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sabato 14 febbraio 2026

Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.

Benché Adorno sia noto, insieme a Horkheimer, anche per aver dato un «contributo ineludibile» al «tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture del dominio sociale» (cfr. Annamaria Rivera), la frase sopra riportata - citata per la prima volta nel libro Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di C. Patterson e ripresa dall'organizzazione animalista PETA in apertura del proprio sito - risulta errata, dato che l'unico passaggio simile negli scritti di Adorno esprime un concetto più ampio. La citazione corretta è la seguente:

Le atrocità sollevano un'indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo - "non è che un animale" - si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale.

da qui

giovedì 29 giugno 2017

dice Gerald Jampolsky

Come è semplice rendersi conto che tutta la preoccupazione del mondo non può controllare il futuro. Come è semplice vedere che possiamo essere soltanto essere felici ora. E che non ci sarà mai un tempo che non sia il momento attuale.

lunedì 10 aprile 2017

ricordo di Vincenzo Migaleddu (nelle parole di chi l'ha conosciuto)

"Il diritto alla salute è il diritto di vivere sani, non quello di curarsi"
Vincenzo Migaleddu


Conoscevo Vincenzo dal tempo del liceo - lui al classico, io all'istituto d'arte - e di certo non era uno che passava inosservato: era acuto, intelligente, informatissimo. Con lui rischiavi sempre che ne sapesse una più di te. Aveva una capacità di approfondimento che spesso stupiva. Se una cosa gli interessava andava a fondo: segnava, sottolineava, era attento ai rimandi bibliografici. Personalmente, quando poi sono partito a Bologna per l'università e lui invece è rimasto a Sassari a medicina, pensavo sarebbe diventato un prof dell'università. Ma era ancora giovane e non conoscevo i risvolti del termine "nepotismo", un male non solo sardo, sia ben chiaro. 
Però meglio così: le cattedre universitarie spesso rovinano le migliori intelligenze.
Sta di fatto che fu tra i primi in Sardegna a interessarsi del male oscuro dell'industrialismo selvaggio che già dagli anni sessanta stava pesantemente colpendo le nostre zone: quel petrolchimico che sembrava aver portato in Sardegna un benessere da società industriale era un bluff e Vincenzo non si vergognava a sottolinearlo. E Vincenzo, quando affermava qualcosa, aveva il dannato vizio di documentarsi fino a scoprire il codicillo più nascosto. Era fastidiosamente informato. Lui sapeva ed era cosciente del fatto che per vincere bisognava sapere una parola in più del suo avversario! 
 Un vero rompimento di scatole per molti di noi che imbevuti come eravamo di operaismo lo guardavano con sospetto. Lui diceva che quelle torri maledette che buttavano ceneri e rifiuti tossici in mare ci avrebbero fatto pentire di averle volute. 
Ma la sinistra, in quegli anni, in quel periodo, guardava l'ecologismo, la difesa dell'ambiente e tutti gli argomenti che vi stavano intorno con sospetto e con un evidente fastidio. 
Questo medico, che parlava del fatto che solo difendendo la terra che ci ospita come razza umana avremmo avuto un futuro, era veramente una spina nel fianco per molti verbosi politici di destra come di sinistra che sull'immagine dell'operaio e della supposta modernità di cui erano portatori, avevano creato la loro fortuna polica e il loro immeritato potere, 
Questo medico secchione che tirava di Judo, parlava correntemente francese e inglese, suonava la chitarra, componeva canzoni in sardo e italiano, che di certo non gli mancavano le buone letture era un vero rompimento. Un fastidioso critico delle loro fesserie e tostu che balla. Le castagne le sapeva tirare senza alzare la
voce ed erano castagne pesanti.
Beh, il discorso su Vincenzo sarebbe ora troppo lungo. Spero che un giorno lo si faccia. 
Io so che oltre che un dolore personale, sono dispiaciuto perché una intelligenza come la sua è venuta a mancare.
Sembra retorico dirlo, ma la Sardegna di lui aveva ancora molto bisogno.
A menzus bidere Vincé.
Nello Rubattu


