La sanità pubblica in Sardegna, come da altre parti (forse ancora peggio che in altre parti), attraversa un brutto momento che si ripercuote inevitabilmente nella gestione delle istituzioni regionali e nel dibattito politico.
Riportiamo una analisi di Claudia
Zuncheddu, medica e attivista, in risposta ad un “editoriale” del giornalista
Mario Guerrini, che riportiamo sotto.
Lettera aperta di Claudia Zuncheddu a Mario Guerrini
Caro dott Guerrini,
la salute non aspetta i commissariamenti
e le nuove nomine dei Direttori Generali. I giochi di potere non possono essere
la priorità. La presidente deve esercitare i suoi poteri politici e dare
segni di discontinuità con il passato. Ma così non è!
La Rete Sarda per la Difesa della Sanità
Pubblica, mi sollecita, in quanto portavoce, qualche chiarimento sul perché non
sia possibile assolvere nessuno/a dalle responsabilità politiche del tracollo
della Sanità pubblica in Sardegna.
Solinas è Solinas, il Pd è il Pd, ma
l’operato della presidente Todde andrebbe interpretato in un contesto politico
più ampio e poco analizzato. La memoria storica è d’aiuto. Per dovere di
cronaca.
la grande crisi della Sanità sarda è
esordita con il “Riordino della rete ospedaliera sarda”, con Pigliaru
presidente. In nome del Riordino, dei Pareggi di bilancio, della
Razionalizzazione, Riorganizzazione e Accorpamenti, furono smantellati gli
ospedali dei nostri territori, per poi smantellare i grandi ospedali di
Cagliari, al servizio di tutta la Sardegna.
E’ sotto la giunta del centro sinistra,
che si firmò l’accordo con Al Thani, l’emiro del Qatar, per finanziare con le
casse sarde il Mater Olbia. L’ospedale simbolo per eccellenza della
privatizzazione del Sistema sanitario pubblico in Sardegna. L’accordo fu
talmente conteso tra centro sinistra e centro destra, tanto da accapigliarsi
tra loro.
La Sanità pubblica perdeva un numero
esorbitante di posti letto, con l’impegno della RAS, sotto forti pressioni di
Renzi su Pigliaru, di finanziare con 60 milioni di Euro all’anno, per dieci
anni il Mater Olbia. L’ex ospedale San Raffaele, fu rilevato dall’emiro del
Qatar Al Thani, per un miliardo e 200milioni. Ma per l’emiro, alla Sanità si
legava un altro interesse: la riforma urbanistica (ndr). Su Sanità e Riforma
Urbanistica si scavò la fossa il governo Pigliaru, per far strada ad altri
pessimi governi con devastanti politiche sanitarie e non solo.
Mentre in Sardegna imperversavano le
lotte per la difesa della Sanità Pubblica, sul Mater Olbia fecero pace le
grandi religioni con il Bambin Gesù e l’emirato arabo, nonché la destra e la
sinistra sarda. Per la più eclatante operazione neocoloniale arabo/italiana in
Sardegna, ad una nostra scolaresca si fece intonare l’inno d’Italia,
all’insegna del danno e della beffa per noi sardi.
Ma al fascino perverso della
privatizzazione della sanità pubblica, non si sottrae nessuno e ancor meno il
M5S.
Beppe Grillo, al culmine del successo
del M5S, dichiarò che il Mater Olbia avrebbe salvato noi sardi.
La ministra della Salute Giulia Grillo,
del governo Conte I (ex capogruppo M5S Camera dei deputati), rispose ad un
documento della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, di cui già ero
portavoce, che “non disdegnava la sanità privata….”.
Ma non solo. Nel pieno delle lotte
contro i finanziamenti pubblici dalle casse sarde al Mater Olbia, con la legge
di bilancio, il governo Conte stabiliva addirittura l’incremento da parte della
RAS dal 6% al 20% del finanziamento al Mater Olbia, per l’acquisto di prestazioni
sanitarie private. Un’azione di pirateria politica con cui si confermava che i
tagli previsti con il decreto del 2012 sulla “spending review”, erano solo per
la sanità pubblica.
