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giovedì 4 settembre 2025

Manifesto: il fronte di liberazione del contadino pazzo - Wendell Berry

 

Amate il guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate. Desiderate sempre più
cose confezionate. Abbiate paura
di conoscere i vostri vicini, e di morire.
E avrete una finestra nel pensiero.
Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassetto.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno. Quando vi vorranno
far morire per il profitto ve lo faranno sapere.

Ma voi amici, ogni giorno, fate qualcosa
che non possa entrare nei calcoli. Amate il Signore.
Amate la terra. Lavorate gratuitamente.
Prendete tutti i vostri averi e siate poveri,
amate qualcuno che non lo merita.
Denunciate il governo, e abbracciate
la bandiera. Sperate di vivere
in quella repubblica libera che essa rappresenta.
Approvate tutto ciò che non capite
e lodate quest'ignoranza, perché ciò che l'uomo
non ha incontrato non ha distrutto.

Fate domande che non hanno risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Dite che il vostro raccolto principale è la foresta
che non avete piantato
e che non vivrete per raccogliere.
Dite che le foglie si raccolgono
quando marciscono nella terra.
Chiamate questo profitto. Profetizzate questo di ricavo.

Ponete la vostra fiducia nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate le carogne: accostatevi l'orecchio
vicino per sentire il fievole chiacchiericcio
delle canzoni a venire.
Aspettatevi la fine del mondo. Ridete.
Il riso è incalcolabile, siate gioiosi
pur considerando ogni questione.
Finché le donne non si svenderanno per il potere,
sostenete le donne più che gli uomini.
Domandatevi: questo potrà dar gioia
alla donna che è contenta di aspettare un bambino?
Disturberà il sonno della donna
che sta per partorire?

Andate col vostro amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all'ombra. Posate la testa
sul suo grembo. Giurate fedeltà
alle cose più prossime ai vostri pensieri.
Non appena i generali e i politicanti
sapranno prevedere i movimenti della vostra mente,
abbandonateli. Lasciateli come segnali
per indicare la falsa traccia, la via
che non avete preso. Siate come la volpe,
che lascia più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Praticate la resurrezione.


(da 'The Country of Marriage', 1973 - Traduzione di Paolo Severini)

da qui

giovedì 13 giugno 2024

Pensare in piccolo contro il mondo rozzo - Antonio Cipriani

 

È appena uscito un libro di Wendell Berry che si intitola ‘Pensare in piccolo’. Nel mondo rozzo, culturalmente e politicamente, in cui siamo costretti a vivere i codici per essere felici si legano al consumo, in grande, al successo, o in grande o niente, alla realizzazione di mega progetti che possano essere raccontati in grande dai media. Insomma ti insegnano a pensare in grande (meglio sarebbe dire: a non pensare, ma obbedire in grande). Come se tutto debba sempre e solamente viaggiare sulle autostrade del pensiero. Come se quel “grande” non possa che essere invasivo, a senso unico, distruttivo. Proprio come il passaggio di un’autostrada su un territorio.

La modernità

È la modernità, strizza l’occhio il barbiere anarchico. Già, l’ineluttabile che guida il mondo verso il precipizio della devastazione del pianeta, in una corsa senza freni verso l’ottusa ricerca del profitto, costi quel che costi. Dentro un osceno meccanismo in cui non importano i principi etici che dovrebbero garantirci per lo meno la sopravvivenza, in un sistema sociale in cui la convivenza ci possa ancora essere.

Questa è la storia?

Eh, dicono i benpensanti, questa è la storia. E gongolano per il ritorno del concetto di guerra come necessità dello spirito, per la crescita economica delle società, anche statali e parastatali, che fanno affari con la morte dei poveracci sotto le bombe e i proiettili che portano progresso a quel filone ipocrita della democrazia della convenienza per pochi, a danno di tutti.

D’altra parte oggi i governi del mondo pensano in grande. E ci costringono a porci nella scia orribile di questo modo di correre senza limiti, senza futuro, senza memoria.

Wendell Berry, tra sentiero e strada

Scrive il grande Wendell Berry: «La differenza tra un sentiero e la strada non è solo quella più ovvia. Un sentiero è poco più di un’abitudine che deriva dalla conoscenza di un luogo. È una sorta di rituale di familiarità. Rappresenta una forma di contatto con un paesaggio conosciuto. Non è distruttivo. È il perfetto adattamento, attraverso l’esperienza e la familiarità, del movimento attraverso il luogo; obbedisce ai contorni naturali, aggirando gli ostacoli che incontra».

