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martedì 18 novembre 2025

In Sardegna nascono allevamenti intensivi senza le procedure di valutazione d’impatto ambientale? - Stefano Deliperi

 

Sardara e Sassari, due casi che vedono la realizzazione di allevamenti intensivi avviati pressoché in contemporanea che fan sorgere più di un dubbio sulla loro legittimità.

A Sassari, nelle campagne di Caniga, sta sorgendo un allevamento intensivo di suini in un vecchio pollaio in disuso di 5.700 metri quadri. Secondo notizie stampa, circa duemila esemplari contemporaneamente.

Nessuna informazione sul consumo idrico – in un periodo di forti restrizioni nella zona – sullo smaltimento dei reflui, sul potenziale inquinamento da nitrati. L’avvio dell’attività di allevamento dei suini ha sollevato molta preoccupazione fra i residenti e numerose polemiche e manifestazioni pubbliche. A Sardara, nelle campagne vicino alle sorgenti termali di Santa Maria de is Acquas, sta sorgendo il cantiere per la realizzazione di una mega-stalla per l’allevamento intensivo di un migliaio di bovini per conto della Cooperativa Produttori Arborea..

Non sono stati visti in zona cartelli “inizio lavori” e, analogamente, non si hanno informazioni su consumi idrici, smaltimento dei reflui, potenziale inquinamento da nitrati. Come noto, ai sensi della direttiva n. 91/676/CEE per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole  la Regione autonoma della Sardegna ha individuato nell’area di Arborea una Zona Vulnerabile da Nitrati proprio per la massiccia presenza di allevamenti bovini e dei relativi liquami.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), dopo aver inoltrato (6 novembre 2025) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti per verificare la sussistenza o meno delle necessarie autorizzazioni amministrative in merito all’allevamento intensivo di suini a Sassari, ha inviato (15 novembre 2025) analoga istanza in relazione al progetto di allevamento intensivo bovino di Sardara.

In particolare, è necessario verificare se vi sia stato lo svolgimento preventivo della necessaria e vincolante procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). In caso di assenza, è stato chiesto l’annullamento delle autorizzazioni eventualmente emanate illegittimamente e l’irrogazione delle sanzioni di legge. Coinvolti il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Regione autonoma della Sardegna, i Comuni di Sassari e di sardara, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, i Carabinieri del N.O.E.

In ogni caso, allevamenti intensivo di tali dimensioni dovrebbero trovare ubicazione più opportuna in area industriale, non in un’area agricola con varie residenze e attività termali presenti.

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venerdì 18 luglio 2025

Milano, la “rigenerazione urbana” dei profitti illeciti - Stefano Deliperi

 


Quanto la cronaca – soprattutto giudiziaria – sta presentando sulla realtà di Milano sconcerta, ma solo fino a un certo punto.

A dir la verità era già accaduto, qualche tempo fa (1992), e venne chiamata Tangentopoli.

Avrebbe dovuto insegnar qualcosa, ma una buona parte degli Italiani ha meno memoria di un Carassius auratus, il comune Pesce rosso, con tutte le conseguenze del caso.

C’è anche chi capisce poco di questo caleidoscopio di termini e di confusione dei ruoli, però proviamo a rimanere sulla realtà dei fatti.

Una delle più redditizie fantasie italiche è certamente nel campo della speculazione immobiliare.

Qualsiasi imprenditore immobiliare disinvolto cerca di utilizzare una baracca o un fazzoletto di terreno, un cortile, per tirar su un bel palazzone magari progettato da qualche archistar vera o presunta con tanti prestigiosi appartamenti da vendere o affittare a caro prezzo.

Si chiama rendita speculativa immobiliare, ma ora la chiamano rigenerazione urbana, che, però, dovrebbe riguardare programmi di riqualificazione dell’edificatoo come rimedio al degrado urbano, spesso nelle periferie più degradate delle città, con interventi ecosostenibili finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche e socio-economiche, all’eliminazione di baraccopoli, alla creazione di nuove abitazioni e strutture produttive, cercando non tanto di demolire, ma di far convivere vecchi e nuovi edifici.


Se tale urbanistica creativa è stata fatta a Cagliari, estrema periferia dell’Impero, figuriamoci se non si fa a Milano, la capitale morale d’Italia.

