Benché
Adorno sia noto, insieme a Horkheimer, anche per aver dato un «contributo
ineludibile» al «tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture
del dominio sociale» (cfr. Annamaria Rivera), la frase sopra riportata - citata
per la prima volta nel libro Un'eterna Treblinka (Eternal Treblinka, 2002) di
C. Patterson e ripresa dall'organizzazione animalista PETA in apertura del
proprio sito - risulta errata, dato che l'unico passaggio simile negli scritti
di Adorno esprime un concetto più ampio. La citazione corretta è la seguente:
Le atrocità sollevano un'indignazione
minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più
sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le
atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale
della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli
ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i
giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom.
Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale
ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello
sguardo - "non è che un animale" - si ripete incessantemente nelle
crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo
confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non
riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale.
sabato 14 febbraio 2026
Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.
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Theodor W. Adorno
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