Visualizzazione post con etichetta carta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carta. Mostra tutti i post

sabato 24 giugno 2023

La fine della carta stampata? - France Croteau

 

Ci sono persone che non hanno un computer, un tablet o un cellulare: chi perché non può o ha difficoltà a usare queste piattaforme, chi semplicemente non ama leggere sugli schermi. Personalmente, quando è lungo, io stampo… su carta! Sentiamo gli stampatori esprimere la loro preoccupazione per il ridotto accesso a qualsiasi tipo di carta. Ma ora le Cooperative dell’informazione del Québec ci informano che il dicembre 2023 sancirà la fine del cartaceo… una questione di sopravvivenza per questi media.

Chissà quando verrà il turno dei libri. Non mi preoccupano solo i nostri media, ma anche quei libri che amiamo, rileggiamo, di cui ci circondiamo in casa, compagni o compagne che ci fanno provare emozioni e accrescono la nostra conoscenza, e ci aprono al mondo. Possiamo evitare la fine della carta?

Voglio parlarvi di un libro che ho letto l’anno scorso (cartaceo), di grande attualità, La fureur de vivre di Hubert Reeves. L’ho ripreso, è pieno di orecchie, segni e sottolineature. Reeves descrive le “sequenze di ottimizzazione che hanno svolto un ruolo importante nell’evoluzione della vita sul nostro pianeta” e che hanno contribuito al fatto che noi umani potessimo vivere, perché c’era abbastanza ossigeno per nascere, al vertice della piramide, perché gli umani hanno bisogno di molto ossigeno per il loro cervello, una percentuale di ossigeno molto più alta che per altre specie animali. Nella prima era della vita terrena ci fu il tempo delle felci.

Poi venne la seconda era, quella delle conifere, questa forma vegetale che si diffuse “rapidamente in tutte le parti emerse del pianeta, per più di cento milioni di anni”. Poi fu il tempo dei fiori, ecc., ecc. Stava arrivando il momento in cui gli esseri umani avrebbero avuto abbastanza ossigeno… Poi è arrivato un tale Bolsonaro in Brasile che considera una sciocchezza dire che le foreste amazzoniche sono i polmoni del pianeta! Poi il turno di informatici, creatori di social network, UBER, venditori digitali che ci dicono che il progresso è nel digitale, nel cloud, nella tecnologia.

Eppure la carta è facilmente riciclabile e dura a lungo. È solo una questione di riforestazione. Dobbiamo riciclare e riforestare, perché non farlo in Québec? Pensate che sia ciò che vogliono i proprietari terrieri brasiliani? Riforesteranno dopo essersi sbarazzati degli alberi, dove alcuni considerano una stronzata credere che le foreste siano utili?

Sono anche preoccupata nel vedere che le biblioteche di organizzazioni pubbliche e private stanno digitalizzando i loro documenti, eliminando tutto il cartaceo. Sono preoccupata per la perdita di conoscenza, di testimonianze, di documenti di identità, di tutto ciò che è umano che può essere attaccato e distrutto.

Dobbiamo lottare per salvare la carta e le nostre foreste, salvare entrambi i mondi per restare “umani”. Dobbiamo ascoltare coloro che combattono per gli umani, come Hubert Reeves (da non confondere con UBER). Reeves ci dice che noi umani abbiamo bisogno di molto ossigeno. Con la diminuzione dell’ossigeno i calamari continueranno a vivere, noi no! La mia preoccupazione va anche ai bambini che leggeranno solo su schermi di computer, tablet e cellulari, per la loro formazione. Ci sarebbe molto da dire su questo argomento.

Salviamo la carta! Si vuole fermare il deterioramento del clima, adottare misure contro le industrie inquinanti, combattere i gas serra, è una cavolata credere che abbiamo bisogno di alberi, di avere ossigeno, di produrre carta, che possiamo riciclare e poi riforestare? Perché questa lotta non riguarda solo la carta, ma riguarda anche la nostra razza umana! Abbiamo perso “La furia di vivere”? Gli “sponsor” hanno una responsabilità?

