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giovedì 18 aprile 2019

Seppelliremo quel trattato tossico - Monica Di Sisto*



Ieri, 15 aprile, tutti i governi dell’Unione – eccetto la Francia, contraria, e il Belgio, astenuto – hanno dato il via libera ai mandati chiesti dalla Commissione europea per negoziare un nuovo accordo transatlantico di liberalizzazione del commercio con gli Stati Uniti.
Una nuova versione del TTIP, anche se a Bruxelles ci tengono a non usare acronimi diventati “piuttosto tossici”, come ha avuto a dire la Commissaria al commercio Cecilia Malmstrom. La quale ha però dichiarato che sarà fatto “tutto il possibile” per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti entro il primo novembre 2019, prima della “scadenza” della Commissione Junker.
L’Europa si trova così a negoziare “con la pistola alla tempia”, cioè sotto il ricatto dei dazi che Trump ha utilizzato negli ultimi mesi per piegare le resistenze nei confronti di un accordo pericoloso per i nostri diritti e l’ambiente. Gli Stati Uniti, infatti, non hanno mai nascosto di voler mettere sul tavolo delle trattative settori come la chimica e l’agricoltura: le imprese multinazionali e i loro rappresentanti al Congresso, infatti, chiedono da sempre regole meno stringenti e più economiche per penetrare nel mercato europeo all’insaputa dei consumatori e dei cittadini. Bruxelles dal canto suo ha negato recisamente che questo accordo metterà a repentaglio la sicurezza alimentare o la salute umana. Ma chiaramente sulla Commissione europea pesano gli stessi, trasversali e transnazionali interessi industriali. Infatti…
Per capire a quali logiche rispondano, basta analizzare in dettaglio quanto scritto nei documenti ufficiali, approvati anche dall’Italia dei Di Maio e dei Salvini, che nero su bianco appena pochi mesi fa avevano scritto nel Contratto di governo: “per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesimo tenore intendiamo opporci in tutte le sedi, in quanto determinano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini, oltre ad una lesione della concorrenza virtuosa a scapito della sostenibilità del mercato interno”.
I documenti ufficiali del nuovo TTIP consistono in due mandati a negoziare che ora i tecnici della Commissione possono utilizzare (al fianco del vecchio mandato del 2013 che lanciò il TTIP e resta saldamente in vigore per ogni evenienza) come base per discutere, con la riservatezza che il commercio comporta, di materie che riguardano la nostra vita quotidiana.
Con il primo mandato i Governi Ue autorizzano la Commissione a trattare con Trump l’azzeramento di dazi e quote “ingiustificati” su tutti i prodotti industriali scambiati tranne quelli agroalimentari. La Commissione dovrà svolgere, su richiesta francese, una valutazione d’impatto dell’eventuale nuovo accordo “il prima possibile”, che dovrà essere “tenuta in considerazione”, ma senza alcun obbligo a farlo. La Francia ha votato contro alla richiesta di mandato perché Macron aveva promesso di non appoggiare alcuna trattativa commerciale con paesi che non avessero sottoscritto l’Accordo di Parigi sul clima. E nel ri-TTIP non c’è alcuna garanzia che gli scambi di merci verranno adattati alle esigenze dell’ambiente. Il negoziato mette sul piatto anche le regole d’origine, senza che il rispetto degli standard europei – pur citati – sia in alcun modo vincolante.

