Visualizzazione post con etichetta siccità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta siccità. Mostra tutti i post

martedì 16 maggio 2023

Comincia l’estate, siamo nei guai - Alberto Castagnola

 


1.      Andamenti climatici

Iniziamo dalle previsioni degli esperti che parlano dei nove anni più caldi del pianeta, compreso il 2022, e ciò malgrado la presenza di una lunga Nina, con il suo effetto rinfrescante. Di conseguenza il 2023 dovrebbe essere ancora più caldo dell’anno scorso e l’anno successivo si potrebbe già toccare il fatidico aumento di 1,5 gradi centigradi.

Queste le previsioni di un esperto cone James Hansen, ma ora vediamo le fonti più ufficiali. Nel 2022 le emissioni di gas serra legate alla produzione di elettricità potrebbero aver raggiunto un picco a scala planetaria, secondo Amber, una ong che si occupa di decarbonizzazione.

Secondo il rapporto Global Electricity Review 2023 le emissioni di gas serra sono aumentate dell’1,3%, in dipendenza dell’aumento complessivo della produzione di energia. Si tratta peraltro di una energia più pulita con 436 grammi di anidride carbonica per chilowattora, il dato più basso finora registrato. Il solare e l’eolico insieme hanno generato il 12% del totale (che rappresenta l’80%  della maggior domanda di energia).

Tra il 2010 e il 2020 sono aumentate le emissioni nell’atmosfera di alcuni clorofluorocarburi, i composti chimici responsabili del buco nell’ozono, vietati dal protocollo di Montrèal. Alcuni dei gas trovati, il cfc-1132, il cfc-114a e il cfc-115, potrebbero essere stati rilasciati durante la produzione di idrifluorocarburi, i composti che hanno sostituito quelli vietati. Gli effetti sul buco dell’ozono, ancora in fase di restringimento, non sono significativi, ma potrebbero contribuire ad aggravare la crisi climatica.

Un terzo fenomeno globale che desta preoccupazioni è costituito dagli oceani che si stanno trasformando. Le correnti  che passano tra i 4000 metri e i fondali potrebbero rallentare, con conseguenze sul clima, sugli ecosistemi e sulla pesca. Al largo dell’Antartide si formano tre correnti fredde, che poi si dirigono verso gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. Sono prodotte dall’acqua marina salata e fredda che tende a inabissarsi. Secondo la rivista Nature, si prevede  che la velocità delle correnti potrebbe ridursi fino al 40%.

La causa? Da qualche decennio l’aumento delle temperature sta accelerando lo scioglimento dei ghiacci del continente antartico. L’acqua dolce si riversa in mare diluendo l’acqua marina salata che ha più difficoltà ad inabissarsi. Il timore degli scienziati è che il rallentamento delle correnti profonde riduca l’assorbimento in superficie, accelerando quindi il riscaldamento globale. Ma c’è un dato recentissimo che suscita molte proccupazioni: +13,8 gradi centigradi, è lo sbalzo di temperatura rispetto alle medie degli ultimi 30 anni registrato da uno studio del Mercator Ocean International nell’oceano Atlantico al largo della costa orientale degli Stati Uniti.

Come inizio di “estate” è un dato terribile. E intanto, secondo due studi dell’Università svedese di Goteborg, la banchisa artica si sta sciogliendo più velocemente del previsto, a causa di correnti calde vicine alla superficie marina. Smog, l’inquinamento atmosferico aggravato dagli incendi boschivi e agricoli sta mettendo a rischio la salute di centinaia di migliaia di persone nella provincia di Chiang Mai, nel nord ovest della Tailandia.

Undici persone sono morte a causa di colpi di calore durante un evento pubblico all’aperto vicino a Mumbai, nell’ovest dell’India. Le temperature sfioravano i 38 gradi e l’umidità era molto elevata. A Dhaka, la capitale del Bangladesh, è stata registrata una temperatura di 40,6 gradi, la più alta dal 1965. Sempre nel mese di aprile, un incendio che si è sviluppato nella provincia di Castellòn, nell’ovest della Spagna, ha distrutto 4300 ettari di vegetazione e costretto 1800 persone a lasciare le loro case.

Le fiamme sono state alimentate da forti venti e da temperature vicine ai 30 gradi. Un incendio ha distrutto mille ettari di vegetazione nel dipartimento dei Pirenei Orientali in Francia. Almeno 14 persone sono morte nelle alluvioni causate dalle forti piogge che hanno colpito la città di Bardera, nel sud della Somalia. Infine le frane, che stanno diventando un fenomeno sempre più diffuso. Almeno 11 persone sono morte travolte da una frana ad Alausi, nella provincia di Chimborazo, nel centro dell’Ecuador.

Altre 65 persone risultano disperse, mentre centinaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Poi il numero delle vittime accertate è salito a 27 morti e 67 dispersi. Diciannove persone sono morte travolte da una frana nella provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Due persone sono morte travolte dalle frane causate dalle forti piogge nella regione di Lima, nel centro-ovest del Perù.

Altre 5 risultano disperse. Finora la stagione delle piogge, cominciata a gennaio, ha provocato 84 vittime nel paese. Due persone sono morte e 8 sono rimaste ferite in una frana al confine tra Pakistan e Afghanistan.

 

§  Eventi estremi

A titolo di premessa riportiamo i dati e le valutazioni essenziali di Copernicus relative all’intero 2022. Il titolo “Estate, caldo record. E torna El Nino” il fenomeno climatico caratterizzato dal caldo. Il 2022 è stato un annus horribilis per il clima in Europa, Il secondo più caldo mai registrato con 0,9 gradi centigradi al di sopra del periodo 1991-2020.

Il continente si scalda a velocità doppia rispetto al resto del pianeta, la temperatura media dell’ultimo quinquennio è stata  di 2,2 gradi centigradi al di sopra dell’era industriale. Abbiamo vissuto l’estate più bollente di sempre  -1,4 gradi al di sopra della media recente – con ondate di calore intense e prolungate. In Groenlandia, a settembre, sono stati raggiunti picchi fino a 8 gradi centigradi superiori alla media, mentre l’Europa meridionale ha sofferto il più alto numero di giorni di “stress termico intenso” e sulle Alpi si è registrato una riduzione record dei ghiacciai (oltre 5 chilometri cubici).

Ci aspettiamo nel 2023 e nel 2024 nuovi record. Le ondate di calore, iniziate a maggio, con temperature oltre i 40 gradi in Francia, Olanda e Inghilterra, e la punta massima in Sicilia, con 48,8 gradi centigradi. Nel bacino del Mediterraneo si aggraveranno siccità e aridità. Anche i fiumi soffrono, il 2022 è stato l’anno più secco mai registrato, con il 63% dei fiumi europei che ha visto portate inferiori alla media.

Il livello del mare crescerà in qualunque scenario.E ormai  non ci domandiamo più  “se” ma “quando” perderemo gran parte dei ghiacciai alpine. Siamo vicini al punto di non ritorno per il collasso dei ghiacciai della Groenlandia. L’aumento del livello del mare non è reversibile. La temperatura media europea degli ultimi cinque anni è stata di +2,2 gradi centigradi e quella estiva di +1,4 gradi centigradi, la più calda mai registrata in Europa. I dati sono tratti dal Corriere della Sera del 20 aprile scorso, mentre Copernicus ha appena pubblicato il suo rapporto annuale 

Tempeste: Almeno 32 persone sono morte a causa di una serie di tempeste e tornado che hanno colpito varie zone degli Stati Uniti. Il bilancio più grave si è verificato nel Tennessee, con 15 vittime.

Tempeste di sabbia: L’Iraq è stato colpito dalla prima tempesta di sabbia della stagione. Nella primavera scorsa c’erano state dieci tempeste di sabbia di grande intensità. Il fenomeno si sta aggravando a causa della desertificazione in corso nel paese.

Il ciclone Ilsa, accompagnato da venti fino a 288 chilometri all’ora, ha raggiunto la costa nord-occidentale dell’Australia. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case.

