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giovedì 19 giugno 2025

I Luoghi e gli Intraluoghi - Miguel Martinez

I Luoghi e gli Intraluoghi (1) - Miguel Martinez

In questi giorni, ho fatto un viaggio da Firenze a Timișoara in Romania e ritorno, partecipando a un progetto europeo sul tema dell’economia solidale e sociale. Che senza soldi, non si campa; ma senza solidarietà, si campa male.

I lettori di questo blog sono pochi ma variegati, per cui ricordo loro che, l’anno scorso, i paesi europei della Nato hanno preso dalle nostre tasche e messo in quelle delle multinazionali 454 miliardi di dollari in spese belliche (la Russia, nello stesso anno, ha speso 149 miliardi).

Quindi, comunque la pensiate sull’Unione Europea, un euro speso per mandare Miguel Martinez in Romania è un euro in meno buttato per mutilare o ammazzare qualcuno.

Ora, Firenze per me è un Luogo, più precisamente un luogo sotto un campanile.

Timișoara per me è un altro Luogo. O meglio, lo è il posto dove siamo andati a mangiare la sera, un podere chiamato Farmely.

Ci arriviamo attraverso una stradina sterrata, verso il tramonto.

Siamo in un paese in cui, alla caduta del comunismo, speculatori europei hanno comprato a prezzi da miseria immensi spazi agricoli, dove spruzzarci ogni tanto qualche pesticida per ricevere la manna dei fondi agricoli europei (l’Europa è anche questo).

Ma qualche isola sopravvive.

I poeti di tutte le lingue hanno inventato un sacco di parole straordinarie per descrivere cosa si prova in certi momenti; e i pubblicitari hanno subito scippato quelle parole per venderci merci, per cui non vi dico cosa ho sentito. Questo video rende comunque qualcosa. E’ tutto in lingua romena, infatti l’azienda è locale e non si rivolge al Mercato Globale.

Ad accoglierci, c’è la Contadina.

 

La Contadina, in maglietta, mentre noi patiamo il freddo in maglioni e giacche, corre di qua e di là, dando da mangiare agli animali, mentre ci racconta con lieve ironia che in una vita passata, era stata insegnante d’inglese. Poi ci indica un avvallamento, e ci dice che era stata una discarica dove si trovava di tutto, come dimostra questa vecchia foto:

 

Così si sono messi, lei, suo marito e sua figlia, a ripulire il tutto, e proprio dove c’era la discarica, è sgorgato un mic laculet, un piccolo lago. “It was our revenge!” ci spiega sorridendo la Contadina.

 

Cani e gatti, tanti; e con un’interazione che ci affascina tutti.

I gatti si annusano tra di loro e si rotolano giocosamente con gli enormi cani. E ovunque vada la Contadina, c’è sempre un gatto o due che la rincorre: hanno già mangiato, e quindi non è fame, è una forma di relazione antichissima che da gattaro, vorrei decifrare. Mi metto in ginocchio, e mi trovo un gatto su ciascun ginocchio che fa le fusa, e tre cani in fila per farsi coccolare.

 

Passiamo al pollaio, ci sono due galli enormi, con lo sguardo torvo da conquistare assiro, che ogni tanti becchettano qualche sottomessa femmina: due galline hanno mezza schiena spennata.

I polli vegetariani che si massacrano, i cani e gatti carnivori che si vogliono bene, non so esattamente che morale trarne, ma credo che sarebbe importante.

Posiamo per una foto, ma mancano i gatti, perché hanno deciso tutti insieme di saltare affettuosamente addosso al fotografo.

 

Interrompiamo, per vedere il tramonto:

 

La Contadina ci chiede,

“Do you want to live here?“, e sorride.

Ogni elemento della cena è unico, come sapore, come tatto e come colore.

 

In quel momento, in quei sapori, nell’aria fresca della sera, colgo la natura demoniaca del Turismo…

Il due giugno, a Livorno, sbarcheranno a Livorno ben dieci gigantesche navi da crociera, che manderanno decine di migliaia di turisti in pullman a visitare Firenze. In giornata, lasciandosi dietro solo montagne di rifiuti.

 

Non sono diversi da me: sono persone che cercano un Luogo.

Ma così non solo non lo troveranno, ma distruggeranno ancora un altro Luogo, di tutti quelli che esistono al mondo.

Però proprio per questo, non c’è nulla di più importante che aiutare ogni Luogo che spunta al mondo, a vivere.

https://kelebeklerblog.com/2025/05/31/i-luoghi-e-gli-intraluoghi-1/

 

 

I Luoghi e gli Intraluoghi (2) - Miguel Martinez

Nell’ultimo post, ho parlato di un viaggio, di andata e ritorno, tra due Luoghi: il Gonfalone del Drago Verde di Firenze, e la Fattoria Farmerly vicino a Timișoara in Romania.

Tra i due Luoghi, c’è necessariamente un Intraluogo: lo spazio che ho dovuto attraversare per arrivare da un Luogo all’altro.

Questa volta ho vissuto in maniera molto forte il passaggio.

Ho preso:

§  un treno dalla stazione di Firenze a quella di Bologna;

§  la monorotaia dalla stazione di Bologna all’aeroporto;

§  un aereo da Bologna a Monaco;

§  e un aereo di Monaco a Timișoara;

§  e specularmente al ritorno.

L’immensa struttura della Stazione si cala nel cuore di Firenze sotto forma di fabbrica/caserma/fascio littorio cementizio, con la distruzione di non si quanti giardini e luoghi.

 

L’ha fatta il Duce per permettere a me di fare il mio viaggetto.

