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lunedì 3 agosto 2026

La rivolta di Maiorca contro il turismo di massa, 70mila in piazza: polemiche per le botte della polizia - Victor Serri

 

Dopo Barcellona e le Canarie il grido contro l'overtourism arriva anche nell'isola più grande delle Baleari. Polemiche per le cariche delle forze dell'ordine. E si riapre il dibattito sul modello di accoglienza dei visitatori, dal mercato immobiliare impazzito a intere zone trasformate a beneficio degli stranieri

L’anno scorso alle Canarie, quest’anno alle Baleari. Le isole turistiche principali della Spagna sono diventate il fronte più caldo di una protesta sociale che cresce di stagione in stagione, quella dei residenti contro il modello economico su cui si basa da decenni l’industria turistica del Paese. Domenica, a Palma di Maiorca, decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico in una delle manifestazioni anti-turismo più partecipate mai registrate sull’isola. La giornata, iniziata senza incidenti, si è chiusa con cariche della polizia e diversi feriti, riaprendo il dibattito nazionale sulla sostenibilità del modello turistico spagnolo.

Maiorca, come buona parte dell’arcipelago balearico, ha costruito la propria economia moderna quasi interamente sul turismo straniero, in particolare tedesco e britannico. A partire dagli anni Sessanta, la Germania Ovest ha scoperto nell’isola una meta ideale per le vacanze di massa: voli charter economici, hotel a basso costo lungo la costa, un clima mite tutto l’anno. Nel giro di pochi decenni Maiorca è diventata, nell’immaginario collettivo tedesco, quasi una regione tedesca d’oltremare, tanto che viene spesso chiamata, con una battuta diffusa in Germania, il “sedicesimo Land“. Interi quartieri di Palma, come la zona di Playa de Palma, sono cresciuti attorno a questa presenza costante, con ristoranti, giornali e servizi pensati per il pubblico germanofono.

 

Alle radici di una crisi: boom di prezzi di case e affitti

Questo legame, che per decenni ha portato ricchezza e occupazione, si è progressivamente trasformato in un problema strutturale. L’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri, unito alla diffusione degli affitti turistici brevi, ha fatto salire i prezzi delle case a un ritmo che il mercato del lavoro locale non riesce a sostenere. Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo (l’Ine), nel primo trimestre del 2026 il prezzo della vivienda libre nelle Baleari è aumentato del 13,6% su base annua, il rialzo più alto dal 2007; le abitazioni usate, le più richieste dagli acquirenti stranieri, sono salite addirittura del 15%. Le Baleari sono oggi la comunità autonoma con il prezzo al metro quadro più elevato di Spagna, circa 3.400 euro secondo l’agenzia immobiliare Gesvalt, quasi il doppio della media nazionale. Sul fronte degli affitti la situazione non è migliore: il ministero dei Diritti Sociali stima che nel 2026 i canoni in scadenza si rinnoveranno con un aumento medio di 4.615 euro l’anno, circa 400 euro al mese, la cifra più alta del Paese, a fronte di una media nazionale di 145 euro. Circa 24.500 contratti di affitto quinquennale scadranno nel corso dell’anno nell’arcipelago, coinvolgendo una platea stimata di 69mila persone.

 

In piazza un residente di Maiorca su 40

A organizzare la protesta è stata la piattaforma Menys Turisme, Més Vida (“Meno turismo, più vita”), sostenuta da oltre 130 tra sindacati e organizzazioni sociali, tra cui Gob, Sos Residents, Sindicat de Llogateres, Ccoo, UGT, STEI, CGT, CNT, Arran e Alerta Solidària. Il corteo, radunatosi dalle 19 in Plaça d’Espanya, ha attraversato La Rambla, il Carrer Unió e il Passeig del Born, per concludersi a Ses Voltes, vicino al Parc de la Mar, dove era prevista la lettura del manifesto conclusivo.

Sul numero dei partecipanti restano versioni discordanti: la Polizia Nazionale ha parlato di circa 25mila persone, gli organizzatori di 70mila, comunque più delle edizioni del 2024 e del 2025, quando la piattaforma aveva già portato in piazza fino a 50mila persone. In entrambi i casi si tratta di una quota rilevante rispetto alla popolazione residente dell’isola, poco più di 950mila abitanti: anche calcolando la stima più prudente, sarebbe sceso in strada l’equivalente di circa una persona ogni quaranta residenti di Maiorca.

