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mercoledì 18 giugno 2025

Sui risultati del referendum per un’analisi del voto - Salvatore Turi Palidda


Oltre al mancato superamento del quorum, poiché tanti citano dati falsi è opportuno leggere con attenzione quelli pubblicati sul sito del ministero dell’interno: https://elezionistorico.interno.gov.it  (consultato alle 07,30 del 10/06/2025)

 

il totale degli aventi diritto al voto è 51.301.377 (compresi 5.303.436 elettori all’estero)

i votanti sono stati il 30,6% 15.698.221

 

X il 1° quesito “Reintegro licenziamenti illegittimi” i  SI sono stati  13.031.470  (87,57) (molto di più di quanto avevano ottenuto i tre partito dall’attuale governo nel 2022)

x il 2° Licenziamenti e limite indennità      SI :  12.790.370 (86,02)

x il 3° Tutela contratti a termine                   SI :  12.997.502  (87,53

x il 4° Responsabilità infortuni sul lavoro   SI :   12.763.726 (85,78)

x il 5° Cittadinanza italiana                             SI :    9.748.439 (65,34) comunque più dei voti che avevano ottenuto FdI e Lega nel 2022

 

Oltre il 39% di affluenza in Toscana; 38%, in Emilia Romagna, Liguria e Piemonte 34,5% circa. Marche (32,7%); Umbria (31,3%); Basilicata (31,1%) Lazio (31%), Lombardia 31%, Abruzzo (29, 8%), Valle d’Aosta e Campania (29,%), Puglia (28,5%), Molise (27,8%), FVG (27,5%), Sardegna (27%) Veneto (26,3%). Trentino Alto Adige  22,5%, Calabria e Sicilia, 22–23%.

 

alle elezioni politiche settembre 2022

per la Camera

FdI:     7.301.303

Lega     2.470.318

F. I.      2.279.266.  

tot. destre 12.603.666  (24,77) su 50.864.823

 

Un fatto sembra inequivocabile: non c’è affatto stata mobilitazione convinta ed efficace tranne di una minoranza e nelle ultime due settimane.


Gli stessi vertici della CGIL hanno fatto trapelare la loro supposizione che il quorum non sarebbe stato superato. Cosicché migliaia migliaia di volantini e manifesti sono rimasti nelle sedi del sindacato o nei Comitati di quartiere; USB e altri non si sono mobilitati come se si trattasse solo di un cosa della CGIL:

tutto ciò s’è sommato alla congiuntura di sfiducia e impotenza diffuse.

E’ purtroppo vero che c’è stata una svolta antropologica, ma ha solide basi materiali: da tempo – si può calcolare – ci sono oltre OTTO milioni di lavoratrici e lavoratori che oscilano fra precariato e nero totale nell’universo del supersfruttamento VIOLENTO, privi di qualsivoglia protezione (i sindacati sono quasi solo per i tesserati compresi i sindacati autonomi). E’ una realtà di “anomia” totale, cioè senza punti di riferimento, atomizzati e impotenti.

INOLTRE, va osservato che una parte dei precari e lavoratori al nero avrà votato, ma è anche certo che tutte le persone anziane non si sono sbattute, anche perché sono ormai fuori dalla vita attiva e in Italia gli over 70 sono circa il 18% degli elettori (cioè oltre 9 milioni).

da qui 

lunedì 19 giugno 2023

Il patriarco-capitalismo liberista è ancora più assassino - Salvatore Palidda

 

 

Secondo dati dell’Unione europea, in tutti i paesi europei le ragazze e le donne in generale sono alla mercé di brutalità (malgrado i presunti progressi tanto sbandierati). Nell’UE ogni giorno due donne sono assassinate dal loro partener o ex (https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2022/domain/violence). Una donna su 3 ha subito delle violenze sessuali e/o psicologiche nel corso della sua vita. (https://fra.europa.eu/en/publication/2014/violence-against-women-eu-wide-survey-main-results-report). E questi dati sono solo la parte visibile dell’iceberg (https://eige.europa.eu/newsroom/news/reported-cases-violence-against-women-reveal-only-tip-iceberg).