Certo, oltre a me, in qualche centinaio di milione di altre persone lo dobbiamo ringraziare, tra cui un ex-cancelliere tedesco, predecessore dell’attuale signor Merz, che in questa foto vediamo accanto al Duce:

 

Per farmi arrivare a Bologna, hanno sbucaltato oltre settanta chilometri di montagna

“Decine di corsi d’acqua inquinati o prosciugati, discariche abusive,  tonnellate di rifiuti altamente inquinanti scaricati nell’ambiente. […] oltre 1 miliardo di euro di danni ambientali: via al processo civile, nel penale accuse cadute per prescrizione“

Un anticlericale dell’Ottocento attribuì, pare falsamente, a Papa Gregorio XVI la frase, chemin de fer, chemin d’enfer: eppure, nella grande buca, siamo davvero negli inferi.

Per farmi arrivare dalla stazione all’aeroporto di Bologna, mi metto dentro una scatola che corre velocissima lungo cinque chilometri costati 130 milioni di euro, che fanno due euro a testa per ognuno di voi (grazie!). Poi arriva l’immensa, totale distesa di cemento dell’aeroporto di Monaco, infine la destinazione.

L’Intraluogo è uguale da un capo del pianeta all’altro, ed è fatto di ferro, cemento, cose che vanno in un solo verso, telecamere che sorvegliano e uomini muscolosi dotati di mitra.

L’Intraluogo si espande incessantemente, ovunque, divorando trasversalmente i Luoghi: Destra e Sinistra impazziscono sui pronomi da dare ai trans o sugli scantinati dove pregano i musulmani, ma sull’irreversibile consumo della biosfera, la pensano allo stesso modo. “Grand plans needn’t be politically divisive..”:

 

E’ un mondo archetipicamente maschile, che impone un Ordine e una Disciplina che avrebbe fatto invidia al comandante di una legione romana: solo che non c’è nessun Comandante, il Re non ha volto.

Dentro i rigidi canali, scorre informe Vita Umana.

(Le successive illustrazioni sono riprese da Steve Cutts, un artista che ha capito i nostri tempi meglio di tanti)...

continua qui

martedì 13 agosto 2024

L'IKEA e le antiche foreste dei Carpazi romeni - Greenpeace (*)

 

L'Europa si è da tempo presentata come una difensora della biodiversità e protettrice dell'ambiente.
Ma in Europa si commettono ogni giorno crimini contro la natura, spesso impunemente. Questi atti di distruzione (descritti in questa relazione come "crimini contro la natura") non sono commessi con pistole e coltelli, ma con bulldozer e motoseghe. Foreste secolari in Repubblica Ceca, foreste dei Carpazi in Romania e Polonia, e le foreste boreali di Svezia e Finlandia - tutte centrali nella lotta dell'Europa contro la crisi della natura e del clima - vengono distrutte per produrre prodotti di breve durata in vendita in tutto il mondo.
Questi "crimini naturali" si verificano legalmente, a volte anche all'interno di aree Natura 2000, ma li stiamo chiamando crimini perché è uno scandalo che la distruzione delle nostre ultime foreste ad alto valore di conservazione sia ancora consentita.

Per molti consumatori è importante non essere complici del disboscamento, ma con catene di fornitura complesse, leggi contraddittorie e società situate in varie giurisdizioni, diventa impossibile per i consumatori identificare i prodotti della cupidigia aziendale che stanno distruggendo i nostri ultimi tesori naturali. Il caso che segue fa parte di una serie che abbiamo chiamato 'The Nature Crime Files - Declassified' - un richiamo a una corretta protezione degli ecosistemi, che sono la base della nostra vita.

#1 Le foreste europee - vitali per la nostra sopravvivenza - non sono protette in modo efficace.
#2 L'estrazione di legno dalle foreste europee più antiche è un esempio del fallimento dell'attuazione degli obiettivi comunitari in materia di protezione della biodiversità.
#3 I prodotti in legno ricavati da foreste secolari possono finire nelle case europee.
#4 Le imprese devono agire immediatamente per fermare l'approvvigionamento di legname da tutte le foreste secolari e delle altre foreste ad alto valore conservativo. Per essere protette efficacemente, queste foreste devono essere lasciate indisturbate da attività dannose come il disboscamento.

LA FORESTA DEI CARPAZI IN ROMANIA

Le foreste secolari e altre foreste ad alto valore di conservazione sono particolarmente vitali per la salute e il benessere del pianeta. Sono ricche di biodiversità e svolgono un ruolo importante nella prevenzione e mitigazione degli effetti della crisi climatica e naturale. Purtroppo, all'interno dell'UE, queste foreste sono scarse, di dimensioni limitate e esistono solo in zone frammentate. Le montagne dei Carpazi sono la patria della più grande area d'Europa di foreste vergini e antiche al di fuori della Scandinavia e della taiga russa. Sono la seconda catena montuosa più lunga d'Europa, che attraversa otto paesi dell'Europa continentale (Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ucraina, Romania, Serbia, Ungheria).
La superficie totale del territorio è di 209.000 km 2 (1), più grande di quella dell'Austria, dell'Ungheria e della Slovenia messe insieme. È anche uno degli ecosistemi biologicamente più unici al mondo. Ma questa enorme area di grande importanza ecologica e di bellezza naturale si riduce ogni giorno. Negli ultimi 100 anni, nuove attività industriali hanno modificato le foreste dei Carpazi e persino ora si stanno costruendo nuove strade forestali per rendere sempre più accessibile l'estrazione del legname (2). 
Le foreste primarie e quelle di vecchia data non mappate stanno scomparendo a ritmi estremi. Negli ultimi due decenni, sono stati distrutti più di 7350 km2 di alberi dei Carpazi a causa dell'estrazione del legname. In tutta la regione dei Carpazi, ogni ora viene abbattuta un’area [forestale ampia come] cinque campi di calcio (3).