Strada, esistenza al paesaggio

Una strada invece, anche la più primitiva, è l’incarnazione della resistenza al paesaggio. La sua ragion d’essere non deriva semplicemente dalla necessità di muoversi, ma dalla fretta. Ciò che vuole è evitare il contatto con il paesaggio; cerca, per quanto possibile, di passarci sopra, piuttosto che attraversarlo; la sua aspirazione, come risulta evidente se consideriamo le nostre moderne autostrade, è quella di essere un ponte; la sua tendenza è quella di tradurre un luogo in mero spazio per attraversarlo con il minimo sforzo. È distruttiva, perché rimuove o distrugge tutti gli ostacoli sul suo cammino».

Tutto è farsa, tutto è appartenenza

Ecco, mi pare che in questa fase il sentiero che ci rende protagonisti della nostra vita, che ci fa riflettere sui temi, su ciò che è giusto e ciò che non lo è, sembra essere l’unica alternativa all’autostrada, a quel modo di vivere che ti priva di pensiero.

L’unica alternativa a quel modo di vivere che ti fa correre, lavorare, chattare in una specie di gioco inesorabile, senza capire il perché. In una arena mediatica e politica di ululati e perversione, dove niente ha radici, niente ha rispetto. Tutto è farsa. Tutto è apparenza.

da qui

lunedì 18 marzo 2024

Manifesto. Il fronte di liberazione del contadino impazzito - Wendell Berry

Il manifesto di Wendell Berry (1973) è forse tra le poesie più famose del poeta e scrittore americano.

La traduzione qui riportata è di Vincenzo Perna ed è contenuta nella raccolta di saggi Mangiare è un atto agricolo.

 

Manifesto. Il fronte di liberazione del contadino impazzito (1973)

Ama il guadagno facile, l’aumento di stipendio,
le ferie pagate. Desidera con tutte le tue forze
i prodotti impacchettati.
Vivi nella paura
dei vicini e della morte.
La tua mente non avrà segreti,
e neppure il tuo futuro sarà più un mistero.
I tuoi pensieri saranno schedati
e archiviati in un cassetto.
Quando vorranno farti comprare qualcosa,
ti chiameranno.
Quando vorranno sacrificarti al profitto,
te lo faranno sapere.
Perciò, amici miei, fate tutti i giorni qualcosa
d’irragionevole. Amate il Signore.
Amate il mondo. Lavorate gratis.
Prendete ciò che avete e fatevi poveri.
Amate chi non se lo merita.
Denunciate il Governo e abbracciate
la bandiera. Cercate di vivere liberi
nella libera repubblica che essa simboleggia.
Approvate ciò che vi sfugge.
Lodate l’ignoranza, perché quello che l’uomo
non ha ancora scoperto non ha ancora distrutto.
Interrogatevi sulle domande senza risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Dichiarate che il raccolto più importante
è la foresta che non avete seminato,
che non vivrete abbastanza per tagliare.
Dichiarate che il raccolto di foglie è compiuto
quando marcisce nel terriccio scuro.
Chiamate tutto ciò profitto, profetizzatelo come guadagno.
Riponete la fede nelle tre dita di humus
che crescono sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate i corpi in decomposizione – accostate l’orecchio
al tenue brusio
dei canti che verranno.
Preparatevi alla fine del mondo. Ridete.
Il riso non si può computare. Siate gioiosi
nonostante tutto.
Finché le donne non si svendono al potere,
assecondatele più degli uomini.
Domandati: potrà tutto questo soddisfare
una donna felice di generare un figlio?
Turberà il sonno
di una donna prossima al parto?
Vai con la tua innamorata nei campi.
Stenditi placido all’ombra. Posale il capo in grembo.
Giura fedeltà a ciò che ti è più vicino.
Appena generali e politicanti
riescono a predire il corso del tuo pensiero,
sbarazzatene. Abbandonalo lì, come una pista falsa,
una strada non intrapresa.
Fa’ come la volpe
che lascia più tracce del necessario,
a volte in direzione sbagliata.
Esercitati a rinascere.