In Bolivia, il Cerro Rico è un vulcano estinto nelle vicinanza di giacimenti di stagno e argento, oggi praticamente esauriti, mentre dal 1500 l’intera zona ha ospitato migliaia di minatori  clandestini. Oggi l’intera zona sta lentamente sprofondando mentre aumenta il degrado ambientale.

Il 13 aprile le piogge torrenziali che hanno inondato l’area che comprende Miami e Fort Lauderdale hanno costretto a chiudere le scuole e l’aereoporto per alcuni giorni. In 24 ore sono caduti circa 500 millimetri di pioggia, una quantità d’acqua che di solito cade quando si verificano uragani di grandi dimensioni.

Troppo caldo per i pesci. Il 17 marzo  i residenti di Menindee, una cittadina del New South Wales, hanno trovato milioni di pesci morti nel fiume. La causa è stata l’ondata di calore che ha colpito la regione, i cui effetti sono più evidenti negli ecosistemi fragili come quelli dei torrenti. Anche quattro anni fa la fauna acquatica del fiume Darling era stata decimata dalle temperature elevate. In generale, le ondate di calore sono più frequenti, più intense e durano più a lungo.

§  Meccanismi economici di danno ambientale

Più di 350 chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati distrutti a marzo, con un aumento del 14% rispetto allo stesso mese del 2022. Inoltre secondo uno studio pubblicato su  Communications Earth and Environment, mantenerla integra permette di evitare 15 milioni di casi all’anno di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Numerose sono le aziende che stanno esercitando pressioni per estrarre minerali dai fondali marini, che sono ricchi di elementi chimici importanti per la transizione energetica. I depositi marini si sono formati nel corso di milioni di anni e sono costituiti da piccoli massi simili a pepite, ricchi  di rame, nichel, terre rare, litio e altre sostanze.

Alcuni dei depositi si trova al largo delle Hawaii, altri nell’oceano indiano e nell’oceano Pacifico, vicino a Kiribati  e alla Polinesia francese.

Però alcuni scienziati avvertono che lo sfruttamento minerario dei fondali potrebbe aggravare l’inquinamento marino e distruggere risorse ittiche  ed ecosistemi e un recente articolo ha ricordato che c’è anche il rischio di liberare  le riserve di carbonio presenti nei fondali marini, aggravando ulteriormente la crisi climatica.

Sulla grande isola di plastica dell’Oceano Pacifico settentrionale, che si trova tra la California e le Hawaii, si sono insediate 17 specie di invertebrati, tra cui crostacei e anemmoni; l’isola inoltre  sta sostenendo le specie costiere, alterando gli ecosistemi marini.

Le alghe che infestano le coste messicane, i sargassi, da anni si ammassano in quantità crescenti sulle rive di trenta isole e paesi caraibici.  Ma in nessuna spiaggia i cumuli sono così impressionanti come lungo la riviera Maya, un tratto costiero messicano molto turistico. Le alghe portate a riva erodono rapidamente la fascia costiera e indeboliscono la barriera corallina.

Se non rimosse, dopo due giorni emanano un odore terribile di uova marce, acido solfidrico. Le alghe si moltiplicano anche a causa dei fertilizzanti che le attività umane scaricano in acqua in quantità crescente.

Il riscaldamento globale ha un forte impatto sulle piste da sci, e si moltiplicano i tentativi di produrre neve artificiale. Però anche questa risente del caldo in aumento, perchè le minuscole gocce d’acqua sparate dai cannoni sparaneve hanno comunque bisogno di un clima freddo per cadere sotto forma di neve,  e comunque questa soluzione è molto costosa. Inoltre i paesi europei, l’Italia in prima fila, non possono permettersi di usare ogni anno milioni di metri cubi di acqua per l’innevamento artificiale.

I bitcoin non fanno bene all’ambiente. Sono stati presi in esami 34 centri per l’estrazione di bitcoin negli Stati Uniti perchè queste attività sono basate sull’impiego di potenti computer che mettono sotto pressione la rete elettrica nazionale, infliggendo costi alla collettività e  inquinando. L’articolo del New York Times prende in esame quanto è successo il 21 febbraio 2021, durante una lunga  interruzione di corrente elettrica, i numerosi computer di Austin continuavano ad estrarre bitcoin consumando l’energia che sarebbe servita per 6500 persone.

Alla fine le autorità locale hanno imposto al gestore dell’impianto di spegnere i computer, però gli hanno riconosciuto un indennizzo di 175.000 dollari all’ora e quindi ha incassato in quattro giorni 18 milioni di dollari, pagati quindi dai contribuenti texani, mentre le bollette dell’energia elettrica dello Stato sono aumentate del 5%. Inoltre il consumo eccessivo di  elettricità ha anche causato emissioni di anidride carbonica, analoghe a quelle di 3,5 milioni di auto in circolazione.

L’azienda spaziale di Elon Musk, la Space X, ha creato la Starlink, che conta ormai su più di 3000 satelliti in orbita bassa. Da quando la Russia nel 1957 lanciò il primo satellite Sputnik, sono in totale più di 13.600 i satelliti in orbita, lanciati da governi e aziende private, e circa 6700 sono ancora attivi. La Space X controlla già la metà di quelli in orbita e vorrebbe lanciarne molti altri: ha in programma di gestire una flotta di 12.000 satelliti entro il 2026 e  potrebbe arrivare a 46.000.

Nella provincia di Artvin, in Turchia, un lago artificiale sta sommergendo gradualmente la cittadina di Yusufeli, dopo che la diga dello stesso nome ha cominciato a trattenere l’acqua del fiume Coruh. Sedicimila persone sono state costrette a lasciare le loro case e tra poco entrerà in funzione la centrale elettrica. Con i suoi 275 metri la diga è la più alta del paese e il nuovo lago potrà contenere fino a 2,2 miliardi di metri cubi di acqua.

L’Arabia Saudita e altri Stati alleati hanno deciso di tagliare la produzione di petrolio, ma numerosi altri Stati stanno invece aumentando la produzione, con i danni all’ambiente che si possono immaginare. Iran, Guyana, Norvegia, Kazakistan, Brasile e Nigeria stanno aumentando la produzione. La Nigeria, in particolare, in sei mesi è passata da 350.000 a 1,3 milioni di barili di petrolio. L’Iran ha aggiunto duecentomila barili al giorno, mentre il Brasile ha registrato una produzione record dopo aver iniziato a sfruttare un nuovo giacimento al largo delle coste di Rio de Janeiro.

 

§  Il clima e l’Italia

 Nel 2021 sono aumentate le emissioni di gas serra, nella misura dell’8,5%, secondo il Rapporto Ispra 2023, che prevede anche un aumento analogo per il 2022. Al rilevamento finale di Pontelagoscuro la portata del Po è scesa a toccare 338 metri cubi al secondo, cioè oltre 100 mc/s in meno del minimo storico di aprile, e ben al di sotto dei 450 mc/s considerati il minimo sotto cui il fiume è inerme di fronte alla risalita del cuneo salino, cioè del mare.

Non solo: nel siccitosissimo 2022 questi dati vennero registrati il 4 giugno, cioè il più grande fiume italiano è oggi in crisi con 40 giorni di anticipo rispetto all’anno scorso. Anche il lago di Garda è ai minimi storici con un riempimento, il 9 aprile, al 25, 9 %.

Inoltre in tutto il Veneto si registrano meno piogge e un minore innevamento. Tuttavia i fondi pubblici per l’Autorità di Bacino del Po sono stati di recente decurtati del 40%. In effetti secondo i dati recentissimi della Fondazione Cima, sulle montagne italiane c’è appena un terzo della neve rispetto alle medie degli ultimi 12 anni. E quindi andiamo verso una estate peggiore di quella dell’anno scorso. L’emergenza quindi si aggrava.

Abbiamo sempre meno acqua a fronte di temperature sempre più elevate che ne richiederanno sempre di più. In questa situazione, alla capitale a metà aprile sono bastate poche ore di pioggia battente per provocare allagamenti in interi quartieri, per caditoie ostruite e con strade come fiumi. Inoltre, anche se le piogge nel loro complesso  si sono avvicinate ai 300 miliardi di metri cubi di acqua, le gravi carenze di bacini e infrastrutture hanno permesso di trattenerne solo l’11%. 