Con il secondo mandato si entra nel merito di regole e standard, quelle barriere non tariffarie che – stando all’ultima valutazione dell’UE sul TTIP – costituiscono il vero cuore della faccenda. Quelli che noi chiamiamo diritti e tutele, per USA e Ue (e da ieri anche per l’Italia) rappresentano il 70% degli ostacoli al commercio transatlantico. 
Per aggirarli o indebolirli la strategia è semplice: semplificare il riconoscimento dei risultati delle valutazioni di conformità dei prodotti, il che significa – con tutta probabilità – scegliere la via meno rigorosa per produrre e/o distribuire e, di conseguenza, autorizzare le importazioni di prodotti o sostanze. Il tutto, promette Bruxelles “garantendo un livello elevato di protezione nell’UE”, che però non è definito in alcun modo.
C’è di più: mentre è del tutto assente perfino la più vaga allusione al principio di precauzione, Bruxelles annuncia di voler studiare come “introdurre requisiti di valutazione della conformità meno onerosi basati sulla valutazione del rischio connesso al prodotto”. Dunque valutazioni che non si basano sulla qualità, sull’impatto ambientale e/o sociale. Nessun settore è escluso da questo rullo compressore: cibo, ambiente, chimica, farmaci, tutto sarà oggetto di contrattazione riservata tra Junker e Trump grazie all’ok dei paesi membri come il nostro.
Infine, tutti gli accordi di mutuo riconoscimento di regolamenti già in essere tra USA e Ue – basati cioè sull’accertamento dell’equivalenza dei modi di produzione e della loro certificazione conforme dell’altra Parte – potranno essere riaperti per livellare ulteriormente i potenziali ostacoli. E anche in questo caso nessun settore produttivo è escluso. Per portare avanti questo dialogo la Commissione si impegna a creare una “struttura istituzionale” che ragionevolmente ricalcherà la pericolosa Cooperazione regolatoria già proposta nel “vecchio” TTIP e in vigore nel CETA. Si tratta di un sistema composto da comitati bilaterali fuori dal controllo del Parlamento europeo, resi opachi dal segreto commerciale. In quelle stanze, pochi tecnici con il mandato di snellire la burocrazia, passeranno al vaglio anche leggi e regolamenti che mettono cittadini e consumatori al riparo da potenziali minacce ambientali o sanitarie.
Sullo sfondo di questo quadro inquietante, come dicevamo, resta il mandato negoziale relativo al primo TTIP, accordato nel 2013 alla Commissione europea prima che esplodesse una protesta dilagata al punto da dover congelare le trattative. Un mandato mai revocato – e quindi ancora utilizzabile – che copre proprio tutti i settori, compresa l’agricoltura e i servizi pubblici. Procedendo per tappe, come paventa il capo della Direzione Generale Commercio dell’esecutivo comunitario Jean-Luc Demarty, sarà possibile arrivare a discutere anche di queste faccende, a patto che Washington apra i suoi appalti pubblici agli investitori europei. Esattamente lo scoglio sul quale il TTIP originale si era arenato e sotto il quale gli improvvisati “sovranisti” di casa nostra si erano impegnati a seppellire per sempre tutti i trattati tossici. Una posizione che sostenevamo prima di loro e per la quale continueremo a lottare, con la stessa forza di prima e anche più convinti.

*Portavoce della Campagna Stop TTip

giovedì 23 giugno 2016

La Germania compra Monsanto, e vende il TTIP all’Europa - Peter Koenig

 

Sarà una coincidenza che Berlino approva, ed addirittura raccomanda, la scalata “ostile” di Monsanto da parte del gigante agroalimentare e farmaceutico tedesco, Bayer?
O è un altro accomodamento strategico occulto tra Washington ed il suo vassallo in capo dell'Europa, Berlino, per far inghiottire alla popolazione europea il nefasto e distruttivo per l'Europa TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership — Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti)?
Benché i media corporativi occidentali, corrotti e guidati dagli Anglo-Sionisti, stiano facendo di tutto per tenere la gente il più all'oscuro possibile, la verità sta lentamente trapelando. Più del 90% dei Tedeschi si oppone al Glyfosato, il diserbante killer della Monsanto (marchio Roundup) — che è stato recentemente dichiarato cancerogeno, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità — (OMS), dopo svariate analisi e contro analisi,. Ed una larga maggioranza dei Tedeschi si oppone anche alla presenza degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) nei cibi.

