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venerdì 2 luglio 2021

Ancora una volta l’aria del Cagliaritano è stata “appestata” serenamente - Grig

 


Oggi, per svariate ore, l’aria di Sarroch (CA) è stata appestata ancora una volta.

Ancora una volta fumi e miasmi dagli impianti della raffineria Saras s.p.a., a dispetto dei risultati vantati in materia ambientale, si sono visti e sentiti da decine di chilometri.

“Il problema, spiega in una nota la Sarlux del gruppo Saras, ‘è legato a un guasto elettrico cominciato intorno alle 12.30, che ha determinato l’intervento dei sistemi di protezione con conseguente interruzione di energia elettrica e blocco degli impianti di raffinazione.

Questo blocco – prosegue l’azienda – ha causato come conseguenza l’attivazione del sistema di sicurezza delle torce con associata fumosità. Siamo in contatto con gli organi istituzionali e di controllo – assicura Sarlux – si stanno approfondendo le cause del guasto che ha generato la disalimentazione elettrica’” (A.N.S.A., 29 giugno 2021, ore 18.25).

Non è una novità, è capitato tante volte.

 

Ma la situazione ambientale e sanitaria di Sarroch non è mai stata completamente pubblicizzata con la trasparenza che merita

Troppo spesso silenzio da parte di amministratori pubblici e residenti sulle cose davvero rilevanti.

I 75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari).

Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford “Mutagenesis”.

Risultati altamente preoccupanti (a tacer oltre) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

 

Ancora.

“Quattordici casi di tumore al sistema emo-linfatico su 5.500 residenti. Le leucemie colpiscono a Sarroch il 30 per cento in più al resto della Sardegna e potrebbero esser collegate al benzene distribuito nell’aria dalle grandi industrie a stretto contatto con case e palazzine” (L’Unione Sarda, 29 novembre 2014).

Nel mentre a Sarroch, nel 2018 (ultimi dati disponibili), gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso 6.348.593,748  tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria (dati Registro europeo delle emissioni, European Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).

Eppure su queste cose tacciono tutti, anzi talvolta si offendono in difesa del buon nome del paese.

Nel nome del lavoro e del dio petrolio che tutto garantisce.

Per quanto ancora?

Il Gruppo d’Intervento Giuridico odv svolge il proprio ruolo di associazione ecologista con documentate denunce nelle sedi opportune e con attività di sensibilizzazione.

Anche oggi ha provveduto a segnalare al Corpo forestale e di vigilenza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E., informando nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Ma tutto questo serve a poco se non cambia l’atteggiamento di chi a Sarroch vive e opera.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

 

 “Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.

Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …

Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua.

Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).

da qui

domenica 12 luglio 2020

Aria di Sardegna, bella scura e profumata - Grig



Da giorni esce un bel fumo nero, olezzoso, denso dagli impianti di raffinazione Saras s.p.a. di Sarroch (CA).
Non è certo una novità, piuttosto una consuetudine serenamente accettata sul posto, perché porta lavoro.
Il fumo appestante scorazza nei cieli del cagliaritano qui e là, a seconda del vento, pure dove non porta lavoro.
Nel dicembre 2019 la perdita in mare di centinaia di litri di paraffina durante le operazioni di carico presso gli impianti ha costituito, per esempio, l’ennesimo incidente che ha causato danni ambientali e alla salute nel corso dei decenni in cui opera l’Azienda nel Golfo di Cagliari.
A Sarroch, nel 2012 (ultimi dati disponibili), gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso  5.930.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 8,19 tonnellate di benzene, 3.790 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 2.430 tonnellate di diossido di azoto (NO2) e tante altre amene sostanze, han sversato in mare 184 kg di nichel, 16,1 kg di arsenico e 196 kg di zinco (dati Registro europeo delle emissioni, European Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).
Tralasciando gli incidenti ai lavoratori e gli olezzi persistenti, a Sarroch vi sono alterazioni e danni al d.n.a. infantile e abnormi casi di leucemia (+ 30% rispetto alla media della Sardegna).
E un diffuso, religioso, silenzio in proposito. 
Nel nome del lavoro e del dio petrolio che tutto garantisce.
Per quanto ancora?
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

“Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.
Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …
Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).


