Vaste
distese di terra che di solito sono aride si sono ricoperte di fiori viola e
bianchi nel nord del Cile, dopo le forti piogge che hanno cambiato l’aspetto
del deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi della Terra. È un fenomeno
chiamato “deserto fiorito”: sotto il suolo dell’Atacama i semi e i bulbi di
circa duecento specie diverse restano in letargo per lunghi periodi, in attesa
delle condizioni giuste per germogliare, e le forti piogge causate da El Niño
hanno permesso a molti di questi di semi di diventare fiori. In alcune zone
sono caduti più di 180 millimetri di pioggia, una quantità che «non era mai
stata registrata prima», ha detto all’AFP César Pizarro, responsabile della
biodiversità dell’Atacama alla Corporazione Forestale Nazionale (Conaf) del
Cile. L’acqua è penetrata nella sabbia più in profondità del solito e ha
fatto comparire la vegetazione nella riserva naturale, che si trova a circa 800
chilometri a nord di Santiago. La Conaf prevede che lo spettacolo
raggiungerà il suo apice a ottobre e stima che i fiori possano arrivare a
coprire un’area vasta 15 ettari. Intanto, la zona si è già riempita di curiosi,
giunti sul posto per fotografare uno degli eventi naturali più affascinanti del
mondo.
Come scrive Euronews,
alla base c’è El Niño, il fenomeno climatico
ciclico caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico
equatoriale centrale e orientale, che può alterare i regimi dei venti e delle
precipitazioni in diverse regioni del mondo e scatenare eventi meteorologici
estremi. L’episodio in corso potrebbe essere il più intenso da quando
esistono registrazioni comparabili, cioè da quarant’anni, e lunedì (21
settembre) ha superato la temperatura media più alta mai registrata durante un
El Niño, diversi mesi prima del picco (previsto intorno a novembre). Il caldo è
talmente superiore a quello degli episodi precedenti che gli scienziati lo
hanno ribattezzato con il sensazionalistico nomignolo Godzilla, a indicare la
portata potenzialmente catastrofica di questo evento. Gli El Niño sono fenomeni
naturali, ma il riscaldamento globale ne sta aumentando la portata e
l’intensità. In Cile lo stesso meccanismo che ha fatto fiorire l’Atacama ha già
fatto enormi danni: le piogge di luglio hanno ucciso almeno 13 persone e
distrutto o danneggiato gravemente circa 4 mila case.
Il conto più
grande arriverà entro i prossimi sei mesi. Come scrive il Guardian, secondo le
stime dei climatologi, entro febbraio più di 450 mila persone potrebbero morire
per il caldo portato dal Super El Niño, e il bilancio si somma alle morti in
eccesso già causate dalle ondate di caldo degli scorsi mesi. I Paesi più
colpiti nei prossimi sei mesi saranno quelli tropicali, su tutti Nigeria,
Indonesia, Sudan, India e Brasile, con il Sahel e il Sud est asiatico tra le
regioni che pagheranno il conto più pesante. Gli Stati Uniti figurano tra i
primi venti Paesi di questa inquietante classifica, con una previsione di
tremilacinquecento decessi in più dovuti a eventi climatici estremi. Altri
morti sono attesi per le siccità, gli incendi boschivi e le inondazioni che El
Niño porta con sé, direttamente e indirettamente. Le proiezioni sono state
calcolate su base regionale proprio per individuare le zone in cui è più
urgente intervenire, costruendo nuovi centri di refrigerazione in cui
ripararsi, dare più personale agli ospedali nei periodi più caldi e fornire
maggiori protezioni a chi lavora all’aperto. I ricercatori chiamano lo scenario
che questo Super El Niño sta portando una “cartolina dal futuro”, perché porta
le temperature al livello che, secondo le previsioni, la crisi climatica ci
faarà raggiungere tra vent’anni.

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