Attraverso il TTIP, negoziato in gran segreto, le multinazionali come la Monsanto vorrebbero avere la meglio sull'opinione pubblica. Le leggi delle multinazionali, che vorrebbero portarsi dietro il loro sistema di giustizia privata, prevarrebbero sui tribunali nazionali degli stati "sovrani" membri dell'Europa Unita. Di fatto, qualunque pubblica protesta di piazza potrebbe essere repressa con la violenza da parte della polizia e delle forze militari — in piena legalità, perché il TTIP approvato e firmato, diventerebbe la legge del paese, fino al punto di essere imposto con la legge marziale, se necessario, contro il volere del popolo.
Questa, ed altre ragioni dittatoriali, sempre sotto la bandiera della protezione della gente dal terrorismo, sono il motivo per cui il Presidente Francese Hollande cerca insistentemente di far passare nel Parlamento Francese una Legge Marziale permanente — o, in termini più rassicuranti, uno Stato di Emergenza. Per adesso è stato capace di estenderlo fino a Luglio, fino a dopo il Campionato Europeo di Calcio — UEFA EURO 2016 — che è previsto per Giugno-Luglio in Francia.
Dopo l'abbattimento di un altro paio di aeroplani, o qualche finta strage istigata dai soliti noti — CIA, Mossad, Polizia Segreta Francese interna ed esterna (DGSI e DGSE), ed altri — Hollande ed altri leader Europei (sic — perché quelli non sono leader ma corrotti fantocci di Washington senza spina dorsale) faranno scivolare, come il burro, leggi del tipo "Stato di Emergenza" nei loro rispettivi parlamenti. E ciò che è peggio è che sarà la gente, spinta dalla paura, a chiedere leggi come quella.
Sì, il Fattore Paura è ancora la misura dominante per manipolare l'opinione ed il comportamento della gente. Questa è stata per migliaia di anni l'arma preferita da parte dei dittatori per dominare le masse. Anche Hitler e Stalin si sono vantati di come hanno usato la paura per far camminare la gente, dritti dritti verso la Seconda Guerra Mondiale e verso la sconfitta da parte dell'Unione Sovietica. Se alcuni pensano che i dittatori di oggi, Obama, Cameron, Merkel e compagnia siano diversi, sono degli ignoranti.
La menzognera propaganda di oggi è solo molto più sofisticata di allora, ed usa tecniche di comunicazione molto più avanzate. Questi metodi di inganno sono infatti insegnati nelle principali Università della Ivy League [sono 8 Università: Brown, Columbia, Cornell, Dartmouth, Harvard, Princeton, Pennsylvania, Yale, NdT] degli Stati Uniti del Caos e dell'Assassinio. E nel caso che non dovesse funzionare l'eutanasia della propaganda per mezzo della stampa prostituita, c'è sempre il killer a scelta: bombe, carri armati e droni, e la clava di ultima istanza, la NATO.
Ma torniamo all'unione Bayer-Monsanto. La Tedesca Bayer che compra la Monsanto per 62 miliardi di dollari sarebbe non solo la più grande scalata agro farmaceutica nella storia, ma potrebbe essere la più lucrosa e contemporaneamente la più distruttiva per il genere umano. Ora l'OMS, l'organismo internazionale per la salute, conservatore e sempre politicamente "corretto" se ne è uscito a dire che il Glyfosato causa il cancro — che è una cosa che la maggior parte di noi sapeva, e che era stata dichiarata da molti studi precedenti sviluppati da stimati istituti di ricerca in Francia, Germania, ed anche negli Stati Uniti.
Noi sappiamo anche che gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) hanno sulla salute effetti nefasti a lungo termine, compreso il cancro.
Ed allora è sorprendente che un'ampia maggioranza degli Europei non voglia che il Glyfosato e gli OGM siano consentiti in Europa? Se il TTIP venisse firmato e ratificato dagli asserviti governi europei neoliberali,questi veleni per l'uomo diventerebbero legali, non importa quello che ne pensa la gente. C'è un sacco di soldi in ballo, non miliardi, ma trilioni. E così il prezzo da pagare perché la Bayer compri la Monsanto — ovviamente in base ad un accordo tra Washington e Berlino — 62 miliardi di dollari — non sono noccioline.
Per difendere la sua posizione la Germania può giusto applicare l'usuale spauracchio delle perdite di posti di lavoro se questo accordo dovesse essere bloccato. Le perdite di posti di lavoro, siano vere o false, funzionano sempre ed in ogni paese indottrinato con il pensiero neoliberale. Parlando di perdite di posti di lavoro, dov'era la Merkel quando il suo Padrone di Washington ordinò a lei ed al resto dell'Europa di imporre sanzioni alla Russia, che si stima che costino alla sola industria tedesca 300 — 400.000 posti di lavoro?
