“Siamo pronti alla morte l’Italia chiamò”, canta Laura Pausini, interpretando l’inno nazionale di Goffredo Mameli, nella serata inaugurale dei Giochi Olimpici Milano-Cortina e nel suo volto c’è tutta la disperazione, la violenza, la bestialità, l’immenso dramma che questa frase orrenda dell’inno nazionale porta con sé.
Per secoli milioni di esseri umani sono stati trucidati in nome delle
diverse patrie a favore di re, papi, generali, duci , zar, cavalieri e manager.
E così sembriamo destinati ad essere ancora, a ucciderci per difendere e offendere
le nostre differenze e per difendere e proteggere i nostri padroni. Finché non
ci libereremo di questo immenso inganno, non vivremo mai nella giustizia.
Le Olimpiadi Milano-Cortina rimarranno nella storia come edizione piena di
sangue e ipocrisia.
Non so se Laura Pausini lo abbia fatto volontariamente o meno, ma la
ringrazio, perché con la sua espressione ha portato nel cuore della grande e
impietosa farsa cerimoniale delle Olimpiadi l’unica necessaria verità,
l’intreccio orribile tra orgoglio nazionalista e disperazione, tra patriottismo
e violenza, tra esaltazione identitaria e guerra. La maschera di
sconvolto, disperato ed esaltato dolore di Laura Pausini è icona marmorea del
dramma infinito dell’umanità, che nulla potrà sperare finché rimarrà asservita
e trucidata dagli interessi militari delle oligarchie nazionaliste.
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