Visualizzazione post con etichetta vento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vento. Mostra tutti i post

mercoledì 15 gennaio 2025

Senza incentivi non si fa la centrale eolica - Gruppo d’Intervento Giuridico


In Danimarca, a differenza di quanto fatto finora in Italia, è lo Stato ad aver individuato – previa procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) – i siti nel mare del Nord e nel Mar Baltico per l’installazione delle centrali eoliche offshore (vari progetti per complessivo GW 40 di potenza) attraverso uno studio dell’Agenzia Danese per l’Energia (DEA).

Successivamente le concessioni vengono messe a gara, lo Stato evita il Far West degli speculatori dell’energia e, in più, ci guadagna.

E’, in sostanza, una delle richieste dalla petizione nazionale Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! promossa dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che ha abbondantemente superato le ventimila adesioni.

C’è un fatto, però, che fa capire molte cose: in assenza di incentivi e sostegni pubblici l’affare non è più conveniente.

Infatti, l’asta pubblica indetta dall’Agenzia Danese per l’Energia (DEA) per la realizzazione di tre centrali eoliche offshore nel mare del Nord (North Sea I A1, A2 e A3) da complessivi 6 GW (elevabili a 10 GW) di potenza è andata deserta.

Alla scadenza del termine del 5 dicembre 2024 non si è presentato nessun concorrente.

In Italia, non c’è alcuna pianificazione degna di questo nome e nessun asta di alcun genere, in tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 agosto 2024 risultano complessivamente ben 5.999 pari a 342,10 GW di potenza, suddivisi in 3.850 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 151,45 GW (44,27%), 2.017 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 107,82 GW (31,52%) e 132 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 82,83 GW (24,21%).

La Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

 

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”.

La Soprintendenza speciale per il PNRR, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto che “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.

Il fenomeno della speculazione energetica è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sardegna, in Sicilia, sui crinali appennnici.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria. 

Pagata con i soldi pubblici, cioè dei cittadini, cioè nostri.

Alla faccia del benché minimo buon senso.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

 

da Il Sole 24 Ore, 9 dicembre 2024

Flop in Danimarca dell’eolico: va deserta la gara per il più grande parco marino.

Senza incentivi statali, nessun investitore si è presentato per la concessione di 30 anni nel Mare del Nord. Pure il campione nazionale Orsted, numero uno al mondo, si defila. (Simone Filippetti)

La Danimarca fa un clamoroso flop nelle energie pulite: va deserta l’asta per il più grande parco eolico in alto mare del paese. Il paese più “verde” d’Europa non è riuscito ad attrarre nemmeno un investitore per costruire pale nel Mare del Nord. Sta forse per scoppiare la bolla dell’energia eolica? L’asta non prevedeva sussidi statali, ossia soldi dei contribuenti.

Il clamoroso flop

Neii giorni scorsi, l’Agenzia Danese per l’Energia (DEA) ha comunicato di non aver ricevuto offerte per nessuno dei tre parchi eolici offshore nel Mare del Nord che erano stati messi in gara a inizio Novembre: si trattava dei primi 3 Gigawatt di un grande progetto più ampio. Non si è presentato nessuno, nemmeno la danese Orsted, il campione nazionale dell’eolico che giocava in casa.

«Questo è un risultato molto deludente. Le circostanze per l’eolico offshore in Europa sono cambiate in modo significativo in un tempo relativamente breve, compresi grandi aumenti di prezzi e tassi di interesse» ha masticato amaro Lars Aagard, ministro per il clima, l’energia e i servizi pubblici del paese.

Annus Horribilis

A inizio anno, la Danimarca aveva lanciato la più grande gara d’appalto per un parco eolico marino della sua storia: erano stati messi all’asta un minimo di 6 Gigawatt di nuova capacità in sei siti nel Mare del Nord, con l’opzione di sovra-piantumazione che consente di aggiungere 10 Gigawatt. Ora, c’è il rischio che tutto il mega-progetto salti.

Il progetto messo all’asta avrebbe dovuto essere costruito senza sussidi statali, motivo per cui tutti gli investitori privati si sono defilati. In più, era richiesto un pagamento annuale del canone di concessione: per i successivi 30 anni, i gestori dovrebbero pagare al governo di Copenaghen il diritto di utilizzare il fondale marino. Infine, lo Stato danese sarebbe stato comproprietario di ciascuno dei parchi eolici con una quota di minoranza del 20 per cento. Il fallimento è un duro colpo per la politica energetica verde del paese che a oggi conta una capacità installata di 2,7 Gigawatt.

Il caso Orsted

Se un’asta nazionale per un parco eolico, nel paese bandiera della “Transizione Verde”, è già di per sè un segnale preoccupante, è ancor più strano che non si sia presentato nemmeno il colosso nazionale Orsted: l’azienda è il più grande produttore e installatore di pale eoliche al mondo. Perché snobba il suo stesso paese? Perchè è da tempo in difficoltà finanziarie: dal 2021 a oggi ha bruciato il 60% del sul valore alla Borsa di Copenaghen. Gli investitori stanno scappando dal titolo: a Novembre dell’anno scorso, dopo aver annunciato di ritirarsi da una gara in New Jersey, e aver fatto una svalutazione di bilancio da 4 miliardi di Dollari, le azioni sono crollate del 30% in un giorno. Ai massimi del 2020, quanto tutti erano entusiasti per l’energia eolica, Orsted quotava quasi 1.200 Corone Danesi. Oggi langue attorno alle 360 Corone, che valutano l’intera società appena 20 miliardi di Euro.