Come nei gialli più intricati, dietro
quest’operazione, c’era il capo di Gabinetto della ministra Grillo, proprio
lui, Guido Carpani, già capo di Gabinetto del ministro Renato Balduzzi del
governo Monti, autore della “spending review”. Eppure il M5S scelse Carpani,
grande sostenitore della sanità privata e figura di spicco della sanità e
università del Vaticano.
Ma a sciogliere il mistero degli
ulteriori finanziamenti che secondo il governo Conte, la Regione Sardegna
doveva garantire all’ospedale privato del Qatar, è che Guido Carpani risultava
membro del consiglio di amministrazione del Mater Olbia, sino a qualche giorno
prima del suo insediamento nel Gabinetto della ministra Grillo.
Carpani subentrò al costituzionalista
Alfonso Celotto, che rassegnò le dimissioni da capo di Gabinetto della Grillo
per lo scarso sostegno finanziario del governo Conte alla sanità pubblica e non
solo. C’erano contrasti giuridici con la normativa dell’ordinamento italiano,
ma anche l’incoerenza del M5S che disattendeva il programma elettorale,
addirittura svendendo la sanità pubblica a quella privata di un altro Stato: il
Vaticano.
Oggi, con la presidente-assessora Todde,
non c’è alcun segno di discontinuità con il passato e a vincere sarà sempre la
conservazione, mentre tutto precipita. Il giudizio politico sul suo operato in
campo sanitario, per non parlare di quello sul fronte energetico e non solo,
impone un cambio di paradigma che escluda l’ingenuità, il vittimismo e la
difesa del bene pubblico. Nulla di tutto questo pare appartenerle.
L’intervento di Claudia Zuncheddu faceva
seguito a questo, sempre sulla sanità sarda, del giornalista, ex RAI, Mario
Guerrini:
I nemici di Alessandra Todde, Presidente della Regione Sardegna. Sono tanti. E terribilmente potenti. Intanto ci sono le lobby dell’imprenditoria, fortemente collegate anche alla massoneria. Parlo di lobby perché in Sardegna c’è un ristretto circuito economico che si aggiudica sempre, da anni (troppi), i grandi affari. Ed è un circuito in cui sono comprese anche forze politiche (colluse). Poi ci sono i parassiti del sistema. Quelli che vivono di appalti pubblici, succhiando enorme risorse a Mamma Regione. Anche qui sfruttando le complicità trasversali della politica. E poi pullulano gli interessi nel grande business della Sanità. Dove taluni DG sono particolarmente corteggiati da frange politiche (destra e sinistra) per gli appalti o i finanziamenti o i favori. Qui ci sono anche le espressioni politiche trasversali che lavorano per la Sanità privata. Con danni evidenti al Servizio Pubblico. Ci sono quindi i gruppi editoriali. Il cui obbiettivo è addossare alla Presidente le mille responsabilità di tutto ciò che non funziona. Come se i mali atavici dell’isola li avesse creati lei. Infine ci sono gli alleati infidi. Quelli che soffrono per la sua visibilità. Aver chiuso i rubinetti, non tutti (purtroppo), ha suscitato contro la leader 5 Stelle una forte reazione di negatività. Bisogna tenerne conto. Per meglio comprendere la sua azione politica. Non scevra, peraltro, da errori. Come non manco di sottolineare. La realtà è che il potere, i poteri, che hanno goduto abitualmente di magnanime elargizioni, quando trovano le porte chiuse, si alterano furiosamente. Troppe ambiguità, in certe parti politiche “amiche” importanti, rivelano l’insoddisfazione per avidità e esigenze non soddisfatte. Mamma Regione è da sempre considerata una mucca benigna in grado di allattare mille estroverse aspirazioni. In poltrone e denari (nostri).
da qui
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