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domenica 23 novembre 2025

Carne scaduta, ricongelata e messa sul mercato. L’inchiesta di Report sul macello leader nell’import - Franz Baraggino

"Non si butta via niente" è il titolo del servizio di Giulia Innocenzi per la nuova puntata del programma di Sigfrido Ranucci, in onda domenica 23 novembre su Rai3

 

Le inchieste di Report, in onda stasera, domenica 23 novembre, su Rai3, tornano a occuparsi di quello che l’industria alimentare porta sulle nostre tavole. Perché, a quanto pare, “Non si butta via niente“. È il titolo del servizio di Giulia Innocenzi, che condurrà lo spettatore all’interno del macello Bervini di Pietole, in provincia di Mantova, tra partite di carne scaduta provenienti da Uruguay, Nuova Zelanda, Ungheria, Ucraina, Romania e persino dalle riserve militari egiziane, che venivano scongelate, lavorate e ricongelate per essere messe sul mercato. Tutto all’interno di un’azienda leader nel settore della lavorazione delle carni estere, che fattura circa 200 milioni l’anno. “Era nera, puzzava, era brutta. Alla vista e all’olfatto era immangiabile”, raccontato le testimonianze raccolte tra gli operai. Peggio: il congelamento non elimina i batteri e lo scongelamento in acqua calda favorisce la loro replicazione, compresi patogeni come salmonella e listeria, spiegano gli esperti intervistati.

Sacchetti di carne caduti a terra e rimessi nei cassoni, piani di lavoro contaminati dal sangue, armadietti infestati da scarafaggi. Pratiche che, chiarisce il servizio, moltiplicano ulteriormente la carica batterica delle carni lavorate. Poco importa: dopo la rimozione dello strato superficiale compromesso, la carne veniva riconfezionata con nuove date di scadenza. Noto per selezionare carni pregiate dall’America Latina e persino specie esotiche come antilope, zebra e cammello, il macello nascondeva un sistema di riciclo che avrebbe potuto mettere a rischio la salute dei consumatori. Secondo quanto riferito dalla stessa azienda, “le normative consentono di procedere al congelamento delle carni fresche refrigerate, cioè conservate da -1 a 2 gradi, ma prima che venga raggiunta la data di scadenza”. Ma quanto filmato dal programma di Sigfrido Ranucci mostra che a Pietole le cose andavano in modo decisamente diverso.

Il servizio rilancia interrogativi cruciali sulla trasparenza delle filiere e la tutela dei consumatori. “Due i piani di ragionamento”, spiega Innocenzi a ilfattoquotidiano.it. Il primo riguarda l’industria, che punta a “tagliare i costi e ad aumentare i guadagni: una carne che non può essere consumata e va distrutta in quanto scaduta, rimessa sul mercato ti porta un guadagno doppio”, segnala la giornalista. “Ma inseguire così il profitto significa mettere in pericolo la salute dei cittadini”. Il secondo aspetto riguarda i controlli. “Abbiamo chiesto ai Servizi veterinari come sia possibile la lavorazione di carni scadute, perché non sia stata intercettata”. La criticità sta nel fatto che “i controlli a sorpresa non vengono quasi mai eseguiti”. Al contrario, si opera solitamente “con controlli programmati, dei quali le aziende vengono preventivamente informate”. Un sistema che, aggiunge la giornalista, “va totalmente ripensato: c’è in ballo alla salute dei cittadini”.

da qui

mercoledì 26 marzo 2025

Presa “elettrica” diretta - Grig

La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

Ci risiamo.  

Dopo Far West ecco Presa Diretta.  

Dopo Salvo Sottile, ecco Riccardo Jacona.

Trasmissioni del servizio pubblico televisivo (RAI 3), supportate quindi con il canone pagato dai contribuenti, che fanno da megafono per la realizzazione di centrali di produzione energetica da fonti rinnovabili senza se e senza ma, cioè pura speculazione energetica.

A ‘sto punto sembra proprio una scelta di campo piuttosto netta da parte di un giornalismo d’inchiesta che appare più una velina d’interessi politico-industriali.

Che pena.

Mai che a ‘sto giornalismo d’inchiesta venga in mente, per esempio, di far vedere l’altra faccia della transizione energetica in corso in Cina, tanto decantata quanto poco indagata.

Vediamo un po’.

Alla recente  COP 29 di Baku, la 29^ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Baku, Azerbaijan, 11 – 22 novembre 2024), come sempre, l’Italia ha fatto la sua parte e ha sottoscritto l’appello volontario per la messa al bando del carbone per la produzione energetica insieme numerosi Paesi, fra cui la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, il Canada, l’Australia, l’Angola, l’Uganda, l’Etiopia: “i firmatari promettono chei loro prossimi piani climatici non includeranno alcuna nuova centrale elettrica alimentata a carbone senza cattura di CO2”.

L’Italia abbandonerà l’utilizzo del carbone a fini di produzione energetica nel 2025, con l’eccezione della Sardegna, dove l’utilizzo cesserà fra il 2026 e il 2028.

Cina (30,00%), U.S.A. (11,25%) e India (7,80%) – cioè i primi tre grandi “produttori” di CO2 al mondo (complessivamente il 49,5% delle emissioni nel 2023) – non aderiscono alla dismissione del carbone.

