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martedì 9 gennaio 2024

La speculazione su gas e luce: se la vera “maggior tutela” è la chiusura di Arera - Remo Valsecchi

Il 30 dicembre scorso Il Sole 24 Ore ha pubblicato un’analisi di Mario Baldassarri che smonta la tesi diffusa per la quale l’aumento dei prezzi del gas -quello che ha provocato anche l’aumento dell’energia elettrica- sarebbe stato causato dalla guerra russo-ucraina. Titolo: “Il peccato originale dietro l’impennata dei prezzi di luce e gas”. Sommario: “L’errore è stato avere indicizzato le bollette ai livelli del gas Ttf di Amsterdam”. Secondo l’articolo, la vera causa è infatti il cambiamento dell’indice utilizzato per fissare il prezzo all’ingrosso, passando dal costo all’importazione al Ttf del mercato finanziario speculativo olandese. Causa già indicata nel nostro dossier “Carissimo gas” pubblicato circa un anno e mezzo fa e più volte ripresa in articoli successivi (da ultimo nell’inchiesta di copertina di dicembre sulla fine della “maggior tutela” per gas e luce). Meglio tardi che mai.

L’impennata dell’indice Ttf non ha però inizio dal gennaio 2020, come riportato nell’articolo del Sole: il 2020 è l’anno con la media del costo Ttf più bassa dal 2018. L’inizio dell’aumento speculativo risale invece al luglio 2021. È una differenza temporale importante che spiega molte cose e che, soprattutto, evidenzia le responsabilità di quel 15,11% di inflazione tra luglio 2021 e dicembre 2022 e della pesante riduzione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni alla quale non si è ancora posto rimedio.

Nella segnalazione 252/2022/I/GAS del giugno 2022 al Parlamento e al governo, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) sosteneva che si fosse resa più opportuna e coerente con la realtà l’adozione dell’indice Ttf, essendo il prezzo indicizzato al Brent solo il 20-30% del totale dei volumi di gas scambiati, nonostante corrispondesse (e corrisponda ancora) al gas importato. Il 3 agosto 2021 Arera aveva del resto deliberato “l’acquisto dell’abbonamento annuale alla banca dati European Spot Gas Markets della società estera ICIS-Heren LNRS Data Services Limited quale fonte di informazione e documentazione necessaria per lo svolgimento dell’attività istituzionale di molti Uffici dell’Autorità”. Dal trimestre successivo applicò al mercato tutelato l’indice Ttf, sostituendolo poi con il Psv nell’ottobre 2022.

Nella relazione di Arera al Parlamento e al governo del 15 luglio 2022 emerge che gli “acquisti in Borsa” nel 2021 sono stati il 2,97% del totale, eppure li considerava il riferimento più coerente per la determinazione del prezzo all’ingrosso del gas, mentre il 100% delle importazioni, al contrario, secondo l’Autorità non era ed è indicativo.

È perciò Arera che ha legittimato l’applicazione degli indici Ttf e Psv, che si equivalgono, escludendo il costo effettivo sostenuto all’importazione, e, in questo modo creando un “cartello” che fissa i prezzi in modo contrario ai principi e alle regole della concorrenza. I gestori, in particolare gli importatori, hanno gradito e lo hanno prontamente adottato, consentendo quegli extra-profitti, mai tassati, già nel 2021, ben prima della guerra russo-ucraina.

L’Antitrust può intervenire se un cartello, in violazione della concorrenza, è il risultato di un accordo tra imprese ma nulla può se è dovuto a un provvedimento di un’Autorità di regolazione di settore, com’è il caso di Arera. Il silenzio assordante non è quello dell’Antitrust ma della generalità dei media, esclusa, fino a qualche giorno fa, la sola Altreconomia, che essendo realmente indipendente ha potuto esprimersi liberamente denunciando, sin dal loro manifestarsi, speculazione e annesse responsabilità.

La legge istitutiva di Arera attribuisce alla stessa la funzione di promozione della concorrenza e della tutela degli interessi di utenti e consumatori; se però è la stessa Autorità che fissa il Ttf o il Psv come prezzo all’ingrosso di riferimento e lo applica nel mercato tutelato, probabilmente, confonde il significato di concorrenza con il regime di monopolio e la tutela di utenti e consumatori con lo strumento per garantire maggiori profitti ai gestori. Confusione confermata anche negli altri servizi regolati.

L’ultima prova di tante assurdità è l’introduzione dal primo gennaio 2024 degli oneri di recesso per quell’utente dei contratti a prezzo fisso e a durata determinata che intendesse cambiare gestore, magari perché ha trovato tariffe più economiche. Consentire al gestore la variazione unilaterale, quando il contratto non è più remunerativo, e impedire all’utente di cambiare gestore quando trova condizioni migliori è una strana e contraddittoria interpretazione del mercato libero e della tutela della concorrenza.