 

Gli arresti della vigilia e le botte della polizia in piazza

Nei giorni precedenti alla manifestazione due attiviste del collettivo Menys Turisme Més Vida erano state fermate a Santa Maria del Camí, accusate di aver imbrattato con scritte le vetrine di alcune agenzie immobiliari e di aver incollato le serrature di alcuni uffici, ritenuti simbolo della speculazione sugli affitti. La notizia dei due fermi ha contribuito ad alimentare la partecipazione alla marcia di domenica. È nella fase finale del corteo che il clima è cambiato. Secondo la ricostruzione degli organizzatori, la Policía Nacional ha impedito l’accesso a Ses Voltes pur non essendo stata raggiunta la capacità massima dell’area, bloccando anche gli spazi alternativi individuati per la lettura del manifesto.

Le tensioni sono sfociate con una serie di cariche delle forze dell’ordine e una ventina di colpi di proiettili di gomma sparati dagli agenti. Gli scontri, durati oltre un’ora, hanno provocato almeno otto feriti, tra cui un fotoreporter colpito alla testa mentre documentava gli incidenti, e nuovi fermi. La Policía Nacional, dal canto suo, ha respinto le accuse di sproporzione, sostenendo che un gruppo di 350-400 persone estranee alla manifestazione pacifica avrebbe aggredito alcuni turisti e lanciato pietre, bastoni e bottiglie contro gli agenti prima delle cariche. Il gruppo giovanile indipendentista Arran, tra i promotori della piattaforma, ha denunciato su X le cariche della Polizia Nazionale, parlando di fermi e feriti e definendo quanto accaduto una repressione a cui “il grido di un popolo che difende l’isola dalla turistificazione” avrebbe risposto senza arretrare.

 

Le critiche al dispositivo di sicurezza “sproporzionato”

Le immagini delle cariche hanno avuto un’eco politica immediata. Lunedì Podemos ha chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, definendo l’intervento della polizia “selvaggio e intollerabile“, ed esteso la richiesta al delegato del Governo nelle Baleari, Alfonso Rodríguez. Sulla stessa linea si sono espressi esponenti di Més per Mallorca, formazione alleata di Sumar, tra cui il deputato al Congresso Vicenç Vidal e il candidato alla guida del Comune di Palma David Pujol, che hanno definito sproporzionata l’azione degli agenti. Anche gli organizzatori della manifestazione hanno chiesto la testa del delegato del Governo, accusandolo di un dispositivo di sicurezza “totalmente sproporzionato” e di ritardi nei soccorsi ai feriti. Lo stesso Rodríguez, pur respingendo l’ipotesi di dimissioni, ha ammesso su X che alcuni agenti hanno fatto uso della forza contro persone che non sembravano rappresentare una minaccia, definendo “inaccettabili” alcune immagini e annunciando una relazione dettagliata sull’accaduto oltre a un incontro con i vertici della Polizia Nazionale nelle Baleari per rivedere il dispositivo impiegato quella sera.


Da Barcellona alle Canarie, l’onda lunga contro il turismo di massa

La protesta di Palma non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un movimento che negli ultimi due anni ha attraversato la Spagna turistica: dalle Canarie, dove nel 2024 e nel 2025 decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Tenerife e in altre isole dell’arcipelago, fino a Barcellona, dove alcuni attivisti hanno usato pistole ad acqua contro turisti seduti ai tavoli dei bar, passando per Siviglia, dove sono comparse scritte contro i visitatori stranieri. Le richieste restano simili: limiti al numero di arrivi, regole più severe sugli affitti brevi, tutela dei salari e dei servizi pubblici per i residenti.

Le autorità baleari si trovano in una posizione scomoda: il turismo genera ancora una parte enorme del Pil regionale e dell’occupazione, ma il malcontento sociale rischia di trasformarsi in un problema politico difficile da gestire. Nei prossimi mesi si capirà se le proteste di Palma porteranno a misure concrete, o se il ciclo di manifestazioni, arresti e cariche di polizia è destinato a ripetersi anche la prossima estate.

da qui

giovedì 5 giugno 2025

Il Bovaro dell’Arkansas e il Duomo -Miguel Martinez

Una discussione tra i commenti sul blog, sul tema “overtourism“.