E Milano ha moralità da vendere e affittare a chiunque possa pagarla salata al metro quadro.

In questi ultimi anni sono stati avviati cantieri per la realizzazione di grattacieli e palazzi previa presentazione di semplice scia (segnalazione certificata inizio attività) quale ristrutturazione di edifici di ridotte dimensioni previo abbattimento, senza alcun piano attuativo o particolareggiato  – necessario per legge (artt. 13 e ss. della legge n. 1150/1942 e s.m.i.) – che dovrebbe assicurare la presenza dei necessari servizi ai cittadini (verde pubblico, apparato fognario-depurativo, strade, istituti scolastici, ecc.) e il pagamento degli oneri urbanistici da parte dei costruttori (la presentazione di scia prevede oneri ridotti).

Tale disinvoltura imprenditoriale unita all’ignavia comunale non sono passate inosservate.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha aperto almeno una decina di procedimenti penali per abusi edilizi, fra cui i cantieri dell’Hidden Garden, una “torre” alta 27 metri costruita in un cortile di Piazza Aspromonte, quello della Torre Milano, alta 82 metri in Via Stresa, quello delle Park Towers di Via Crescenzago, due grattacieli affacciati sul Parco Lambro, quello delle Residenze LAC presso il Parco delle Cave, posto sotto sequestro preventivo, quello del Bosconavigli, progettato da Stefano Boeri, novanta appartamenti al costo di 6.400,00 euro al metro quadro a San Cristoforo, oggetto di corposa indagine.


Anche la Procura regionale della Corte dei conti ha avviato un procedimento per ipotizzato danno erariale, in quanto gli oneri di urbanizzazione sarebbero stati troppo contenuti e ormai datati.  Per esempio, nel caso del progetto del Bosconavigli una consulenza tecnica affidata dalla Procura della Repubblica ha individuato un danno per le casse comunali di 5,5 milioni di euro per i ridotti oneri di urbanizzazione.

Conseguentemente decine di imprenditori immobiliari, sviluppatori, progettisti, direttori dei lavori dirigenti e funzionari pubblici indagati.

In un primo tempo (autunno 2024), il sindaco Giuseppe Sala, già dirigente industriale e astro nascente dei progressisti italiani, non faceva il pesce in barile, ma rivendicava la bontà dell’attività della sua amministrazione comunale: “sono convinto che abbiamo agito sempre non solo nell’ambito della legittimità ma anche per il bene della città”, tuttavia “diverso è guardarsi avanti, perché alla luce di tutto quello che è successo, delle indagini, delle polemiche, non siamo granitici e non pensiamo che nulla debba cambiare. Prendiamo atto di alcune sensibilità e di alcuni giudizi e da qua in poi partiremo con un lavoro per rinnovare il Pgt“.

Quello che il sindaco Sala allora chiamava “alcune sensibilità” e “alcuni giudizi” si chiamavano (e si chiamano tuttora), in realtà, legalità ambientale e qualità della vita nelle città.

E non si tratta solo di mere questioni lessicali.

Giungeva, quindi, il soccorso mattonaro, rappresentato dalla c.d. legge Salva-Milano, la proposta di legge n. 1987 “Disposizioni in materia di piani particolareggiati o di lottizzazione convenzionata e di interventi di ristrutturazione edilizia connessi a interventi di rigenerazione urbana” (qui l’analisi tecnico-normativa del Servizio Studi della Camera dei Deputati) è stata approvata dalla Camera dei Deputati il 21 novembre 2024 ed era stata trasmessa, per il previsto esame, al Senato della Repubblica, quale proposta di legge n. 1309, assegnata, in sede redigente, all’VIII Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica).


Il soccorso mattonaro così come gli interessi in gioco erano e sono trasversalissimi, come di consueto: alla Camera avevano votato a favore Lega, FdI, Forza Italia e Noi Moderati con Pd, Italia Viva, Azione e + Europa, mentre avevan votato contro M5S e AVS.

In seguito sono stati aperti nuovi procedimenti penali, sono stati avviati i primi dibattimenti, per esempio sulla contestata lottizzazione abusiva di Via Stresa (gennaio 2025) e vengono indagate, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, anche Assimpredil-Ance Milano e la società di sviluppo immobiliare Abitare In.