lunedì 1 giugno 2020

“STORIA DELL’ACQUA IN SARDEGNA”: UNA “RICERCA” DI FRANCESCO MASALA


sintesi della ricerca di Franziscu Masala pubbicata nell’AGI, Agenzia Italia il 12 maggio 1992.Mancano le maiuscole, come si usava nelle agenzie di stampa di allora


agi – cagliari, 12 maggio 1992 – mediamente, in sardegna, si hanno diciotto miliardi di metri cubi di precipitazioni annue: la meta’ ritorna nell’atmosfera, per evaporazione, traspirazione, azione dei venti, oppure s’infiltra nel terreno perdendosi in falde difficilmente raggiungibili; un altro quarto defluisce in mare, non invasabile per motivi morfologici e topologici, come la presenza di bassopiani e l’assenza di conche d’invaso; l’ultimo quarto, infine, circa quattro miliardi e mezzo di metri cubi d’acqua, e’ disponibile per essere invasata in bacini artificiali.
naturalmente, e’ necessario aggiungere che, in terra di sardegna, non piove regolarmente, tutti gli anni alla stessa maniera, ma si alternano periodi di grande piovosita’ a periodi di grande siccita’: da questa anomalia metereologica discende una necessita’ , cioe’ l’urgenza di accumulare scorte d’acqua nei periodi di piovosita’, per usarla nei periodi di
siccita’ .
in siffatto contesto, si pone questa “storia dell’acqua in
sardegna”, scritta da francesco masala come “ricerca” diretta a ripercorrere tutta la storia dell’isola, avendo come riferimento l’acqua, soltanto l’acqua.
infatti, l’indagine, sul passato storico ci da’ elementi ed ammonimenti per costruire un giusto futuro: a pensarci bene, il futuro ha il cuore del passato.
in questo senso, l’indagine sulla nostra bimillenaria vicenda di “popolo vinto” da esterne dominazioni, ci ha reso possibile individuare, subito, una “legge storica”: ogni
qualvolta, nell’isola, il “vincitore” imposta il problema dell’acqua su di un piano pratico (cioe’, ricerca, captazione, accumulo, canalizzazione, distribuzione), allora e’ segno certo di un incremento di valori economici e sociali; se, invece, il “vincitore di turno” trascura la soluzione pratica, allora l’acqua diventa oggetto di magia e, in mancanza di scorte, vengono elaborati riti superstiziosi per far piovere, ad petendas pluvias.
alla prima categoria sono da ascrivere i cartaginesi, i romani e i pisani; mentre nella seconda categoria si possono tranquillamente inserire i bizantini, gli spagnoli e i piemontesi.
certamente, i primi grandi raccoglitori d’acqua, in sardegna, furono i “nuragici”. ancora oggi, possiamo vedere che ogni “nucleo nuragico” aveva un suo “pozzo sacro”, cioe’ un serbatoio d’acqua accumulata in previsione dell’inaridimento delle sorgenti durante i periodi di siccita’. una scorta d’acqua proclamata sacra: come sempre, nelle societa’ tribali, al momento economico si sovrapponeva il momento religioso: il “capotribu’” era, anche, il “sacerdote”, custode e distributore delle riserve accumulate nel “pozzo sacro”: era, insomma, il “padrone dele acque”, cosi’ come, nelle grandi civilta’ sorte lungo i grandi fiumi, il “pontefice” era colui che faceva il ponte sulle acque.
alla stessa maniera, grandi accumulatori d’acqua furono
i primi conquistatori della sardegna, i fenicio-punici che, per provvedere all’approviggionamento delle loro “citta’” costiere (nora, karel, solki, bitia, tarros, cornus, othoca, bosa, olbia) costruirono grandi depositi d’acqua, le famose “cisterne puniche”, delle quali un esempio, bellissimo e indenne, e’ possibile vederlo, ancora oggi, all’interno della cittadella dei musei di cagliari, una vera e propria intatta pagina di storia idrologica.
in seguito, roma porto’ avanti, in sardegna, la sua collaudata “tecnica dell’acqua”: i romani erano soldati spietati ma puliti. fissarono le loro basi militari soprattutto dove esistevano sorgenti d’acque fredde e calde <calidarium ­tepidarium – frigidarium): fordongianus, mesumundu, sardara, castelsardo, benetutti, neapoli, luguido, gemellas, vincula.
i reperti archeologici ci dicono che i romani importarono in sardegna, assieme alla tecnica delle perfette strade, la tecnica dei perfetti acquedotti: un esempio e’ tuttora visibile nelle grandi cisterne dell’orto botanico di cagliari, alimentate da una condotta addutrice che captava le ricche sorgenti di caputaquas, nel monte ollastu, e le incanalava toccando siliqua, decimo, assemini, elmas ed entrava a cagliari attraverso il quartiere stampace.
in una epigrafe del primo secolo, trovata a portotorres, si fa menzione della costruzione di un “lacus” alimentato dalle acque delle sorgenti dell’aba giara (acqua chiara) e collegato ad un acquedotto per l’approvvigionamento della citta’ di turris: il che sarebbe il primo esempio di lago artificiale in terra di sardegna.
la successiva dominazione bizantina, per quanto riguarda l’acqua, sembra caratterizzata dalla disgregazione di tutta l’organizzazione romana per la raccolta e l’accumulo: invece che alla “previdenza”, i bizantini ricorrono alla “provvidenza”, alla magia, alle parole incantatorie (is rebus), ai rituali superstiziosi per scongiurare la siccita’.

