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martedì 10 ottobre 2023

Una via giuridica contro la tracotanza delle armi - Carlo Bellisai

  

La lotta per la dismissione dei poligoni militari in terra sarda, che da decenni caratterizza le attività dei movimenti antimilitaristi, disarmisti e ambientalisti presenti sul territorio, si svolge sempre di più anche nelle aule di giustizia. Aule penali, come quella del tribunale di Cagliari, dove il giudice Giuseppe Pintori ha in carico il processo che vede imputati i vertici militari dello Stato, nientemeno che per disastro ambientale, causato dalle ricorrenti e perduranti esercitazioni a fuoco nel poligono di Capo Teulada. Aule amministrative, come quella del TAR Sardegna, dove il prossimo 8 novembre verrà discusso il ricorso sull’illegittimità del decreto del Ministero della difesa che autorizza le esercitazioni belliche, nonostante la totale assenza di una valutazione di impatto ambientale.

Il ricorso, presentato materialmente dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa, per conto dell’associazione ambientalista Gruppo d’Iniziativa Giuridica, è stato fortemente voluto dall’organizzazione assembleare di “A FORAS”, attiva nell’ultimo decennio, assieme ad altri gruppi e movimenti contrari alle basi di guerra sull’isola. A Foras, in un suo comunicato ci informa che “l’avvocato ha ritenuto fondate le nostre motivazioni e ha scritto un ricorso che è stato depositato al TAR di Cagliari, con richiesta di sospensiva immediata delle attività addestrative (ricorso n. 692/2023). Il ricorso è stato firmato dal Gruppo di Intervento Giuridico, per ragioni di legittimità”.

All’interno dei territori concessi alle installazioni militari, nonché nei territori immediatamente adiacenti, sono situate diverse zone SIC (Siti di Importanza Comunitaria) che per legge dovrebbero essere salvaguardati da qualunque forma di inquinamento. Ad esempio l’Isola Rossa a Capo Teulada (riserva dell’avifauna) o la spiaggia di Murtas, nel poligono di Quirra, solo per citarne alcune. La tutela di questi siti è compatibile con le esplosioni che rilasciano torio, cesio, uranio impoverito, sostanze altamente inquinanti e cancerogene?

L’impressione è che il mondo militare e quello delle armi siano protetti non solo dai reticolati, ma anche da un muro invisibile che li rende in qualche modo ingiudicabili. Come se le leggi della Repubblica non valessero anche per loro, casta privilegiata, al di fuori del popolo. Dietro il mito della difesa della patria prosperano gli intricati legami fra generali ed amministratori delegati delle industrie di armamenti, in rapidi giri di poltrone.

Ne è riprova la decisione del ministro Crosetto di festeggiare il 4 novembre la “festa delle forze armate” in Sardegna. Forse gli farà da spalla il presidente della repubblica Mattarella. Il tutto solo quattro giorni prima dell’udienza del TAR che dovrà pronunciarsi sulla legittimità o meno delle esercitazioni. Indebita influenza? Abuso di potere?

“Storie d’ordinaria follia”, direbbe Charles Bukowsky. Se non fosse che in questo conflitto tra istituzioni e cittadini sono questi ultimi a soffrirne le conseguenze. Perché la distruzione sistematica dell’ambiente naturale (vedi Penisola Delta a Capo Teulada, giudicata “non bonificabile” dagli stessi militari) incide inevitabilmente sulla salute di tutti gli esseri viventi. Ma di questo chi si occupa di preparare la guerra e la morte, certo non può curarsi.

Il compito della cura del territorio, della salute, del benessere collettivo, in assenza spesso delle istituzioni delegate, spetta ai cittadini attivi, ai movimenti, alla società civile. Diventa inutile parlare ancora di pace, senza venire qui a capire cosa significhi la devastazione del preparare la guerra. Ma non so se il ministro Crosetto abbia i lineamenti ideali per capirlo.

da qui

mercoledì 24 maggio 2023

Presenza militare invasiva, occupato parte del Poetto - A Foras

 

 “La presenza delle forze armate a Cagliari è talmente invasiva che riguarda anche la spiaggia del Poetto, dove si trovano 8 diversi stabilimenti balneari, appartenenti rispettivamente all’Esercito, all’Aeronautica, due alla Marina, oltre a quelli dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza”, afferma il Collettivo A Foras.

