Che sorpresa
in consiglio regionale. Dopo aver eliminato lo stanziamento di 30 milioni di
euro che avevano destinato alla privatizzazione degli aeroporti sardi, che
detto così, se ci fai caso, fa già ridere (o piangere), hanno votato un
bell’ordine del giorno. All’unanimità. Proposto dalla destra, meritoriamente,
ma votato da tutti, maggioranza ed opposizione.
Un
bell’ordine del giorno dove il Consiglio Regionale, impegna la giunta a
garantire che la società che controllerà gli aeroporti sardi sia a maggioranza
pubblica. Cioè l’esatto contrario del percorso impostato e seguito fino a ieri
da Alessandra Todde.
Non si sa
bene se i consiglieri del Campo Largo avessero capito bene cosa stavano
votando. Non è chiaro se fossero consapevoli che stavano pesantissimamente
sconfessando l’operato della Giunta e cannoneggiando le fondamenta stesse del
castello che la Presidente aveva costruito in mesi di solitarie trattative con
il presidente della camera di commercio di Cagliari e il fondo privato di
investimento F2i Ligantia. Lo so che può sembrare strano. Lo so che sembra
impossibile ipotizzare inconsapevole ed unanime leggerezza nel voto su una
partita come questa. Ma il momento era concitato. Un emendamento dopo l’altro,
nel giro di meno di una settimana, stavano programmando, anzi frantumando due
miliardi e mezzo di euro in decine se non centinaia di piccoli interventi ad
personam, puntuali li chiamano loro, attraverso i quali ogni consigliere si
curava il proprio collegio, senza bandi a cui tutti potessero partecipare,
senza criteri in base ai quali effettuare gli stanziamenti, senza niente se non
lo sguardo benevolo di un consigliere regionale su quella singola associazione,
quel singolo comune, quel singolo evento, quel singolo futuro elettore.
Quell’ordine
del giorno a me, firmataria di un ricorso al Presidente della Repubblica contro
l’operato della Regione Sardegna che avrebbe consegnato ad un preciso privato,
sempre senza bando, gli aeroporti sardi, fa estremamente piacere. Potrebbe
mettere una pietra tombale su quel pessimo e prepotente percorso di privatizzazione,
sempre che i consiglieri della maggioranza non abbiano la faccia tosta di
tornare indietro dopo essersi studiati le carte ed essersi resi conto di quello
che hanno votato. Tenderei a non escluderlo completamente anche se, certo,
credo che gli venga in salita.
Ma la
domanda è. Come mai nessuno della maggioranza, in primo luogo la Presidente
Todde, dopo una inversione ad U rispetto ad un percorso che caparbiamente si è
seguito per mesi e forse per anni, un percorso anche dispendioso di incarichi
esterni e di consulenze, come mai nessuno sente il bisogno di spiegare ai
cittadini?
E anche il
gruppo di centro destra, rispetto ad un Consiglio che sconfessa in questo modo
l’operato della Giunta e della presidente, rispetto ad un voto che la mette
palesemente in minoranza rendendola ovviamente inaffidabile agli occhi di tutti
gli interlocutori coinvolti e non coinvolti nell’operazione, come mai non
chiede a gran voce le dimissioni.
Il Campo
Largo, in parlamento, platealmente ha chiesto le dimissioni di Giorgia Meloni
perché è andata sotto di un voto e qui nel Consiglio Regionale Sardo la destra
cosa fa? Giocherella?
Si.
Giocherella esattamente come fa il Campo Largo in parlamento. Maggioranza ed
opposizione sono due facce della stessa medaglia che si inter-scambiano il
ruolo e, a turno, recitano la loro parte in un teatrino che ci trascina giù. E
questo spettacolo avvilente è esattamente la ragione per la quale occorrerebbe
rifondare tutto e immaginare un’altra via capace di invertire la tendenza.
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