L’energia eolica sta diventando un pessimo affare: a mercato, senza aiuti pubblici, l’energia prodotta dal vento ha prezzi negativi, almeno quella del Mare del Nord, dunque si produce in perdita. Ma un’industria privata che sta in piedi solo se lo Stato paga, è sostenibile o è una bolla speculativa?

da qui

mercoledì 24 luglio 2024

Speculazione energetica? Molto di più! - Francesco Casula

 

Siamo di fronte non a semplici speculatori ma a veri e propri nuovi colonizzatori faccendieri e predatori incalliti invasivi invadenti e sbrigativi, alle porte della nostra Sardegna. Anzi: sono già entrati in casa nostra. Senza permesso.

Predatori venuti da tutto il Pianeta, d’oltreoceano e d’oltralpe, che hanno deciso di mettere a ferro e fuoco, ogni angolo di questa terra promessa, votata al ruolo di genio naturale, trasformata per scelte scalmanate e devastanti in terra di servitù per industrie nere e inquinanti, armi, rifiuti e ora pale eoliche e distese infinite di pannelli cinesi.

Piani di assalto studiato nelle casseforti delle banche d’affari mondiali, congegnato nelle diplomazie europee ma messi a punto “accolti” e “legalizzati” nei Palazzi romani. E, ahimè con il beneplacito o, comunque la connivenza e collusione dei “basisti” e vassalli locali: di ieri come di oggi.

Vengono per sfruttare, deprivandocene, le nostre risorse: vento e sole, terra e mare. Suolo e sottosuolo. Devastando il nostro territorio e imbruttendo il nostro paesaggio.

Ma non solo.

Violentando l’ambiente. Sradicando gli alberi. Interrando la nostra storia e la nostra cultura e identità etno-antropologica, e linguistica.

Noi sappiamo bene che l’ambiente è una risorsa, limitata e irriproducibile: la più preziosa che abbiamo. Di qui la necessità di difenderlo con le unghie e con i denti e di conservarlo, valorizzandolo e non semplicemente sfruttandolo e divorandolo: come vorrebbero fare i nuovi invasori e furones.

L’ambiente per noi sardi è la necessità stessa per sopravvivere. Ed il territorio deve essere certo utilizzato anche come supporto di attività turistiche, economiche e produttive ma nel rigoroso rispetto e della salvaguardia del nostro complesso sistema di identità ambientali, paesaggistiche, geografiche, etno-storiche, archeologiche culturali e linguistiche.

La loro propensione predatoria e di spoliazione si ammanta di mascherature ideologiche, odiose e mistificatorie quanto false: le energie rinnovabili, la transizione ecologica. Con cui siamo assolutamente d’accordo: purché lo sia veramente.

Insieme alla transizione ecologica occorre tener presente gli interessi dei sardi. La nostra Autonomia e Autodeterminazione. Il consenso e il coinvolgimento delle popolazioni e delle comunità? Che sono stati calpestati e interrati. Come nel passato. Più che nel passato.

A fronte dei novelli predatori savoiardi, chi dae su bentu e su sole nde cherent faghere milliones, pigandesi su ranu e lassende a nois sa palla.

Di qui la necessità di una mobilitazione capillare e ubiquitaria e di una lotta delle comunità sarde. Come in parte sta succedendo. Ma cui fin’ora, da parte dello Stato, nei confronti della protesta – penso soprattutto a quanto è successo nei giorni scorsi nel Porto di Oristano – c’è stata soltanto la risposta della forza e della repressione.

C’è da chiedersi, a questo proposito: ma lo Stato rappresenta e difende i “faccendieri” o dovrebbe rappresentare e difendere le popolazioni e i cittadini?

da qui

domenica 7 luglio 2024

Guerra del vento tra Valle d’Aosta e Sardegna - Mauro Pili

 

Dopo la denuncia de L’Unione Sarda nella regione montana si scatenano polemiche: con proteste e scritte sui muri

Soffia il vento della tempesta sulle Alpi d’Aosta. Quando all’alba i quattro mori compaiono “scolpiti” a colpi di vernice sul muro davanti al quartier generale di una sorta di “Enel valdostana”, nell’eremo di Chatillon, si capisce che quel progetto eolico in terra sarda non è andato giù nemmeno tra le cime imbiancate della Valle d’Aosta. L’inchiesta de L’Unione Sarda, «Schiaffo Valle d'Aosta, dalle Alpi al Monte Rughe», sul progetto di una centrale eolica, presentato dalla società elettrica “pubblica” gestita dalla Regione valdostana, ai confini del Montiferru con il Marghine, tra Pozzomaggiore e Sindia, ha dato “fuoco alle polveri”. Proteste e scontro politico, riflettori accesi e nuovi retroscena di una “sottospecie” di affare pubblico con molti risvolti privatissimi.

