Nelle giornate della memoria le immagini dell’orrore dell’olocausto occupano pesantemente le nostre menti e questo è necessario, anzi indispensabile, affinché non si dimentichi in quale baratro infernale l’homo sapiens si sia spinto in un passato neanche troppo lontano.
Tuttavia non tutti sanno, o meglio sono consapevoli, che la sorte subita da
milioni di ebrei nei campi di concentramento non è molto dissimile da quella di
tante specie animali.
Questa non vuole essere una riflessione animalista nell’accezione comune
del termine ma un’accusa vera e propria verso comportamenti e situazioni di
vera e propria crudeltà perpetrati ogni giorno, nel mondo, a discapito di
tantissimi nostri coinquilini di questo travagliato pianeta, spesso per
appagare false futili necessità oppure per mero divertimento.
Alcuni esempi?
Dal sito della LAV (Lega Anti Vivisezione) apprendiamo che circa 70 milioni di
animali sono allevati nel mondo per ricavarne pellicce.
Si tratta di visoni, cani-procione, conigli, ermellini, volpi e tanti altri
compagni di sventura condannati a sopravvivere temporaneamente in anguste
gabbiette, loro braccio della morte, in attesa di essere uccisi per poter poi
soddisfare la vanità di qualcuno oltre che arricchire qualcun altro.
Questa vergognosa attività industriale riguarda quasi tutto il mondo,
Italia compresa. Sempre dal sito della LAV leggiamo testualmente: “Negli
allevamenti le condizioni di privazione estreme fanno insorgere negli animali
comportamenti stereotipati.
Lo stress li induce perfino a provocarsi automutilazioni. Episodi
d’infanticidio, aggressione e cannibalismo sono all’ordine del giorno”.
A questo punto a ogni capo di pelliccia venduto bisognerebbe allegare un
cartellino con riportate queste amenità, così come si riporta l’indicazione che
il fumo uccide sui pacchetti di sigarette.
Nel 2001 la Commissione UE aveva denunciato questi allevamenti per la
produzione di pellicce come gravemente lesivi del benessere animale.
Recentemente l’Olanda ha deciso di anticipare la chiusura di tutti gli allevamenti
di visone, anticipando così quello che per legge era stato stabilito per il
2024.
La motivazione di ciò è stata il coronavirus che pare si diffonda
particolarmente in tali attività.
E così a farne le spese sono stati un milione di visoni ammazzati in massa
prima del tempo.
A seguire, in Europa, chiuderanno tantissimi altri allevamenti sempre in
conseguenza dei riscontri scientifici della pandemia dai quali si evince che
questi lager sono fortemente a rischio per la diffusione dei coronavirus, oltre
che eticamente inaccettabili.
Fuori dall’Europa la situazione rimane grave e soprattutto pessima in Cina,
dove vige una deregolamentazione in materia da far accapponare la pelle.
Questo è solo un esempio di quello che potremmo chiamare “un sistema Auschwitz”
per segmenti di popolazioni animali.
Ma l’elenco è ahimè assai lungo.
Conoscete le fattorie della bile?
Si tratta di strutture lager presenti in Asia, soprattutto in Cina, dove
migliaia di orsi neri tibetani, conosciuti come gli orsi della luna, sono tenuti
in gabbie di ridotte dimensioni, di fatto una camicia di forza, e sottoposti
all’estrazione della loro bile con tecniche invasive e dolorose che equivalgono
a una vera tortura fisica.
Quest’orrore serve per produrre medicamenti che nulla hanno a che vedere
con la medicina ma che fanno il pari con le credenze sulle proprietà della
polvere derivata dai corni dei rinoceronti o dei denti delle tigri.
Un lume di speranza per questi poveri e sfortunati animali è riposto
nell’Animal Asia Foundation che dal 1998 si batte contro questa pratica
crudele, avendo salvato finora circa 600 orsi attraverso una riabilitazione in
apposite riserve dove sono curati e accuditi.
Anche l’impiego di animali vivi nei laboratori di ricerca farmaceutica di
tutto il mondo andrebbe ridotto al minimo nel più breve tempo possibile
attraverso un percorso volto a eliminarlo del tutto, sfruttando al massimo le
tecnologie a disposizione.
E dei circhi che impiegano animali selvatici ne vogliamo parlare?
La condizione degli animali nei circhi è assimilabile a una vera e propria
detenzione carceraria che induce negli animali stessi un forte livello di
stress dovuto all’addestramento continuo spesso aggravato da maltrattamenti,
all’isolamento, alla ristrettezza e inadeguatezza dei ricoveri e ai frequenti
spostamenti di viaggio fra una località e la successiva.
In Italia il fronte di contrasto verso questo spinoso problema è guidato
dall’instancabile LAV che stima in circa 2000 gli animali detenuti in poco più
di 100 circhi italiani e rileva il fatto grave che un numero elevatissimo di
questi animali appartenga a specie in via di estinzione quali elefanti, tigri,
leoni, ippopotami, rinoceronti e altri.
Le associazioni circensi si difendono sostenendo che i loro animali o sono
nati in cattività o possiedono regolare certificato CITES che sarebbe il
documento che attesta la provenienza di un animale in accordo alla normativa
internazionale (Convenzione di Washington del 1975) che sovrintende la tutela
delle specie minacciate di estinzione.
Qui però il problema non è di osservanza alle norme vigenti ma ETICO:
nessun animale può essere sfruttato per farci divertire!
Purtroppo la legislazione vigente in merito è insufficiente. Infatti, la
Legge del Codice dello Spettacolo N. 4652 del settembre 2017 riguardo a questo
tema prevede il “graduale superamento dell’utilizzo degli animali…” ma, scritta
così, è semplicemente acqua fresca perché non pone scadenze temporali né
tantomeno definisce le modalità per arrivare in concreto a questo superamento.
Nell’UE in molti paesi è vietato l’esercizio dei circhi con gli animali. A
quando l’Italia?
L’elenco delle situazioni lager che investono gli animali è ancora lungo,
purtroppo, e non si esaurisce negli esempi riportati.
L’uomo deve capire fino in fondo che non è il padrone del pianeta ma un
semplice abitante o essere vivente come lo sono le piante e gli animali, e se
proprio si vuole elevare lo faccia sul piano etico sfruttando le indubbie doti
di conoscenza che possiede dandosi come obiettivo la conservazione della
biodiversità, che include anche se stesso.
In finale se la lettura di quest’articolo ha creato disagio o, meglio, ha
sortito l’effetto di un pugno allo stomaco, allora l’obiettivo è stato
raggiunto: risvegliare la coscienza.
“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare
dal modo in cui tratta gli animali” - M. K. “Mahatma” Gandhi
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