E abbiamo detto tutto.

Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea (27 Stati), Russia e Brasile sono i Paesi che emettono più CO2 al mondo. Insieme, rappresentano il 49,8% della popolazione mondiale, il 63,2% del P.I.L. globale, il 64,2% del consumo di combustibili fossili e il 62,7% delle emissioni globali di CO2 fossile (Commissione europea, CO2 emissions of all world countries, 2024 Report).

Nel 2023 la Cina ha emesso 15.943,99 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in sistematica crescita dal 1990, + 411%), il 30% delle emissioni globali mondiali, l’Italia ha emesso 374,12 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in drastica diminuzione dal 1990, – 27%), lo 0,71% delle emissioni globali mondiali.

L’International Energy Agency (IEA), nel World Energy Outlook del 2023, sottolinea come il governo cinese preveda di arrivare al picco delle emissioni nel 2030, per cui non possiamo che prevedere ulteriori aumenti delle emissioni cinesi di CO2.

E’ ben chiara la follìa di chi vorrebbe in Italia una transizione energetica votata al proliferare senza se e senza ma di centrali eoliche, centrali fotovoltaiche, centrali a biomassa in spregio a qualsiasi salvaguardia del territorio: anche se l’Italia scendesse allo 0,5% delle emissioni globali mondiali di CO2 per la nostra Terra non cambierebbe un bel niente.

Il Consiglio di Stato l’ha ricordato in questi giorni con la  sentenza Sez. IV, 5 marzo 2025, n. 1872.

E ha ragione da vendere il magistrato amministrativo Paolo Carpentieri con il suo forte richiamo al buon senso che dovrebbe guidarci tutti nella transizione ecologica ed energetica: “...è del tutto inutile auto-distruggere qui e ora, subito, i nostri paesaggi, coprendoli di pale eoliche e di campi fotovoltaici, mentre il resto del mondo non fa nulla (anzi, continua a crescere con un’esplosione demografica fuori controllo). È come voler svuotare il mare con un cucchiaino.”.

Per questi motivi, a puro titolo d’esempio, è semplicemente criminale voler assediare la reggia nuragica di Barumini con cinque centrali eoliche e svariate centrali fotovoltaiche, per non parlare (sempre a puro titolo di esempio) della Sardegna inquinatrice d’Italia, una fesseria buona solo per chi si rifiuta di ragionare.

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici…

continua qui

 

sabato 15 febbraio 2025

Tele-Meloni è una realtà: lo dicono i numeri - Giandomenico Crapis

Il megafono. Meloni nei tg e l’aiutone di Mediaset e Sky

Sul perché il consenso della premier non scenda parallelo alle deficienze del governo e ai litigi in maggioranza ampia sarebbe la ricerca. Una volta gli imputati erano i media e la tv, oggi si tende, non del tutto a ragione, a ridimensionarli. Per cercare lumi, tra pranzi e cenoni, abbiamo ripescato i dati Agcom degli ultimi due anni e i risultati ci dicono che siamo alle solite: la tv conta, nel bene o nel male, di più o di meno, ma conta. Analizzando i mesi da gennaio a novembre del 2024, esclusi aprile e maggio per i quali mancano i tempi di parola dei politici, emerge che Meloni gode di un parlato dilatato oltremisura rispetto agli altri leader. Si tratta della premier, certo, ma c’è un limite imposto dal pluralismo altrimenti saremmo all’Istituto Luce. La Presidente spadroneggia: nei tg realizza quasi 15 ore di tempo di parola, cifra con la quale doppia, triplica e quadruplica le distanze dagli altri. Mattarella di ore ne ha la metà, Schlein ancora meno, a Conte vanno 4 ore, non parliamo di Bonelli, Calenda e Renzi cui vanno circa 40 minuti per ciascuno, o di Fratoianni che per i tg è un semiclandestino (17 minuti per nove mesi esaminati nel 2024!). Va invece di lusso a Tajani che con 8 ore è subito dopo Meloni quanto a visibilità nei tg (ma ci sarà o no un rapporto con la ripresa elettorale di F.I.?). C’è da aggiungere un paio di cose: che sempre nei tg Meloni quasi eguaglia Draghi degli stessi mesi del 2021, quando però il paese lottava contro il Covid, con tutta l’informazione centrata su superMario, e che una buona metà del vantaggio Meloni la riceve in omaggio dal Tg5, il secondo tg più seguito, al confronto del quale il fazioso Tg1 sembra la BBC. Infatti delle 15 ore totali di parlato di cui Meloni come detto gode, sul solo Tg5 la leader ne raccoglie oltre 4, quantità abnorme se guardiamo all’ora o poco più concessa a Mattarella o a Schlein, ai tre quarti d’ora a Conte. Sembra impossibile ma SkyTg24 riesce a fare pure peggio: la testata è uno spot permanente per la premier ed il governo. Meloni qui si mangia quasi tutto il parlato, tre volte il tempo di Schlein, nove volte quello di Conte; il governo si avvantaggia anche della formidabile copertura che il tg offre a Tajani, Salvini, Crosetto, Piantedosi, Nordio e compagnia governando, nonché della cancellazione (quasi) degli altri leader della minoranza, Renzi compreso. A questo punto piuttosto che soffermarci sui talk, che questo vantaggio lo moltiplicano e lo amplificano, è più interessante guardare al 2023 dove l’esposizione di Meloni fu ancora più sfacciatamente sbilanciata a suo favore. Ma la cosa davvero sorprendente è che, addirittura, ella fa meglio (nei mesi esaminati che escludono marzo e aprile come detto), dello stesso Conte nell’anno del lockdown, mentre giunge solo ad una spanna dal lanciatissimo Renzi del 2015 (22 ore e mezza contro 23 ), cioè dal politico che fece della tv la sua arma più forte. Insomma nel primo biennio la premier si è garantita sui tg e sulle reti grazie alla compiacenza di reti pubbliche e private una presenza in voce da record. Un primato insospettabile forsanche da chi ripete che la tv ormai non conta, superata dai new media. Naturalmente questa alluvione in video finisce poi per li rami nei social e il gioco è fatto. Intanto la riforma Rai langue: più che ‘incardinata’, incatenata. Di quella del sistema tv, poi, nemmeno a parlarne.

