Cortella lungo il corso del torrente Vanoi, poco prima della sua confluenza col Cismon, in un luogo i cui problemi idrogeologici sono stati già segnalati nei precedenti studi e confermati dalla Carta di Sintesi della Pericolosità della Provincia di Trento, nella quale è segnata a livello P4, ovvero il grado più elevato.

La diga è fortemente voluta da chi sostiene sia indispensabile per la pianura al fine di risolvere i problemi causati dal cambiamento climatico, rendendo più efficaci le infrastrutture irrigue, la bonifica idraulica, la difesa dalle esondazioni e costituendo un nuovo bacino di accumulo. I problemi della pianura, tuttavia, non sono dovuti esclusivamente al cambiamento climatico ma ad un modello di urbanizzazione e un sistema di agricoltura che sono stati riconosciuti da molti come non più sostenibili. La realizzazione dell’invaso, per alcuni opera imprescindibile per tentare di risolvere la crisi idrica della pianura e per questo molto attesa, potrebbe portare con sé una serie di notevoli ripercussioni di carattere ambientale che influirebbe non solo a monte ma su tutto l’ecosistema fluviale, alterando le dinamiche di deposito dei sedimenti, la portata del fiume e gli habitat delle comunità vegetali e animali, determinando nella valle del Vanoi lo stravolgimento della vita, del benessere e delle attività di tutti i suoi abitanti. La localizzazione in quell’area di una massa d’acqua di almeno 20 milioni di m3 (previsti nella meno impattante e più accreditata delle 4 ipotesi analizzate nello studio, l’ipotesi C) influirebbe sul clima degli abitati a monte e i cantieri decennali altererebbero la viabilità e implicherebbero sbancamenti di notevoli dimensioni e la probabile messa in circolazione di una grande quantità di polveri.

Si sottolinea che la valle del Vanoi è tutelata in quanto sito Natura 2000 e che esiste specifica normativa appena approvata dal Consiglio Europeo che impone fra l’altro il rispetto della naturalità dei corsi d’acqua e del loro fluire libero per almeno 25.000 Km entro il 2030, ristabilendo quindi connessioni e abbattendo sbarramenti esistenti. Una direttiva volta nel suo complesso a mitigare gli effetti della crisi climatica e a contrastare la drammatica perdita di biodiversità in atto. Che diritti abbiamo allora di sacrificare l’ennesima valle in nome dell’emergenza climatica, senza valutare l’attuazione di interventi veramente sostenibili e notevolmente più economici di questa impresa titanica che a colpi di cemento cancellerebbe un territorio intero?

Il progetto in realtà non presenta alternative alla costruzione di invasi di diverse dimensioni e capienza. Ma molti sottolineano altre possibilità per risparmiare, tesaurizzare l’acqua. Gli esempi di forme alternative di ricarica della falda acquifera sono già stati sperimentati e hanno dato ottimi risultati: si pensi alle Aree Forestali di Infiltrazione (le cosiddette AFI) o all’allargamento dell’alveo dei fiumi. Politiche di risparmio dell’acqua dovrebbero essere adottate con sistematicità, sia nell’industria che nel settore domestico, mentre è improrogabile l’implementazione di pratiche agricole meno idroesigenti. Piccoli bacini di accumulo delle acque piovane potrebbero essere ospitati da ex cave o realizzati vicino ai luoghi di utilizzazione accogliendo acque di riciclo come già sperimentato. Infine, lo sghiaiamento dei 5 bacini già presenti lungo la valle del Cismon e dei suoi affluenti permetterebbe di recuperare la capacità degli invasi attivi e disponibili.

Non siamo i comitati e le associazioni del “no” come alcuni politici, in maniera superficiale, ci hanno etichettati. Non è questione di dire “no” a tutto, ma di dire “basta” allo sperpero di territorio, al restringimento degli habitat naturali, alla distruzione di quella che è la casa nostra e degli altri esseri viventi! È tempo di cambiare paradigma: in altri paesi si riconosce personalità giuridica ai fiumi e ai laghi, mentre in Italia si continua ad agire secondo una logica di estrattivismo e di predazione delle risorse. È necessario rovesciare il modo di pensare, scostandosi dal concetto di “utilità immediata” e adottando un pensiero lungimirante e rispettoso. C’è bisogno di essere accompagnati in questo cambiamento da contributi esperti, sia sulle dinamiche ambientali sia sulle esperienze di nuovo governo della risorsa idrica e sulla innovazione delle pratiche agricole. Proporremo a metà settembre un evento pubblico al quale inviteremo alcuni studiosi con cui siamo in contatto per trovare soluzioni basate sulla natura piuttosto che su interventi ingegneristici così impattanti.

