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domenica 1 gennaio 2023

Save Ralph

 


Il coniglietto portavoce di Humane Society International, Ralph, è arrivato in Europa per portare ai governi il messaggio che è ora di fare un salto in avanti per mettere fine ai test sugli animali. #EndAnimalTesting https://hsi.org/saveralph Save Ralph (Salviamo Ralph) è un cortometraggio di animazione in stop-motion dai forti contenuti con la partecipazione di Ricky Gervais, Zac Efron, Olivia Munn, Pom Klementieff, Rodrigo Santoro, Tricia Helfer e il premio Oscar Taika Waititi per la voce di Ralph, che viene intervistato per un documentario sulla sua routine quotidiana come “cavia” in un laboratorio. Il film affronta il mondo sconosciuto della sperimentazione animale in modo originale e inaspettato, raccontando la storia di un coniglietto per far luce sulla difficile situazione di milioni di conigli e di altri animali nei laboratori. Anche se Ralph è un personaggio di fantasia, la sofferenza che sopporta è tutt'altro che inventata. Le autorità europee chiedono quantità sempre maggiori di test sugli animali, anche per ingredienti cosmetici usati in sicurezza da anni, per i quali questi test dovrebbero invece essere vietati. Tuttavia, il Parlamento europeo ha recentemente chiesto un piano d'azione a livello europeo per la transizione ai test senza lo sfruttamento di animali. Sostieni la campagna di HSI per mettere fine ai Test sugli animali https://hsi.org/saveralph


giovedì 16 gennaio 2020

Tartarughe in viaggio: ecco perché dobbiamo proteggere gli oceani!





…Le tartarughe marine sono solite migrare per migliaia di chilometri attraverso i mari per spostarsi tra le spiagge dove nidificano, le aree dove si accoppiano e quelle più ricche di cibo per alimentarsi.
Nello studio “Turtles Under Threat” abbiamo tracciato le migrazioni delle tartarughe liuto, la specie di tartarughe più grande al mondo, dalle aree di riproduzione in Guyaiana francese. I risultati, lanciati oggi, rivelano uno scenario piuttosto allarmante: il numero di uova deposte dalle tartarughe marine sulle spiagge della Guyana francese rispetto agli anni Novanta è diminuito di circa 100 volte, con meno di 200 nidi per stagione, rispetto ai 50 mila di allora.
A causa dei cambiamenti climatici, infatti, le tartarughe devono viaggiare quasi il doppio per raggiungere le aree dove si alimentano e consumano una gran quantità di energia. Questo ha impatti gravissimi sulla loro già ridotta capacità di deporre uova.

Un mare di pericoli per le tartarughe marine
Non solo caccia. Negli ultimi 500 anni le popolazioni di tartarughe marine si sono fortemente ridotte in un mondo sempre più minacciato dalle attività umane, in primis:
  1. cambiamenti climatici
  2. la pesca industriale
  3. l’urbanizzazione costiera
  4. l’inquinamento da plastica
  5.  
Serve un Accordo Globale per proteggere gli oceani
La comunità scientifica è concorde che solo tutelando almeno il 30% della superficie marina con una rete di Santuari marini entro il 2030, possiamo permettere alla vita marina di recuperarsi e sopravvivere. Sei delle sette specie di tartarughe marine sono minacciate di estinzione e senza un’azione urgente la situazione è destinata a peggiorare.
Non possiamo più perdere tempo.
Quest’anno si concluderanno le negoziazioni alle Nazioni Unite per un Accordo Globale per gli oceani. Noi chiediamo che l’Italia, ad oggi assente dalle negoziazioni internazionali, assuma invece una posizione forte a tutela degli oceani.
I nostri oceani hanno bisogno di un Accordo Globale, firmato da tutti i governi del mondo, che metta le basi di una reale protezione degli oceani.
“Sono felice di dar voce a una tartaruga grazie a Greenpeace – ha dichiarato Giorgia, doppiatrice di mamma tartaruga- La casa è quanto di più prezioso abbiamo, uno spazio sicuro per noi e la nostra famiglia. Eppure la stiamo togliendo a tartarughe, balene, pinguini e tanti altri animali. Se non agiamo ora, rischiamo di causare danni irreversibili ai nostri oceani e di perdere alcune specie per sempre. Spero che questo corto faccia prendere coscienza a sempre più persone dei danni che stiamo causando al mare“.

