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martedì 22 agosto 2023

Assalto delle rinnovabili. Le condizioni imprescindibili per la dignità del Popolo Sardo

 

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales (20-12-22)

 

La questione energetica entra di prepotenza nelle case di tutti i cittadini europei, e non solo. Ma in Sardegna, oltre al problema del costo, si presenta con altrettanta forza il problema della produzione di energia elettrica.

Nella terra che pure consuma appena il 40% dell’energia che produce, la questione è all’ordine del giorno perché ci sono centinaia di domande che attendono sul tavolo il parere della Regione.

Si tratta dei progetti di una miriade di compagnie che intendono investire in Sardegna nel campo della produzione delle energie rinnovabili.

La costante per quasi tutte non è solo di essere esterne alla Sardegna, ma anche di preferire impiantarsi praticamente ovunque (dal mare ai terreni agricoli, alle adiacenze archeologiche, ai paesaggi mozzafiato) e – soprattutto – di prevedere il massimo del profitto lasciando niente al territorio, se non i soliti rottami e rifiuti industriali.

La vicenda dell’oro di Furtei, con relativo lago di cianuro (e responsabili latitanti ricercati o già prescritti) ci ha insegnato fin troppo bene come vanno a finire queste cose.

COSA HA IMPARATO LA POLITICA REGIONALE? NIENTE.

Peccato che da questi insegnamenti non si impari mai abbastanza, se è vero come è vero che la Regione sta continuando a dare ad imprese straniere pareri favorevoli per immensi campi fotovoltaici ed eolici, che riempiranno le tasche alle multinazionali, non daranno lavoro a nessun sardo, lasceranno nuovamente un deserto di rottami industriali che poi la collettività sarda dovrà smaltire a sue spese.

IL DIRITTO ALL’AUTODECISIONE AL DI SOPRA DI TUTTO

Noi crediamo che le argomentazioni ambientali siano molto importanti, e che siano altrettanto importanti anche quelle paesaggistiche e culturali, ma la dinamica sulla produzione energetica in Sardegna è in realtà una questione di sovranità del popolo sardo.

Perciò devono essere i Sardi a decidere quando, dove, come (e se) impiantare parchi di produzione energetica, e lo devono fare alle condizioni dettate dal proprio vantaggio economico e dall’utilità sociale, ambientale, paesaggistica, culturale.

Tutte argomentazioni che devono basarsi su una piattaforma di principio che è quella del nostro diritto inviolabile di poter decidere sulle destinazioni d’uso della nostra terra.

COSA FARE?

Perciò proponiamo che la Regione si doti con la massima celerità di una carta di condizioni minime da presentare alle aziende che vogliono venire in Sardegna a realizzare impianti di produzione energetica.

Certamente bisognerebbe iniziare col bloccare l’anarchia sulla localizzazione dei siti, e ribadire che gli impianti devono essere realizzati su aree industriali preesistenti. Potrebbe essere permessa una deroga per impianti a bassissimo impatto paesaggistico - e comunque sempre dietro consenso della comunità ospitante - a patto che non sostituiscano o ostacolino in alcun modo le vocazioni economiche tipiche del territorio.

In questo senso la Regione dovrebbe offrire immediatamente il massimo sostegno alla nascita delle comunità energetiche, che rispettano già per loro natura quei parametri poiché mirano all’autosufficienza e a coniugare i benefici sociali e ambientali. Un progetto di sviluppo di cui sono stati pionieri da tempo i comuni di Benetutti, Berchidda e Borutta ma che recentemente hanno visto iniziative anche a Ussaramanna e Villanovaforru. Si tratta di una nuova frontiera a portata di mano che avvantaggia comunità e territori, e che senza dubbio dovrebbero avere da parte della Regione la priorità rispetto ad altre formule di impianto di produzione energetica.

A QUALI CONDIZIONI?

Le aziende di produzione energetica che vorranno venire ad investire dovranno garantire alla Sardegna un beneficio economico, destinando alle casse regionali una percentuale consistente dei profitti realizzata nell’isola. La Regione dovrebbe destinare queste entrate alle amministrazioni locali, alla lotta contro lo spopolamento, al sostegno delle categorie svantaggiate, alla creazione di nuovi posti di lavoro.

E DOPO?

Visti gli infelici precedenti del passato, che ci costringono ancora oggi a fare i conti con rottami e inquinamento delle aziende mordi-e-fuggi, le aziende che vorrebbero venire ad investire in Sardegna dovrebbero essere obbligate a versare anticipatamente alla Regione Sardegna una congrua fideiussione, da rivalutarsi annualmente secondo l’indice ISTAT di adeguamento al costo della vita, da utilizzarsi in futuro per finanziare lo smantellamento dell’impianto e il ripristino del territorio alle condizioni precedenti.