Infine, il nostro paese va in cerca di litio e di cobalto, ma non esiste ancora una mappa aggiornata delle fonti locali, anche se ci sono una diecina di località che potrebbero essere studiate. Tra pochi anni l’Europa avrà bisogno di 18 volte più litio e 5 volte più cobalto, e quindi dovrà garantirsi delle fonti estere consistenti.

§  Strumenti

Gaia Vince, Il secolo nomade, Bollati Boringhieri, Torino, 2022

Maurizio Casiraghi, Sempre più soli, Il pianeta alle soglie della seta estinzione, Il Mulino, Bologna, 2023

Annalisa Corrado e Rossella Muroni, Nessi e connessi, Il Saggiatore, Milano, 2023

Hope Jahren, Il lato oscuro dell’abbondanza, Mondadori, Roma, 2023

Daniele Rielli, Il fuoco invisibile, La xylella in Puglia, Rizzoli, Milano, 2023

da qui

sabato 28 gennaio 2023

Quel che sarà dell’agricoltura italiana - Paolo Riva

 Il 2022 dell’agricoltura italiana è stato duro. Con il 2023 prende il via la nuova Politica Agricola Comune Ue. Ma il rischio è che a farne le spese sarà l’ambiente 

Per l’agricoltura europea, quello appena cominciato sarà un anno importante. Il 2023 segna l’avvio della nuova Politica agricola comune (Pac), che è la voce più importante del bilancio Ue nonché un sostegno fondamentale per gli agricoltori in tante parti del continente. L’Italia non fa eccezione, ma arriva a questo appuntamento affaticata. Per l’agricoltura italiana l’anno che si è appena concluso è stato difficile, per tante ragioni. E per questo, merita di essere rivissuto, a partire dall’estate 2022, che rischia di essere ricordata come una delle più aride degli ultimi cinquecento anni.

«Non cresce», dice Nicholas Fusar Poli accarezzando una piantina di erba medica che si alza appena una ventina di centimetri dal terreno secco. È la seconda metà di luglio e questo giovane agricoltore mostra i danni che la mancanza d’acqua ha causato alla sua azienda di Arluno, a ovest di Milano.

L’esperienza di Fusar Poli, che viene da una famiglia giunta alla quarta generazione di contadini, è esemplare delle difficoltà che stanno vivendo molti agricoltori italiani, stretti tra la crisi climatica, l’aumento dei prezzi e le ricadute della guerra in Ucraina.

 

 

«Abbiamo 91 ettari di terreno e 110 mucche da latte – spiega Fusar Poli, che ha 24 anni e ha fatto l’istituto agrario -. Avevo piantato più erba medica per comprare meno mangimi proteici, ma poi c’è stata la siccità: la medica non è cresciuta e il mais sarà molto meno del solito», dice tra lo sconsolato e l’arrabbiato. Come capita spesso in Pianura padana, anche nell’azienda di Fusar Poli, gli animali vengono nutriti da quel che viene coltivato, soprattutto mais ma anche orzo, sorgo ed erba medica. Se il raccolto va male, le mucche devono comunque essere nutrite e il necessario va acquistato. Quest’anno, a prezzi particolarmente cari.

«Il mercato agricolo sale e scende, è così. I prezzi erano già cresciuti prima [del conflitto], ma con la guerra in Ucraina sono saliti, saliti, saliti…», dice l’agricoltore.

La dipendenza italiana

Nel 2022, in tutto il mondo, i prezzi sul mercato dei beni alimentari hanno raggiunto livelli record. «L’aumento ha caratterizzato soprattutto i beni di cui Russia ed Ucraina sono principali esportatori e si è aggiunto all’aumento dei prezzi trainato dalla crescita post pandemica della domanda di beni rispetto ad una produzione che è cresciuta più lentamente», ha scritto il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Crea in un rapporto dell’ottobre 2022.

Il fenomeno, spinto anche dalla speculazione di banche e fondi, ha toccato il nostro Paese soprattutto in alcuni settori. «La crisi internazionale – prosegue il Crea – ha posto maggiore attenzione sulla dipendenza dell’Italia dall’estero per alcune produzioni, importanti per la nostra industria agroalimentare, tra cui i cereali, gli oli vegetali e i mangimi per la zootecnia».

Lo scorso anno, stando alle elaborazioni di Coldiretti su dati Istat, l’Italia aveva importato dall’Ucraina il 15% del mais destinato all’alimentazione degli animali, per un totale di 785 milioni di chili. Una quota che, dopo lo scoppio del conflitto, è stata sostituita in larga parte da quella proveniente da altri Paesi come il Brasile o gli Usa. Questi ultimi, scrive l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – Ismea, «non figurano tra i nostri principali fornitori ma nel semestre in esame hanno aumentato le spedizioni con tassi di crescita di tre cifre sia in valore che in volume per raggiungere nei primi sei mesi del 2022 circa 24 milioni di euro per 70 mila tonnellate».

Nutrire gli animali, quindi, è diventato più costoso. Ma non si è trattato dell’unico rincaro che gli agricoltori come Fusar Poli hanno dovuto affrontare.

A marzo, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, sempre il Crea aveva stimato che, a fronte della situazione internazionale, le aziende italiane avrebbero potuto «subire incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro» all’anno. A settembre ha rivisto i numeri, praticamente raddoppiandoli e spiegando come tra i settori più colpiti c’è la produzione di latte.

«L’impatto medio aziendale nazionale stimato è di 29.060 euro, mentre sugli allevamenti da latte sale addirittura a 90.129 euro. Tali aumenti sono legati all’eccezionale rincaro (a livello medio aziendale) delle spese per l’energia elettrica (+35.000 euro), per l’acquisto di mangimi (+34.000 euro) e dei carburanti (+6.000 euro)», dettaglia il report.

Lo scorso ottobre Coldiretti ha confermato, segnalando aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei campi. E, la scorsa estate, i raccolti hanno avuto bisogno di molta acqua.

Aziende agricole a rischio

L’estate del 2022 verrà ricordata in tutta Europa per la mancanza d’acqua. La siccità, soprattutto nel nord dell’Italia, si è sommata agli altri problemi che l’agricoltura stava già affrontando e ha inciso negativamente sulla resa di diverse colture.

Nel caso del grano duro, per esempio, a fine luglio Isema stimava che la produzione italiana 2022 «potrebbe essere inferiore di circa il 16% rispetto all’anno precedente, prevalentemente a causa del deficit idrico registrato durante la fase post semina e delle elevate temperature degli ultimi mesi». Il calo riguarda molte regioni, pur con intensità diverse, e anche altri paesi Ue come la Francia.

Per quanto riguarda il mais, il quadro è ancora più fosco. Cesare Soldi, imprenditore agricolo in provincia di Cremona, membro di Confagricoltura e presidente dell’Associazione maiscoltori italiani – Ami, prova a fare i conti. «Quest’anno, come associazione, stimiamo un calo del 35% della produzione di mais rispetto al 2021», dice. Si tratta di una media nazionale che nasconde una forte eterogeneità, ma il dato è comunque forte. «Da una parte – riprende Soldi -, c’è la siccità e, dall’altra, ci sono la situazione incerta pre Covid e la guerra che hanno portato all’aumento dei costi. È un mix esplosivo che ci porta, per l’ennesima volta negli ultimi anni, a produrre sotto costo».

In pratica, nonostante i prezzi elevati dei generi alimentari, i produttori di mais ricevono per il loro prodotto meno di quanto spendono per coltivarlo. È una situazione insostenibile che ha ragioni specifiche legate al tipo di coltura, ma che quest’anno rischia di riguardare anche le aziende di altri settori.