LA FORESTA DEI CARPAZI ROMENA IN CIFRE:
# Il 43,7% delle foreste carpatiche sono in Romania e di queste solo il 2,4% (1700 km 2) attualmente sono sotto stretta protezione (4).
# Circa il 7% delle foreste rumene hanno più di 120 anni (5).
• 120 - 140 anni = 4.7% [2640km² ]
• 140 - 160 anni = 2.4% [1120km²]
• >160 anni = 0.7% [450km²]
# Si stima che negli ultimi 20 anni, la Romania abbia perso più del 50% delle sue foreste primarie (6) intatte a causa delle attività di taglio.

Se distrutte, le foreste dei Carpazi porteranno via con loro un patrimonio naturale fondamentale e importanti reti di sicurezza per il clima e la biodiversità in Europa centrale e orientale. Queste non sono aree che possono essere sostituite o rigenerate con foreste gestite, e il loro sfruttamento deve cessare immediatamente. Nella strategia sulla biodiversità per il 2030, l'UE si è impegnata a estendere la protezione rigorosa delle sue aree più biodiverse al 10% (7).

L'Unione Europea, che è brava a promuoversi come paladina della biodiversità, non ha finora saputo proteggere le sue foreste più antiche. Circa il 93% delle foreste secolari cartografate sono incluse nella rete Natura 2000 (8), un sistema di aree protette istituito dal l'UE, e l'87% delle foreste secolari sono sotto la protezione rigorosa da interferenza umana (9). Questo suona benissimo, ma la realtà non potrebbe essere più differente. Le foreste secolari 'protette' sono spesso protette solo su carta (10) e rimangono esposte al disboscamento.
Nel frattempo, le foreste rimanenti non sono nemmeno ufficialmente riconosciute come secolari dalle autorità e quindi sono esposte allo sfruttamento. Secondo il rapporto del Joint Research Centre report dell'UE, l'Europa presenta un deficit cartografico di 4,4 milioni di ettari di foreste secolari, che è un’area più grande dei Paesi Bassi (11). La mancanza di una mappatura adeguata, unita a un quadro giuridico poco chiaro su una protezione rigorosa (12), sta consentendo a queste foreste vitali di essere sfruttate dall’industria del legno. Un chiaro esempio del mancato rispetto da parte dell'UE di impegni efficaci in materia di biodiversità.

COSA SUCCEDE COL LEGNO DELLE FORESTE SECOLARI?

Il team di investigazione di Greenpeace Central and Eastern Europe (CEE) ha iniziato con queste semplici domande:
Chi sta distruggendo le ultime foreste vergini in Europa?
Dove va a finire il legno?
A cosa serve questa preziosa risorsa?
Il nostro team di investigatori ha seguito le tracce e ci ha portato ai fornitori di aziende di mobili, come il molto amato e ampiamente celebrato marchio europeo, IKEA. IKEA gestisce quasi 500 negozi al dettaglio in tutto il mondo, per più della metà in Europa. Come uno dei maggiori consumatori mondiali di legno (13), IKEA ha la responsabilità globale di rispettare i propri impegni in materia di sostenibilità. Secondo alcune stime, per la produzione di mobili IKEA un albero viene abbattuto ogni due secondi (14).

"Stiamo promuovendo metodi forestali responsabili. Lo facciamo per influenzare il settore e anche per contribuire all'importante lavoro di porre fine alla deforestazione." Mikhail Tarasov, Global Forestry Manager, IKEA Svezia.

Ma è davvero così?
Nonostante tutti i loro sforzi sulla sostenibilità, IKEA, come una lunga lista di imprese, sta facendo affari con le aziende che si procurano il legno da foreste secolari che non sono efficacemente protette. Secondo IKEA, quasi il 98% del legno utilizzato è certificato Forest Stewardship Council (FSC) (15).
Tuttavia, come dimostrato dai casi di distruzione della natura, il sistema di certificazione FSC non sempre riconosce le foreste secolari per il loro vero valore di biodiversità. Questo, a sua volta, consente pratiche di silvicoltura industriale e di taglio sotto la certificazione FSC, anche in foreste che dovrebbero essere strettamente protette. Nel frattempo, le ultime foreste secolari del l'UE vengono decimate, con tanto di permesso, e questi alberi secolari appaiono nei salotti, cucine e camere per bambini in tutta l'Unione Europea e oltre.

IKEA acquista la maggior parte del suo legno da Polonia, Lituania e Svezia. Dichiara che nelle sue catene di approvvigionamento solo il 4% del legno vergine proviene dalla Romania (16). Secondo l'analisi di Greenpeace Central and Eastern Europe, dei 15 maggiori produttori romeni di mobili, sette rifornisco IKEA, e il loro fatturato complessivo per il 2022 è stato di circa 480 milioni di euro (17).
In questo rapporto ci concentriamo su un sistema di approvvigionamento del legno, dove le aziende produttrici di mobili trasformano tronchi e/o legno segato direttamente dalle foreste, o (più spesso) proveniente da fornitori intermedi e dai loro depositi. Greenpeace CEE ha visitato foreste secolari in tutta la Romania, dove l'età media degli alberi era compresa tra 120 e 180 anni, in base ai piani di gestione forestale pubblicamente disponibili (18).

Esaminando attentamente l’intera catena di approvvigionamento, dai siti di disboscamento ai depositi di legname, esaminando i permessi di trasporto con attribuzioni di geolocalizzazione e visitando gli impianti di lavorazione, Greenpeace CEE ha scoperto la distruzione sistematica di foreste secolari, tra cui due siti protetti Natura 2000. La distruzione di foreste secolari o di altro alto valore di conservazione è stata collegata ad almeno sette diversi fornitori IKEA in Romania.
La maggior parte di questi fornitori dell’IKEA produce prodotti per numerose aziende europee e internazionali. Tuttavia, stando ai siti web dei produttori, agli articoli online e ad altre informazioni disponibili al pubblico, IKEA è senza dubbio il principale cliente della maggior parte delle aziende che l’indagine di Greenpeace CEE ha collegato alla distruzione delle foreste secolari. Uno dei produttori, Plimob, produce praticamente esclusivamente per IKEA.

