Benché
Adorno sia noto, insieme a Horkheimer, anche per aver dato un «contributo
ineludibile» al «tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture
del dominio sociale» (cfr. Annamaria Rivera), la frase sopra riportata - citata
per la prima volta nel libro Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di
C. Patterson e ripresa dall'organizzazione animalista PETA in apertura del
proprio sito - risulta errata, dato che l'unico passaggio simile negli scritti
di Adorno esprime un concetto più ampio. La citazione corretta è la seguente:
Le atrocità sollevano un'indignazione
minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più
sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le
atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale
della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli
ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i
giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom.
Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale
ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello
sguardo - "non è che un animale" - si ripete incessantemente nelle
crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo
confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non
riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale.
sabato 14 febbraio 2026
Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.
giovedì 29 giugno 2017
dice Gerald Jampolsky
lunedì 10 aprile 2017
ricordo di Vincenzo Migaleddu (nelle parole di chi l'ha conosciuto)
Vincenzo Migaleddu
Però meglio così: le cattedre universitarie spesso rovinano le migliori intelligenze.
Sta di fatto che fu tra i primi in Sardegna a interessarsi del male oscuro dell'industrialismo selvaggio che già dagli anni sessanta stava pesantemente colpendo le nostre zone: quel petrolchimico che sembrava aver portato in Sardegna un benessere da società industriale era un bluff e Vincenzo non si vergognava a sottolinearlo. E Vincenzo, quando affermava qualcosa, aveva il dannato vizio di documentarsi fino a scoprire il codicillo più nascosto. Era fastidiosamente informato. Lui sapeva ed era cosciente del fatto che per vincere bisognava sapere una parola in più del suo avversario!
Un vero rompimento di scatole per molti di noi che imbevuti come eravamo di operaismo lo guardavano con sospetto. Lui diceva che quelle torri maledette che buttavano ceneri e rifiuti tossici in mare ci avrebbero fatto pentire di averle volute.
Ma la sinistra, in quegli anni, in quel periodo, guardava l'ecologismo, la difesa dell'ambiente e tutti gli argomenti che vi stavano intorno con sospetto e con un evidente fastidio.
Questo medico, che parlava del fatto che solo difendendo la terra che ci ospita come razza umana avremmo avuto un futuro, era veramente una spina nel fianco per molti verbosi politici di destra come di sinistra che sull'immagine dell'operaio e della supposta modernità di cui erano portatori, avevano creato la loro fortuna polica e il loro immeritato potere,
Questo medico secchione che tirava di Judo, parlava correntemente francese e inglese, suonava la chitarra, componeva canzoni in sardo e italiano, che di certo non gli mancavano le buone letture era un vero rompimento. Un fastidioso critico delle loro fesserie e tostu che balla. Le castagne le sapeva tirare senza alzare la voce ed erano castagne pesanti.
Beh, il discorso su Vincenzo sarebbe ora troppo lungo. Spero che un giorno lo si faccia.
Io so che oltre che un dolore personale, sono dispiaciuto perché una intelligenza come la sua è venuta a mancare.
Sembra retorico dirlo, ma la Sardegna di lui aveva ancora molto bisogno.
A menzus bidere Vincé.
Dal 2013 Vincenzo Migaleddu è sempre stato a fianco di questa amministrazione - in maniera gratuita e disinteressata - per comprendere i meccanismi tecnico-burocratici, i rischi per la salute umana, l'esproprio di competenze per le amministrazioni e le comunità locali su due progetti di trivellazione denominati "Sedini" e "Martis".
La Sardegna, con la sua morte, perde non solo un illustre uomo di scienza, ma soprattutto un militante pacifista della difesa dell'ambiente e della salute umana. Alla Sardegna mancheranno la sua umanità, la sua competenza e il suo coraggio.
La Sardegna oggi è più debole e più sola.
[Il sindaco - Emiliano Deiana]
Il cuore stretto stretto dalla tristezza infinita per te caro, carissimo Vincenzo Migaleddu. E le parole che trovo non sono abbastanza per descrivere questo immenso dispiacere.
Elisabetta Pau
mercoledì 9 novembre 2016
ricordo di Umberto Veronesi (con le sue parole)
Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l'esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell'uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo.
Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all'esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l'evoluzione del ruolo delle donne, l'affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l'armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente.
In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l'ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l'ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.
qui qualche citazione
mercoledì 13 luglio 2016
dice Carlo Petrini
lunedì 27 luglio 2015
Due proverbi rom sul pane
martedì 13 maggio 2014
dice Mark Twain
lunedì 13 gennaio 2014
dice Isaac Bashevis Singer
giovedì 4 luglio 2013
dice Antoine de Saint-Exupéry
sabato 22 dicembre 2012
dice Hans Herren
da qui
giovedì 31 maggio 2012
martedì 14 febbraio 2012
giovedì 24 novembre 2011
dice Mark Twain
sabato 20 agosto 2011
dice Jean Rostand
domenica 31 luglio 2011
sabato 21 maggio 2011
Henry David Thoreau - Walden, ovvero La vita nei boschi
un libro da non perdere, arriva dal futuro - francesco
inizia così:
"Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruita sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile..."
"Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."
lunedì 16 maggio 2011
dice Emilio Lussu
mercoledì 27 aprile 2011
dice Markku Envall
La volpe a custodia del pollaio, l'uomo del paradiso, l'industria dell'ambiente.
Se tutti gli uomini si gettassero in mare, i mari comincerebbero immediatamente a ripulirsi.
lunedì 7 febbraio 2011
dice Nietsche a proposito di Epicuro
Un giardino, fichi, piccoli formaggi e insieme tre o quattro buoni amici: fu questa la sontuosità di Epicuro. (Umano, troppo umano)
stasera ho cenato fichi secchi (greci) e formaggio caprino (sardo).
domenica 6 febbraio 2011
il menù dei filosofi
In quanto uomini ancor prima che pensatori (si ricordi il detto latino “primum vivere, deinde philosophari”), anche i filosofi hanno (avuto) i loro “piatti preferiti”, rivelandosi non di rado dei grandi estimatori del “mangiar bene”. L’attenzione che essi hanno riservato al cibo affiora, oltre che dalle loro autobiografie (nelle quali spesso menzionano esplicitamente i loro piatti preferiti), anche nelle loro stesse opere filosofiche, in cui le metafore – diciamo così – culinarie sono ricorrenti e testimoniano un’incredibile attenzione alla sfera eno-gastronomica… Ludwig Feuerbach, a una sua famosa opera del 1862, aveva dato il titolo Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia. L’uomo è ciò che mangia: in tedesco, “der Mensch ist was er isst”. L’obiettivo manifesto che Feuerbach si pone è, naturalmente, quello di sostenere un materialismo radicale e anti-idealistico, a tal punto da portarlo a sostenere che noi coincidiamo precisamente con ciò che ingeriamo… Forse questa coincidenza tra essere e mangiare potrà sembrare un po’ eccessiva, ma è innegabile il fatto che, se siamo, è perché mangiamo. Che poi siamo ciò che mangiamo, forse è un po’ troppo, con buona pace di Feuerbach. Un antico adagio dice che non si può pensare con la pancia vuota: e Aristotele stesso ci ricorda, nella Metafisica (982 b 21), che la filosofia nasce quando l’uomo ha risolto i suoi bisogni primari.
Platone, che pure a questo mondo preferiva decisamente quello eterno e immutabile delle Idee, non era certo insensibile al mangiar bene: di lui si sa che amava olive e fichi secchi. Nella Lettera settima, inoltre, Platone se la prende con i Siracusani, accusandoli di mangiare ben tre volte al giorno!