Nello stesso studio in cui il Crea stimava l’aumento dei costi per le imprese agricole, l’istituto concludeva che «l’attuale crisi internazionale congiunturale può determinare in un’azienda agricola su dieci l’incapacità di far fronte alle spese dirette necessarie a realizzare un processo produttivo» e che «il 30% delle aziende su base nazionale» potrebbe «avere reddito netto negativo». Prima dell’attuale crisi, i due dati erano rispettivamente l’1% e il 7%.

«Il conflitto avrà conseguenze sulla gestione economica e finanziaria delle aziende agricole. Le imprese a bassa capitalizzazione rischiano di uscire dal mercato. Potrebbe esserci una riorganizzazione in termini di efficienza, con impatti sociali non da poco», sostiene Alessandra Pesce, direttrice del Centro politiche e bioeconomia del Crea. In pratica, secondo la ricercatrice, gli agricoltori senza sufficienti risorse economiche potrebbero non farcela ad affrontare un periodo così impegnativo. Le loro aziende agricole potrebbero essere acquisite da altre oppure fallire.

Per Pesce, l’impatto maggiore è sui «costi di gestione e approvvigionamento di materie prime energetiche, di fertilizzanti e di mangimi». Fusar Poli, per esempio, dato che l’erba medica non è cresciuta a sufficienza per la siccità, ha dovuto comprare più mangimi proteici, i cui prezzi nel frattempo erano fortemente aumentati. Lo ha fatto rivolgendosi a Cargill, uno dei principali attori mondiali del settore. «Vorrei essere sempre meno dipendente da queste aziende, ma quest’anno non è stato possibile», dice.

Lo stesso accade in provincia di Cremona, poco lontano dal Po e dalle sue acque che, a luglio, erano estremamente basse per la mancanza di piogge.

Stefania Soldi osserva la grande mietitrebbia che passa sul campo di mais appartenente alla sua azienda zootecnica. «Cerchiamo di essere autonomi, ma con questo clima mai visto prima abbiamo dovuto comprare una parte dei mangimi», spiega. E anche in questo caso, i prezzi sono saliti. La crescita era già iniziata prima del conflitto e ha accelerato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, anche a causa della speculazione finanziaria. Come a Fusar Poli, anche a Soldi, per acquistare il mais da destinare alle sue mucche, è capitato di rivolgersi a Cargill, che ha un impianto proprio poco lontano dalla sua azienda, nel comune di Sospiro in provincia di Cremona.

Il ruolo dei grandi player

L’Italia è uno dei settanta Paesi in cui Cargill opera, per un totale di 155 mila dipendenti e un fatturato che, nel 2020, ha superato i 134 miliardi di dollari. L’azienda, che non è quotata in borsa, è un trader di materie prime agricole e quindi è coinvolta in tutte le fasi della produzione e del commercio di questi prodotti: dall’origine alla lavorazione, dalla commercializzazione agli strumenti finanziari, dalla gestione del rischio alla distribuzione. Secondo un recente rapporto dell’ong Etc Group, che da decenni si occupa di sistemi alimentari, Cargill è il leader di questo settore, seguita dalla cinese Cofco, dalle statunitensi Archer-Daniels-Midland (ADM) e Bunge (rispettivamente terza e quinta per fatturato) e da Wilmar, con sede a Singapore.

 

Aziende come Cargill o Cofco rappresentano molto chiaramente il processo di consolidamento dell’industria agroalimentare mondiale in corso, attraverso fusioni e acquisizioni sia orizzontali sia verticali. Questo, scrive sempre Etc in un altro rapporto, rafforza «il modello alimentare e agricolo industriale, esacerbando le sue ricadute sociali e», «aggravando gli squilibri di potere esistenti» e rendendo «gli agricoltori sempre più dipendenti da una manciata di fornitori e acquirenti». La pubblicazione era del 2017 ma, cinque anni dopo, il fondatore di Etc Pat Mooney, conferma che la situazione non è cambiata. Anzi.

«Il livello di concentrazione è ulteriormente aumentato e il sistema industriale sta mostrando enormi problemi nelle catene di approvigionamento che non dipendono solo dalla situazione in Ucraina e che erano già stati riscontrati durante la pandemia», spiega Mooney.

Negli ultimi mesi, Cargill ha registrato un aumento del 23% dei ricavi, raggiungendo la cifra record di 165 miliardi di dollari (140 miliardi di sterline) per l’anno conclusosi il 31 maggio 2022; ADM ha realizzato i profitti più alti della sua storia nel secondo trimestre di quest’anno mentre le vendite di Bunge sono aumentate del 17% su base annua nel secondo trimestre, anche se i profitti sono stati influenzati da oneri precedentemente sostenuti.

Se da un lato un aumento dei ricavi è logico all’aumentare dei prezzi, dall’altro, secondo diverse organizzazioni non governative, questi colossi stanno approfittando della situazione e avrebbero potuto fare di più per evitare la crisi attuale.

Quel che è certo è che gli agricoltori come Fusar Poli si ritrovano inseriti in un sistema agroalimentare industriale che non li favorisce, esposti alle ripercussioni internazionali in materia di prezzi e schiacciati dagli effetti della crisi climatica, che in estati come quella appena trascorsa si è manifestata con particolare forza. «Devi continuamente adattarti. Sei sul filo del rasoio, non puoi sbagliare», dice Fusar Poli.

Più o meno consapevolmente, però, a stringere la morsa nella quale si ritrovano sono anche gli stessi agricoltori. Soprattutto quelli che producono cereali per la zootecnia. Come ha spiegato l’associazione Terra!, in Italia il 58% dei terreni sui quali si semina (i seminativi) è destinato ad alimentare animali, non persone. Nel caso specifico del mais, l’82 per cento del prodotto disponibile è destinato all’uso zootecnico.

Il punto è che gli allevamenti producono una grande quantità di emissioni di gas serra, che contribuiscono a peggiorare la crisi climatica. Nel 2020, il settore agricolo ha generato il 9% di tutte le emissioni italiane mentre, secondo l’ong Iatp, le prime venti aziende europee di carne e latticini producono l’equivalente di oltre la metà delle emissioni di Regno Unito, Francia e Italia. Anche per questo, la nuova Politica agricola comune Ue, in vigore dall’inizio del 2023, ha tra i suoi obiettivi quello di rendere il settore primario europeo più sostenibile dal punto di vista ambientale.

L’alba di una nuova PAC

Il primo gennaio 2023, dopo una serie di rinvii causati dalla pandemia, è iniziata la nuova programmazione della la Politica agricola comune dell’Unione europea (Pac), che proseguirà fino al 2027. Tra le principali novità di questa ultima versione della Pac, che è già stata oggetto di altre riforme in passato, vi sono maggiore attenzione all’ambiente e più autonomia per gli Stati…

continua qui

lunedì 14 novembre 2022

La sete assedia il Corno d’Africa - Alberto Castagnola

Il clima globale

Siccità: il fenomeno climatico La Nina, responsabile dell’aggravarsi della siccità nel Corno d’Africa, potrebbe avere una durata senza precedenti in questo secolo e  continuare almeno fino alla fine dell’anno. Lo prevede l’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Il fenomeno provoca un raffreddamento di parte delle acque superficiali del Pacifico, influenzando il ciclo delle precipitazioni e il clima di alcune regioni del pianeta. Secondo un rapporto della Noaa degli Stati Uniti, la concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ecc.) nell’atmosfera ha  raggiunto un nuovo record nel 2021: 414,7 parti per milione, cioè 2,3 ppm in più del 2020, un aumento molto più consistente e rapido rispetto al passato.

Secondo il servizio europeo sul cambiamento climatico, Copernicus, il periodo dal primo giugno al 31 agosto è stato il più caldo mai registrato in Europa: 1,34 gradi più della media del periodo 1991-2020 e 0,4 gradi più del precedente record del 2021. Secondo un rapporto della Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) le ondate di caldo e gli incendi diventeranno più frequenti, intensi e durevoli  a causa della crisi climatica, peggiorando la qualità dell’aria e mettendo a rischio la salute degli esseri umani. Riportiamo quasi integralmente la sintesi di un articolo apparso su “Science”  pubblicato su Internazionale n. 1478 del 16 settembre perchè tratta di fenomeni già in corso.

