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mercoledì 2 dicembre 2020

Il viaggio dell'orsacchiotto

 


Una nuova fase della globalizzazione

Da qualche anno è in corso una profonda riorganizzazione del sistema produttivo, un processo radicale, che punta a riorganizzare la geografia del Pianeta, gettando le basi per una nuova fase della globalizzazione molto più pervasiva di quella avviata alla fine del millennio passato e che ancora una volta trova tra i suoi perni le grandi opere, o meglio, la loro evoluzione.

Parliamo di un nuovo modo di pensare e organizzare le grandi infrastrutture secondo la logica dei mega-corridoi, per ridurre tempo e spazio, con l’obiettivo di aumentare continuamente i profitti sbandierando il mantra del just in time. La logistica riorganizzata secondo questi canoni diventa  parte del processo produttivo.

Economia, sviluppo, progresso, opportunità di lavoro sono alcune delle parole chiave della retorica dei suoi sostenitori, noi ci siamo chiesti quale impatto avrà sul clima e sull’ambiente questa agenda del capitale globale?

Per rispondere a queste domande abbiamo iniziato qualche mese fa un nuovo viaggio nei luoghi dove questa agenda sta iniziando a materializzarsi e dove le promesse di investimenti stranieri e di nuovi posti di lavoro offuscano gli aspetti della salute pubblica, dell’equilibrio con l’ambiente naturale e del modello di sviluppo di cui si stanno gettando le basi.

Abbiamo analizzato, attraverso lo sguardo attento di Nicholas Hildyard, cosa accade quando la logistica non ha più a che fare solo con il trasporto delle merci ma diventa parte integrante del processo di produzione con l’obiettivo di “spremere” i lavoratori, rendendo la manodopera precaria,  demansionata e sottopagata…

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venerdì 8 novembre 2019

Perché la globalizzazione è la sfida culturale del nostro tempo - Melissa Pignatelli


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·         Quello che definiamo “globalizzazione” è un fenomeno culturale complesso per intensità e densità di circolazione di merci, persone, idee, immagini e suoni che caratterizza il nostro tempo per il volume complessivo degli scambi, ma che ha sempre accompagnato l’evoluzione storica l’essere umano, curioso e sperimentatore di nuove tecniche sin dalla preistoria.
·         “Le culture e le società umane non hanno mai costituito degli isolati assoluti”, si legge in Dal tribale al globale. Introduzione all’antropologia di Ugo Fabietti, Vincenzo Matera e Roberto Malighetti per l’editore Bruno Mondadori “perché lo scambio e il contatto socioculturale sono sempre stati parte della vita di tutti i popoli. E’ però indubbio che scambi e contatti sono un fenomeno che negli ultimi due secoli, e ancor più negli ultimi decenni, hanno conosciuto un’intensificazione senza precedenti, per giungere al giorno d’oggi in cui parliamo, a buon diritto, di globalizzazione. Per capire meglio la realtà contemporanea, si utilizza la metafora del  traffico delle culture. Ovvero quelle molteplici e complesse dinamiche caratterizzanti i fenomeni di ibridazione che sempre di più hanno luogo nel mondo contemporaneo.
Per esempio, tutti noi ci rendiamo conto del fatto che la nostra cultura recepisce stimoli provenienti da altre, così come sappiamo che in Africa e in Oceania la circolazione delle merci prodotte in Occidente, o su commissione delle industrie occidentali, influenza in maniera decisiva i consumi delle popolazioni di queste regioni del pianeta.
Sappiamo però un pò meno sull’influenza che l’arte africana e oceaniana hanno avuto sullo sviluppo dell’arte moderna europea, sul fatto che pittori e scultori come Braque, Picasso e Modigliani trassero ispirazioni da quelle “arti” che per lungo tempo non sono state considerate veramente tali.”
·         Questo traffico culturale, che oggi viaggia molto sui fili delle forme di comunicazione, dalla televisione satellitare ai siti web, dai film ai social media, determina una società in costante movimento e relazione al centro della quale si trovano gli individui. Questi diventano degli elaboratori e rielaboratori degli stimoli che provengono dal mondo esterno, creando a loro volta una rete di significati propri all’interno della rete più ampia nella quale sono inseriti.
·         Il posto nel mondo di ognuno si va dunque rielaborando dalla posizione che sceglie in base alle sue idee, diventando unica. E cosi tutti gli individui inseriti nella modernità, con i quali si crea e ri-crea la società contemporanea contribuiscono alla sua definizione.
·         In questo modo la realtà globalizzata, nella quale circolano idee che rigenerano persone, luoghi e forme sociali, con tutti i supporti tecnologici che la contraddistinguono, non è una distrazione da un antico modo di essere, strutturato e settoriale, al quale bisogna ritornare. L’ecumene globale, questo reticolato creato dalle idee che circolano, dalle merci che si scambiano, dalle persone che si muovono, è la nostra cultura, la nostra realtà ed è dunque da questo interno che dobbiamo dare senso a ciò che accade intorno a noi.
·         Questo grande cambiamento che vivono le società contemporanee, legato ai flussi ed ai volumi degli scambi e delle migrazioni ci mette in condizione di dover adattare le nostre categorie al mondo. Ed è qui che si gioca la capacità di adattamento dell’essere umano alle situazioni nuove, come a tutte le rivoluzioni climatiche e culturali che hanno trasformato il suo modo di vivere.
·         Adattarsi per sopravvivere. O, come suggeriva Sandro Penna, addormentarsi entro il dolce rumore della vita.