https://infosannio.com/2025/01/06/tele-meloni-e-una-realta-lo-dicono-i-numeri/

giovedì 23 febbraio 2023

TV tedesca attacca Vandana Shiva sugli OGM

Chi acquista biologico lo fa per ottenere alimenti privi di ingegneria genetica e pesticidi e prodotti in modo più ecologico e sostenibile. Il mercato del biologico è cresciuto enormemente negli ultimi decenni e la tendenza è in crescita.

Vandana Shiva promuove il biologico come nessun altro. Da oltre 40 anni è una sostenitrice dell’ecologia e dell’agricoltura biologica. Nell’ottobre 2022 sono state pubblicate le sue memorie “Terra Viva”. Alla fine di novembre è venuta in Germania per presentare la sua autobiografia e assistere alla prima del film documentario sulla sua vita, proiettato nei cinema tedeschi da dicembre. Servizi e interviste con l’attivista ambientale indiana e vincitrice del Premio Nobel Alternativo sono apparsi in numerosi media come WDR e SWR, Hamburger Morgenpost, Badische Zeitung, Münchner Merkur, Deutsche Welle, WELT e Focus.

Solo il portale online “Fact Finder” del gruppo radiotelevisivo tedesco ARD ha colto l’occasione della grande eco mediatica intorno a Vandana Shiva per presentare una versione delle cose tutta sua. Fact Finder dovrebbe servire, secondo la sua stessa definizione, a “raccogliere e correggere fenomeni come la propaganda politica, le voci, le fake news e le mezze verità su Internet” (fonte: Wikipedia). Il 13 dicembre è stato pubblicato l’articolo “L’attivista indiana Shiva: un’icona ecologica dalle opinioni discutibili“, anch’esso piuttosto discutibile, pieno di mezze verità, che, tuttavia, non approfondisce né il documentario né il lavoro di Vandana Shiva.

Fact Finder afferma che la ricercatrice è stata “corteggiata dalla politica per anni” e che diffonde “disinformazione e teorie del complotto”, negando così indirettamente ai nostri politici la capacità di distinguere tra informazioni reali e falsità. Anche il fatto che un busto di Vandana Shiva si trovi nel giardino di Highgrove, la residenza di Re Carlo III, appare sospetto a Fact Finder. Ci si chiede a quale argomentazione dovrebbe servire questa accusa, visto che si tratta solo di uno dei tanti busti di personalità che hanno reso servizi eccezionali alla protezione della natura.

L’ingegneria genetica è meglio della natura?

Quasi tutto l’articolo di Fact Finder è una specie di campagna pubblicitaria a favore dell’ingegneria genetica. Questa viene presentata come la cosa più naturale del mondo, anzi molto migliore della natura stessa, perché riduce l’uso di pesticidi in agricoltura e porta salvezza e benedizione all’approvvigionamento alimentare mondiale. Chiunque la veda diversamente è un ideologo complottista e un romantico senza speranza, questo è il tono di fondo. L’uomo che spinge l’ingegneria genetica come nessun altro in tutto il mondo – Bill Gates – viene presentato come vittima di immagini ostili costruite inconsciamente dagli oppositori ignoranti dell’ingegneria genetica. In generale, tutti coloro che criticano Gates diffondono notizie false, soprattutto Vandana Shiva.

Ma è davvero così? Fact Finder ha davvero raccolto tutti i fatti sull’argomento e confrontato tutte le opinioni e i punti di vista, oppure è stato presentato in modo selettivo solo ciò che rientra nel quadro prefabbricato? Le fonti citate sono indipendenti o finanziate dall’industria? Un’analisi dettagliata dell’articolo di Fact Finder fornisce alcune risposte sorprendenti.

