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sabato 15 novembre 2025

La “colpa” degli incidenti stradali è dei Cinghiali e dei Cervi sardi?! - GrIG


La notte fra il 7 e l’8 novembre 2025 un medico (Ciriaco Meloni) è purtroppo deceduto in un incidente stradale lungo la strada Sassari – Olbia a causa dell’impatto con un Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), anch’esso morto.

Le immediate reazioni da parte di amministratori locali ed “esperti”, riprese ampiamente dai mezzi d’informazione, sono state pressochè univoche nell’invocare campagne di abbattimento massivo degli Ungulati, come se gli incidenti stradali fossero in massima parte dovuti alla fauna selvatica: In Sardegna più di 100mila cinghiali: «Sono pericolosi, incidenti in aumento» – Parla l’esperto. Intervista con Andrea Sarria, il presidente dell’Ordine dei veterinari del Nord Sardegna (Paolo Ardovino, La Nuova Sardegna, 9 novembre 2025), “Rischio incidenti troppo alto: contro cinghiali e animali vaganti servono barriere, dissuasori e abbattimenti”: l’appello di molti sindaci dopo la tragica morte del medico di Bitti (L’Unione Sarda, 8 novembre 2025).

E sulla medesima linea, ovviamente, esponenti delle associazioni venatorie.

Parlare di “colpe” degli incidenti stradali da parte della fauna selvatica significa confondere un bicchiere d’acqua con il mare.

Secondo i dati della Polizia stradale, “nel 2022, rispetto al 2021, sono aumentati gli incidenti stradali del 7,4 per cento, che sono stati 69.963 contro i 64.788 dell’anno prima; gli incidenti mortali sono stati 1.345 e le vittime 1.471. Anche questi dati hanno registrato un aumento rispettivamente del 7,5 per cento e del 10,9 per cento”.

Dati in prospettiva confermati dall’ISTAT e dalla triste constatazione che “a livello mondiale gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni”.

Il Rapporto Statistiche sull’incidentalità nei trasporti stradali 2023 (Ministero Infrastrutture e Trasporti), offre un quadro estremamente chiaro su numeri e cause degli incidenti stradali: “nel 2022 gli incidenti stradali con lesioni a persone in Italia sono stati 165.889, le vittime 3.159 e i feriti 223.475. Ogni giorno, durante l’anno, si sono verificati in media 454 incidenti stradali con lesioni a persone, sono morte 9 persone e ne sono rimaste ferite 612. Rispetto al 2021 aumentano le vittime del 9,9%, i feriti e gli incidenti del 9,2%” (dati ISTAT – Incidenti stradali in Italia).  Dati analoghi nel 2021.

I dati del 2022 (ultimi disponibili) parlano di 493 incidenti causati da “animale domestico o selvatico urtato”, pari allo 0,2% dei 217.527 incidenti stradali avvenuti in Italia.

Nulla in confronto ai 32.701 incidenti causati da “guida distratta o andamento indeciso” (il 15,00%) o ai 29.840 incidenti causati dal mancato rispetto della precedenza o del semaforo (il 13,7%) o ancora 20.316 incidenti causati dalla velocità troppo elevata (il 9,3%).

Ben il 92,4% degli incidenti stradali avvenuti nel 2022 (cioè 201.081 incidenti) è stato causato da comportamento scorretto del conducente o del pedone.

I dati ufficiali riportano, quindi, che nel 2022 gli incidenti causati da “animale domestico o selvatico urtato” sono stati solo 493, lo 0,2% del totale.  In tutta Italia.

Solo nei primi dieci mesi del 2025 i dati (provvisori) ASAPS indicano ben 328 pedoni uccisi sulle strade italiane. 

Tuttavia, nessuno di questi è stato investito da un Cinghiale o da un Cervo.

Non si rinviene lo stesso vigore per richiedere maggiori controlli su automobilisti e guidatori di mezzi pesanti, per esempio.