Arriva anche il primo arresto (domiciliari), quello di Giovanni Oggioni, già dirigente dello Sportello unico per l’edilizia e neo-pensionato (marzo 2025).

A questo punto, con melmosa tempistica, (5 marzo 2025) “alla luce delle ipotesi di reato emerse dall’Ordinanza del GIP del 21 febbraio 2025, che il Comune di Milano ha ricevuto oggi e ha potuto leggere integralmente, l’Amministrazione considera di costituirsi parte civile”, rende partecipe l’opinione pubblica delle varie misure adottate e, infine, ”gli elementi di novità, e purtroppo di maggiore gravità, descritti negli atti di accusa inducono questa Amministrazione a non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta ‘Salva Milano’”.

Lentamente la proposta di legge s’è impantanata.

Siamo, così, giunti ai nostri giorni.

Gli indagati diventano ben settantaquattro – fra cui il sindaco Sala, l’Assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e l’archistar Stefano Boeri – e per sei di costoro la Procura della Repubblica milanese ha chiesto gli arresti domiciliari.

Il Comune di Milano, nella persona del legale rappresentante (il sindaco Sala), si costituirà parte civile anche nei confronti del sindaco Sala?

E i milanesi che ne pensano?

Vedremo gli sviluppi…

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

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lunedì 31 marzo 2025

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica chiede un lungo elenco di integrazioni sul progetto di centrale eolica flottante Mistral - Stefano Deliperi

 

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Commissione tecnica VIA/VAS ha chiesto (nota prot. n. 1278 del 31 gennaio 2025) alla Società Parco Eolico flottante Mistral s.r.l. (Gruppo Acciona) un lungo elenco di approfondite integrazioni al progetto e allo studio di impatto ambientale nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di centrale eolica “Parco eolico flottante Mistral”, proposto dalla Parco Eolico flottante Mistral s.r.l. (Gruppo Acciona) nel Mar di Sardegna.

Le richieste d’integrazione riguardano praticamente l’intero progetto e l’intera documentazione depositata a supporto della richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale. In estrema sintesi:

* schede tecniche e modalità operative delle strutture che dovranno ospitare gli aerogeneratori;

* la fattibilità tecnico-economica del progetto;

* le potenziali criticità realizzative;

* la compatibilità con i “Piani di Gestione dello Spazio Marittimo Italiano dell’Area Marittima interessata dal progetto” ora vigenti;

* le soluzioni tecniche per i cavidotti e i collegamenti con la rete elettrica nazionale;

* la reale ed attuale situazione delle aree terrestri interessate dal progetto, comprese le zone percorse da incendi;

* gli effetti sul microclima locale (aumento della temperatura e della nebbiosità, ecc.) e sull’ondosità;

* problematiche occupazionali in fase di realizzazione, gestione e dismissione;

* realizzazione di una “Relazione geologica integrativa, in cui sia valutata e dichiarata la piena compatibilità ambientale di tutte le opere in progetto (Area impianto offshore, cavidotto di collegamento offshore e opere di connessione alla RTN onshore) in ordine agli aspetti geologici, geomorfologici, idrogeologici e sismici”;

* analisi dettagliata su tutte le fonti idriche a uso potabile e il relativo impatto diretto e indiretto conseguente alla realizzazione dell’opera;

* analisi puntuale del consumo di fondale generato da aerogeneratori e cavidotti;

* analisi specifica dei campi elettromagnetici prodotti;

* analisi dell’impatto delle vibrazioni sugli ambienti terrestri e sulla fauna marina;

* analisi dell’impatto del rumore sulla fauna marina e il potenziale danno arrecato;

* profonde integrazioni al piano di monitoraggio ambientale;

* indicazione puntuale delle misure di compensazione;

* predisposizione di adeguate foto simulazioni dell’impatto paesaggistico a terra e a mare degli impianti in progetto da vari punti di vista di rilievo ambientale e storico-culturale, anche con la predisposizione di un portale web aperto al pubblico e la proposta di efficaci misure di mitigazione;

* caratterizzazione dei sedimenti connessi alla sistemazione di cavi e cavidotti;