Tutte le forme di violenze sulle donne mirano allo stesso obiettivo: costringerle all’assoggettamento totale al dominio maschile a cui corrisponde anche il loro supersfruttamento al lavoro, i loro salari sempre più bassi di quelli degli uomini (in media del 40%, a parità di merito e persino anche con capacità superiori), un’inferiorizzazione che spesso va insieme alle molestie e violenze sessuali.

Qualcuno ha invocato la pena di morte per gli autori di femminicidio, ma è noto che tale pena non ha mai ridotto i delitti efferati ma anzi li ha aumentati (basta vedere cosa ha prodotto la pena di morte negli Stati Uniti che passano per una “grande democrazia”). E non si tratta affatto di una necessaria “buona educazione”: la pedagogia serie serve, ma l’“educazione” genericamente intesa non ha mai aiutato a liberarsi dalla violenza, dal razzismo ecc. Solo le pratiche concrete di vita collettiva antagoniste alle violenze possono indurre a comportamenti umani anziché all’opposto da assassini! Il patriarco-capitalismo uccide perché il dominio è sempre violento e quindi -come suggerisce bene Lorenza Pleuteri- uccide il subalterno, cioè anche maschio che non subisce passivamente; si pensi ai tanti casi di operaie o operai / immigrate o immigrati uccisi (fra i quali il caso di Ion Cazacu vedi libro di Dario Fo Un uomo bruciato vivo o i 119 polacche e polacchi torturate/i e uccise/i). Lasciano perplessi quei progetti che alimentano l’illusione di “nuovi modelli di mascolinità, d’educazione all’emotività ecc.”. No, l’amore non fa rima con proprietà, è l’antitesi! (qui è una critica alla recensione del film di Soldini e Mainardi sul progetto Zeus).

Tutti gli esseri umani fanno sempre parte di “cerchie di riconoscimento sociale e morale” (Simmel). È in queste cerchie che si forgiano la mentalità, i “valori”, le categorie negative e positive. Un soggetto sociale che diventa capace di un assassinio efferato è sicuramente uno che sguazza in un universo che condivide questi comportamenti come possibili e persino legittimi (al pari del mafioso che squaglia nell’acido il bambino pensando magari che sia una legittima sentenza …). E non dimentichiamoci poi che c’è anche la variabile della follia omicida che però non è mai scusabile, né un attenuante, perché per arrivare a questa follia si segue sempre un dato percorso che vi conduce … E non dimentichiamo neanche che il carcere non può mai essere capace di risocializzare e reintegrare nella società nel rispetto assoluto di ogni essere umano! Per i casi estremi come il femminicidio ci vorrebbe una specialissima seria terapia socio-psicologica sicuramente in luogo di detenzione probabilmente di lunghissima durata.

L’omicidio di una dirigente di polizia da parte di un suo collega che poi s’è suicidato non è casuale (lo descrive bene Lorenza Pleuteri qui). Perché nelle polizie non c’è alcun controllo della cosiddetta personalità e ci sono quasi unicamente psicologi sempre “comprensivi” e leccapiedi dei vertici e del “corpo”. L’assassino della povera Giulia Tramontano ha detto subito che l’unica cosa che avrebbe dovuto fare era suicidarsi … proprio perché è ovviamente incapace di intravedere un futuro umano.

È sacrosanta la scritta: “il maschio violento non è malato, è il figlio sano del patriarcato” (meglio dire del “patriarco-capitalismo”). Il dominio maschile nasce nella preistoria quando alcuni uomini acquisiscono le capacità di diventare aggressivi, di costruirsi armi per cacciare e DOMINARE … Da allora chi non ha armi, chi non è aggressivo, non diventa dominante ma dominato … La subalternità delle donne è paradigmatica del dominio di pochi sulla stragrande maggioranza sfruttata se non schiavizzata … E il dominio è sempre violento sebbene possa articolarsi con momenti soft o paternalisti (come appunto è comunemente il dominio maschile! (vedi il libro Sociologia e antisociologia).