Del resto, se per Arera la concorrenza è l’apertura al mercato a tutti coloro che vogliono esserne gestori, ignorando che la concorrenza è, nel mercato reale e per definizione, la possibilità per il consumatore di scegliere il proprio fornitore in rapporto alla qualità e al prezzo del bene o servizio diventandone il vero regolatore, allora tutto diventa possibile. La vera soluzione, anche per un recupero della funzione sociale dell’erogazione dei servizi pubblici, quelli della presunta regolazione, è forse la soppressione di Arera. Che costa troppo agli utenti e produce solo danni.

da qui

lunedì 24 ottobre 2022

I prezzi di gas e luce diminuiscono. È finita la speculazione? - Remo Valsecchi

 

La farsa continua. Nessuno, o quasi, ha mai voluto ammettere che quanto sta accadendo dal giugno 2021 con la luce ed il gas è stato causato solo dalla speculazione (abbiamo dedicato sul punto il dossier “Carissimo gas”). Si è sempre cercato di camuffare la realtà con motivazioni e riferimenti esterni che non esistono, forse perché non era possibile mettere in luce un grossolano errore di sistema, quello voluto dall’Europa dei Trattati, o forse non si poteva riconoscere di aver fatto un gigantesco favore ai mercati finanziari, che mercati non sono, favorendo la ricchezza di pochi al prezzo di un aumento della povertà dei tanti.

Adesso, però, i prezzi diminuiscono e, quindi, la politica dimentica gli eventi che avrebbero provocato gli aumenti e si prende il merito spiegando che la diminuzione è merito dei provvedimenti che l’Unione europea starebbe adottando. Un falso prima e un falso adesso. La speculazione, anch’essa, è condizionata dalla domanda e dall’offerta, più alta è la domanda più alta è la speculazione, più bassa è la domanda, inferiore è la speculazione. L’offerta, nel settore dell’energia, è ininfluente essendo costante negli anni e con un andamento ripetitivo anche nei mesi. Lo conferma il bilancio energetico, aggiornato mensilmente dal ministero della Transizione ecologica.

I contratti di importazione sono di due tipi, quello spot, ossia riferito a un’operazione entro tre mesi, e quello “long term”, regolato da contratti ultra-annuali con prezzi fissati e indicizzati al costo del petrolio (Brent). I primi sono effettuati nelle Borse europee, il 2,8% del totale secondo la relazione al Parlamento e al governo di Arera e, comunque, entro un massimo del 12% del totale, limite sempre indicato da Arera nella relazione e riferito al totale de contratti con durata inferiore all’anno.

Sono i contratti spot a provocare l’aumento dei prezzi e la speculazione anche se, poi, gli importatori con contratti long term si accodano e attraverso società, magari controllate, fornitrici dell’utente finale, vendono allo stesso con il prezzo fissato dai mercati finanziari. Questa è la ragione degli utili lordi di Eni aumentati trimestralmente di tre volte dal settembre 2021 rispetto a quelli precedenti, e parliamo di miliardi di euro. Appena disponibile, entro la fine ottobre, faremo un’analisi dei risultati del terzo trimestre.

Perché in ottobre i prezzi sono in forte ribasso? Sempre e solo per il procedere della domanda che, come conseguenza di un andamento climatico favorevole, si è ridotta e gli importatori spot che, con il meccanismo dei derivati future, hanno acquistato ad agosto, il mese con il prezzo medio mensile più alto dal giugno 2021, e hanno fatto il pieno ma non consegnano perché gli utenti non hanno ancora acceso i termosifoni, non stanno cioè acquistando. Non è un caso che il prezzo si stia riducendo: è l’effetto della regolazione naturale del mercato, quello appunto della domanda e dell’offerta. Se gli importatori spot riducono la domanda i mercati finanziari stagnano e la maggior parte del gas importato finisce negli stoccaggi che ricevono senza pagare alcun prezzo, anzi facendo pagare l’uso dell’impianto di stoccaggio.

Questo non significa che i prezzi non torneranno a risalire, anzi è molto probabile che questo avvenga se le condizioni climatiche saranno meno favorevoli delle attuali.
Tradotto: i provvedimenti dei nostri politici, sia nazionali sia europei, non serviranno a nulla e potremmo trovarci ancora nella stessa situazione di agosto, del resto i “picchi” di prezzo, dal giugno 2021, si sono ripetuti ogni tre o quattro mesi e ogni volta sono stati più alti dei precedenti. Solo una soluzione può bloccare questa drammatica e vergognosa vicenda: bloccare le importazioni spot e conseguentemente chiudere i cosiddetti mercati finanziari. Ogni operazione diversa non risolverà il problema e gli utenti continueranno a essere ingannati e soffrire un’inflazione sempre più alta. La mia preoccupazione è dovuta alla poca credibilità di una classe politica che discute del nulla e dalla cui volontà dipende la soluzione.

da qui