Peucezio, di Milano, scrive:

“Cioè, ragazzi, ma ci rendiamo conto che fino a non moltissimi anni fa io entravo in Duomo con la stessa disinvoltura con cui entravo nella Galleria Vittorio Emanuele, potevo girarmelo come volevo, concentrarmi su un particolare, dirmi una preghiera…
Oggi devo fare la fila e pagare per visitarlo e devo fare una fila più piccola per andare a pregare, ma posso pregare solo in un’area limitata?
Io che vivo a Milano da mezzo secolo tondo.
E questo perché dei coglioni di americani e altra gente varia vengono in massa a rompere i coglioni.”

Gli risponde Roberto:

“per me la gente colta e sensibile non ha nessun merito né diritto in più del bovaro dell’Arkansas o di dove vuoi tu”

Sono due posizioni che abbiamo sentito molto volte. Inoppugnabili all’apparenza, ma mancano alcune premesse fondamentali.

Uno, non stiamo parlando dello stesso diritto.

Il Duomo di Milano esiste, perché ha avuto una funzione. Spazio sacro e civico, di una comunità sotto Dio. E ovviamente anche autocelebrazione un po’ vanitosa della Comunità stessa, che investiva nella Casa (domus) Comune un’energia che non dedicava nemmeno lontanamente ai palazzi privati.

Queste funzioni oggi sono molto più deboli, ma Peucezio sta cercando di viverle.

La funzione, sfondo per selfie di masse di individui che vengono per un momento e poi escono per non tornare mai più, è qualcosa di completamente diverso.

La seconda funzione rende impossibile la prima.

Tu prima andavi in un orto, per raccogliere i pomodori. Adesso è stato trasformato in un vespasiano pubblico. Che problema c’è, basta che fai la fila anche tu. Sì, ma io ci andavo per raccogliere i pomodori.

Due, oltre al diritto di Peucezio e quello del Bovaro, esiste un terzo diritto: quello della ragazza di Matera che con un concorso ha appena vinto un posto come infermiera in un ospedale di Milano. Ma non può svolgere il proprio lavoro, perché a causa dell’overtourism, i prezzi delle case sono diventati inaccessibili. Lei dovrà rinunciare al proprio lavoro, e i pazienti dovranno rinunciare a essere curati, per far posto al diritto del Bovaro, ma soprattutto al diritto dei padroni di casa (spesso grandi fondi di investimento) di scegliere affitti brevi a bovari contro affitti lunghi a infermiere (“la Proprietà è Sacra”, ci ricordano Salvini e la Santanchè).

Qui Roberto risponde,

“Capisco ma […] non c’è scritto da nessuna parte che uno debba vivere dove lavora (per dire io abito a mezz’ora di macchina da dove lavoro perché non posso permettermi un posto più vicino)”

In effetti, con il prezzo dei voli low cost, l’infermiera potrebbe probabilmente partire tutte le mattine con il volo delle 3.32 da Matera e rientrare con quello delle 23.51.

Tre, la questione dei rapporti di forza.

Roberto scrive:

“Ragazzi io capisco il problema, se poteste suggerire soluzioni che non abbiano questo gusto mefitico di classismo (il turismo è riservato alle Classi alte, ai colti e agli abbienti) vi ascolterei con più interesse”

E’ quella che io chiamerei la posizione archetipica della Destra realmente esistente: gli “snob della Ztl, i ricchi con due lauree, disprezzano e vogliono far soffrire le Persone Normali che Lavorano“. Un immaginario che si nutre anche di antiche idee di Sinistra sui potenti che si arricchiscono sfruttando i poveri.

E’ la carta vincente di Salvini e di Trump, ma è una carta truccata, e vi spiego perché.

Sembra che ci sia un Ricco e Colto di nome Peucezio, probabilmente con la erre moscia, che è infastidito dalla vicinanza di un bovaro del Arkansas che puzza lievemente di sterco di vacca, e quindi gli impedisce con la forza di ammirare le guglie del Duomo di Milano. Da fargli subito la lotta di classe, e la rivolta populista pure!

Io mi sono abituato, per forza di cose, a guardare però i reali rapporti di forza.

Ve lo racconto con una storiella di fantasia.

Peucezio, geniale linguista dalla vita economica precaria, privo di ogni potere politico, si sfoga sul blog di Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, un blog con venticinque lettori.

