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sabato 17 ottobre 2026

Ari: «Nuovi OGM, a rischio i distretti italiani delle sementi: Emilia-Romagna e Marche le regioni più penalizzate»

La decisione europea di deregolamentare i nuovi OGM, eliminando tracciabilità ed etichettatura, mette a rischio la conservazione delle sementi ed espone gli agricoltori ai ricatti delle multinazionali: è l’allarme lanciato dall’Associazione Rurale Italiana.


La decisione europea di deregolamentare i nuovi OGM, eliminando tracciabilità ed etichettatura, mette a rischio la conservazione delle sementi ed espone gli agricoltori ai ricatti delle multinazionali: è l’allarme lanciato dall’Associazione Rurale Italiana.

«Le nuove norme europee, che entreranno in vigore nel 2028, consentiranno di moltiplicare senza tracciabilità le piante cosiddette NGT (cioè ottenute con le nuove tecniche genomiche), che non saranno più distinguibili dal seme convenzionale e biologico di cui l'Italia è grande produttore» spiega Antonio Onorati del direttivo di Ari.
Nel nostro paese sono circa 275.000 gli ettari su cui si riproducono i semi, con un export che vale 559 milioni di euro (dati 2025) e circa 30.000 aziende agricole coinvolte. «Il rischio maggiore si concentra in Emilia-Romagna e Marche, ma riguarda anche Toscana, Puglia, Molise, Basilicata, Umbria e Abruzzo» spiega Onorati.
 
Emilia-Romagna
In questa regione si ha il 22% di tutta la moltiplicazione nazionale, in particolare nelle province di Ravenna, Ferrara, Bologna e Forlì-Cesena, con una preponderanza di colture come bietola, mais, erba medica e orticole.
 
Marche
È la prima regione per riproduzione di semi di erba medica (39%, oltre 15.000 ettari) e seconda per trifoglio alessandrino; seguono le orticole. Le provincie maggiormente interessate sono quelle di Pesaro e Urbino, Ancona e Macerata.
 
Toscana            
È la prima regione per la riproduzione di semi di trifoglio alessandrino e le provincie più a rischio sono quelle di Siena e Pisa.
 
Puglia e Molise            
Sono la seconda e quarta regione per sementi orticole e aromatiche (rispettivamente 10.300 e 4500 ettari); i semi di trifoglio rappresentano un mercato consistente nelle provincie di Foggia e Campobasso.
 
Basilicata, Umbria e Abruzzo
In queste regioni si ha soprattutto riproduzione di semi di erba medica e trifoglio alessandrino, nelle provincie di Matera, Potenza, Perugia, Teramo e Chieti.
 
Nelle regioni menzionate «si moltiplicano soprattutto specie a impollinazione incrociata  (erba medica, trifogli, bietola, mais, cipolla, cavoli, ravanello), che scambiano polline anche a grande distanza e quindi sono estremamente esposte al rischio di contaminazione da nuovi OGM – sottolinea Onorati - Per le NGT di categoria 1 il regolamento non prevede metodi di rilevamento né etichettatura su prodotti e raccolti; solo il sacco delle sementi porta la dicitura “cat. 1 NGT” al momento dell’acquisto, ma viene escluso l'obbligo di notifica preventiva all'esportazione, tipicamente previsto per gli OGM transgenici. Peraltro le nuove norme stabiliscono che la presenza accidentale nel biologico di questi semi modificati geneticamente “non costituisce una non conformità”; dunque, nemmeno per il biologico ci saranno più garanzie. E il danno commerciale resta tutto sulle spalle degli agricoltori».
 
Ci giochiamo l’export e il biologico
Il 38,5% dell'export extra-UE italiano di sementi «va a paesi che vietano o controllano gli OGM, come Turchia, Algeria, Marocco, Serbia, Cina e Iran – spiega ancora Onorati – Per esempio, l'Italia realizza da sola il 52% dell'export extra-UE di seme di erba medica, il primo cliente è la Turchia, che prevede tolleranza zero per OGM vecchi e nuovi. Quindi, con la contaminazione che arriverà, ci giocheremo una grande fetta di mercato delle esportazioni. Enorme poi il danno che si causa al biologico, per il quale la moltiplicazione dei semi è quadruplicata in dieci anni».
 
Le richieste di Ari alle Regioni
L’Associazione Rurale Italiana avanza una serie di richieste alle Regioni italiane affinché si contenga l’enorme rischio a cui l’agricoltura italiana è esposta:
- azioni per una moratoria nell’applicazione del Regolamento NGT;
- divieto di vendita di sementi NGT di categoria 1 nella regione;
- obbligo per le ditte esportatrici di notifica per l’export secondo il protocollo di Cartagena.

da qui

mercoledì 24 giugno 2026

Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati - Lorenzo Consoli


Abolite la valutazione di rischio, la tracciabilità e l’etichettatura obbligatorie

Il 17 giugno, a Strasburgo, la plenaria del parlamento europeo ha approvato, a larga maggioranza, la nuova normativa che deregolamenta una parte degli Organismi geneticamente modificati (Ogm), in particolare per le piante, introducendo una classificazione specifica per le Nuove tecniche genomiche (Ngt). Così come per l’altro regolamento, votato lo stesso giorno, sui rimpatri dei migranti a cui è stato rifiutato l’asilo nell’Unione, anche nel caso delle Ngt la nuova normativa si basa su una finzione semantica, che consente poi una finzione giuridica: le piante geneticamente modificate con l’uso delle Ngt “non sono Ogm”, e quindi non devono essere regolamentate come tali, così come i “rimpatri” (ritorno nel Paese di origine) possono essere in realtà vere e proprie deportazioni (i migranti possono essere trasferiti in Paesi terzi con i quali non hanno alcun legame: vedi qui).

In più, in Italia, dove nei decenni scorsi le organizzazioni agricole, le organizzazioni ambientaliste e i consumatori si erano opposti con successo al tentativo di introdurre le coltivazioni e gli alimenti geneticamente modificati nei campi e nei supermercati, il termine “Nuove tecniche genomiche” non è stato considerato sufficientemente appropriato e convincente per cambiare la percezione dell’opinione pubblica. Le organizzazioni agricole e il governo, ora risolutamente favorevoli alle Ngt, avevano bisogno di eliminare del tutto anche il riferimento alla genomica, perché evoca il sospetto (assolutamente fondato) che comunque è di Ogm che si parla, per quanto con alcune caratteristiche nuove. Così, è stato inventato e promosso il termine “Tecniche evolutive assistite” (Tea), prontamente accolto da quasi tutta la stampa nazionale.  

Per smontare questa manipolazione delle parole, basta leggere con attenzione il testo del “regolamento che deregolamenta” gli Ogm ricavati mediante le Nuove tecniche genomiche: l’articolo 3 definisce chiaramente le “piante Ngt” come “piante geneticamente modificate ottenute tramite mutagenesi mirata o cisgenesi”. Piante geneticamente modificate, dunque, senza ombra di dubbio, nonostante le affermazioni di ministri e organizzazioni agricole secondo cui “non si tratta assolutamente di Ogm”.  