PARITA’ E RECIPROCO VANTAGGIO. SI NONO NUDDA!

In questo modo, e solo a queste condizioni, i Sardi potranno beneficiare di un sistema di produzione energetica sulla loro terra, sia in termini di redistribuzione della ricchezza sia in termini di creazione di nuova occupazione, rispetto dell’ambiente e del paesaggio.

Noi Sardi siamo i legittimi proprietari di quest’isola, con il suo sole, il suo vento, il suo mare e le sue bellezze. Abbiamo perciò il diritto e il dovere di farla rispettare da tutti, di compartecipare dei guadagni che su di essa vengono fatti, di instaurare una relazione di pari dignità con le aziende che su di essa vogliano investire.

Qualsiasi altro rapporto fra la Sardegna e le aziende di produzione energetica sarebbe solo un rapporto di sudditanza coloniale e come tale deve essere da tutti contrastato e combattuto.

da qui

giovedì 2 giugno 2022

Sardegna, campo di sperimentazione coloniale

 

Nei giorni scorsi è comparso su un quotidiano sardo un articolo che annunciava con toni trionfalistici la coltivazione di un grano già maturo a soli tre mesi dalla semina.

“Potrebbe garantire all’isola l’autosufficienza alimentare”  dichiarava aprendo scenari tanto attesi, specialmente in un periodo così difficile anche dal punto di vista internazionale.

Pionieri di questa rivoluzione il colosso dell’agricoltura Bonifiche Ferraresi e l’Eni.

Mano a mano che si approfondisce l’argomento i toni entusiastici e l’ottimismo restano, ma piano piano sparisce il grano. Al suo posto compaiono le sementi  di piante oleaginose da utilizzare come materia prima nelle bioraffinerie dell’Eni. 

E così la notizia che sembrava prospettare un decisivo cambio di rotta per una terra che importa l’80% dei prodotti agroalimentari, alla fine non è altro che un tocco di sensazionalismo per argomenti che in Sardegna sono già fin troppo conosciuti: gli interessi industriali dell’Eni.

 

La Bonifiche Ferraresi , che quando acquisirono parte delle Bonifiche Sarde Spa furono presentate dall’assessore Paci della giunta Pigliaru come una grande opportunità per la produzione agricola, ha creato una joint-venture paritetica con Eni finalizzata alla ricerca e alla produzione per la bioraffinazione. Ed Eni ha già acquistato una partecipazione di minoranza, entrando così nel capitale sociale di Bonifiche Ferraresi.

 

In soldoni significa che nei mille ettari di BF tra Arborea e Marrubiu si coltiveranno piante oleaginose come girasole e ricino per svolgere test di produzione e specialmente per valutare se tutto ciò sia replicabile in Africa, dove Eni ha già enormi interessi. 

Se tutto andrà a buon fine, le sementi prenderanno poi la via delle bioraffinerie di Gela e Porto Marghera. Nei progetti di Eni dunque le terre della Sardegna, come quelle dell’Africa, pur bisognose di aumentare la produzione agroalimentare, serviranno a produrre sementi da trasformare in carburante. Il tutto all’insegna del più classico schema coloniale: il territorio povero produce la materia prima per le industrie del grande capitale occidentale. 

 

E tutto il clamore per la produzione di questo grano miracoloso si riduce, in definitiva, al fatto che verrà coltivato a rotazione nel terreno in cui l’Eni produrrà le piante per la bioraffinazione.

Impatto del progetto sulle esigenze complessive della Sardegna? Non pervenuto.

 

Rifiutiamo ogni ulteriore progetto coloniale, in qualsiasi modo agghindato e camuffato, che miri a utilizzare la nostra terra come area di servizio per i colossi energetici.

Il nostro obiettivo è quello di costruire una Sardegna che sappia valorizzare le sue immense potenzialità e generare ricchezza, sviluppo, dignità per tutti i suoi abitanti. 

La Sardegna oggi, come e più di ieri, ha bisogno di rilanciare la sua eccellente produzione agricola, di ripensare il suo futuro in maniera autonoma, autosufficiente e autodeterminata.

 

NO allo sfruttamento industriale della terra da parte delle multinazionali straniere

SI ad una programmazione per il rilancio della produzione di qualità che generi lavoro e benessere nei territori

 

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales