Tratto da Altreconomia 288 — Gennaio 2026
A novembre
2026 saranno passati trent’anni dalla Conferenza mondiale sull’alimentazione
tenutasi a novembre 1996 presso l’Organizzazione delle Nazioni
Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) a Roma, voluta
dall’allora neo direttore generale, il senegalese Jacques Diouf, primo africano
a presiedere l’Agenzia. Dopo più di due decenni dall’ultima Conferenza del
1974, Diouf riteneva inaccettabile “la tragedia umana di 800 milioni di persone
senza un adeguato accesso al cibo” e per questo chiedeva un cambio di passo
alla sua organizzazione. Purtroppo, come abbiamo visto anche nell’ultima
rubrica del 2025 dedicata alla Fao, da allora la situazione non ha registrato
molti progressi.
Di quel
momento vorrei però ricordare non tanto l’evento ufficiale ma quello parallelo
organizzato dalla società civile, con il coordinamento della Via Campesina,
presso la stazione Ostiense. Infatti è in questa occasione che viene coniato il
concetto di “sovranità alimentare” che dal 1996 ha animato un fecondo dibattito
tra organizzazioni del Nord e del Sud globale e marcato la sua presenza nei
vari consessi in cui le istituzioni internazionali si incontravano: dai vari G8
o G20 passando dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) fino alle
famose Conferenze delle parti (Cop) delle Convenzioni su ambiente e cambiamenti
climatici.
Il percorso
nazionale, europeo e globale dei movimenti sociali espresso nei social
forum di inizio anni Duemila non può essere raccontato senza
considerare l’importanza che la sovranità alimentare e i movimenti a essa
associati hanno giocato nel muovere le coscienze e mobilitare le persone.
La questione
agricola era tornata prepotentemente nell’agenda politica dei movimenti sociali
e, con più fatica, si faceva strada anche nella politica. Allora era ancora
attivo un canale di comunicazione e reciproco ascolto con una parte della
sinistra parlamentare che sosteneva anche economicamente i processi in corso.
L’edizione del social forum a Firenze nel 2002 può essere
vista come il momento di massimo splendore di questo percorso.
Le persone
senza adeguato accesso al cibo nel 1996 erano 800 milioni. Una tragedia umana
che dopo trent’anni non si è ancora conclusa
Che cosa
resta di quegli anni? Via Campesina ha dedicato tre Forum mondiali alla
sovranità alimentare (in Mali, a Nyéléni, nel 2007 e nel 2015 e in Sri Lanka
nel 2025) ma questi eventi sono diventati quasi per “addetti ai lavori”, un bel
castello arroccato a cui mancano le connessioni vitali con il territorio
circostante. I movimenti sociali che la alimentavano e di cui si nutriva sono
invecchiati, appassiti nel frattempo.
La sovranità
alimentare invece di essere capita, tradotta e praticata dalla sinistra politica,
inebriata dalla sbornia neoliberista, è stata sdoganata a destra dando il nome
al nuovo ministero dell’Agricoltura coniugata come difesa ideologica, sterile e
commerciale di un fantasioso “Made in Italy”.
L’agricoltura
è così scomparsa dal dibattito pubblico come tema sociale, animato, vissuto e
praticato da chi la crisi agricola, frutto della tensione irrisolta tra
tradizione e modernità, la vive tutti i giorni. Non sono scomparsi i conflitti,
sono semplicemente diventati invisibili. Le nuove tecnologie, dai droni ai
nuovi Ogm, sono diventate l’orizzonte salvifico e mediatico dentro cui è stato
incanalato il futuro dell’agricoltura con una saldatura tra mondo sindacale,
politico e scientifico. E, ironia della sorte, quasi come una vendetta del capitalismo
che tutto mangia e digerisce, la stazione Ostiense che ha dato i natali alla
sovranità alimentare oggi è diventata la sede di Eataly, il negozio emblema del
“Made in Italy buonista”.
https://altreconomia.it/sulla-sovranita-alimentare-la-sinistra-ha-perso/