Cotone OGM e suicidi tra i coltivatori indiani

Nel programma culturale dell’ARD “Titel, Thesen, Temperamente” è apparso il 26.11.2022 un ottimo articolo sul film e sul lavoro di Vandana Shiva, che però accusa a sorpresa Vandana Shiva di “falsare la verità” stabilendo un collegamento tra l’introduzione del cotone Bt geneticamente modificato e i suicidi dei coltivatori di cotone indiani. Il rapporto fa riferimento a “statistiche” che lo dimostrerebbero, ma senza citarne la fonte. Fact Finder lo recupera presentando un documento di discussione del 2008 finanziato dall’industria agricola, mentre ignora invece gli studi contrari, così come le dichiarazioni del governo indiano, che confermano apertamente il collegamento. Solo un errore occasionale nelle ricerche? 

“Riso d’oro” geneticamente modificato

Probabilmente no, perché l’articolo continua con l’affermazione che Vandana Shiva e altri attivisti hanno impedito l’uso del “riso d’oro” geneticamente modificato nel Terzo Mondo, negando così ai bambini affamati l’accesso alla vitamina A. Non viene però menzionato il fatto che il riso geneticamente modificato non è né maturo nel suo sviluppo – secondo gli stessi sviluppatori – né rilevante dal punto di vista nutrizionale – secondo nientemeno che la Food and Drug Administration (FDA) americana. In realtà, il ritardo è dovuto a ostacoli politici e brevettuali, ma anche a problemi tecnici. Gli attivisti non c’entrano nulla, come ammette anche uno dei principali scienziati del settore. Non si tratta di una verifica dei fatti che tenga conto di tutte le fonti disponibili, ma di un’opinione.

Meno pesticidi grazie all’ingegneria genetica?

Anche l’affermazione contenuta nell’articolo di Fact Finder, secondo cui l’ingegneria genetica ridurrebbe l’uso di pesticidi, è insostenibile a un esame più attento. Mentre l’uso di insetticidi è diminuito, quello di erbicidi – compreso il Roundup di Monsanto a base di glifosato – è aumentato di molte volte. Entrambi sono cosiddetti prodotti fitosanitari (pesticidi), ma l’uso dei pesticidi è aumentato complessivamente del 7%, come dimostrano alcuni studi, che però non sono stati presi in considerazione nel Fact Finder. E’ stata utilizzata solo una meta-analisi, il cui autore ha contribuito con cinque studi propri – e ha ricevuto sussidi e premi dall’industria alimentare. Una presentazione di questo tipo è unilaterale e non è né neutrale né equilibrata.

Bill Gates e le “teorie del complotto”

Le teorie del complotto sono il filo conduttore dell’intero articolo, che ovviamente cita anche Bill Gates. Non si può evitare di citarlo quando si parla di ingegneria genetica, di business alimentare e del problema della fame nel Terzo Mondo. Ma invece di affrontare la sua influenza e la questione del reale successo dei suoi sforzi e delle loro conseguenze, si brandisce selvaggiamente la clava dell'”ideologia del complotto” e si condanna tutto ciò che tratta criticamente l’argomento. Non una parola sulla ricerca giornalistica internazionale che fa luce sui retroscena del lavoro della sua fondazione, né sui milioni di persone che in tutto il mondo si battono per un’agroecologia senza pesticidi, per la sovranità alimentare e la libertà di scelta nell’ingegneria genetica. Non una parola sul fatto che nell’UE la coltivazione di piante geneticamente modificate è ancora strettamente regolamentata e non trova spazio in Germania dal 2013, anche se la lobby industriale sta cercando di cambiare questa situazione.

Confutazione

In una dettagliata analisi e confutazione preparata dall’editore dei libri di Vandana Shiva, vengono elencati tutti i punti che l’articolo di Fact Finder avrebbe dovuto chiarire e soppesare, se avesse lavorato in modo oggettivo e pulito. Oltre a ulteriori studi, fonti e articoli di fondo, vengono citati anche altri format di ARD che, in precedenti contributi su questi temi, hanno presentato affermazioni opposte. Ci si chiede quindi cosa abbia spinto Fact Finder a produrre un’opera fatta di parzialità, unilateralità e negligenza, che viola anche i diritti personali di Vandana Shiva. Citiamo dal riassunto della confutazione:

“Questo articolo di Fact Finder si concentra in gran parte su critiche infondate e confutabili a Vandana Shiva come persona, senza affrontare tecnicamente il suo lavoro. Sono state utilizzate solo fonti legate alle industrie e/o non qualificate, senza opinioni indipendenti, punti di vista diversi o controargomentazioni. Le dichiarazioni di Vandana Shiva sono state estrapolate dal contesto o distorte e i fatti sono stati travisati”.

Lontano da un’analisi obiettiva dei fatti

L’articolo di Fact Finder – che si autodefinisce “team di verifica dell’ARD” – è ben lontano da un’analisi obiettiva dei fatti, è scritto in modo tendenzioso e muove accuse gravi che non sono tuttavia credibilmente fondate. Ciò non può in alcun modo essere giustificato dalla libertà di stampa o di opinione, tanto più che si tratta di un cosiddetto fact check.

Sembra quasi che Fact Finder voglia prendere due piccioni con una fava: il discredito dell’intero movimento biologico e un’assoluzione per l’ingegneria genetica, ancora molto controversa, compreso il suo più grande investitore, Bill Gates. Ci si poteva aspettare di meglio da un mezzo di comunicazione del servizio pubblico che si impegna per un giornalismo indipendente, critico ed equilibrato. Tanto più che, secondo il rapporto del quotidiano Frankfurter Allgemeine, Faktenfinder ha già sbagliato i calcoli in passato ed è stato ammonito legalmente da parte di un tribunale. Fact Finder, quo vadis?

Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid.

Revisione di Anna Polo

da qui

martedì 8 marzo 2022

Presadiretta su animali domestici: amore bestiale - Aldo Funicelli

 

 

In Italia abbiamo più cani e gatti che esseri umani: cresce il desiderio di avere un animale in casa e qu come cresce anche l'economia attorno a loro. Come mai tutto questo bisogno di compagnia di un animale domestico?

 

Fa strano dover parlare di cani e gatti nelle ore in cui si teme un attacco da parte della Russia di Putin all'Ucraina, ora che il presidente russo ha riconosciuto le due repubbliche secessionistiche.

Ma Presadiretta ha parlato dell'amore che noi umani riversiamo nei confronti dei nostri amici a quattro zampe: saune relax con oli essenziali per farli rilassare, spa per cani dove applicano al manto dei fanghi per pulirne il manto.

Spendiamo 35ml di euro l'anno per la toelettatura e i trattamenti di cani e gatti: non basta pulire il cane, oggi si fanno trattamenti su misura per il loro manto, per il loro pelo. Anche al latte e al miele.

E i vestitini per cani? Ci sono sartorie dove fanno camicine per cani, come nel laboratorio a Prato, dove una volta i capi pregiati erano confezionati per le persone mentre oggi lo sono per Fido che può orgogliosamente indossare gilet e capi in pelle firmati dal marchio Ross e Co, l'azienda che compra i capi prodotti a Prato, che ha quadruplicato il fatturato nel 2021 (lo stesso vale per altre aziende nel settore degli accessori per cani).

Perfino i grandi nomi della moda si sono lanciati in questo settore, da Gucci a Moschino, hanno la loro serie Pet. Anche i divani si producono pensando ai cani: la Dog’s Sofa in Veneto produce e vende divani in memory per cani in tutto il mondo.

Parliamo di un mercato che oggi vale 200miliardi, stimato in 300 miliardi tra pochi anni: la gente fa meno figli e dunque riversa il proprio amore su cani e gatti. Solo il cibo per cani muove 4 miliardi di euro: lo sanno alla Monge, dove anno dopo anno hanno avuto una crescita del 20% e la finanza internazionale (Allianz Global Investment) si sta interessando al settore Pet.

Presadiretta cercherà di capire le ragioni di questo amore con gli animali, quando abbiamo iniziato a trattarli come figli. E come li abbiamo trasformati nel corso degli anni.

Tanti italiani come la stessa giornalista Lisa Iotti hanno perso la testa per il loro cane: cani che entrano in casa, durante il lockdown per la Iotti, e occupano tutti gli spazi in casa dove non siamo più noi umani i padroni.
Ci siamo lasciati soggiogare da loro, vivono con noi e dormono con noi e vanno anche a scuola, come noi: a Milano esiste una scuola per cani (Harmonia), o meglio, un asilo come fossero dei bambini, con tanto di un parchetto per scorrazzare felici.

C'è perfino uno scuolabus che li raccoglie a casa, per evitare che stiano tutto il giorno da soli.

Il costo è di 20, fino a 40 euro al giorno, proprio come avere un bambino al nido: cani che sono al centro della vita delle persone, racconta un signore milanese e che una volta che li guardi, capisci perché non ne puoi più fare a meno.

Presso la struttura di Harmonia c'è perfino una piscina, uno spazio per fare esercizi di logica, c'è lo spazio relax per un riposino.

Esistono anche ristoranti per cani, con menù dedicati per loro: Dog's Mistrò prepara pappe ad hoc per ogni cane, un'idea nata da un erede dei Mondadori che, una volta, si occupavano di editoria.

Quella che inizialmente era presa come un'idea per matti sta diventando un idea di successo: questa azienda calcola il valore proteico ideale per ogni cane, in base alla razza e al peso, con pappe che arrivano da una filiera locale, come quella per il nostro cibo.

Vuoi andare in vacanza col tuo cane? Oggi anche gli hotel di lusso accolgono il cane, non è più come ai tempi che furono, dove all'ingresso trovavi la scritta “vietato al cane”.

Oggi negli hotel di lusso si trovano servizi di lusso per cani, come per esempio all'hotel Cavalieri Waldorf Astoria a Roma o all'Hilton di Londra.

Stiamo forse esagerando nel nostro rapporto coi cani?

Lisa Iotti ha incontrato Adam Miklòsi – professore di etologia a Budapest: i cani sono un po' come i nostri figli, nel gioco, nelle interazioni coi loro padroni: i ricercatori ungheresi hanno osservato i cani per studiarne il comportamento mentre interagivano coi proprietari e tra di loro. E hanno testato le loro reazioni di fronte ad alcuni gesti tipici umani, come indicare qualcosa con il dito o i segnali dello sguardo.

“Sembra che i cani siano molto simili ai bambini di due o tre anni, seguono il gesto di puntare col dito, capiscono singole parole legate a delle azioni come seduto o in piedi” – è sempre il professore Miklòsi a parlare – “e questo non succede con altri animali, i cani sono speciali. Considerate che i cani hanno una storia evolutiva lunghissima, di venti-trentamila anni. E visto che i cani vivono con noi, i loro stati emotivi sono molto simili ai nostri ..”

