La necessità burocratica dei migranti, la maggiore consapevolezza degli stranieri di dover imparare la nostra lingua e l’urgenza di molti italiani ultra 40enni di avere competenze digitali e finanziarie ha riempito i Cpia, Centri provinciali d’istruzione per gli adulti. In tutt’Italia si sono create lunghe liste d’attesa per frequentare la scuola. Solo in Emilia Romagna sono ottomila le persone che stanno aspettando. È il nuovo volto di quelle che un tempo venivano chiamate “scuole serali” e servivano per ottenere la licenza media o, per chi aveva abbandonato il percorso formativo dopo il periodo obbligatorio, per tornare alle superiori.
A
frequentarle ora sono soprattutto rider, migranti impiegati nel commercio e in
agricoltura ma anche donne e minori accompagnati. Gli studenti
che si iscrivono arrivano da tutto il mondo ma anche dall’Italia. La richiesta
non riesce ad essere esaudita in molte città del Paese perché mancano
gli spazi e i docenti: un problema che i dirigenti dei Cpia pongono
al ministero dell’Istruzione e del Merito. Il numero uno del Centro
per adulti di Bologna, Emilio Porcaro, conosce bene il fenomeno.
Nel capoluogo emiliano quest’anno le domande d’iscrizione sono state 3.861 ma
ne sono state accolte 2.610: gli altri sono in lista d’attesa. Dal
Covid le iscrizioni sono cresciute del 20% ogni anno. “La gran parte degli
studenti – racconta il preside – sono cittadini non comunitari da poco arrivati
in Italia. I corsi rilasciano una certificazione ufficiale di conoscenza della
lingua, necessaria per la conversione del permesso di soggiorno breve
in permesso permanente”.
Porcaro
aggiunge: “Oltre agli stranieri, in quest’ultimi anni ci sono italiani che
vogliono potenziare le loro competenze linguistiche, digitali e
finanziarie. Sono persone di mezza età, il 55% uomini e il 45% donne, che
vengono da noi per imparare ad adoperare il personal computer o per capire come
gestire un bilancio o aprire un mutuo”. La Rete nazionale dei Cpia ha svolto
recentemente un sondaggio e in un anno sono aumentati di diecimila unità le
richieste per questi percorsi. Da qui la necessità di avere nuovi spazi e più
docenti per poter far fronte alle liste d’attesa: “La maggior parte dei nostri
centri – sottolinea Porcaro – deve convivere in istituzioni scolastiche frequentate
da ragazzi al mattino e al pomeriggio. Serve un cambio di rotta: se è vero che
c’è un inverno demografico è altrettanto reale che noi
registriamo un aumento di iscrizioni. Il sistema d’istruzione degli adulti a
questo punto deve uscire dalla consueta marginalità e diventare protagonista
anche rispetto alle risorse del ministero”.
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