* indicazione puntuale dell’area interdetta alla navigazione, che comunque dovranno esser oggetto di interlocuzioni e valutazioni internazionali, in quanto riguardanti zone di mare attualmente escluse dalla giurisdizione italiana;

* individuazione e valutazione degli impatti cumulativi con analoghi progetti;

* analisi di dettaglio degli impatti degli ancoraggi;

* analisi dettagliata sugli impatti sull’avifauna e sulla fauna marina (attualmente assenti), anche in considerazione delle opere a terra;

* valutazioni sull’eventuale riduzione degli aerogeneratori e su alternative di posizionamento;

* analisi e valutazioni specifiche sugli impatti su specie faunistiche e botaniche protette nonché sulle aree ricadenti della Rete Natura 2000;

* controdeduzioni alle numerose osservazioni presentate da soggetti pubblici e privati (ben 36 atti).

In ogni caso, si ricorda che “l’area individuata dal Proponente risulta essere collocata, all’attualità, al di fuori delle acque territoriali dello Stato e che la Repubblica Italiana non ha ancora compiutamente definito la propria ZEE (Zona Economica Esclusiva), prevista dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ‘”United Nations Convention on the Law of the Sea’,’”UNCLOS’) e richiamata nell’ordinamento dalla legge 14 giugno 2021, n. 91 e in conformità a quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare sopra richiamata, autorizzata l’istituzione di una zona economica esclusiva a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e fino ai limiti determinati a norma di legge; pertanto, alla luce delle considerazioni preliminari sopra richiamate, il procedimento in essere, pur proseguendo nel suo inter-istruttorio, resterà subordinato alle determinazioni che vorrà assumere il Governo in ordine alle scelte operate in campo internazionale e, segnatamente, alla definitiva proclamazione della ZEE nell’area in esame”.

Come si può capire agevolmente, progetto e studio d’impatto ambientale presentati lasciano parecchio a desiderare, con gravi rischi per il mare, la fauna marina, le tante attività umane che sul mare si svolgono.

Il progetto di centrale eolica offshore flottante “Mistral” prevede la realizzazione di una centrale eolica off shore, con 32 “torri eoliche” altre più di 200 metri, su una superficie marina di centinaia di ettari, a circa 35 chilometri (circa 19 miglia marine) dalla costa della Sardegna Nord Ovest.

La potenza prevista è di 15 MW per ciascuna “torre eolica flottante” per complessivi 480 MW, mentre la durata prevista della centrale eolica sarebbe di 30 anni e il cavidotto di collegamento dovrebbe approdare sulla terraferma sulla costa algherese, da dove parte un nuovo elettrodotto verso stazioni elettriche e la stazione di connessione alla rete di Ittiri (da potenziare).

Il GrIG era già intervenuto con specifico atto di opposizione (28 giugno 2022), avverso il rilascio della richiesta concessione demaniale marittima trentennale in assenza di qualsiasi atto autorizzativo.

Ora, non rilasciata la concessione demaniale marittima, è stata richiesta la pronuncia di compatibilità ambientale, la procedura di V.I.A. – nella quale il GrIG è intervenuto (30 luglio 2024) con specifico atto di “osservazioni” –  è in corso.

A breve potrebbe esser avviato il procedimento di V.I.A. anche per un altro progetto di centrale eolica offshore flottante in parte sovrapponibile, il progetto “Sardinia North West”, nei mari della Sardegna nord occidentale, al largo di Capo Caccia,che ha concluso la procedura preventiva di individuazione dei contenuti dello studio di impatto ambientale (scoping).

In un’area di mare di 382 chilometri quadrati in concessione, 27 strutture di fondazione galleggianti a forma triangolare ancorate al fondale, dotate ciascuna di n. 2 aerogeneratori, ciascuno con potenza nominale di 25 MW ciascuno, per un numero totale di 54 aerogeneratori e una potenza totale dell’impianto pari a 1.350 MW; cavidotti, cabine di trasformazione, collegamenti terrestri alla rete per una quarantina di chilometri da Alghero fino a Cabu Aspru, nel territorio comunale di Sassari.

Anche in questo caso il GrIG era già intervenuto con specifico atto di opposizione (24 agosto 2022), avverso il rilascio della richiesta concessione demaniale marittima trentennale in assenza di qualsiasi atto autorizzativo.