da qui


martedì 30 novembre 2010

Il piacere di mangiare - Wendell Berry

Spesso, alla fine di una conferenza sul declino della vita rurale e dell'agricoltura in America, qualcuno dell'uditorio chiede: "Cosa può fare chi abita in città?" "Mangiare responsabilmente" rispondo di solito. Naturalmente cerco di spiegare cosa intendo con questa espressione, ma mi sembra sempre di non aver detto abbastanza. Adesso vorrei cercare di offrire una spiegazione più ampia. Comincio dall'affermazione che mangiare è un atto agricolo ed ecologico. Mangiare conclude il dramma annuale dell'economia alimentare che inizia con la semina e la nascita. Molti mangiatori non sanno più che questo è vero. Pensano all'alimentazione come produzione agricola, forse, ma non si considerano parte dell'agricoltura. Si considerano "consumatori". Se pensano un po' più a fondo, devono riconoscere di essere consumatori passivi. Comprano quello che vogliono, o quello che sono stati persuasi a volere, nei limiti di ciò che possono comprare. Pagano, per lo più senza protestare, il prezzo che viene chiesto. E in genere non sanno nulla degli argomenti fondamentali sulla qualità e il costo di produzione di ciò che gli viene venduto: quanto sia veramente fresco, quanto sia puro o pulito, o libero da pericolose sostanze chimiche, da che distanza arriva e quanto il trasporto ha aggiunto al costo, quanto la trasformazione industriale, l'imballaggio e la pubblicità incidano sul prezzo. Quando l'alimento è stato trasformato, manipolato o precotto, che effetti queste operazioni hanno avuto sulla sua qualità, valore nutritivo e sul prezzo? La maggior parte degli abitanti delle città che fanno la spesa dicono che gli alimenti sono prodotti nelle aziende agricole. Ma in genere non sanno quali aziende agricole, o che tipi di aziende agricole, dove si trovano, né quali conoscenze e abilità sono in gioco in agricoltura. A quanto pare non hanno dubbi sul fatto che gli agricoltori continueranno a produrre, ma non sanno come né superando quali ostacoli. Per loro, perciò, l'alimentazione è un'idea parecchio astratta, una cosa che non conoscono né immaginano, finché non compare sulla tavola o sullo scaffale dei prodotti alimentari. La specializzazione della produzione provoca la specializzazione dei consumi. Per esempio, i clienti abituali dell'industria del tempo libero sono sempre meno capaci di intrattenersi da soli e sono diventati sempre più passivamente dipendenti dai fornitori di divertimenti a pagamento. Ciò è sicuramente vero anche dei clienti abituali dell'industria alimentare, che hanno sempre più la tendenza a diventare dei meri consumatori, passivi, acritici e dipendenti. Questo tipo di consumo può essere considerato sicuramente uno degli obbiettivi principali della produzione industriale. Gli industriali dell'alimentazione sono riusciti a persuadere milioni di consumatori a preferire alimenti già pronti. Coltivano, cucinano, vi portano i pasti e (proprio come la vostra mamma) vi supplicano di mangiare. Non vi offrono ancora di infilarvelo in bocca premasticato solo perché non hanno ancora scoperto un modo di farlo che permetta di aumentare i profitti. Possiamo star sicuri che sarebbero ben contenti di scoprirlo. Il consumatore industriale ideale sarebbe legato a una tavola con un tubo in bocca che va direttamente dall'impianto alimentare al suo stomaco.