In effetti la Russia può diventare il solo paese in prossimità dell'Europa che sia libero dagli OGM e dai veleni Monsanto / Bayer. Il presidente Putin ha detto recentemente che dopo le sanzioni europee l'agricoltura russa ha rapidamente ritrovato lo slancio per superare l'auto-sufficienza, al punto che la Russia potrebbe fornire all'Europa cibi biologici, per quelli che vogliono evitare gli OGM. Questa è una prospettiva incoraggiante, una prospettiva che dovrebbe chiarire ad ogni governo europeo sovrano e progressista che il futuro sta nella partnership con la Russia, con l'Est, e non più con l'Occidente disonesto e in decomposizione.
Il Glyfosato e gli OGM sono elementi chiave del rifiuto del TTIP. Se la Germania compra la Monsanto ed i suoi molti brevetti pericolosi per il genere umano, il governo tedesco dovrà logicamente difendere e promuovere i prodotti della sua impresa; per esempio la Germania può diventare un fiancheggiatore del TTIP. La Germania… il governo, non il popolo. Questo sembra essere il fatale accordo Washington — Berlino, in merito al sostegno a Bayer per acquistare Monsanto. Chi può sapere quali tipi di incentivo sono stati promessi a Bayer. Possiamo solo immaginarlo.
Non ci sono ragioni economiche o finanziarie perché Bayer debba prendere in considerazione l'acquisto della Monsanto. Secondo il Journal ASEED Europe (Action for Solidarity Environment Equality and Diversity — Azione per la Solidarietà, l'Ambiente, l'Uguaglianza, e la Diversità) del 21 ottobre 2013 "Bayer è [già] uno dei principali produttori di pesticidi e di sementi. Un'indagine in corso presso l'Ufficio Brevetti Europeo mostra che in termini di numero di brevetti di OGM, Bayer attualmente è al primo posto: Mais, frumento, riso, orzo, soia, cotone, barbabietole da zucchero, colza, patate, tabacco, pomodori, uva, — la lista delle coltivazioni transgeniche di cui Bayer Agricola possiede i brevetti è ben lunga".
L'azienda ha anche preso brevetti su alberi geneticamente modificati, per esempio pioppi, pini ed eucalipti.Questo è il risultato di una ricerca svolta da"Coalizione contro i Rischi da Bayer" e "Nessun Brevetto sui Semi!" presso l'Ufficio Brevetti europeo di Monaco in Germania. A questo scopo la ricerca ha preso in esame tutte le domande di brevetto presentate da Bayer negli ultimi 20 anni. Secondo questa investigazione la società possiede 206 dei 2.000 brevetti totali rilasciati in Europa per queste piante transgeniche. Questo pone la Bayer al primo posto — prima anche di Pioneer (179), BASF (144), Syngenta (135) e Monsanto (119).
Le persone sono irrilevanti rispetto ai profitti. Il suo profitto al di sopra delle persone — il motto costante del pensiero neoliberista e dell'economia neoliberale. Se la Germania sceglie il TTIP, il resto dell'Europa la seguirà. Così passa la tesi. Così vuole l'impero del male. Questo può essere il piano per forzare l'Europa ad accettare il TTIP. E se non funziona, restano sempre i complotti, e gli attacchi terroristici che giustificano l'intervento della NATO e delle polizie locali — il giro di vite totale, quando la gente ha paura non le resta nessuna energia per combattere contro l'oppressivo accordo sul commercio; vuole solo sentirsi al sicuro dall'onnipresente terrorismo dei jihadisti, inventato dall'Occidente, e prospettato dall'Occidente.
Di una cosa possiamo essere certi, Washington non si lascerà sfuggire gli accordi TTIP e TPP (Partnership Trans Pacifica). Questi fanno parte del Programma per l'egemonia mondiale, così come lo sono i "cambi di regime" nelle nazioni con governi indesiderati, con leader che tendono a sinistra che si aggrappano alla sovranità dei loro paesi, come Siria, Venezuela, Brasile, Iran, Bolivia, Ecuador — e non dimentichiamoci gli unici che sono rimasti a dare speranza all'umanità, Cina e Russia. Questo è — Noi, Il Popolo — l'unico potere che può fermare la mostruosa piovra aziendale, guidata dalle truffaldine e totalizzanti armi finanziarie e monetarie di Washington.
Secondo il piano di Washington tutti questi paesi non allineati devono cadere — "cambi di regime" — con ogni mezzo. Lo stesso piano è pervicacemente preparato per gli spregevoli accordi sul commercio, TTIP e TPP, per imporli forzatamente ai popoli dei partner Europei ed Asiatici. I 40 paesi membri di queste partnership, Stati Uniti compresi, rappresentano il 40% circa del PIL mondiale misurato a parità di potere d'acquisto (ppp = purchasing power parity). Comunque gli scambi commerciali previsti dai trattati Europeo ed Asiatico, sarebbero tutti a vantaggio della potenza egemone, e ridurrebbero in schiavitù i partner. L'eredità di Obama può dipendere da questi accordi.