I cani possono essere tristi, possono provare dolore fisicamente ed emotivamente, come noi umani, per esempio quando li lasciamo soli: i cani devono vivere una vita felice, come anche noi del resto, non devono annoiarsi, non devono sentirsi abbandonati.

All'università di Glagow hanno inventato una specie di telefonino per chiamare il padrone: l'idea è garantire al cane una vita con maggiore benessere e anche – racconta la dottoressa Douglas – perché la mia casa è anche la sua casa.

Sempre in Ungheria hanno fatto un esperimento su un cane, che dal Messico è arrivato fino in Ungheria: analizzando il loro cervello, hanno scoperto che i cani sanno distinguere le lingue e sanno anche distinguere parole senza senso da un discorso vero.

Ma anche dentro di noi, al contatto coi cani e quando li guardiamo negli occhi, si scatenano dei fenomeni: accarezzare un cane produce l'ossitocina, l'ormone dell'amore che viene rilasciato nel sangue.

Più si osserva, più ci si avvicina, più si rilascia l'ossitocina producendo effetti benefici sull'organismo: stare coi cani e coi gatti ci fa stare bene, ci gratifica. È lo stesso principio che si ha quando si guarda un bambino.

Guido Guerzoni è autore del libro Pets: “tanto più l’affettività si dematerializza, tanto più l’affettività animalesca cresce e diventa appagante”. Il calore, l'affettività che ci arriva da un cane o un gatto ci ripaga, non è un amore malato, non è un amore sprecato, non esiste la concorrenza dell'amore, si può amare un cane e anche delle persone.

Ma sono sempre creature di una specie diversa, non sono bambini: se li trattiamo come bambini gli facciamo male, anzi, li maltrattiamo.

Questo succede quando sovralimentiamo gli animali, che sono obesi come noi: un fenomeno che è scoppiato con la pandemia.

E così, oltre alla sartoria, all'asilo per cani, esiste anche l'ambulatorio per cani obesi, come all’università Ludwig Maximilian di Monaco, dove fanno un check completo ai pazienti cani, dal cuore al giro vita.

I cani più stanno con noi, più ci assomigliano anche nelle patologie: diventano depressi, obesi, stressati, fanno poco movimento.

Siamo destinati a condividere lo stesso destino, racconta il professor Guerzoni, dunque anche loro devono andare dall'osteopata e forse un giorno anche dallo psicologo.

Amiamo così tanto le razze che hanno tratti simili ad un bebè tanto da selezionarli per questo scopo: il muso schiacciato, occhi grandi, un viso tondeggiante.

Come per esempio per il bulldog francese: cani che non riescono a respirare, con un palato piccolo, con arti corti. Animali “brachicefali”, non solo cani ma anche gatti e perfino cavalli: sono animali con lingua enorme e poco spazio nel palato e dunque respirano a fatica.

Lisa Iotti ha intervistato Emma Goodman, una veterinaria inglese che nel 2016 ha lanciato una grande campagna internazionale per abolire gli allevamenti dei cani brachicefali, i carlini, i bulldog francesi, i bulldog inglesi ma anche certe razze di gatti, di conigli e persino di cavalli. Sono selezioni estreme sulla loro salute: gli abbiamo tagliato il muso, accorciato le ossa del cranio, ma tutti i tessuto molli all’interno della bocca come lingua, il palato, sono rimasti uguali, quindi questi animali hanno delle narici strettissime e una lingua enorme che occupa tutto lo spazio, per questo la metà di questi cani non può respirare. Non solo: “la maggior parte di loro non si può riprodurre e molti piccoli devono nascere col cesareo, perché hanno la testa troppo grande per uscire e inoltre le mamme non ce la farebbero a respirare durante il travaglio perché non hanno il fiato.”

L’evoluzione aveva selezionato altri tratti morfologici più adatti per la sopravvivenza, come le zampe lunghe, muso affilato, occhi protetti, ma l’uomo li ha via via eliminati, per far si che questi animali mantengano sempre quell’aspetto da cuccioli che ci piace tanto.
“La gente non capisce che ci siamo evoluti per avere queste caratteristiche da bebè e non da adulti, quando ottieni degli occhi così grandi [come quelli del carlino] come hanno questi cani è perché hai reso molto meno profonde le orbite, per cui poi hai delle infezioni” conclude la dottoressa Goodman.

Abbiamo forzato altre razze, sempre per assecondare i nostri ideali di bellezza: per esempio aver accorciato il cranio dei cani spinge il cervello verso il fondo, è come avere un mal di testa perenne. Sono cani che non possono camminare, che non possono respirare, che non possono partorire senza un cesareo (perché nel parto per lo sforzo, non riuscirebbero a respirare da soli).

Così, racconta Presadiretta, ci sono cliniche che operano al palato i cani brachicefali, come la San Marco a Padova: dobbiamo fermare l'allevamento di queste razze, cani “maltrattati geneticamente” come bulldog francesi e cavalier King, nonostante siano razze molto di moda, che si vendono facilmente in rete.