Forse esagero, ma non di molto. Il mangiatore industriale infatti non sa che mangiare è un atto agricolo, non conosce più né immagina i collegamenti che esistono fra l'atto di mangiare e la terra ed è perciò necessariamente passivo e acritico, in parole povere, una vittima. Quando il cibo, nelle menti di coloro che lo mangiano, non è più legato all'agricoltura e alla terra, si soffre di un'amnesia culturale pericolosa e fuorviante. L'attuale visione della futura "casa di sogno" comprende il far la spesa "senza fatica" da una lista di beni disponibili su un monitor televisivo e mangiare cibo precotto attraverso il controllo remoto. Ovviamente tutto ciò dipende e implica una perfetta ignoranza della storia del cibo consumato. Esige che i cittadini rinuncino alla loro avversione ereditaria a comprare un maiale infilzato in uno spiedo. Desidera trasformare la vendita di maiali infilzati in un'attività onorevole e attraente. Il sognatore in questa casa di sogno per forza non saprà nulla della qualità di questo cibo, da dove viene, di come è stato prodotto e preparato, o quali ingredienti, additivi, e residui contiene, a meno che il sognatore non si impegni in un accurato e continuo studio dell'industria alimentare, nel qual caso potrebbe anche svegliarsi e giocare un ruolo attivo e responsabile nell'economia alimentare. Esiste perciò una politica alimentare che, come qualsiasi altra politica, mette in questione la nostra libertà. Ancora (ogni tanto) ci ricordiamo che non siamo liberi se le nostre menti e parole sono controllate da qualcun altro. Ma abbiamo omesso di capire che non possiamo essere liberi se il nostro cibo e le sue risorse sono controllate da qualcun altro. La condizione del consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica. Una delle ragioni per mangiare responsabilmente è di vivere liberi. Ma se esiste una politica alimentare, esiste anche un'estetica alimentare e un'etica alimentare, nessuna delle quali è separabile dalla politica. Come il sesso industriale, anche l'alimentazione industriale è diventata una cosa povera, degradante e meschina. Le nostre cucine e gli altri luoghi in cui si mangia assomigliano sempre più a distributori di benzina, e le nostre case somigliano sempre più a motels. "La vita non è poi molto interessante" sembriamo aver deciso. "Lasciamo che le sue soddisfazioni siano minimali, veloci e distratte". Attraversiamo di corsa i nostri pasti per andare a lavorare e attraversiamo di corsa il nostro lavoro per andarci a "ricreare" la sera, nei fine-settimana o nelle vacanze. E poi corriamo alla massima velocità possibile, nel rumore e nella violenza, attraverso la nostra ricreazione, perché? Per mangiare il miliardesimo hamburger in un qualche fast-food pronto a tutto per migliorare la "qualità" della nostra vita? E tutto questo si svolge nell'oblio più totale delle cause ed effetti, delle possibilità e degli scopi della vita del corpo in questo mondo. Si può riconoscere questo oblio rappresentato nella sua verginale essenza nella pubblicità dell'industria alimentare, nella quale il cibo si porta addosso la stessa quantità di trucco degli attori. Se ci si formasse una competenza alimentare su questa pubblicità (come alcuni presumibilmente fanno), non si saprebbe se i vari alimenti siano mai stati esseri viventi o che tutti vengono dalla terra, o che sono stati prodotti dal lavoro umano. Il consumatore americano passivo, seduto davanti a un pasto di alimenti precotti o di fast-food, vede un piatto ricoperto di sostanze inerti, anonime, che sono state trasformate, colorate, impanate, riempite di salsa, devitalizzate, macinate, spappolate, artificializzate, frullate, ingraziosite e igienizzate al di là di ogni somiglianza a qualsiasi parte di qualsiasi creatura sia mai vissuta su questa terra. I prodotti della natura e dell'agricoltura sono stati resi, all'apparenza, prodotti dell'industria. Sia chi mangia sia chi è mangiato viene così esiliato dalla realtà biologica. Ne risulta un tipo di solitudine senza precedenti nell'esperienza umana, in cui chi mangia può pensare al mangiare come una mera transazione commerciale fra lui e un fornitore e poi come uno scambio esclusivamente di appetito fra se stesso e il proprio cibo. E questa strana specializzazione dell'atto di mangiare è di nuovo ovviamente benefica per l'industria alimentare, che ha buone ragioni per oscurare i collegamenti fra alimenti e coltivazioni. Non sta bene far sapere al consumatore che l'hamburger che sta mangiando è fatto con pezzetti di carne che provengono da quaranta manzi diversi che hanno passato gran parte della loro vita in piedi camminando in uno spesso strato dei loro escrementi in un capannone di alimentazione e contribuendo a inquinare i corsi d'acqua locali, o che il vitello che ha prodotto la fettina nel suo piatto ha passato la vita in un box in cui non aveva lo spazio per girarsi...
da qui

Mangiare è un atto politico - Wendell Berry

...e la gente, in città, non sa più qual è la stagione, se non per le vacanze, non sa che il pomodoro vuole tanto sole per maturare e lo acquista a Natale
il caldo chi gliel'ha dato al pomodoro? Quale stufa, alimentata da quale combustibile, costato magari chissà quale guerra, trasportato da chissà quale nave, che forse a volte s'incaglia su una scogliera e rovescia in mare qualche centinaio o migliaio di tonnellate di carburante – ma sempre, comunque, viene periodicamente, e allegramente, ripulito in mare aperto

tutto questo, il polistirolo, il cellophane, il combustibile, persino le guerre e le navi incagliate con conseguente disastro ambientale, generano PIL
la nave va a fondo? I salvataggi, la pulizia delle coste, le assicurazioni, tutto diventa giri di soldi, fatture, incremento del PIL
e le guerre? Per l'oppio o per il petrolio? Ah, già! E per le armi, gli aerei, le divise spaziali per i soldati, persino le bare, tutto fa crescere il PIL
e i governanti possono dire soddisfatti: “Il prodotto interno lordo è cresciuto del 2,6%”