Nel libro Polizie, sicurezza e insicurezze si smaschera anche la pseudo-psicologia che impera nelle polizie e che peraltro è conferita a psicologi o psichiatri di assai dubbia affidabilità. Fra questi un abile impostore, nonché condannato per molestie sessuali (e poi anche in Cassazione -vedi Repubblica-Genova-Cronaca del 13/06/2014, p.IX) ma considerato “Il neurologo” e “medico capo della Polizia di Stato”, oltre che “medico capo del Servizio sanitario della Polizia di Stato”, (vedi nel libro già citato dalla fine di p. 190 sino alla fine di p. 193 e in particolare la nota 11). Ancora oggi (maggio 2023) questo signore è accreditato come illustre dirigente medico e si fa passare per prof. associato dell’Università di Genova1, il che è del falso!

I casi di operatori delle polizie che diventano assassini e fra l’altro autori di femminicidi confermano che si tratta di persone del tutto simili ai maschi con cui probabilmente condividono cerchie di appartenenza amicale, quindi persone che non dovrebbero assolutamente essere titolari di una funzione pubblica quale quella di operatore di forze di polizia, dotato di armi! Si immagini poi come un soggetto come il dirigente di polizia condannato per molestie sessuali possa eventualmente trattare una donna che chiede protezione perché vittima di tale genere di molestie o perseguitata o oggetto di brutalità e persino minacciata di morte dal partner!!!! La verità è che nelle polizie non c’è alcuna seria valutazione della cosiddetta personalità dell’operatore né al momento del reclutamento, né dopo … Gli psicologi delle polizie sono quasi sempre dei leccapiedi dei vertici e del “corpo” per il quale prestano il loro servizio immancabilmente compiacente … L’operatore è reclutato innanzitutto per caratteristiche fisiche e diciamo di aggressività, sicuramente MAI per il suo pieno e comprovato rispetto di tutti gli esseri umani e quindi innanzitutto delle donne, dei bambini, degli immigrati (su come sono trattate le donne in polizia e le angherie, le “avances”, le molestie se non le violenze sessuali che sono costrette a subire se vogliono far carriera, vedi anche Polizia postmoderna, p.81-90).

È allora evidente che solo RARAMENTE le donne possono contare sulla protezione istituzionale (delle polizie e della magistratura) e degli uomini in generale. Nella maggioranza dei casi, nelle istituzioni dello Stato, gli uomini e persino buona parte delle donne -che hanno interiorizzato la logica maschilista- non fanno che reiterare “spontaneamente” il pensiero dominante che è quello del dominio maschile, appunto perché è parte integrante del patriarco-capitalismo che lo Stato è tenuto a tutelare! (così come altre istituzioni fra cui quelle di tutte le religioni). In altre parole, come hanno sempre affermato le femministe coerenti, la tutela delle donne può essere assicurata solo da donne (a condizione che siano assolutamente antagoniste al dominio maschile). Le donne non hanno bisogno di essere difese dagli uomini. Gli uomini che non sono nemici delle donne sono solo quelli che praticano con coerenza l’antagonismo al patriarco-capitalismo oggi incarnato dal liberismo e quindi l’assoluto rispetto di ogni essere umano.

 

1  https://www.anconatoday.it/cronaca/incontro-polizia-stress-disagio-psicologico.html

 

da qui

lunedì 3 aprile 2023

Improvvisamente l’acqua - Jade Lindgaard

 

Scene di guerra nei campi, piogge di granate di dispersione, cortine di gas lacrimogeni, motociclisti in quad (quadricicli fuoristrada) con LBD (flashball, proiettili in gomma), secondo testimonianze e video sui social: sabato 25 marzo la mobilitazione contro il cantiere di Sainte-Soline (Deux-Sèvres) di diversi mega-bacini, destinati all’irrigazione agricola, è stato caratterizzato da violenti scontri tra manifestanti e polizia.

