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mercoledì 18 febbraio 2026

“Definisce il genocidio a Gaza la guerra più giusta della storia. Ma il Cio ha escluso solo i russi”: la telecronaca della tv svizzera sul bobbista israeliano Edelman

 

Quando alla partenza della pista di Cortina per la gara di bob delle Olimpiadi 2026 si è presentato l’israeliano Adam Edelman, la telecronaca sportiva ha lasciato spazio a un altro tipo di informazione per i cittadini. È successo in Svizzera, non in Italia, dove il telecronista Stefan Renna di RTS (Radio Télévision Suisse) ha dedicato l’intera discesa del bob di Israele a denunciare le posizioni sulla guerra tenute dallo stesso Edelman. Con puntualità e rigore, Renna ha ricordato che il 34enne nato a Boston si definisce un “sionista fino al midollo“ e poi ha citato uno ad uno i suoi commenti sui social a sostegno del genocidio a Gaza. Il più emblematico definisce l’intervento militare israeliano “la guerra moralmente più giusta della storia”. Mentre la discesa proseguiva, il telecronista svizzero ha ricordato anche cosa prevedono le regole del Cio su Milano-Cortina 2026 per quanto riguarda Russia e Bielorussia: “Gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”. Lo stesso criterio però, ha sottolineato Renna, non viene applicato per gli altri atleti, come Edelman.

La telecronaca di RTS si è subito diffusa anche oltre i confini svizzeri. D’altronde, sono scene a cui in Rai siamo pochi o per nulla abituati. Giusto Alessandro Antinelli, nel post partita tra Italia e Israele dello scorso ottobre, mostrò un fiocco nero sulla giacca per “ricordare i giornalisti morti per raccontare il genocidio”. La stessa parola è stata utilizzata anche dal suo collega svizzero Renna, che ha evidenziato come “genocidio” sia il termine usato dalla commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla regione. Poi ha elencato tutte le prese di posizione di Adam Edelman e anche il sostegno manifesto alla guerra a Gaza, a cui hanno partecipato attivamente al fronte anche alcuni suoi colleghi bobbisti, come Ward Fawarsy, presente alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

La squadra di bob di Israele si è qualificata per la prima volta ai Giochi. Negli scorsi mesi, i canali social di Edelman e del team hanno raccontato con toni epici la qualificazione, enfatizzando anche molti bobbisti hanno partecipato attivamente all’offensiva su Gaza. Uno di questi è appunto Ward Fawarsy, che viene apertamente sostenuto dallo stesso Edelman: “Uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawarsy. Mandategli un messaggio di sostegno!”. Edelman, insieme all’israeliano dello skeleton Jared Firestone, si è anche reso protagonista di una presa in giro alla scritta “Free Palestine” trovata su un muro a Lillehammer, in Norvegia, dove i due hanno partecipato alla coppa del mondo.

Tutti fatti ricordati dal telecronista svizzero Renna. A cui ne sono perfino sfuggiti altri. Per esempio, un commento in cui Edelman giustificava l’uccisione di giornalisti e medici a Gaza, sostenendo che “Gaza è l’unico posto sulla Terra dove puoi nascondere ostaggi e ‘identificarti come giornalista’ o sparare razzi da un ospedale e ‘identificarti come un dottore’”. Ma il bobbista ha anche minacciato Greta Thunberg e la Global Sumud Flotilla: “Non vogliamo che sia assassinata. Vogliamo che vada a Gaza a incontrare i suoi amiconi di Hamas. Stesso risultato finale, metodi diversi”. Nel concludere la telecronaca della discesa, Renna ha ricordato il doppiopesismo del Cio. Che concede tutto questo agli atleti israeliani, ma non gli altri. È il caso anche dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, skeletonista, a cui il Comitato olimpico internazionale ha vietato di indossare un casco con i volti degli atleti morti nella guerra. Quello era un messaggio politico, vietato dalle regole del Cio. Che però non sono uguali per tutti.

da qui

lunedì 26 gennaio 2026

Il costo ecologico di queste Olimpiadi invernali sarà un gioco al massacro - Paolo Martini

 

Ci manca giusto Greg Bovino, il capo della famigerata Ice trumpiana, con quella sua aria da post-nazista da serie tv L’uomo nell’alto castello, a Milano Cortina 2026, magari alla cerimonia inaugurale bi-locata il 6 febbraio, tra il demolendo San Siro e i nuovi scempi ‘sportivi’ nella fu Perla delle Dolomiti.

Sono state soltanto un tocco in più, le voci non confermate su una presenza Ice in Italia al seguito degli atleti americani: in realtà gli statunitensi dovrebbero essere protetti principalmente dal Secret Service e dal Dss (Diplomatic Security Service), a cui collaborano anche agenti dell’anti-immigrazione.