- I RITI PROPIZIATORI DELLA PIOGGIA
per implorare la pioggia, ad petendas p1uvias, si porta in processione la “madonna d’itria”, la madonna dell’acqua, in lingua bizantina. sappiamo anche, come testimonia l’etnologo francesco alziator, in “folklore sardo”, che in eta’ bizantina, per propriziare la pioggia, s’immergevano teschi umani dentro le sorgenti inaridite: cosi’, negli oscuri labirinti della magia, la societa’ sardo-bizantina smarriva il filo della conservazione razionale delle acque.
durante il periodo dei “giudicati sardi”, in sardegna penetrarono gli influssi, una volta tanto positivi, delle civilta’ marinare di pisa e genova e, soprattutto, degli ordini monastici che di li’ provenivano: intorno ai monasteri, assieme alle bellissime Chiese, sorsero fiorenti nuclei rurali, dove furono adottate tutte le tecniche, gia’ collaudate nel continente italiano, per captazione, l’accumulazione, la canalizzazione e la distribuzione delle acque.
negli “statuti sassaresi” del 300, su modelli pisani, sono fissate le norme per l’utilizzazione delle acque della fontana di rosello, come forza motrice per i mulini di grano posti a valle della sorgente. similmente, su modelli pisani, il “breve di villa di chiesa”, il piu’ antico codice minerario della storia, detta norme sull’accumulazione e sull’uso delle acque nel processo di trasformazione dei metalli nelle miniere del sulcis-iglesiente.
la successiva dominazione spagnola in sardegna – come afferma il grande storico inglese jon day – trascuro’ completamente il problema della accumulazione delle acque, determinando, cosi’, nei periodi di siccita’, lo spopolamento e la scomparsa di circa la meta’ dei villaggi sardi, a causa della carestia, della peste e del colera. e, naturalmente, si ritorna ai riti magici.
non ci meravigliamo, percio’, se in un documento in lingua spagnola, conservato nell’archivio della cattedrale di cagliari, leggiamo che, in data 12 maggio 1602, un crocefisso della chiesa cagliaritana di san giacomo fu portato in processione, con la partecipazione del vicere spagnolo conte elda, fino alla spiaggia di su siccu, di fronte al santuario di bonaria, “para mojarlo en la mar y placar l’ira de dios”, cioe’ per immergerlo nel mare e placare, cosi’, l’ira di dio, insomma, per porre termine alla siccita’ e far venire la pioggia.
la dominazione piemontese in sardegna, iniziata nel 1720,
almeno sul piano teorico, tento’ di elaborare piani per l’accumulazione delle acque: e basti pensare al famoso libro del gesuita piemontese padre francesco gemelli, intitolato “il rifiorimento della sardegna”, dove si propone la costruzione di “grandi depositi d’acqua, ovvero bacini, da cui far affluire (dice il buon gesuita) l’acqua ai campi in periodi di siccita’: naturalmente, il buon gesuita piemontese si dimentico’ di far affluire in sardegna i grandi capitali occorrenti per la costruzione dei suddetti bacini.
anche la famigerata “legge delle chiudende”, emanata nel
1820, complico’ la “questione delle acque” in sardegna: i chiuditori di terra inglobarono nelle loro tancas serradas a muru fattas a s’afferra-afferra, prima di tutto e soprattutto, le sorgenti, le fontane, gli abbeveratoi, privatizzando le acque comunitarie, togliendole a chi ne aveva piu’ bisogno, i contadini e i pastori: nasce, cosi’, la figura ottocentesca de