Il GrIG da un lato è favorevole alla produzione energetica da fonti rinnovabili, ma è assolutamente contrario a ogni ipotesi di speculazione energetica.

Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”, cioè 4,7 volte l’obiettivo previsto a livello europeo.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.  

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 dicembre 2024 risultano complessivamente ben 6.071, pari a 348,62 GW di potenza, suddivisi in 3.881 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 152,21 GW (43,66%), 2.057 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 109,94 GW (31,53%) e 133 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 86,48 GW (24,81%).

Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata. Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Ternainvia specificiordiniperridurreo aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata.

 I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”.

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.

Il GrIG ha avanzato la proposta della verifica nazionale del quantitativo di energia elettrica realmente necessario e della successiva pianificazione statale in base ai reali fabbisogni energetici delle aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), successivamente da assegnare mediante bandi pubblici al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

La prima cosa necessaria, a breve termine, sarebbe una moratoria nazionale (non regionale, già dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza Corte cost. n. 27/2023), una sospensione di qualsiasi autorizzazione per nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili.  Oltre l’individuazione normativa delle aree idonee e inidonee a breve termine, a medio termine, è certamente necessario completare il processo di pianificazione paesaggistica.

Il GrIG ha recentemente promosso in proposito la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!, che ha ormai superato le 21 mila adesioni, dove sono esposte chiaramente le ragioni perché si possano finalmente pianificare gli interventi di una vera e condivisa transizione energetica senza stravolgere superstiti aree agro-naturalistiche, eccellenze alimentari, campi, pascoli, boschi, coste, crinali, avifauna, siti archeologici, beni artistici e culturali, sentieri, cammini, ciclovie, itinerari turistici enogastronomici scampati ad un vorace consumo di suolo e ora gravemente minacciati da questa arrembante deriva affaristica mascherata di verde e senza rischio d’impresa perchè incentivata con le nostre bollette.

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venerdì 14 marzo 2025

Rapporto GrIG sugli illeciti forestali in Italia - Stefano Deliperi

 

2.094 notizie di reato, 26.667 illeciti amministrativi, 1.263 persone denunciate, 21 arresti, 302 sequestri preventivi. Sanzioni amministrative per complessivi euro 20.625.567,05 nei confronti di 24.751 trasgressori (2020-2024).

Qual’è il livello della legalità ambientale nella gestione dei boschi e delle foreste italiani? Questa è la domanda a cui cerca, almeno in parte, di rispondere la ricerca effettuata dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) riguardo le violazione delle leggi per la tutela boschiva e le conseguenti sanzioni applicate.

La prima edizione del Rapporto GrIG sugli illeciti forestali (2020 – 2022) è stata pubblicata nel febbraio 2024 e non comprendeva i dati delle Regioni autonome del Friuli Venezia Giulia e della Valle d’Aosta, allora non forniti.

La presente edizione del Rapporto GrIG sugli illeciti forestali riguarda gli anni 2020 – 2024 ed è il primo che riguardi l’intero territorio nazionale.

La copertura forestale italiana.

Secondo i dati dell’Inventario forestale italiano (2023), i boschi e le foreste si estendono per 11.054.458 ettari, con un indice di boscosità del 30,2% del territorio nazionale.

Si estendono nel 31,1% dei casi in aree naturali protette, mentre nel 68,9% fuori dalle aree naturali protette.  

Il 66,4% dei boschi italiani è di proprietà privata, mentre solo il 33,2% è di proprietà pubblica (demani civici compresi).

La gestione del bosco e delle foreste sul piano giuridico.

Negli anni scorsi è entrato in vigore il decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i. (Testo unico in materia di foreste e filiere forestali) che costituisce, insieme alle norme delle Regioni e delle Province autonome, il quadro di gestione boschiva sul piano giuridico.

E’ stato ed è fortemente criticato da autorevoli personalità del mondo accademico e da rilevanti parti dell’associazionismo ambientalista per la forte impronta produttivistica e poco attenta alla conservazione naturalistica.