A inizio serata gli organizzatori hanno parlato di “non meno di 200” manifestanti feriti, di cui dieci ricoverati in ospedale e uno in coma. Sul suo sito web, il collettivo Les Soulèvements de la Terre descrive “diverse ferite come ustioni e piaghe, una quarantina di ferite gravi, diversi traumi facciali, una persona in prognosi di vita e due persone la cui prognosi funzionale è riservata”. “Il governo conosce solo la repressione eccessiva e brutale”, denuncia il collettivo.

In una conferenza stampa alle 17, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin aveva stilato un verbale, “forse non definitivo” su ventiquattro gendarmi feriti, di cui uno in assoluta emergenza, e sette manifestanti feriti, di cui uno in assoluta urgenza. “Violenza estrema”, ha denunciato il ministro, castigando “più di mille persone estremamente radicalizzate”, tra cui “black bloc, persone dell’estrema sinistra che hanno aggredito fisicamente i poliziotti”. “Imperdonabile esplosione di violenza”, “bilancio pesantissimo”, “immagini durissime”, mobilitazione “ad alto rischio”: l’esecutivo e i servizi segreti hanno continuato a distillare un discorso angoscioso sul raduno di Sainte-Soline, vietato dalla prefettura. E quello che la storia ricorderà di questo sabato, 25 marzo, è che forse ha illustrato lo sbandamento dei governi francesi di fronte alla catastrofe climatica.

 

Gli aggettivi qualificativi usati dai vari rappresentanti dello Stato potrebbero essere giusti, se fossero collegati ai soggetti buoni. Non sono i manifestanti anti-bacino a rappresentare un pericolo per la democrazia. È l’ostinazione del potere a proteggere le attività che distruggono il mondo e le nostre condizioni di vita.

Circa duecento organizzazioni, tra cui il collettivo “Bassines non merci”, la Confédération paysanne e le Révoltes de la Terre, avevano indetto un fine settimana di mobilitazione contro i progetti del bacino. Vi saranno costruiti sedici serbatoi, con una capacità totale di circa 6 milioni di metri cubi, principalmente nelle Deux-Sèvres, su richiesta di una cooperativa di 450 agricoltori e con il sostegno dello Stato.

Devono essere utilizzati per immagazzinare all’aria aperta l’acqua prelevata dalle falde superficiali in inverno, per irrigare le colture in estate quando le precipitazioni sono scarse. Ma i loro oppositori li accusano di monopolizzare una risorsa idrica sempre più scarsa, a solo vantaggio di un’agricoltura intensiva che inquina ed emette gas serra.

Nel contesto della mobilitazione contro la riforma delle pensioni, si è tentati di includere questa mobilitazione nello stallo che si è stabilito tra l’esecutivo e la popolazione. Questa prospettiva franco-francese rischia di limitare la comprensione delle questioni in gioco a Sainte-Soline. Perché la questione dell’acqua concentra l’attenzione e la preoccupazione di molte istituzioni e ricercatori. Le Nazioni Unite gli hanno appena dedicato una conferenza a New York, la prima da decenni. “L’acqua è la linfa vitale del nostro pianeta”, scrivono i ricercatori del rinomato Potsdam Institute in un recente articolo su Nature in cui chiedono la creazione di una “nuova economia dell’acqua” per riconoscerla come un bene comune. Questo articolo scientifico entra in risonanza diretta con gli scontri di Sainte-Soline: “I gestori dell’acqua hanno sempre dovuto gestire le variazioni naturali, costruendo serbatoi più grandi e pompando falde acquifere per combattere la scarsità. Ma le sfide e le tendenze attuali che si stanno delineando per il resto di questo secolo richiedono un approccio completamente diverso. Una revisione completa di come governiamo l’acqua, prendiamo decisioni al riguardo e ne stabiliamo il valore». Anche i ricercatori dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) hanno appena pubblicato un riassunto del loro lavoro dal 2015. Questo ultimo riepilogo mostra come gli ecosistemi acquatici e marini sono influenzati dai cambiamenti climatici e come “ogni regione è coinvolta”, come spiegato dalla climatologa Valérie Masson-Delmotte. Che si tratti degli impatti sulla produzione agricola o sulla disponibilità di acqua. “Il mondo più caldo e diverso che vivranno le generazioni attuali e future dipende dalle scelte fatte ora e nel breve termine”, aggiunge. In Francia, il Consiglio di Stato si è appena opposto al riempimento di cinque bacini in Charente-Maritime, rilevando l’insufficienza degli studi di impatto degli irrigatori che realizzano questo progetto.