La crisi climatica in atto potrebbe destabilizzare in modo irreversibile fino a sedici sistemi naturali terrestri. Si tratta di meccanismi che regolano il “funzionamento” del pianeta e che se modificati cominceranno ad autoalimentarsi. Con un riscaldamento del pianeta tra 1,5  e 2 gradi rispetto all’era preindustriale, si raggiungerebbero sei punti di non ritorno: il collasso dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, lo scioglimento del permafrost, la perdita di ghiaccio marino nel mare di Barents, il collasso della corrente del Labrador e la morte delle barriere coralline più vicine all’equatore. Un riscaldamento tra due e quattro gradi renderebbe probabili altri quattro eventi: la scomparsa della foresta pluviale amazzonica, lo scioglimento dei ghiacciai montani, il collasso dei ghiacciai dell’Antartide orientale e un aumento della vegetazione nel Sahel.

Con un riscaldamento oltre i quattro gradi ci potrebbero essere ulteriori conseguenze: lo spostamento a nord della foresta boreale, il collasso totale del permafrost, la scomparsa dei bacini subglaciali dell’Antartide orientale, il collasso della banchisa artica e quello delle correnti dell’oceano Atlantico meridionale. Infine, Il testo fa notare che il pianeta è avviato verso un riscaldamento di 2,6 gradi. In schede precedenti abbiamo riportato informazioni su alcuni di questi fenomeni (situazione della Groenlandia, barriere coralline, ecc.) evidentemente già in corso. Inoltre è da notare che si usano dati relativi all’intero pianeta, mentre esistono molte località dove certe temperature sono già state raggiunte, anche di 3 gradi o più.

La minaccia di una carestia in tutta l’Africa è sempre più concreta. In alcune  zone non piove da due anni e in molte zone è in corso la peggiore siccità degli ultimi quaranta anni. L’ultima volta che una carestia è stata dichiarata in Somalia, nel 2010-2011, le vittime sono state 250.000. Secondo le Nazioni Unite, in Somalia, Etiopia ed Eritrea 22 milioni di persone rischiano di morire di fame. Un bambino somalo su tre è affetto da malnutrizione cronica.

A scatenare l’emergenza in una delle regioni più povere del mondo è stata la siccità, ma le cause reali sono più ampie e profonde. La regione inoltre importava da Russia e Ukraina il 90% del grano che improvvisamente è stato bloccato dall’invasione di cui non si intravede la fine. Un grave problema, ancora irrisolto, è costituito dall’aumento della concentrazione di metano nell’atmosfera, iniziato circa 15 anni fa. Il laboratorio di monitoraggio globale della National Oceanic and Atmospheric Administration misura i diversi gas (anidride carbonica, protossido d’azoto, esafluoruro di zolfo, ecc.) tra i quali il metano è il secondo per importanza, e che ha un effetto sul riscaldamento globale 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, pur avendo un periodo di permanenza nell’atmosfera molto inferiore a quello dell’anidride carbonica. Il metano è il principale ingrediente del gas naturale, ma viene emesso anche da altre attività umane, come le discariche, le risaie e gli allevamenti di bestiame, specie se intensivi. Negli ultimi anni l’aumento del metano  ha accelerato bruscamente.

Le implicazioni per il riscaldamento globale: un terzo dell’incremento di 1,1 gradi centigradi rispetto all’epoca preindustriale può essere attribuito al metano. Nel 2020 la sua presenza nell’atmosfera ha fatto segnare il più elevato tasso di crescita mai registrato e nel 2021 questo record è stato battuto immediatamente. Vediamo le ragioni: il metano derivato dai combustibili fossili contiene una maggiore quantità di carbonio -13 rispetto a quello atmosferico,  mentre quello prodotto da fonti microbiche (aree umide, discariche, animali, ecc.) ne contiene meno. Intorno al 2007, però, la tendenza si è invertita.

L’aumento recente non deriva soprattutto dai combustibili fossili, ma da altre fonti. È quindi successo qualcosa di significativo, che gli scienziati stanno cercando di scoprire. Quali sono le altre fonti? Dalle paludi e dai laghi meno profondi nei tropici, allo scioglimento del permafrost nell’Artico, dalle discariche  e dall’attività agricola all’industria dei combustibili fossili, oltre che ai “pozzi” chimici che lo catturano e lo rimuovono dall’atmosfera.

Svelare il mistero ci permetterà di stabilire se il mondo stia andando o no verso lo scenario più catastrofico, quello di una “bomba di metano”: un circolo vizioso in cui un pianeta sempre più caldo emette naturalmente una quantità maggiore di metano, alimentando ulteriormente il surriscaldamento. È una prospettiva terrificante, a cui gli scienziati cercano di girare intorno, soprattutto nelle interviste. Altri esperti sono più diretti”: “Se le emissioni dovute ai combustibili fossili fanno cuocere il mondo a fuoco lento,  il metano è una fiamma ossidrica”. E ancora: “ Il timore è che se riscalderemo la Terra abbastanza da cominciare a scaldarsi da sé, perderemo la battaglia”.

La fonte è Durwood Zaelke,  presidente dell’Institute for Governance & Sustainable Development.  Grazie al cambiamento nella proporzione di molecole con carbonio -13 sanno che l’incremento deriva da fonti microbiche. Ma quali esattamente? Le aree umide, il bestiame e le discariche producono metano “microbico”, generato dalla decomposizione della materia organica, e quindi gli scienziati stanno raccogliendo dati in tutto il mondo, anche perchè la crescita più intensa sembra provenire dai tropici. In particolare, sembra che dal 2007 l’aumento della quantitò di metano microbico  nell’atmosfera sia l’85% del totale, e che la metà proviene dai tropici. Ma solo nel 2019 si è accertato un forte aumeto proveniente dalle aree umide (in particolare dagli acquitrini del Sudd in Sud Sudan, ma anche il sudest asiatico e l’Amazzonia presentano tendenze simili.

In pratica, quando l’acqua  nelle aree umide aumenta, aumentano anche le emissioni di metano, perchè i microbi che producono il gas hanno più materia organica di cui cibarsi. In particolare nell’Artico si moltiplicano i campioni prelevati, perchè la regione si sta riscaldando tre volte più rapidamente rispetto al resto del pianeta, e il metano (anche nella forma di deuterio o metano pesante) viene prodotto da microrganismi chiamati metanogeni; inoltre nel permafrost da solo ci sono 1500 miliardi di tonnellate di carbonio. In Alaska, a causa dello scioglimento del permafrost si stanno formando moltissimi laghi.

E questi nuovi bacini termocarsici  emettono metano in misura dieci volte superiore a quella di un lago normale. Tuttavia le zone umide tropicali ne emettono quantità molto maggiori. Il testo qui utilizzato svolge anche  una serie di valutazioni (preoccupate) sugli scarsi impegni in materia nelle sedi internazionali (Glasgow e l’IPCC del prossimo novembre) e constata che chi sta effettuando tutte queste ricerche ha finora ricevuto scarsi finanziamenti per un problema così importante.

§  Eventi estremi.

Gli incendi nell’Amazzonia brasiliana hanno registrato un nuovo record per il mese di agosto: 33.116 roghi contro i 28.060 del 2020. Un incendio ha causato due morti e distrutto 1600 ettari di vegetazione nel sud della California, Stati Uniti. Un incendio che si è sviluppato nell’Oregon, nell’ovest degli Stati Uniti, ha distrutto più di 37.000 ettari di vegetazione e costretto migliaia di persone a lasciare le loro case. Un altro rogo ha incenerito 17.000 ettari nel nord della California. In Bolivia, gli incendi appiccati per fare spazio all’agricoltura sono triplicati in appena due settimane. Dall’inizio dell’anno sono stati distrutti più di 850mila ettari di foresta. Dall’inizio dell’anno nell’Amazzonia brasiliana sono stati registrati 75.592 incendi, più che nell’intero 2021. Nei primi giorni del mese la situazione del Pakistan a seguito dei monsoni assume dimensioni ancora più gravi.

