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martedì 3 ottobre 2023

In Brasile le terre indigene sono sempre più in pericolo

 

La Corte Suprema in Brasile riconosce il diritto alla terra dei popoli indigeni - Andrea Vitello

Questo 21 settembre, la Corte Suprema del Brasile ha votato contro il “Marco Temporal”[1] dichiarandone l’incostituzionalità e riconoscendo quindi il diritto dei popoli indigeni a vivere nelle loro terre ancestrali. Il giudice Edson Fachin ha dichiarato: «Come si può vedere dallo stesso testo costituzionale, i diritti territoriali indigeni sono riconosciuti dalla Costituzione, ma preesistono alla promulgazione della Costituzione stessa».[2]

Nove giudici su undici si sono schierati a favore dei popoli indigeni. I due giudici, che si sono pronunciati a favore del “Marco Temporal”, erano stati nominati da Jair Bolsonaro, l’ex presidente di estrema destra. Per festeggiare quest’importante e storica vittoria legale, centinaia di manifestanti indigeni con i loro leader, molti con addosso il tradizionale copricapo a piume, si sono radunati nella città di Brasilia, la capitale del Brasile, all’esterno dell’edificio dell’Alta Corte. Tra i presenti vi erano i popoli Xokleng, Guarani e Kaingang della riserva indigena Ibirama-Laklano. La leader dell’agenzia governativa per gli affari indigeni (FUNAI), Joenia Wapichana, ha dichiarato: “La giustizia è dalla parte dei popoli indigeni”[3]. Fiona Watson, Direttrice del dipartimento Advocacy di Survival International, organizzazione che da anni si batte per i diritti dei popoli indigeni, ha affermato: «È una vittoria storica, cruciale per i popoli indigeni del Brasile e una grande sconfitta per la lobby dell’agrobusiness. Il Marco Temporal era uno stratagemma pensato per legalizzare il furto di milioni di ettari di terra indigena. Se fosse stato approvato, decine di popoli ne sarebbero usciti devastati – come migliaia di Guarani e i Kawahiva incontattati».[4] L’organizzazione nazionale degli indigeni, APIB, ha affermato: «Vittoria! I popoli indigeni hanno sconfitto il Marco Temporal. Restiamo saldi. I diritti non possono essere negoziati»[5].

Attualmente le riserve indigene coprono l’11,6% del territorio brasiliano e si trovano soprattutto in Amazzonia. La Costituzione del Brasile ha un limite per le riserve dei popoli indigeni, tuttavia chi voleva trarre profitto dalla distruzione dell’Amazzonia voleva usufruire del “Marco Temporal”, una proposta di legge volta a limitare questo diritto a quei popoli indigeni non in grado di dimostrare che occupavano le terre dal 5 ottobre 1988, giorno in cui venne promulgata la Costituzione brasiliana. Quella ottenuta è quindi una vittoria importantissima anche per la lotta alla crisi climatica mondiale e alla perdita di biodiversità.

Si tratta quindi di una bella notizia; inoltre il presidente Lula ha rincominciato a creare riserve indigene da quando è entrato in carica a gennaio, ed ha anche creato il primo Ministero degli Affari Indigeni del Brasile.

Fonti:https://www.greenpeace.org/italy/storia/18880/vittoria-la-corte-suprema-del-brasile-ha-bocciato-il-marco-temporal-che-voleva-limitare-il-diritto-alla-terra-dei-popoli-indigeni/; https://www.informazione.it/a/7DDFE6D4-6B8C-48A5-BBEB-3295864771C4/VIDEO-Brasile-storica-vittoria-dei-nativi-alla-Corte-Suprema-grande-festa; https://www.terranuova.it/News/Attualita/Survival-In-Brasile-vittoria-per-i-popoli-indigeni-la-Corte-Suprema-rigetta-il-Marco-Temporal;https://tg24.sky.it/mondo/2023/09/22/brasile-marco-temporal-terra-indigeni

[1] Cit da: https://www.greenpeace.org/italy/storia/18880/vittoria-la-corte-suprema-del-brasile-ha-bocciato-il-marco-temporal-che-voleva-limitare-il-diritto-alla-terra-dei-popoli-indigeni/

[2] Cit da: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Survival-In-Brasile-vittoria-per-i-popoli-indigeni-la-Corte-Suprema-rigetta-il-Marco-Temporal

[3] Cit da: https://tg24.sky.it/mondo/2023/09/22/brasile-marco-temporal-terra-indigeni