Aspetti fortemente critici sono l’esclusione dalla nozione giuridica di “bosco” delle “formazioni di origine artificiale realizzate su terreni agricoli anche a seguito dell’adesione a misure agro-ambientali o nell’ambito degli interventi previsti dalla politica agricola comune dell’Unione europea” (es. Regolamento (CEE) n. 2080/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo), la c.d. arboricoltura da legno (es. Pioppeti, ecc.) d’impianto artificiale a fini di produzione legnosa, i noccioleti e i castagneti in produzione o in ripristino (art. 5 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.), nonostante i svariati casi (es. numerosi castagneti) abbiano un’evoluzione naturale anche molto marcata. Fra le conseguenze c’è l’esclusione della presenza del vincolo paesaggistico ex lege (art. 142, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Sono strumenti giuridici di gestione forestale la strategia forestale nazionale, i piani forestali di indirizzo territoriale, i piani di gestione forestale pubblici o privati (art. 6 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.), nonchè la disciplina di gestione forestale predisposta da Stato, Regioni e Province autonome  (art. 7 del decreto legislativo n. 34/2018 e s.m.i.).

I tagli boschivi silvo-colturali dopo la legge n. 136 del 2023 sono autorizzati in base alla disciplina forestale.

La normativa comunitaria per la tutela dei boschi e le ambiguità nel campo delle energie rinnovabili.

La normativa comunitaria offre un rilevante quadro giuridico per la salvaguardia di boschi e foreste grazie alla Rete Natura 2000, realizzata in base alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e in base alla direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica: nel Bel Paese vi sono ben 2.649 siti rientranti nella Rete Natura 2000. In particolare, sono stati individuati 2385 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), 2301 dei quali sono stati designati quali Zone Speciali di Conservazione, e 842 Zone di Protezione Speciale (ZPS), 578 delle quali sono siti di tipo C, ovvero ZPS coincidenti con SIC/ZSC (elenco dei SIC-ZSC,elenco delle ZPS).

La Rete Natura 2000 in Italia interessa complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e circa il 6,5% di quello marino.

Ogni intervento che possa apportare modifiche agli ambienti tutelati dev’essere assoggettato alle preventive e vincolanti procedure di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.), ai sensi degli artt. 6 della direttiva n. 92/43/CEE e 5 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. di recepimento nell’ordinamento nazionale.

Tuttavia, sussistono forti ambiguità nel regime di effettiva salvaguardia del patrimonio forestale determinato dall’esplicito favore dell’Unione Europea per l’utilizzo delle biomasse, fra cui rientrano non solo gli scarti del legno, ma anche legno proveniente da tagli boschivi anche di ingente quantità ed estensione, come evidenziato dal recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) The European biomass puzzle – Challenges, opportunities and trade-offs around biomass production and use in the EU (genn. 2024).

Le recenti modifiche sul vincolo paesaggistico a tutela dei boschi.

Non è un periodo particolarmente felice per i boschi del povero Bel Paese. Il 10 ottobre 2023 è entrata in vigore la legge 9 ottobre 2023, n. 136 “Conversione in legge del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, recante disposizioni urgenti a tutela degli utenti, in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici”.

Il decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito nella legge 9 ottobre 2023, n. 136 riguarda norme per la tutela degli utenti dei servizi di trasporto, materie economiche e finanziarie, nonché investimenti in settori strategici. 

E’ del tutto evidente che l’attuale maggioranza politica che sostiene il Governo Meloni ha voluto ingraziarsi gli imprenditori e progettisti del settore forestale.

I boschi oggetto di tutela anche con singoli provvedimenti di individuazione ministeriale o regionale (artt. 136 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) ora non vedono più gli interventi di taglio assoggettati alla necessità dell’autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), ma sono gestiti come quelli tutelati con il vincolo paesaggistico discendente dalla legge (art. 142, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.): in sostanza, per “incentivare e sviluppare le potenzialità della filiera nazionale foresta – legno e … favorire il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri”, sono esentati dall’obbligo di preventiva autorizzazione paesaggistica tutti gli interventi di “taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste …  , purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia” (art. 149, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Ma è vero che tali disposizioni favorirebbero “le potenzialità della filiera nazionale foresta – legno e … il riposizionamento strategico delle aziende italiane rispetto alla concorrenza dei mercati esteri”?