Dopo tre mesi di piogge, quasi metà dei terreni coltivabili è stata sommersa dall’acqua, gli sfollati superano i 33 milioni di persone, i morti sono oltre1200 ma potrebbero essere quasi  2000. Sono inoltre almeno 650mila le donne incinte, che avrebbero bisogno di assistenza medica immediata. Anche in passato il paese ha dovuto affrontare gravi eventi per cause naturali, almeno 29 super alluvioni dal 1947, ma non sembra siano disponibili misure e mezzi pronti ad affrontare questo tipo di eventi.

A metà del mese l’Italia ha dovuto affrontare le piogge torrenziali che hanno colpito le Marche, in poche ore la quantità di pioggia che di solito scende in sei mesi ha investito in particolare il paese di Catiano, duemila abitanti. La causa: si è generato un temporale sull’Appenino, che si è diretto verso l’Adriatico, dove ha incontrato una temperatura superiore di 5 gradi e venti da sud che lo hanno bloccato  e poi rinvigorito è tornato a scaricarsi sulla terraferma. In poche ore le acque hanno raggiunto il primo piano delle case, invaso cantine e garage, fiumi e torrenti sono esondati, i morti sono stati almeno undici e tre i dispersi.

Gli esperti segnalano che eventi così rapidi e concentrati stanno diventando la normalità, ma che i metodi di analisi del tempo atmosferico non sono ancora in grado di prevederli in tempo, e comunque la popolazione non sa ancora comportarsi in modo corretto e nessuno la sta preparando. Il giorno successivo pioveva ancora, il vento ha raggiunto i 130 chilometri orari, una nave ha rotto gli ormeggi nel porto di Ravenna. Importante il dato complessivo per l’Europa: tra il 4 giugno e il 3 settembre sono bruciati 508.260 ettari di terreno, producendo 6,4 milioni di tonnellate di carbonio. In Italia nello stesso periodo gli ettari bruciati sono stati oltre 54.855, tremila in più rispetto alla media del 2016-2021. (Dati apparsi su L’Extra Terrestre del 22 settembre)


§  Meccanismi economici di danno ambientale.

Plastica. Un gruppo di ricercatori ha individuato la provenienza dei materiali che formano la grande isola di plastica galleggiante nell’oceano Pacifico. In larga misura si tratta di attrezzature per la pesca, reti e altri oggetti utilizzati dai pescherecci. Nella zona operano navi di paesi che praticano la pesca industriale, Giappone, Cina, Corea del sud, Stati Uniti,Taiwan e Russia. I rifiuti di plastica di tipo domestico rappresentano in questo caso solo il 16% del totale, ma il 28% è rimasto non identificato. L’isola pesa diecine di migliaia di tonnellate e si estende per chilometri. Sarebbe molto interessante poter disporre di ricerche analoghe per le altre isole di plastica nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

Cattura della Co2. La maggior parte dei progetti di cattura e stoccaggio di anidride carbonica, –  spesso presentati come la soluzione del problema dell’inquinamento atmosferico e come la “via industriale” alla compensazione dei danni causati dalle stesse industrie, – non ha raggiunto gli obiettivi. Un rapporto apparso sul New Scientist, elaborato dal  Institute for Energy Economics and Financial Analysis, con sede in Australia, ha preso in esame tredici progetti. Dieci sono attivi, due sono stati abbandonati e uno è stato sospeso. Tra quelli in funzione gli unici che hanno raggiunto gli obiettivi sono i due progetti norvegesi., e secondo il rapporto ciò dipende dal quadro normativo del paese. Altri due progetti hanno una capacità del 36 e del 50 per cento inferiori alle previsioni.

Luce blu. Una ricerca ha evidenziato la luce emessa dal pianeta in due periodi, 2012-2013  e  2014-2020 e l’aumento della luce blu emessa dalle lampadine a led. Questo tipo di luce può avere conseguenze negative sugli ecosistemi, modificando ad esempio il comportamento degli insetti e dei pipistrelli.

Il suolo. Il suolo non è solo materia inerte, ma un sistema vivente estremamente complesso, fragile e prezioso. Conoscerlo meglio può aiutarci ad affrontare le minacce che incombono sul pianeta. E’ vario come una foresta pluviale o una barriera corallina. Dipendiamo da esso per il 99% del nostro cibo eppure lo conosciamo molto poco. Un articolo di George Mombiot, apparso su Internazionale n. 1479, del 23 settembre 2022, descrive con molti dettagli il mondo vegetale e vivente che popola il terreno sotto la sua superficie che calpestiamo. La sua descrizione è particolarmente vivace e interessante  e suggerisce una specie di nuova agricoltura, che esclude prodotti chimici e tecniche distruttive, e che però dà luogo a una produzione alimentare alternativa molto consistente. Poi fa un salto logico, e parla di una suo amico contadino che da anni la sta sperimentando con risultati che hanno del prodigioso. I due livelli di analisi non sono sintetizzabili in questa sede, ma credo che cercherò di interessare miei amici “agricoli” affinchè verifichino in concreto le sue descrizioni. L’11 ottobre dovrebbe essere uscito da Mondadori un suo libro dal titolo stimolante: “Il futuro è sottoterra”.

ENI notizie: il primo settembre un articolo del Corriere della Sera annuncia che l’Eni verserà allo Stato 1,4 miliardi di extraprofitti guadagnati per le vendite di gas. Nel testo si capisce che verserà intanto un acconto e il resto arriverà entro la fine dell’anno. Il lettore resta con il dubbio se questo impegno sarà rispettato con il nuovo governo. Qualche giorno dopo la notizia che l’Eni rileva le attività e i giacimenti di British Petroleum in Algeria. Verso la fine del mese la notizia che l’Eni UK parteciperà alla gara per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di Co2 all’interno  di un suo giacimento di gas esaurito. Si spera che terranno conto dei risultati non certo entusiasmanti dei 13 progetti analoghi finora avviati in altri paesi.


§  Strumenti

Mark W. Moffett, Lo sciame umano, una storia naturale delle società., Le Scienze, Roma, 2021.

Giorgio Brizio, Non siamo tutti sulla stessa barca, le sfide del nostro tempo agli occhi di un ragazzzo, Slow Food Editore, Bra (Cn), 2021

Raj Patel e Jason W. Moore, Una storia del mondo a buon mercato, guida radicale agli inganni del capitalismo, Serie Bianca Feltrinelli Editore Milano, maggio 2018

Giancarlo Sturloni, Il Pianeta tossico, sopravviveremo a noi stessi?, Piano B edizioni, Prato, 2014

Wolfgang Streeck, Come finirà il capitalismo?, anatomia di un sistema in crisi, Meltemi editore, Milano, 2016

da qui

giovedì 10 novembre 2022

Stiamo consumando il pianeta - Alberto Castagnola

 

 

1.      Clima, tendenze globale

Dallo scorso 28 luglio le risorse consumate dall’umanità sono già finite, e abbiamo tutti cominciato a utilizzare quelle di un secondo pianeta.  Da molti anni il Global Footprint Network, il gruppo di ricercatori della Rete per l’Impronta Globale, guidato da Mathis Wackernagel, effettuano questa analisi dei dati relativi al consumo delle risorse naturali e quindi, anno per anno, misurano il deficit ecologico, che quest’anno risulta essere il maggiore dal 1970, cioè da quando il mondo è entrato nella fase del sovrasfruttamento della natura.

Quest’ anno ben 156 giorni  separano il giorno di inizio di questo meccanismo dalla fine del 2022. Inoltre l’Italia è tra i paesi in cui la data del sovrasfruttamento inizia prima, cioè il 15 maggio. Tornando ai dati complessivi, secondo i ricercatori le conseguenze sono ormai evidenti: ben tre miliardi di persone vivono in paesi che producono meno cibo di quanto ne consumano, e generano meno reddito della media mondiale. Hanno quindi una capacità alimentare inadeguata  ed un enorme svantaggio nell’accesso al cibo sui mercati globali. Una analisi simile potrebbe essere svolta per l’acqua.

In Europa quasi metà la metà del territorio è dominata dalla siccità. Secondo la Commissione UE, il 47% della sua estensione ha registrato precipitazioni inferiori al solito e l’umidità del suolo è in deficit. A questo fenomeno va aggiunto un altro 17%  che riguarda la disidratazione delle piante. Quindi almeno il 64% del territorio dell’Europa è in allarme per il rischio di incendi. Si tratta con ogni probabilità della siccità peggiore da almeno 500 anni. Inoltre sul fiume Oder che scorre tra Polonia e Germania affiorano tonnellate di pesci morti, ma anche castori, cigni e crostacei risentono della qualità delle acque, danneggiate sicuramente dalle attività umane. Il caso è esploso alla metà del mese di agosto, ma già il 26 luglio i pescatori avevano denunciato la gravità della situazione.

Nei giorni successivi sono state formulate varie ipotesi sulle cause della morìa, ad esempio la fioritura di una ‘alga dorata”, velenosa ma non per l’uomo. In Italia fin dall’inizio del mese di agosto si parlava di “ Città senza fiumi”, e si elencavano i corsi d’acqua prosciugati dal Brenta al Tevere. Per il Po la portata registrata all’altezza di Ferrara era di poco più di 100 metri cubi al secondo,  ovvero meno della metà del record di portata minima mensile che venne registrato nel 2006 con 237 metri cubi al secondo. Molti torrenti erano praticamente spariti nel nord e nel centro Italia, vi era poi il problema della risalita del mare (il cuneo salino) arrivato a oltre 40 chilometri  nel Po, ma il fenomeno aveva cominciato a verificarsi anche in molti altri fiumi, come il Brenta, l’Adige, il Tagliamento e il Livenza.

Ma la siccità in agosto ha colpito anche la Cina, dove da due mesi il paese era alle prese con un caldo record di oltre 40 gradi e fiumi in secca. La capitale Pechino, rimasta con pochissima acqua, aveva anche ridotto l’illuminazione. Il fiume Yangtze, il terzo affluente del mondo, che forniva acqua a 400 milioni di cinesi, ha visto ridotta di molto la sua portata.

Nel suo insieme, Il paese, che produce ancora il 60% della sua energia con il carbone (prima era al 75%) ha però ripreso a produrlo e dovrà affrontare le critiche nel contesto internazionale a causa degli impegni assunti. Analoghi problemi sta affrontando l’Iraq, il paese un tempo della Mezzaluna Fertile, che vede prosciugarsi il Tigri e l’Eufrate, non soltanto a causa del cambiamento climatico, che in tempi normali già raggiungevano i 45° e che moltiplica le tempeste di sabbia e polvere. Incidono infatti anche gli effetti negativi delle dighe realizzate in Turchia vicino alle sorgenti dei due fiumi, e  la mancanza di una qualunque pianificazione statale, specie per la protezione e un razionale utilizzo delle riserve idriche sotterranee.

Negli anni ’70 l’Iraq disponeva di circa 80 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2020 la fornitura d’acqua del Tigri era di 11 miliardi di metri cubi, mentre l’Eufrate ne fornisce 20 miliardi di metri cubi, e altri affluenti 19 miliardi, in totale quindi  solo 50 milardi. Infine è importante segnalare un evento gravissimo per gli oceani verificatosi in sede Onu: non è stato raggiunto alcun accordo per la protezione della fauna marina. E quindi non si arresterà il sovrasfruttamento dei pesci e la distruzione degli ecosistemi marini, dai quali dipendono la vita di oltre tre miliardi di persone.

 

§  Le gravi conseguenze del grande caldo

Dal gennaio 2022 i sette mesi più caldi della storia. Ma dal 6 agosto, quest’anno è iniziata l’estate più calda di sempre, con un caldo record in molti paesi europei, ma anche con bombe d’acqua, piogge, alluvioni e frane. Anche in Italia, nel Trentino e in Val di Fassa, che hanno fatto registrare 2,26 gradi sopra la media di lungo periodo, cioè dal 1800. Ma è anche stato l’anno con meno della metà delle piogge registrate mediamente negli ultimi 30 anni.

Una situazione analoga s’è registrata anche in Francia, con oltre 100 comuni che non avevano più acqua potabile e con un deficit di pioggia dell’84% rispetto alla media stagionale. Qualche giorno dopo, ad Albenga, in Liguria, un incendio ha distrutto 400 ettari di vegetazione, poi il maltempo si è spostato verso sud. Il 12 agosto bruciava la Francia, distrutti 7000 ettari di foresta, nella Gironda evacuate diecimila persone. La temperatura si aggirava sui 40 gradi. La siccità caratterizzava molte altre zone dell’Europa.

La sorgente del Tamigi, per esempio, è diventata praticamente secca, nello Yorkshire si camminava sulle terre emerse della riserva idrica di Baitings. A Budapest il Danubio  aveva fortemente ridotto la sua portata, mentre a Duesseldorf una nave era rimasta in secca sulle rive del Reno. Negli stessi giorni, dopo la siccità, nel nord e nel centro Italia si registravano piogge violente e grandinate, Scilla e Stromboli sono state invase dal fango.  Il 27 agosto un terzo del Pakistan è stato sommerso dall’acqua, dopo le piogge eccezionali che hanno causato una catastrofe senza precedenti e messo fuori uso migliaia di chilometri di strade. Negli ultimi due mesi, i morti sono stati più di mille, e più di trenta milioni di persone, un cittadino su sette, sono rimasti senza casa o con alloggi provvisori, poiché almeno 200.000  abitazioni sono state distrutte e più di 300.000 sono state danneggiate. Infine le temperature massime e minime registrate il 23 agosto nel mondo: ad Al Jahra, in Kuwait, + 48,8°; in Antartide il termometro è sceso a -75,4 gradi centigradi.

3. Meccanismi economici di danno ambientale  

Finchè la pandemia era a livelli alti di diffusione, le principali imprese farmaceutiche si sono concentrate sulle vendite, raggiungendo proventi estremamante elevati dalla vendita dei vaccini più acquistati dagli Stati, mentre oggi che si vede una grande flessione del Covid 19 (pur con qualche timore di ripresa) le big pharma cominciano a cercare ulteriori profitti dai brevetti. Ha iniziato le ostilità Moderna, che nel 2021 ha fatturato vaccini per 18 miliardi di dollari,  che fa causa a Pfizer e a BioNTech accusandoli di aver copiato tecnologie brevettate per il vaccino Comirnaty, che nel 2021 ha fruttato 37 miliardi di dollari di ricavi.

La documentazione presentata da Moderna affermava che i concorrenti avrebbero copiato senza autorizazione “brevetti fondamentali della (sua) piattaforma tecnologica di MRNA. L’RNA messaggero , o mRNA, è lo script genetico che trasporta le istruzioni del Dna ai macchinari per la creazione di proteine di ogni cellula ed è stato usato nella produzione di vaccini contro il coronavirus.  Secondo Moderna, avrebbero copiato questa “tecnologia rivoluzionaria depositata in una serie di brevetti tra il 2010 e il 2016 e utilizzata per Spikevax”. Inoltre Moderna ha fatto notare che “ quando è emerso il Covid 19, nè Pfizer né BioNTech avevano il suo livello di esperienza nello sviluppo di vaccini a mRNA per il coronavirus”.

Nell’ottobre 2020, Moderna si era impegnata a non far valere i suoi brevetti relativi al Covid 19 fino alla fine della pandemia e nel marzo 2022 aveva chiarito che avrebbe rispettato questo impegno nei 92 paesi a basso e medio reddito” quindi per gli altri mercati ad alto reddito i concorrenti avrebbero dovuto richiedere una specifica autorizzazione. In sostanza, Moderna non chiedeva la rimozione del vaccino Pfizer, nè i danni, e nemmeno il riconoscimento del brevetto  specifico sul vaccino  anti Covid, ma solo che le fosse riconosciuta una licenza commerciale relativa ai brevetti depositati in precedenza. 