Il sindaco e l'Amministrazione Comunale di Bortigiadas ricordano con stima e riconoscenza la figura di persona e di uomo di scienza del Dottor Vincenzo Migaleddu scomparso ieri. 
Dal 2013 Vincenzo Migaleddu è sempre stato a fianco di questa amministrazione - in maniera gratuita e disinteressata - per comprendere i meccanismi tecnico-burocratici, i rischi per la salute umana, l'esproprio di competenze per le amministrazioni e le comunità locali su due progetti di trivellazione denominati "Sedini" e "Martis". 
La Sardegna, con la sua morte, perde non solo un illustre uomo di scienza, ma soprattutto un militante pacifista della difesa dell'ambiente e della salute umana. Alla Sardegna mancheranno la sua umanità, la sua competenza e il suo coraggio. 
La Sardegna oggi è più debole e più sola. 
[Il sindaco - Emiliano Deiana]


Anche chi non l' ha conosciuto, deve sapere che oggi ci ha lasciato un grande uomo, gentile di modi e grande di cuore, che si è speso senza risparmiare la fatica per aprire gli occhi a tanti di noi, per spiegarci gli effetti di questa terra malata, gli abusi che questa terra ha subito, l' inquinamento grande che c'è. È stato lui l'artefice del mio disincanto riguardo "l'isola incontaminata e felice" e gli saró per sempre grata per avermi spiegato tante cose. Amava la Sardegna, più di tanti, Martis il suo paese che mi ha mostrato con orgoglio. I comitati tutti sono in lutto, con una profonda tristezza consapevoli di aver perso un grande punto di riferimento, una grande spalla, una persona franca, una guida che sarà impossibile continuare ad avere. 
Il cuore stretto stretto dalla tristezza infinita per te caro, carissimo Vincenzo Migaleddu. E le parole che trovo non sono abbastanza per descrivere questo immenso dispiacere.

Elisabetta Pau

mercoledì 9 novembre 2016

ricordo di Umberto Veronesi (con le sue parole)

Ci sono parole che ho portato con me lungo tutti i giorni della mia vita. Alcune di queste mi hanno guidato e sono state l'insegnamento al quale ho attinto. "Nella letteratura universale troviamo molti predicatori, molti dispensatori di lezioni, molti censori che dispensano morale agli altri con sufficienza, con ironia, con cinismo, con durezza, ma è estremamente raro vedere un uomo mentre si sta esercitando a vivere e pensare". Questa frase del filosofo francese Pierre Hadot mi ha illuminato sul mio testamento intellettuale.

Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l'esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell'uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo.

Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all'esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l'evoluzione del ruolo delle donne, l'affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l'armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente.

In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l'ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l'ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.
da qui



qui qualche citazione 

mercoledì 13 luglio 2016

lunedì 27 luglio 2015

Due proverbi rom sul pane


Se vi fosse pane sufficiente per tutti, le chiese e i tribunali andrebbero deserti.

Il pane può fare ciò che Iddio non vuole, e l’imperatore non riesce.



(dal prologo di Predrag Matvejević a Non chiamarmi zingaro, di Pino Petruzzelli)

martedì 13 maggio 2014

dice Mark Twain

Tutte le scoperte della medicina si possono ricondurre alla breve formula : "l'acqua, bevuta moderatamente, non è nociva" 


lunedì 13 gennaio 2014

dice Isaac Bashevis Singer

Il vegetarianesimo è la mia religione, sono diventato un vegetariano stabile circa venticinque anni fa. Prima di allora provavo e riprovavo, ma erano episodi sporadici. Finalmente, a metà degli anni sessanta, ho preso la decisione. Da allora sono vegetariano. [...] Questa è la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani significa dissentire, dissentire contro il corso degli eventi attuali. Energia nucleare, carestie, crudeltà, dobbiamo prendere posizione contro queste cose. Il vegetarianesimo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente.


Penso che tutto ciò che è collegato con il vegetarianesimo sia della massima importanza, perché non ci potrà mai essere pace nel mondo finché ci ostiniamo a mangiare gli animali. Questo si applica anche ai pesci. Io non mangio pesce. Sono diventato vegetariano perché per tutta la vita mi sono sentito in colpa e pieno di vergogna per il fatto di aver mangiato carne animale. Sono convinto che gli animali siano creature di Dio esattamente come lo sono gli esseri umani. E noi dobbiamo rispettarli e amarli, invece di macellarli.