Il settore della gestione forestale in Italia è davvero così virtuoso come, per esempio, fan pensare certe affermazioni del CONAF?

La ricerca GrIG sulla legalità nella gestione dei boschi e delle foreste italiane.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha condotto (istanza del 5 ottobre 2023) una ricerca in relazione all’irrogazione di sanzioni amministrative ed emissione di comunicazioni di notizie di reato in materia di tagli boschivi non autorizzati nel territorio nazionale o nei rispettivi territori regionali/provinciali di competenza, negli anni 2020-2022.

Sono stati coinvolti i Carabinieri Forestale, per le Regioni ordinarie, e i Corpi forestali e di vigilanza ambientale delle Regioni e Province autonome.

Sono pervenute le risposte del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri (nota prot. n. 12/80-3 del 3 novembre 2023), della Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano (nota dell’11 ottobre 2023), del Corpo Forestale della Regione Siciliana (nota prot. n. 108414 del 31 ottobre 2023), del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 78687 del 13 novembre 2023) e del Dipartimento Protezione Civile, Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento (nota prot. n. 327 del 9 gennaio 2024). Nessuna risposta da parte dei Corpi forestali del Friuli – Venezia Giulia e della Valle d’Aosta.

Nel periodo 2020-2022 i Carabinieri Forestale hanno perseguito 1.039 reati, denunciato 707 persone, effettuato 14 arresti e 200 sequestri preventivi.

Inoltre hanno accertato ben 14.179 illeciti amministrativi, contestando violazioni per 11.354.240,00 euro a carico di 13.719 trasgressori ed effettuando 23 sequestri amministrativi.

La Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano, nel periodo 2020-2022, ha effettuato 30 comunicazioni notizie di reato e contestato 143 illeciti amministrativi per 264.267,00 euro.

Il Corpo Forestale della Regione Siciliana, sempre nel periodo 2020-2022, ha effettuato 2 comunicazioni notizie di reato e accertato 52 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna, nel periodo 2020-2022, ha effettuato 51 comunicazioni notizie di reato e accertato 72 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, nel periodo 2020-2022, ha accertato ben 291 sanzioni amministrative, ma non ha effettuato alcuna comunicazione notizie di reato.

I dati, purtroppo incompleti, indicano nel triennio 2020-2022 ben 1.122 notizie di reato e 14.737 illeciti amministrativi, sintomo di un’ampia presenza di illegalità nella gestione dei boschi e foreste italiani.

Un focus sulla Provincia di Siena, ben 172.000 ettari di superficie boscata su 382.100 di superficie complessiva, il 45,01% del territorio, una percentuale fra le più elevate in Italia:

– nel periodo gennaio – ottobre 2022, i Carabinieri Forestale di Siena hanno svolto oltre 500 verifiche in materia, irrogando ben 319 sanzioni amministrative per complessivi 353 mila euro ed effettuando 19 comunicazioni di reato relative a 25 soggetti all’Autorità giudiziaria competente: oltre il 63% dei controlli effettuati ha evidenziato situazioni irregolari;

– nel periodo gennaio – ottobre 2023, i Carabinieri Forestale di Siena hanno svolto oltre 1.300 verifiche in materia, irrogando ben 231 sanzioni amministrative per complessivi quasi 103 mila euro ed effettuando 12 comunicazioni di reato relative a 10 soggetti all’Autorità giudiziaria competente: quasi il 18% dei controlli effettuati ha evidenziato situazioni irregolari.

I dati evidenziano una significativa presenza di illegalità nel settore della gestione boschiva.

Il GrIG ha, poi, condotto un aggiornamento della ricerca (istanza del 28 gennaio 2025) che ha portato ad acquisire dati relativi a tutto il territorio nazionale per il successivo periodo 2023-2024.

Sono pervenute le risposte del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri (nota prot. n. 12/3-4 del 12 febbraio 2025), della Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano (nota del 13 febbraio 2025), del Corpo Forestale della Regione Siciliana (nota prot. n. 20144 del 25 febbraio 2025), del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 12807 del 20 febbraio 2025), del Dipartimento Protezione Civile, Foreste e Fauna della Provincia autonoma di Trento (nota prot. n. 327 del 6 febbraio 2025), del Corpo Forestale Regionale del Friuli – Venezia Giulia (nota prot. n. 190264 del 7 marzo 2025) e del Corpo Forestale della Valle d’Aosta (nota prot. n. 493 del 29 gennaio 2025).