Partendo da uno dei mobili IKEA più iconici, l'amata culla e struttura letto per bambini SNIGLAR, le sedie INGOLF, lo sgabello BEKVÄM, i divani KIVIK fino agli articoli per la casa più piccoli come il tagliere PROPPMÄTT o le grucce in legno BUMERANG - Greenpeace ha visitato i negozi IKEA in tutta Europa tra settembre 2023 e marzo 2024 e ha trovato prodotti di produttori associati a legno proveniente da foreste secolari in 13 paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Italia, Polonia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Data la diffusa presenza di legno proveniente da foreste secolari nella catena di fornitura di IKEA, sembra estremamente probabile che questo legno finisca in questi prodotti identificati. Greenpeace CEE ha dato a IKEA l'opportunità di commentare i risultati di questa indagine. IKEA non ha contestato le informazioni. Una delle collezioni iconiche di IKEA, SNIGLAR, che offre culle e strutture per letti per bambini, è pubblicizzata (19) come una collezione di prodotti durevoli e realizzati con materiali naturali rinnovabili che fanno bene sia al portafoglio che al pianeta.

Dalle foreste ai negozi. I risultati dell’indagine

Le indagini di Greenpeace CEE hanno collegato i letti con reti a doghe e le culle in legno massello di faggio a due produttori rumeni, Masifpanel SRL e Iris Service Ciuc SA. Entrambi i produttori erano collegati alla distruzione delle foreste secolari.
Masifpanel ha acquistato il legno di faggio dalla S.C Colcear Servcom SRL, a cui è stata concessa la concessione per l'abbattimento di 3150 m3 di foresta (principalmente) di faggio a Caraș-Severin, 500 km a ovest di Bucarest. Si tratta di un'area quasi incontaminata di straordinaria bellezza, in una foresta di almeno 120 anni che fa parte della rete di aree protette dell'UE Natura 2000.
Iris Service Ciuc SA dispone di una rete diversificata di fornitori, con legname proveniente da almeno 15 entità diverse e numerosi siti di disboscamento in tutta la Romania. Accettano anche legname direttamente da una bellissima foresta di 160 anni gestita da Ocolul Silvic Moinesti. Culle e strutture letto per bambini, prodotte da Masifpanel o Iris Service Ciuc SA (20), sono state trovate nei negozi IKEA in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Israele, Polonia e Svezia. Masifpanel, quando ha avuto la possibilità di commentare, ha riconosciuto di aver ricevuto legname dall'area Natura 2000 indicata, affermando che la distruzione non è illegale. Iris Service Ciuc SA non ha risposto.INGOLF è una delle collezioni di sedie più riconoscibili di IKEA. È realizzata in legno massello, che secondo IKEA è uno dei loro materiali preferiti e parte della loro eredità scandinava. Le sedie INGOLF sono prodotte dalla Plimob SA, con sede nella regione di Maramureș, che vanta una lunga tradizione nella lavorazione del legno. La contea di Maramureș, nel nord della Romania, è un centro di produttori di mobili (quattro produttori su cinque producono prodotti per IKEA). Si stima che il 20% dei mobili rumeni venga prodotto qui, a causa della presenza di grandi volumi di risorse di legname (21).

Una delle cinque unità di produzione gestite da Plimob in Romania è un moderno stabilimento di produzione di mobili poco durevoli con una capacità di produzione di 2,5 milioni di sedie all'anno (22). Secondo le indagini di Greenpeace CEE basate su dati disponibili al pubblico, il legno della Plimob SA proviene da una rete di aziende che si sovrappone in gran parte ad altri fornitori IKEA.
Il più grande fornitore di questi è Silva Grup, che ha trasportato almeno 8000 m3 di legno proveniente principalmente dalla Romania centrale tra l'inizio del 2023 e febbraio 2024. Una delle aree in cui Silva Grup ha una concessione per tagliare 1600 m3 presenta alberi con un'età media di 140 anni. Le sedie INGOLF prodotte dalla Plimob SA sono state trovate nei negozi in Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Israele, Polonia, Svezia e Svizzera.

Metodologia della ricerca

L'indagine di Greenpeace CEE si è basata su:

1. Analisi dei dati disponibili al pubblico forniti da SUMAL (https://inspectorulpadurii.ro/#/) ed all'Agenzia di Ricerche Ambientali (EIA NGO), un sistema gestito dal Ministero dell'Ambiente della Romania che offre l'accesso alle informazioni pubbliche come i confini amministrativi delle foreste, i permessi di taglio e i permessi di trasporto con attributi di geolocalizzazione.
2. Analisi delle immagini satellitari ad alta risoluzione provenienti da vari fornitori.
3. Analisi dei piani di gestione forestale, parzialmente disponibile sui siti web del ministero dell'ambiente.
4. Visite multiple in loco a siti di taglio ed agli impianti di lavorazione del legno, nonché ai fornitori diretti di IKEA.
5. Visite ai negozi IKEA in tutta Europa

Sul dossier sono disponibili le analisi dei seguenti casi:

  • NATURE DESTRUCTION CASE #1 Masifpanel SRL
  • NATURE DESTRUCTION CASE #2 Aramis Invest SRL
  • NATURE DESTRUCTION CASE #3: Taparo SA
  • NATURE DESTRUCTION CASE #4 CH Industrial Prod SRL
  • NATURE DESTRUCTION CASE #5 IRIS Service Ciuc SA
  • NATURE DESTRUCTION CASE #6 Plimob SA
  • NATURE DESTRUCTION CASE #7: AVIVA SRL

(1. Continua)

(*) Traduzione di Ecor.Network.