[4] Cit da: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Survival-In-Brasile-vittoria-per-i-popoli-indigeni-la-Corte-Suprema-rigetta-il-Marco-Temporal

[5] Ibidem

da qui

 

 

Il Brasile ruralista riallunga le mani sulle terre indigene – Claudia Fanti

È durato appena una settimana il sollievo dei popoli indigeni per la bocciatura da parte del Supremo tribunale federale, per 9 voti a 2, della tesi del «marco temporal» (che riconosce loro solo il diritto alle terre già occupate prima dell'entrata in vigore della Costituzione, il 5 ottobre 1988). La doccia fredda è arrivata mercoledì, con la dichiarazione di guerra del Senato alla Corte suprema - con l’approvazione di un progetto di legge che accoglie la tesi appena respinta - e con la decisione del Stf di mandare un regalo di consolazione agli invasori di terre indigene.
A CONCLUSIONE del cosiddetto «processo del secolo», infatti, i giudici hanno fissato nuovi criteri per il processo di demarcazione, riconoscendo, secondo la proposta di Alexandre de Moraes, il diritto dei «proprietari in buona fede» a un indennizzo corrispondente al valore dell’intera proprietà - e non solo delle migliorie realizzate come prevede la Costituzione -, a meno che l’area indigena non sia stata già ufficialmente demarcata.
Ed era esattamente quello che temevano i popoli originari, convinti che il significativo aumento del valore degli indennizzi possa di fatto paralizzare i già lunghissimi processi di demarcazione, la cui durata può estendersi oggi fino a 25-30 anni.
Non ha invece per fortuna avuto seguito la proposta del giudice Dias Toffoli - dagli effetti realmente mortali per le comunità indigene - di flessibilizzare il diritto di usufrutto esclusivo delle terre garantito loro dalla Costituzione, così da consentire le attività minerarie e la costruzione di centrali idrolettriche.
Alla mano tesa ai latifondisti da parte del Stf sulla questione degli indennizzi la potente bancada ruralista ha comunque risposto picche, approvando nel giro di poche ore - prima alla Commissione di Costituzione e giustizia del Senato e poi nella plenaria della Camera alta - del progetto di legge 2903, definito dagli indigeni «Pl del genocidio», che già aveva ricevuto il via libera della Camera dei deputati e della Commissione di agricoltura e riforma agraria del Senato.
Come se i giudici del Stf non si fossero appena pronunciati, a schiacciante maggioranza, contro l’applicazione di un limite temporale alla demarcazione delle aree indigene, il Senato, con 43 voti a 21, ha trasformato in legge la famigerata tesi ruralista, aggiungendo altre misure non meno letali: il divieto di ampliamento delle terre indigene già demarcate, la violazione del diritto al loro uso esclusivo da parte delle comunità, il via libera alla cooperazione tra indigeni e non indigeni per attività economiche, l’autorizzazione al contatto con i popoli isolati in caso di azioni di pubblica utilità.
Difficile che tale iniziativa - un esplicito atto di guerra nei confronti del Stf, accusato di violare le prerogative del Congresso - possa prosperare: anche nell’ipotesi impensabile che Lula non eserciti il diritto di veto, o in quella, assai più probabile, che i parlamentari a loro volta lo ribaltino, la legge verrebbe comunque dichiarata incostituzionale dalla Corte suprema.
MA, NELLO SCONTRO TRA POTERI che si annuncia sempre più minaccioso, la bancada ruralista ha già pronta una contromossa. Non erano neppure passate 24 ore dallo storico verdetto del Stf e già il senatore Hiran Gonçalves protocollava una Proposta di emendamento costituzionale (Pec 048/2023) per introdurre nella Costituzione del 1988 la tesi del marco temporal, con la firma di tutto il peggio del bolsonarismo e dintorni: da Hamilton Mourão a Sergio Moro, da Tereza Cristina a Damares Alves fino a Flávio Bolsonaro.
Un’offensiva così rabbiosa della bancada ruralista era del resto prevedibile: secondo il dossier Os invasores dell’Osservatorio sull’agribusiness in Brasile «De olho nos ruralistas», non solo i latifondisti al Congresso usurpano circa 96mila ettari di terra appartenenti ad aree indigene, ma diversi di loro hanno anche ricevuto in campagna elettorale ingenti finanziamenti da parte di fazendeiros invasori.

da qui

giovedì 14 settembre 2023

65 mila ettari di foresta indonesiana sono salvi grazie alla vittoria del Popolo indigeno Auyu - Andrea Vitello

 

Al fine di rispettare gli impegni dovuti all’accordo sul clima di Parigi, lo stato indonesiano si è impegnato a ridurre le emissioni di gas serra del 31%, o del 43% con il sostegno finanziario internazionale, entro il 2030. Tuttavia la fonte principale di emissioni in Indonesia deriva dalla deforestazione, spesso dovuta al rilascio di permessi per le piantagioni di olio di palma. Proprio per questo il ministro, dell’Ambiente e delle foreste indonesiano, attraverso un decreto ministeriale avevo reso più difficile ottenere i permessi per ampliare le piantagioni di olio di palma danneggiando le foreste.