Carte segrete

In questa storia inverosimile, con una Regione d’altura, autonoma e speciale, che pianifica lo sbarco di una montagna di pale eoliche nell’Isola più periferica d’Europa, anch’essa autonoma e speciale, c’è di tutto e di più. C’è lo sfregio al principio autonomistico, che dovrebbe produrre almeno un minino rispetto reciproco per lo status costituzionale di Regioni speciali, c’è l’affare pubblico perseguito alla pari delle logiche speculative delle peggiori multinazionali del vento, c’è soprattutto un risvolto affaristico rimasto sino ad oggi blindato nelle carte segrete dei notai d’Aosta.

C’è tempo per lo spray

C’è tempo per raccontare lo scontro politico nel Consiglio Regionale della Valle d’Aosta dove non tutti hanno preso di buon grado il fatto che la società elettrica di “proprietà” della Regione autonoma abbia deciso di specializzarsi in “affettatori d’aria” e incentivi d’oro in terra sarda. C’è tempo per raccontare di quella scritta “spray” di protesta con tanto di bandiera sarda comparsa nei giorni scorsi davanti alla sede della CVA, a Chatillon, che solerti imbianchini di Palazzo hanno fatto cancellare a tempo di record. C’è tempo per spiegare il progetto che i signori della montagna più alta d’Italia vogliono realizzare tra Nuraghi e paesaggi meravigliosi al confine tra le terre bruciate dai criminali del fuoco e le vestigia più antiche della Civiltà Nuragica del continente sardo. Non può aspettare, invece, la storia di un business sotterraneo e sconosciuto consumato tra un notaio e l’altro, con quote azionarie di pochi euro acquistate a colpi di milioni e milioni di moneta europea. Un’operazione rimasta preclusa alle cronache, omessa nei racconti istituzionali di queste ultime ore, celata da un riserbo consumato dalla frase di circostanza del Presidente della Regione che dinanzi allo sfregio sardo si è limitato a dire che Cva, la società partecipata integralmente dall’istituto autonomistico pubblico, ha agito nel «pieno rispetto delle norme vigenti». Il richiamo del presidente valdostano è per quelle disposizioni normative di Stato che umiliano le autonomie regionali a partire da quelle speciali, che calpestano i diritti, i patrimoni ambientali e naturalistici di una terra tanto lontana quanto geneticamente vicina ad un’altra Regione impregnata di autonomia e indipendenza.

Gli affari nascosti

Le chiama “norme vigenti”, ma in realtà non sono nient’altro che lo sfregio della libertà di un popolo di governare il proprio territorio, mettendolo al riparo da speculatori pubblici o privati che vorrebbero devastarne i tratti paesaggistici e identitari più profondi. Non sono bastate al Presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, le argomentazioni di diniego dei Comuni sardi, della stessa Regione Sardegna, delle Agenzie ambientali, per indurre il suo “braccio” elettrico a chiedere scusa e ritirarsi in buon ordine.

Venduta un mese dopo

Chissà, però, cosa penseranno i suoi concittadini valdostani quando verranno a sapere che L’Unione Sarda ha svelato in questa nuova inchiesta contratti notarili registrati il sette agosto del 2023 presso il Notaio del Collegio di Aosta, Giampaolo Marcoz, e l’otto febbraio del 2024 da Carlo Munafò, Notaio in Saronno. Tutti atti in nostro possesso, prove inappellabili su un tracciato di denari, di fatto “pubblici”, appartenenti ad una società “controllata” al 100% dalla Regione Valle d’Aosta, trasferiti copiosamente a favore di una modestissima società privata, la “Ven. Sar srl”, proprietaria delle quote della “Eos Monte Rughe”, dichiarata allora, e ancor oggi, come «inattiva». Una modesta e anonima società a responsabilità limitata, costituita il 6 luglio del 2023. Un mese e un giorno dopo la costituzione, la società della regione valdostana ne acquista il 49%. Una scalata inspiegabile e con tanti misteri.

Intrecci & soffiate

Decine di nomi, conosciuti e sconosciuti, dietro un intreccio di società concatenate l’una con l’altra. Di certo c’è da domandarsi come sia stato possibile che una società pubblica, come quella elettrica della Valle d’Aosta, sia arrivata sino in via Antonio Scano, al numero 6, di Cagliari per iniziare la scalata ad una società «inattiva», con appena diecimila euro di capitale. Per quale motivo? Perchè proprio quella? E soprattutto, a che prezzo hanno comprato quell’inattiva società di provincia, anonima e senza uno straccio di progetto presentato e tantomeno approvato? È certo che la prima operazione si compie il 7 agosto del 2023: dimissioni dell’amministratore della “Eos Monte Rughe”, tale Alessandro Reali.

Il primo acquisto

È lui che comunica a sé stesso e al “Notaio in Aosta” che le sue dimissioni sono legate all’acquisizione contestuale della maggioranza delle quote della società da parte della CVA Eos, la compagine elettrica della Regione Valle d’Aosta. Nell’atto notarile quel passaggio di quote, il 51%, non ha un prezzo dichiarato. Lasciato evidentemente ad atti parasociali non allegati all’assemblea che registra il passaggio di mano. A svelare il passo cruciale è l’atto notarile siglato a Milano l’otto febbraio scorso. La società “Ven.Sar. srl”, proprietaria ancora del 49% cede un ulteriore 19%, pari alla miseria di 1.900 euro di capitale sociale.