Nature crime files. Assemble the truth: old-growth forest destruction in the Romanian Carpathians
Greenpeace
Greenpeace Central and Eastern Europe, April 2024 - 18 pp.

Download: 



Note:

1. Cyglicki, R., Hoffmann, M., Hrynyk, Y., Cibor, K., Galusca, C. (2022), The Carpathian forests. Europe’s natural heritage under attack, Vienna, Greenpeace Central and Eastern Europe.
2. Ibid.
3. Ibid.
4. Ibid.
5. National Forest Inventory. Forest resources assessment in Romania, Forest area by region.
6. Brisis, I.A., Veen, P. (2005), Virgin forests in Romania. Inventory and strategy for sustainable management and protection of virgin forests in Romania, Royal Dutch Society for Nature Conservation (KNNV) in co-operation with Romanian Forest Research and Management Institute (ICAS).
7. European Commission (2020), Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions. EU Biodiversity strategy for 2030. Bringing nature back into our lives, 20 maggio 2020.
8. Mays Barredo, J., Brailescu, C., Teller, A., Sabatini, F.M., Mauri, A. and Janouskova, K. (2021), Mapping and assessment of primary and old-growth forests in Europe, Luxembourg, Publications Office of the European Union.
9. European Commission (2021), Earth Day: New report shows there are still pristine forests in Europe and calls for their mapping and strict protection, 22 April 2021.
10. Mikolāš, M., Piovesan, G., Ahlström, A., Donato, D.C., Gloor, R., Hofmeister, J., Keeton, W.S., Muys, B., Sabatini, F.M., Svoboda, M., Kuemmerle, T. (2023), Protect old-growth forests in Europe now, Science, Vol. 380, Issue 6644, p.466.
11. Barredo, J., Brailescu, C., Teller, A., Sabatini, F.M., Mauri, A. and Janouskova, K. (2021), Mapping and assessment of primary and old-growth forests in Europe, Luxembourg, Publications Office of the European Union.
12. Ibid.
13. Ikea Museum (n.d.), The story of Ikea. Good for the forest. Good for people.
14. Kerfriden, M., Deleu, X., Schmidt, R., Abdelilah, A. (2024), Ikea, the tree hunter: Our documentary is now live, 27 February 2024, Disclose Films et Premières Lignes.
15. Ikea (n.d.), People & planet. The wood we use.
16. Ibid.
17. ListaFirme (n.d.), Lista firmelor din România (Romanian version)/ Romanian companies (English version).
18. Tutti i dati relativi all'età media degli alberi in questo rapporto provengono da: Ministerul Mediului, Apelor și Pădurilor, Serviciul de telecomunicații speciale (n.d.), SUMAL 2.0 - Inspectorul Pădurii.
19. Ikea (n.s.), Products: SNIGLAR Crib.
20. Greenpeace è stata in grado di identificare i produttori IKEA con prodotti specifici basandosi sul sistema di identificazione univoco dei produttori IKEA, con ogni prodotto che riporta un'etichetta che identifica i suoi produttori.
21. CSIL Market Research. Industry Studies and Market Research for the Furniture, Lighting and Furnishings sector (2018), Romania. A promising hub for upholstered furniture companies.
22. Revista din Lemn/ PLIMOB S.A. (2023), Scaune IKEA fabricate la PLIMOB Sighetu Marmatiei.

https://ecor.network/estrattivismo/la-distruzione-delle-antiche-foreste-dei-carpazi-romeni/

giovedì 11 luglio 2024

Abbattere le foreste secolari per costruire i mobili dell’Ikea

  

I produttori di mobili che producono per IKEA si riforniscono di legno da alcune delle ultime foreste secolari rimaste in Europa nei Carpazi rumeni, comprese le aree protette Natura 2000, secondo un nuovo rapporto.

Un’indagine di Greenpeace rivela che sette produttori che producono i prodotti preferiti da sempre di IKEA, come le sedie INGOLF o le culle e i letti per bambini SNIGLAR, sono collegati alla distruzione di foreste ad alto valore di conservazione.

Almeno 30 prodotti diversi di questi fornitori sono stati trovati nei negozi IKEA in 13 paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Israele, Polonia, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Greenpeace chiede a IKEA di diventare parte della soluzione invece di contribuire alle attuali crisi climatiche e di biodiversità.

Robert Cyglicki, direttore della campagna sulla biodiversità di Greenpeace Central and Eastern Europe, ha affermato: “Il nostro patrimonio naturale non può essere trasformato in pezzi di arredamento. Le foreste secolari sono vitali per la salute del pianeta e devono essere immediatamente protette. IKEA deve mantenere le proprie promesse di sostenibilità e ripulire la propria filiera dalla distruzione delle foreste secolari”.

Il rapporto Assemble the truth: Old-growth forest destruction in the Romanian Carpathians è stato studiato e scritto da Greenpeace Central and Eastern Europe. I team di indagine hanno seguito la filiera dall’analisi dei permessi e delle immagini satellitari dei siti di disboscamento nelle foreste in Romania ai depositi di legname e ai produttori di mobili, fino a dove finiscono quei prodotti: sugli scaffali dei negozi IKEA.

Si è scoperto che diversi produttori si rifornivano di legno da foreste ad alto valore di conservazione. Sulla base delle informazioni disponibili al pubblico, IKEA è il più grande cliente dei prodotti fabbricati dalla maggior parte di queste aziende, il che implica un’alta probabilità che il legno problematico finisca nei mobili IKEA. Secondo il rapporto, questo sembra certo nel caso di un produttore, Plimob, poiché Plimob produce praticamente esclusivamente per IKEA.