Come funziona la deregolamentazione? Le Nuove tecniche genomiche (o Tea) sono definite secondo due gruppi distinti, Ngt1 e Ngt2, sulla base di un principio difficilmente giustificabile dal punto di vista scientifico: una soglia numerica. Le Ngt1, che non saranno più sottoposte alla regolamentazione Ue per gli Ogm, devono includere non più di venti modifiche genetiche complessive nel genoma della pianta, e gli inserimenti di nuovo Dna non devono superare la lunghezza di venti coppie di basi. Le Ngt2, invece, non dovranno rispettare queste condizioni, e saranno considerate a tutti gli affetti come degli Ogm, a cui continuerà ad applicarsi pienamente tutta la regolamentazione europea pertinente. Le differenze di trattamento normativo sono sostanzialmente tre: gli Ogm prodotti con le Ngt1 non dovranno più essere approvati con una procedura di autorizzazione europea, basata su valutazioni di rischio preventive, e non saranno più sottoposti agli obblighi né di tracciabilità né di etichettatura. Resterà, tuttavia, il divieto di usare le Ngt1 nell’agricoltura biologica.

Ma se le Ngt sono comunque delle nuove tecniche di manipolazione genetica delle piante, in che cosa differiscono dal modo in cui vengono prodotti in laboratorio gli Ogm tradizionali? Le differenze sono sostanzialmente due.

La prima è che nelle Ngt non può essere più usata la “transgenesi”, ossia l’introduzione, nel Dna della pianta che si vuole modificare, di tratti genetici provenienti da specie diverse da quella a cui la pianta stessa appartiene. Un caso concreto di cisgenesi (la sperimentazione è in corso in Italia), per esempio, è quello della “Gala Plus”, in cui si introduce nelle mele della popolare varietà Gala un gene della mela selvatica (della stessa specie, quindi), che rende la pianta meno suscettibile alla ticchiolatura, una grave malattia fungina. La cisgenesi può avvenire inoltre “tagliando” uno o più geni dal Dna della pianta, usando una “forbice molecolare” (chiamata Crispr/Cas9), che permette di rimuovere o sostituire porzioni specifiche del genoma in modo mirato. Esiste tuttavia il rischio che questa forbice molecolare agisca anche su geni diversi da quelli che si vogliono rimuovere (effetto “off-target”, o fuori bersaglio). È una delle principali sfide scientifiche di questa nuova tecnologia, che è stata premiata dal Nobel per la Chimica nel 2020.

La seconda differenza è che le Ngt, come dice il nome, utilizzano la genomica, la nuova tecnica che permette di mappare con precisione l’intero genoma, localizzando i geni nella loro posizione lungo i cromosomi. Da questo punto di vista, le Ngt applicano tecniche molto più precise di quelle degli Ogm tradizionali, che erano il frutto di modifiche introdotte senza sapere esattamente dove i nuovi tratti genetici si sarebbero inseriti nel genoma. Resta comunque il fatto che le Ngt possono continuare a usare la tecnica tradizionale del “bombardamento” della pianta da modificare in laboratorio, con microparticelle rivestite con i tratti di Dna che si vuole inserire nella pianta stessa.  

In entrambi i casi, nonostante la maggiore precisione, resta sempre la possibilità che le modifiche genetiche generino effetti imprevisti (unintended effects), come per i vecchi Ogm. Questi effetti possono essere negativi per le stesse piante geneticamente modificate, oltre che per quelle convenzionali, per l’ambiente e la biodiversità, o per i consumatori e la loro salute. Il fatto che le piante classificate come Ngt1 non debbano sottostare agli obblighi di tracciabilità ed etichettatura rischia di rendere irreparabili gli eventuali effetti negativi imprevisti, a causa della difficoltà di identificare questi Ogm nei campi e sugli scaffali dei supermercati. E questo in palese contraddizione con i “princìpi della precauzione e dell’azione preventiva”, sanciti dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.  

Infine, alcuni dati positivi. Nel processo co-legislativo, il parlamento europeo è riuscito a introdurre alcune importanti eccezioni, che limitano parzialmente il possibile danno di questa deregolamentazione. Innanzitutto, la clausola secondo cui saranno automaticamente escluse dalla categoria Ngt1 due tipi di piante geneticamente modificate: quelle resistenti agli erbicidi (quasi tutti gli Ogm coltivati oggi nel mondo appartengono a questa categoria) e quelle che producono al proprio interno sostanze insetticide. In entrambi i casi, sono già emersi rischi importanti, come il trasferimento alle piante infestanti di geni tolleranti agli erbicidi e l’esposizione di farfalle e impollinatori agli insetticidi “interni” delle piante Ogm.

La seconda clausola importante è un obbligo parziale di etichettatura, limitato alle sole sementi delle piante Ngt1. Questo per consentire agli agricoltori biologici di evitarle, rispettando il divieto d’uso previsto per loro dal regolamento. Non sono stati adottati, invece, gli emendamenti con cui una parte del parlamento europeo avrebbe voluto mantenere comunque l’obbligo generale di tracciabilità e di etichettatura degli Ogm prodotti con le Ngt1. 

da qui

mercoledì 4 giugno 2025

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE A PARMA CONTRO I NUOVI OGM E NON SOLO

Di Gruppo No-OGM


Cambiare il Campo è un gruppo di attiviste e attivisti, contadine e contadini, di diverse zone d’Italia, provenienti da diverse realtà, gruppi, collettivi e associazioni, rurali e cittadine che lavorano per unire le forze e per difendere e sviluppare i sistemi agroecologici di produzione, distribuzione e consumo del cibo.

Ci rivolgiamo a contadine e contadini, consumatrici e consumatori, associazioni, gruppi d’acquisto, comunità di supporto dell’agricoltura, empori solidali, aziende e cooperative, tecnici agricoli, ricercatrici e ricercatori responsabili, per costruire un’opposizione comune contro l’avanzare dei nuovi OGM (TEA, NBT, NGT).

Diciamo SÌ all’agricoltura contadina agroecologica, diffusa sui territori, di prossimità e svincolata dal capitale finanziario, che produce un cibo sano, non inquina e non distrugge l’ambiente.

Diciamo SÌ al favorire la rigenerazione naturale della biodiversità, alla conservazione del suolo e dell’acqua, vere ricchezze delle comunità ed efficaci difese dalle avversità.

SÌ al fondamentale diritto dei contadini e delle contadine di conservare, riprodurre, selezionare partecipativamente e scambiare liberamente le proprie sementi.

Diciamo SÌ all’autodeterminazione alimentare, alla costruzione di reti di piccola scala basate su relazioni di solidarietà e mutualismo, a sostegno dell’agricoltura contadina, col lavoro della terra in autogestione collettiva, non schiava delle leggi di mercato.

Sosteniamo le realtà contadine, preservandole dalla scomparsa ed incentivando il ritorno alla terra per l’agroecologia in contrapposizione alle multinazionali dell’agricoltura e dell’alimentazione industriale.

Diciamo NO all’agricoltura 4.0 e alle altre soluzioni tecnoindustriali per la sperimentazione, la coltivazione e la deregolamentazione degli organismi geneticamente modificati: TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), NBT (New Breeding Techniques) o NGT (New Genetic Techniques), tutti nuovi nomi per nascondere quel che già ci fu propinato e contro i quali lottammo con successo 30 anni fa, i vecchi OGM.

Diciamo NO al cibo prodotto in laboratorio, non vogliamo essere le cavie di questa deriva scientista!

Diciamo NO al saccheggio e alla distruzione dei beni ambientali, alla “digitalizzazione” dell’attività agricola, sempre più dispendiosa, inquinante ed energivora.

Non possiamo rimanere indifferenti al perpetrarsi dell’ennesima soluzione tecnologica per risolvere problemi provocati proprio da tecnologie e metodi chimico-industriali.

Forti interessi lobbistici condizionano la politica, l’informazione e i grandi sindacati agricoli, le molteplici agenzie per la sicurezza alimentare, ambientale e per lo sviluppo agricolo, nonché gran parte della ricerca pubblica e privata.