A parte il fatto che l’incremento delle uccisioni indistinte dei Cinghiali, proprie della caccia e dei piani di abbattimento, non fanno altro che incrementare le popolazioni di Cinghiale, perché fan venire meno l’autocontrollo delle nascite all’interno dei branchi – come ben noto da tempo e opportunamente ricordato in questi giorni dal veterinario Paolo Briguglio (L’esperto: «Aprire la caccia tutto l’anno farebbe aumentare il numero dei cinghiali». Paolo Briguglio, direttore della clinica Duemari: «Incrementando gli abbattimenti non si risolve il problema», La Nuova Sardegna, 9 novembre 2025) – vi sono cospicui fondi pubblici regionali già disponibili da tempo per interventi di tutela della fauna selvatica e del traffico stradale.

Con la deliberazione Giunta regionale n. 52/42 del 23 dicembre 2024 sono stati stanziati 500 mila euro per sostenere gli “interventi sperimentali” dei Comuni di Pula, Guspini, Siliqua, Arbus, Guspini, Laconi per evitare l’attraversamento della viabilità da parte degli ungulati nei rispettivi territori comunali.

Allo stato, tuttavia, pur annunciati da mesi, tali interventi non si vedono, pur essendo le recinzioni alte e robuste, magari anche elettrificate, lungo la viabilità principale e secondaria realtà quotidiana in gran parte d’Europa. 

Così come non si vedono – pur formalmente sollecitati più volte dal GrIG – quelle iniziative semplici, ma efficaci per trattenere nelle zone boscate Cervi e Cinghiali come la realizzazione di erbai e colture in radure per la fauna selvatica, per giunta finanziati con fondi comunitari (es. PSR 2007-013, Misura 214, Azione 3, Intervento 2) e la realizzazione di piccole riserve idriche in zone di bosco e macchia.

Perché Cervi sardi e Cinghiali si spostano a valle fondamentalmente alla ricerca di acqua e cibo nei periodi di siccità.

Ma non sarebbe finalmente ora di affrontare il problema con serietà e buon senso?

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)


come la caccia contribuisce all’incremento dei Cinghiali (forse con un disegnino finalmente si capisce…)

da qui

mercoledì 13 aprile 2022

Cervo sardo, l’unica idea che riescono ad avere è farlo fuori - Grig

 

Ecco, come a Laconi nei mesi scorsi.

Fra Arbus, Guspini e Montevecchio cresce fortunatamente il numero dei Cervi sardi (Cervus elaphus corsicanus) e l’unica idea che l’Assessore della difesa dell’ambiente Gianni Lampis (di Arbus) riesce a scodellare è farne fuori un bel po’.

“Quattro mesi dopo un tavolo permanente sulla problematica con i Comuni e le Province, la decisione è di chiedere al Ministero della Transizione Ecologica di superare l’imposizione nazionale di specie protetta. Seguiranno azioni condivise col sostegno di Ispra”, così ha dichiarato al quotidiano L’Unione Sarda (La Regione: “Aprite la caccia al cervo”, 2 aprile 2022).

Questa la risposta alle proteste e alle segnalazioni di alcuni agricoltori decisamente scontenti per le scorrerie dell’ungulato nei loro campi.


Coincidenza vuole che Arbus vada a elezioni anticipate (12 giugno 2022) e la greve motivazione elettoralistica non possa essere sdegnosamente esclusa, tantomeno, vista l’ammessa vicinanza, il favor verso il mondo venatorio, da coinvolgere nell’eventuale attuazione dell’altrettanto eventuale piano di contenimento del Cervo sardo.

Nessun censimento aggiornato, nessuna valutazione concreta dei reali danni all’agricoltura (il report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013) è del 2015), comunque risarciti con fondi regionali, nessuna adozione di misure alternative (recinzioni, erbari per selvatici, trasferimenti degli esemplari in eccesso in aree naturalisticamente valide) come pur richiesto dalla legge.