Plusvalenza stratosferica

Il costo di vendita, però, non ha eguali: «Le parti dichiarano e si danno atto che il prezzo pattuito per la cessione dell’intera Quota è di Euro 3.990.000 (tremilioninovecentonovantamila virgola zero zero) (“Prezzo”), corrisposto in data odierna dall’Acquirente (la società della Regione Valle d’Aosta al Venditore (la Ven. Sar.srl) , mediante bonifico bancario». Una quota di 1.900 euro di una società «inattiva» venduta, e comprata, a quasi 4 milioni di euro: una plusvalenza stratosferica, senza precedenti nei mercati borsistici, pagata tutta con soldi pubblici, quelli della società regionale della Valle d’Aosta. Ma se i solerti amministratori della società valdostana hanno pagato la bellezza di quasi quattro milioni per il 19% di quel capitale azionario, quanto hanno pagato per il pacchetto del 70% finito nelle loro mani? E soprattutto chi gli ha garantito che quel progetto “folle” in terra di Sardegna sarà mai approvato? Misteri per adesso ancora racchiusi sulle cime innevate delle Alpi, quelle che traguardano gli affari milionari sul Montiferru.

da qui

lunedì 29 aprile 2024

Sardegna ciabatta energetica - Maria Antonietta Pirrigheddu

(attivista del Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica)

Stavolta il solito ritornello “Ce lo chiede l’Europa” può andare a farsi benedire. L’Europa, infatti, ci chiede l’esatto contrario. Ma noi siamo italiani, facciamo a modo nostro e i ritornelli li usiamo quando ci conviene. Soprattutto se si tratta della Sardegna.

Già, la Sardegna, questa terra un tempo meravigliosa che nel giro di un paio d’anni probabilmente non esisterà più: l’intento è di trasformarla in un polo industriale, destinato a produrre energia elettrica da trasportare chissà dove.

Questi sono i programmi per noi, per il nostro sviluppo. E per salvare la terra dal cambiamento climatico. Eh sì, perché a quanto pare per salvare la terra è necessario smettere di coltivarla, togliercela e consegnarla alle multinazionali. Così il pianeta sarà salvo.

Per capire cosa sta accadendo dobbiamo partire dall’inizio, dalla cosiddetta Transizione energetica. Ovvero la necessità sacrosanta, che nessuno contesta, di smettere di utilizzare combustibili fossili come carbone e metano per la produzione di energia elettrica e transitare verso “fonti rinnovabili” come il sole, il vento e l’acqua.

 

L’Europa si è proposta di arrivare alla totale decarbonizzazione entro il 2050, passando per vari step. Il primo step ci attende nel 2030, quando l’Italia dovrà installare sull’intero suolo nazionale una potenza di 70 Gigawatt per la produzione da fonti rinnovabili.

Ora, 70 diviso 20 regioni fa 3,5 Gigawatt a testa… Ma siccome noi sardi siamo notoriamente generosi e avvezzi ad essere colonizzati, la bozza del decreto nazionale ce ne assegna 6. E questo nonostante produciamo già molta più energia di quanta ne consumiamo.

Però sta succedendo una cosa strana: invece di prepararci ai 6 Gigawatt per il 2030, ci ritroviamo già oggi con quasi 58 Gigawatt pronti da installare. Quasi dieci volte tanto!

Grazie al famigerato decreto Draghi e a causa di delibere indegne firmate dalla Regione Sardegna negli ultimi anni, sono arrivate qui come avvoltoi aziende e multinazionali da ogni parte del mondo, per spartirsi la nostra terra e piazzarvi i loro impianti colossali.

Si è stabilito che i due terzi della nostra Isola possano essere sventrati, perforati, riempiti di cemento, devastati, depredati. I due terzi del nostro suolo possono essere sottratti all’agricoltura, alle aziende agro-pastorali, alle aziende turistiche e agrituristiche, ai nostri progetti, al nostro futuro, a noi.

Non per darci opportunità ma per toglierci ogni opportunità.

Ad oggi le richieste di allaccio sono 809, ma crescono di giorno in giorno. Se le pratiche presentate andassero in porto, verrebbero impiantate sulla terraferma 3.000 turbine eoliche alte fino a 240 metri (da sommarsi alle 1.200 già esistenti), altre 1.300 turbine di 320 metri davanti alle spiagge, visibilissime anche a decine di km di distanza, e quasi 50 km2 di pannelli solari su campi e pascoli. A tutto ciò dobbiamo aggiungere le innumerevoli autorizzazioni già concesse!

Numeri da far accapponare la pelle. Solo per il foto e agrivoltaico, quasi 50.000 nuovi ettari verrebbero sottratti alle nostre attività e ai nostri paesaggi per riempirli di specchi di silicio, che nel giro di due decenni (o ancor prima se dovesse arrivare qualche grandinata) si trasformerebbero in sconfinate discariche a cielo aperto. Eppure l’Europa ci raccomanda di evitare ulteriore consumo di suolo, un bene primario essenziale per contrastare i cambiamenti climatici.

Su tutto questo, migliaia di tralicci alti 49 metri con infiniti km di fili sospesi.