Tra uccidere animali e creare camere a gas di stampo hitleriano o campi di concentramento di stile staliniano, il passo è assai breve... non ci sarà giustizia fino a che un uomo brandirà un coltello o un'arma per distruggere coloro che sono più deboli di lui.

Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno.

giovedì 4 luglio 2013

dice Antoine de Saint-Exupéry


La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, bensì quando non c’è più nulla da togliere.

sabato 22 dicembre 2012

dice Hans Herren

dovremmo avere per i contadini la stessa stima che abbiamo per i medici, e fare in modo che il lavoro agricolo sia ben pagato e ricompensato al suo giusto valore
da qui

giovedì 24 novembre 2011

dice Mark Twain


Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra l'uomo e il cane.



sabato 20 agosto 2011

dice Jean Rostand

La prova inconfutabile dell'intelligenza del cavallo consiste nel fatto che questo nobile animale aveva paura dell'automobile fin dal tempo in cui gli uomini non facevano che riderne.

sabato 21 maggio 2011

Henry David Thoreau - Walden, ovvero La vita nei boschi


un libro da non perdere, arriva dal futuro - francesco

inizia così:

"Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruita sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile..."

Robin Williams, ne "L'attimo fuggente", cita Henry David Thoreau, qua sotto le parole di HD Thoreau:

"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."


lunedì 16 maggio 2011

dice Emilio Lussu

...credo di aver vissuto gli ultimi avanzi di una comunità patriarcale senza classi e senza stato. l'ordine pubblico era l'ordine tradizionale del villaggio, garantito da una libera associazione di contadini pastori, al cui consiglio degli anziani era affiato il compito di regolare i rapporti interni del territorio, press'a poco come erano regolati con la Carta de Logu dei Giudici di Arborea. La quale "carta" per la verità gli orti, i piccoli chiusi attorno al villaggio, le strisce di vigne e i rari seminati, li proteggeva meglio di quanto non abbiano saputo fare le legislazioni del regno sardo, e dello stato nazionale monarchico o repubblicano...

dal "Cinghiale del diavolo"

(grazie ad Alessandro per avermi segnalato questo passo)

mercoledì 27 aprile 2011

dice Markku Envall


Al giorno d'oggi le minacce del futuro sono la cosa peggiore. La seconda peggiore e' che si materializzano oggi.

La volpe a custodia del pollaio, l'uomo del paradiso, l'industria dell'ambiente.

Se tutti gli uomini si gettassero in mare, i mari comincerebbero immediatamente a ripulirsi.



domenica 6 febbraio 2011

il menù dei filosofi

In quanto uomini ancor prima che pensatori (si ricordi il detto latino “primum vivere, deinde philosophari”), anche i filosofi hanno (avuto) i loro “piatti preferiti”, rivelandosi non di rado dei grandi estimatori del “mangiar bene”. L’attenzione che essi hanno riservato al cibo affiora, oltre che dalle loro autobiografie (nelle quali spesso menzionano esplicitamente i loro piatti preferiti), anche nelle loro stesse opere filosofiche, in cui le metafore – diciamo così – culinarie sono ricorrenti e testimoniano un’incredibile attenzione alla sfera eno-gastronomica… Ludwig Feuerbach, a una sua famosa opera del 1862, aveva dato il titolo Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia. L’uomo è ciò che mangia: in tedesco, “der Mensch ist was er isst”. L’obiettivo manifesto che Feuerbach si pone è, naturalmente, quello di sostenere un materialismo radicale e anti-idealistico, a tal punto da portarlo a sostenere che noi coincidiamo precisamente con ciò che ingeriamo… Forse questa coincidenza tra essere e mangiare potrà sembrare un po’ eccessiva, ma è innegabile il fatto che, se siamo, è perché mangiamo. Che poi siamo ciò che mangiamo, forse è un po’ troppo, con buona pace di Feuerbach. Un antico adagio dice che non si può pensare con la pancia vuota: e Aristotele stesso ci ricorda, nella Metafisica (982 b 21), che la filosofia nasce quando l’uomo ha risolto i suoi bisogni primari.
Platone, che pure a questo mondo preferiva decisamente quello eterno e immutabile delle Idee, non era certo insensibile al mangiar bene: di lui si sa che amava olive e fichi secchi. Nella Lettera settima, inoltre, Platone se la prende con i Siracusani, accusandoli di mangiare ben tre volte al giorno!

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