Europei ed Asiatici, per favore, non dimenticatevi quello che è successo al Messico con l'accordo NAFTA, seguito poi dal CAFTA (Central American Free Tarde Agreement — Accordo Centro Americano sul Libero Commercio — Guatemala, El Salvador, Honduras, Costa Rica, Nicaragua, e Repubblica Dominicana) — un completo disastro economico per gli agricoltori ed i contadini di queste nazioni latino-americane. Per decine di migliaia di loro NAFTA e CAFTA sono stati e sono delle condanne definitive alla povertà.
Benché il popolo abbia poco o niente da dire nella decisione a favore o contro il TTIP, è incoraggiante sapere quello che racconta The Guardian: "A dispetto della concertata spinta dell'Amministrazione Obama per concludere sia il TTIP, sia il suo omologo asiatico, TPP (Trans Pacific Partnership- Partenariato Trans Pacifico), prima delle elezioni presidenziali di novembre, il sostegno per questi accordi commerciali è crollato in America; un recente sondaggio ha mostrato che solo il 18% della gente approva il TTIP, in confronto con il 53% del 2014.
Il Congresso degli Stati Uniti presterà orecchio all'opinione del popolo quando voterà a favore o contro il TPP ed eventualmente il TTIP? Il rivestimento d'argento di questa nube scura che sovrasta l'Europa è che le persone si stanno svegliando negli Stati Uniti. Un quadro analogo può presentarsi per le spinte della Germania a favore della scalata ostile di Bayer verso la Monsanto — l'azienda avvelenatrice del cibo. Noi, Il Popolo, dobbiamo svegliarci e capire che, se non agiamo — ed agiamo in fretta — possiamo perdere il tremendo potere che abbiamo nei confronti di una piccola elite.
Con uno sforzo ed una volontà coordinati, noi possiamo distruggere il mostro.