Ora immaginatela, questa immensa landa industriale in cui saremmo costretti a vivere, con il terribile ronzio che ci accompagnerebbe giorno e notte. Immaginatevi le migliaia di luci rosse intermittenti che cancellerebbero le nostre notti stellate… Quelle notti e quel silenzio che fanno della Sardegna una terra celebrata ovunque, e che noi non avremmo più.

Se tutto ciò dovesse realizzarsi – e sta già accadendo – la Sardegna sarà irrimediabilmente sconvolta nei suoi panorami unici, nella biodiversità, nella ricchezza naturale, storica, archeologica, culturale e identitaria.

A fronte di quali vantaggi?

Per noi non è contemplato alcun risparmio in bolletta né, tanto meno, alcuna compensazione in denaro, ora vietato per legge. Sono previsti solo “interventi di miglioramento ambientale”.

Cioè?

Di solito il miglioramento consiste nel ripristino delle strade distrutte per il trasporto delle enormi pale. Talvolta i progettisti sono più premurosi, arrivando addirittura a costruire, in cambio dei territori violentati, graziose siepi oppure altalene e scivoli per bambini. O noccioleti per la produzione di nutelle. Verremo ripagati anche con “campagne di sensibilizzazione per il cittadino”, per persuaderlo della bontà degli atti speculativi.

D’altronde gli europei di un tempo, quando andavano a colonizzare l’America latina, si conquistavano la fiducia degli indigeni regalando collanine e altre cianfrusaglie. Il sistema è identico.

Per loro, invece?

Da 900.000 a 1.200.000 euro all’anno per ogni turbina eolica! Cifre anche maggiori per quelle in mare.

Oltre al danno la beffa: una parte di questo milione esce dalle nostre tasche, perché gli incentivi, magnanimamente concessi dal Governo italiano, vengono prelevati dalle bollette. In pratica lo Stato prende i nostri soldi e li dona agli speculatori che sbarcano qui, come la famosa JP Morgan. Non è fantastico?

Tra 25-30 anni questi impianti saranno già arrivati a fine vita, salvo incidenti nel frattempo. Chi provvederà allo smaltimento?

Certamente non le ditte installatrici: in molti casi si tratta di aziende con 10.000 euro di capitale sociale, magari organizzate in un sistema di scatole cinesi, che falliscono o spariscono presto. Chi subentra non si sente affatto in dovere di onorare impegni presi da altri. Perciò i rottami sono tutti nostri e dovremo occuparci noi di smaltirli. Come? Affrontando spese enormi e andando ad inquinare altri territori.

Ma i terreni che ospitano gli aerogeneratori non saranno mai più bonificati, perché il basamento (circa 1.300 metri cubi di calcestruzzo) non può essere eliminato: verrà lasciato lì, rendendo sterile il terreno in eterno. È questa l’idea comune di “energia pulita”.

Ecco perché parliamo di SPECULAZIONE. Loro si prendono la nostra terra e il nostro futuro e in cambio ci gettano qualche osso, per tenerci buoni.

Spesso, però, manco quello. Le truffe sono all’ordine del giorno, sia ai danni di privati che delle Pubbliche Amministrazioni. Sono sempre più numerosi i proprietari di terreni che si rivolgono agli avvocati, prima di firmare i contratti di concessione, perché cominciano a rendersi conto che è facilissimo cadere in trappola.

Se l’affare non dovesse andare in porto, tuttavia, si può sempre ricorrere agli espropri. Imprese private che espropriano altre imprese private: ogni infamia è concessa, in nome della pubblica utilità.

Sono molti gli amministratori che si oppongono, ricevendone addirittura minacce; altri invece ricercano il vantaggio personale. L’inerzia della Giunta Solinas, appena decaduta, ha favorito qualunque tipo di malaffare.

Ci sono soluzioni al disastro incombente?

Certo: basterebbe recepire le direttive europee. L’energia necessaria al nostro sostentamento, e anche in sovrappiù, potrebbe essere prodotta dal fotovoltaico sui tetti sia pubblici che privati, senza ulteriore consumo di suolo; dallo sviluppo dell’idroelettrico – che stranamente non viene preso in considerazione – ed eventualmente dal geotermico di bassa profondità. Si potrebbero potenziare gli impianti eolici già esistenti, sfruttando le nuove tecnologie ma rispettando l’estensione e le altezze attuali, senza altro concedere. Redigere piani energetici locali e concordati con le comunità, che non distruggano l’economia e il tessuto sociale come invece fanno questi impianti di taglia industriale. Piani che rispettino il territorio e la nostra dignità.

Sono queste le soluzioni suggerite dai 14 Comitati che si sono costituiti per difendere la Sardegna dall’assalto, riunendosi in un Coordinamento regionale. I Comitati chiedono con urgenza una moratoria, per stoppare almeno momentaneamente i progetti e avere il tempo di fare scelte migliori, una Legge regionale di recepimento delle direttive UE, la possibilità di partecipare alla redazione di un piano energetico regionale.

Si attendono i primi passi della Giunta Todde, che molto ha promesso in campagna elettorale. Si è già perso troppo tempo. Intanto gli speculatori avanzano in gran fretta e con arroganza, favoriti da vent’anni di norme nazionali che facilitano incredibilmente ogni tipo di autorizzazione, scavalcando le comunità locali.