Dall’altra parte, non c’è il Bovaro dell’Arkansas.

C’è la Fun Cool World Tour. La loro sede organizzativa è questa:

Ma la sede legale è 35 Notax Drive, West Bay, Cayman Islands.

La Fun Cool ha appena acquistato da una ditta con sede a Lamezia Terme e a Dubai, un isolato a due passi dal Duomo di Milano, e lo ha ribattezzato Duomo Experience Residence.

A vegliare affinché ogni cosa fili liscio, ci pensa lo Studio Legale Fratelli Squalo, che cura anche gli interessi della banca che finanzia Forza Italia, quelli della fondazione dove lavora la sorella del responsabile comunale per i progetti edilizi, e quelli della Cooperativa Inclusion che sostiene il PD.

La Fun Cool è stata contattata da Joe Wayne. Un signore da poco eletto governatore repubblicano dell’Arkansas grazie a un finanziamento di centomila dollari da parte della Cattle Rancher Federation, con sede a New Bovary.

I Bovari hanno chiesto che Wayne autorizzasse l’alimentazione delle vacche con antibiotici vietati in mezzo mondo; e come piccolo regalo in più, un viaggio studio a spese dello Stato per i loro dirigenti.

La prima richiesta era un viaggio per soli uomini all’Isola di Phuket, ma le Republican Moms for a Traditional Family si sono opposte fermamente, e quindi Joe Wayne ha chiesto aiuto ai suoi amici della Fun Cool. Che avendo da coprire i costi del nuovo acquisto, hanno suggerito come destinazione proprio la neonata Duomo Experience Residence.

Ecco perché Peucezio mentre accendeva la candelina in Duomo, si è trovato inquadrato anche lui nel flash dell’autoscatto del Bovaro dell’Arkansas. Il Bovaro si consola per il mancato viaggio a Phuket, almeno con la foto della candelina.

Dal sito Partyphuket:

“Una holiday girlfriend è una ragazza che affitti per essere la tua girlfriend durante le tue vacanze.

Si tratta spesso di una ragazza del posto, di solito una studentessa o barista, a volte anche una ragazza normale con un lavoro, che prende qualche giorno o settimana libero per viaggiare con te.

Ci sono molti ottimi posti nella capitale del Regno per incontrare e affittare una holiday girlfriend tailandese, come i club per soli uomini.

Il posto che consigliamo sempre ai nostri ospiti è The PIMP [lett. il Magnaccia] Bangkok.”

da qui


giovedì 9 gennaio 2025

Una soluzione anti-costituzionale all'overtourism – Gog edizioni

 

 