Megan Rowe è un analista dell'associazione Cat & Dog Alliance che ha analizzato gli annunci di vendita di animali in internet: la rete sta diventando il luogo principale per vendere, legalmente e anche illegalmente cuccioli, è il luogo ideale per venditori senza scrupoli, per traffici illegali.

Lisa Iotti si è finta una acquirente ed è andata a vedere gli allevamenti in Ungheria, uno dei principali paesi dall'est da dove partono questi animali venditi in Italia.

Ci sono gruppi dedicati su Viber dove poter comprare un bulldog a 300 euro, mentre qui da noi si trovano a 2000/3000 euro.

Sono gruppi chiusi dove si entra per invito, perché gli allevatori sono sospettosi: anche Lisa Iotti è riuscita ad entrare in uno di questi gruppi, diventando Lisa Brin, trasformandosi in una imprenditrice che cerca cuccioli da portare in Italia per le feste.

La giornalista si è fatta aiutare da una troupe locale per visitare un mercato locale di animali: qui, dentro i bauli delle macchine ferme al mercato si trovano gli animali, anche sotto le otto settimane, senza che hanno terminato il ciclo vaccinale.

Ma il mercato è solo una vetrina per prendere contatti coi clienti: gli affari si fanno nelle case dei venditori, che sono state trasformate in veri e propri allevamenti intensivi al chiuso, piene di animali riproduttori e di cuccioli rinchiusi nelle gabbie.

Non si potrebbero esportare i cani sotto i tre mesi: ma di fatto si può fare di tutto, anche trasportare cani senza tutti i vaccini, come quello per la rabbia, che in Italia è scomparsa ma nei paesi dell'est è ancora presente.

Non ci si pensa, ma ogni anno nel mondo 55 mila persone muoiono per un morso di un cane.

Eppure bastano dei passaporti falsi fatti da veterinari compiacenti (dove si falsifica l'età del cucciolo), allevatori con pochi scrupoli e venditori che vengono in Ungheria per fare affari e il gioco è fatto, tutto troppo facile per un traffico da milioni di euro ogni anno.

Cani che arrivano da allevamenti che sono peggio di un lager: fabbriche di cuccioli dove gli animali non vedono la luce, non sono trattati per i parassiti.

In queste fabbriche non si allevano cani, si producono.. racconta una volontaria di una associazione che lotta contro il traffico di questi animali.

Comprare questi cani, in modo illegale, pensando di fare un affare perché li paghiamo poco, alimentano questa piaga. Tutta l'Europa è responsabile, ma a mettere in modo questa macchina sono stati gli italiani, commercianti italiani venuti in Ungheria e ad inventare questo business, passando dall'allevamento intensivo di maiali a quello di cani.

“Avete bisogno di un animale di compagnia? Andate in un canile, nell'attesa che in Italia si faccia come in Francia, dove con una legge dello stato si è vietato la vendita online o nei negozi.” - è il commento a fine puntata di Riccardo Iacona.

Perché questi animali ci fanno stare bene, non solo per gli ormoni dell'amore.

All'ospedale Meyer di Firenze si trovano tre supereroi, Galileo, Polpetta e Malì, si muovono nei reparti dove si curano adulti e bambini. La pet therapy è una cura per i pazienti, come una medicina comune, l'interazione con il cane porta ad una diminuzione del dolore, ad una diminuzione dell'ansia, del cortisone, i pazienti si rilassano.

Sono operatori sanitari come medici e infermieri, i cani: comprendono le emozioni e il dolore del bambino, consolano l'operatore sanitario nella fatica quotidiana. Stemperano la tensione nel reparto: i cani hanno la percezione dell'emotività, “percepiscono le emozioni che ci circondano, noi dovremmo andare a lezione da loro.”

La felicità aiuta sempre: ci sono studi scientifici, come quelli della dottoressa Friedman negli anni settanta in America o come quelli della scienziata svedese Tove Falle “uno studio lungo 12 anni dimostra come chi viva con animali domestici abbia una probabilità di morire minore dell’11% rispetto a chi viveva senza e nei single la % saliva al 33%.”

La solitudine è un problema, è un fattore di rischio per una morte prematura e un cane aiuta a rendere una vita significativa, perché ci costringe a prendersi cura di lui e a prendersi cura degli altri. Una lezione che, dopo questa pandemia, dovremmo imparare bene.

da qui

giovedì 21 ottobre 2021

BONUS ROTTAMAZIONE TV: UNO SCHIAFFO ALLA SOSTENIBILITA’ - Maurizio Franca


(circolo Sequs di Pesaro Urbino)

Dal 23 agosto è possibile ottenere un bonus del 20% sull’acquisto di un nuovo televisore, con un massimale di € 100, per essere in linea con i nuovi protocolli di trasmissione che saranno progressivamente attivati entro il 2022.

Il fondo attualmente ha una disponibilità di 100 milioni che potrebbe riuscire a coprire circa il 10% dei televisori da sostituire pari a circa 15 milioni. I requisiti per ottenere il contributo sono il regolare pagamento del canone RAI e la consegna di un televisore incompatibile con i nuovi standard.

Per verificare se il nostro attuale televisore debba essere sostituito o meno basta andare sul canale 100 o 200 e se non compare niente allora va sostituito.