più morti, più armi, più inquinamento uguale più PIL
crescita

e possiamo andare a dormire rassicurati, dopo aver bevuto un bel bicchiere d'acqua
ah, già, anche l'acqua! Anche per l'acqua si fanno le guerre e comunque la si imbottiglia, trasporta su e giù per il bel paese, e non solo! Una nota marca d'acqua (marca? D'acqua?) francese va forte a New York, ci si va a fare un bicchiere d'acqua, più cara del vino, tra gli yuppies
poi tutte queste belle bottiglie, stillate grondanti purezza dalle sorgenti alpine, vanno a finire sul ciglio delle strade o a galleggiare sul mare o sui laghi o, magari, nella pancia di qualche balena

c'è un'isola gigantesca di monnezza che naviga beata nei mari dell'Antartide
c'è una fossa nello stretto di Messina interamente riempita di sacchetti di plastica
ci vivranno ancora i pesci? I coralli? Le alghe, i polpi, i granchi, le stelle marine...?
...
che importa! Ogni sacchetto di plastica varrà due centesimi? Un milione di sacchetti? Bene, il PIL è cresciuto di 20.000 euro!
È poco, perdinci! Facciamo altri sacchetti ed una bella centrale che li bruci (inceneritore si chiama)
quella sì che fa crescere il PIL!
Quanto costerà? 10 milioni di euro? Bene! Facciamone 4, facciamone 50, facciamo il ponte: 6 miliardi di euro, o quanto? Boh!?

Non sono cifre per noi ortolani per passione o per professione
noi il Pil lo facciamo decrescere, siamo dei sabotatori della felicità nazionale
porto a mia mamma la cassetta con gli ortaggi appena raccolti, lei mi dà quella precedente con dentro le bucce e i gambi per il mio compost
niente scontrini, niente imballaggi, niente trasporti, niente monnezza, zero PIL
siamo infelicissimi!
...
Anche le amiche del gruppo di acquisto solidale che vengono a raccogliere la loro spesa e a volte a trapiantere le piantine si sentono in colpa nei confronti della nazione
d'altronde ne hanno ben donde, poiché si scambiano servizi e favori e non monetarizzano nulla
tutto senza scontrini, fatture, soldi circolanti, commercialista

maledetti sabotatori della felicità nazionale!

mah! Sono proprio pazzi questi!
Ed io sono proprio costernato!
Mentre ci rifletto un po' su, vado a raccogliere una lattughina, qualchefoglie di rucola, un paio di peperoni e pomodori, un paio di figlie di menta ed un limone, che m'è venuta fame e mi faccio un'insalata, vah!"

da qui

Il manifesto del contadino impazzito - Wendell Berry


Amate il guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio, le ferie pagate. Desiderate sempre più cose prefabbricate.
Abbiate paura di conoscere i vostri vicini, e di morire, e avrete una finestra nel pensiero. Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero, la vostra mente sarà perforata in una scheda e messa via in un cassetto. Quando vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno. Quando vi vorranno far morire per il profitto ve lo faranno sapere.
Ma tu amico, ogni giorno, fa' qualcosa che non possa entrare nei calcoli. Ama il Creatore, ama la terra. Lavora gratuitamente.
Conta su quello che hai e sii povero, ama qualcuno anche se non lo merita. Non ti fidare del governo, di nessun governo. E abbraccia gli esseri umani. Nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica. Approva nella natura ciò che non capisci e loda quest'ignoranza, perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato non ha distrutto. Fai le domande che non hanno risposta. Investi nel millennio. Pianta sequoie. Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per raccogliere. Afferma che le foglie quando si decompongono diventano fertilità. Chiama questo "profitto". Una profezia così si avvera sempre. Poni la tua fiducia nei 5 centimetri di humus che si formeranno sotto gli alberi ogni mille anni. Stai a sentire come si decompongono i cadaveri: metti l'orecchio vicino e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire. Aspettati la fine del mondo.
Sorridi, il sorriso è incalcolabile, sii pieno di gioia. Finché la donna non ha abbastanza potere, sostieni la donna più che l'uomo. Domandati: questo potrà dar gioia alla donna che è contenta di aspettare un bambino? Quest'altro disturberà il sonno della donna vicina a partorire? Vai col tuo amore nei campi. Stendetevi tranquilli all'ombra, posa il capo sul suo grembo... e vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente. Appena vedi che i generali e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo. Lascialo come segnale per indicare la falsa traccia, la via che non hai preso. Sii come la volpe, che lascia molte più tracce del necessario, alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.


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