Una soluzione noi ce l’avremmo pure. Probabilmente è una soluzione anti-costituzionale, come la maggior parte delle soluzioni che proponiamo per risollevare l’editoria, la cultura, la letteratura in questo Paese. E anche per quanto riguarda l’overtourism abbiamo abbozzato un ddl da repubblica popolare centroafricana, proprio in questi ultimi giorni, tra una pausa e l’altra, mentre passeggiavamo abbottati da pranzi e cenoni nel centro storico di Roma, un grande cantiere con dentro gente che si fa le foto scambiando gli scavi della metro C per rovine, i ponteggi sopra il palazzaccio per un’installazione del bulgaro Christo, il Giubileo per una festa a tema con il satanista Padre Guillerme in console, o l’Osteria da Fortunata per un ristorante, quando invece è chiaramente una specie di Alcatraz dove finiscono i pentiti di mafia a fare la pasta a mano dentro una teca. A camminare per il centro, ma solo se si è di buonumore per la tredicesima, si ha persino l’illusione di vivere in una grande metropoli, si respira l’aria progressista della globalizzazione – vedi che belli gli scambi culturali, il dialogo tra i popoli, la condivisione del proprio patrimonio artistico. Ma poi rinsavisci subito al bestemmione del tassista che stava per mettere sotto Kim Jong Un a Corso Vittorio Emanuele, quando per prendere un gelato ti devi fare un’app, per una carbonara spendi tutta la tredicesima e ti arriva una fetta di cane, e quando scopri che Castel Sant’Angelo non lo rivedrai mai più – a meno che non decidi di fare un sit-in di tre giorni e tre notti davanti alla biglietteria insieme al cast di Squid Game. Allora capisci che ci hanno inculato. E che il turismo è la più grande impostura di questo secolo, la simulazione di un viaggio autistico che in realtà non avviene. Tutta la città, dalle osterie ai negozi, dai musei al paesaggio, si adegua al pregiudizio che il turista ha di Roma, che non ha niente a che fare con Roma, ma all’amplificazione artificiale di quei caratteri e costumi che crediamo possano piacere di più allo straniero. E così, non solo dobbiamo sorbirci gli innumerevoli disturbi che creano le orde di barbari in bermuda, ma dobbiamo anche cambiare noi per compiacerli, ed ecco che Roma, quella reale, diminuisce, si fa più piccola, si conforma all’immaginario che altrove si è creato di essa, e perciò anche noi romani siamo sempre più in contatto con la finzione di noi stessi. Quindi ben vengano tutte quelle iniziative alla Tourist Go Home, e quelle degli attivisti che invitano a mettere adesivi o gomme da masticare sopra i lucchetti con le chiavi degli Airbnb sparsi nel centro della città. Che sia vietato Airbnb, che si mettano limiti ai giorni di affitto, che si tassino i locatori senza pietà, che si buchino le gomme agli autobus a due piani che intasano il Lungotevere. Meglio morire definitivamente come Paese, sommerso dallo scioglimento dei debiti, che pensare di poter campare con il turismo. Ma che razza di progetto a lungo termine è? Con che voglia ci alzeremo dal letto la mattina, per prenderci cura del giardinetto del mondo che diventerà l’Italia, dove i cinesi verranno a comprare scatolette d’aria compressa del Lago di Stocazzo? Dove gli americani verranno a giocare a beerpong – non potevano farlo nel Minnesota? – credendo, come credono tutti gli americani, che l’Europa sia un’invenzione di Walt Disney? Ma la nostra soluzione è ancora più radicale dell’attivismo civile, delle proteste virtuose, delle pressioni sull’amministrazione. Queste scappatoie ci ricordano quegli stucchevoli suggerimenti pasoliniani di Parise contro la società dei consumi, in un libretto pubblicato nel 1972, Il Rimedio è la povertà. Come pretendi che nel mezzo dell’espansione consumistica e del benessere le persone scelgano di rinunciare al comfort? Dice Parise: «Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”». Parise era un grande ma queste sono tutte cazzate con cui probabilmente Goffredo si è comprato una barchetta. Nei fatti, però, non lo ha ascoltato nessuno. Se le persone possono scegliere tra una cosa giusta che però comporta fatica e impegno e una sbagliata ma facile da fare, opteranno per la seconda. Con in mano un qualsiasi mezzo o tecnologia, l’umanità li impiegherà sempre nel peggiore dei modi possibili. Vedi Intelligenza artificiale. La useremo per fare più guerre e per cambiare i pannoloni agli anziani. Siamo fatti così, siamo belli anche per questo. Lo stesso vale per il turismo: se porta soldi facili, allora vincerà sempre. La nostra soluzione all’overtourism perciò è un’altra, benché mutuata da quella di Parise: Il rimedio è la criminalità. Bisogna incentivare il ritorno della criminalità disorganizzata e diffusa nel centro storico di Roma. Piccoli delinquenti saranno allocati negli Airbnb sfitti, convertiti in case popolari, e incoraggiati a compiere furti, scippi, rapine, borseggi, sequestri di persona, minacce di ogni genere nei confronti dei turisti. Se non possiamo vincere con la giustizia, possiamo vincere con la paura. Il centro deve diventare luogo ostile, brutale, feroce, per chi non conosce le dinamiche locali, la lingua, le vie giuste in cui passare. La pagina Instagram del Comune di Roma appalterà la comunicazione istituzionale a Welcome to Favelas. Il Monte di Pietà, nel rione Regola, si occuperà della ricettazione della refurtiva, generando inizialmente un indotto sufficiente a pareggiare gli scompensi della diminuzione dei turisti. La città dovrà tornare ad avere pessima fama su Tripadvisor e sulle Lonely Planet (strumenti di egemonia planetaria anglosassone), come ai tempi del Conte di Montecristo, quando al carnevale si rapivano i figli dei nobili stranieri in cambio di un riscatto, o ai tempi del Marchese del Grillo. Si creeranno nuove situazioni epiche, rinnoveremo l’immaginario ormai stantio della Banda della Magliana e quello netflixiano di Suburra, per riscoprire la romanità dei bulli di quartiere, dei Più, dei Meo Patacca, dei duelli, delle zaccagnate in panza (che ci hanno reso, nell’Ottocento, i chirurghi più bravi d’Europa), delle osterie piene di puttane e eunuchi e cardinali e nobili, la Roma mazziniana di Ciceruacchio, quella notturna e situazionista di Mario Appignani, degli sballati, degli strippati, delusi, stralunati, sgabbiati, dei terroristi del sistema, l’irascibile schiera degli infelici, la Roma dimmerda di Remo Remotti, la Roma di Dario Bellezza, invivibile e incresciosa, perciò liberata da chi vuole bonificarla per renderla gradita al turista. Il centro ritornerà ad essere quello che è sempre stato: crocevia di tendenze assurde, punto di incontro di aristocrazia e sottoproletariato, commistione di generi e stili di vita improbabili, che dialogano sul serio, frizionano fino a generare una vitalità spontanea e violenta che fu la principale ricchezza cittadina, prima dei monumenti e dei musei. E si tornerà a cantare per le vie del centro, si tornerà a fare l’amore a Trastevere, torneranno i macellai, i bordelli, i coltelli, torneranno i poeti.