Da questi mega-bacini non può uscire nulla di costruttivo: possono solo contribuire a perpetuare un’agricoltura che il nostro ecosistema non può più sostenere.

Alla luce di quanto affermano scienziati ed esperti, non sono gli anti-bacini a far sentire la voce dissonante del ragionevole consenso. Sono l’agroalimentare e l’esecutivo che si tappano le orecchie e chiudono gli occhi. L’acqua è diventata una risorsa scarsa. Non solo ciò deve essere condiviso, ma anche tutte le attività agricole e industriali (come le centrali nucleari) e le modalità di consumo (le singole piscine, i campi da golf, per esempio) devono essere riviste per tenere conto della realtà climatica.

Sabato mattina, il ministro dell’agricoltura Marc Fesneau ha assicurato che gli usi dei bacini sarebbero stati vincolati dalla supervisione dell’amministrazione. Ma che senso ha costruire infrastrutture così enormi? E chi può davvero garantire che non saranno utilizzati al massimo una volta operativi?

 

Non possiamo contemporaneamente opporci alla retorica della disperazione climatica e dell’ansia ecologica assicurando che non sia troppo tardi per agire e, allo stesso tempo, criminalizzare coloro che prendono sul serio il disastro, volendo impedire infrastrutture che possono solo aggravare il disastro. Perché da questi mega-bacini non può uscire nulla di costruttivo: possono solo contribuire al prosciugamento delle falde acquifere, oltre che alla perpetuazione di un’agricoltura che il nostro ecosistema non può più sostenere. Una vera politica sociale di biforcazione ecologica consisterebbe nell’impostare un piano ambizioso per sostenere e aiutare i contadini di Deux-Sèvres per aiutarli a passare a un altro tipo di agricoltura.

A differenza delle marce per il clima che hanno marciato negli ultimi anni ma non sono riuscite a cambiare nulla, le mobilitazioni contro le “padelle” sono offensive. Hanno un obiettivo: l’agroalimentare. E non si accontentano di slogan e striscioni, vogliono impedire che accada l’irrimediabile: il furto dell’acqua a vantaggio di un micidiale modello agricolo.

In questo senso non è una mobilitazione ambientalista come le altre. È un vero e proprio movimento sociale per l’acqua. E forse, per la Francia, il primo movimento di consapevolezza climatica. Poiché la lotta della ZAD di Notre-Dame-des-Landes era stata il primo movimento sociale di massa contro un aeroporto “e il suo mondo”.

Rispecchiando quanto sta accadendo sui pesticidi, è triste vedere alcuni coltivatori e il loro sindacato di maggioranza, la FNSEA, formare un fronte contro gli anti-bacini. Perché è il futuro dell’agricoltura che bussa alla loro porta. Tra questi manifestanti, giovani o meno giovani, ci sono molte persone che vorrebbero lavorare la terra. Sono il futuro dell’agricoltura, ma in versione alimentare, collettiva, attenta alle altre specie viventi. Una versione radicalmente condivisa nel lavoro sul campo. Finché questa realtà non sarà accettata dalle autorità e dalle istituzioni agricole, è probabile che gli scontri continuino a lungo.