Greenpeace CEE ha dato a IKEA l’opportunità di commentare i risultati di questa indagine. IKEA non ha contestato le informazioni. Dei produttori, uno ha riconosciuto la ricezione di legname da un’area Natura 2000, affermando che tale distruzione non è illegale, mentre molti non hanno risposto.

Greenpeace riconosce che i mobili in generale sono un buon modo di utilizzare il legno, immagazzinare carbonio e aggiungere valore alle materie prime, ma ciò non deve accadere sacrificando le foreste più biologicamente diverse del pianeta.

I Carpazi ospitano orsi bruni, linci e lupi e il bisonte europeo e sono tra i più importanti rifugi di flora e fauna del continente europeo. Il problema è che le aziende e le autorità vogliono evitare di identificare aree come foreste primarie o secolari per evitare restrizioni, portando al fatto che solo il 2,4% (1700 km²) delle foreste dei Carpazi rumeni sono attualmente protette dal disboscamento.

Allo stesso tempo, i dati ufficiali suggeriscono che circa il 7% delle foreste rumene ha più di 120 anni.

Secondo la strategia sulla biodiversità dell’UE, queste foreste dovrebbero essere rigorosamente protette. “IKEA deve diventare un’azienda leader per l’azione politica necessaria per mettere in atto misure di protezione della biodiversità legalmente vincolanti ed efficaci per soddisfare gli obiettivi di biodiversità dell’Europa”, conclude Cyglicki.

da qui

domenica 1 dicembre 2019

I miei esagerati genitori rom - Valeriu Nicolae




Il sangue blu ereditato dai rom aristocratici di Budrea e dai nobili alcolisti di Ghelmegioaia – il cui pallore era ampiamente compensato dal razzismo – mi è sempre stato di grande aiuto.
La prima volta che mi sono reso conto dei vantaggi delle mie eclettiche origini è stato intorno all’età di dieci anni. Mi era stato affidato il compito di andare alla ricerca di mio padre, il quale non era affatto una persona imprevedibile. Così l’ho rintracciato in un baleno: dibatteva di complicati problemi filosofici sulle origini della signora Viorica, la diabolica padrona dell’osteria Alla cagna tramortita.
Sono riuscito a convincerlo a tornare insieme a casa solo dopo grandi sforzi, visto che non aveva ancora finito i soldi e nella bettola – Dio sia lodato! – di roba da bere ce n’era in abbondanza. L’impegno profuso nell’approfondita valutazione della qualità dell’acquavite e le sette birre già trangugiate stavano cominciando a far sentire le loro conseguenze negative sulla stabilità di mio padre. Il risultato è che al suo secondo inciampo siamo ruzzolati entrambi per terra, e in qualche modo io gli sono caracollato sopra. Dopo una bestemmia liberatoria, mio padre si è ricordato del portafogli. E io mi sono subito messo a cercarlo nelle sue tasche.

Un piano preciso
All’improvviso, però, mi è piombata addosso una bella scudisciata, seguita da un robusto calcio nel sedere e da un fiume di invettive contro gli zingari. Due persone “per bene” hanno pensato che io – cioè il ragazzetto dalla pelle scura – stessi cercando di derubare il loro compatriota bianco e biondo, chissà perché ridotto allo stremo delle forze. La solidarietà tra ubriaconi era probabilmente la più radicata caratteristica sociale e culturale del quartiere dove abitavamo, a Craiova.
Alla fine mio padre è riuscito a spiegare ai due, per la loro disgustata incredulità, che ero suo figlio. Tempo cinque minuti, stavo per prenderle di nuovo, questa volta da due adolescenti rom che avevano visto la scena e pensavano di poter approfittare della situazione. L’abbiamo scampata grazie all’aiuto del nostro postino, che gli ha urlato contro nella lingua degli zingari.

Le botte hanno rappresentato una parte estremamente importante della mia infanzia. Oggi tendo a credere che Dio, soprattutto tramite la devota mano di mia madre, avesse per me un piano preciso: farmi diventare il Rocky Balboa della famiglia. Il caso, però, ha voluto che avessi una mandibola fragile, una struttura ossea piuttosto gracile e una velocità di movimento molto superiore alla media, alimentata principalmente dall’esigenza di darmela a gambe di fronte alla prospettiva dei litigi che rischiavano di finire a botte.
Per puro caso ho capito che, per sfuggire alle punizioni di mia madre, dovevo introdurre un elemento di sorpresa prima che lei impugnasse il mattarello. Mio padre, invece, non aveva né la prontezza né la concentrazione necessaria per scatenarsi contro di me, motivo per cui mi sono sempre concentrato sullo studio della psicologia femminile.
I pettegolezzi del condominio – soprattutto quelli che riguardavano le comari Condoiu e Antoci, nemiche giurate di mia madre – erano precisi e attendibili, così come le rivelazioni sui posti dove mio padre nascondeva gli alcolici e sulle ultime conquiste amorose di zio Gogu.
Sul lungo periodo, il tempo investito per specializzarmi nel dirottare le discussioni potenzialmente capaci di scatenare conflitti ha avuto per me conseguenze inaspettatamente benefiche.

