giovedì 12 febbraio 2026

I tanti Auschwitz degli animali - Fabio Borlenghi

Nelle giornate della memoria le immagini dell’orrore dell’olocausto occupano pesantemente le nostre menti e questo è necessario, anzi indispensabile, affinché non si dimentichi in quale baratro infernale l’homo sapiens si sia spinto in un passato neanche troppo lontano.

Tuttavia non tutti sanno, o meglio sono consapevoli, che la sorte subita da milioni di ebrei nei campi di concentramento non è molto dissimile da quella di tante specie animali.

Questa non vuole essere una riflessione animalista nell’accezione comune del termine ma un’accusa vera e propria verso comportamenti e situazioni di vera e propria crudeltà perpetrati ogni giorno, nel mondo, a discapito di tantissimi nostri coinquilini di questo travagliato pianeta, spesso per appagare false futili necessità oppure per mero divertimento.

Alcuni esempi?
Dal sito della LAV (Lega Anti Vivisezione) apprendiamo che circa 70 milioni di animali sono allevati nel mondo per ricavarne pellicce.

Si tratta di visoni, cani-procione, conigli, ermellini, volpi e tanti altri compagni di sventura condannati a sopravvivere temporaneamente in anguste gabbiette, loro braccio della morte, in attesa di essere uccisi per poter poi soddisfare la vanità di qualcuno oltre che arricchire qualcun altro.

Questa vergognosa attività industriale riguarda quasi tutto il mondo, Italia compresa. Sempre dal sito della LAV leggiamo testualmente: “Negli allevamenti le condizioni di privazione estreme fanno insorgere negli animali comportamenti stereotipati.

Lo stress li induce perfino a provocarsi automutilazioni. Episodi d’infanticidio, aggressione e cannibalismo sono all’ordine del giorno”.

A questo punto a ogni capo di pelliccia venduto bisognerebbe allegare un cartellino con riportate queste amenità, così come si riporta l’indicazione che il fumo uccide sui pacchetti di sigarette.

Nel 2001 la Commissione UE aveva denunciato questi allevamenti per la produzione di pellicce come gravemente lesivi del benessere animale. Recentemente l’Olanda ha deciso di anticipare la chiusura di tutti gli allevamenti di visone, anticipando così quello che per legge era stato stabilito per il 2024.

La motivazione di ciò è stata il coronavirus che pare si diffonda particolarmente in tali attività.

E così a farne le spese sono stati un milione di visoni ammazzati in massa prima del tempo.

A seguire, in Europa, chiuderanno tantissimi altri allevamenti sempre in conseguenza dei riscontri scientifici della pandemia dai quali si evince che questi lager sono fortemente a rischio per la diffusione dei coronavirus, oltre che eticamente inaccettabili.

Fuori dall’Europa la situazione rimane grave e soprattutto pessima in Cina, dove vige una deregolamentazione in materia da far accapponare la pelle.

Questo è solo un esempio di quello che potremmo chiamare “un sistema Auschwitz” per segmenti di popolazioni animali.

Ma l’elenco è ahimè assai lungo.
Conoscete le fattorie della bile?

Si tratta di strutture lager presenti in Asia, soprattutto in Cina, dove migliaia di orsi neri tibetani, conosciuti come gli orsi della luna, sono tenuti in gabbie di ridotte dimensioni, di fatto una camicia di forza, e sottoposti all’estrazione della loro bile con tecniche invasive e dolorose che equivalgono a una vera tortura fisica.

Quest’orrore serve per produrre medicamenti che nulla hanno a che vedere con la medicina ma che fanno il pari con le credenze sulle proprietà della polvere derivata dai corni dei rinoceronti o dei denti delle tigri.

Un lume di speranza per questi poveri e sfortunati animali è riposto nell’Animal Asia Foundation che dal 1998 si batte contro questa pratica crudele, avendo salvato finora circa 600 orsi attraverso una riabilitazione in apposite riserve dove sono curati e accuditi.

Anche l’impiego di animali vivi nei laboratori di ricerca farmaceutica di tutto il mondo andrebbe ridotto al minimo nel più breve tempo possibile attraverso un percorso volto a eliminarlo del tutto, sfruttando al massimo le tecnologie a disposizione.

E dei circhi che impiegano animali selvatici ne vogliamo parlare?

La condizione degli animali nei circhi è assimilabile a una vera e propria detenzione carceraria che induce negli animali stessi un forte livello di stress dovuto all’addestramento continuo spesso aggravato da maltrattamenti, all’isolamento, alla ristrettezza e inadeguatezza dei ricoveri e ai frequenti spostamenti di viaggio fra una località e la successiva.

In Italia il fronte di contrasto verso questo spinoso problema è guidato dall’instancabile LAV che stima in circa 2000 gli animali detenuti in poco più di 100 circhi italiani e rileva il fatto grave che un numero elevatissimo di questi animali appartenga a specie in via di estinzione quali elefanti, tigri, leoni, ippopotami, rinoceronti e altri.

Le associazioni circensi si difendono sostenendo che i loro animali o sono nati in cattività o possiedono regolare certificato CITES che sarebbe il documento che attesta la provenienza di un animale in accordo alla normativa internazionale (Convenzione di Washington del 1975) che sovrintende la tutela delle specie minacciate di estinzione.

Qui però il problema non è di osservanza alle norme vigenti ma ETICO: nessun animale può essere sfruttato per farci divertire!

Purtroppo la legislazione vigente in merito è insufficiente. Infatti, la Legge del Codice dello Spettacolo N. 4652 del settembre 2017 riguardo a questo tema prevede il “graduale superamento dell’utilizzo degli animali…” ma, scritta così, è semplicemente acqua fresca perché non pone scadenze temporali né tantomeno definisce le modalità per arrivare in concreto a questo superamento.

Nell’UE in molti paesi è vietato l’esercizio dei circhi con gli animali. A quando l’Italia?
L’elenco delle situazioni lager che investono gli animali è ancora lungo, purtroppo, e non si esaurisce negli esempi riportati.

L’uomo deve capire fino in fondo che non è il padrone del pianeta ma un semplice abitante o essere vivente come lo sono le piante e gli animali, e se proprio si vuole elevare lo faccia sul piano etico sfruttando le indubbie doti di conoscenza che possiede dandosi come obiettivo la conservazione della biodiversità, che include anche se stesso.

In finale se la lettura di quest’articolo ha creato disagio o, meglio, ha sortito l’effetto di un pugno allo stomaco, allora l’obiettivo è stato raggiunto: risvegliare la coscienza.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” - M. K. “Mahatma” Gandhi

da qui

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