“In totale una superficie di oltre 100.000 mq (10 ettari) dell’arenile del Poetto sono recintati e riservati alla fruizione esclusiva dei militari e dei loro parenti e ospiti” … “Gli stabilimenti hanno al proprio interno bar e ristoranti, case, bungalow, cabine e campi per diversi sport, oltre alle zone occupate dagli ombrelloni a ridosso della battigia”, prosegue la nota degli antimilitaristi.

“Tutti i prodotti e i servizi vengono offerti ai militari ad un costo medio fra le 4 e le 6 volte inferiore rispetto alle strutture private del Poetto, negli stabilimenti sono stati costruiti fra gli anni ’60 e ’70 edifici impattanti di grandi dimensioni e in almeno un caso (Lido del Finanziere) sono stati compiuti degli abusi edilizi durante recenti lavori di manutenzione, poi demoliti in seguito ad un’interrogazione parlamentare del deputato Cotti, nel 2017 – scrivono ancora – Questi stabilimenti sono uno dei simboli dello strapotere dell’esercito italiano in Sardegna e dei privilegi anacronistici di cui i militari godono nella nostra terra”.

“Se hanno diritto a questo tipo di welfare in quanto dipendenti pubblici, per quale motivo non dovrebbero goderne lavoratori molto più utili come i medici, gli infermieri e gli insegnanti?

La scorsa estate lo stabilimento dell’Esercito si è fatto promotore di un’iniziativa benefica, con l’evidente finalità di miglioramento della propria immagine, in collaborazione con l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Cagliari”, incalza A Foras.

“Per le prossime tre estati il lido dell’Esercito ospiterà persone con gravi disabilità, per un numero massimo due o quattro contemporaneamente, in base al tipo di disabilità – conclude A Foras – A noi piace molto questa iniziativa che può dare un’idea su come riutilizzare lo stabilimento dell’Esercito quando riusciremo a farlo chiudere, per dare la possibilità di soggiornare al Poetto a tutti i malati, i disabili e le loro famiglie”.

da qui

mercoledì 18 novembre 2020

Stop esercitazioni militari in Sardegna: i soldi risparmiati alla sanità pubblica!

Il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras convoca un sit-in e una assemblea venerdì 20 novembre alle ore 15.00 davanti all’ingresso della base di Capo Frasca. Pubblichiamo la loro nota.


A distanza di pochi mesi dalla prima ondata della pandemia da Covid-19 la sanità sarda è sprofondata in un abisso di disorganizzazione e mancanza di risorse, tenuta in piedi solo dalla buona volontà degli operatori sanitari. Le nefaste conseguenze della seconda ondata si ripercuotono su tutti i cittadini e le cittadine sardi a causa, soprattutto, della miopia delle istituzioni politiche regionali e statali. Eppure, fin dal primo ottobre tutte le basi militari italiane in Sardegna hanno ripreso a ospitare esercitazioni a fuoco a cadenza quasi quotidiana, con uno sperpero di milioni e milioni di euro. A questo quadro si aggiunge la scelta del governo, nelle bozze sull’utilizzo del Recovery Fund, di spendere ben 30 miliardi nel settore della Difesa. Come movimento che si oppone all’occupazione militare della Sardegna, A Foras non può chiudere gli occhi di fronte a questa situazione disastrosa. Per questo abbiamo deciso di riunirci venerdì 20 novembre alle 15 davanti all’ingresso della base di Capo Frasca, nel pieno rispetto di tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei partecipanti da eventuali contagi, per discutere e ribadire le richieste che già avevamo avanzato la scorsa primavera:

• Chiediamo che fin da ora si stabilisca inderogabilmente una moratoria su tutte le esercitazioni militari.

• Chiediamo che la Regione e lo Stato ritirino i finanziamenti a progetti utili solo agli interessi delle forze armate e al profitto delle industrie del settore bellico. A titolo di esempio, chiediamo lo stop al finanziamento del progetto SIAT di Teulada, al co-finanziamento pubblico della piattaforma per i test dei motori missilistici nel Poligono di Quirra e al co-finanziamento del progetto Caserme Verdi, che riguarda – in Sardegna – le tre caserme dell’Esercito a Cagliari e quella di Teulada.

• Chiediamo che i soldi risparmiati grazie ai primi due punti siano reinvestiti nel potenziamento della sanità pubblica sarda. È una questione di priorità: non è possibile continuare ad assistere allo sperpero dei nostri soldi in progetti che contribuiscono alla depressione economica delle comunità a cui apparteniamo e alla devastazione della terra in cui abitiamo, mentre la sanità viene costantemente depotenziata da anni, con i risultati evidenti sotto gli occhi di tutti.

da qui