 

lunedì 16 settembre 2024

Perché il “bel paesaggio” può distruggere il paesaggio - Frederick Bradley

 

Le recenti notizie sul fenomeno dell’overtourism nelle 5 Terre e a Santorini mettono in evidenza un problema che accomuna molti territori il cui sviluppo socio-economico ha avuto il suo motore trainante in quelle che vengono giustamente definite bellezze paesaggistiche. È noto che problemi analoghi affliggono sia altri territori di pregio, come, ad esempio, la Val d’Orcia, sia diverse città d’arte, di cui San Gimignano è forse il caso più emblematico.

Quasi che possedere un bel paesaggio sia non solo la fortuna di luogo speciale, ma anche la sua nemesi per ciò che quella bellezza arriva a comportare. Sembra un non senso il fatto che un territorio di alto valore estetico venga penalizzato dal suo stesso paesaggio, e in effetti, se ciò accade non è imputabile al paesaggio in sé, ma all’accezione che comunemente ne viene data.

Almeno questa è l’interpretazione che scaturisce dall’analisi delle fasi che hanno caratterizzato la crescita socio-economica di molti territori paesaggisticamente rilevanti, modellati dall’uomo nel corso dei secoli. Nello sviluppo di queste aree è possibile riconoscere otto fasi sequenziali in cui l’approccio al paesaggio è passato dalla sua valutazione cognitiva, quindi che ne percepisce il significato, a quella meramente estetica, dove viene equiparato a un panorama. È proprio in questo passaggio che si sono create le condizioni per cui il cosiddetto “bel paesaggio” ha portato paradossalmente a incidere negativamente sul territorio.

Fase 1

In origine il territorio era povero e/o sottosviluppato, spesso un ambiente rurale rimasto ai margini della crescita socio-economica degli anni ‘60-’70 del secolo scorso. Il paesaggio non suscitava interesse per l’osservatore dell’epoca, attratto più dai segni della modernità incombente che non dal retaggio di un mondo ormai appartenente al passato da cui tendeva ad allontanarsi.

Fase 2

Il territorio viene “scoperto” dal viandante colto, spesso benestante, che dà inizio alla sua colonizzazione riattando edifici dismessi o abbandonati nel sostanziale rispetto delle realtà locali. L’attrattiva principale dell’area è la bellezza del suo paesaggio rurale e/o storico in quanto privo di significative modifiche recenti, e soprattutto rispondente a canoni riconducibili, anche inconsciamente, alla nostra identità storico-culturale.

Fase 3

Il territorio conosce le prime forme di turismo culturale che seguono sostanzialmente l’approccio della prima colonizzazione, di cui condivide la visione paesaggistica. Nel paesaggio vengono identificati luoghi di alto valore simbolico, oltre che estetico, e viene scoperta la cultura enogastronomica locale e, più in generale, quella materiale legata al prodotto tipico.

Fase 4

Il territorio viene scoperto anche dal grande pubblico, spesso tramite media che lo mostrano attraverso icone rispondenti a canoni estetici di valore commerciale. Il paesaggio diviene uno strumento di marketing su base estetica. L’aumentata frequentazione turistica porta un notevole benessere economico alla popolazione locale.