Articolo pubblicato su Mediapart, tradotto per Comune da Salvatore Palidda, collaboratore di Mediapart). Titolo originale Sainte-Soline: l’aveuglement «à haut risque» du gouvernement (Sainte-Soline: cecità anti-ecologica “ad alto rischio” del governo)


Vedi anche: Manifestazione in difesa dell’acqua. La polizia spara granate. Molto grave il bilancio dei feriti (Osservatorio repressione / Radio Onda d’Urto)

da qui

mercoledì 5 gennaio 2022

Verde nucleare - Salvatore Palidda

  

Nel Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre, i capi di Stato e dei governi europei avevano fatto pressione sulla Commissione per decidere, a fine novembre, della sorte che si sarebbe riservata al nucleare e al gas nella tassonomia, cioè nella classificazione delle attività economiche in funzione delle loro emissioni di CO2 e delle loro conseguenze sull’ambiente. Ursula von der Leyen, la presidente dell’esecutivo comunitario, aveva promesso che sarebbe stata cosa fatta prima del successivo incontro del 16 dicembre. Invece non è stato così; Angela Merkel, che aveva gestito il dossier dopo che i Ventisette l’hanno criticata non ha smesso di rimandare il suo arbitraggio, e ormai si deve aspettare gennaio. Se tutto va come previsto, la Commissione presenterà il suo progetto il 18 gennaio.

Ricordiamo che i paesi europei hanno deciso il raggiungimento dalla neutralità carbone nel 2050, mentre la dipendenza dal gas russo inquieta e i prezzi dell’energia esplodono; si tratta di una posta in gioco cruciale.

«Noi siamo assai vicini alla finalizzazione del nostro lavoro sulla tassonomia, che includerà sia il gas che il nucleare», ha detto il commissario al mercato interno, Thierry Breton, in una intervista al quotidiano tedesco Die Welt, il 17 dicembre. A grandi linee, «l’arbitraggio politico è concluso», abbonda un diplomatico. Sembra, in effetti, acquisito che l’atomo sarà considerato come una energia verde e il gas come energia di transizione. Ma a certe condizioni, che, restano ancora a precisare e che si apparentano a un vero e proprio rompicapo cinese per Ursula von der Leyen.

Un affare strategico per la Francia

Come scrive Le Monde il 9 novembre 2021, il presidente Macron ha precisato la finalità della sua transizione energetica annunciando la decisa volontà di rilanciare il programma nucleare francese, facendone anche uno dei punti chiave per la sua rielezione a presidente della Francia. Questo paese vanta di essere il paese europeo più de-carbonizzato d’Europa poiché ha 56 centrali nucleari e 70 per cento d’elettricità è d’origine nucleare. Secondo la sua concezione di energia verde, che è la stessa che prevale in tutti i governi europei, il nucleare sarebbe per eccellenza energia verde (SIC!). E questo nonostante il parco dei reattori francesi sia assai vecchio e ad alto rischio, rischio che ovviamente riguarda anche tutta l’Europa. Si tratta infatti di centrali costruite fra il ‘70 e il ‘90, il secondo parco nucleare del mondo dopo quello degli Stati-Uniti, ma con un’età media di trentasei anni. I rischi di incidenti, cioè di esplosioni e fuoruscite di radioattività sono sempre più alti nonostante le autorità francesi li minimizzano e cercano sempre di occultarli come uno dei più importanti segreti di stato. Ricordiamo anche che l’annoso e irrisolvibile problema dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dalle centrali diventa gravissimo per la Francai e per tutta l’Europa (e persino per l’Italia dove non ci facciamo mancare anche lo scandalo Sogin). E poiché quasi tutte le centrali francesi dovranno essere chiuse prima della metà di questo secolo, Macron ne propone appunto un rinnovo e rilancio che vorrebbe essere anche modello trainante per tutta l’Europa. Ricordiamo fra l’altro che la Francia non ha mai cessato di accumulare uranio facendo ricorso anche al traffico di quello estratto persino da ragazzini al soldo di criminali in Congo e altrove, non lesinando i suoi interventi militari neocoloniali nell’Africa subsahariana come in Libia a caccia delle cosiddette “terre rare” – fra cui l’uranio – in concorrenza con l’Italia e altri paesi. L’opera di madame Anne Lauvergeon, chiamata madame Areva (la società del nucleare creata da Mitterrand nel 2001) è stata ed è ancora scandalosamente impressionante (questa Madame già nel 2009 si vantava che la France era diventata il primo produttore mondiale di uranio e di averne accumulato abbastanza da poter costruire almeno 250 nuove centrali nucleari per … tutta l’Europa).