Nel periodo 2023-2024 i Carabinieri Forestale hanno perseguito 877 reati, denunciato 546 persone, effettuato 7 arresti e 102 sequestri preventivi.

Inoltre hanno accertato ben 11.071 illeciti amministrativi, contestando violazioni per 8.804.544,00 euro a carico di 10.618 trasgressori ed effettuando 28 sequestri amministrativi.

La Ripartizione Servizio Forestale della Provincia autonoma di Bolzano, nel periodo 2023-2024, ha contestato 106 illeciti amministrativi.

Il Corpo Forestale della Regione Siciliana, sempre nel periodo 2023-2024, ha effettuato 10 comunicazioni notizie di reato e accertato 131 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione autonoma della Sardegna, nel periodo 2023-2024, ha effettuato 84 comunicazioni notizie di reato e accertato 92 sanzioni amministrative.

Il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, nel periodo 2023-2024, ha accertato ben 227 sanzioni amministrative, ma non ha effettuato alcuna comunicazione notizie di reato.

Il Corpo Forestale Regionale del Friuli – Venezia Giulia, nel periodo 2023-2024, ha contestato 165 illeciti amministrativi nei confronti di 180 trasgressori, per un importo complessivo di euro 86.398,10.

Il Corpo Forestale della Valle d’Aosta, invece, non ha accertato alcun illecito amministrativo nel periodo 2020-2024, ma ha effettuato una comunicazione notizia di reato nel 2021.

I dati indicano nel biennio 2023-2024 ben 971 notizie di reato e 11.752 illeciti amministrativi, sintomo di un’ampia presenza di illegalità nella gestione dei boschi e foreste italiani.

Nel quadriennio 2020-2024 si registrano ben 2.094 notizie di reato e 26.667 illeciti amministrativi, 1.263 persone denunciate, 21 arresti, 302 sequestri preventivi. Sono state contestate sanzioni amministrative per complessivi euro 20.361.300,05 nei confronti di 24.751 trasgressori.

Un sintetico focus su un caso emblematico di illecito forestale: un imponente taglio boschivo (circa 50 ettari) eseguito lungo le sponde del Fiume Secchia, nel territorio comunale di Rubiera (RE), ben oltre i limiti delle autorizzazioni nell’estate 2024 è stato sanzionato con un provvedimento dei Carabinieri Forestale che impone il ripristino ambientale e il pagamento di ben 198 mila euro.

A parte il procedimento penale, quantomeno per le violazioni di natura paesaggistica (artt. 734 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), un caso esemplare di come – abusivamente – si elimina la difesa idrogeologica costituita dalla vegetazione riparia e dai boschi in particolare. Fatto ancor più grave in una regione – l’Emilia-Romagna – purtroppo ormai soggetta a calamità innaturali grazie a interventi antropici semplicemente assurdi e dettati da interessi economici piccoli e grandi.

Qualche considerazione e qualche proposta.

L’attuale situazione di illegalità diffusa, che può render felici solo imprenditori senza scrupoli del settore del legno e nel campo della produzione di energia da biomasse legnose, disegna un quadro sensibilmente critico in una situazione di perdurante rischio idrogeologico presente in gran parte del territorio nazionale e in un momento di crisi ambientale determinata dai cambiamenti climatici. proprio quando sono sempre più ridotti nei fatti gli ordinari controlli ambientali e i tagli illeciti sono ampiamente diffusi quanto sanzionati in modo penosamente insufficiente, poche migliaia di euro per danni ambientali spesso non ripristinabili.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) auspica una seria ed efficace inversione di tendenza, comprendente un forte inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per i tagli boschivi abusivi e un aumento dei controlli ambientali, grazie a un incremento di personale e mezzi.

Il GrIG invierà formalmente il Rapporto sugli illeciti forestali al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministro della Cultura e al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, affinchè adottino le iniziative di propria competenza e si facciano carico anche delle necessarie iniziative di proposta legislativa sull’inasprimento delle sanzioni penali e amministrative in materia…

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