La cifra dei proventi provenienti dalla concessione di questa licenza non è stata precisata, ma potrebbe ammontare a delle decine di miliardi di dollari. Inoltre la stessa Moderna potrebbe dover affrontare richieste analoghe per le attività svolte in passato. Questo tipo di contenzioso deve essere seguito con attenzione perchè mette in evidenza i guadagni elevatissimi connessi agli interventi a tutela della salute pubblica, in genere trascurati da chi  analizza le pandemie solo in termini umanitari e collettivi.

Sembra che la Germania abbia deciso di posticipare la chiusura delle ultime tre centrali nucleari del paese, prevista per la fine del 2022. Analoghi provvedimenti, diretti a mantenere in funzione il settore energetico nucleare, potrebbero essere presi, in modo più o meno esplicito, anche da altri paesi come la Francia. In termini economici è comprensibile la preoccupazione relativa ai costi crescenti del gas e quindi dell’energia elettrica, ma vengono così sottovalutati i rischi connessi agli impianti obsoleti e in generale a tutte le attività del settore. Si trascurano quindi i rischi di incidenti (già verificatisi in passato) e soprattutto il problema insoluto dell’aumento delle scorie, per le quali non si è ancora trovata una modalità di conservazione. 

 All’inizio del mese di agosto, due erano le notizie relative alle esportazioni di grano ukraino. Le navi in attesa di salpare, 17, trasportavano oltre 200mila tonnellate di cereali, ferme nelle vicinanze del porto di Odessa. Un missile aveva intanto colpito la casa del più ricco magnate locale attivo nel settore cerealicolo. Marito e moglie sono morti, una scomparsa molto grave, perchè quel magnate era anche un finanziatore dell’esercito di Kiev. La precisione dell’attacco sembrava escludere qualunque casualità  e sottolineava la sostanza della posizione russa nei confronti dell’iniziativa sostenuta dalla Turchia. Il 3 agosto arrivava la notizia che la prima nave carica di cereali è partita da Odessa diretta al centro di controllo di Istanbul dove è presente anche l’Onu e la Turchia. A bordo 26.000 tonnellate di mais destinato al Libano. Il 6 agosto altre tre navi con 57.000 tonnellate di mais dirette al centro di controllo per poi proseguire per la Turchia, l’Inghilterra e l’Irlanda.  Il 17 agosto è arrivata in Italia, a Monopoli un’altra nave ukraina con un carico di olio di semi, del quale da tempo si segnalava la scarsità. Questo tentativo non è stato però il solo realizzato dall’Ukraina: nel mese di luglio sono state esportate tre milioni di tonnellate di merci, di cui circa la metà ha raggiunto il Danubio attraverso la Romania, ma prima dell’invasione le esportazioni oscillavano tra i 5 e i 7 milioni di tonnellate al mese.

 

4. .Eventi estremi in Italia

Oltre agli eventi analizzati in un contesto europeo, il nostro paese è stato anche colpito in agosto da altri fenomeni e ha mostrato dinamiche specifiche, specie nella seconda metà del mese. In fiamme sono andati migliaia di ettari di bosco lungo il confine tra Italia e Slovenia.

Nel Carso, sopra Monfalcone, il fuoco correva veloce verso Gorizia, un territorio privo di manutenzione, scomparsa la quotidianità delle guardie forestali, l’odore acre delle fiamme arrivava a Trieste, il particolato PM10  di notte arrivava alle stelle. A Savogna centinaia di persone erano state costrette a lasciare le loro case. Due settimane di inferno, 4000 ettari di vegetazione andati in fumo nella seconda metà di luglio, questo era il Carso dove morirono 400.000 persone durante la prima guerra mondiale, come si presentava all’inizio di agosto.

Nel resto dell’Italia per il 3 agosto era  prevista un’altra impennata del caldo, con una punta di 39 gradi a Roma. Il giorno sette l’Italia era divisa: si registravano smottamenti e frane su tutto l’arco alpino,  ed erano attese forti grandinate. Nuovi incendi, intato, sul Carso e in Puglia, dove 90 ettari di bosco sono andati distrutti vicino a Castel del Monte. Secondo la Coldiretti, la siccità ha fatto triplicare gli incendi in tutto il paese. A metà del mese si segnalavano molti incendi nella provincia di Roma, contrastati  però dal nubifragio che il 14 agosto ha colpito la capitale.

Dal giorno 19 si segnalavano nubifragi e trombe d’aria in tutta l’Europa, in Toscana sono stati accompagnati da venti a 140 chilometri all’ora. In Corsica il 18 agosto si è registrato un vento di maestrale a una velocità di 224 chilometri all’ora, che ha causato 5 vittime. Il giorno successivo piogge violente a Ferrara, grandine a Riccione.  Violenti temporali si sono scatenati anche da Genova fino alla Romagna, senza vittime, ma con numerosi feriti, colpiti dalla caduta di alberi e vari danni alle abitazioni. Occorre però prendere atto del fatto che fenomeni temporaleschi si sono verificati anche in zone particolarmente  calde e che il passaggio tra le due situazioni è ormai solito essere molto rapido e molto violento.

L’alternarsi di eventi climatici estremi è diventato in Italia una drammatica consuetudine. Legambiente da gennaio a giugno ne ha contati 132, il numero più alto della media annua dell’ultimo decennio. Non sono soltanto scomparse le mezze stagioni, si sono proprio modificate le caratteristiche anche delle stagioni. In zone già provate da una siccità estesa si verificano piogge violente e concentrate, accompagnate da grandine e fulmini, che però non rappresentano più un beneficio per l’agricoltura e l’allevamento.

Nella capitale, tuttavia,  sono stati raggiunti livelli di caldo percepito intorno ai 44 gradi e si sono moltiplicati gli incendi anche in zone fittamente abitate. Più preoccupante è il dato complessivo di eventi estremi degli ultimi anni: dal 2010 a luglio 2022 se ne sono verificati oltre 1300, gli impatti più rilevanti in 710 comuni (all’incirca 1 su dieci). Più in particolare si sono registrati: 516 allagamenti da piogge intense, 367 danni da trombe d’aria, 157 danni alle infrastrutture causati da piogge, 123 esondazioni di fiumi, 63 danni da grandinate, 55 da siccità prolungata, 55 frane da piogge intense, 22 danni al patrimonio storico, 17 da temperature estreme in città colpite da ondate di calore.

Non si può inoltre dimenticare un fatto: una zona siccitosa trae pochissimo giovamento da una pioggia violenta, perchè il terreno arido l’assorbe e la fa scomparire prima che piante ed animali ne possano trarre beneficio. Ciò significa, ad esempio, che bisognerebbe canalizzarla in laghi, invasi e serbatoi per poi ridistribuirla con la opportuna intensità, ma questi mancano quasi completamente. Inoltre, il bacino del Po, il più grande del paese, ha una popolazione di circa 20 milioni di abitanti; la sua acqua, e quella dei suoi 141 affluenti  in condizioni normali genera il 40% del prodotto lordo italiano. Il sistema di accumulo e  di distribuzione è stato progettato molti decenni fa e mai modificato. Lo stato attuale del grande fiume è stato più volte descritto, ma nulla è stato fatto per cambiare la situazione. E questa situazione drammatica riguarda anche altri fiumi minori.

5. Strumenti

Enrico Euli, Homo Homini Ludus, Fondamenti di illudetica, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma, ottobre 2021

Daniel Tanuro, E’ troppo tardi per essere pessimisti, come fermare la catastrofe ecologica imminente,  Edizioni Alegre, Roma, 2020

Augustine Sedgewick, Coffeeland, Storia di un impero che domina il mondo, Einaudi, Torino, 2021

Guido Caroselli, Raffaello Costa, Io salvo il pianeta, 101 buone azioni quotidiane che ognuno di noi può fare per la Terra, Editore Typimedia, Roma, aprile 2022

Paolo Cacciari, Re Mida, la mercificazione del pianeta, Edizioni La Vela, 2022  

da qui