La violenza operata dai sistemi di potere e la loro indifferenza per la salute pubblica è sempre più evidente e opprimente sulle nostre vite.

Ci ritroveremo a Parma, dove ha sede l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che sta giocando un ruolo importante nei processi di deregolamentazione dei nuovi OGM e di manipolazione genetica di piante e animali.

A Parma dove ha sede l’azienda biologica Podere Stuard, attualmente al centro dell’allarmante situazione che la vede protagonista della sperimentazione in campo di pomodori geneticamente modificati.

Vi invitiamo ad una partecipazione popolare: fermare l’avanzata dei nuovi OGM che minacciano ambiente, sistemi alimentari e salute pubblica è cosa urgente !

SABATO 14 GIUGNO 2025, VIENI A PARMA!

Faremo un corteo e ci sarà cibo, musica, teatro e performaces.

Ritrovo alle ore 15:30 davanti alla Stazione FS, piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, per muoversi attraverso la città fino al Parco Ex Eridania.

CAMBIARE IL CAMPO!

Per la Convergenza Agroecologica e Sociale

Per informazioni, passaggi ed eventuale ospitalità a Parma scrivi a

no-ogm@cambiareilcampo.org


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martedì 21 maggio 2024

Dobbiamo fermare i nuovi OGM - Riccardo Troisi

 

In trent’anni di storia, non hanno mantenuto le promesse di sfamare il mondo o arricchire gli agricoltori. Eppure sono nuovamente qui, alle porte d’Europa, dopo essere stati respinti da consumatori e movimenti sociali. Gli organismi geneticamente modificati vengono oggi promossi come risposta al cambiamento climatico e alla crisi dell’agricoltura da multinazionali, governi, organizzazioni di categoria e scienziati in conflitto di interessi. Mentre si profila un cambiamento irreversibile, un libro appena uscito offre spunti per opporsi ai nuovi OGM

 

L’emersione di nuove tecniche di ingegneria genetica, le cosiddette New genomic techniques, ha portato le istituzioni europee a proporre la deregolamentazione dei nuovi OGM che ne derivano. Con gravi pericoli per ambiente, salute e diritti. Stefano Mori e Francesco Panié, del Centro Internazionale Crocevia, lo raccontano in un’analisi approfondita che mette in luce pericoli, retroscena e interessi. Il libro, intitolato: “Perché fermare i nuovi OGM”, esce in libreria per Terra Nuova Edizioni il 22 maggio.

«Con la falsa pretesa che si tratti di biotecnologie meno invasive, un blocco di interessi consolidati tenta di far passare una supposta equivalenza tra prodotti di laboratorio e piante coltivate nei campi» scrivono Panié e Mori.

 

Il libro arriva proprio nel corso di una mobilitazione che vede, in Italia e in Europa, movimenti contadini e associazioni del biologico impegnati nel contrastare la deregolamentazione europea, che cancellerebbe gli obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio per i nuovi OGM. Ribattezzate in Italia con il rassicurante nome di Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), le “nuove” biotecnologie per la modificazione genetica sono sperimentate per la prima volta in un campo prova in provincia di Pavia, dove un riso geneticamente modificato potrebbe arrivare sulle tavole degli italiani senza etichetta e contaminare i campi degli agricoltori circostanti se andrà in porto il tentativo di deregulation. Gli stati infatti non potranno più nemmeno vietare i nuovi OGM sul loro territorio.

Un’operazione rischiosa per molti motivi: uno di questi è la sicura biocontaminazione dei campi non geneticamente modificati, che porterebbe nientemeno che alla fine dell’agricoltura biologica, incapace di garantire filiere libere da OGM. Altro potenziale problema viene dagli effetti collaterali delle biotecnologie di modificazione del genoma, che secondo l’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare potrebbero perfino portare le piante a produrre tossine e allergeni non previsti. Nuove tecnologie, vecchi problemi verrebbe da dire.

Cosa racconta “Perché fermare i nuovi OGM”

Dopo il fallimento degli OGM di prima generazione, raccontato nel primo capitolo, «si tenta oggi di aggiornare la narrazione, promettendo nuovi OGM indistinguibili dai prodotti dell’agricoltura contadina, e che si vorrebbe quindi far arrivare sulle nostre tavole senza più valutazione del rischio, né tracciabilità né etichettatura, oggi obbligatorie per legge» spiegano gli autori. 

Il secondo capitolo smonta ogni pezzo «di questa grande menzogna, che ha lo scopo di radere al suolo il principio di precauzione, realizzando appieno il sogno di imprese multinazionali, governi conniventi e biotecnologi in cerca di gloria e finanziamenti» si legge nell’introduzione del volume.

Il terzo capitolo è dedicato «a raccontare l’evoluzione che le scienze della vita stanno attraversando, in un tentativo di estendere il dominio sui sistemi alimentari dichiarando l’uguaglianza tra natura e tecnica, tra biotecnologia e agroecologia, secondo una filosofia dell’indistinzione scippata ai movimenti sociali e reinterpretata in chiave estrattiva. Una “santa alleanza”, quella tra scienza e capitale, che vediamo espressa plasticamente nel sistema dei brevetti, il pilastro attorno al quale ruota la possibile deregulation dei nuovi OGM». 

Quarto e quinto capitolo analizzano «la storia e la modalità con cui il brevetto consente l’appropriazione e la privatizzazione della biodiversità agricola e del cibo. La strategia mira a trascinare i contadini sotto l’influenza di un’industria sementiera che, per sostenere la propria continua espansione, non si fa scrupoli a scaricare sulla collettività i rischi di tecnologie pericolose e imprevedibili». 

Che fare, dunque, di fronte a questo mostro silenzioso che trasforma in merce ogni forma di vita, azzannando ogni spazio di autonomia e sputandoci in faccia le scorie? Nel sesto e ultimo capitolo vengono descritte «sul fronte delle pratiche e su quello della lotta politica, le strade che portano verso direzioni emancipative» e che vedono i due co-autori impegnati in una coalizione europea di cui fa parte il Centro Internazionale Crocevia, ONG da decenni schierata insieme ai contadini di tutto il mondo per il diritto alle sementi e contro la proprietà intellettuale sulle risorse genetiche.

 

Un richiamo alla mobilitazione di tutti

«Abbiamo voluto scrivere questo libro per dare una voce sul tema dei nuovi OGM a chi subirà le conseguenze più pesanti di queste tecnologie – spiega Stefano Mori, coordinatore del Centro Internazionale Crocevia – La mancanza di informazione sui nuovi OGM rischia di impedire alle persone di conoscere il peso di una possibile deregolamentazione di organismi geneticamente modificati che finirebbero nei loro piatti e nei campi degli agricoltori. Non possiamo permetterlo.

Da decenni difendiamo l’agroecologia contadina e la sovranità alimentare e attraverso le loro voci abbiamo raccontato quali sono i problemi dei nuovi OGM e quali sono le soluzioni alle conseguenze dei cambiamenti climatici dall’ottica dei movimenti di tutto il mondo».

«Il libro tiene insieme diversi elementi – dettaglia Francesco Panié, responsabile della comunicazione di Crocevia – Intrecciamo il racconto dell’evoluzione storica nel campo della modificazione genetica, con un piano di analisi delle politiche e di denuncia delle relazioni tossiche tra multinazionali, istituzioni e scienziati.