Colori matrimoniali
Sempre negli stessi anni, mia sorella si è sposata. Il matrimonio è stato parecchio divertente. Mio padre non ha tradito le nostre aspettative e si è sbronzato già di prima mattina, ma ha resistito eroicamente fino alla fine della festa. Mia madre, invece, si era cucita da sola un vestito di un azzurro splendente, scelto forse per far dispetto a mio padre.
Ricordo che allora ho riflettuto sulla sua scelta, immaginando nella mia testa che, se si fosse usato quel colore nei semafori, nessuno avrebbe potuto azzardarsi a dire di non averlo notato. Ho anche confidato la mia riflessione a mia madre, la quale ha reagito tirandomi addosso la paletta per raccogliere la spazzatura. L’idea che il dono dell’umorismo e la capacità di accettare critiche sul look non fossero le doti principali della parte femminile del ramo aristocratico dei Budrea è stata in seguito confermata dalla scodella di minestra che Geta mi ha scagliato contro quando ho osato farle notare che la sua pelliccia avrebbe suscitato l’invidia di tutta la comunità dei ratti di Balta Sărată.
Con mio grande stupore, l’abito di mia madre ha ricevuto molteplici apprezzamenti dagli altri convitati e, soprattutto, dalle donne, tutte vestite per non far sfigurare la bellezza e l’eleganza di mia sorella.
Il matrimonio di mio fratello è stato addirittura più spettacolare. Non ho ancora capito se le sarte di Craiova fossero specializzate nella produzione di paralumi per il campionato mondiale di kitsch oppure se ero io a non comprendere la loro eleganza. Dopo la festa, tutti i miei compagni di scuola mi hanno chiesto ragguagli sul menù, aspetto particolarmente rilevante nella Romania degli anni ottanta, quando tutti avevamo perennemente fame. Gli ho raccontato che c’erano abat-jour ripiene di involtini e ortaggi in salamoia alcolica: una descrizione elegante e allo stesso tempo realistica delle coppie invitate. Vado ancora fiero di questa battuta, neanche avessi tredici anni.
Dopo i due matrimoni, mia madre avrà usato il suo abito azzurro per fare altri vestiti almeno una decina di volte. Doveva mantenere una famiglia insieme a un alcolizzato, una famiglia che contava anche qualche parente molto povero e che senza di lei sarebbe morto di fame. Alla fine l’ha perfino trasformato in un abito da lavoro. Per fortuna a me ha risparmiato pantaloni o camicie fatti con quella stoffa lucente, nonostante la sua passione per l’attività sartoriale e la convinzione che la macchina da cucire di casa dovesse essere costantemente in azione. Ancora oggi, in preda ai suoi tipici attacchi di laboriosità, mia madre continua a confezionare biancheria ricamata da corredo di cui certi cantanti di manele andrebbero sicuramente molto fieri.

(Traduzione di Michaela Topala)
Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale romeno Dilema Veche.

mercoledì 1 agosto 2018

La felicità di Rică e Pavel in Svezia (2) - Valeriu Nicolae



La sera abbiamo giocato a calcio, a basket e a ping pong con gli altri bambini. Anche se hanno alle spalle storie di vita terribili (guerre, abusi sessuali, lavoro forzato, carcere, violenze), tutti i ragazzi sono felici di poter giocare insieme. Pavel è decisamente il protagonista, perché a pallone va meglio di tutti gli altri.
In campo ci sono anche tre vecchietti, tra cui io. Per sbaglio faccio un fallo a uno di loro. Ma ci mettiamo subito a ridere e continuiamo a giocare. Scalzi. Esattamente quarantott’ore più tardi, durante una cena elegante, vengo a sapere che è uno tra i più ricchi uomini svedesi.
L’albergo è sensazionale. Non sono stato mai in un posto così bello. Non è particolarmente lussuoso, ma è arredato con un gusto impeccabile e dà l’impressione di essere a casa. I proprietari sono molto alla mano e si comportano meravigliosamente con Rică e Pavel.
I bambini sono ancora un po’ stupiti per quello che stanno vivendo. Mangiano felici tutto quello che gli viene offerto. Mia nonna minacciava sempre di farmi il sedere a strisce se mi avesse scoperto a rubare qualcosa, ma allo stesso tempo mi diceva di non rifiutare mai ciò che mi veniva offerto. A quanto pare non sono stato l’unico a ricevere consigli del genere.
La mattina comincia con una passeggiata in riva al lago. Pavel è meravigliato dalle cataste di legno lasciate incustodite. È tutto incredibilmente pulito e il fatto che una macchina passi a lavare le strade sembra quasi uno spreco di soldi. È pieno di anatre, oche e cigni e c’è un silenzio incredibile.
Il castello della signora regina è pieno di quadri. Penso che forse una maggiore varietà genetica non avrebbe guastato, se non altro perché la maggior parte delle opere esposte potrebbe essere usata nelle terapie di shock. I mobili di mogano, il letto imperiale, le torri di difesa, lo stato assolutamente perfetto in cui si trova l’edificio, che ha più di cinquecento anni, lasciano i bambini a bocca aperta.
Robot e cariche pubbliche
Il protocollo è molto rigido e gli organizzatori sembrano impauriti dai gruppi di visitatori un po’ più scuretti della media, soprattutto quando ci perdiamo nelle stanze dell’enorme castello. Facciamo rapidamente amicizia con il gruppo del Sudafrica, che arriva dalla township di Città del Capo. Cantano in modo assolutamente formidabile e hanno un ritmo incredibile. Pavel è entusiasta di portare vestiti simili ai loro e del fatto che gli fanno suonare i loro djembé quando ne ha voglia. Rică è una vergogna per il suo popolo: non ha nessun senso musicale. Il giorno dopo, tuttavia, si prenderà la rivincita dimostrando di saper lavorare il legno molto meglio di tutti gli altri.
La cerimonia dura quasi un paio d’ore. La regina sembra un’ammiratrice del presidente romeno Klaus Iohannis. O forse ha solo seguito lo stesso processo di robotizzazione a quanto pare necessario per chi svolge cariche pubbliche. Quando ci consegna il premio ci facciamo delle foto con lei: il risultato è piuttosto divertente, soprattutto perché ho il premio proprio nella mano che tengo dietro alla regina. Il giorno dopo un amico gira un video favoloso in cui sembro un super figo. Lo faccio vedere agli svedesi. Anche loro si mettono a ridere a crepapelle.
La sera giochiamo di nuovo insieme, nella palestra della scuola di Mariefred. È una scuola vecchia di qualche centinaio di anni, ma sembra messa molto meglio di qualsiasi istituto romeno.
Rică decide che vuole far vedere agli altri come si pesca con le mani. I bambini cominciano a mischiarsi, nonostante le difficoltà di comunicazione. Arriviamo in albergo dopo le undici di sera. Rică e Pavel hanno stampato in faccia un sorriso a 32 denti: non li ho mai visti così felici. Si addormentano all’istante. Sono morto di stanchezza e mi addormento presto anch’io. Ma non prima di aver sentito Rică ridere nel sonno.