Articolo di Peter Koenig per Global Research, pubblicato il 25 Maggio 2016
Traduzione in Italiano a cura di Luciano Ragazzi per SakerItalia.it

sabato 11 aprile 2015

TTIP: la democrazia viene prima delle lobbies

Lettera ai parlamentari europei sottoscritta da 375 associazioni in 25 Paesi

Egregi membri del Parlamento europeo,
a fronte del lavoro in corso del Parlamento Europeo su una risoluzione sul Transatlantic Trade and Investment Partnership TTIP (conosciuto anche come Transatlantic Free Trade Agreement o TAFTA) vi scriviamo quale coalizione europea di 375 organizzazioni della società civile che condividono una forte preoccupazione per le diverse minacce poste da tale accordo.
Rappresentiamo un vasto spettro di istanze di interesse pubblico quali la tutela dell’ambiente, la salute, i diritti civili, l’agricoltura, i diritti dei consumatori e la tutela degli standard alimentari e agricoli, il benessere animale, gli standard sociali e del lavoro, i diritti dei lavoratori, i diritti dei migranti, la lotta alla disoccupazione, le istanze dei giovani e delle donne, lo sviluppo, l’accesso pubblico all’informazione e i diritti digitali, i servizi pubblici di base inclusa l’istruzione, l’etica dei sistemi finanziari e altri.
Accogliamo con favore il fatto che il Parlamento Europeo si stia formando una propria opinione sul TTIP e il ruolo che il Parlamento ha già svolto nell’organizzare pubblici dibattiti democratici sul tema. Facciamo appello a tutti i membri del Parlamento Europeo affinché concordino una forte risoluzione che affermi chiaramente che il Parlamento Europeo respingerà qualunque futuro accordo commerciale o sugli investimenti che non sia al servizio dell’interesse pubblico e che minacci importanti diritti conquistati in un lungo processo di lotta democratica in UE, Usa e nel resto del mondo.
A tale scopo, vorremmo condividere con voi le nostre richieste chiave sui negoziati sul TTIP, che abbiamo sviluppato assieme ai nostri alleati negli Stati Uniti e che abbiamo comunicato inizialmente nel maggio 2014 in un documento congiunto della società civile:
1. Trasparenza subito: tutti i documenti relativi ai negoziati TTIP, incluse le bozze dei testi consolidati, devono essere resi pubblici per permettere un dibattito pubblico aperto e un esame critico sul TTIP.
2. Un processo democratico che permetta un’analisi puntuale e una valutazione dei testi negoziali e che assicuri che le politiche adottate siano nel pubblico interesse; che coinvolga il Parlamento Europeo e venga dibattuto nei parlamenti nazionali; e che includa le organizzazioni della società civile, i sindacati e i gruppi portatori dei diversi interessi (stakeholders).
3. No all’ISDS: qualunque disposizione che includa meccanismi di risoluzione di controversie investitore-stato (Investor State Dispute Settlement – ISDS) deve essere tenuta fuori per sempre dai negoziati né possono essere inclusi altri meccanismi (introdotti indirettamente attraverso accordi commerciali preesistenti o successivi) che garantiscano privilegi agli investitori esteri.
4. No a un Consiglio di cooperazione normativa (regulatory cooperation council): tutti i meccanismi di regolamentazione devono essere interamente nelle mani di organismi e processi controllati democraticamente.
5. No alla deregolamentazione di standard di salvaguardia e al servizio del pubblico interesse: gli standard Ue devono essere rispettati non “armonizzati” al ribasso al livello del minimo comun denominatore. Essi comprendono gli standard sociali e lavorativi, la tutela dei consumatori e della salute, la cura dell’ambiente inclusa la rigenerazione delle nostre risorse naturali, il benessere animale, gli standard di sicurezza alimentare e le pratiche agricole ambientalmente sostenibili, accesso all’informazione ed etichettatura, cultura e medicina, regolamentazione del mercato finanziario così come la protezione dei dati, la neutralità della rete e altri diritti digitali. Il mutuo riconoscimento non è accettabile quando compromette standard concordati democraticamente o forti salvaguardie. Il principio di precauzione va applicato estesamente.