su prinzipale de tancas cun su riu in mesu, cioe’ il proprietario di tanche col fiume in mezzo.
- I PRIMI LAGHI ARTIFICIALI
nel 1861, fu proclamato il regno d’italia e, nella nostra isola, il problema delle acque fu posto al centro della “questione sarda”/: sia la prima commissione d’inchiesta parlamentare (de pretis) sia la seconda (salaris) sia la terza (pais-serra) posero come presupposto basilare di tutti i mali della sardegna la “questione dell’acqua”, cioe’ il rapporto “idrologia-economia”.
il primo “lago artificiale” sardo fu la diga sul rio corongiu, ultimata nel 1866, e costitui’ il bacino d’invaso per
l’acquedotto di cagliari.
nel 1880, fu inaugurato il “lago artificiale” di binnari,
secondo invaso idropotabile sardo, per servire l’acquedotto di sassari.
nel 1924, fu portato a termine il grande bacino del tirso che, con una capienza di 374milioni di metri cubi d’acqua, fu allora il maggior lago artificiale d’europa. all’origine, la diga sul tirso fu ideata con lo scopo precipuo di regolatrice delle piene in occasione di grandi piogge, proprio perche’, in sardegna, l’agricoltura ha due nemici ugualmente temibili: la siccita’ e l’inondazione. poi, in un secondo momento, questa grande scorta d’acqua fu utilizzata per la produzione di energia elettrica ed, infine, le acque reflue furono impiegate per irrigare la piana della neonata mussolinia, ora arborea.
nel 1927, fu inaugurata la grande diga sul fiume coghinas, con una capienza di 242milioni di metri cubi d’acqua, a fini prevalentemente idroelettrici con quattro gruppi di turbine, con le acque reflue posteriormente utilizzate a fini di irrigazione.
nel 1928, furono iniziati, dalla societa’ elettrica sarda,
i lavori di assaggio per lo sfruttamento idroelettrico dell’alto
flumendosa, interrotti nel 1931, ripresi nel 1941, anche con
l’utilizzazione di prigionieri di guerra, nuovamente interrotti nel tragico anno 1943.
nel 1949, fu eletto il “primo” consiglio regionale della regione autonoma a statuto speciale: la “politica delle acque” ricevette maggiore impulso e l’ente autonomo del flumendosa porto’ a termine il maggior sistema idrico esistente in sardegna: una serie di dighe sul flumendosa, tra loro collegate, capienti oltre seicentomilioni di metri cubi d’acqua, finalizzati a scopi multiuso, elettrico, industriale, irriguo, ittico, turistico e, naturalmente, idropotabile.
a tutt’oggi, i bacini artificiali costruiti in sardegna, non tenendo cento dei piccoli bacini collinari, sono quarantacinque e invasano una quantita’ d’acqua pari a circa due miliardi di metri cubi d’acqua: per eliminare la “‘discrasia” fra acqua invasata e acqua invasabile rimane da raccogliere e accumulare un’altra quantita’ d’acqua pari a due miliardi e mezzo di metri cubi: insomma~ e” necessario costruire altri quarantacinque “laghi artificiali”, onde raggiungere l’optimus della cosiddetta cultura dell’acqua.
in ultima analisi, a pensarci proprio bene, proprio dalla “storia” discende una lezione politica: captare, raccogliere, accumulare ogni goccia possibile dei diciotto miliardi di metri cubi d’acqua che, mediante, ogni anno, cadono dal cielo sulla mal fatata terra di sardegna.