Ma oltre a sviluppare la critica, proviamo anche a offrire degli spunti per cercare altre strade, che portino verso l’agroecologia e i diritti dei contadini alle sementi, fermando la brevettazione del vivente e la contaminazione dei campi e dei corpi». 

Intrecciando storia della biologia, inchiesta giornalistica e testimonianze dai movimenti, il libro accende una luce sugli enormi interessi e le relazioni pericolose tra multinazionali, politica e scienziati che rischiano di compromettere la vera transizione agroecologica, i diritti dei contadini sui semi e quelli dei consumatori a una scelta informata.

da qui

venerdì 25 agosto 2023

Il cavallo di Troia nei campi europei - Fabio Marcelli


L’hanno lasciato fuori dalle mura dietro le quali, per diversi decenni, in Europa s’era riusciti almeno in parte a difendere la bioversità, i saperi e il lavoro contadino, la qualità e la proprietà collettiva dei semi, il cibo sano, l’ambiente e la salute dall’assedio dei giganti del business agrochimico e dalle manipolazioni genetiche. Adesso, però, l’agricoltura e il sistema alimentare europeo rischiano di cedere a un nuovo più subdolo assalto di una deregulation che utilizza le nuove tecniche del genoma (NGT), il maquillage usato per introdurre i “nuovi” OGM, portando nei propri campi agricoli un cavallo di Troia che cela al suo interno il grimaldello per un’ondata di brevetti che serve a privatizzare sementi e varietà di piante, inquinando le coltivazioni esistenti, criminalizzando le resistenze dei contadini e mettendoli a rischio di ritorsioni legali. Le istituzioni dell’Unione Europea danno da tempo ampi segnali di apertura a questo nuovo assalto e a un sostanziale cambio di velocità nella colonizzazione dell’agricoltura continentale. Il governo italiano, quello che aveva cercato in modo goffo di cavalcare l’idea della sovranità alimentare distorcendone completamente il significato, si distingue adesso per la disponibilità a fare da apripista. Abbandona così una ventennale linea di fermezza sui controlli e i principi precauzionali: il recente ddl sulla siccità ha già sdoganato la sperimentazione in campo di nuove varietà vegetali biotech senza alcuna opposizione. Nel segnalare l’utilità dell’ottimo rapporto di Crocevia intitolato “Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina“, l’articolo di Fabio Marcelli rileva le molte importanti contraddizioni che questa irresponsabile apertura alle pressioni e agli interessi dei quattro colossi agrochimici e sementieri mondiali (e di pochi altri soci) trova sul piano politico e giuridico con i trattati, le dichiarazioni e i pronunciamenti esistenti a livello internazionale. Quella che ha preparato l’inganno ispirato alla trovata di Ulisse per aggirare oltre vent’anni di resistenza agli OGM è una macchina da guerra. La macchina che antepone e contrappone l’accumulazione di denaro, profitti e capitale alla difesa della vita, perché poi la bioversità non è altro che la ricchezza della vita sulla terra. Non è mai stato e non sarà facile provare a incepparla, ma avere la consapevolezza che non esistono alternative al provarci e riprovarci è un primo passo importante. Per esempio, duecento milioni di contadini sparsi in ogni angolo del mondo, quelli raccolti nella Via Campesina – prima e dopo Seattle, dove l’opposizione agli Ogm fu uno dei temi fondativi – ci sono andati abbastanza vicino e, in parte, ci sono anche riusciti. Sarebbe sciocco cessare di coltivare la speranza, che per molti versi, poi, è proprio la vita che si difende.


È a tutti evidente il ruolo cruciale dell’agricoltura, settore primario dell’economia, strategico da vari punti di vista, come la sovranità alimentare, la salute e l’ambiente. Basti pensare al suo rapporto, attualmente del tutto negativo e perverso, colla questione ambientale, non solo per gli aspetti tradizionali legati all’abuso di fitofarmaci e pesticidi, ma anche per il suo apporto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità, nonché per costituire lo scenario del più forte e selvaggio sfruttamento della forza-lavoro, spesso di origine migrante e quindi ancora più vulnerabile e ricattabile e infine per l’essenziale problematica dell’alimentazione e quindi della salute di ciascuno di noi.

Da  tutti questi decisivi punti di vista appare essenziale mantenere il controllo sulla produzione agricola mediante un ambito sociale ad esso dedicato che non subisca a sua volta il dominio e le imposizioni della finanza e sia in grado di gestire autonomamente il processo tecnologico che, nel settore in questione più che in altri, presenta aspetti estremamente problematici, che divengono sempre più tali alla luce delle incessanti scoperte che si verificano nell’ambito della biologia e di altri campi della scienza. Adottando tale approccio risulta di primaria importanza la questione dei diritti degli agricoltori, cui è stata dedicata, quasi cinque anni fa, un’importante Dichiarazione adottata nell’ambito delle Nazioni Unite (Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Contadini e di altre Persone che lavorano nelle Aree Rurali – ARI (assorurale.it)).

A fronte di tale sua importanza appare davvero sbalorditivo il disinteresse della classe politica. Mentre per Draghi si trattava dì questione di gran lunga secondaria a fronte delle tematiche attinenti alla finanza e alla difesa, Giorgia Meloni ne ha affidato la cura a Francesco Lollobrigida, il quale per il momento pare essersi limitato a ribattezzare il Ministero di sua competenza in Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. Si sarebbe tentati di ravvisare in questa innovazione terminologica la solita fuffa priva di una qualsiasi sostanza.

Una buona occasione per stabilire se i nostri sospetti siano o meno degni di accoglimento è costituita dall’annosa faccenda degli organismi geneticamente modificati (OGM)  in agricoltura. È infatti evidente a chiunque come l’introduzione, sia pure sotto mentite spoglie, di tali organismi, da tempo agognata da buona parte della politica e delle burocrazie europee a supporto delle imprese sementiere che dominano il mercato globale, significherebbe tra l’altro il definitivo abbandono di ogni sovranità alimentare, consegnando il controllo delle sementi, che ne costituisce una delle chiavi fondamentali, alle multinazionali che ne detengono l’esclusiva. Per altri versi è altresì noto come gli OGM presentino varie criticità dal punto di vista ambientale, costituendo una vera e propria bomba a orologeria contro la biodiversità. Non sarà inutile sottolineare, a tale proposito, lo strettissimo legame esistente fra struttura di classe della produzione agricola, con particolare riguardo ai suoi metodi, fattori e strumenti, da un lato, e nocività ambientale della stessa.

 

Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina

Il Rapporto di Crocevia. Con 140 brevetti sui nuovi OGM, le multinazionali sono in prima fila per privatizzare l’agricoltura europea a scapito della qualità del cibo e dei diritti dei contadini

Una lettura istruttiva al riguardo è costituita dal Rapporto a cura dell’organizzazione Crocevia internazionale dal titolo “Vita privata. Come i brevetti sui nuovi OGM minacciano la biodiversità del cibo e i diritti degli agricoltori”, adottato nel giugno 2023 (Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina – (croceviaterra.it)).

Il Rapporto evidenzia come, per aggirare la normativa europea vigente (direttiva 18 del 2001, EUR-Lex – 32001L0018 – EN – EUR-Lex (europa.eu), che prevede una serie di vincoli e controlli in materia, che consistono in valutazione del rischio sulla base del principio di precauzione, tracciabilità e etichettatura dei prodotti qualificabili come OGM, hanno introdotto, alla stregua di cavalli di Troia, le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), le quali, insieme ai prodotti che ne derivano “potrebbero accelerare la già preoccupante concentrazione del mercato sementiero e contaminare campi non coltivati con varietà biotech, realizzando una vera e propria appropriazione indebita della biodiversità contadina e minando alla base la sopravvivenza dell’agricoltura biologica”.

