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lunedì 5 maggio 2014

La “svolta di Renzi” nell’energia ancora non si vede - Rosa Filippini

Che il caro bolletta sia determinato, in Italia, dagli incentivi fuori misura elargiti nell’ultimo quinquennio alle fonti rinnovabili elettriche, in particolare fotovoltaico ed eolico, è ormai un fatto assodato. Non che sia mai stato un segreto: l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aveva avvertito fin dal 2009 delle dimensioni preoccupanti che il fenomeno avrebbe assunto, in particolare per le piccole e medie imprese; gli Amici della Terra chiedono da tempo di riequilibrare le incentivazioni in favore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili termiche; la stessa Strategia energetica nazionale (SEN) e i diversi Governi dal 2010 in poi hanno riconosciuto a più riprese che occorre correggere misure che assomigliano più a rendite ingiustificate che a incentivi.
Tanti allarmi e preoccupazioni non sono però riusciti a impedire che il conto da pagare in bolletta, annualmente e per i prossimi venti anni, sia arrivato a superare i 13 miliardi costituendo mediamente il 20% del costo dell’elettricità per gli Italiani. Una lobby molto ben organizzata, presente in tutti i partiti e attiva nelle istituzioni, è riuscita finora a salvaguardare le rendite acquisite dalle tecnologie più costose e inefficienti facendole passare per “green economy” nonostante l’impatto paesaggistico e ambientale di tralicci, pale e pannelli su vaste estensioni di  territorio agricolo o pregiato dal punto di vista naturalistico…

sabato 28 aprile 2012

Spacciatori di kilowatt? - Rosa Filippini


Decreto fonti rinnovabili elettriche.  Il Governo predica bene ma si contraddice: gli incentivi alle rinnovabili continueranno ad arrivare ai soliti noti?
 I nuovi decreti sull’energia rinnovabile (attuativi del Dgls 28/2011) rischiano di provocare nuovi danni all’ambiente a spese degli utenti, ma è difficile spiegarlo. Infatti, come spesso accade nelle questioni ambientali, anche per le fonti rinnovabili è la propaganda a prevalere sui fatti documentati: nessuno osa fare i conti in tasca alla Green economy, nuovo mito inattaccabile e indiscutibile, egemonizzato dagli sviluppatori di impianti eolici e fotovoltaici proprio grazie ai lucrosi guadagni realizzati da questi settori nell’ultimo decennio. Giocando su questo mito e sulla paura di metterne in discussione rappresentanze e contenuti, si consente agli attori (associazioni, ministri, cordate lobbystiche, giornalisti compresi) di dissimulare le posizioni, manipolare i dati, affermare una cosa e fare l’esatto contrario.
Succede così che il Ministro dell’ambiente Clini, si comporti in modo surreale: da una parte afferma che le rendite assicurate dal fotovoltaico “fanno invidia ad uno spacciatore di droga”, dall’altra si spende fino all’ultimo per assicurare che esse restino le più alte d’Europa. Ma, soprattutto, decide che la quota di elettricità prodotta nel 2020 da fonti rinnovabili aumenti fino a coprire il 35% dei consumi totali di elettricità, un obiettivo che, forse, il ministero dello sviluppo economico non ha ancora valutato in tutti i suoi aspetti. Infatti, ciò significa che la residua disponibilità ad incentivare fonti rinnovabili sarà ancora destinata al settore elettrico e, al suo interno, in prevalenza alle fonti non programmabili, mentre i settori del calore, trasporti ed efficienza energetica, che gli stessi Ministri riconoscono essere economicamente più efficienti, dovranno accontentarsi delle briciole.
A cosa è dovuto questo tentativo dei Ministri di tenere il piede in due scarpe?...