mercoledì 20 maggio 2015

Al cospetto del dio Petrolio – Gruppo d’Intervento Giuridico

“Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.
Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …
Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).


 “Nell’ultima settimana la puzza di gas è diventata insopportabile: ogni sera dopo le 21 in paese l’aria si fa pesante … Nell’incontro con il Comune siamo giunti alla conclusione che occorre convocare al più presto un tavolo di confronto con i tecnici della raffineria per trovare una soluzione a questo problema … Mi chiedo cosa accadrà quando arriverà l’estate, ci auguriamo le persone non siano costrette a tenere ben chiuse le finestre per impedire alla puzza di entrare in casa. Non stiamo cercando lo scontro con la Saras, ma un dialogo proficuo per trovare soluzioni a questo disagio … “ (Teresa Perra, presidente dell’associazione Aria Noa di Sarroch).


“Le centraline di rilevamento non hanno registrato un aumento delle sostanze inquinanti, tuttavia chiediamo alla Saras una gestione più accurata degli impianti, delle vasche e dei serbatoi. Nel corso della prossima riunione della Commissione ambiente discuteremo con i tecnici Saras di queste criticità e della necessità di avere una migliore sicurezza”. (Salvatore Mattana, sindaco di Sarroch).


A Sarroch, nel 2012, gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso  5.930.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 8,19 tonnellate di benzene, 3.790 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 2.430 tonnellate di diossido di azoto (NO2) e tante altre amene sostanze (dati Registro europeo delle emissioni, European Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).
A Sarroch vi sono alterazioni e danni al d.n.a. infantile e abnormi casi di leucemia (+ 30% rispetto alla media della Sardegna). E un diffuso, religioso, silenzio in proposito.
Quando il dio Petrolio si altera, gli operai di Sarrok accorrono dal sacerdote-sciamano perché interceda al cospetto del dio.
Quanta ragione aveva Francesco Masala…..

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.S.    Noi non siamo stati, non siamo e non saremo mai silenziosi.    Abbiamo in proposito coinvolto (23 febbraio 2013) tutte le amministrazioni pubbliche competenti, interessando contemporaneamente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. E continuiamo, con i mezzi a disposizione a fare informazione. Forse, prima o poi, vedranno il dio Petrolio per quel che è, nudo.




da L’Unione Sarda, 19 maggio 2015
A Sarroch l’aria è irrespirabile. (Ivan Murgana)
I disagi maggiori si registrano durante la notte: è allora che la puzza di gas proveniente dalla raffineria rende l’aria irrespirabile e costringe i cittadini a tenere ben chiuse le finestre. La triste situazione a Sarroch va avanti da una settimana, ma negli ultimi mesi le volte in cui l’aria è diventata nauseabonda non si contano neppure.
INCONVENIENTI. A patire le conseguenze sono soprattutto i residenti della zona più bassa del paese, dove sono molti i cittadini che da giorni lamentano un odore nauseabondo. Per affrontare la questione ieri mattina i vertici dell’associazione ambientale Aria Noa si sono recati in Municipio dove hanno incontrato il sindaco e l’assessore all’Ambiente. Un incontro dove sono emerse tutte le criticità registrate negli ultimi mesi. Il sindaco, Salvatore Mattana, nei giorni scorsi ha inviato alla Saras una nota di contestazione con la richiesta di effettuare tutte le verifiche per giungere alla radice del problema.
IL SINDACO. «Le centraline di rilevamento non hanno registrato un aumento delle sostanze inquinanti, tuttavia chiediamo alla Saras una gestione più accurata degli impianti, delle vasche e dei serbatoi», dice Mattana. «Nel corso della prossima riunione della Commissione ambiente discuteremo con i tecnici Saras di queste criticità e della necessità di avere una migliore sicurezza». L’assessore all’Ambiente, Manuela Melis, ieri ha effettuato dei sopralluoghi in varie zone del paese per controllare la qualità dell’aria. La situazione, rispetto ai miasmi dei giorni scorsi, sembrerebbe tornata alla normalità. «Torce, serbatoi, vasche e impianti: diciamo che all’interno della raffineria i problemi riguardano diversi aspetti delle procedure gestionali della raffineria – dice Melis – , è evidente che occorrano dei cambiamenti per non andare più incontro a situazioni come quelle verificatesi nell’ultima settimana. I cittadini ci hanno segnalato problemi analoghi alla fine dello scorso anno e all’inizio di questo: vogliamo che si trovi una soluzione duratura». I vertici dell’azienda dei Moratti a breve parteciperanno a un incontro dove verranno comunicati i dati ambientali relativi all’ultimo anno: nell’occasione si affronteranno anche i disagi emersi negli ultimi mesi.
LA SITUAZIONE. Parlare di ambiente a Sarroch non è mai stato facile: la posizione di chi chiede una maggiore rispetto dell’ambiente e più attenzione nei confronti della salute dei cittadini, troppo spesso si è contrapposta a quella di chi rivendica il diritto al lavoro. Come se le due battaglie non avessero una matrice comune, il benessere di chi vive all’ombra delle ciminiere da cinquant’anni. «Vent’anni fa parlare di rispetto dell’ambiente era impensabile», racconta Gabriella Orrù, consigliere comunale di minoranza, «oggi sempre più persone sono convinte del fatto che pretendere un abbattimento delle emissioni non significa volere la chiusura della raffineria. I cittadini dovrebbero combattere al fianco delle istituzioni: solo così la situazione generale dell’ambiente a Sarroch potrà cambiare».
CENTRALINE. La Sarlux, in una nota, ha ricostruito l’accaduto. «Appena ricevuta la sollecitazione da parte dell’amministrazione, abbiamo inviato sul campo tecnici con appositi strumenti per verificare eventuali anomalie, alla presenza di un rappresentante del Comune. Tali misuratori, sistemati nei punti da lui segnalati, non hanno fatto emergere alcuna alterazione della qualità dell’aria. Prima ancora, si è proceduto ad un immediato controllo interno sugli impianti, ma non sono stati trovati riscontri oggettivi, come confermato dalla rete di centraline Arpas che registra valori entro la norma. Tuttavia, la direzione dell’impianto ha attivato una task force per monitorare il fenomeno, di cui renderà conto al Comune».