L’esame dei brevetti rilasciati negli ultimi vent’anni in materia di editing genomico consente oggi a Crocevia di affermare come dietro i NGT vi siano in realtà i soliti pochi soggetti multinazionali ovvero le “grandi imprese agrochimiche e sementiere del mondo come Bayer-Monsanto, BASF, Syngenta e Corteva” che “hanno già costruito un cartello europeo per gestire l’offerta di processi e prodotti NGT in regime di oligopolio”. Uno strumento privilegiato per orientare e controllare le attività di ricerca in materia è costituito dagli accordi coi centri attivi in tale campo, che, date le condizioni di sottofinanziamento di tali attività, si sottomettono di buon grado a finanziatori forti come le imprese appena menzionate.

La legalizzazione della coltivazioni di sementi ottenute con NGT comporta varie conseguenze negative, rendendo più difficile e costoso l’accesso alle sementi, mediante l’introduzione del sistema del brevetto al posto di quello della privativa, e determinando altresì un effetto negativo sulla biodiversità mediante la cosiddetta biocontaminazione che impone i vincoli derivanti dal brevetto anche agli agricoltori che subiscano involontariamente la diffusione dei NGT, ad esempio a causa dei fenomeni atmosferici. In tal modo verrebbero gravemente minacciate e colpite le coltivazioni biologiche, rendendo fra l’altro impraticabile il raggiungimento degli obiettivi della stessa strategia europea cosiddetta From Farm to Fork. Inoltre l’introduzione dei NGT consentirebbe di brevettare i caratteri nativi delle piante aggirando anche il regolamento europeo n. 1829/2003 (LexUriServ.do (europa.eu)).

In conclusione, secondo il Rapporto elaborato da Crocevia, “La diffusione delle NGT può quindi compromettere definitivamente i diritti degli agricoltori a conservare, scambiare, riprodurre e vendere le proprie sementi”.

Si tratta di diritti riconosciuti su base internazionale da parte dell’art. 9 del Trattato internazionale sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA) (Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (fao.org), e dalla  legislazione sementiera italiana. L’art. 9 dell’ITPGRFA in particolare afferma al primo comma che “Le Parti contraenti riconoscono l’enorme contributo che le comunità locali e autoctone e gli agricoltori di tutte le regioni del mondo, in particolare quelli dei centri di origine e di diversità delle piante coltivate, hanno apportato e continueranno ad apportare alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse fitogenetiche che costituiscono la base della produzione alimentare e agricola nel mondo intero”, e al secondo comma precisa che “le Parti convengono che, per quanto attiene alle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, la realizzazione dei diritti degli agricoltori spetta ai governi. In funzione delle proprie esigenze e priorità, ogni Parte contraente deve, se necessario, e salvo quanto previsto dalla normativa nazionale, adottare apposite misure per proteggere e promuovere i diritti degli agricoltori e per garantire, tra l’altro: a) la protezione delle conoscenze tradizionali che presentino un interesse per le risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; b) il diritto di partecipare equamente alla ripartizione dei vantaggi derivanti dall’utilizzazione delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; c) il diritto di partecipare all’adozione di decisioni, a livello nazionale, sulle questioni relative alla conservazione e all’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura”.

Importante anche l’art. 19 della citata Dichiarazione sui diritti dei contadini, che qui vale la pena di riportare integralmente “I contadini e le altre persone che lavorano in zone rurali hanno il diritto alle sementi, in conformità con l’articolo 28 della presente Dichiarazione, che comprende: (a) il diritto alla protezione delle conoscenze tradizionali relative alle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (b) il diritto di partecipare equamente alla ripartizione dei benefici che derivino dall’utilizzo di risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (c) il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle questioni riguardanti la conservazione e l’uso sostenibile di risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (d) il diritto di mettere da parte, utilizzare, scambiare e vendere i semi da loro prodotti o i loro materiali di moltiplicazione; 2. I contadini e le altre persone che lavorano in zone rurali hanno il diritto di mantenere, controllare, proteggere e sviluppare i propri semi e le proprie conoscenze tradizionali. 3. Gli Stati devono prendere delle misure per rispettare, proteggere e soddisfare il diritto alle sementi dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali. 4. Gli Stati devono assicurare che semi di qualità e quantità sufficiente siano a disposizione dei contadini nel periodo più adatto per la semina, e ad un prezzo accessibile. 5. Gli Stati devono riconoscere il diritto dei contadini di affidarsi o ai propri semi, o ad altri semi disponibili localmente e di loro scelta, e il diritto di decidere sulle coltivazioni e sulle specie che desiderano coltivare. 6. Gli Stati devono prendere delle misure appropriate per sostenere i sistemi di sementi dei contadini, e devono promuovere l’agrobiodiversità e l’uso dei semi dei suddetti. 7. Gli Stati devono prendere delle misure appropriate per assicurare che la ricerca e lo sviluppo agricoli includano i bisogni dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali, e per assicurare una loro attiva partecipazione alla definizione delle priorità e nell’effettuazione di attività di ricerca e sviluppo agricoli, prendendo atto della loro esperienza, e devono aumentare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo delle colture e dei semi orfani che rispondano ai bisogni dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali. 8. Gli Stati devono far sì che le politiche sulle sementi, sulla protezione della varietà vegetali e le altre leggi di proprietà intellettuale, i sistemi di certificazione e le leggi sulla commercializzazione delle sementi rispettino e prendano in considerazione i diritti, i bisogni e le realtà dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali”.

Le NGT quindi si configurano come un attentato all’agricoltura biologica e ai diritti dei contadini. Tutto ciò in violazione anche di una sentenza della Corte di giustizia europea che, su richiesta dell’organizzazione contadina francese Confédération paysanne, ha stabilito, nel 2018, che la normativa relativa agli OGM deve applicarsi agli organismi ottenuti per mutagenesi (Organisms obtained by mutagenesis are GMOs and are, in principle, subject to the obligations laid down by the GMO Directive (europa.eu).

La proposta approvata dalla Commissione europea il 5 luglio scorso (https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11592-2023-INIT/en/pdf)  va purtroppo in senso contrario a tale saggia decisione sottraendo alla disciplina vigente per gli OGM le cosiddette NGT ed aprendo le porte anche alla brevettabilità di elementi naturali. Il panorama delle posizioni dei vari Stati europei appare tuttavia alquanto frastagliato al riguardo e non è detto che il Consiglio la approvi senza apportare significative variazioni. Purtroppo il governo italiano, nonostante le dichiarazioni di principio sulla sovranità alimentare, appare schierato nel fronte degli Stati più possibilisti in materia e nel frattempo ha anche aperto le porte alla sperimentazione in pieno campo di questi prodotti.  (Il Decreto Siccità passa alla Camera. I nuovi OGM entrano nei campi italiani – (croceviaterra.it).

Occorre quindi vigilare affinché non si abbia un accoglimento delle richieste delle lobby agroindustriali citate, che comporterebbe, per i motivi accennati, un grave arretramento nella lotta per un’agricoltura sana, da tutti i punti di vista.


Fabio Marcelli è giurista internazionale e Copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia

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giovedì 23 febbraio 2023

TV tedesca attacca Vandana Shiva sugli OGM

Chi acquista biologico lo fa per ottenere alimenti privi di ingegneria genetica e pesticidi e prodotti in modo più ecologico e sostenibile. Il mercato del biologico è cresciuto enormemente negli ultimi decenni e la tendenza è in crescita.