Italia Nostra Bassano del Grappa
Acqua Bene Comune Vicenza
Associazione per il Rispetto Ambientale A.RI.A. bassanese
Centro di Iniziativa Politico Culturale Romano Carotti Bassano del Grappa
Consulta per l’Ambiente

da qui

venerdì 13 ottobre 2023

La lenta mattanza degli orsi in Trentino: già sette trovati morti - Stefano Baudino

Nella provincia autonoma di Trento, gli orsi continuano a morire. Negli ultimi giorni, nei pressi delle località di Bresimo e Ronzone, altri due plantigradi sono stati rinvenuti senza vita, mentre lo scorso 27 settembre, a Sella Giudicarie (in val Bondone) era stata trovata la carcassa dell’orsa F36. Al momento, le cause dei decessi risultano ignote, ma le associazioni animaliste vogliono vederci chiaro e promettono battaglia: nel solo 2023, infatti, sono ben 7 gli esemplari di orso morti in circostanze da chiarire. Proprio in relazione alla morte di F36, l’ufficio legale di Enpa – rappresentato da Valentina Stefutti – lunedì scorso aveva presentato una denuncia per uccisione di animale, uccisione di specie protetta e uccisione di orso. Ora, alla luce dei nuovi ritrovamenti, ha presentato altre due querele per i medesimi reati.

A dare la notizia del rinvenimento dei cadaveri dei due orsi è stata la provincia di Trento con una stringata nota stampa. “Le carcasse di due orsi sono state rinvenute nei comuni di Bresimo e Ronzone – è scritto nel comunicato -. Il primo dei due esemplari è già stato recuperato e consegnato all’Istituto zooprofilattico delle Venezie”. Enpa ha subito reagito sottolineando in una nota che “complessivamente da inizio anno sono morti, in circostanze ancora da chiarire 7 esemplari di orso, vale a dire quasi uno al mese; una vera anomalia statistica che, secondo l’associazione, non può essere spiegata con la casualità, ma che rende sempre più probabile l’origine dolosa“. Le nuove denunce sporte dall’ente, oltre a voler fare chiarezza sulle cause degli ennesimi decessi, hanno il fine di contribuire a dare impulso alle indagini. “Quello che sta accadendo in questa parte d’Italia è assolutamente inconcepibile ed è il risultato – continua Enpa – di un clima avvelenato, incendiato per motivi elettoralistici. Vorremmo davvero sapere cosa ne pensa il nostro ministro dell’Ambiente chiuso nel suo silenzio. Fino ad ora il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha perorato diverse cause, assecondando spesso la politica faunicida avallata dal governo, dalle Regioni e dalla maggioranza. Stiamo ancora attendendo che il ministro spenda una parola per gli orsi del Trentino e si faccia promotore di una forte iniziativa contro il bracconaggio. Come è nelle sue prerogative istituzionali”. A farsi sentire è anche la Lega antivivisezionista (Leal), che ha dato mandato al proprio ufficio legale di depositare una richiesta di accesso agli atti al fine di capire “modi e circostanze del ritrovamento, e la richiesta della presenza nelle fasi autoptiche di un nostro perito veterinario di parte”.

Nella provincia autonoma di Trento, la politica ha fatto del vero e proprio terrorismo psicologico sul tema della fauna selvatica, che potrebbe aver alimentato fenomeni di bracconaggio in un generale clima di impunità. Su questo versante, un ruolo di primo piano lo ha assunto il presidente della provincia Maurizio Fugatti, che nel corso degli ultimi mesi ha firmato varie ordinanze per l’abbattimento di una serie di esemplari di lupi e orsi, in alcuni casi subito sospese dal Tar (come nel caso di F36), in altri, in seconda battuta, dal Consiglio di Stato (JJ4 e MJ5). Lo scorso luglio, Fugatti è riuscito a inserire nella legge di assestamento del bilancio un regolamento “ammazza-orsi” e “ammazza-lupi” che non soltanto esautora l’Istituto superiore per la promozione e la ricerca ambientale dalla gestione della fauna selvatica, ma offre altresì alla Provincia autonoma la possibilità di “autorizzare le uccisioni senza dover chiedere il parere (preventivo) dell’Istituto”. Consentendo addirittura, a specifiche condizioni, di “sparare a vista” ad orsi e lupi.

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