L’ultima volta accadde a dicembre.
Così irrespirabile da obbligare le persone a fare compere coprendosi la bocca con una sciarpa e a tornare a casa il più in fretta possibile. Era un mercoledì di dicembre, l’ultima volta che a Sarroch si è dovuto fare i conti con i miasmi provenienti dallo stabilimento della Saras. Emissioni tanto forti da far lacrimare gli occhi alle persone, costringendone alcune, colpite da nausea, mal di testa e mal di gola a ricorrere alle cure di un medico. L’aria, ammorbata da una puzza insopportabile di gasolio, aveva raggiunto l’intera parte bassa del paese. Era giorno di mercato a Sarroch, e nella piazza di via Al Mare, dove i serbatoi della Saras sono così vicini quasi da poterli toccare, per i proprietari delle bancarelle di frutta e verdura, quanto per i loro clienti, l’aria era stata irrespirabile per buona parte della mattina. Proprio come accaduto in questi giorni, anche allora le centraline di rilevamento delle emissioni inquinanti non avevano registrato aumenti significativi dei valori. Per la Sarlux l’odore percepito era stato provocato dalla movimentazione di prodotto da un impianto a un serbatoio, che aveva causato emissioni volatili di olio combustibile, ma nessuno sversamento di idrocarburi. A complicare le cose ci aveva pensato il vento di maestrale, che si sa, quando soffia da queste parti non porta mai nulla di buono. Un pensiero, nelle menti degli abitanti di Sarroch, che è ormai un timore ormai atavico e che periodicamente si ripropone.

L’associazione in Municipio L’appello di Aria Noa «Nessuna polemica ma ora si cambi».
«Nell’ultima settimana la puzza di gas è diventata insopportabile: ogni sera dopo le 21 in paese l’aria si fa pesante. È evidente che all’interno dello stabilimento della Saras qualcosa non sta andando per il verso giusto». Teresa Perra, presidente dell’associazione ambientale Aria Noa, punta il dito sui disagi che patiscono gli abitanti di Sarroch. Ieri mattina ha partecipato a un incontro in Municipio per fare da portavoce ai cittadini stanchi di questa cappa maleodorante. «Nell’incontro con il Comune siamo giunti alla conclusione che occorre convocare al più presto un tavolo di confronto con i tecnici della raffineria per trovare una soluzione a questo problema – spiega -: non si può pensare di poter andare avanti sopportando questi disagi». Le esalazioni maleodoranti provenienti dallo stabilimento della Saras, complici anche le alte temperature fuori stagione dei giorni scorsi, hanno acuito i disagi patiti dai cittadini. «Mi chiedo cosa accadrà quando arriverà l’estate – dice Perra -, ci auguriamo le persone non siano costrette a tenere ben chiuse le finestre per impedire alla puzza di entrare in casa. Non stiamo cercando lo scontro con la Saras, ma un dialogo proficuo per trovare soluzioni a questo disagio: siamo convinti che i problemi di carattere ambientale e di salute dei cittadini si possano risolvere prevenendo i disservizi all’interno dello stabilimento». (i. m.)