Vandana Shiva promuove il biologico come nessun altro. Da oltre 40 anni è una sostenitrice dell’ecologia e dell’agricoltura biologica. Nell’ottobre 2022 sono state pubblicate le sue memorie “Terra Viva”. Alla fine di novembre è venuta in Germania per presentare la sua autobiografia e assistere alla prima del film documentario sulla sua vita, proiettato nei cinema tedeschi da dicembre. Servizi e interviste con l’attivista ambientale indiana e vincitrice del Premio Nobel Alternativo sono apparsi in numerosi media come WDR e SWR, Hamburger Morgenpost, Badische Zeitung, Münchner Merkur, Deutsche Welle, WELT e Focus.

Solo il portale online “Fact Finder” del gruppo radiotelevisivo tedesco ARD ha colto l’occasione della grande eco mediatica intorno a Vandana Shiva per presentare una versione delle cose tutta sua. Fact Finder dovrebbe servire, secondo la sua stessa definizione, a “raccogliere e correggere fenomeni come la propaganda politica, le voci, le fake news e le mezze verità su Internet” (fonte: Wikipedia). Il 13 dicembre è stato pubblicato l’articolo “L’attivista indiana Shiva: un’icona ecologica dalle opinioni discutibili“, anch’esso piuttosto discutibile, pieno di mezze verità, che, tuttavia, non approfondisce né il documentario né il lavoro di Vandana Shiva.

Fact Finder afferma che la ricercatrice è stata “corteggiata dalla politica per anni” e che diffonde “disinformazione e teorie del complotto”, negando così indirettamente ai nostri politici la capacità di distinguere tra informazioni reali e falsità. Anche il fatto che un busto di Vandana Shiva si trovi nel giardino di Highgrove, la residenza di Re Carlo III, appare sospetto a Fact Finder. Ci si chiede a quale argomentazione dovrebbe servire questa accusa, visto che si tratta solo di uno dei tanti busti di personalità che hanno reso servizi eccezionali alla protezione della natura.

L’ingegneria genetica è meglio della natura?

Quasi tutto l’articolo di Fact Finder è una specie di campagna pubblicitaria a favore dell’ingegneria genetica. Questa viene presentata come la cosa più naturale del mondo, anzi molto migliore della natura stessa, perché riduce l’uso di pesticidi in agricoltura e porta salvezza e benedizione all’approvvigionamento alimentare mondiale. Chiunque la veda diversamente è un ideologo complottista e un romantico senza speranza, questo è il tono di fondo. L’uomo che spinge l’ingegneria genetica come nessun altro in tutto il mondo – Bill Gates – viene presentato come vittima di immagini ostili costruite inconsciamente dagli oppositori ignoranti dell’ingegneria genetica. In generale, tutti coloro che criticano Gates diffondono notizie false, soprattutto Vandana Shiva.

Ma è davvero così? Fact Finder ha davvero raccolto tutti i fatti sull’argomento e confrontato tutte le opinioni e i punti di vista, oppure è stato presentato in modo selettivo solo ciò che rientra nel quadro prefabbricato? Le fonti citate sono indipendenti o finanziate dall’industria? Un’analisi dettagliata dell’articolo di Fact Finder fornisce alcune risposte sorprendenti.

Cotone OGM e suicidi tra i coltivatori indiani

Nel programma culturale dell’ARD “Titel, Thesen, Temperamente” è apparso il 26.11.2022 un ottimo articolo sul film e sul lavoro di Vandana Shiva, che però accusa a sorpresa Vandana Shiva di “falsare la verità” stabilendo un collegamento tra l’introduzione del cotone Bt geneticamente modificato e i suicidi dei coltivatori di cotone indiani. Il rapporto fa riferimento a “statistiche” che lo dimostrerebbero, ma senza citarne la fonte. Fact Finder lo recupera presentando un documento di discussione del 2008 finanziato dall’industria agricola, mentre ignora invece gli studi contrari, così come le dichiarazioni del governo indiano, che confermano apertamente il collegamento. Solo un errore occasionale nelle ricerche? 

“Riso d’oro” geneticamente modificato

Probabilmente no, perché l’articolo continua con l’affermazione che Vandana Shiva e altri attivisti hanno impedito l’uso del “riso d’oro” geneticamente modificato nel Terzo Mondo, negando così ai bambini affamati l’accesso alla vitamina A. Non viene però menzionato il fatto che il riso geneticamente modificato non è né maturo nel suo sviluppo – secondo gli stessi sviluppatori – né rilevante dal punto di vista nutrizionale – secondo nientemeno che la Food and Drug Administration (FDA) americana. In realtà, il ritardo è dovuto a ostacoli politici e brevettuali, ma anche a problemi tecnici. Gli attivisti non c’entrano nulla, come ammette anche uno dei principali scienziati del settore. Non si tratta di una verifica dei fatti che tenga conto di tutte le fonti disponibili, ma di un’opinione.

Meno pesticidi grazie all’ingegneria genetica?

Anche l’affermazione contenuta nell’articolo di Fact Finder, secondo cui l’ingegneria genetica ridurrebbe l’uso di pesticidi, è insostenibile a un esame più attento. Mentre l’uso di insetticidi è diminuito, quello di erbicidi – compreso il Roundup di Monsanto a base di glifosato – è aumentato di molte volte. Entrambi sono cosiddetti prodotti fitosanitari (pesticidi), ma l’uso dei pesticidi è aumentato complessivamente del 7%, come dimostrano alcuni studi, che però non sono stati presi in considerazione nel Fact Finder. E’ stata utilizzata solo una meta-analisi, il cui autore ha contribuito con cinque studi propri – e ha ricevuto sussidi e premi dall’industria alimentare. Una presentazione di questo tipo è unilaterale e non è né neutrale né equilibrata.

Bill Gates e le “teorie del complotto”

Le teorie del complotto sono il filo conduttore dell’intero articolo, che ovviamente cita anche Bill Gates. Non si può evitare di citarlo quando si parla di ingegneria genetica, di business alimentare e del problema della fame nel Terzo Mondo. Ma invece di affrontare la sua influenza e la questione del reale successo dei suoi sforzi e delle loro conseguenze, si brandisce selvaggiamente la clava dell'”ideologia del complotto” e si condanna tutto ciò che tratta criticamente l’argomento. Non una parola sulla ricerca giornalistica internazionale che fa luce sui retroscena del lavoro della sua fondazione, né sui milioni di persone che in tutto il mondo si battono per un’agroecologia senza pesticidi, per la sovranità alimentare e la libertà di scelta nell’ingegneria genetica. Non una parola sul fatto che nell’UE la coltivazione di piante geneticamente modificate è ancora strettamente regolamentata e non trova spazio in Germania dal 2013, anche se la lobby industriale sta cercando di cambiare questa situazione.

Confutazione

In una dettagliata analisi e confutazione preparata dall’editore dei libri di Vandana Shiva, vengono elencati tutti i punti che l’articolo di Fact Finder avrebbe dovuto chiarire e soppesare, se avesse lavorato in modo oggettivo e pulito. Oltre a ulteriori studi, fonti e articoli di fondo, vengono citati anche altri format di ARD che, in precedenti contributi su questi temi, hanno presentato affermazioni opposte. Ci si chiede quindi cosa abbia spinto Fact Finder a produrre un’opera fatta di parzialità, unilateralità e negligenza, che viola anche i diritti personali di Vandana Shiva. Citiamo dal riassunto della confutazione:

“Questo articolo di Fact Finder si concentra in gran parte su critiche infondate e confutabili a Vandana Shiva come persona, senza affrontare tecnicamente il suo lavoro. Sono state utilizzate solo fonti legate alle industrie e/o non qualificate, senza opinioni indipendenti, punti di vista diversi o controargomentazioni. Le dichiarazioni di Vandana Shiva sono state estrapolate dal contesto o distorte e i fatti sono stati travisati”.