martedì 31 luglio 2018

Una classe di bambini rom in visita alla regina di Svezia (1) - Valeriu Nicolae


“Stiamo andando a incontrare la regina di Svezia!”. Il signore dell’aeroporto guarda Rică come fosse l’incarnazione bruna dell’ultimo modello di Boeing Dreamliner. Rică mostra un sorriso a trentadue denti. Anche Pavel sorride. Entrambi hanno poco più di 14 anni ma me dimostrano 12. Sono belli come il sole, ma è evidente che non sono proprio dei romeni etnicamente puri.
L’uomo sembra preoccupato. Poi guarda me. Mi sorride. Mi stringe la mano e si complimenta per quello che faccio. Mi dice che legge i miei articoli. La cosa mi imbarazza. Passiamo rapidamente il controllo passaporti. I bambini spalancano gli occhi increduli per la gente che incontrano, per l’eleganza del posto. Poi se la svignano e si piazzano davanti a una finestra a guardare gli aerei. Rimangono appiccicati al vetro per almeno mezz’ora.
Il viaggio in aereo è un’avventura. Rică e Pavel sono eccitati per quanto va veloce l’aereo ed entusiasti alla vista delle nuvole. A un certo punto si addormentano. Li sveglio poco prima di atterrare a Stoccolma. Sono impressionati e incuriositi da tutto e mi fanno decine di domande, alle quali devo per forza rispondere.
Ad aspettarci c’è una decina di bambini biondi che sventolano una bandiera della Romania e una della fondazione World’s children’s prize, che ha organizzato il nostro viaggio. Vogliono farsi le foto insieme a noi. Pavel scherza e mi dice che probabilmente mi hanno confuso con il cantante Florin Salam.
Viaggiamo per una novantina di minuti sull’autostrada, a bordo di un furgoncino Mercedes che ha il cambio automatico, come mi fa notare Rică in continuazione. I bambini fanno a gara a indovinare i modelli e le marche delle macchine che vedono per strada. Gli racconto della Volvo e parliamo di automobili. Pavel si annoia e chiede della musica, ma rimane un po’ deluso quando scopre che qui che non hanno il manele.
Passiamo vicino a Stoccolma e il panorama li lascia a bocca aperta.
Arriviamo a Mariefred. La cittadina sembra uscita da una favola. È pieno di oche e di anatre e Rică, che ha vissuto gran parte della sua vita nel parco di Vacareşti, alla periferia di Bucarest, rimane abbastanza stupito del fatto che nessuno pensi a organizzare una grigliata. Sul lago, più lontani, si vedono anche parecchi cigni, ma la cosa lo lascia indifferente. Le anatre, invece, sono proprio sul sentiero dove camminiamo noi.
Anche il palazzo sembra ritagliato dai cartoni animati, come osserva Pavel. Mi chiedono se nel canale che circonda il castello ci sono gli squali e i coccodrilli. Perfino l’albergo dove alloggiamo sembra finto: è una casetta di legno, con l’interno arredato come una vecchia casa svedese e tutte le comodità del caso, il tutto concepito con grande raffinatezza.
Dopo aver mangiato quanto tre famiglie svedesi, i bambini si addormentano profondamente. Ci svegliamo alle sei e mezza di mattina. Alla colazione finiscono tutto il pane e rimangono colpiti da quanti tipi di marmellate e succhi di frutta abbiamo a disposizione, anche se sono un po’ delusi perché sono tutte naturali.
Una scuola normale
Andiamo a visitare una scuola e lì ho uno shock assoluto. Circa centocinquanta bambini ci aspettano come fossimo la reincarnazione degli Abba. I piccoli hanno già parlato di noi in classe e sanno quello che facciamo. Ci fanno un sacco di domande, poi giochiamo a pallone, a basket, a ping pong e infine cantiamo. A dire il vero canta solo Pavel: quello che facciamo io e Rică non si può definire tale.
I bambini svedesi parlano inglese in modo incredibile. Chiedo se si tratta di una scuola privata o per ricconi. Mi rispondono che è una scuola di quartiere, assolutamente normale.
I servizi e le strutture sono stupefacenti. Sala da musica, atelier per la lavorazione del legno, studio d’arte, laboratorio di cucito. Ogni ventisei bambini ci sono due insegnanti e due assistenti. Gli scolari stanno in calzini, tutti seduti per terra. Lavorano su pc portatili, utilizzando ogni sorta di gioco educativo. Hanno perfino un ambulatorio medico che farebbe invidia alle migliori cliniche private di Bucarest.
Anche la mensa potrebbe passare per un ristorante di buon livello da noi in Romania. Ci sono due tipi di bevande: acqua e latte. Il menù include verdure, pesce, zuppe e un piatto cinese. Non hanno dolci, ma in compenso c’è la frutta.
In serata torniamo a Mariefred. Veniamo fermati da decine di bambini e adulti che vogliono congratularsi con noi. Le anatre non ci chiedono niente, ma da come sono andate le cose finora non ci sorprenderemmo se anche loro volessero scattarsi un selfie con noi. Le nostre avventure in Svezia non finiscono qui, ve ne parlerò anche nel prossimo pezzo.
(Traduzione di Mihaela Topala)