La nuova Amministrazione Regionale verrà messa immediatamente alla prova. Alessandra Todde vorrà e sarà capace di tutelare la sua terra, pur rispettando il fine comune della transizione energetica? Sarà capace di condurci all’obiettivo senza barattare la Sardegna?

***

Per contatti: coordinamentogallura.stopeolico@gmail.com


da qui

mercoledì 14 settembre 2022

Siamo circondati - Stefano Deliperi

 

Altri due atti di opposizione al rilascio di concessione demaniale marittima per altrettante centrali eoliche offshore nei mari sardi, questa volta con trasporti di energia diretto verso la Penisola. La Capitaneria di Porto di Cagliari sospende le conferenze di servizi.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato (30 agosto 2022) altri due atti di opposizione al rilascio delle concessioni demaniali marittime richieste dalla società italo-svedese Avenhexicon s.r.l. (joint venture fra il gruppo Hexicon e Avapa Energy) per la realizzazione di una centrale eolica offshore flottante nei mari della Gallura (qui l’avviso pubblicato) e dalla società milanese Poseidon Wind Energy s.r.l. (qui l’avviso pubblicato).

I progetti prevedono rispettivamente 86 aerogeneratori per una potenza totale dell’impianto di 2.150 MW, due sottostazioni elettriche galleggianti, ben 196 chilometri di cavidotti collegati direttamente con la terraferma laziale al polo energetico di Tor Valdaliga, Civitavecchia (progetto Avenhexicon) e 72 aerogeneratori per una potenza elettrica totale di 1008 MW, due sottostazioni elettriche galleggianti, cavidotti collegati anch’essi direttamente al polo energetico di Tor Valdaliga, Civitavecchia (progetto Poseidon Wind Energy).

In ambedue i casi centinaia di chilometri quadrati di mare in concessione.

I progetti sono contigui a quelli presentati nei mari della Gallura presso la Capitaneria di Porto di Olbia dalla Tibula Energia s.r.l., dalla Zefiro Vento s.r.l. e dalla Nurax Wind Power s.r.l. avverso i quali il GrIG ha presentato formale opposizione.

Nel frattempo sono convocate presso la Capitaneria di Porto di Cagliari le conferenze decisorie per il rilascio delle concessioni demaniali marittime in favore dei progetti di centrali eoliche offshore flottanti Toro 1 (24 agosto 2022), Toro 2 (25 agosto 2022), Nora 1 (26 agosto 2022), mentre è stata sospesa la conferenza di servizi decisoria per il rilascio della concessione demaniale marittima trentennale per la realizzazione della centrale eolica offshore flottante Repower Renewable s.p.a. nel mare della Sardegna meridionale, già convocata per il 18 luglio 2022.

Da ultimo, essendo stata attribuita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Prefettura di Cagliari (e conseguentemente alla Capitaneria di Porto) la nomina del Rappresentante unico delle amministrazioni pubbliche statali, ha temporaneamente sospeso lo svolgimento delle conferenze di servizi finalizzate al rilascio delle concessioni demaniali marittime (nota Capitaneria Porto CA prot. n. 38112 del 28 agosto 2022).

La conferenza di servizi per il rilascio della concessione demaniale marittima in favore del progetto di centrale eolica offshore flottante Nora 2 prevista per il 29 agosto 2022 è stata quindi annullata.

L’assalto ai mari della Sardegna.

Quelle delle società Avenhexicon e Poseidon Wind Energy risultano essere la dodicesima e la tredicesima istanza di concessione demaniale marittima per la realizzazione di una centrale eolica offshore flottante nei mari sardi.

Tredici tentativi di accaparramento di migliaia e migliaia di ettari di mare della Sardegna, tredici atti di opposizione da parte del GrIG.

Il GrIG in tutti i casi, ha chiesto il diniego della concessione demaniale in assenza di pianificazione e di procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) e di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.).

Nei mari sardi in tutto tredici progetti di centrali eoliche offshore flottanti, 723 “torri eoliche” in progetto, per una potenza complessiva – per quanto si è a conoscenza – pari a 11.479 MW, dei quali 8.321 MW collegati al sistema elettrico isolano e altri 3.158 MW collegati al sistema elettrico peninsulare.

Complessivamente sono stati predisposti e depositati presso gli uffici della Capitaneria di Porto di Cagliari ben sei progetti di centrali eoliche offshore nei mari della Sardegna meridionale, con 174 aerogeneratori in tutto previsti.

Altri tre progetti sono stati depositati presso gli uffici della Capitaneria di Porto di Olbia, con 308 aerogeneratori complessivamente previsti.

Due altri progetti sono stati depositati presso la Capitaneria di Porto di Porto Torres, con 86 aerogeneratori previsti.

Infine, due altri progetti sono stati depositati presso la Capitaneria di Porto di Civitavecchia, con 158 aerogeneratori previsti.