Resta il problema di fondo dell’immagine di queste Olimpiadi di Milo e Tina, le mascotte presentate come ‘due simpatici ermellini che incarnano lo Spirito Italiano – si noti la maiuscola sovranista, nda – che li ispira: naturalmente curiosi, amano lo sport e la vita all’aria aperta, ma anche divertirsi. Rappresentano l’energia contemporanea, vibrante e dinamica del nostro Paese’. Sic!

 

In perfetta linea ‘assurdista’ Milo e Tina fanno pur sempre meno ridere delle due bandiere della sostenibilità sventolate fin dall’annuncio della sventurata impresa politico-economica. Ora, delle Olimpiadi che dovevano essere a costo zero si conoscono già abbastanza gli oneri mostruosi (5 miliardi di euro) a carico dei cittadini italiani, documentati puntualmente dal Fatto e anche dal pamphlet di Paper First Una montagna di soldi di Giuseppe Pietrobelli.

E’ il tema del costo ecologico che, pur evidente, rimane sempre un po’ meno in luce. Qualche provvidenziale nevicata d’inizio febbraio, per esempio, copre opportunamente l’enormità d’energia e di acqua sprecate finora anche solo per preparare i vari terreni di gioco, compresa l’agghiacciante nuova pista per il bob.

I giornaloni e le televisioni fanno poi di tutto per esaltare casomai i record di affluenza turistica delle due Regioni principalmente coinvolte. L’ultima notizia strombazzata riguarda il tetto dei 53 milioni di presenze registrate in Lombardia nel 2024, il 65% di stranieri; il Veneto ha toccato quasi quota 73 milioni e 500mila, di cui 67,5% da fuori Italia (c’era proprio bisogno anche di un evento olimpico per due Regioni già così ricche, anche di visitatori?!?).

Cala il silenzio selettivo, invece, sulle prime notizie circa l’impatto olimpico, documentato in prima battuta da un report pubblicato il 19 gennaio da Scientists for Global Responsibility, un’organizzazione indipendente con sede a Lancaster, nata nel 1992 come associazione di scienziati pacifisti per il contrasto agli armamenti atomici e poi allargatasi all’ambientalismo con centinaia di ricercatori associati e il collettivo New Weather Institute.

Le conclusioni non lasciano spazio ai dubbi: ‘sulla base dei soli dati ufficiali – escludendo le emissioni relative agli accordi di sponsorizzazione – questo rapporto SGR stima che le Olimpiadi invernali del 2026 causeranno emissioni di gas serra di circa 930mila tonnellate di anidride carbonica equivalente (tCO2e), con il maggior contributo – circa 410mila tCO2e – dovuto ai viaggi degli spettatori. Il che si tradurrà nei prossimi anni in una perdita di circa 2,3 chilometri quadrati di copertura nevosa e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale, impatti importanti sull’ambiente necessario per sostenere gli sport invernali’.

Il rapporto SGR ha provato a fare una stima anche del costo ecologico ‘degli accordi di sponsorizzazione tra le Olimpiadi invernali e tre grandi società altamente inquinanti – Eni, Stellantis e ITA Airways – , che indurranno ulteriori emissioni di gas serra di circa 1,3 milioni di tCO2e – circa il 40% in più rispetto al resto dell’impronta di carbonio stimata dell’evento – comprese le emissioni dovute alla preparazione, alla costruzione di infrastrutture, all’hosting e al viaggio degli spettatori.

Queste emissioni extra porteranno a ulteriori perdite future di 3,2 km² di copertura nevosa e oltre 20 tonnellate di ghiaccio glaciale. Ciò pone l’impatto totale per i Giochi e questi tre accordi di sponsorizzazione a 5,5 km² di perdita di copertura nevosa e oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale’.

E’ un gioco al massacro, dunque, per il terreno tradizionale degli stessi sport intorno a cui si costruisce il gigantesco affare. E che le Alpi non avessero proprio bisogno di un tale trattamento olimpico lo indica anche solo il fatto che negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso per il riscaldamento climatico la bellezza di 265 stazioni sciistiche, e i nostri cugini francesi – che si sono aggiudicati i Giochi del 2030 – hanno fatto il funerale ad altre 180 località con impianti di risalita per lo sci e contorno. Chiusure che peraltro lasciano nell’ambiente montano ferite vistose e alquanto costose da provare a rimarginare.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è mostrato alquanto piccato quando una voce autorevole del Partito democratico milanese ha osato evocare per il futuro un qualche possibile segnale di discontinuità rispetto alle scelte dell’amministrazione. L’allusione era relativa alle note questioni legate all’edilizia e al modello di città per soli ricchi.

Peccato che cadrà sempre troppo tardi il giorno in cui prenderanno tutti coscienza dello scempio olimpico, con il patto politico-istituzionale sottostante contratto con la Lega e le forze di destra: come dicono gli scienziati, tutto quel che doveva essere evitato per garantire la sostenibilità all’insostenibile circo bianco dei Giochi (ovvero nuove sedi e infrastrutture, incentivo ai viaggi aerei degli spettatori, sponsorizzazioni inquinanti), è stato platealmente fatto.

da qui