venerdì 10 luglio 2015

Arrivano i nostri

Si intitola Arrivano i nostri!, vede la partecipazione straordinaria di Elio, ed è un brillante, provocatorio cartone animato diffuso da Survival International per denunciare la distruzione dei popoli indigeni del mondo, spesso operata nel nome dello “sviluppo”.
In soli due minuti, il cartone animato mostra come lo “sviluppo” possa privare popoli indigeni autosufficienti delle loro terre, delle loro risorse e della loro dignità, trasformandoli in mendicanti.
Basato sul fumetto omonimo di Oren Ginzburg, già pubblicato da Survival, il film racconta con illustrazioni brillanti e umorismo tagliente l’arrivo di alcuni “esperti” in una immaginaria comunità della foresta, che rapidamente si ritroverà senza più nulla, ai margini di una baraccopoli.
Messaggio cardine del cortometraggio è quello che i popoli indigeni sanno decidere da soli cos’è meglio per loro stessi, e che l’imposizione di certe forme di sviluppo può finire solo col distruggerli.
“Che razza di progresso è quello che ti fa vivere meno di prima?” ha chiesto il boscimane Roy Sesana a Survival.
Arrivano i Nostri! si ispira a storie reali. In India, in Etiopia, in Canada e in altre parti del mondo, l’imposizione dello “sviluppo” ai popoli indigeni continua ancora oggi, con conseguenze devastanti.
Il governo etiope, per esempio, sta sfrattando e reinsediando a forza oltre 200.000 indigeni della bassa valle dell’Omo, con l’obiettivo dichiarato di dare loro una “vita moderna”. I diritti delle tribù alla consultazione a al libero, prioritario e informato consenso – sanciti dalla Dichiarazione ONU sui popoli indigeni, dalla legge internazionale e anche dalla stessa Costituzione etiope – sono brutalmente ignorati.
“Stiamo aspettando di morire. Siamo disperati” racconta un uomo Mursi. “Quando il governo ci avrà messi tutti in un villaggio, non ci sarà più spazio per le coltivazioni; i miei figli avranno fame e non ci sarà cibo.”
La Cooperazione italiana mantiene da anni un rapporto privilegiato con l’Etiopia, che recentemente è stata riconfermata come uno dei paesi prioritari per il triennio 2013-2015, con un raddoppio dei fondi stanziati rispetto al triennio precedente.
Survival sta quindi sollecitando i suoi sostenitori a scrivere alla Farnesina per scongiurare qualsiasi forma di complicità nella catastrofe umanitaria che incombe nella Valle dell’Omo, e per chiedere che l’erogazione degli aiuti italiani sia subordinata al rispetto dei diritti dei popoli indigeni e all’interruzione degli sfratti da parte delle autorità etiopi.
“Non è che gli Yanomami rifiutino il progresso o che non vogliano le cose che hanno i Bianchi" spiega Davi Kopenawa. “Vogliamo solo avere la possibilità di scegliere, senza essere costretti a cambiare a tutti i costi, volenti o nolenti.”
“Portare lo ‘sviluppo’ ai popoli tribali contro la loro volontà è un’abitudine antica” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Risale all’epoca coloniale e giunge fino ai giorni nostri camuffata negli eufemismi del ‘politically correct’. Il suo obiettivo è però sempre lo stesso: permettere a qualcuno di appropriarsi delle terre e delle risorse altrui.”
“I popoli indigeni sono perfettamente in grado di valutare e decidere da soli quale direzione dare al proprio sviluppo” aggiunge Francesca Casella direttrice di Survival Italia. “Interferire nelle loro vite ‘per il loro bene’, senza il loro consenso, è una presunzione razzista e devastante. La storia dimostra ampiamente che chi viene sfrattato e costretto a cambiare stile di vita contro la propria volontà finisce inesorabilmente per soffrire un peggioramento sotto ogni punto di vista: fisico, economico e psicologico. Governi e società non possono accampare alibi”.