Già vivono in condizioni disumane a causa dell'assenza
di spazi adeguati. Ultimamente si sono verificati numerosi disordini
all'interno e fuori dal CPA di Cagliari: vorrei ben vedere
È possibile
prelevare delle persone da un centro di accoglienza e spostarle altrove nonostante
un contratto di lavoro regolare? Il fatto che si tratta di migranti ci
autorizza a calpestare completamente i loro diritti?
Questo è
quello che sta accadendo al CPA di Monastir in provincia di Cagliari
dove i richiedenti protezione internazionale vivono, come si sa da anni, in condizioni
disumane a causa dell’assenza di spazi adeguati. La maggior parte di loro,
dopo la richiesta di protezione internazionale, ha ottenuto un permesso
provvisorio che dopo 60 giorni permette loro di lavorare. Queste domande spesso
non vengono esaminate per anni, lasciando questi ragazzi in un limbo, sospesi
tra la regolarità e l’irregolarità, con i comprensibili timori dei datori di
lavoro. Inutile dire che di questa forza lavoro abbiamo enormemente
bisogno e molti di loro trovano impiego nelle aziende agricole del Campidano.
La loro disponibilità a lavorare senza badare troppo a orari e condizioni di
lavoro li rende inoltre particolarmente “interessanti” agli occhi delle
aziende. Nonostante questa giungla fatta di incertezze, alcuni di loro
ottengono regolari contratti di lavoro, spesso stagionali, ma nel
settore la stagionalità significa semplicemente cambiare raccolto e quindi
spesso sono impegnati per la maggior parte dell’anno.
Ma arriviamo
ai fatti.
Ultimamente
si sono verificati numerosi disordini all’interno e fuori dal CPA:
vorrei ben vedere come si fa a vivere sereni, in condizioni di
sovraffollamento, di scarsa igiene, ragazzi con un passato difficile, un
presente complesso e un futuro ancora più incerto e non ci vuole molto a capire
che alcuni di loro avrebbero bisogno di un aiuto psicologico. È
assolutamente comprensibile la preoccupazione degli abitanti dei paesi vicini,
ne hanno tutto il diritto, ma anche qua la percezione di pericolo è superiore
alla realtà in seguito alla propaganda anti migranti del nostro lungimirante
governo e portata avanti con convinzione da alcuni giornali locali. E siccome
investire nell’integrazione non è considerata un’opzione, si è scelto di
operare diversamente e di spostare i migranti verso altri centri, dove
non si sa.
Bene direte
voi, si alleggerisce il carico, saranno stati utilizzati dei criteri per lo
spostamento di queste persone, l’obiettivo sarà il loro benessere. E invece
pare proprio di no, perché molti di loro erano in possesso di regolare contratto
di lavoro. Cioè, proprio coloro che avevano più diritto a restare e avevano
iniziato un percorso di integrazione che, non ci vuole molto a capire,
inizia proprio dal lavoro, vengono mandati via. E chi in tutto ciò non vede
lesi i diritti fondamentali dei migranti pensi ai datori di lavoro agricoli che
hanno visto scomparire da un giorno all’altro i loro lavoratori sui quali
contavano.
Ma in fondo,
a noi cosa cambia? Non lo so, forse nulla, le aziende troveranno un altro disperato
disponibile a lavorare dall’alba al tramonto. Ma io mi sono sentita offesa come
essere umano. Vedo il realizzarsi di quei sani principi anticostituzionali che
tanto piacciono ultimamente ai nostri politici e non solo. Ho paura, che a poco
a poco ci si spinga sempre oltre. Che qualcosa sfugga di mano. Perché la storia
ci insegna, ma noi non abbiamo imparato.
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