Lontano da un’analisi obiettiva dei fatti

L’articolo di Fact Finder – che si autodefinisce “team di verifica dell’ARD” – è ben lontano da un’analisi obiettiva dei fatti, è scritto in modo tendenzioso e muove accuse gravi che non sono tuttavia credibilmente fondate. Ciò non può in alcun modo essere giustificato dalla libertà di stampa o di opinione, tanto più che si tratta di un cosiddetto fact check.

Sembra quasi che Fact Finder voglia prendere due piccioni con una fava: il discredito dell’intero movimento biologico e un’assoluzione per l’ingegneria genetica, ancora molto controversa, compreso il suo più grande investitore, Bill Gates. Ci si poteva aspettare di meglio da un mezzo di comunicazione del servizio pubblico che si impegna per un giornalismo indipendente, critico ed equilibrato. Tanto più che, secondo il rapporto del quotidiano Frankfurter Allgemeine, Faktenfinder ha già sbagliato i calcoli in passato ed è stato ammonito legalmente da parte di un tribunale. Fact Finder, quo vadis?

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid.

Revisione di Anna Polo

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martedì 13 dicembre 2022

I magnati del cibo - Silvia Ribeiro

Le minacce del governo degli Stati Uniti di avviare una procedura contro il Messico nell’ambito del T-MEC [Tratado México-Estados Unidos-Canadá, l’accordo commerciale che ha sostituito il Tratado de Libre Comercio de Norteamérica – TLCAN, NAFTA in inglese] per garantire che si continui ad importare mais transgenico e ad utilizzare il glifosato sono una difesa del diritto delle multinazionali degli agrotossici e delle sementi transgeniche di avvelenare le persone e contaminare i semi nativi, il suolo e l’acqua. Come stabilito dal Tribunale Permanente dei Popoli – Capitolo Messico, questo tipo di accordo commerciale è stato uno strumento chiave per l’abuso di potere che si è verificato per vari sessenni, “con l’obiettivo di favorire e garantire legalmente la soddisfazione dei privilegi e degli interessi privati di alcune società transnazionali contro i bisogni e le aspirazioni storiche del popolo messicano” (“Sentencia de la audiencia final del Capítulo México del TPP”).

Si tratta di imprese che diventano sempre più potenti attraverso fusioni o acquisizioni e attraverso il controllo di enormi quote di mercato. Il report del gruppo ETC, Food Barons 2022, descrive questo processo con le relative cifre. Mette in luce l’irruzione in tutta la catena agroalimentare di investitori speculativi e giganti tecnologici, che aggravano la minaccia alla salute pubblica e alla sovranità alimentare della catena industriale. Non sono interessati all’agricoltura, al cibo o alla salute, ma solo al profitto.

Venticinque anni fa, il gruppo ETC riferiva che 10 società controllavano il 40% del mercato delle sementi commerciali. Oggi quella percentuale è monopolizzata solo da due società: Bayer (che ha inghiottito Monsanto) e Corteva (fusione di DuPont / Pioneer e Dow). Queste due imprese sono anche quelle che in Messico controllano la maggior parte del mercato delle sementi commerciali di qualsiasi tipo e delle sementi commerciali di mais, circa il 90% del mercato nazionale. Le due imprese che seguono, in ordine di grandezza, nel settore delle sementi sono il Gruppo Syngenta (di proprietà di ChemChina) e BASF. Fra tutte e quattro, controllano più della metà del mercato globale e una parte molto maggiore del mercato messicano.

Sono le stesse imprese che predominano nella vendita di prodotti agrochimici: queste quattro controllano il 62% del mercato globale di agrotossici. Le 10 più grandi, nel loro insieme, monopolizzano quasi completamente il mercato degli agrotossici e dei semi commerciali.

Livelli di alta concentrazione ed enormi quote di mercato si riscontrano anche nel resto della catena agroalimentare industriale, non solo nel settore dei fattori di produzione, ma anche in quelli della genetica animale e vegetale, delle macchine agricole, del commercio e della trasformazione alimentare, dei supermercati. Il documento dell’ETC illustra questi livelli di concentrazione in 11 settori chiave.

I maggiori gestori di investimento a livello globale (BlackRock, Vanguard, State Street) possiedono circa il 25% di molte delle azioni delle principali società della catena agroalimentare, come Corteva (sementi e prodotti agrochimici), ADM (commercio), Tyson (zootecnia e mangimi), Mosaic (fertilizzanti), Pepsico (trasformazione alimentare), Kroger e Walmart (supermercati). Hanno percentuali rilevanti di azioni in tutte le multinazionali della catena agroalimentare.

Un altro fattore riportato nel documento è l’integrazione orizzontale tra imprese, non solo nel proprio settore, ma anche con altri. Questo è importante per capire come funziona la domanda di importazione di mais transgenico in Messico e perché continua a crescere anche se il Messico non ne ha bisogno per soddisfare le sue necessità di cibo. Come spiega Ana de Ita, del Ceccam [Centro de Estudios para el Cambio en el Campo Mexicano – Centro di studi per il cambiamento nel settore agricolo messicano], nei negoziati in vista del TLCAN [Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord], il Messico ha liberalizzato il mercato delle importazioni di cereali, che è passato ad essere controllato da società commerciali transnazionali, come ADM, Cargill, Dreyfus e altre che in seguito si sono fuse con loro, nonché da grandi imprese di allevamento industriale di pollame, suini e bovini. Molte di queste imprese che importano mais in Messico dagli Stati Uniti hanno anche contratti con produttori statunitensi. Alcune hanno anche cominciato a produrre bestiame in Messico, chiudendo così l’anello dei loro profitti, poiché controllano l’offerta e la domanda.

Cargill, ad esempio, è la più grande impresa commerciale di cereali e mangimi al mondo, la terza in ordine di grandezza nella zootecnia e ora la nona nel settore delle bevande e dei cibi processati. Vale a dire che produce mais transgenico (a contratto), è la principale venditrice di mangime per il bestiame e acquista mais per l’allevamento di animali e la produzione di cibo spazzatura. Inoltre, Cargill ha sempre collaborato con aziende sementiere, in particolare Monsanto (ora Bayer) per la produzione di cereali. Anche altre società mettono in atto circuiti di questo tipo o molto simili, ricreando costantemente la presunta domanda di mais da parte del Messico, il che in realtà non è un affare per il Messico, ma per le multinazionali e le grandi imprese zootecniche.

Sono questi gli interessi che il governo degli Stati Uniti difende, a scapito della salute e della sovranità alimentare del Messico. L’annuncio ufficiale di non consentire l’importazione di mais transgenico per il consumo umano è importante. Il problema è che la maggior parte delle importazioni viene fatta da imprese che, sebbene dichiarino di importarlo come mangime per il bestiame, possono dirottarlo per altri usi. Da parte delle comunità e delle organizzazioni si deve continuare ad opporre resistenza contro tutte le forme di semina e di utilizzo di mais transgenico, contro il glifosato e contro gli altri agrotossici.


Fonte: “Barones de la alimentación defienden su derecho a enfermarnos”, in La Jornada, 3/12/2022.
Traduzione a cura di Camminardomandando.