Traduzione dal francese di Enrica Marchi. Revisione di Thomas Schmid.

da qui

giovedì 21 gennaio 2021

Cartoni per bevande, le difficoltà nella catena del riciclo - Antonio Carnevale

 

Il riciclo e la circolarità sono requisiti indispensabili per l’imballaggio ma, nonostante le aziende produttrici di alimenti sembrano impegnate con sempre crescente consapevolezza nell’utilizzo di un packaging sostenibile – parliamo di involucri, scatole e imballaggi facili da riciclare – i numeri non sembrano riservare buone notizie.

Un’economia circolare dipende da catene del valore del riciclo sostenibile, che assicurano che i cartoni vengano raccolti, smistati e riciclati nella pratica e su vasta scala. Una ricerca commissionata da Zero Waste Europe a Eunomia Research & Consulting ha rivelato però che il tasso effettivo di riciclaggio del cartone per bevande in quattro Paesi europei è purtroppo molto inferiore a quello attualmente riportato.

I tassi di riciclaggio dei cartoni per bevande multistrato nel 2020 nel Regno Unito, Germania, Spagna e Svezia – calcolato utilizzando la nuova metodologia di calcolo dell’Unione europea – mostrano infatti che questi materiali plastic free (o quasi), come i cartoni delle bevande, non si dimostrano così sostenibili come promesso.

“Sebbene la plastica sia stata sotto i riflettori per i suoi bassi tassi di raccolta e riciclaggio, questo studio mostra che altri materiali complessi come i cartoni non stanno andando molto meglio”, ha spiegato Joan Marc Simon , direttore di Zero Waste Europe.

Si stima che il tasso di riciclaggio effettivo della Germania sia del 47,8%. Estremamente più basso rispetto a quello attualmente riportato  dall’Alliance for Beverage Cartons and the Environment (ACE) del 75% e del tasso di raccolta dell’87,4% comunicato sempre dall’ACE. Il tasso di riciclaggio stimato del cartone della Spagna è significativamente inferiore al 21,5%, in calo rispetto alla stima di ACE dell’80% contro un tasso di raccolta del 51,2%. Si stima invece che Svezia e Regno Unito abbiano riciclato il 21,9% e il 29,5% dei loro cartoni, meno rispetto alle stime di ACE rispettivamente del 33% e del 36%.

I cartoni per bevande sono particolarmente difficili da riciclare a causa della loro composizione. Sebbene infatti i materiali utilizzati nella realizzazione di un cartone siano tecnicamente riciclabili, la presenza di vari strati, tra cartone, polimeri plastici e alluminio, rende difficile una loro separazione per il riciclaggio e il ritrattamento.

Il rapporto ha anche rilevato altri fattori che hanno avuto un impatto negativo sul tasso di riciclaggio: la difficoltà nell’individuare e separare i cartoni per bevande negli impianti di smistamento dei materiali e la mancanza di impianti idonei per riciclarli al meglio (in Italia sono solamente due), per via delle carenti capacità di elaborazione presso gli impianti di riciclaggio specializzati.

La riciclabilità e la prevenzione della dispersione degli imballaggi nell’ambiente è diventata il principale requisito di sostenibilità per gli imballaggi e sta definendo quali tipi di imballaggi verranno utilizzati nei prossimi decenni. Ma, secondo Simon, “l’UE dovrà sviluppare linee guida e metodologie chiare per garantire una reale riciclabilità”. Cosa fare dunque?

Secondo il direttore di Zero Waste Europe bisognerà muoversi lungo quattro direttive principali. Innanzitutto, “garantire che i produttori di imballaggi complessi pongano la circolarità al centro del processo di progettazione”. Sarà poi necessario mobilitare gli investimenti verso il riutilizzo e il riciclaggio delle infrastrutture e implementare sistemi di raccolta e smistamento efficaci. Infine, spiega Simon, bisognerà “disporre di un’unica etichetta di riciclabilità, affidabile e ampiamente riconosciuta, con attribuzione dipendente dalle caratteristiche del prodotto e dalle tecnologie di raccolta e riciclo attualmente disponibili su scala industriale”.

da qui