Fase 5

Sulla spinta del successo economico, la popolazione locale sposa incondizionatamente l’azione di marketing delle agenzie turistiche, le cui offerte vendono il paesaggio come bene estetico. Anche i contenuti territoriali divengono oggetto di marketing. Si pongono le basi per la massificazione del turismo, favorita dalla politica locale che vi vede un’ottima opportunità di crescita del territorio. In questa fase il paesaggio perde progressivamente il legame con il territorio, come espressione della sua realtà ambientale, sociale e culturale, per divenire un elemento astratto, funzionale esclusivamente al richiamo turistico.

Fase 6

Grazie al turismo di massa e alla sua aumentata popolarità a livello internazionale, l’area è ora in grado di richiamare investimenti esterni interessati al suo valore turistico-industriale. Le icone paesaggistiche giocano un ruolo ancora più pregnante in quanto presentati a modello della “Bella Italia”, spesso con l’avvallo della certificazione UNESCO che ne sancisce l’originalità. Il paesaggio è ormai ridotto a un’icona e il territorio, svuotato di contenuti, diviene uno sfondo per selfie.

Fase 7

Il carattere industriale del turismo di massa porta al progressivo svilimento dell’identità culturale locale. Compaiono in commercio prodotti, anche gastronomici, copia di quelli tipici originali, se non addirittura legati a culture/territori diversi ma comunque riconducibili al “made in Italy”. Si sviluppa un’edilizia residenziale brutta copia dell’architettura locale. Il territorio è spesso ridotto a supporto di iniziative con finalità turistiche poco o nulla attinenti alla realtà locale. Il paesaggio perde di identità e assume il valore di cartolina. Divenuto così un panorama (o scena), non di rado il paesaggio viene usato come sfondo di istallazioni artistiche, finalizzate anche a rivitalizzarne l’interesse.

Fase 8

La popolazione locale si trova spesso impreparata a gestire i flussi turistici di massa che arrivano a incidere negativamente sul territorio. Compare il fenomeno dell’overtourism. Sorgono non luoghi commerciali più o meno mascherati da attività di localismo. Il benessere economico inizia a confliggere con un territorio ormai modellato in funzione del turismo di massa, e con la conseguente perdita dello stile e dei ritmi di vita di un tempo. Parte della popolazione locale non riconosce più il suo paesaggio originario, basato non su stereotipi estetici ma sul riconoscimento del valore identitario del territorio. Si sente l’esigenza di un cambio di paradigma dello sviluppo turistico a cui la politica locale non vuole rispondere (per interesse) e/o non è in grado di farlo (per incompetenza).

Ovviamente lo schema di sviluppo turistico di territori paesaggisticamente rilevanti qui riportato ha un carattere generale, e non mancano eccezioni a più di una delle fasi descritte. Tuttavia, esso ben rappresenta quanto avvenuto in realtà importanti tanto da far comprendere come nelle politiche di valorizzazione territoriali sia necessario guardare al paesaggio per i suoi contenuti essenziali, aprendo così a un turismo di qualità, che non come sterile immagine ad uso e consumo smodato del territorio che raffigura.

da qui

sabato 29 luglio 2023

Turisti, in Italia ed Europa è boom: sono troppi? Perché l’«overtourism» è un problema - Valentina Iorio

Amsterdam dice stop alle navi da crociera in centro città, Firenze studia una stretta contro gli affitti brevi. In molte spiagge torna il numero chiuso e nascono nuovi divieti, come quello di «sosta per selfie» scattato ad aprile a Portofino. L’eccesso di turisti sta diventando un problema per molte mete vacanziere, che cercano di correre ai ripari con limiti e nuove regole. Le presenze turistiche sono ormai tornate ai livelli pre-pandemia.

In Italia quest’estate si attendono ben 68 milioni di turisti e 267 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 4,3% e del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, secondo le previsioni di Demoskopika.

Per quel che riguarda più in generale l’Europa, nel 2023 i numeri sono destinati a raggiungere il 98% del picco del 2019, con un contributo del turismo all’economia di 1,44 miliardi di euro contro gli 1,47 miliardi del 2019, secondo le previsioni del World Travel & Tourism Council. Un fenomeno che crea ricchezza ma diventa sempre più difficile da gestire.