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giovedì 7 aprile 2022

Grano transgenico in Argentina - Fernando Frank

 

(Originale su  Revista Biodiversidad, sustento y culturas #110 )

 

In Argentina è in corso un'intensa discussione riguardo l'approvazione e la diffusione di un grano transgenico: il grano HB4 dell'azienda Bioceres, tollerante all'erbicida glufosinato-ammonio e resistente alla siccità. Ripercorriamo alcuni fatti e prese di posizione con l'obiettivo di avanzare nella comprensione di un conflitto complesso e importante.


Produzione e consumo di grano

A partire da un lungo processo storico l'Argentina di oggi ha un intenso legame con la produzione e il consumo di grano, produce ed esporta grandi quantità di grano e farine: il paese è il quinto esportatore a livello mondiale.

Questa priorità della produzione di grano rispetto ad altre colture risale al modello di agro-esportazione della fine del XIX secolo, agli impulsi della Rivoluzione Verde della metà del XX secolo e a quelli dell'agribusiness dagli anni '90.

L'Argentina ha anche un elevato consumo di derivati della farina di grano. Tale consumo è elevato praticamente in tutte le culture alimentari presenti in ogni territorio del paese e molti milioni di persone consumano derivati del grano tutti i giorni della loro vita. Oltre al pane sulla tavola che accompagna i pasti della famiglia, ci sono molti altri prodotti come spaghetti, pizze, pasta e, sempre più spesso, varie forme di alimenti ultra-processati, soprattutto dolci da forno industriali.
 

I transgenici

L'altra caratteristica storica dell'Argentina è che è uno dei pochi paesi agricoli del pianeta che dedica grandi estensioni di terra, soprattutto le più produttive, alle monocolture transgeniche di soia e mais. Fin dagli anni '90 le aziende hanno sviluppato sementi transgeniche per le principali colture della Rivoluzione Verde: mais, grano e riso. Il rifiuto fu immediato da parte dei consumatori, delle loro organizzazioni e da una parte critica del mondo accademico. La strategia era di evitare il riso, il grano e concentrarsi su soia e mais. Questo perché sia la soia che il mais sono usati principalmente per l'alimentazione animale, nell'industria alimentare e negli agrocarburanti, quindi non utilizzati per l'alimentazione umana diretta, come il grano e il riso.

Oggi, che le imprese sono diventate più potenti sia economicamente sia in termini di influenza diretta sugli organismi regolatori, vale per tutto. E la punta di lancia è ancora una volta l'Argentina. In un contesto di crisi estrema le innovazioni sono presentate come all'avanguardia, mentre in realtà si tratta di pericolosi esperimenti di massa.
I 62 eventi transgenici approvati in Argentina hanno in maggior parte due caratteristiche: tolleranza agli erbicidi e produzione della tossina insetticida Bt.

La massificazione della monocoltura di soia e mais transgenici tolleranti agli erbicidi è avvenuta attraverso il pacchetto di semina diretta. Così come per la Rivoluzione Verde, sono stati utilizzati ibridi e varietà “migliorate”, fertilizzanti di sintesi industriale, pesticidi e macchinari pesanti. Con la semina diretta il pacchetto tecnologico è stato raddoppiato: agli ibridi si sono aggiunti gli OGM, l'uso di fertilizzanti sintetici ha continuato ad aumentare, sono stati aggiunti pesticidi di ogni tipo e l'utilizzo di macchinari come le seminatrici per la semina diretta.

 

La semina diretta ha sostituito l'aratura con erbicidi. Negli anni '90, le aziende sementiere e agrochimiche e l'accademia ad esse collegata hanno presentato questo pacchetto di semina diretta e di transgenici come un modo per ridurre l'uso di erbicidi. Il problema delle erbe infestanti è stato persino considerato risolto e i team di ricerca sull'ecologia delle erbe infestanti sono stati sciolti. Almeno dal 2001, le erbacce tolleranti al glifosato iniziarono rapidamente a colonizzare le coltivazioni transgeniche e l'uso di erbicidi, lontano dal diminuire, è cresciuto in forma esponenziale fino a diventare, oggi, un problema totalmente fuori controllo. Nel contesto di uno stato che non registra l'uso di questi agrotossici, abbiamo pochi dati sul problema. Certo, abbiamo dati di fatturazione delle imprese, e questi mostrano una crescita nell'ordine del 1279% nel consumo di erbicidi tra gli anni 1991-2011, secondo quanto riportato dal dossier “Evoluzione del mercato di erbicidi in Argentina” dell'INTA (Istituto Nazionale di Tecnologia Agraria) del 2012. Altra stima, riportata da Fernando Andrade (dell'INTA e del Conicet - Consiglio Nazionale di Ricerche Scientifiche e Tecniche) nel libro “Le sfide dell'agricoltura argentina” dimostra che il consumo di erbicidi è cresciuto da 1.95 litri per ettaro/anno nel 1991 a 9 litri per ettaro/anno nel 2012, “un valore alto per la media mondiale”.

Il grano HB4 della Bioceres è parte di questo problema: la tolleranza all'erbicida glufosinato ammonio fa sì che, diffondendo questi semi e la pratica di utilizzare periodicamente questo agrotossico, cresca il consumo di glufosinato nelle coltivazioni e, con questo, cresca anche la presenza di residui dello stesso agrotossico nei grani e nelle farine.


Grano e transgenici

Come dicevamo, l'Argentina è un tipico paese produttore di grano e, allo stesso tempo, un paese votato all'uso massiccio di semi geneticamente modificati. Tuttavia, nel corso dei 25 anni di coltivazioni transgeniche nel nostro paese, queste due tendenze erano rimaste separate.

Da almeno venti anni esistono grani transgenici “pronto per il mercato”, ma nessun paese del pianeta li ha mai rilasciati commercialmente. Questo dimostra che il rifiuto è enorme, un rifiuto che viene dalle persone che li consumano, da quelle che li producono e dagli industriali a tutti i livelli, anche dalla parte più concentrata del mercato internazionale del grano. Così, come il rifiuto che ha avuto luogo in Argentina, anche in altri paesi ci sono stati dibattiti simili.


Nel 2016 abbiamo letto una notizia particolarmente strana: un carico di grano argentino era stato rifiutato dalla Corea del Sud perché conteneva grano geneticamente modificato. Il grado senza dubbio era illegale: nessun paese al mondo aveva approvato alcun tipo di grano transgenico e, ovviamente, tanto meno l'Argentina. Cercando informazioni sulla sperimentazione di semi transgenici abbiamo letto di grani tolleranti al glifosato dagli Stati Uniti. Riguardo l'Argentina abbiamo trovato riferimenti a esperimenti su grani modificati per resistere alla siccità, al freddo, grani senza glutine e resistenti agli erbicidi (glifosato e glufosinato ammonio).

E, naturalmente, abbiamo letto dei progressi sulla produzione del gene HB4. Questo gene è stato isolato da piante di girasole dal Conicet e dalla Universidad Nacional del Litoral, e brevettato nel 2004. Si è poi consolidato un partenariato pubblico-privato con il quale il Conicet e l'UNL hanno rilasciato il brevetto alla società Bioceres.
Nel 2015 è stata approvata la prima soia HB4 da parte dell'Indear (Instituto de Agrobiotecnología de Rosario, una società del gruppo Bioceres). Il grano HB4 ha ricevuto, sempre nel 2015, la risoluzione positiva della Conabia (Commissione Consultiva Nazionale sulle Biotecnologie Agricole) secondo cui il transgenico “è conforme a tutti i requisiti normativi”…

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