Ma, visto l’impatto ambientale che tale rottamazione comporta e l’onere per le famiglie, non c’è un’alternativa alla rottamazione di televisori che nella maggior parte dei casi sono ancora perfettamente funzionanti? E se c’è perché non se ne parla?

L’alternativa alla rottamazione si chiama DECODER ed ha un costo variabile da 20 a 50 euro.

In realtà il Ministero dello Sviluppo Economico con un decreto dell’ottobre 2019 ha definito per l’acquisto del decoder un contributo fino a € 30, ma inspiegabilmente limitandolo alle famiglie con un ISEE inferiore a € 20.000 e senza un’adeguata informativa.

L’unica spiegazione plausibile è che se l’utilizzo del decoder andasse a sostituire la rottamazione l’impatto dell’operazione sul PIL sarebbe 1/20 di quello del cambio del televisore. In due anni la semplice operazione rottamazione TV potrebbe valere lo 0,5% del PIL invece che lo 0,025% se parlassimo solo di decoder.

Ma in un periodo in cui stiamo cominciando a pagare le conseguenze di una crescita insostenibile e si stanno programmando investimenti miliardari per limitare queste conseguenze non avremmo bisogno di proposte coerenti con questi obiettivi?

E allora cosa si poteva fare?

1.      Incentivare l’acquisto dei decoder con un contributo del 50% (max € 20,00) potendo così supportare con l’attuale stanziamento circa il 50% delle TV da aggiornare senza limiti ISEE

2.      Per chi comunque, per vari motivi, voleva cambiare la TV perfettamente funzionante senza seguire la strada del decoder, prevederne la consegna presso il rivenditore del nuovo televisore o un centro autorizzato con un contributo simbolico di € 10,00 pagato dal produttore in sostituzione del RAEE. Questi apparecchi, una volta verificato il loro regolare funzionamento, venivano poi consegnati gratuitamente a centri per il riuso dove erano in vendita ad un prezzo convenzionale di € 10,00, questo si limitato a famiglie con ISEE basso, con la garanzia che se entro 6 mesi il televisore smetteva di funzionare potevano sostituirlo con un altro apparecchio oppure ottenere indietro i € 10,00 pagati.

Questo approccio avrebbe avuto un significativo impatto ambientale positivo aumentando allo stesso tempo le risorse a disposizione delle nostre famiglie perché avrebbe:

1.      Ridotto drasticamente il costo di adeguamento della TV ai nuovi standard (-95%)

2.      Ridotto drasticamente (-50%?!?) il numero di televisori funzionanti che venivano portati alla rottamazione

3.      Ridotto conseguentemente il numero di televisori prodotti

4.      Evitato tutto il consumo di energia connesso all’operazione di recupero dei materiali

5.      Evitata la perdita di materie prime che comunque non vengono riciclate

6.      Evitare di dover presumibilmente aumentare la dimensione del fondo con nuove risorse pubbliche

7.      Permesso a famiglie in difficoltà economiche di avere a disposizione un televisore a costi molto bassi (max € 30)

Ecco un esempio di decrescita felice in cui ad una riduzione del PIL corrispondono solo effetti positivi per il nostro benessere, per le nostre tasche e per l’ambiente.

 

da qui

martedì 7 ottobre 2014

sulla pizza

Parte col botto la nuova stagione della trasmissione televisiva Report di Raitre che ha dedicato la prima puntata alla pizza in Italia.
La polemica era già esplosa con i trailer di anteprima che spingevano soprattutto sul tema della cancerogenicità provocata dalla cottura nei forni a legna , con immediata levata di scudi a difesa dell’orgoglio patrio.
In realtà molti sono stati gli argomenti trattati dall’inchiesta che ha avuto ospite a sorpresa il direttore di Scatti di Gusto, Vincenzo Pagano, in qualità di esperto degustatore di pizza.
Al netto del taglio polemico tipico di Report, che ha dato più spazio alle interviste in cui i pizzaioli hanno dimostrato poca preparazione o ai locali dove la qualità dei piatti non era eccelsa, possiamo segnare 10 punti che ci aiutano a valutare se la pizza che ci stanno servendo è buona…

…Che pizza mangiamo? Come viene cotta? Quali ingredienti? La partenza è bruciante e il servizio di Bernardo Iovine ci fa vedere le pizze annerite nelle basi dai forni poco puliti. Dischi di farina bruciacchiati, scope sporche di acqua nera dopo un solo passaggio sul forno e gli esperti che parlano della nocività, della presenza di idrocarburi, qualcuno si spinge oltre. "È come mangiare la pizza stando dietro un camion col motore acceso". Sintetizzando: i forni a legna e la farina depositata dalle pizze stesse sviluppano fuliggine. Che finisce sulla pizza cotta. Ed è alta la nocività. 
Ma la disamina è penetrante, va oltre. Come per i cartoni utilizzati per l'asporto. La Gabanelli è tranchant. Solo il cartone che resta bianco dopo averlo un po' scorticato è l'unico buono per il trasporto delle pizze. Guardate d'ora in poi se il colore del cartone è marrone o grigio. Questi due colori non vanno bene. Li comprano perchè costano meno. E denunciate quelli che li usano…