Avverso tutte le istanze di concessione demaniale marittima sono stati presentati atti di opposizione (28 gennaio 2021; 3 marzo 2022, 26 marzo 2022, 13 giugno 2022, 28 giugno 2022, 2 luglio 2022, 24 agosto 2022, 30 agosto 2022) da parte del GrIG:

* Repower Renewables.p.a., dell’elvetico Gruppo Repower, un progetto di centrale eolica offshore al largo di Capo Teulada, con 33 aerogeneratori;

* Nora Ventu s.r.l., società milanese frutto dell’accordo tra Falck Renewabless.p.a. e BlueFloat Energy, due progetti di centrali eoliche galleggianti offshore con 93 aerogeneratori per una capacità complessiva di 1,4 GW a 18 miglia marine a sud est di Cagliari (Nora 2, 40 aerogeneratori) e a 6 miglia marine a sud di Capo Teulada (Nora 1, 53 aerogeneratori).  Fan balenare ben 4 mila posti di lavoro in fase di realizzazione e 300 in fase di gestione;

* Ichnusa Wind Power s.r.l., con sede a Milano, 42 aerogeneratori galleggianti alti 265 metri a circa 35 chilometri dalla costa sulcitana, per una potenza complessiva di 504 MW. L’istanza di concessione demaniale marittima è stata sospesa (aprile 2021) dopo un atto di opposizione presentato dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) e da alcuni Comuni rivieraschi (Carloforte, Portoscuso, Buggerru), mentre è stata svolta la fase di definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale (scoping) finalizzata alla successiva procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.);

* Seawind Italia s.r.l., con sede a Portoscuso, 48 aerogeneratori in progetto, istanze di concessioni demaniali marittime per due centrali eoliche offshore, la Del Toro 2 a 21 miglia marine a sud ovest dell’Isola di S. Pietro e la Del Toro 1 a 6 miglia marine al largo dell’Isola di S. Antioco;

* Tibula Energia s.r.l., con sede a Milano, 65 aerogeneratori (975 MW complessivi) in progetto per conto di Falck Renewabless.p.a. e la BlueFloat Energy, nel mare della Gallura. Sfidando realtà e intelligenze altrui, parla di “generazione di migliaia di posti di lavoro stabili nel medio-lungo termine: fino a 3.200 unità per le fasi di fabbricazione, assemblaggio e costruzione; oltre 180 per la manutenzione degli impianti dopo l’entrata in esercizio del parco”, dimenticando ambiente, diportismo nautico, turismo, pesca, buon senso;

* Zefiro Vento s.r.l., con sede a Milano, 210 aerogeneratori in progetto nel mare della Gallura settentrionale per 3150 MW di potenza;

* Acciona Energia Global Italia s.r.l., con sede a Roma e capitale spagnolo, 32 aerogeneratori nel mare occidentale della Sardegna, 480 MW di potenza;

* Nurax Wind Power s.r.l., con sede a Milano, 33 aerogeneratori in progetto nel mare della Gallura settentrionale, 462 MW di potenza;

* Avenhexicon s.r.l., con sede a Roma, 54 aerogeneratori in progetto nel mare della Sardegna nord occidentale, 1.350 MW di potenza.  Altri 86 aerogeneratori per 2.150 MW di potenza complessiva nel mare della Gallura;

* Poseidon Wind Energy s.r.l., con sede a Milano, 72 aerogeneratori per una potenza elettrica totale di 1008 MW nel mare della Gallura.

Le verifiche della Capitaneria di Porto di Cagliari e le perplessità della Presidenza del Consiglio.

Dagli accertamenti svolti dalla Capitaneria di Porto è emerso che “per quanto riguarda il posizionamento del cavo sottomarino, recapitante, come detto, nel Comune di Sarroch, lo stesso attraversa un’area di ancoraggio (denominata ‘Echo’) attualmente destinata ed utilizzata dalle navi che approdano nei terminali petroliferi di Sarroch (ordinanza Capitaneria di Porto Cagliari nr. 09/2021 del 28/01/2021). Inoltre, lo specchio acqueo richiesto dista circa 9 miglia nautiche dal limite esterno di un’area di interdizione temporanea per lo svolgimento delle attività militari addestrative presso il poligono militare di Capo Teulada. Con riferimento all’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Antioco, lo stesso ha evidenziato criticità legate all’eventuale restrizione alle attività di pesca derivanti dal posizionamento dell’impianto, in virtù della disposizione contenuta nell’art. 152 del D.Lgs. 259/2003”.

Inoltre, “con riferimento al traffico navale, dall’analisi dei dati, sono emersi flussi di traffico di unità navali che, pur non attraversando rotte obbligate, interessano comunque lo specchio acqueo relativo all’istanza in argomento, ubicato a circa 20 miglia a sud della Sardegna”.

La Capitaneria di Porto di Cagliari ha chiaramente evidenziato “la necessità di una pianificazione preliminare delle aree da destinare all’ubicazione degli impianti eolici” e “ha avanzato  formale  quesito (nota  prot.  nr.  26514  del  15/06/2022)  al  Ministero  delle  Infrastrutture  e  delle  Mobilità sostenibili chiedendo che fossero impartite le opportune ed urgenti disposizioni per il prosieguo dei delegati procedimenti amministrativi aventi ad oggetto il rilascio delle concessioni demaniali marittime per la realizzazione di impianti eolici off-shore, a seguito delle osservazioni avanzate dal Rappresentante unico delle  Amministrazioni  statali  istituito  presso  la  Presidenza  del  Consiglio  dei Ministri, il quale ha espresso delle perplessità in merito alla correttezza dell’iter amministrativo seguito, formalizzate poi con nota prot. nr. DICA-0017452-P del 23 giugno 2022”.