6. No a una ulteriore deregolamentazione e privatizzazione dei servizi pubblici. Chiediamo un accesso garantito a un’istruzione di qualità, assistenza sanitaria e altri servizi pubblici e il diritto a scegliere di promuovere appalti pubblici governativi per beni e servizi che sostengano il lavoro e l’economia locali, le risorse locali, la imprenditorialità sociale, economie sostenibili, la considerazione per gli aspetti sociali e al servizio del pubblico interesse.
7. La promozione di pratiche agricole ambientalmente sostenibili e tutela dell’agricoltura locale a conduzione familiare.
8. Le autorità pubbliche devono mantenere il potere politico e le strutture necessarie per proteggere certi settori sensibili e salvaguardare standard importanti per la qualità della vita. Standard lavorativi e ambientali concordati a livello internazionale devono essere rispettati e fatti applicare. Le continue violazioni degli standard del lavoro dovrebbero essere fronteggiati con l’imposizione di sanzioni pecuniarie.
9. No a restrizioni sugli standard internazionali ed europei sui diritti umani.
Le poche informazioni comunicate – o fatte trapelare – sui negoziati TTIP fanno fortemente temere che le nostre richieste non si riflettano nell’approccio tenuto dall’UE. A esempio:
• I negoziati si svolgono a porte chiuse, senza una completa ed effettiva consultazione pubblica. La mancanza di trasparenza e di procedure democratiche rende impossibile per i cittadini e la società civile monitorare i negoziati al fine di assicurarsi che i pubblici interessi vengano tutelati. Ai gruppi lobbistici del modo degli affari è concesso un accesso privilegiato alle informazioni e l’opportunità di influenzare i negoziati.
• Il proposto capitolo sulla protezione degli investimenti, in particolare l’inclusione di una disposizione di risoluzione delle controversie investitore-stato (ISDS), concederebbe agli investitori il diritto esclusivo di citare in giudizio gli Stati quando decisioni democratiche, prese dalle istituzioni pubbliche nell’interesse pubblico, venissero ritenute di impatto negativo sui profitti attesi. Questi meccanismi fanno affidamento su sentenze di tribunali che operano al di fuori dei sistemi giudiziari nazionali e minano così i nostri sistemi legali nazionali ed europei e le nostre strutture democratiche nel formulare leggi e politiche nel pubblico interesse.
• La creazione di nuove strutture e procedure anti-democratiche di governance, quali il proposto regulatory cooperation council, aventi per scopo di “armonizzare le normative”, renderebbero il TTIP e altri accordi un obiettivo in movimento, “accordi viventi”, costantemente sviluppati in segreto da burocrati non eletti e grossi affaristi. Queste strutture non-democratiche minacciano di abbassare importanti standard e norme concepiti per la tutela del pubblico interesse, o di proibire futuri miglioramenti, senza alcun riguardo per la loro necessità e il loro mandato pubblico.
• L’evidenza di documenti di pressione lobbistica da parte dell’industria e del mondo degli affari rivela che la focalizzazione sulle barriere non-tariffarie e sulla convergenza normativa è usata per spingere verso la deregolamentazione, accresciute garanzie sugli investimenti, rafforzato monopolio sui diritti di proprietà intellettuale e, in definitiva una corsa verso il fondo.

Ci appelliamo a voi perché mandiate ai negoziatori un chiaro e forte segnale che il Parlamento Europeo respingerà il TTIP e qualunque altro accordo commerciale o sugli investimenti che vada in questa direzione, in quanto non sono al servizio del pubblico interesse e in quanto minacciano i diritti e le libertà fondamentali conquistati in lungo processo di lotte democratiche.
(*) testo ripreso dal sito di «Medicina democratica», firmataria di questo appello.