·         da qui

lunedì 27 maggio 2019

Gli Illuminati, i Savi di Sion, teorie della congiura, ora i Suprematisti - Giovanni Punzo




Nasce la teoria della congiura
Gli Illuminati, i Savi di Sion, teorie della congiura, ora i Suprematisti
Il 1° maggio 1776 un professore di filosofia tedesco, Adam Weishaupt, fondava l’ordine degli Illuminati. Ispirato sul piano organizzativo alla massoneria inglese che operava già da decenni, lo scopo principale del sodalizio tedesco era contrastare l’influenza religiosa su scuole ed università e prima fra tutte quella esercitata dal potente ordine dei Gesuiti da cui dipendevano vari istituti educativi europei tra i quali perfino accademie militari. Dodici anni dopo l’ordine contava circa duemila aderenti un terzo dei quali appartenenti alla nobiltà, ma in stragrande maggioranza intellettuali come Goethe o Herder e non oscuri cospiratori o rivoluzionari sanguinari. L’ordine fu tuttavia sciolto dalle autorità e gli aderenti perseguitati senza che avessero provocato disordini o tantomeno rivoluzioni, eppure la sua breve esistenza ha dato origine ad un fenomeno conosciuto ancora oggi come ‘la teoria della congiura’, ovvero quando – in assenza di una spiegazione razionale di grandi eventi sociali – se ne attribuisce la responsabilità a forze oscure e soprattutto sconosciute.

I protocolli dei Savi di Sion
Il punto più alto si ebbe alla fine della rivoluzione francese, quando si tornò a parlare delle responsabilità degli Illuminati, cospiratori e rivoluzionari. Un colto abate francese, Augustin Barruel, scrisse un’opera in otto volumi per spiegare tutta la vicenda della cospirazione sfociata in rivoluzione giacobina: fu un successo soprattutto nel clima repressivo della Restaurazione, ma alla fine quasi dimenticato. Nel primo decennio del Novecento la teoria della cospirazione o della congiura ricomparve invece in Russia. Questa volta non si trattava della ricostruzione di eventi fatta in maniera tendenziosa, ma di un vero e proprio falso diffuso dalla polizia segreta zarista che attribuiva agli ebrei una cospirazione per il domino del mondo: “I protocolli dei Savi di Sion”, opera famigerata, quanto citata ancora oggi, è letta e considerata al contrario attendibile in certi paesi dell’Europa orientale o soprattutto in Medio Oriente.

Altri emulatori
Il ricorso alla teoria della congiura non si limitò solo ai casi raccontati. Mentre gli storici stavano dimostrando le manipolazioni di Barruel e i falsi russi, nel 1921 in Inghilterra apparve un libro inquietante che fondeva insieme i due principali filoni della teoria giungendo all’età contemporanea: la scrittrice inglese Nesta Webster, che in seguito sarebbe diventata amica di Oswald Mosley, fondatore del movimento fascista inglese, pubblicò “Società segrete e movimenti sovversivi” che estendeva anche ai movimenti socialisti il disegno della cospirazione mondiale. A parte alcuni ambienti specifici il libro non fu un best seller: probabilmente il fatto che l’autrice in passato avesse parlato delle proprie esperienze mistiche, sostenendo di essere la reincarnazione di una nobildonna francese ghigliottinata durante la rivoluzione, non si rivelò un fattore di successo. Tuttavia, alla fine della guerra, mentre in Gran Bretagna si scoprivano i sentimenti antisemiti dell’autrice, il libro invece attraversò l’Atlantico fornendo nuova linfa alle teorie razziste del Ku Klux Klan e soprattutto alla John Birch Society, organizzazione politica americana di estrema destra sorta nel 1958 e da allora strettamente sorvegliata dalle autorità federali.

Contro la globalizzazione
Il momento di massima influenza del movimento si ebbe all’inizio degli anni Sessanta, quando il numero degli aderenti – i cui nomi non sono mai stati rivelati – fu stimato in circa sessantamila. Una battuta d’arresto si ebbe tuttavia con la sconfitta del candidato repubblicano Barry Goldwater da parte del democratico Lindon Johnson nel 1964 e da allora l’attività è proseguita ricorrendo ad altre denominazioni attraverso campagne pubblicitarie epistolari (e oggi su internet). La John Birch Society, soprattutto a partire dagli anni successivi alla Caduta del muro, ha svolto intensa attività di propaganda per mettere in guardia dai pericoli della globalizzazione, del ‘grande governo’ (una sorta di governo mondiale occulto) e della decadenza dei costumi e – ovviamente – in tempi più recenti ha lanciato campagne contro la riforma sanitaria di Obama, contro le eventuali limitazioni al possesso di armi e a favore di una politica estera isolazionista da parte degli Stati Uniti.