Nel mese di marzo, PT Kartika Cipta Pratama e PT Megakarya Jaya Raya, due aziende produttrici di olio di palma, avevano citato in giudizio il suddetto ministro per tale decreto. Per fortuna il tribunale amministrativo di Giacarta non solo ha respinto la richiesta delle due aziende, ma ha anche riconosciuto il diritto a viverci del popolo Auyu, un popolo indigeno che si trova nella Papua Occidentale. In tutto si tratta di 65mila ettari di foresta pluviale incontaminata, un territorio grande quasi quattro volte la città di Milano.

La responsabile campagna foreste di Greenpeace Italia, Martina Borghi, in merito alla sentenza ha dichiarato:

«La sentenza del Tribunale amministrativo di Giacarta rappresenta un precedente importante e sancisce il diritto alla terra del Popolo Auyu, un Popolo Indigeno che abita le remote foreste della Papua Occidentale, vicino al confine con la Papua Nuova Guinea, che Greenpeace affianca nella protezione delle foreste dell’Indonesia. Grazie a questa decisione, giunta dopo una lunga battaglia legale sostenuta dal Popolo Auyu insieme a Greenpeace e ad altre associazioni e fondazioni indonesiane, le due aziende, che avevano già distrutto quasi 9.000 ettari di foresta per favorire l’espansione di piantagioni di palma da olio, sono ora costrette a fermarsi»[1]. E poi aggiunge: «La foresta che viene distrutta per produrre olio di palma non è solo il luogo in cui il Popolo Auyu trova cibo, medicine e mezzi di sussistenza, ma è anche l’habitat di flora e fauna uniche al mondo, endemiche della Papua. Per gli Auyu, difendere le loro terre forestali nelle aule dei tribunali potrebbe essere l’ultima possibilità di salvare la loro casa e i loro mezzi di sostentamento, la loro cultura e il loro stile di vita»[2].

Greenpeace Indonesia ha comunicato: “Sforzi legali per difendere le foreste tradizionali sono stati intrapresi dagli Auyu anche presso il Tribunale amministrativo di Jayapura”[3].

Nel suo comunicato stampa Greenpeace Italia ha inoltre specificato:

“Greenpeace, insieme a una coalizione di associazioni e fondazioni indonesiane, supporta il Popolo Auyu nella battaglia contro il land grabbing, per affermare il diritto alla proprietà delle loro terre ancestrali e per salvare le preziose foreste indonesiane. Da marzo di quest’anno il Popolo Auyu sta partecipando a numerose udienze, presentando prove e testimonianze per preservare le foreste della Papua Occidentale dalla produzione indiscriminata di olio di palma.”[4]

Ci troviamo di fronte davvero ad una buona notizia, speriamo possa servire d’esempio ai governi, dei vari paesi, per riconoscere il diritto delle popolazioni indigene ad abitare su quelle foreste che altrimenti subirebbero una violenta deforestazione a favore dei guadagni delle imprese di olio di palma. Tutto questo inoltre aiuterebbe a contrastare la crisi climatica.

 

 

Fonti: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/; https://www.greenme.it/ambiente/foresta-indonesiana-auyu/; https://www.lindipendente.online/2023/09/08/indonesia-gli-indigeni-auyu-sconfiggono-i-colossi-dellolio-di-palma-in-tribunale/

 

[1] Cit da: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/

[2] Ibidem

[3] Cit da: https://www.lindipendente.online/2023/09/08/indonesia-gli-indigeni-auyu-sconfiggono-i-colossi-dellolio-di-palma-in-tribunale/

[4] Cit da: https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18742/greenpeace-sentenza-del-tribunale-di-giacarta-salva-65-000-ettari-di-foresta-indonesiana-dalle-piantagioni-di-palma-da-olio-e-il-diritto-alla-terra-del-popolo-auyu/

da qui