Giusto per capire il tenore di simili allarmi, nell’ottobre 2016 si parlava di 12 mila Cervi sardi solo nell’Iglesiente e di 100 milioni di euro di danni ogni anno causati all’agricoltura dalla fauna selvatica in Sardegna, quando i dati ufficiali della Regione autonoma della Sardegna (censimento 2015) indicavano in 4.270 i Cervi sardi presenti in tutto il territorio regionale.

Il Cervo sardo, ridotto negli anni ’70 del secolo scorso a poco più di un centinaio di esemplari e a grave rischio di estinzione, è riuscito pian pianino a riprendersi, nonostante numerosi episodi di bracconaggio, solo grazie a una politica di rigida protezione.

Proprio nell’areale di Montevecchio (Arbus – Guspini) un piccolo nucleo di Cervo sardo è scampato a caccia, bracconaggio, incendi (disastrosi quelli del 1983, del 2014 e del 2017) e ha contribuito – insieme ai due nuclei più consistenti dei Monti del Sulcis e dei Sette Fratelli) – alla lenta ripresa della specie.

Il Cervo sardo è specie faunistica prioritaria ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE (Allegato II), specie faunistica rigorosamente protetta ai sensi della Convenzione internazionale di Berna (Allegato II), esecutiva con legge n. 503/1981, specie faunistica particolarmente protetta ai sensi dell’art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i. (l’uccisione di un esemplare è sanzionata penalmente ai sensi dell’art. 30), tutele garantite conseguentemente anche dalla legge regionale Sardegna n. 29/1998 e s.m.i.

presenza del Cervo sardo in Sardegna

La Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna, atto programmatorio ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, stima la presenza del Cervo sardo complessivamente in un’area di circa 60 mila ettari del territorio regionale e individua un’area potenziale di circa 400 mila ettari, con ambiti ottimali di reintroduzione nell’area del Gennargentu fino al Supramonte, alle codule ogliastrine, fino a Quirra, così da ricongiungersi con l’areale dei Sette Fratelli – Sàrrabus. Così il complesso Monti di Alà  – Monte Albo, parte della Nurra, il Montiferru, il Monte Arci, il Sinis, il Limbara (pp. 253 e ss.), dove potrebbero esser reintrodotti più di 16 mila esemplari (secondo gli ultimi dati disponibili – marzo 2018 – si stima in circa 10.600 esemplari la popolazione complessiva esistente, vds. scheda informativa del Progetto LIFE “One deer, twoIslnands: conservation of Red Deer Cervus elaphus corsicanus in Sardinia and Corse”).

https://youtube.com/shorts/x9LeJPLALvE?feature=share

A parte il fatto che curiosamente si dimentica che – oltre all’innegabile valore ecologico della presenza del Cervo sardo – la specie costituisce un richiamo d’interesse turistico straordinario per l’area dell’Arburese-Guspinese, in ogni caso, gli esemplari che eventualmente venissero ritenuti in eccesso dall’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente, con il necessario supporto tecnico-scientifico dell’I.S.P.R.A., del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dell’Agenzia Forestas, potrebbero esser catturati e reintrodotti, con le opportune procedure, in aree naturalmente vocate e già individuate dagli atti di programmazione regionali: si tratta di uno di quei “metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica” che devono essere posti in essere per legge (art. 19, comma 2°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.). prima anche solo di pensare a qualsiasi eventuale abbattimento.

Possiamo solo immaginare che cosa farebbero Regioni e Province autonome – Regione autonoma della Sardegna in prima fila – se venisse approvata la folle proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati dall’on. Maria Cristina Caretta (casualmente appartenente a Fratelli d’Italia come l’assessore Lampis e una bella fetta di onorevoli filo-venatori) che consentirebbe di istituire Istituti regionali o provinciali per la fornitura di pareri immancabilmente positivi per far fuori questa o quest’altra specie faunistica in base ai desideri del politico di turno.

Nei prossimi giorni il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) provvederà a interessare in proposito il Ministero della Transizione Ecologica, l’I.S.P.R.A. e la Regione autonoma della Sardegna.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

da qui