La Repower Renewables.p.a., dell’elvetico Gruppo Repower, intende realizzare una centrale eolica offshore al largo di Capo Teulada, con 33 aerogeneratori (15 MW di potenza ciascuno) per una potenza complessiva di 495 MW, cavidotti, connessione a terra nel porto industriale di Sarroch (qui l’avviso relativo all’istanza).

La stessa Società energetica, “preso atto dei pareri e delle osservazioni ad oggi pervenute nell’ambito  del  procedimento  per  il  rilascio  della  concessione  demaniale”, ha preferito avviare la procedura di scoping VIA (art. 21 del decreto legislativo n. 152/2005 e s.m.i.) per far individuare dal Ministero della Transizione Ecologica i contenuti dello studio di impatto ambientale finalizzato alla procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.).  La procedura di scoping VIA è stata avviata (5 luglio 2022) e la Società energetica ha chiesto (13 luglio 2022) la sospensione della procedura di concessione demaniale marittima “in attesa della definizione della procedura di valutazione  dell’impatto  ambientale”.  Sospensione poi disposta (nota prot. n. 31244 del 14 luglio 2022).

I motivi del “no” al Far West eolico nei mari della Sardegna.

Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.

E’ proprio il caso della trasformazione della Sardegna in piattaforma produttiva destinata alla servitù energetica, come esplicitato chiaramente da Terna s.p.a. e  avallato dall’attuale Ministro della Transizione Ecologica Antonio Cingolani.

Qualche sintetica considerazione.

L’amministratore delegato del Gruppo ENEL Francesco Starace, circa un anno fa ha affermato che lo “scenario ipotizza l’installazione, a Thyrrenian link in esercizio, di un gigawatt di batterie e circa 4/5 gigawatt di potenza di rinnovabili in più rispetto a quanto abbiamo adesso. Oltre agli ovvi benefici ambientali, come la scomparsa di fatto dell’anidride carbonica prodotta dalle fonti fossili, un piano del genere svilupperebbe investimenti sull’intera filiera da qui al 2030 di 15 miliardi di euro, un indotto più che doppio e una occupazione tra i 10 e i 15mila addetti qualificati e specializzati”.

A oggi in Sardegna non esistono impianti di conservazione dell’energia prodotta.

Con la realizzazione del Thyrrenian Link, il nuovo doppio cavo sottomarino di Terna s.p.a. con portata 1000 MW, 950 chilometri di lunghezza complessiva, da Torre Tuscia Magazzeno (Battipaglia – Eboli) a Termini Imerese, alla costa meridionale sarda.   Dovrebbe esser pronto nel 2027-2028, insieme al SA.CO.I. 3, l’ammodernamento e potenziamento del collegamento fra Sardegna, Corsica e Penisola con portata 400 MW, che rientra fra i progetti d’interesse europeo.

Al termine dei lavori, considerando l’altro collegamento già esistente, il SA.PE.I. con portata 1000 MW, la Sardegna avrà collegamenti con una portata complessiva di 2.400 MW.  Non di più.

In Sardegna, al 20 maggio 2021, risultavano presentate ben 21 istanze di pronuncia di compatibilità ambientale di competenza nazionale o regionale per altrettante centrali eoliche, per una potenza complessiva superiore a 1.600 MW, corrispondente a un assurdo incremento del 150% del già ingente comparto eolico “terrestre” isolano. 

Complessivamente dovrebbero esser interessati più di 10 mila ettari di boschi e terreni agricoli da. un’ottantina di richieste di autorizzazioni per nuovi impianti fotovoltaici.

Le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 agosto 2021 risultavano complessivamente pari a 5.464 MW di energia eolica + altri 10.098 MW di energia solare fotovoltaica, cioè 15.561 MW di nuova potenza da fonte rinnovabile, a cui devono sommarsi gli undici progetti per centrali eoliche offshore finora presentati, che dichiarano una potenza pari a 8.321 MW.

In tutto sono 23.382 MW, cioè più di undici volte i 1.926 MW esistenti (1.054 MW di energia eolica + 872 di energia solare fotovoltaica, dati Terna, 2021).

Significa energia che non potrà essere tutta utilizzata in Sardegna, non potrà esser trasferita verso la Penisola, non potrà essere conservata.  

Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè lo Stato, cioè la Collettività di tutti noi) per essere in buona parte sprecata.

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche.

Sotto il profilo strettamente energetico sono casi diversi quelli dei progetti di centrali eoliche offshore direttamente collegati alla rete elettrica delle Penisola, perché entrano nella rete presso il polo energetico di Tor Valdaliga (Civitavecchia).

Per il resto, una vergognosa speculazione energetica con un bel po’ di soldi pubblici e incentivi, tanto per cambiare.

Cosa ben diversa sarebbe se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offrente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Siamo ancora in tempo per cambiare registro e procedure.

In questo periodo di campagna elettorale si attendono ancor più le eventuali prese di posizione e le iniziative concrete di forze politiche e singoli candidati, soprattutto quelli che rivestono – magari a loro insaputa – responsabilità di governo ai vari livelli e anche in materia e finora han solo fatto orecchie da mercante.

Stefano Deliperi è il portavoce del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

https://www.manifestosardo.org/siamo-circondati/