Ecco quindi perché la Francia è il paese che ha fatto più pressioni sulla Commissione europea per sancire il principio che “il nucleare è energia verde”. Ed ecco anche la solerzia di Macron nel firmare il nuovo trattato con l’Italia, cioè con Draghi e Cingolani che sono ferventi sostenitori di tale “energia verde” come tutti parlamentari (Pd in testa, tranne forse qualche decina) e quindi potenziali partner del nucleare francese classificato come verde per tutta l’Europa.

La Germania rosa-verde-arancione ci salverà dal nucleare «verde»?

Per evitare il conflitto con la Francia ma anche dentro la sua coalizione di governo con i verdi, Olaf Scholz, che ha da poco preso il posto della Merkel, ha detto che “la tassonomia è un argomento piccolissimo” (alla conferenza stampa congiunta con Emmanuel Macron, dopo il Consiglio europeo del 16 dicembre). Ma la Germania ha scelto di uscire dal nucleare e Olaf Scholz rischia perché i Verdi sono contro il nucleare e anche contro il gas. La Spd – il partito di Olaf Scholz – dice che si può vivere di gas, ma che è molto contraria all’atomo … Durante la riunione del consiglio del 16 dicembre Olaf Scholz è stato molto fermo sul suo rifiuto di includere l’energia nucleare nella tassonomia. Per soddisfare la sua maggioranza Olaf Scholz vuole che la parola transizione sia in qualche modo collegata al nucleare nel senso di definire il nucleare energia di transizione riferendosi agli impianti di terza generazione che sono una tecnologia di transizione. Così suggeriscono alcuni euroburocrati. Ma resta da stabilire sino a quando gli investimenti in questo tipo di impianto saranno ammissibili: per alcuni il 2040, per i francesi il 2050 che è la scadenza entro la quale l’Unione Europea s’è impegnata per la neutralità carbonio. La Commissione sta anche cercando di regolamentare la questione del trattamento delle scorie nucleari. I francesi dicono di riciclare già parte delle scorie nucleari presso l’impianto di La Hague. Ma resta alto il dubbio sulla possibilità di uno smaltimento effettivo ed efficace. Intanto il gas è definito «energia di transizione» e «rimpiazzo del carbone nel rispetto di certe norme tecniche». Si tratta quindi di definire, per le centrali, una soglia massima d’emissioni di CO2 e un numero massimo di ore d’attività e anche a cominciare da quando il gas non sarà più usato.

Un compromesso difficile

Oltre al dibattito in seno al governo tedesco e fra questo e gli altri, la classificazione del gas come energia di transizione suscita l’ostilità di diversi Stati membri dell’UE, in particolare fra i paesi dell’Europa dell’Est, Polonia e Ungheria in testa, perché pensano di sostituire le centrali a carbone con quelle a gas e vorrebbero un’Europa meno dipendente dal gas russo.

Ecco perché il compromesso appare molto difficile e la celebre promessa del Green Deal da parte di Ursula von der Leyen, quando si insediò come presidente della Commissione, sembra quasi del tutto scomparsa. Sicuramente la Germania voterà contro il testo che la Commissione presenterà il 18 gennaio e lo stesso faranno l’Austria e il Lussemburgo. Ma «l’idea è che Berlino avrà quantomeno implicitamente validato la copia di Bruxelles. In altre parole Berlino continuerà a sostenere Ursula von der Leyen e la coalizione non sarà in pericolo».


Fonti: Le Monde (innanzitutto questo), France Afrique e riferimenti al libro Resistenze ai disastri sanitari ambientali ed economici nel Mediterraneo.

https://comune-info.net/verde-nucleare/