COS’È L’«OVERTOURISM»

Dell’eccesso di turismo si discuteva già prima della pandemia: il termine overtourism è stato inserito per la prima volta nel dizionario Oxford nel 2018. E ora, con il boom dei viaggi dopo la pandemia, è riesploso. Un report di Responsible Travel tra le 98 destinazioni al mondo che hanno flussi turistici superiori a quelli che sono davvero in grado di sostenere, cita Venezia, Roma e le Cinque Terre. Ma le realtà italiane, che in determinati periodi dell’anno sono prese d’assedio dai turisti, sono molte di più, come raccontano le cronache.

Stabilire quale sia il giusto equilibrio non è facile, per molti di questi territori il turismo rappresenta una risorsa strategica per l’economia locale. Respingere i turisti quindi può apparire una scelta azzardata. Nel tentativo di trovare una soluzione, molte realtà si stanno dando delle regole per contenere gli effetti negativi che vanno dall’impatto sulla natura, alla mobilità congestionata, alle difficoltà di trovare alloggi.

DALL’ALTO ADIGE ALLA SARDEGNA: TUTTI I LIMITI

L’assessorato al turismo della Provincia autonoma di Bolzano, ad esempio, ha proposto di fissare un tetto massimo ai pernottamenti. Intanto dal 2022 è scattato il numero chiuso, con prenotazione obbligatoria, per accedere al lago di Braies, preso d’assalto dal turismo di massa dopo aver fatto da sfondo alla serie Rai A un passo dal cielo. Anche in Sardegna si sta cercando di salvaguardare l’ecosistema delle spiagge prevedendo dei limiti per alcune calette.

Tra i primi casi Baunei, che anche per il 2023 ha confermato un limite di accesso alle spiagge . Anche per la La Pelosa, a Stintino, l’ingresso nel periodo dal 1 giugno al 31 ottobre 2023 è a numero chiuso. Ma queste località non sono le sole ad aver fissato dei paletti. Per quel che riguarda le città d’arte, a Venezia il Comune sta ragionando da tempo sull’introduzione di un ticket di ingresso per limitare i flussi turistici, ma su tempi e modalità l’amministrazione ha cambiato idea più volte. L’ultima ipotesi è di avviare la sperimentazione dal 2024 e solo per alcuni giorni del calendario, quindici o venti, ritenuti particolarmente difficili. Anche per i comuni delle Cinque Terre, in Liguria, c’è l’ipotesi di istituire un numero chiuso per limitare l’accesso ai piccoli borghi. Un limite agli ingressi esiste già per la Via dell’Amore, una strada pedonale a picco sul mare che collega Riomaggiore e Manarola: per accedervi è necessaria la prenotazione. Ad aprile aveva fatto molto discutere il «divieto di sosta per selfie» stabilito da un’ordinanza del sindaco di Portofino per prevenire il sovraffollamento della Piazzetta e del molo durante l’alta stagione.

IL PROBLEMA DEGLI AFFITTI BREVI

Tra gli effetti indesiderati del turismo di massa nei centri storici c’è il proliferare degli affitti turistici brevi, gestiti da giganti del settore come Airbnb che, oltre a essere una delle cause dell’esplosione del costo degli affitti e degli immobili nelle grandi città, rende quasi impossibile trovare casa a famiglie, studenti e lavoratori. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nei mesi scorsi ha annunciato un provvedimento per il divieto, non retroattivo, di utilizzare immobili con destinazione residenziale per affitti turistici brevi in tutta l’area Unesco del centro storico del capoluogo toscano.

AMSTERDAM E LA CAMPAGNA «STAY AWAY»

Il problema dei troppi turisti è particolarmente sentito nei Paesi Bassi. Di recente il consiglio comunale di Amsterdam ha approvato una proposta per chiudere un terminal per le navi da crociera vicino al centro storico. Il tutto mentre a Venezia c’è chi continua a proporre l’adeguamento del canale Vittorio Emanuele per permettere alle grandi navi di raggiungere l’attuale Stazione Marittima. Non è solo una questione di numeri ma anche di comportamento dei visitatori. Lo sa bene il Comune di Amsterdam, che a marzo aveva avviato una campagna pubblicitaria intitolata «Stay Away», rivolta ai giovani turisti, soprattutto britannici, considerati dall’amministrazione cittadina tra i più molesti, che si riversano in città solo per eccedere con alcol e droghe.

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